MORBID ANGEL

Entangled in Chaos

1996 - Earache Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
09/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

"Entranged in Chaos" è il primo live album dei Morbid Angel, pubblicato quando la band aveva già composto quattro dei suoi dischi, rispettivamente "Altars of Madness", "Blessed are the Sick", "Covenant" ed infine "Domination". Tutti questi quattro album hanno segnato il corso del death metal, dotati di una forte personalità gli album di Azagototh e soci hanno infatti rappresentato il genere e lo rappresentano tutt'ora. Con questo live album (il cui titolo comincia per "E", seguendo l'ordine alfabetico secondo il quale la band ha organizzato i titoli dei suoi album) i Morbid Angel vogliono catapultare l'ascoltatore nella dimensione live, una dimensione che è totalmente diversa da quella in studio. Con questa recensione gli abituali ascoltatori della band floridiana potranno farsi un'idea della qualità di questo live album mentre chi non ha mai ascoltato i  Morbid Angel potrà benissimo avvicinarsi a loro proprio grazie a questo live album, che raccoglie alcune delle loro chicche, andando a costituire quasi una sorta di "best of" suonato interamente live, offrendo una panoramica di tutti i lavori composti dai nostri, dall'inizio sino a questo preciso momento. Per quanto riguarda la formazione, essa è quella di "Domination". Oltre ai consueti  David Vincent al basso e alla voce,  Trey Azagthtoth alla chitarra e Pete Sandoval alla batteria, troviamo Erik Rutan che aveva suonato in veste di secondo chitarrista su "Domination". La presenza di una seconda chitarra, soprattutto nei live, risulta essere una scelta vincente, un espediente che dona compattezza e crea un solido muro sonoro che nel death metal, come sappiamo, è fondamentale a livello di struttura e presenza. La produzione del disco (i lavori di mixing e mastering sono stati  affidati ai "Morrisound Recording", studi presenti in Florida)  si attesta su buoni livelli, ogni strumento è ben percepibile anche se ovviamente non è possibile ascoltare i pezzi con la qualità raggiunta nelle produzioni in studio, ma questo già lo sapevamo. Le chitarre godono di un suono pastoso e compatto, entrambe risultano ben equalizzate e risultano chiare alle orecchie dell'ascoltatore, non venendo coperte ma risultando anzi rafforzate dal terreno di bassi creato dalla sezione ritmica. La voce risulta essere poi ben percepibile e sempre intellegibile. Sempre prodotto dalla "Earache Records", dunque, il primo live dei Nostri risulta essere perfettamente in linea, parlando di "continuum", con il resto della discografia: dopo tante belle prove in studio, i Morbid Angel ci dimostrano quanto siano potenti anche e soprattutto in sede live, mostrando il loro volto da animali da palcoscenico ed aizzatori di folle. Del resto, il compito di una band estrema è proprio questo, riuscire a scaldare gli animi quanto più possibile, fomentando il pubblico a più non posso, a suon di riff taglienti e potenza sonora. Addentriamoci dunque in questo nuovo capitolo della loro discografia, che funge da ponte fra l'ultimo album in studio, ovvero il già citato "Domination", ed il prossimo capitolo in full-length, "Formulas Fatal to the Flesh", il quale ci mostrerà una line up cambiata ed un nuovo assetto della band tutta.

Il primo brano in scaletta è "Immortal Rites": l'ormai conosciuto riff tagliente apre il concerto del gruppo, emergono da subito le chitarre e la batteria di Sandoval che inizia a dettare il tempo in maniera precisa, senza sbavature. Dopo l'intro Vincent aggredisce il pubblico con la sua voce cavernosa e aggressiva, dopo il riff di apertura ci si butta su un altro riff, più veloce, suonato in tremolo picking ben sorretto da Sandoval che si avvale dell'uso di blast beat.  Dopo questa prima strofa si arriva ad un breve assolo di chitarre e si procede con la seconda strofa, si apre un altro solo e si arriva al bridge. In studio quest'ultimo è reso in maniera a dir poco inquietante, ma dal vivo, con i bassi bene in evidenza, acquista un qualcosa di unico, i vari vibrati della coppia di chitarristi e i giochi di leva danno varietà al tutto e in men che non si dica il bridge si chiude e si arriva alla terza strofa; la doppia cassa di Pete qui viaggia letteralmente impazzita. SI riprende subito dopo con il riff in tremolo, a suon di blast beat, e si procede con il cantato, e successivamente il pezzo viene chiuso da un altro breve solo e con un richiamo al bridge. Il testo parla di riti compiuti dai Nostri per ottenere il dono dell'immortalità e di come tutti i componenti del gruppo si vedano estranei all'umanità intesa nel senso "tradizionale" del termine. L'intero apparato lirico si riferisce proprio alla volontà dei membri di non fare più parte del genere umano ( Liberateci da questi rifiuti umani, purificateci dalle nostre vite terrestri") e di diventare parte di una sorta di ordine "superiore", quello per l'appunto dei demoni che tanto affascinano i Morbid Angel.  Si nota qui un richiamo, come in quasi tutti i testi del gruppo, agli scritti di Lovercraft. Abbiamo in "Immortal Rites" un riferimento ai grandi antichi, creature che secondo lo scrittore dimorano nelle parti più profonde della terra, dopo esserci arrivati tantissimo tempo fa, addirittura prima dell'arrivo della specie umana. Si risveglieranno quando vi sarà una specifica configurazione stellare ed allora saranno loro i maestri cerimonieri che aiuteranno i Morbid Angel (e tutti gli altri "adepti") ad ottenere l'immortalità. I Nostri si schierano a favore dell'antica progenie stellare, decidono di abbracciare il male ed, in compagnia del demone sultano Azathoth, di distruggere il mondo come oggi lo conosciamo. Senza alcuna pausa si arriva subito a "Blasphemy of the Holy Ghost".  La canzone subisce in sede live un'accelerazione paurosa, la devastazione è inaudita, la ferocia senza paragoni. Un tiro del genere non può che essere apprezzato dagli ascoltatori, i quali dai Morbid Angel si aspettano certamente atmosfere pesanti e sulfuree, ma anche pezzi suonati a gran velocità, soprattutto quelli come "Blasphemy.." che vengono pescati direttamente dal debutto discografico, l'opera forse più aggressiva e veloce del gruppo, l'immortale "Altars of Madness".  Dopo le prime strofe si arriva al ritornello seguito subito da un assolo giocato su tapping e legati. SI continua con il pezzo, e si arriva al bridge; prima di arrivarci abbiamo però uno stop con le sole chitarre in evidenza, passato il bridge si prosegue con il cantato e si arriva ad un altro refrain. Si procede con un assolo e con un'altra strofa per poi andare a citare lì'inizio del bridge, dopo una piccola pausa si riprende quest'ultimo per poi arrivare alla chiusura del pezzo. Nelle liriche si va a canzonare il "Messia" che viene deriso dal combo, la blasfemia è un mezzo con cui "ferire" il Dio visto dai quattro come un essere ipocrita e bugiardo.  Abbiamo un riferimento all'occultismo  quando viene dichiarata la volontà dei quattro di "venire prima di Dio" nel senso di non farsi influenzare nelle decisioni dai testi sacri, di abbracciare quelle teorie considerate appunto "occulte" perché nascoste dalla Chiesa, la quale da sempre ha cercato di condannare la pluralità delle fonti per non perdere la sua egemonia. I Nostri sono tuttavia giunti a queste conclusioni, vomitano il loro astio contro la divinità cattolica, suo figlio ed i loro rappresentanti (la Chiesa, appunto), adoperando la blasfemia quasi fosse una spada, un modo per ferire, come già detto, ed imporsi con la forza contro delle dottrine che loro considerano false, in nome delle quali troppi innocenti sono morti. Anche il terzo pezzo, "Sworn to the Black", risulta essere accelerato, seppur in maniera maggiormente lieve rispetto a "Blasphemy". Il pesante riff inziale, dettato dalle sette corde del duo di chitarre, anticipa l'entrata della voce di Vincent che si abbatte sul pubblico. Si accede subito al refrain e qui non possiamo fare a meno di notare che l'eccellente lavoro di Pete (sentito sul disco in studio) si ripete senza sbavature. Dopo un breve assolo si accede alla seconda strofa e al secondo refrain.  Si arriva poi all'assolo che ci prepara per il bridge. Anche questo viene suonato senza intoppi e in maniera pulita da Azagototh che, comunque, tende sempre a modificare leggermente ognuno dei suoi assoli lasciando però intatta la struttura, magari andando ad apportare modifiche a qualche fraseggio. Si arriva poi al bridge, anche questo spettacolare per via della precisione con la quale viene eseguito del gruppo. I Morbid Angel continuano imperterriti a suonare, creando una forte pressione sonora. Si riprende il riff iniziale e poi si arriva alla terza strofa.  Dopo il terzo refrain si arriva al riff di chiusura che viene arricchito da interventi solisti di chitarra. L'oggetto della narrazione sono le memorie di un soggetto non meglio identificato, narrate in prima persona. L'esistenza del nostro protagonista è stata generata dall'abisso e la sua vita condotta nell'oscurità.  Ripudiato dalla luce, le sue emozioni si sono affievolite fino a scomparire. "Un cuore di ghiaccio" pompa sangue freddo nelle sue vene, e questa creatura vivrà nell'oscurità fino a quando verrà evocata.  Quando Lucifero risorgerà allora questo essere si schiererà in battaglia affianco degli altri demoni. Facendo pagare al mondo la volontà d'averlo escluso e di averlo relegato per sempre in una camera oscura. Ripudiato dalla luce, l'essere giace morente giurando di rimanere fedele all'oscurità, l'unica vera amica, l'unica consolatrice che lo ha accolto senza pretendere da lui alcunché. A questa rimarrà fedele e per questa combatterà. Giunge il momento di "Lord of All Fevers and the Plagues":  dopo grossi bicordi la chitarra solista parte come impazzita mentre la sezione ritmica rimane serrata e potente. È questa l'introduzione di "Lord.." appunto, uno dei pezzi più belli ad avviso di chi scrive, di tutto "Altars of Madness". La prima strofa è caratterizzata dalla velocità e dalla metrica sostenuta di Vincent che tiene anch'esso un ritmo spaventoso, senza incespicare mai con le parole. Si arriva al refrain e qui possiamo ben udire l'inferno di chitarra per poi arrivare alla seconda strofa . La doppia cassa impazzita ci conduce al secondo refrain e poi al break centrale. Qui la velocità si dimezza ed emergono ancora una volta le chitarre soliste.  Dopo questo break si continua con il bridge e poi, dopo una breve parte cantata, con altri assoli, sempre veloci e segnati dall'uso di tapping. Si continua poi con il riff del bridge e si continua con nuovi assoli. Il pezzo si interrompe ma il quattro battuto sul charleston da Pete ci conduce prima a nuovi assoli e poi alla terza strofa. Subito dopo arriviamo al terzo refrain e ancora al break catacombale che chiude il pezzo. L'apparato lirico si concentra su due entità demoniache, il serpente piumato degli abissi, "guardiano del cancello" e protagonista dei pantheon di molte civiltà precolombiane,  ed il dio Pazuzu (abbiamo nuovamente dei riferimenti alla mitologia azteca, e a quella sumera), reso celebre dal famoso film "The Exorcist", e comunemente (ed erroneamente) identificato da noi occidentali come un demone crudele e signore degli Inferi. Sono dunque entità considerate portatrici della pestilenza e della malattia: i Nostri le invocano, sperando che essi portino peste e malattie all'umanità intera, in un'ottica estremamente nichilista. La voglia di distinguersi dalla massa, a cui il gruppo non vuole appartenere, si concreta in continue velenose frasi ed auguri di morte e disperazione rivolti al mondo intero, il quale è "invitato" a perire sotto i velenosi dardi delle antiche entità evocate e considerate portatrici di guerre, carestie, fame e pestilenza. Si "tira il fiato" con l'arrivo di "Blessed Are The Sick".  Il pezzo in questione è più lento, è tratto infatti dall'omonimo album del 1991, il secondo del gruppo, differente dall'esordio proprio per via di alcuni particolari ma efficaci rallentamenti. In sede live risulta anch'esso lievemente accelerato ma le sue atmosfere opprimenti, le quali avevamo sentito in studio, vengono ricreate perfettamente. Un riff tagliente dà il via alla track, che incede lentamente ma senza intoppi né cedimenti di sorta. Vincent continua a cantare splendidamente senza mai fermarsi né per "stanchezza" né per altro, un lavoro magistrale sin dalla prima strofa la quale viene basata sempre sul riff di apertura. Si continua dopo una breve pausa con la seconda strofa. Siamo al ritornello che viene seguito da una  breve pausa solista. Ancora una volta si procede con il refrain il quale viene spezzato da un momento in cui è la sola doppia cassa di Pete a suonare. Dopo questa prima parte ci aspetteremmo  il riff finale del pezzo, quello inquietante e opprimente ma il gruppo decide di non andare per le lunghe preferendo dare il via al brano successivo. Nel pezzo viene ripreso il tema anticristiano, ormai famigliare al quartetto.  Nel particolare, in questo testo è il gruppo stesso a rivolgersi al maligno, prima invocandolo pronunciando il nome di Dio al contrario (e quindi palesemente bestemmiando, dato che la pronuncia dei nomi divini al contrario è una delle blasfemie peggiori mai realizzabili, secondo i credenti) e poi giurandogli dedizione e lealtà.  Il titolo "Blessed are the Sick "che tradotto vuol dire "Benedetti siano i Malati", vede i peccatori come malati appunto, perché così giudicati dalla puritana società. Essi però si compiacciono d'essere malati, e si considerano anzi benedetti perché possono compiacersi di una vita di peccato, di lussuria e piacere. La vuotezza dell'anima non verrà mai colmata dal peccatore che preferisce rimanere dov'è ad assaporare i piaceri carnali, piuttosto che cercare la volontà divina facendo rinunce e digiuni "escatologici". Il sesto pezzo, "Day of Suffering", di durata molto breve, fa dell'impatto frontale il suo punto di forza. Dopo un'introduzione catacombale si arriva ad una forte accelerazione, le chitarre rimangono rocciose e compatte, solidi bicordi inframmezzati da fraseggi vengono suonati precisamente mentre i blast beat veloci di Pete sorreggono il tutto. Dopo la prima parte di accede ad un break dove i ritmi si fanno meno serrati ed emerge la doppia cassa di Pete. È solo un momento, perché si continua subito a forti velocità per poi andare a chiudere il pezzo con veloci assoli e un altro riff di chitarra. Il titolo "Day of Suffering"non fa mistero del tema affrontato nel pezzo: il riferimento è indirizzato ovviamente al giorno della morte di Gesù. Nel testo il diavolo prima si rivolge a Gesù insultandolo, intimandogli di non presentarsi al suo cospetto. L'odio viene ben esplicitato con frasi del tipo: "Signore della luce, contro di te mi scaglio", e "spine che lacereranno ogni tua parola". La vena anticristiana è in questo pezzo messa decisamente in luce, nessun riferimento a Lovercraft ma solo puro odio per la religione cattolica, considerata "castrante" dai nostri, con tutti i suoi dogmi e le sue imposizioni, nonché con le minacce con le quali ha costruito da sempre il suo potere sulle masse. I Morbid Angel non ci stanno e decidono di schierarsi dall'altra parte, in combutta con Satana come direbbero i Venom, per aiutare il re delle tenebre a primeggiare sul vendicativo e rancoroso Dio cattolico, il quale non potrà far altro che cadere subendo i colpi dello strapotere delle armate infernali. Grossi bicordi di chitarra, sostenuti dalla batteria di Sandoval, vanno ad aprire il pezzo seguente, "Chapel of Ghouls". Anche questo pezzo risulta accelerato, si parte velocissimi per la terza strofa per poi proseguire con il primo refrain. Dopo un veloce assolo si riprende il riff di apertura e la seconda strofa. Durante queste prime parti del pezzo è possibile apprezzare il lavoro di Pete con la doppia cassa, si prosegue con il ritornello e un altro assolo. Si nota come i due chitarristi si scambino velocemente le parti soliste in modo da duettare e dare varietà all'impianto solista. Si prosegue con il bridge che risulta, rispetto a quello suonato in studio, privato dei synth di tastiera. Poco male però, perché questo non intacca assolutamente la pesantezza del pezzo. Durante tutto il bridge vengono alternate parti in blast beat che sorreggono un riff in tremolo picking e parti più cadenzate sulla quale vengono suonati altri assoli. Dopo il bridge abbiamo il momento in cui Azagthoth fa letteralmente a pezzi le corde della sua chitarra, ma invece che procedere con il pezzo si approda ad un'altra canzone, senza fermarsi un attimo. Per quanto riguarda le liriche si parla dei Ghoul, ancora una volta demoni che nascono da antiche mitologie islamiche e vengono ripresi successivamente da Lovercraft. Il "riadattamento" in veste Morbid Angel vede questi esseri occupati ad assaltare una chiesa, uccidendo il prete e svolgendo, "girando la croce verso l'inferno", vari riti di stampo satanico. Un assalto in piena regola dove nessuno viene risparmiato, e l'uccisione del Prete è un po' il simbolo della morte di Dio, il quale non può fare nulla contro quest'orda di demoni vampiri che stanno mettendo a ferro e fuoco uno dei suoi templi. La croce viene rovesciata, il grande padre Satana è soddisfatto di questo blitz demoniaco, il Male prolifera sulla terra mettendo radici che ormai non potranno mai più essere estirpate. Satana ed il suo impero stanno muovendo le loro pedine sulla scacchiera, la vittoria è ormai annunciata. L'inerme stirpe umana non può far altro che perire. Il prossimo brano, sparato senza pause, è "Maze of Torment": il riff tagliente di uno dei più leggendari pezzi del gruppo viene sparato sulla folla prima che a velocità vertiginose si prosegua con la prima strofa.  Al termine di questa  si riprende uno dei riff iniziali e si continua  con la seconda strofa. Si arriva al refrain dove Vincent ripete senza sosta il titolo del pezzo.  Subito dopo il refrain si riprende con la seconda strofa e con il secondo refrain. Dopo quest'ultimo, al di sopra della forsennata sezione ritmica emergono gli affilati assoli della coppia solista. Ecco che arriva lo stacco di basso di Vincent che anticipa la parte centrale del pezzo dotata di un groove unico. Dopo questa si continua con il riff di apertura ed altri assoli. La velocità viene ridotta fortemente per il classico che va a sfociare nel riff iniziale e poi nell'ultimo refrain alla quale segue il riff che va a chiudere il pezzo. Le liriche parlano di un labirinto dei tormenti che non è altro che l'inferno. Molto interessante questa metafora che rende il testo discretamente accattivante.  Si parla di come la morte possa essere solo il primo di una serie di orrori, dopo la discesa negli inferi ci si trova ad essere prigionieri  all'interno di mura continue ed invalicabili mentre il delirio circonda le anime in esse rinchiuse.  Alla fine si è talmente rassegnati che si prega di morire, morire per davvero per chiudere con un incubo che in realtà non avrà mai fine. Come si finisce, in questo labirinto? Dai primi versi, sembra cedendo al "lato oscuro", ovvero abbracciando quanto di più malvagio ci sia, lasciandoci dominare dalla rabbia e dall'impulso distruttore. Una volta venduta la nostra anima, inizia la discesa senza fine in quelle mura. Possiamo correre, scappare, ma il labirinto non ci lascerà mai andare via, garantito. Quattro veloci colpi di rullante fanno da incipit a "Rapture". La batteria è inesorabile, il suono delle chitarre ce ne accorgiamo spettacolare. Durante la prima strofa Vincent non cala un solo istante continuando a macinare versi su versi. La seconda strofa non è da meno,. In particolare notiamo la capacità dei musicisti di non sbagliare una singola nota. Si continua con degli assoli e con il pezzo. Siamo arrivati al refrain che anticipa una parte catacombale sulla quale emerge prepotentemente la chitarra solista. Si procede ancora con lo stesso riff sulla quale Vincent continua a cantare.  Ancora una volta assoli a non finire che iniziano a seguito di una furiosa accelerazione.  Si continua poi con il rtiff iniziale spezzato dalla pioggia di blast beat e di taglienti vicordi della coppia di chitarristi. Si riprende la prima strofa e ancora una volta il tagliente riff di bicordi. Siamo ormai arrivati all'outro del pezzo anche questo veloce e inesorabile. Nel testo del brano,  notiamo come sia in prima persona il soggetto protagonista a parlare. Egli invoca dei demoni esortando questi ultimi ad ucciderlo, visto che la finalità del Nostro è quella di morire cosi da poter raggiungere, nei meandri dell'inferno, i  "nemici dell'agnello" (l'agnello simbolo divino, di purezza ed innocenza) per condurre una vita peccaminosa e dannata, risorgendo più forte e potente.  Il soggetto torna ad esprimere le sue volontà, non vuole fare più parte dei "mortali" ma vuole diventare un essere immortale rinascendo nell'estasi ("rapture" per l'appunto) del peccato e portando odio e disprezzo nel mondo, come i Demoni che lo hanno allevato ed ucciso.  Nel testo troviamo quindi una delle ormai conosciute invocazioni al Maligno dei Morbid Angel, che non tardano a manifestare anche in questo disco il loro disprezzo per la maggior parte delle persone (riferendosi ai loro atteggiamenti stupidi e vacui) con parole forti e risolute. La blasfemia è il mezzo di cui i Morbid Angel si servono per sputare il loro odio, i riferimenti alle forze soprannaturali anche qui si sprecano, ed il tutto viene visto come volontà d'abbracciare il male supremo. Le chitarre non perdono tempo e danno subito il via a "Blood on my Hands". Anche questo pezzo procede senza intoppi, con la prima stofa il gruppo aggredisce il gruppo prima di passare al riff in tremolo picking. Vincent continua a cantare mentre Pete continua a dirigere la band. Con il refrain si aprono furiosi blast beat alla quale segue il riff portante in tremolo picking. Si continua su questo riff con la seconda strofa.  SI arriva così al secondo refrain, dopo questo riprendiamo con la parte iniziale del pezzo grossa e rocciosa. Si continua poi con un riff "decadente" e con gli assoli della ben rodata coppia di chitarristi. Possiamo notare come la sezione ritmica sia ben precisa e dia un gran sostegno ai due chitarristi. SI procede dopo il momento solista con una nuova strofa e con il riff che va a chiudere il pezzo, non prima di avere scosso un ultima volta il pubblico con un'ultima scarica di blast beat.  Sempre in linea con l'aspra critica al cristianesimo (in un senso si potrebbe dire più istituzionale che divino), i Morbid Angel affrontano il tema della guerra santa.  Il crociato sparge sangue innocente nel nome di Dio per gli interessi della chiesa. Dietro ad una "conversione" si cela la sofferenza di moltissimi uomini costretti a subire una terribile vessazione. La piaga del cristianesimo si è diffusa anche a causa di queste guerre che il gruppo ovviamente non condivide. Alla fine della canzone si nota come il soggetto cambi, è una divinità maligna che parla, essa lancia una profezia, si spargeranno pazzie e malattie mentre l'odio delle vittime brucerà dentro di lei. Forse la vendetta di tutti coloro i quali sono stati uccisi in nome di Dio, e che ora hanno alimentato la fornace infernale, pronta ad eruttare i suoi incandescenti pozzi di magma contro i crociati e chiunque abbia ordinato loro di compiere quelle stragi? Probabile, dato che la parola di Cristo dovrebbe portare gioia e tolleranza, mentre invece ci troviamo dinnanzi a delle azioni sconsiderate, da parte dei "credenti", che non fanno altro che alimentare l'oscura fiamma del male. L'ultimo brano della scaletta risulta essere "Dominate": Il pezzo viene aperto anche questa volta senza troppi fronzoli,  l'urlo di Vincent fa da incipit alla prima strofa la quale ci porta al refrain ed al massacrante stacco di chitarre. Si procede velocissimi con la seconda strofa e con il secondo refrain,  ed anche in questo caso non possiamo fare a meno di notare la potenza del gruppo. Neanche il tempo di respirare e siamo ancora lanciati a folle velocità con il riff più thrash del pezzo. Questo ci conduce ad una parte più cadenzata e "groove". Subito dopo questa si continua con un riff impazzito e frenetico per poi arrivare agli assoli. Nessuno appunto anche qui, è tutto perfetto e si arriva in men che non si dica all'ultima strofa e al refrain finale che si conclude con un vocalizzo furioso di Vincent.  Il testo di "Dominate" viene caratterizzato da un mood guerrafondaio e satanico che trova la sua manifestazione nella descrizione di una sorta di "guerra santa" al contrario, cioè una "crociata" combattuta dalle forze del male contro l'armata di Dio. La guerra è dei forti non c'è spazio per chi non crede nell'ideale, i nostri invitano i deboli a farsi subito da parte. Ogni cosa verrà distrutta, solo i sentimenti negativi prevarranno, ogni oppositore verrà eliminato.  L'ideale di supremazia del gruppo viene ben espresso dal testo, il narratore si paragona ad un animale, il quale, con i sensi ben aguzzi, riesce a sentire la paura delle persone che lo circondano, si sente forte ed è pronto ad agire come un lupo che si getta contro un cerbiatto. L'unica speranza di sopravvivere è data dalla possibilità di unirsi alle truppe della morte.

Il primo live album dei Morbid Angel non fa altro che confermare quanto precedentemente detto riguardo ai primi quattro dischi.  Il gruppo, nella dimensione live, prende i suoi ottimi pezzi e li scaglia sul pubblico con un'inaudita rabbia, dando vigorose accelerate e creando uno spettacolare muro di suono. La situazione live è quella dove il musicista dimostra effettivamente le sue capacità, è in questa dimensione che possiamo capire se effettivamente il batterista è davvero quella macchina che credevamo o se i due chitarristi riescono ad essere ancora puliti e precisi, senza produrre alcuna sbavatura. Dopo l'ascolto non possiamo fare altro che metterci il cuore in pace e constatare l'enorme talento dei Morbid Angel che, come già detto, non fanno altro che migliorare i loro pezzi. Ogni strumento è al suo posto, non avvertiamo mai un senso di noia o la voglia di "saltare" al pezzo successivo. All'interno di questo live album troverete soltanto il death metal dei Morbid Angel, suonato dal vivo, vale a dire nella sua dimensione ideale. Un disco che ci aiuta a capire quanto la schiettezza e la genuinità del Metal estremo siano caratteristiche fin troppo fondamentali per il genere, e come ad oggi, forse, si abusi sin troppo di rimaneggiamenti e ritocchi in sede studio. Altri tempi, altro sound: il combo che qui udiamo riesce a magnetizzare il nostro udito sui riff sferraglianti qui proposti, facendoci esaltare ed emozionare quasi come se fossimo all'interno del pubblico e stessimo, anche noi, alimentando il fragore percepibile all'interno del mosh pit. Un disco - testimonianza da tenersi ben stretto e da custodire gelosamente, da tirare fuori ogni qual volta si ha bisogno di una sana iniezione di violenza sonora oppure quando un "profano" decide di chiedere che cosa ascoltare, per avvicinarsi al Death Metal. In quel momento potremmo sfoggiare fieri la nostra copia di "Entangled in Chaos" e mostrare a tutti quanto i Morbid Angel siano praticamente nati per suonare questo genere. Ottima prova, senza dubbio! 

1) Immortal Rites
2) Blasphemy of the Holy Ghost
3) Sworn to The Black
4) Lord of All Fevers and Plague
5) Blessed Are The Sick
6) Day of Suffering
7) Chapel of Ghouls
8) Maze of Torment
9) Rapture
10) Blood on My Hands
11) Dominate

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