MORBID ANGEL

Illud Divinum Insanus

2011 - Season of Mist

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
25/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Introduzione Recensione

Recensire quello che cinque anni fa rappresentò il ritorno di una band storica ed importante come i Morbid Angel (assenti dalle scene dal 2003, anno di pubblicazione di "Heretic") è un lavoro delicato: il bagaglio del gruppo è infatti di quelli importanti, ben noto un po' a tutti gli esperti di Metal a 360°. Che si sia appassionati di Thrash o Heavy, chiunque sa che la formazione guidata da Trey Azagthoth ha alle spalle la bellezza di almeno quattro album che possono essere considerati delle pietre miliari all'interno del suo genere (il Death) e del Metal in generale; seguono due album ottimi e un sesto episodio, un po' sottotono, ma comunque buono e degno di attenzione. Che i nostri abbiano avuto la spasmodica volontà di ri-affermare il proprio nome, giunti nella seconda decade degli anni 2000? Forse (e diciamo forse..) no. "Illud Divinum Insanus", targato 2011, porta infatti novità da tutti i fronti, a cominciare dalla formazione, che cambia in maniera quasi radicale. Vediamo dapprima il ritorno di David Vincent, acclamato dai fan che per un motivo o per un altro lo hanno sempre rimpianto (in maniera più o meno intensa), considerandolo l'unico ed il solo storico singer del combo floridiano (senza nulla togliere a Steve Tucker autore di prove più che convincenti). Dall'altra parte abbiamo invece la dipartita di un membro storico (a dire poco) dei Morbid Angel, vale a dire di Pete Sandoval, sostituito a sua volta dal giovane ed intraprendente Tim Yeung (WindbreedDivine HeresyHate Eternal). Abbiamo infine l'ingresso di Destructhor (direttamente dagli Zyklon) ad affiancare il sempiterno Azagthoth nel lavoro di chitarre. Visto così, il tutto sembrava unicamente un "ribaltone" che poco avrebbe inciso sulla proposta musicale del combo.. anche se, come si suol dire, le dolenti note stavano per giungere imperterrite. A cominciare dalle continue ed inquietanti dichiarazioni di Trey Azagthoth circa la sua nuova passione verso i generi di musica elettronica più intransigenti come l'hardcore, che avevano portato i fan a farsi delle domande; tutto quel parlare di nuovi "orizzonti" musicali (addirittura di "rave party"!) non era chiaro, e se al tutto uniamo le precedenti esperienze di Vincent con i Genitortures (Industrial metallers di Orlando) più l'importante cambio di formazione, possiamo ben comprendere il clima di incredulità generale che calò sulla platea colma di fan adoranti ed in trepidante attesa per un nuovo disco. Cosa ci si poteva aspettare questa volta dai Morbid Angel, che in ogni album avevano sapientemente saputo ridefinirsi? Purtroppo, nulla di buono.. dato che questa volta (e possiamo sottolinearlo), i nostri hanno volutamente deciso di giocare una brutta sorpresa ai fan. I primi sostenitori della band, quelli che hanno supportato la creatura di Trey nel corso degli anni, non avrebbero certamente immaginato che un giorno, dopo le diverse opere del combo, si sarebbero trovati di fronte ad una svolta così veloce ed inaspettata del sound. Il disco in questione ha fatto discutere, ha portato addirittura alcuni a considerare sciolta la band floridiana, proprio per il suo contenuto che niente ha a che fare, escludendo certi rari episodi, con il suo stile tipico. Una produzione plastic osa e fredda in linea coni trend moderni, voci filtrate, campionamenti vari, excursus per nulla felici in territori più consoni a band come Rammstein od artisti come Marilyn Manson (citati non certo per disprezzarli, ndr).. sono gli ingredienti di questo "Illud Divinum Insanus" che per certi versi potrebbe essere paragonato, più che ad un "Domination", ad uno dei tanti tentativi (falliti) di cambiare sound come poteva esserlo un "Grand Declaration of War" dei Mayhem, per intenderci. Una produzione totalmente scollegata da quelle tipiche Death metal,  studiata per risaltare al massimo i beat incessanti che reggono alcuni dei pezzi dell'album. Neanche a dire, la presenza di un alibi.. in quanto il lavoro alla consolle è stato appannaggio totale dalla band stessa. Il tutto è quanto meno unito ad un artwok che invece sembra richiamare lo stile più classico dei Morbid Angel, il cui concept è composto da luci soffuse e figure astratte / demoniache, creato dall'artista brasiliano Gustavo Sazes, il quale ha dichiarato di aver voluto rappresentare "un dio caduto o comunque una grottesca immagine riflessa in uno specchio, un qualcosa che simboleggiasse la pazzia insita in ognuno di noi". Come già segnalato nell'articolo riguardante "Heretic", poi, abbiamo anche un cambio di etichetta: "Illud.." è infatti il primo album del combo floridiano a non essere stato prodotto dalla "Earache", bensì dalla "Season of Mist". Andiamo quindi ad analizzare i pezzi dell'album, ignorando i numerosi errori commessi dal gruppo nell'utilizzo della lingua latina già a partire dal titolo (che scritto così non vuol dire esattamente nulla, in quanto il termine "insanus" non concorda per genere con "Illud" "Divinum"; la traduzione sarebbe pressapoco "Quel Dio Pazzo" ci fosse scritto "divinUM"), la quale può certo avere effetto a patto di essere inserita, in maniera corretta, all'interno delle liriche di un genere come il Death Metal. Cerchiamo dunque di formulare un giudizio rimanendo più impassibili che mai e soprattutto cercando di arrivare almeno indenni alla conclusione di questa "avventura".

Omni Potens

Il disco si apre con una breve parentesi strumentale, una piccola intro atta ad annunciare (letteralmente) quel che sarà il primo vero brano del platter, cioè il successivo "Too Extreme!". "Omni Potens (Onnipotente)" si presenta già in maniera sintatticamente fastidiosa, in quanto il termine latino "onnipotente" non può essere espresso da quei due termini separati, bensì dalla loro unione in un'unica parola: l'ennesimo esperimento linguistico dei Morbid Angel non andato a buon fine (era già successo con diversi termini "pseudo-sumeri" eccetera). Per il resto, ci troviamo dinnanzi ad una normalissima intro di rito. Il pezzo si compone infatti di solenni squilli di trombe, in sottofondo riusciamo ad udire lenti colpi di rullante ed alcuni (fastidiosi, a dire il vero) vocalizzi di Vincent. Un ensemble che ci accompagna per un paio di minuti, introducendo il disco non (purtroppo) nel migliore dei modi.

Too Extreme!

Giunge così il momento di "Too Extreme! (Troppo Estremo!)". Notiamo come le chitarre emergano da subito con un riff veloce basato su bicordi suonati in rapida successione, mentre colpi incessanti di rullante si avvicendano minacciosi. E già da adesso riusciamo a capire come la musica dei Morbid Angel abbia cambiato decisamente stile; notiamo come lo stilema classico del Death Metal sia messo in disparte in favore di una vena sperimentale dal fortissimo sapore Industrial (non è un caso che il pezzo richiami alla mente i Ramstein di "Sensucht"). Dopo un'interruzione, l'ensemble di strumenti riemerge stavolta anche impastato con voci filtrate, sino ad arrivare all'inizio della prima strofa basato su di un riff a sua volta basato su un trillo di chitarra, con la voce di Vincent ancora una volta filtrata. Il ritmo diventa costante fino ad un'altra interruzione, si continua così con la strofa; il growl di Vincent che tanto apprezzavamo e ben conoscevamo si è trasformato in una profonda voce, comunque gradevole. Si continua con il refrain e poi via ancora con le chitarre dissonanti e compresse. Ancora una volta la strofa, il testo si ripete diverse volte fino ad arrivare ad uno stacco di batteria già affrontato che segna ancora una volta il refrain.  SI continua con la variazione di chitarra già precedentemente proposta la quale, accompagnata da un charleston fantasioso e da alcune note di basso, ci porta ad una nuova strofa.  Un urlo di Vincent, che si staglia sull'ensemble di strumenti, ci accompagna dunque alla definitiva fine del pezzo.  All'interno delle liriche, il gruppo sembra andare a rivolgersi direttamente ad i suoi ascoltatori, parlando di come il loro stile di vita sia estremo ed in grado di turbare i benpensanti. La loro unica divinità è il chaos, il loro scopo quello di disseminare dolore, ed il testo si sviluppa sulla base di questo concetto. Non ci è dato sapere se il gruppo avesse voluto chiarire subito i suoi intenti, e giustificare in qualche modo il profondo e netto cambio di stile che stiamo udendo lungo queste note. Sta di fatto che la parola "chaos" unita al concetto di "estremo" qui difeso ed ostentato ci fanno ben capire cosa sia, in realtà, un album come "Illud..". Un insieme di diverse buone idee collegate e sviluppate alla rinfusa, senza una sorta di filo logico. E dire che comunque i Morbid Angel ben ci avevano abituato ad altri "cambi" di stile, ben più ragionati e vincenti nella loro coerenza di fondo. Non stavolta, a quanto sembra il testo di "Too Extreme!" ci tiene a ribadire la volontà del gruppo di shockare, di distruggere lo status quo, di voler difendere a tutti i costi la libertà di esprimersi. Contenti loro, contenti tutti, come si suol dire.. anche se sorge più di una perplessità. Insomma, questo è: chiunque non capisca, chiunque li giudichi male, è semplicemente un "pivello" che non sa rapportarsi con un mondo troppo estremo, troppo potente per le sue fragili orecchie. Una volontà di canzonare critici e benpensanti, imponendo questo nuovo stile agli ascoltatori, vecchi e nuovi, senza possibilità di farli scegliere. Si prosegue paradossalmente con un brano molto più "tradizionalista" che avanguardista.

Existo Vulgoré

Avvicendandoci ad "Existo Vulgoré (Esisto [??])", oltre a trovarci dinnanzi ad un nuovo neologismo Morbidangeliano ("Vulgore" in Latino non ha significato alcuno!), possiamo notare come il pezzo in questione richiami il suono più classico dei Morbid Angel senza essere contaminato più di tanto da effetti e quant'altro.  Le chitarre partono infatti fulminee con riff in tremolo picking, sorrette da una batteria veloce e granitica. Dopo uno stacco di chitarra, la doppia cassa riempie i grossi bicordi di Azagthoth durante tutta la prima strofa, la quale ci porta dopo poco al refrain composto da veloci blast beat, un refrain che termina ancora una volta con lo stacco di chitarra che ci porta alla seconda strofa. Una discreta variazione ci porta prima al riff introduttivo e poi ancora al refrain, abbiamo successivamente un altro riff che riempie le nostre orecchie, sempre sorretto dalla veloce e compatta batteria. Ecco che si ritorna alla furia cieca con la ripetizione di uno dei riff precedentemente suonati e con un nuovo refrain.  Quest'ultimo termina ancora con lo stacco di chitarra e con un assolo di Trey, un ibrido tra sonorità tipicamente pentatoniche e le sonorità evocative tipiche dello stile solista del nostro. Un altro brano che si conclude, stavolta in maniera ben più indolore di quanto avvenuto con "Too Extreme!". Proprio come il titolo, anche il testo si dimostra praticamente privo di significato, rasentando una mera giustapposizione di concetti legati da un filo logico sottilissimo e quasi invisibile. Si parla grosso modo di quella che potrebbe essere una trasformazione, un innalzamento a livelli superiori, un'evoluzione: il processo di perfezionamento in cui un essere umano incappa, per mutarsi in una divinità superiore, definita appunto come "Vulgore", esattamente il neologismo del quale parlavamo all'inizio. Questa divinità, in puro stile Morbid Angel, non sarà certo benevola o caritatevole, anzi: avrà il compito di eliminare qualsiasi credenza religiosa del mondo, distruggendo i falsi miti / falsi Dei e spargendo macerie e sangue sul suo cammino. Verrebbe quasi da pensare al concetto Cartesiano del "Cogito, Ergo Sum" ("Penso, dunque SONO"): l'essere in questione si rende conto di Esistere, di quanto la Vita sia troppo sacra ed importante per buttarla fra l'immondizia costituita da inutili dogmi, paure e superstizione. Quando l'uomo prende coscienza di sé, dunque, si tramuta nella perfetta Vulgore, un essere superiore, la trascendenza che batte l'immanenza. Si prosegue con il raccontare il massacro, con la salvezza dei soli "eletti", ovvero le altre probabili "Vulgori" liberatesi anzitempo del giogo religioso e divenute a loro volta esseri perfetti, brillanti di luce propria. Da notare come la somiglianza della parola "Vulgore" con il termine italiano "Folgore", a sua volta derivante da "Fulgur", termine latino che identifica il lampo di luce, il fulmine appunto. Questo richiamo alla luce potrebbe a sua volta farci pensare a Lucifero, l'angelo caduto, la volontà di sapienza dell'umano che sfida l'immobilismo nel quale Dio avrebbe voluto confinarlo.

Blades for Baal

Si prosegue con la vena "classicista" (ma non troppo, questa volta) grazie al quarto brano del platter, "Blades for Baal (Spade Per Baal)": anche il pezzo in questione, come il precedente, richiama in maniera più decisa il passato della band, pur rendendosi conto in maniera abbastanza lampante di quanto sia comunque "contaminato" in alcuni punti. In ogni caso, il potente stacco di batteria non permette all'ascoltatore di pensare più di tanto e la velocità del combo (che è ben percepibile già da questo inizio) ci porta immediatamente al refrain, orecchiabile e basato su un riff che ci si imprime direttamente nelle orecchie. Anche qui il suono è granitico e carico, e quando il gruppo si lancia in una ritmica dal sapore thrashy per poi ri-approdare al refrain, per un attimo dimentichiamo la sorpresa ricevuta con "Too Extreme!". Una variazione degna di nota ci permette di assaporare il sound degli strumenti in maniera più rilassata, mentrela metrica di Vincent si dimostra in questa fase efficace e interessante. L'assolo di chitarra spezza l'atmosfera creatasi, un assolo che viene presto spazzato via dal sorgere di un riff in tremolo picking; un veloce tupa-tupa di batteria ci porta ad un'altra strofa, si ritorna al riff portante e di nuovo al refrain, che va a chiudere il pezzo. Un brano che nel suo complesso strizza l'occhio ad una pesantezza "moderna", molto in voga fra le giovani band in qualche modo contaminate dalle rivoluzioni sonore dei '90 e del 2000, ma che cerca di non far dimenticare il passato storico di una fra le band più importanti dell'intero panorama Death Metal.   All'interno del testo si dà grande rilievo alla figura di Baal, una divinità fenicia la cui essenza, anche sotto diversi nomi, era idolatrata in diverse civiltà. La sua figura, in origine benevola e legata ad ideali positivi come la fortuna e la prosperità,  ha assunto un carattere negativo con l'avvento della tradizione biblica, e dunque con l'affermarsi dell'ebraismo e del cristianesimo. Nei dieci comandamenti (le cui tavole furono consegnate secondo la Bibbia direttamente da Dio a Mosè sul monte Sinai), infatti, il primo e più importante recita perentorio: "Non avrai altro Dio all'infuori di me". Imponendo dunque di non idolatrare alcun Dio all'infuori del creatore, un comandamento che categoricamente costrinse gli Ebrei a riconoscere nel loro Signore l'unico vero e solo, mettendo al bando qualsiasi altra forma / presenza divina.  Molte figure, oltre a Baal, vennero demonizzate: Marduk, dio babilonese della guerra, venne affiancato alla figura di Satana, ed anche gli Dei nordici vennero ostracizzati e definiti "demoni". All'interno del testo , dunque, sembra che il Dio Baal rivendichi il suo status di Dio e si ribelli al culto cristiano attraverso l'aiuto dei suoi adepti, i quali forgiano per lui le spade che impugnerà durante la guerra finale. Spade grondanti il sangue dei suoi ex aguzzini e carcerieri. Una tradizione non può essere distrutta, niente e nessuno può cancellare ciò che è stato: Baal è qui per dimostrare quanto è grande e potente, e quanto nessun Dio possa decidere l'uccisione o la sparizione di un'altra divinità. Le sue spade taglieranno la testa di tutti i suoi avversari, dilaniando e straziando le loro carni. Dopo il particolarissimo "Too Extreme!", come dicevamo, il tutto è sembrato ricondursi automaticamente su binari meno bizzarri e meno "industriali", grazie ad "Existo.." ed a "Blades.." che in qualche modo si fregiavano certo di una potenza "moderna" ma non troppo da farci gridare allo scandalo.

I am Morbid

Bene, dimentichiamoci tutto questo ed ascoltiamo "I am Morbid (Io sono lascivo)"; se con i due precedenti pezzi  ci sembrava che il tutto si sarebbe risolto in un disco non troppo esaltante ma nemmeno troppo brutto, il gruppo sembra ora aver voluto giocare deliberatamente ai suoi fans un brutto scherzo. Con "I am Morbid" veniamo ricatapultati nella (triste?) realtà sperimentale, confusa e fine a sé stessa. Un coro apre il pezzo che risulta essere per tutta la sua durata orecchiabile e easy-listening (!!). Il refrain giunge alle nostre orecchie senza farle sanguinare, come ci accadeva con gli altri dischi del gruppo (chi di voi sta rimpiangendo "Covenant"?). La strofa è ritmata, ci troviamo di fronte ad un pezzo dal carattere estremamente moderno che ben poco ha a che vedere con il passato dei Morbid Angel, mentre la chitarra di Trey ci porta dopo l'avvicendarsi di due strofe ad un nuovo refrain, che viene rafforzato dal "coro" posto in apertura. Ecco che con un assolo Trey Azagthoth mette in mostra le sue doti tecniche, dopo un'altra sezione del pezzo arriviamo di nuovo al refrain che va a concludere  la canzone. Sinceramente, un momento del quale stentiamo a capire l'utilità, soprattutto dopo due buoni pezzi come "Existo.." e "Blades..". Orecchiabilità, modernità, cori.. ingredienti che in un disco dei Morbid Angel stonano ben poco e non ci fanno capire, veramente, cosa stiamo ascoltando. Se il disco d'esordio di una band estrema - alternative o l'ultimo parto di una delle formazioni cardine del movimento Death Metal.  Nel testo si va ancora a raccontare la vicenda di un soggetto (forse identificabile con la band stessa) il quale viene rifiutato dalle persone, come se fosse malato, a causa dei suoi ideali. La voglia di rivincita di quest'ultimo verrà però presto soddisfatta, ogni malalingua rafforzerà la sua persona e il conflitto verrà vinto dai cosidetti "malati", i reietti, coloro che vengono osteggiati ed ostracizzati dalla società cosiddetta "civile". Come se "Illud..", un giorno, verrà a furor di popolo considerato un autentico capolavoro. Stentiamo a crederlo, in realtà; più che un valore "nostalgico" (come potrebbe avercelo un "Cold Lake" qualsiasi) siamo sicuramente convinti che questo disco, con certi pezzi, verrà più ricordato come un passo falso a dir poco imbarazzante. Nel testo i Nostri cercano dunque d'essere strafottenti e di fare in modo di "alzare la cresta", anche se la musica parla da sola: possono considerarsi dei perseguitati e degli oppressi quanto vogliono, possono tranquillamente proclamare guerra al mondo.. oggettivamente, il disco si sta rivelando non all'altezza della loro fama.

10 More Dead

Dopo questo "spauracchio", arriva il momento di "10 More Dead (Dieci morti in più)": è subito un riff convulso e pesante ben sorretto dalla doppia cassa di Yeung che dà il via a questo sesto pezzo del album, il quale (speriamo) ci farà dimenticare il brano precedente. La strofa incide lentamente, le pesantezza è notevole fino al refrain giocato su voci molto filtrate. Con la seconda strofa il gruppo continua con la sua marcia implacabile, il riff portante e convulso ci porta quasi a pensare ai Morbid Angel del periodo "Domination" seppure il gruppo, allora, fosse decisamente più ispirato. Caratteristica che in certi brani non ritroviamo assolutamente. Con una variazione improvvisa il gruppo accelera, un veloce tupa-tupa ci porta successivamente ad un ulteriore rallentamento dove la batteria risulta molto varia e comunque interessante. Veloci sweep picking danno il vita al consueto assolo, dopo il quale una nuova strofa ci attende e con essa il refrain finale che, seguito da un breve richiamo al riff portante, conclude la track. Un episodio abbastanza anonimo, che ringraziando il cielo non porge il fianco a sperimentazioni assurde ma nemmeno fa gridare al miracolo. Un brano anche stavolta sospeso fra la moderna pesantezza ed un cercare di richiamare il passato. Un richiamo che però, questa volta, non riesce proprio appieno. In queste lyrics, la protagonista sembra essere la Morte, l'oscura Mietitrice: la vera attrice protagonista della vita di ognuno, la quale domina il destino dell'umanità attraverso fili che essa stessa tesse. E' chiaro il riferimento alla cultura greca e latina, in quanto l'aspetto del "tessere" unito all'esistenza di ognuno è direttamente collegato alla figura delle Moire, ovvero tre entità (per così dire) sarte in grado di dominare il "filo della vita" di ciascun essere vivente. Fili che si spezzano ma che diventano sempre numerosi dopo ogni morte, causa "ostinazione" della gente a riprodursi. L'umanità continua infatti a perpetrare la sua stirpe, permettendo all'entità di continuare con il suo folle gioco. Ella sembra divertirsi un mondo a dispensare la fine ad ogni singola persona, uomo / donna  o bambino che sia. Un gioco che lascia sul terreno "dieci morti alla volta", un gioco che continua ad aumentare le pile di cadaveri ed il numero di persone ormai giunte nell'aldilà. La sua malvagità è tuttavia solo apparente, essa permette infatti al corso della natura di fluire e di mantenere intatto l'equilibrio. Triste a dirsi, ma la Vita senza la Morte non esisterebbe, e viceversa (un po' come sosteneva Eraclito, nella sua dottrina dei contrari).

Destructos vs the Earth / Attack

E' ora il turno di "Destructos vs the Earth / Attack (I Distruttori contro il Mondo: l'Attacco)", il cui titolo sembra quasi richiamare a loro volta i vecchi titoli dei primissimi film di fantascienza.  Decisi compi di batteria avanzano possenti, mentre le chitarre, con un riff grosso e paludoso, danno man forte alla voce di Vincent che va a intraprendere dunque la prima strofa, con un tono basso ed aggressivo. Il refrain si compone di chitarre che suonano un riff orecchiabile e da effetti vocali, ancora una volta troviamo l'aggressività messa da parte, e con la nuova strofa la voce di Vincent diviene completamente pulita. Le chitarre danno in seguito via ad una variazione nella struttura del pezzo, ecco di nuovo il refrain che viene seguito da una breve accelerazione la quale ci porta a quella che sembra essere la conclusione del pezzo. Questo, tuttavia, riprende sulla scorta del ritmo che l'ha retto per tutta la sua diretta, ed ancora una volta il gruppo approda al refrain; alcuni campionamenti, addirittura, vanno poi ad aggiungersi alla voce di Vincent. Un assolo di chitarra segue il refrain per poi portarci ancora al main riff che a sua volta ci conduce ad una parte cadenzata e giocata su stacchi continui di chitarra. Sempre, successivamente, il pre-refrain e ancora una volta una sezione solista di chitarra, sino alla fine totale. Altro brano evitabilissimo, abbastanza orientato verso le tendenze del 2000 e ben poco "Morbidangeliano", almeno nel suo totale insieme. Per fortuna, nel testo possiamo forse scorgere qualche traccia di rassicurante classicità firmata Morbid Angel. Abbiamo delle liriche, infatti, che probabilmente parlano dei Grandi Antichi (o comunque entità aliene fortemente imperialiste / colonizzatrici) intenti ad avvertire il genere umano del loro imminente arrivo e della totale disfatta della stirpe abitante del pianeta Terra. La distruzione del Mondo viene giustificata con la follia del genere umano, una follia religiosa e violenta che i Grandi Antichi hanno sperato fino all'ultimo che sparisse, aspettando pazienti una sorta di evoluzione del genere umano che però non è mai arrivata. Gli uomini hanno continuato ad uccidere ed a trattare il loro pianeta come fosse la loro dimora, quasi fossero loro degli Dei. L'umanità non verrà dunque salvata da alcun dio o eroe;  l'accettazione del proprio destino, la rassegnazione, è la strada più breve per terminare la faccenda senza che sia necessario sopportare una sofferenza inadeguata.  L'umanità non è certo il primo genere vivente che i Grandi Antichi sterminano. La marcia inizia e conduce i distruttori sulla terra pronti a sferrare l'attacco, distruttori che pattugliano il cosmo e decidono chi lasciare in vita perché ritenuto meritevole e chi invece no.

Nevermore

Un'annichilente serie di blast beat introduce la canzone successiva, "Nevermore (Mai più)". Un riff che finalmente ci richiama lo stile tipico dei Morbid Angel ci risolleva il morale, un granitico tempo di batteria ci porta da uno stacco di chitarre magistrale che prende velocità con il feroce ruggito di Vincent. Ora il gruppo è perfettamente riconoscibile, Vincent si lancia in una ritmica vocale impazzita fino al refrain composto da chitarre taglienti e da un grande lavoro di batteria. Ancora una volta la strofa, Tim Yeung non smette di malmenare per un attimo il suo drum kit ed una prodezza vocale di Vincent ci accompagna di nuovo al refrain.  Uno stacco cadenzato sostenuto da una doppia cassa veloce e da un interessante groove ci porta ad un altro stacco dove le chitarre grosse e rocciose cullano (si fa per dire) l'ascoltatore in un giaciglio di sanissima e necessaria brutalità. Con una nuova variazione emerge la voce di Vincent con un vocalizzo, che ci conduce ad un assolo di chitarra. SI riprende il riff suonato nell'introduzione, la canzone si sviluppa in una nuova strofa.  Il refrain ci accoglie una nuova volta e ci porta dunque alla conclusione del pezzo, un brano che finalmente si differenzia dagli altri e ci fa tirare un momentaneo sospiro di sollievo. Ancora una volta si narra di un'antica divinità che risorge con il preciso intento di sterminare tutti i  falsi Dei ed i falsi miti dell'umanità. Un'entità quasi regale, dal piglio decisamente militaresco ed imperiale. Un conquistatore intento a far terra bruciata di tutto quel che ritiene malsano o comunque non conforme a quella che deve essere la giusta ideologia alla quale "conformarsi", ovvero il totale slegamento dal giogo di ogni tipo di associazione religiosa o falsa credenza. Con la sua resurrezione, questa figura raccoglierà attorno a sé le anime che per un  interminabile periodo hanno vagato sole e dimenticate, costrette a vivere in un mondo di falsità e menzogne. Mai più la divinità sarà dimenticata, essa non lo permetterà.  La distruzione di tutti i miserabili sarà accompagnata dall'oscurità,  il mondo scoppierà in mille pezzi e nessuna luce potrà più fare chiarezza o comunque insidiare sicurezza e tranquillità nell'animo degli stolti. Chiunque si sia macchiato della colpa più grave, l'ignoranza, verrà irrimediabilmente schiacciato. Pregare -inutile dirlo- non servirà a nulla.

Beauty Meets Beast

Trend positivo, quello di "Nevermore", che non sembra ripetersi del tutto nel brano che segue la traccia appena descritta, ovvero "Beauty Meets Beast (La Bella incontra la Bestia)". Un riff in tremolo picking e una batteria quadrata danno in combo il via al pezzo, che nella sua prima strofa si compone di un ricco "carico" di groove, con Vincent che si rende protagonista di un'interessante linea vocale. Il refrain è composto da una linea molto orecchiabile (ancora una volta..) la quale ci porta ad una breve variazione e ad una nuova strofa.  Dopo un nuovo refrain,  un assolo di chitarra ci conduce ad una sezione breve ma inaspettatamente orecchiabile e quasi malinconica (incredibile a dirsi, ma è veramente così). Uno dei riff portanti riprende però il dominio sulla canzone: prima con un accenno e poi in maniera completa si accede di nuovo al refrain e ad un altro assolo di chitarra che conclude di fatto un altro pezzo abbastanza anomalo e spiazzante. Che genere dovrebbe essere? Decisamente, una domanda alla quale è difficile rispondere. Questo snaturamento del sound, ormai, ha preso piede in maniera inquietante e nonostante un paio di begli episodi non possiamo assolutamente negare il fatto che brani come questo hanno contribuito a rendere "Illud.." un episodio schizofrenico e caotico, tranquillamente evitabile. Nel testo del pezzo, ed era intuibile sin dal titolo, si parla di un incontro tra una dolce fanciulla e una terribile e mostruosa bestia. Non stiamo parlando naturalmente della fiaba a tutti conosciuta (e spero che il richiamo a tale storia sia frutto di una coincidenza..) ma di un incontro al termine del quale non sarà la bestia ad addolcirsi bensì la fanciulla ad essere traviata dagli angusti piaceri terreni. Un ribaltamento dei ruoli, in quanto il topos letterario vuole sempre l'arcigno e malefico tiranno cambiare totalmente il suo status di pazzo sanguinario, dopo l'incontro con una donna che riesce a scaldargli il cuore facendogli capire cos'è l'Amore. In questo caso, il tutto non avviene assolutamente: l'anima della fanciulla viene plagiata dalla lascività e dalla lussuria, ella diviene una sorta di figura sadica mai troppo sazia del dolore procurato agli altri e dal piacere che esso comporta. La sua anima ormai è nera, essa è attratta dalla mostuosa creatura, si inginocchia davanti ad essa divinizzandola, quasi. Come se Satana in persona fosse riuscito a circuire una giovane e pura suora, portandola sulla via della perdizione totale. Un po' come accadeva in "Christian Woman" dei Type O Negative, brano nel quale una ragazza tutta "casa e chiesa" scopriva i piaceri carnali fantasticando addirittura sulla stessa figura di Cristo, visto come suo "amante" notturno e fugace. Figure che decidono di calarsi dunque all'inferno, scoprendo che esso è tale unicamente per la morigerata e bigotta chiesa cattolica. In realtà, è un vero e proprio paradiso dove potersi sfogare liberamente dando vita ad ogni tipo di fantasia. 

Radikult

Esplorazioni pazze e nuovamente discutibili si fanno tristemente largo in "Radikult (Culto Radicale)": un suono effettato di basso dà il via alle danze (nel vero senso della parola, visto il carattere del brano..) di quello che è l'ultimo pezzo effettivo dell'album, non considerando troppo la parentesi finale. Una drum machine (esatto, proprio così. Sandoval, perché ci hai abbandonati?) si affianca al basso e presto la batteria con stacchi di chitarra fa il suo ingresso. La linea vocale richiama in maniera neanche troppo velata quella di Marylin Manson, non risultando tuttavia particolare e convincente come quella del personaggio originale (che, per lo meno, ha sempre e coerentemente proposto certi stilemi, al contrario dei Morbid Angel). La strofa si alterna per due volte con il refrain, e si caratterizza per la totale assenza degli strumenti ad eccezione della voce di Vincent. Drum machine e synth vari la fanno da padrone, il ritornello vede l'ensemble degli strumenti suonare un riff semplice e orecchiabile, che richiama ancora una volta i generi più moderni ed elettronici, assai in voga in gruppi come Rammstein ma sicuramente sviluppati in maniera decisamente migliore dai suddetti gruppi. Dopo un assolo di chitarra, questo rappresentativo dello stile tipico di Azagthoth si procede di nuovo con il refrain. Dopo una sezione in cui emerge ancora una volta la chitarra solista di Trey, possiamo essere finalmente condotti alla fine del pezzo, la quale richiama l'intro del disco. Non c'è da meravigliarsi se i fan, dopo aver udito certe "situazioni", abbiano rifiutato il disco definendolo "paccottiglia da discoteca". Ecco che nel testo, forse ispirati dal contenuto delle liriche dei Manowar almeno per quel che riguarda la volontà di autocelebrarsi in maniera pomposa ed anche un po' "cafona", i Morbid Angel peccano di presunzione e dedicano l'ultimo pezzo effettivo dell'album a loro stessi. "Siamo esagerati dal 1989" è forse la frase che più di tutte le altre riassume il significato del testo, vale a dire una sorta di ode che la band rivolge a sé stessa peraltro annotando nelle liriche diversi aggettivi che caratterizzano la vita dei membri del gruppo. Il vivere come animali, l'essere pazzi e irrazionali ha segnato la vita di tutti i musicisti che hanno vissuto la band.. il che ci sarebbe potuto anche stare, se il suddetto testo avesse fatto parte di ben altri dischi dei Morbid Angel. Ancora una volta ci troviamo dinnanzi ad una difesa dell'indifendibile, con il trio che gioca a fare il proverbiale "avvocato del diavolo" non riuscendo comunque ad addurre una tesi convincente che fosse una. "Culto radicale", un'espressione che implicherebbe la difesa di uno stile magari non troppo variegato ma almeno tosto e coerente. Come potrebbe esserlo quello dei Manowar, appunto, o quello dei Motorhead. O degli AC/DC. Il problema è che in pezzi come "Radikult", parlare di attaccamento alla tradizione ed alla "radicalità" del sound fa abbastanza sorridere, in quanto ci troviamo all'interno di un chiaro contesto "alternative" mascherato da avanguardia elettronica, in maniera molto goffa. Un brutto "cosplay" che affossa letteralmente quei (pochi) buoni intenti contenuti in questo "Illud".

Produndis Mea Culpa

Questo controverso episodio viene dunque chiuso da "Produndis Mea Culpa (Sentito Mea Culpa)": il beat incessante della grancassa ci porta subito ad un break dove timpani di batteria e chitarre cacofoniche vanno a comporre la prima stofa, nella quale la voce di Vincent diventa l'assoluta protagonista. Con una breve accelerazione di tutto l'ensemble, una scarica di blast beat fa il suo ingresso per portarci al refrain dove almeno per quel che concerne la prima parte le chitarre sono inesistenti e compaiono solo nella sua seconda parte. Il tutto eseguito per poi riprendere l'intro e arrivare alla seconda strofa.  Un break dove batteria e chitarre ci portano ancora una volta all'introduzione ripetuta (qui diverse volte) costituisce dunque la conclusione del pezzo, un episodio particolare e nemmeno troppo elaborato, del quale non sentivamo l'esigenza od un bisogno particolare.  Nelle liriche, tra latino ed inglese, si va a narrare la storia del protagonista del testo il quale, attraverso la pratica dell'ammissione della colpa (il mea culpa appunto), dichiara di essere stato vittima di desideri oscuri, quei desideri oscuri che gettano tutti nell'oscurità e nel panico.  Il terrore diffuso è dipeso dalle sue scelte così come della pazzia che ha colpito le menti di chi lo ha udito. Forse una burla magistrale atta a giudicare questo disco? Possibile e lecito pensarlo, anche se dopo tanti testi "difensivi" potremmo stentare a credere che questo protagonista possa identificarsi appieno con la band. Forse scuse ironiche, probabile. Della serie: "chiediamo scusa a chi sarà sconvolto da questo disco", proprio perché gli stessi Morbid Angel erano convintissimi di aver creato un ibrido pazzo ed incontrollabile, fra l'Alternative e l'industrial, dal sapore Death Metal. Peccato per loro che non siano i Fear Factory e che certe ostentazioni di "fiducia" in sé stessi non servano a convincerci dell'assoluta inadeguatezza di questo capitolo della loro discografia.

Conclusioni

Giungere alle conclusioni e dare una valutazione in riferimento a quanto siamo riusciti a apprezzare / disprezzare del disco in questione è un passo fondamentale della recensione odierna, proprio perché formulare un giudizio quanto più imparziale possibile è veramente difficile. Partiamo dal principio: a pesare come un macigno su "Illud.." è dapprima la totale assenza di un filo logico nei pezzi, assenza di collegamenti che rende difficile elaborare un giudizio quantomeno valido. A che genere facciamo rifermento? Al Death Metal? All'Industial? All'alternative? Nessuno condanna la varietà di stili in un unico album, purché questa sia tenuta in piedi in maniera attenta e ben dosata.. cosa che in questo album non accade minimamente. Episodi e nulla più, brani slegati e costretti a coesistere. In virtù di questo, possiamo certo dire che l'opera in questione rasenta sicuramente il punto più basso della discografia dei Morbid Angel, una discografia che si componeva di dischi certo diversi tra loro ma sempre pregni di una certa classe compositiva nonché di basica coerenza. "Illud Divinum Insanus" è per certi versi un disco imbarazzante, proprio perché non si riesce assolutamente a capire dove il gruppo voglia andare a parare, propinandoci a volte pezzi tipicamente Industrial ("Too Extreme!", "Radikult") che strizzano pesantemente l'occhio a soluzioni moderne e non necessariamente legate al metal in generale; in seconda battuta, troviamo inaspettatamente pezzi che invece risultano essere lineari con quello che è stato lo stile del gruppo ("Blades for Baal" su tutti). Il problema generale, quindi, non è la sperimentazione che (lo ripetiamo) se ben realizzata , è in grado di interessare sempre l'ascoltatore.. ma proprio questo insieme di pezzi che vengono buttati nel disco, propinatici letteralmente a caso senza soluzione di continuità. Anche volendo soffermarci sugli episodi per così dire "classici", inoltre, constatiamo peraltro un calo drastico di ispirazione in favore di un appesantimento "moderno" del sound, dovuto anche alla produzione differente e volta ad esaltare / ostentare la volontà dei Morbid Angel di risultare "moderni". Andando poi a parlare de testi, anche qui (eccetto un paio di liriche che richiamano ancora una volta Lovercraft ecc.) troviamo un accozzaglia di parole senza senso, termini latini errati, strofe in spagnolo, inni che il gruppo rivolge ai suoi componenti e ai fan, senza dimenticarsi della crassa autodifesa / autocelebrazione di diversi episodi.. fan e band che sicuramente non verranno tributati in nessun modo, con una canzone come la già citata "Radikult". Anzi, verrebbe quasi da pensare se la stessa band ci o si stia prendendo in giro. I Morbid Angel realizzano quindi il primo vero passo falso della loro carriera, il voto non è nemmeno lontanamente sufficiente.  Un ascolto al disco è giusto darlo, qualcuno lo potrebbe comunque apprezzare anche perché la bellezza di un disco, come quella di un quadro, è estremamente soggettiva. Rimane però da fare un'amara constatazione: questo disco non rappresenta assolutamente niente di quello che la band ha saputo essere nel passato, e diciamolo chiaramente, pare essere il risultato di qualche b-side project.

1) Omni Potens
2) Too Extreme!
3) Existo Vulgoré
4) Blades for Baal
5) I am Morbid
6) 10 More Dead
7) Destructos vs the Earth / Attack
8) Nevermore
9) Beauty Meets Beast
10) Radikult
11) Produndis Mea Culpa
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