MORBID ANGEL

Covenant

1993 - Earache Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
22/04/2015
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Nel giugno del 1993 una nuova creatura, elaborata dalle menti di geniali musicisti, sconvolge il panorama death metal su scala mondiale. Stiamo parlando del terzo full lenght dei Morbid Angel, il famosissimo "Covenant".  La prima novità che balza dinnanzi ai nostri occhi è la dipartita del chitarrista Richard Brunelle, distaccatosi dalla band per alcune divergenze sorte con il resto del gruppo. Il nostro è da considerarsi un membro storico, avendo presenziato durante le registrazioni e i tour di due colonne come "Altars of Madness" e "Blessed are the Sick". Si potrebbe pensare che una dipartita del genere possa avere comunque influito in negativo sul processo di songwriting dei nostri ma, una volta ascoltato l'album, il dubbio viene subito dissipato. I Morbid Angel diventano quindi un trio, con Pete Sandoval ad occuparsi sempre della batteria, Trey Azagtoth delle chitarre e David Vincent nel ruolo di Vocalist e bassista. Il terzo album di un gruppo è considerato in generale come una tappa molto importante, con il terzo album ogni gruppo può indirizzare la sua ormai rodata esperienza verso la scrittura di pezzi che possono consacrare la band oppure farla precipitare nel dimenticatoio, causa passo falso. Con i Morbid Angel diciamo che poteva bastare una semplice riconferma di quanto dimostrato con i due precedenti dischi, ma essi riscono ancora una volta a stupirci, unendo quella che era stata la violenza di "Altars of Madness" alle atmosfere di "Blessed are the Sick". Un nuovo monumento all'interno del genere giunge ad esistenza, l'oscurità che pervade tutto il disco è qualcosa di eccezionale, l'ascoltatore verrà soffocato da tanta pesantezza. Le liriche del gruppo si concentrano ancora una volta sull'occultismo e sulla satanismo come nei due precedenti album, più il solito spunto Lovecraftiano che di quando in quando sorge all'interno delle varie canzoni, spunto ben noto e presente grazie alla celeberrima passione di Azagthoth per i racconti del "Solitario di Providence".  "Covenant" viene corredato da un altro artwork molto rappresentativo dei temi trattati dall'ensemble.  La rappresentazione di elementi quali un libro che sicuramente (dal pentagono disegnato sopra mescolato ad un simbolo molto caro ad H.P. Lovecraft) parla di occultismo (potremmo forse pensare, ricollegandoci sempre a Lovecraft, che si tratti dell'arcano Necronomicon?), di una pergamena e di una candela, porta per forza di cose la nostra mente ad immaginare tempi lontani, dove certe credenze erano radicate nelle persone, convinte fermamente che la magia ed il soprannaturale potessero esistere ed essere parte integrante della vita. A ragione ci spingiamo verso varie situazioni, dato che i più attenti avranno riconosciuto nel libricino aperto in alto a destra un passo del famoso "Libro di Magia Cerimoniale" di Arthur Edward Waite, mentre nello scritto sulla pergamena è impossibile non cogliere il riferimento al "Patto di Urbain Grandier", una sorta di "attestato di stima" che il monaco francese Urbain Grandier appunto scrisse per operare un voltafaccia al suo Dio votandosi a Satana.  Il disco uscì sempre per la "Earache", vendendo una cifra come 300.000 copie in tutto il mondo, un numero altissimo considerata la proposta estrema dei tre. Esso venne registrato presso i ben conosciuti "Morrisound Studios". La produzione del disco è molto particolare, definirla come bella o brutta diventa difficile perché, tralasciando il carattere soggettivo di una simile affermazione, va ad esaltare determinate frequenze, conferendo alle chitarre un suono compresso, comunque perfettamente intellegibile, e alla batteria un sound che possiamo definire "opaco".  Il disco assume un mood molto oscuro anche grazie a questa produzione così grezza. Bando dunque ai preamboli ed addentriamoci di nuovo nell'oscuro mondo dei Morbid Angel. Che la loro messa nera cominci, è ora di celebrare il rito!

Apre le danze il primo brano del lotto, "Rapture". Un crescendo di chitarra ci porta al primo riff di questo "Covenant", possiamo dire che il riff di apertura di questa prima track è ben conosciuto dalla maggior parte degli ascoltatori di death metal. L'oscurità di questo riff contribuisce a far calare le tenebre nel luogo dove l'ascolto viene consumato, dopo due ripetizioni ecco che tutti gli altri strumenti si aggiungono sostenendo il riff e donandogli pesantezza. L'ascoltatore precipita nel buio, senza che ci sia per lui nessuna via per risalire. Dopo qualche ripetizione ci piomba addosso un riff più veloce, composto da bicordi di chitarra e sostenuto da blast beat di batteria che assieme a quanto descritto vanno a comporre anche la prima strofa. Quest'ultima vede un altro riff (che richiama comunque il riff di apertura) suonato in tremolo picking e sul quale si staglia il potente growl di David Vincent che, per questo disco, è diventato molto più basso. Dopo la prima strofa si riaccende il riff che vede la chitarra suonare fulminei bicordi. Inizia la seconda strofa, la cattiveria del gruppo è ben percepibile, si ripete ancora il riff più veloce a cui segue un assolo, caotico e angosciante. Arriviamo al refrain dove chitarre e batteria schiacciano l'ascoltatore lungo la sedia. Segue un intermezzo dove Vincent continua a cantare scandendo bene le parole e la batteria disegna un tempo imperioso e monolitico. Segue una breve ripresa a cui segue ancora una volta il rallentamento segnato  da brevi incursioni della chitarra solista, che prende il volo successivamente, prima con una partenza fulminea e poi con un assolo più lento (si fa per dire) e ragionato. Dopo l'assolo il riff iniziale viene ripreso, sopra di esso Vincent canta un'altra strofa e dopo un'altra fulminea incursione di chitarre la prima strofa  vien ancora una volta seguita dal precedente riff. Un altro riff, molto lineare, completa dunque la canzone.  Nel testo del brano,  notiamo come sia in prima persona il soggetto protagonista a parlare. Egli invoca dei demoni esortando questi ultimi ad ucciderlo, visto che la finalità del Nostro è quella di morire cosi da poter raggiungere, nei meandri dell'inferno, i  "nemici dell'agnello" (l'agnello simbolo divino, di purezza ed innocenza) per condurre una vita peccaminosa e dannata, risorgendo più forte e potente.  Il soggetto torna ad esprimere le sue volontà, non vuole fare più parte dei "mortali" ma vuole diventare un essere immortale rinascendo nell'estasi ("rapture" per l'appunto) del peccato e portando odio e disprezzo nel mondo, come i Demoni che lo hanno allevato ed ucciso.  Nel testo troviamo quindi una delle ormai conosciute invocazioni al Maligno dei Morbid Angel, che non tardano a manifestare anche in questo disco il loro disprezzo per la maggior parte delle persone (riferendosi ai loro atteggiamenti stupidi e vacui) con parole forti e risolute. La blasfemia è il mezzo di cui i Morbid Angel si servono per sputare il loro odio, i riferimenti alle forze soprannaturali anche qui si sprecano, ed il tutto viene visto come volontà d'abbracciare il male supremo. Giungiamo immediatamente al secondo brano, "Pain Divine", e notiamo subito come  questa track abbia, rispetto a "Rapture", una partenza fulminea. Con l'uso di veloci slide Trey suona il primo riff ad una velocità disarmante, il quale viene sostenuto dai furiosi blast beat di Pete. Questo riff viene presto sostituito dal riff portante della canzone, uno dei più belli che mi sia mai capitato di sentire all'interno del genere. La potenza di quest'ultimo è schiacciante, la furia devastatrice del trio è disarmante. Tra la parte iniziale del pezzo e la prima strofa viene interposto un altro riff, sempre molto ispirato, che fa da intermezzo. Durante la prima strofa viene ripreso il riff portante, il growl di Vincent anche qui si staglia in maniera potente. Pete pesta come un ossesso sul suo drum kit, la velocità è sempre elevatissima. Arriviamo al refrain dove un frenetico e caotico riff di chitarra viene sempre sostenuto dai blast beat. Si riaccende la seconda strofa, l'ascoltatore non ha un attimo di respiro. Ci giunge alle orecchie il riff già udito in precedenza ed accediamo ad un'altra parte della canzone segnata prima da un riff di chitarra ancora una volta veloce e poi da un breve assolo, mentre la parte centrale viene composta da altri assoli, sempre veloci. In seguito il gruppo va a riprendere il refrain e poi, in maniera fulminea, si ritorna ai velocissimi assoli di Trey e all'ultima strofa.  Ancora una volta l'intermezzo ci porta al riff iniziale, con il quale "Pain Divine" viene conclusa. La vena anticristiana emerge prepotentemente anche in questo pezzo dove però il gruppo cerca di essere meno aggressivo, in riferimento alle parole usate, ed addirittura maggiormente ironico. Il dolore divino è, neanche a dirlo, quello provato da Gesù nella crocefissione. Il gruppo, nel suo monologo, si chiede se credere in un Dio ed anche diventare un Dio voglia dire soffrire e sentire il sangue sgorgare dal proprio corpo. "Attraverso il dolore, il piacere; Attraverso il dolore, l'adorazione".  Il gruppo imperterrito continua sulla propria strada ancora una volta sottolineando la contraddizione tra l'essere dispensatore di benevole promesse e ritrovarsi a patire in nome di alcuni "Dei sadici".  Con la frase finale il sunto del testo viene proposto in maniera impeccabile, "Questa sopportazione mi renderà divino". Una religione vista, dai Morbid Angel, come restrittiva e castrante, dato che questo Dio ci impone sofferenze e dolore, con la speranza che noi tutti crediamo ad un aldilà invece composto da pace eterna e benedizioni a tutto campo. Vale veramente la pena soffrire così, per un qualcosa del quale abbiamo solo sentito parlare e che mai abbiamo visto? Secondo il gruppo, certo che no.. ognuno è libero di soccombere al peso della croce, ma i Morbid Angel sono lì pronti a sghignazzare contro chi per l'appunto decide da solo di cacciarsi in guai evitabilissimi. Arriva poi il momento della terza traccia, "World of Shit (The promise Land)": la sette corde di Azagtoth dà vita ad un lento e pesante riff sostenuto dal drumming lento e maestoso di Pete. Dopo qualche ripetizione si apre un altro riff ancora una volta maestoso e monolitico. La voce di Vincent enuncia con disarmante cattiveria i primi versi del testo. Si va a riprendere ancora il secondo riff che abbiamo sentito e poi, tutt'ad un tratto, i Morbid Angel partono in picchiata, senza freni. Un altro riff, questa volta più veloce e aggressivo,  viene immediatamente sostenuto dal drumming di Pete, come sempre preciso e veloce. La parte cantata emerge su un riff che alterna bicordi molto ben definiti a sfuriate di tremolo picking e blast beat. La batteria è si veloce ma anche ossessiva in questa parte della track. Dopo questa sfuriata un assolo fulmineo e breve precede ancora una volta una parte di cantato, la quale è a sua volta seguita da un assolo molto più lento e assimilabile, che trasmette all'ascoltatore un senso di desolazione ed inquietudine. Sembra che davanti a noi si materializzi uno scenario dove la luce è lontana e la nebbia ci travolge. Dopo gli assoli riparte quel riff fulmineo che ormai abbiamo assimilato, e che va a chiudere il pezzo.  Il testo ritorna sulla violenza "Tout-Court" di matrice anti-cristiana. Il gruppo si scaglia questa volta contro i credenti, considerati come pecore e legati ad un "credo di menzogne".  Durante il testo continuano a susseguirsi parole velenose e sprezzanti. Il "gene corrotto" dei credenti viene considerato disgustoso,  l'agognata terra promessa (in riferimento alla religione ebraica) sarà si raggiunta dai religiosi ma attraverso il loro rogo e il passaggio delle loro ceneri nelle fogne.  Insomma nulla di nuovo in casa Morbid Angel, i nostri sembrano riprendere appieno la filosofia di La Vey ed identificano nell'uomo il vero Dio di se stesso. Assecondando il nostro unico ed insindacabile volere, potremo dire d'aver realmente vissuto. Viceversa, sottometterci ad un Dio della cui esistenza neanche abbiamo una parvenza di prova, viene visto come un qualcosa da stupidi. Per il gruppo, i credenti sono appunto esseri umani "difettosi", portatori di un "gene corrotto" come già detto, il quale li ha portato verso la definitiva rovina di loro stessi e di conseguenza del mondo intero, in quanto il loro servilismo ha solo reso più potenti organizzazioni come la Chiesa in generale ed il Vaticano. Dopo una canzone per certi versi ed in alcune parti "riflessiva",  i Morbid Angel tornano a picchiare duro con "Vengeance is Mine".  La track viene aperta da definiti accordi di chitarra, un riff in tremolo picking prende subito il sopravvento e qui Pete emerge prepotentemente con il suo drumming, grazie ad una doppia cassa velocissima e solida. La prima strofa si accende con "tupa-tupa" e riff sempre veloci, il cantato di Vincent è più dinamico rispetto a certe parti dei precedenti pezzi, abbiamo un ritorno al riff iniziale della canzone ma solo per la durata di un giro. La seconda strofa ci aggredisce senza lasciarci respiro, un rallentamento ci dà però un po' di tregua e ci permette di goderci un altro assolo di chitarra. Si riprende subito con dei riff in tremolo picking che portano ad un break centrale, al quale segue un altro riff questa volta marziale e tra i migliori del disco. Le chitarre cambiano ancora una volta riff fino ad arrivare alla parte centrale del pezzo, dove si susseguono assoli visionari e ispirati. La terza strofa ci porta alla conclusione del pezzo, conclusione che vede blast beat secchi e precisi abbattersi sull'ascoltatore.  In "Vengeance is Mine" si ritorna ad una narrazione in prima persona come era avvenuto con "Rapture". Il protagonista della narrazione si rivolge a Lucifero, supplicandolo di donargli la forza del male. Una volta diventato "la spada di Satana", il soggetto enuncia che nessun cristiano verrà risparmiato e che nessuna sua parola verrà lasciata impunita.  Una volta acquisito il potere, il protagonista brucia nell'odio finché non si sarà sbarazzato della religione e di chiunque la pratichi e la difenda. Durante la notte ecco che il rito ha finalmente fine e il protagonista è pronto a svolgere il suo lavoro, quello di una sorta di "angelo della morte" e flagello dei cattolici, i quali cercheranno di fermarlo appellandosi al Rosario ed invocando il loro Dio, anche se questo non servirà. Il Caprone è l'unico Dio, Satana, l'Impero del Male, nessuno mai potrà fermare chi impugna la verga dell'odio infernale. Nessun credente è al sicuro, il mietitore d'anime "candide" è pronto a calare la sua possente falce sul capo di chiunque venga sorpreso ad adorare il Dio cattolico. Nessun prete potrà mai più parlare e nessuna preghiera potrà mai essere più recitata. Un riff più quadrato dà vita a "Lion's Den". La chitarra rimane molto definita mentre la batteria va ad accentare il riff, un riff di chitarra imperioso che ci introduce alla prima strofa. La velocità non è elevatissima ma la potenza eretta dal combo è tantissima. La prima strofa ci piomba addosso con un riff lento e pesante ben sottolineato dal ottimo drumming di Pete, mentre il riff portante della traccia si fa strada nelle nostre menti e non le abbandona più. Dopo la prima strofa il secondo riff sempre seguito dal riff portante, inaspettatamente abbiamo uno stacco dove la doppia cassa di Pete emerge da sola su tutti gli strumenti prima che si ritorni alla seconda strofa dove il gruppo, sempre aggirandosi tra tempi lenti, sembra però in procinto dare una accelerazione alla track. Dopo un breve assolo, un riff fulmineo ci aggredisce mentre tutti gli strumenti esplodono. Un altro assolo fulmineo intermezza una ripetizione di questo riff, al quale segue un altro assolo. Una sola chitarra va a riprendere il riff iniziale ma cambia subito giro e disegna un altro riff ancora una volta lento e maestoso. Vincent inizia a cantare dopo poco, prima che con una rullata di batteria tutti gli strumenti vengano richiamati al precedente riff che va a chiudere il pezzo con un fade-out. Il testo della canzone affronta il tema delle persecuzioni cristiane ai tempi dei romani. "Lion's Den" vuol dire appunto "Tana dei Leoni", metafora indicante l'Arena nella quale i primi seguaci di Cristo (assieme a criminali e affini) venivano condannati a fronteggiare queste belve fameliche, per il puro sollazzo dei politici e dei comuni cittadini accorsi o a scommettere o a gioire dinnanzi a quel cruento spettacolo. Ci si concentra sullo stato d'animo delle vittime di queste persecuzioni, i cristiani appunto, che "privi di respiro" attendono l'ingresso dei leoni che già scalpitano nei loro recinti. La terribile situazione in cui versano i protagonisti è ben descritta nelle prime due strofe del pezzo dove viene sottolineata anche un aspra critica alla religione: "dov'è Dio mentre i suoi fedeli muoiono?", proprio per sottolineare il martirio come condizione paradossale, in quanto nessun Dio dovrebbe mai bagnarsi del sangue dei suoi seguaci e nessuno di questi dovrebbe mai compiacerlo decidendo deliberatamente di considerare quella terribile sorte come una Volontà Divina. La fine della canzone vede i Morbid Angel sostenere fermamente la posizioni dei romani, i cristiani meritano di infatti di morire per le loro credenze e le loro menzogne, proprio perché hanno scelto loro di condurre quella vita.. ed ora ne pagano il prezzo. La partenza della sesta track, "Blood on My Hands", è fulminea, ed incessanti blast-beat si abbattono presto sull'ascoltatore, mentre il riff iniziale viene anche qui sostituito da un altro più quadrato e definito. Si ha un altro cambio di riff e si accede alla prima strofa che continua su questa scia, con Vincent definisce ogni singola parola del testo. Subito dopo la prima strofa si apre un riff in tremolo picking suonato a una velocità comunque non eccessiva. Il refrain è invece caratterizzato da un riff caotico e da blast beat veloci e precisi. Viene ripreso il riff precedente dove viene cantata la seconda strofa. Ancora una volta il refrain si abbatte su di noi. Viene ripresa la prima strofa, e successivamente si fanno strada due assoli. Viene ripreso il riff, quel riff malato che va a consumare le orecchie dell'ascoltatore, quello che aveva seguito la prima strofa e che fa da base alla quarta strofa. Giungiamo poi alla fine, ove ritroviamo il riff usato precedentemente a supporto del refrain. Una track breve ma di grande impatto, come le precedenti del resto.  Sempre in linea con l'aspra critica al cristianesimo (in un senso si potrebbe dire più istituzionale che divino), i Morbid Angel affrontano il tema della guerra santa.  Il crociato sparge sangue innocente nel nome di Dio per gli interessi della chiesa. Dietro ad una "conversione" si cela la sofferenza di moltissimi uomini costretti a subire una terribile vessazione. La piaga del cristianesimo si è diffusa anche a causa di queste guerre che il gruppo ovviamente non condivide. Alla fine della canzone si nota come il soggetto cambi, è una divinità maligna che parla, essa lancia una profezia, si spargeranno pazzie e malattie mentre l'odio delle vittime brucerà dentro di lei. Forse la vendetta di tutti coloro i quali sono stati uccisi in nome di Dio, e che ora hanno alimentato la fornace infernale, pronta ad eruttare i suoi incandescenti pozzi di magma contro i crociati e chiunque abbia ordinato loro di compiere quelle stragi? Probabile, dato che la parola di Cristo dovrebbe portare gioia e tolleranza, mentre invece ci troviamo dinnanzi a delle azioni sconsiderate, da parte dei "credenti", che non fanno altro che alimentare l'oscura fiamma del male. Il pezzo successivo, "Angel of Disease", è uno di quelli storici del combo e viene riproposto su questo "Covenant", dato che non vide mai la luce perché facente parte della tracklist del mai pubblicato "Abominations of Desolation". Sin dalla partenza, affidata ad un fulmineo assolo e ad un drumming martellante, è possibile capire come l'influenza thrash del tempo (parliamo della seconda metà degli anni '80) sia stata bissata con le successive composizioni e dunque anche con "Covenant", e mai abbandonata. La prima strofa vede un Vincent utilizzare un growl diverso, molto meno profondo e più diretto. Dopo la prima strofa abbiamo un primo rallentamento dove la chitarra solista dà vita a un secondo assolo, ed il riff più lento viene mantenuto per un'altra parte di cantato. Abbiamo subito una ripartenza sul riff che aveva segnato la prima strofa, ancora una volta il rallentamento ci giunge alle orecchie segnato anche questa volta da un assolo. Successivamente abbiamo ancora una strofa, segnata dal precedente riff a cui segue il refrain del pezzo. Dopo un bridge, il refrain viene ripreso fino alla ripetizione del bridge stesso a cui seguono nuovi assoli. Si accede ad un'altra parte della canzone, sempre cadenzata e anche qui seguita da assoli. Il riff appena sentito viene ripetuto, prima che si arrivi ad un altro cambio di riff, con il quale si accede al refrain del pezzo. Si rimane qui in territori molto lenti dove la chitarra solista si limita a sottolineare l'atmosfera con cacofonici interventi di whammy bar.  Improvvisamente però il tempo di fa più sostenuto ed un altro assolo, più veloce e completo, arriva alle nostre orecchie. Il riff che sostiene l'assolo viene prolungato fino ad uno stop a cui sussegue la sola chitarra. Il riff iniziale viene ripreso e accediamo alla terza strofa, ancora una volta la struttura iniziale si ripete, un rallentamento con un assolo ci conduce al refrain del pezzo a cui susseguono diversi botta e risposta tra chitarra solista e sezione ritmica finché, con una mini ripresa, il pezzo viene concluso. Le liriche di "Angel of Disease" riprendono il tema dei demoni lovercraftiani. Si parla nel testo di un terribile rito, le anime delle persone bruciano in un calderone così che gli antichi possano essere venerati tramite sacrifici indetti in loro onore. Il principe della malattia (un'entità molto simile a Satana) verrà invocato e porterà la maledizione che sconvolgerà per sempre la chiesa cristiana e dunque il suo credo.  Dopo altri sacrifici eseguiti con carne umana, anche i preti invocheranno i Grandi Antichi, circuiti dal loro potere, mentre tutti pregheranno la bestia in uno scenario apocalittico, i piaceri della carne saranno liberi,eterni amplessi saranno celebrati dalle persone mentre i Grandi Antichi governeranno di nuovo, guidati da Cthulhu, loro signore e padrone. "Sworn To the Black" viene aperta da un riff marziale ed un drumming importante, contesto in cui Pete decide di giocare molto con il suo set di piatti. La prima strofa viene sostenuta da una variazione del precedente riff, fino ad arrivare al terzo riff della composizione che è anche quello che sostiene il refrain del lavoro tutto. Dopo questo refrain si sussegue un mini-assolo che ci porta alla seconda strofa. Ancora una volta viene ripetuto il refrain che viene sostenuto da un eccellente gioco di Pete sul charleston, ed un assolo magistrale di chitarra ci coglie alla sprovvista permettendoci di apprezzare tutto il talento di Trey. Abbiamo un break dove la batteria scandisce il tempo e le chitarre, con un tapping, ci meravigliano ed emozionano letteralmente. Successivamente il gruppo ci riporta al riff inziale, arriviamo alla terza strofa (che non si differenzia però dalle precedenti) per poi accedere al terzo ritornello.  Un altro assolo di chitarra va a concludere il pezzo, il quale viene chiuso in maniera diretta, quasi fosse stato tagliato di netto con una spada. Anche qui l'oggetto della narrazione sono le memorie di un soggetto non meglio identificato, narrate in prima persona. L'esistenza del nostro protagonista è stata generata dall'abisso e la sua vita condotta nell'oscurità.  Ripudiato dalla luce, le sue emozioni si sono affievolite fino a scomparire. "Un cuore di ghiaccio" pompa sangue freddo nelle sue vene, e questa creatura vivrà nell'oscurità fino a quando verrà evocata.  Quando Lucifero risorgerà allora questo essere si schiererà in battaglia affianco degli altri demoni. Facendo pagare al mondo la volontà d'averlo escluso e di averlo relegato per sempre in una camera oscura. Ripudiato dalla luce, l'essere giace morente giurando di rimanere fedele all'oscurità, l'unica vera amica, l'unica consolatrice che lo ha accolto senza pretendere da lui alcunché. A questa rimarrà fedele e per questa combatterà. Giunge quindi il momento di "Nar Mattaru": questo pezzo strumentale rievoca le emozioni provate nel precedente "Blessed are the Sick", riproponendoci un sound cupo, claustrofobico e terribilmente oscuro. La composizione è molto semplice, consiste in una tastiera fortemente effettata completamente votata ad un genere ambient, il tutto è sorretto da alcuni rumori "metallici" che comunque sembrano ricordare il respiro irregolare di chissà quale bestialità nascosta nei meandri dello spazio o della terra. Il tutto ci catapulta in luoghi lontani, facendoci "viaggiare" in posti sconosciuti e surreali. Più che un brano a sé stante, la composizione si configura come una intro del pezzo successivo, ed evoca colori ed immagini atte a prepararci ed a condurci all'ultimo brano dell'album. "God of Emptiness" viene infatti aperto da un riff ancora molto lento e doomish. Ancora una volta il drumming di Pete è essenziale, riuscendo proprio in virtù di questa sua particolarità a fornire grande dinamica al tutto. La voce di Vincent diventa profonda all'inverosimile. Le chitarre evocano atmosfere angoscianti e negativi sino al refrain. Un riff convulso si fa strada in maniera inarrestabile per poi essere sostituito da un altro riff nella seconda parte del ritornello. Viene ripreso il riff iniziale ed ha inizio la seconda strofa, la struttura della canzone viene ripetuta. Ancora una volta ascoltiamo infatti il micidiale refrain segnato da una prestazione magistrale di Vincent.  Un altro riff che segna una lieve apertura nei toni delle chitarre ci conduce ad un catacombale rallentamento dove improvvisamente, calda e profonda, la voce di Vincent disegna letteralmente un'altra parte degna di nota del pezzo. Questa parte viene ripetuta dopo un breve intermezzo e il suo riff portante ci conduce alla fine dell'album.  Il manifesto anticristiano di questa canzone si concretizza già dalle prime strofe. La chiesa viene accusata di dispensare bugie e di riempire le menti dei credenti con tutte le menzogne del mondo, atte a generare unicamente oppressioni di vario tipo e paure nel cuore degli uomini. Il loro potere sta però ormai finendo, i fedeli verranno accecati dall'invidia e dunque perderanno di vista la morale cattolica. I bambini verranno attirati dal diavolo e le madri, a loro volta (abbiamo in questa sezione un riferimento alla bibbia), diventeranno vere e proprie ancelle del diavolo. Il Serpente (ecco il riferimento, si parla del noto serpente che tentò Eva) dispenserà lussuria alle donne, strapperà loro l'anima rendendole libere dalle fede.  Alla fine della canzone il diavolo proferisce l'ordine al suo seguace di inginocchiarsi pieno di fede e "splendidamente", proprio perché non c'è cosa più bella che votarsi al Demonio. Nel testo dell'ultima canzone troviamo ancora un "sunto" delle tematiche affrontate nell'album, tematiche anticristiane con le quale i Morbid Angel criticano sia Dio inteso come divinità sia Dio inteso come istituzione, la Chiesa.

Ecco qui che dopo circa quaranta minuti di ascolto arriviamo alle nostre, immancabili conclusioni. Iniziamo con il dire che "Covenant" è un disco molto intenso come in generale lo sono tutti i dischi dei Morbid Angel e che per essere apprezzato in toto necessita di numerosi ascolti. Questo non perché manchi l'impatto iniziale ma perché , come già avevamo notato nel precedente "Blessed are the Sick",  ogni pezzo diventa un colore che va a comporre il quadro dipinto dal gruppo, ed ogni quadro impegnativo deve essere apprezzato mediante un lungo ed importante scrutare, per captare appieno tutte le sfumature delle quali parliamo. La prova del quartetto è ineccepibile, che i Morbi Angel sapessero suonare già lo sapevamo ma quello che ci stupisce è che a distanza di ormai vent'anni, la loro performance riesca ancora a stupire chiunque si accinga a suonare death metal e ad ascoltare proprio questo disco.  Andando a parare su un discorso più strettamente musicale, possiamo affermare che "Covenant" rappresenta la prova più completa e matura dei Morbid Angel, ogni pezzo trasuda malignità e cattiveria ma anche passione, una passione che ha contribuito alla creazione di ogni superbo riff di chitarra e che ha contribuito a fare diventare Pete Sandoval una vera e propria macchina da guerra, che ha portato David Vincent a far tremare i muri delle nostre case con il suo growl senza dimenticarci la definitiva apoteosi di Trey Azagthoth, mente ed anima del gruppo.  Ogni appassionato del genere deve necessariamente conoscere "Covenant", un vero e proprio punto fermo all'interno della storia del Death Metal; oscuro come pochi altri dischi, questo album ci condurrà nei più bui angoli del mondo, ci porterà lontano, in altri mondi regalandoci tantissime emozioni. Curiosità a fondo articolo: come già detto in apertura di recensione, questo fu anche uno dei dischi maggiormente "potenti" a livello di riscontri economici, con le sue svariate centinaia di migliaia di copie vendute. Ebbene, le soddisfazioni non si limitarono certo al numero di fan che avevano acquistato l'album, al contrario: quest'ultimo poté andare così forte grazie anche al preziosissimo apporto della "Giant Records", la prima major ad essersi interessata ad un prodotto così estremo. Questa si occupò della distribuzione nel Nord America, e grazie al lavoro di promozione i nostri arrivarono addirittura a registrare ben due videoclip (rispettivamente per "Rapture" ed "God of Emptiness") che spesso furono passati nientemeno che su MTV, proprio a suggellare la volontà dei Morbid Angel di volersi proporre ad un pubblico meno di nicchia e più ampio. Prova superata, in quanto lo ripetiamo, il disco è ad oggi uno dei più famosi ed apprezzati della loro intera discografia.

1) Rapture
2) Pain Divine
3) World of Shit
(The Promised Land)
4) Vengeance Is Mine
5) The Lions Den
6) Blood On My Hands
7) Angel Of Disease
8) Sworn To The Black
9) Nar Mattaru (Instrumental)
10) God Of Emptiness

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