MORBID ANGEL

Gateways To Annihilation

2000 - Earache Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
02/12/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Nell'anno 2000 ritornano sulle scene gli ormai lanciatissimi Morbid Angel, con questo nuovo album intitolato "Gateways to Annihilation (La via per l'Annichilimento)". La distanza che separa questo album dal precedente è di due anni, un arco di tempo molto breve a ben vedere ma si sa che i Morbid Angel, nei '90 , hanno saputo produrre una certa quantità di opere in brevi lassi di tempo; contiamo infatti ben sei dischi (live album escluso) oltre che a "Gateways?", ovvero quello che stiamo trattando ora nell'odierno articolo. Questa loro produttività, peraltro mai scontata o fine a se stessa, si fermerà però proprio a questo disco, i successori oltre che ad essere rilasciati in un arco temporale più esteso non saranno più all'altezza dei precedenti.  A livello di formazione, un graditissimo ritorno: ritroviamo infatti il sig. Eric Rutan che già aveva dato prova del suo valore in "Domination", mentre il resto della line-up rimane invariata: troviamo infatti i "soliti" Pete Sandoval alla batteria e Trey Azagtoth alla chitarra, mentre Steve Tucker rimane a ricoprire il ruolo di bassista e cantante. Quest'ultimo, in particolare, nel giro dei due anni che separano quest'opera dalla precedente (il disco "Formulas Fatal to the Flesh"), ha saputo migliorare sensibilmente il livello della sua prestazione vocale, non che prima egli non fosse all'altezza del suo compito; in questo "Gateways.." possiamo comunque udire un growl estremamente basso e profondo che aggiunge pesantezza alle già claustrofobiche e morbose song che contraddistinguono il platter. Un altro punto di forza di quest'opera è senz'altro la potenza dei pezzi proposti, i quali incedono sempre in modo marziale, senza lasciare respiro. Se il precedente "Formulas?" riprendeva la velocità e l'aggressività del debutto/capolavoro "Altars of Madness", "Gateway sto Annihilation" è dotato di una luce propria, sa prendersi un posto di tutto rilievo nella discografia dei Morbid Angel, anche se il quartetto iniziale di dischi prodotto dalla band è certamente quello che la maggior parte degli ascoltatori conoscono ed ammirano maggiormente. Le opere che vedono la partecipazione di Steve Tucker, infatti, pur essendo pregiate e ben riuscite, tendono ad essere molto sottovalutate ed in molti casi addirittura disprezzate (non dimentichiamo i numerosi affronti subiti dal nuovo singer da parte dei fan della band floridiana, che hanno sempre mal visto la sua presenza). La  produzione del disco, curata dagli stessi Morbid Angel e da Jim Morris (il quale ha messo a disposizione i suoi ben noti "Morrisound Recordings"), ben risalta il carattere delle composizioni: ci troviamo in presenza di suoni scuri e compressi, le chitarre sono pastose e profonde, il loro suono diventa tagliente sugli interventi di chitarra solista mentre la batteria incide monolitica. Anche la voce diventa densa e limacciosa, sembra quasi attaccarsi ai pezzi come se fosse pece ardente. L'opera è una delle più compatte del gruppo e questo proprio grazie alla sapiente gestione in sede di mixaggio. Non dimentichiamo poi la copertina, anche'essa merita una disquisizione di qualche riga perché, non dimentichiamolo mai, è proprio dalla copertina che un nuovo ascoltatore può essere attirato. In questo senso i Morbid Angel non deludono e mostrano all'ascoltatore due "Sfingi" che controllano l'accesso di una dimensione oscura, forse un mondo parallelo, o forse il centro della terra, riferendosi chiaramente alla letteratura "Lovercraftiana" sia in fase di liriche ma anche di artwork. In particolare nei Morbid Angel, le copertine hanno saputo sempre rappresentare al meglio il contenuto dell'opera e non è un caso che per questo disco sia stato chiamato in causa quel Dan Seagrave che già si occupò della grafica di "Altars of Madness". Fatte le dovute premesse, addentriamoci dunque nei meandri di "Gateway sto Annihilation" con il consueto approccio track by track.

Kawazu

Il disco si apre con la singolarissima "Kawazu (Rana)": un feed back di chitarra compone questa track che risulta essere semplicemente una particolare quanto breve intro al disco. Viene creata una sorta di cacofonia che dura per una quarantina di secondi, a dir la verità un piccolo frangente adatto più a spiazzare l'ascoltatore, che a ricamare un brano vero e proprio. Il titolo, in giapponese arcaico, è traducibile con l'odierno "rana" e, conoscendo i Morbid Angel, farà sicuramente riferimento ad un dio lovecraftiano dalle sembianze di rospo, Tsathoggua, se proprio vogliamo ipotizzare. 

Summoning Rademption

Si giunge all'inizio vero e proprio con "Summoning Rademption (Invocando la Redenzione)": le grosse chitarre del combo escono prepotentemente dalle casse dello nostro stereo, sostenute immediatamente da una batteria lenta e marziale. Una delle asce va a suonare immediatamente un riff in tremolo picking mentre l'altra è invece intenta a sostenere il tutto con grossi bicordi. Dopo questa parte iniziale, accordi più lenti vanno ad anticipare la strofa la quale viene sostenuta dal riff iniziale: la voce di Tucker risulta potente e ben definita, questo anche grazie all'ottima produzione. Dopo i primi versi si affronta lo stacco composto da accordi e si continua con il riff portante. Esso già dopo pochi giri si stampa nella testa dell'ascoltatore così come la bellissima linea vocale peraltro impreziosita da un chorus assolutamente letale. Una rullata di batteria ci porta ad un'altra strofa, i riff variano e la velocità viene leggermente alzata. Uno stacco ad opera dei musicisti, dominato da chitarre sempre lente e opprimenti, ci porta ad una nuova strofa; dopo questa si ritorna allo stacco, la precisione della band è sorprendente, ed un bellissimo assolo di chitarra ci porta su un altro pianeta per quanto riesce a risultare evocativo. Dopo questa prima parte, nuovi fraseggi si avvicendano in maniera più classica.  I riff della chitarra ritmica cambiano continuamente ed i chitarristi hanno modo di esprimersi in vari modi. Dopo la sezione solista si ritorna ad un'altra strofa, e veniamo dunque condotti sino alla fine del pezzo. All'interno delle liriche si dà voce a quello che potrebbe essere un demone, il quale invoca l'aiuto dei suoi compagni maledetti (delle divinità molto simili ai grandi antichi) chiedendogli di aiutarlo a spazzare via dal mondo l'indecenza (l'indecenza di chi crede in un dio falso e straniero, ndr ). I venti abbatteranno i muri dell'ignoranza mostrando la verità e spazzando via la superficialità che è stata il difetto dell'umanità per lungo tempo. Nel finale del pezzo si assiste, sempre con gli occhi del protagonista, ad una sorta di apocalisse dove il mondo crolla e qualcosa di nuovo prende forma. Le liriche di questo brano non si discostano dagli argomenti già largamente affrontati dai Morbid Angel, abbiamo quindi un affronto alla religione e alla chiusura mentale di chi crede ad un Dio, un Dio contro il quale viene evocata un'intera schiera di Dei demoniaci intenti a distruggere lui ed i suoi seguaci.

Ageless still i Am

Si prosegue avanti tutta con "Ageless still i Am (Sono ancora privo d'Età)", brano aperto da un riff di chitarra in tremolo picking e da una vorticosa doppia cassa fanno, elementi che costituiscono l'incipit al pezzo. La strofa inizia con un deciso rallentamento dove l'intero gruppo appesantisce con decisione l'atmosfera. Dopo questa prima parte la strofa prosegue con un'alternanza tra tempi lenti e blast beat, con un Tucker che continua comunque imperterrito a cantare. La strofa viene ripetuta, si dà dunque vita ad una seconda strofa,  e dopo queste ultime un assolo di chitarra ci conduce ad un altro riff più veloce e tagliente, ben supportato dai veloci blast beat di Sandoval. Dopo un momentaneo arresto si continua a velocità discreta, con le chitarre sempre in evidenza e il growl di Tucker a massacrare gli ascoltatori. Ancora una volta un assolo di chitarra spezza i versi del testo per poi arrestarsi davanti ad un nuovo intervento del vocalist. Si ritorna al riff che vede alternarsi un riff lento ed uno in tremolo picking e si continua con nuovi assoli, ancora una volta evocativi e quasi spaventosi nel loro essere evocativi. Si conclude dunque l'ennesima bordata presentataci da un gruppo assai in forma. Anche qui, nel testo, si dà voce a quello che potrebbe essere un demone il quale racconta di come, nonostante il tempo passi e gli sforzi da sostenere non accennino a diminuire, sia ancora in vita senza quasi avvertire lo scorrere imperterrito del tempo. Già i padri dei nostri padri, già generazioni di molto antecedenti alle nostre attuali generazioni avevano tentato l'impresa di sconfiggerlo, così come oggi i figli di quei guerrieri ancora provano a surclassarlo. Interi eserciti di fieri guerrieri, con giganteschi cavalli e spade temibili sono finiti a terra, cadendo sul loro stesso sangue. Il demone comanda una landa desolata circondata da ghiaccio e neve, egli è un avversario temibile per chiunque benché sia ormai vecchio, e nessuno è mai riuscito ancora ad impensierirlo veramente. Crociate indette e fallite, interi eserciti sbaragliati.. nessuno può fermare la sua presenza, nessuno mai ci riuscirà. 

He Who Sleeps

Una intro molto simile a quella che aprì, ai tempi, "God of Emptiness" (capolavoro presente su "Covenant") apre la quarta track dell'album, ovvero "He Who Sleeps (Colui che dorme)". Le chitarre convulse avvicendano grossi accordi mentre la batteria va solamente a porre gli accenti sui riff di chitarra. La voce è densa e catramosa, in virtù di ciò il gruppo incide lentamente, la pesantezza che il combo è in grado di far provare all'ascoltatore è indescrivibile ed è sicuramente l'arma in più di questo disco, come abbiamo già sostenuto inizialmente. La velocità viene aumentata leggermente con l'intervento di nuovi riff, alternati però ancora a rallentamenti, per non disperdere il tratto peculiare del tutto. Un colpo di campana ci porta ad un'altra sezione del pezzo dove ancora una volta chitarre convulse incantano l'ascoltatore tenendolo sempre attento. L'intero apparato dei riff rimane molto vario e non di rado le chitarre vanno a suonare riff diversi creando un effetto particolare ed allo stesso tempo intrigante. Il pezzo viene concluso di netto, quasi lasciando l'ascoltatore, smarrito, privato di botto della musica. Anche in questo testo si affronta l'argomento anticristianità andando a pescare tra l'altro a piene mani (anche qui in modo consueto) dalla letteratura di Lovercraft. I demoni sono stati disturbati nel loro sonno e si sono dunque destati. Con la loro resurrezione essi scateneranno la fine del mondo, gli umani impauriti pregheranno e li imploreranno di risparmiarli ma i demoni non sono coloro a cui gli umani hanno creduto sino ad oggi, e per la loro infedeltà essi saranno destinati a morire. La terra è sempre stata dei Grandi Antichi ma l'uomo ha voluto crearsi un dio su misura, ignorando le entità che erano veramente da pregare e lodare. Questo sgarbo non passa inosservato e dunque, destatisi dal loro millenario sonno, gli Dei antichi sono pronti a fare sfaceli sulla terra, distruggendo ogni cosa e punendo il genere umano nella sua totalità. 

To The Victor the Spoils

To the Victor the Spoils: Un tappeto di chitarre e doppia cassa da vita al pezzo successivo, "To The Victor the Spoils (Il bottino dei Vincitori)". I riff delle chitarre sono grossi e taglienti, la batteria imponente, una scarica di blast beat e un cambio di riff ci prepara alla prossima strofa che ci si schianta contro a una velocità paurosa. Il tiro del gruppo è impressionante, non si ha neanche il tempo di respirar sotto la pioggia di colpi; dopo la prima strofa si hanno dei rallentamenti e uno stacco letteralmente impressionante di batteria che porta ad un'altra strofa. Assoli di chitarra allucinati e aggressivi ci trapanano i timpani mentre ben presto il veloce blast beat di Pete riporta gli strumenti alla strofa, si martella costantemente l'ascoltatore, che non perde per nessun secondo l'attenzione sul pezzo che si conclude in maniera secca senza una vera e propria conclusione. Un autentico assalto, siamo dinnanzi ad un pezzo breve (il più breve, senza considerare le intro strumentali) ma ben congeniato, una bordata sonora convincente e devastante, in pieno stile Morbid Angel. Nelle liriche troviamo una voce narrante che pone agli umani una scelta: unirsi alle truppe dell'odio o rimanere fra i deboli destinati a perire. Le truppe brineranno alla vittoria ed alla loro forza, la forza con la quale conquisteranno il mondo e lo libereranno dalle menzogne e dalle falsità della religione. Chi cede ai dogmi è un debole, chi vi si ribella è un conquistatore degno di sedere al banchetto celebrativo dei guerrieri vincenti e coraggiosi, in grado di piegare al loro dominio qualsiasi regno, terra e popoplo. Dopo la vittoria, giunta dopo anni d'attesa, si  dunque permetterà ai guerrieri di brindare e di godersi la visione del mondo ripulito dalla religione. Una festa incredibile in cui tutti loro potranno godersi il loro bottino di guerra, celebrando la riuscita della loro impresa fra cibo, alcool e ricchezze accumulate. Nessun dio potrà mai più soggiogare alcunché, visto che i suoi eserciti saranno sbaragliati totalmente.

At One with Nothing

Senza un attimo di respiro ci viene presentata immediatamente "At One with Nothing (Tutt'uno con il Nulla)": una serie di stacchi di chitarra vanno a sostenere immediatamente la prima strofa, e notiamo subito come i tempi di questa sesta track siano meditabondi ed incidano in modo marziale, preservando le peculiarità di tutto "Gateways..". Se la velocità viene a mancare poco male, visto che in questo pezzo essa viene ben rimpiazzata dalla pesantezza e dal senso di angoscia che il gruppo riesce a trasmettere. I fill di batteria risultano essere interessanti soprattutto sul refrain, seguito a sua volta da un assolo splendido, un assolo lento ma tremendamente evocativo. Si continua con la strofa e con i colpi bassi (in tutti i sensi) delle due sette corde, viene anche usato qualche effetto per dare ancora maggior spessore alle vocals incise da Tucker. Ancora una volta le chitarre intervengono splendidamente, questa volta con un assolo vero e proprio peraltro sostenuto da un'eccellente sezione ritmica. Dopo questo assolo si continua con la strofa e con un nuovo assolo. Il suono di chitarra è stupendo, è chiaro e permette di distinguere tutte le note pur risultando devastante. Il pezzo viene chiuso di netto, alla conclusione dell'assolo, "tranciato" come già accaduto in precedenza. Nelle liriche del brano si ritorna a criticare in maniera aspra la comunità religiosa definendola come una comunità "cieca" e destinata ad essere un tutt'uno con il nulla. La loro cecità li porta a vedere unicamente le cose che vogliono vedere, senza interrogarsi mai su quale sia l'effettiva verità del mondo. Quella che credono essere la loro salvezza è invece un veleno di cui si cibano per tutta la loro vita, e che li porterà a morire senza speranze di salvezza. I credenti, ingannati, sono stati vittime di persone a loro volta ingannate, questo perché la religione viene quasi paragonata al risultato di un circolo vizioso che va avanti dall'alba dei tempi. Un inganno che coinvolge tutti e nel quale i più furbi riescono a fare fortuna, sfruttando ignoranza e paura per portare avanti i loro affari. E' risaputo come tutto abbia un costo, anche la fede in un qualsiasi dio. Capirlo è il primo passo per guadagnare consensi e denaro, visto che, come dicono i Morbid Angel, la gente è troppo stupida per rendersi conto di venire ingannata e dunque sarà disposta a fare qualsiasi cosa pur di "salvarsi" dalla "collera" divina. 

Opening of the Gates

E' la volta di "Opening of the Gates (Si spalancano i cancelli)", e subito un botta e risposta di chitarra (con in più un eccellente intervento solista) ci conduce in mondi paralleli ed al primo vero stacco di chitarre, uno stacco devastante per intensità e potenza dove la batteria di Sandoval e il growl profondo di Tucker la fanno letteralmente da padroni. I riff di chitarra, taglienti e suonati in tremolo picking, ci conducono lungo la prima strofa ed al refrain, uno dei punti più altri del disco. La potenza terremotante del gruppo è qui impressionante e riesce tuttavia ad affascinare l'ascoltatore, non soltanto a piegarlo con un'autentica botta di violenza. Dopo un'altra strofa si ritorna al refrain ed uno stacco di sola batteria composto da doppio pedale e rullante ci porta ad una nuova sezione dove nuovi riff di chitarra devastano letteralmente i timpani dell'ascoltatore. Una rallentamento permette alle orecchie di riposare ma ben presto un nuovo attacco di blast beat dà vita ad un nuovo massacro. Lo stacco di chitarre udito all'inizio del pezzo ci porta ad una nuova strofa. Dopo questa si riprende con il riff tagliente e ossessivo anche questo già udito, si prosegue con lo stacco che va dunque a concludere il pezzo.  Sempre in linea con la ben nota vena anticristiana, con il testo il gruppo vuole raccontare cosa accadrà quando i demoni, liberati dalle catene che li hanno oppressi per anni, potranno risorgere. Tutti i credenti verranno uccisi assieme ai loro cari, le loro vite verranno annientate senza pietà e questo a titolo di punizione, per aver creduto ad un qualcosa che non esiste. La religione morirà lasciando senza speranze coloro che vi hanno creduto ciecamente senza porsi mai dei dubbi. Pregheranno di essere salvati, invocheranno Dio, chiederanno la sua pietà, la sua intercessione, la sua misericordia.. ma nulla di tutto questo li salverà. In fin dei conti, come può un Dio che non esiste salvare qualcuno? La punizione dei demoni sarà terribile ed esemplare e terminerà una volta per tutte la razza umana. 

Secured Limitations

Uno stacco di batteria e di chitarra ritmica, bilanciato con l'intervento di un'altra chitarra introduce il pezzo successivo, "Secured Limitations (Confini sicuri)", il quale prende definitivo avvio con il ruggito di Steve Tucker. La linea vocale rimane durissima, uno screaming lancinante doppia il profondo growl di Tucker il quale domina la strofa sostenuta da continui riff, vorticosi e pesanti nonché da una veloce doppia cassa. La strofa viene giocata su una serie di ripartenze prima di continuare su una linea comunque nervosa ma quantomeno regolare. Dopo la strofa un lancinante armonico spezza la tensione lasciando presto solo un tappeto di doppia cassa e basso a farla da padrone. Le incursioni della chitarre, dapprima rade, si fanno più invadenti fino a sfociare in un assolo vero e proprio il quale continua per un certo tempo fino alla conclusione del pezzo. Bordata ancora una volta coincisa e compatta, potente ed esplosiva: altro pezzo che segna il definitivo stato di grazia nel quale i Morbid Angel vivono in questo nuovo millennio da poco iniziato. I "confini sicuri" ai quali fa riferimento il titolo del testo non sono altro che i peccati visti dal punto di vista di un ateo: il concetto di peccato consiste in divieti posti al religioso, il quale deve necessariamente soffocare i piaceri in dolore per raggiungere un qualcosa che non esiste, ovvero il paradiso o la salvezza. I peccati vengono usati dalla chiesa per tenere sotto controllo le persone, per limitarle e non concedere loro la possibilità di liberarsi dai dogmi. Insomma, un vero e proprio recinto entro il quale mantenere un gregge: il peccato è il cane da pastore e le pecore sono appunto i credenti, i quali spaventati dall'abbaiare del cane si guardano ben dal ribellarsi o dal far valere la loro opinione. La paura insita nel concetto di peccato è forse l'arma più potente a disposizione della Chiesa, la quale conosce bene la natura superstiziosa umana e sa benissimo come manipolarla, per evitare che qualcuno si ribelli all'autorità.

Awakening

Si giunge così alla seconda intro strumentale dell'album, "Awakening (Il Risveglio)", posta esattamente prima dei due pezzi finali. Come già accaduto per il frammento iniziale, siamo di nuovo dinnanzi ad un qualcosa creato per introdurre solamente il pezzo seguente, piuttosto che vivere di vita propria come brano a sé stante. "Awakening" è difatti un frangente strumentale che si compone di melodie sinistre e da un ritmo ossessivo che continua per tutta la sua durata (un minuto abbondante) salvo poi sfociare in quella che sarà la bordata subito successiva. 

I

Arriva infatti il momento di "I (io)": i chitarroni che ormai ben conosciamo spezzano l'atmosfera creata dal precedente brano strumentale, la voce di Tucker ci aggredisce ancora una volta lasciando però spazio per esprimersi anche agli strumenti, i quali arrivano a dilaniarci senza pietà. Un lick di chitarra spezza la strofa, che ricomincia sempre aggressiva e bellicosa, ed ancora una volta uno stacco permette di godere di melodie sinistre create ad hoc dalla coppia di chitarre. Un veloce assolo ci porta ad una nuova strofa sempre inframmezzata dalle chitarre e si ricomincia con la strofa: dopo questa il gruppo prosegue imperterrito sempre con i medesimi riff che chiudono di fatto il pezzo, della durata di tre minuti e cinquanta come esattamente il suo successore.  Nel testo si dà voce a quello che potrebbe essere il diavolo. Egli si definisce come il vuoto di luce, il silenzio ma allo stesso tempo tutto ciò che una persona vede. Egli si considera l'alba dei tempi, tutto ciò che è esistito prima della vita. L'invito del diavolo è quello di cibarsi della sua ira dal momento che il suo ritorno è giunto coronando la sua perpetua esistenza. Un testo breve e fatto di frasi che si ripetono incessantemente, in cui l'Arcidemone sembra effettivamente parodiare molte frasi pronunciate da dio. Anche Satana si considera il tutto, l'alfa e l'omega, l'inizio e la fine, il nulla e tutto ciò che l'uomo può comunque vedere. La nostra realtà è dunque dominata dalla sua essenza, anche se noi percepiamo quest'ultima come l'esistenza di dio. In realtà è il potere del demonio che ci pervade, dobbiamo unicamente rendercene conto per poter così prendere coscienza della sua forza, in seguito servirlo e riverirlo come nostro unico padrone. 

God of the Forsaken

L'ultimo pezzo della relase, "God of the Forsaken (Il dio dei miserabili)" viene aperto sempre dalle chitarre che vengono sostenute subito da un velocissimo blast beat che ci porta ad una strofa velocissima, e che termina con il feroce riff che l'aveva preceduta. Si arriva alla seconda strofa, la linea vocale è lineare e dopo l'entrata in questo frangente un assolo di chitarra chiassoso e dissonante, sostenuto da blast beat, ci porta al refrain dove la velocità domina tutto e tutti e ci porta ad un assolo composto da arpeggii suonati in sweep picking, che continua poi con bending espressivi ed evocativi in perfetto stile Morbid Angel. Dopo gli assoli si continua con la strofa, si passa poi ad un altro riff va a chiudere il pezzo, ennesimo brano sparato a mille, distruttivo e coinvolgente che chiude di fatto un ottimo disco, nel migliore dei modi. Curioso ribadire come questo pezzo abbia la medesima durata del suo predecessore: pezzi brevi ma entrambi letali, in grado di non lasciarci scampo, anzi, perfetti per "annichilirci" nel vero senso della parola e capaci di farci apprezzare ancora di più un disco molto valido.  All'interno dell'ultimo testo dell'album si assiste ad una professione di fede di un soggetto che ha rinnegato il suo credo ed a abbracciato il culto del male. La sua voglia di conoscere la verità lo ha portato a quel punto, la sua fame di conoscenza lo ha salvato. Egli implora il diavolo di mostrare ai credenti, ancora una volta definiti come pecore ignoranti, cos'è realmente il mondo: una realtà che per nulla è dominata da quel "dio" che tutti credono, al contrario. L'uomo comincia la scalata verso la sua libertà quando comincia a chiedersi che cosa effettivamente lo circondi, quando inizia a dubitare della presenza e della "forza" dell'oggetto della sua fede. Se il dubbio si insinua nelle nostre teste è già una vittoria, il Diavolo può ben gioire e rendersi conto di quante altre potenziali alleanze potrà spingersi. Egli, il portatore di luce, illuminerà il nostro cammino, ci mostrerà il sentiero da seguire e ci accoglierà verso la verità assoluta, quella che millenni di cristianesimo ci hanno tenuto deliberatamente nascosta.

Conclusioni

Giunti quindi alla conclusione, è ora di tirare le definitive somme circa quest'ottimo "Gateways to Annihilation". Con il loro settimo disco i Morbid Angel non smentiscono affatto la loro fama ed anzi dimostrano di essere, dopo più di dieci anni di attività, ancora uno dei migliori gruppi in campo Death Metal. L'album, caratterizzato da canzoni lente ed oppressive con anche incursioni violente e veloci, scorre velocemente senza mai annoiare ed anzi, le catacombali parti di chitarra divengono l'occasione per l'ascoltatore di capire l'assoluto talento in fase compositiva del gruppo. Nessuno strumento è mai fuoriposto, non vi è mai la voglia di "saltare" l'ascolto per passare alla canzone successiva  ma anzi, una volta finito il disco la tentazione di premere di nuovo "play" è forte, possiamo garantirlo senza alcun problema. Tralasciando il lato meramente tecnico, riguardante cioè la performance con la "P" maiuscola dei musicisti (ormai su questo è inutile dilungarci) capiamo come l'esperienza e la passione, quando si fondono, possono dare vita ad autentici capolavori, e non importa che il gruppo in questione sia giunto ormai al sesto disco, la voglia di aggredire l'ascoltatore è ancora tanta, la fame di musica altrettanto accesa e non potrebbe essere altrimenti, ascoltando quanto il combo ci propone. Sembra quasi che il gruppo voglia ancora divertirsi come nei primi tempi, suonando quel che amano senza frapporre filtri o addolcirci la pillola, tutt'altro: non gli interessa "allargare" il loro bacino d'utenza, le persone che seguono questo combo lo fanno per la coerenza che esso dimostra, una coerenza che sino ad ora è stata mantenuta intatta e ci ha difatti mostrato un gruppo che non si lascia condizionare da alcunché. Rallentando o velocizzando, questi sono i Morbid Angel. Coerenza musicale che viene ben accettata anche se forse non è propriamente "vincente" in fase di testi: una critica potrebbe essere rivolta, infatti, alla parte "lirica" dell'album perché da musicisti aventi una certa età ci si potrebbe aspettare qualcosa di più che il solito trittico "satana - anticristianità - Lovercraf" trattato sempre nel medesimo modo senza mai variare, ma è anche vero che un certo tipo di Death Metal può essere completato solo da testi che abbiano un certo contenuto e siano in grado di suscitare il giusto turbamento. Per finire consigliamo l'ascolto di "Gateways sto Annihilation" a TUTTI  nel senso che questo, come i precedenti dischi dei Morbid Angel, è un lavoro bello in sé e non si limita ad essere solo un ottimo disco destinato ai fruitori di Death Metal.

1) Kawazu
2) Summoning Rademption
3) Ageless still i Am
4) He Who Sleeps
5) To The Victor the Spoils
6) At One with Nothing
7) Opening of the Gates
8) Secured Limitations
9) Awakening
10) I
11) God of the Forsaken
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