MOONSPELL

Wolfheart

1995 - Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
17/06/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Abbiamo fino ad ora inquadrato i Moonspell come un gruppo che arriva dal basso, che scalcia per ritagliarsi il proprio spazio puntando sull'originalità e su scelte compositive ambiziose. In virtù di questo, "Wolfheart" (1995) è l'album che segna la svolta, grazie anche ad un contratto stipulato nientemeno che con la "Century Media Records". Anni passati a mettercela tutta, saltando da un'etichetta all'altra; adesso il gruppo portoghese ottiene l'occasione di poter rilasciare un album di debutto con una delle etichette più blasonate (e dai mezzi più potenti) dell'intero panorama, un'occasione che potrebbe potenzialmente fiondarli nella scena internazionale, per la prima volta rilasciando il proprio lavoro sfruttando una miriade di versioni e formati (CD, Digipack, musicassetta..), facendo in modo di arrivare praticamente dovunque. La formazione che si cimenta in questa prova è composta ancora da Fernando Miguel Santos Ribeiro "Langsuyar" alla voce e Duarte Picoto "Mantus" alla chitarra. Tradizionalmente il gruppo ha in linea di massima avuto due chitarristi ed infatti Duarte è coadiuvato da un session, Ricardo Amorim (il quale si occupa anche di alcune parti vocali), che dal successivo album entrerà in pianta stabile. Al basso ancora João Pedro, questa volta col soprannome "Ares", alla tastiera Pedro Paixão "Passionis", alla batteria confermato Miguel Gaspar, senza scordarsi poi della collaborazione con Birgit Zacher per alcune parti vocali. Questa stessa cantante, per dovere di cronaca è bene sottolinearlo, un anno prima aveva fatto la sua comparsa in un album dei Tiamat. Una prova del genere comporta, oltre alla tensione, anche dei vantaggi: iniziamo ad esempio dall'artwork che con questo album raggiunge alti livelli, che prima il gruppo non osava nemmeno sperare di poter toccare. Parliamo di una copertina realizzata da Axel Hermann, si tratta chiaramente di un disegno: una composizione con un branco di lupi famelici ed aggressivi, si vedono solo le teste e le proporzioni vengono sacrificate per necessità artistiche. Un branco che sembra nell'atto di ululare o ringhiare; in sottofondo un'enorme luna nella quale si riesce ad intravedere anche la figura di un caprone, un richiamo al tema satanico affrontato spesso dal gruppo, in precedenza. Ottima la scelta dei colori, tonalità tendenzialmente calde e violacee, mentre la cura dei particolari, specie nel disegno dei lupi, è certosina: la classe sta proprio nel fatto di aver reso bene le espressioni senza sfociare nel realismo ma lasciando sostanzialmente intatta la "magia" del disegno, lasciando intravedere i tratti. In questo contesto, spostati sulla sinistra, si vedono il logo del gruppo - in pieno stile Black Metal - ed il titolo dell'album in un carattere meno aggressivo e decisamente più leggibile. L'album è stato pubblicato in svariate versioni, anticipavo, e la cosa interessante è che ogni versione gode di una grafica diversa. In alcuni casi, l'aspetto grafico dovrebbe essere "speciale" rispetto a quellao dell'edizione "standard", ma finisce per diventare in questo caso un qualcosa  di davvero pessimo. Mi riferisco proprio alla grafica del digipak, che propone la scena di due lupi che si scagliano uno contro l'altro (l'immagine è proposta in fondo alla pagina, assieme alle altre). La scena, di per sé, non sarebbe male se non fosse stata realizzata e confezionata in un artwork a dir poco inadeguato, traducendosi in una zingarata inspiegabile che poteva essere scongiurata anche semplicemente appellandosi al comune senso del buon gusto. Andando nel dettaglio, lo sfondo totalmente bianco non fa altro che accentuare gli errori nel taglio delle sagome dei lupi, ai quali la pelliccia è stata applicata col timbro clone - tanto che è facile notare la ripetizione del pattern - e, come se non bastasse, viene proposto un logo del gruppo anch'esso imbarazzante, ed un titolo dell'album a dir poco penoso. Anche il retro, inoltre, risulta altrettanto discutibile. La versione tape, per fortuna, riprende la grafica del CD, anche se c'è da dire che ci sono anche edizioni ufficiali del CD (non digipak) che hanno la grafica alternativa ed una bonus track. In definitiva si può affermare che la presenza di una bonus track non compensi la bruttezza della grafica che bisogna sorbirsi prima di aprire il CD. Dopo queste premesse passiamo all'ascolto dell'album per capire che sviluppi ha avuto la musica del gruppo nell'anno che è trascorso dall'ultimo EP.

Wolfshade (A Werewolf Masquerade)

"Wolfshade (A Werewolf Masquerade) - L'ombra del Lupo (Una mascherata da Licantropo)", un inizio con delicati arpeggi di chitarra e sinfonie di tastiera, un'accoglienza morbida con un qualcosa di inquietante, si ripete e si colora di piatti che sembrano quasi delle onde sulla sabbia; di colpo un frastuono ed irrompe la voce e tutta la potenza sonora del gruppo, tempi ritmati e sincopati, la voce canta in controtempo svettando, gli strumenti disegnano una marcia cattiva e solenne. Lo scream si prolunga e lascia spazio alle tastiere ed un passaggio melodico di chitarra, poi un blast di cassa e la voce di Ribeiro si fa pulita, calda e bassa, continua così accompagnata da un forte basso pulsante, inizia una fase Gothic ricca di sinfonie e le chitarre si prendono molto spazio ripetendo un riff melodico ma grintoso. Ancora una volta la parte con la voce pulita, l'approccio non ha niente a che vedere col Black Metal, è interamente Gothic ed è un bel lavoro, coinvolgente ed azzeccato, anche nelle dinamiche che fanno emergere tutti i particolari degli strumenti e l'ottimo lavoro di piatti. Di nuovo uno scream, a ricordarci che si tratta pur sempre di un gruppo di matrice Black, si ripete la parte precedente con rabbia, frasi prolungate che si incastonano nei riff ripetitivi di chitarra che poi si prolungas e lascia spazio ad altri arpeggi puliti, in stile vagamente neoclassico/latino. Bei momenti, suoni cristallini accompagnano gli arpeggi prima che si unisca la batteria con tempi basilari e colpi morbidi (forse con spazzole), variazioni alla chitarra con sovra incisioni elettriche ed un nuovo climax che introduce un assolo delicato, in stile decisamente Gothic, lento e ripetitivo, affatto invadente. La batteria diventa un blast non troppo veloce mentre la chitarra offre variazioni nell'assolo, diventando un qualcosa di Heavy, propone quindi un tapping virtuoso che si sposta sulle tonalità acute e nel finale viene raggiunto dal riff di base del pezzo, con accompagnamento di tastiere e quindi si torna alla parte con voce pulita. Sorprende che in tutto questo la presenza del basso è massiccia e, pur accentuando altri tempi, le diversità ritmiche compongano un tutt'uno originale e godibile. Un pezzo che presenta un gruppo che ha trovato una nuova entusiasmante strada da percorrere: si riprende con la fase Black, che non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sentito e si conclude poco dopo per farci ascoltare altri arpeggi che concludono il brano. Un lungo pezzo di presentazione, si compone in definitiva di due riff: quello Black e quello Gothic, riproposti in varie salse e con intermezzi sempre differenti ma, in buona sostanza, sempre di due riff si tratta. Un inizio che segna un miglioramento rispetto a quanto già sentito e ci fa capire quanto le influenze Gothic aggiungano al gruppo. Nel testo si racconta di una lei che portava la notte nei propri tristi occhi da lupo, animale che torna spesso nella discografia dei Moonspell, il profumo del tramonto è il suo aroma più forte, mezza donna e mezza lupo, uno scherzo della Natura che ha deciso di offrirci un tale prodigio alla vista. Ha perso la sua maschera in un'alba fatale, sono stati chiusi gli occhi del sole, lui dorme, dunque lei è una bambina che uccide in nome del padre. Una nascita notturna, un requiem che Dio non può dimenticare, perché la vita di lei non è altro che la celebrazione della Sua morte, senza le Sue spine nel cuore lei indossa l'ombra come faccia, una mascherata da licantropo. Lei portava la notte ed è nata dalla notte, loro non sono altro che i figli dei poteri che quella ha scatenato, coloro che hanno il cuore di lupo. In questo testo torna spesso l'immagine della maschera al volto, non si tratta quindi di un cambiamento di fattezze ma viene dipinto come un cambiamento esteriore capace di influenzare comunque l'ambiente circostante e se stessi. Queste considerazioni sono in linea con il concetto di base del licantropo, infatti non si sottolinea tanto il fatto della "trasformazione" in sé, ma piuttosto del lato bestiale in ognuno di noi, nascosto e pronto ad emergere all'improvviso: è proprio questo che rende il licantropo temibile, il non sapere mai dove si cela. Ecco che una fanciulla apparentemente indifesa nasconde dentro sé una forza bestiale e travolgente, questo diventa motivo di timore ma anche di fascino e seduzione, in questo caso.

Love Crimes

"Love Crimes (Crimini d'amore)" un inizio rockeggiante questa volta, roba che chiunque abbia ascoltato i precedenti Moonspell non potrebbe crederci, la distorsione preannuncia la botta che arriverà poco dopo, con una voce a metà tra uno scream ed una melodia. L'atmosfera Gothic pervade tutto, le parti vocali iniziali sono aggressive, con scariche di tom che passano da un orecchio all'altro, ma ecco che arriva la voce pulita e melodica, con tastiere e la partecipazione di una voce femminile, quella di Birgit Zacher, con un coro di sottofondo che si incastra nelle lunghe pause del cantato maschile, assieme alle tastiere. Il pezzo canta chiaramente di passione, la parte dura a lungo e viene recitata bene, poi si riprende con il riff aggressivo sentito prima, la voce è graffiante e si avvicina sempre ad un parlato, poi di nuovo le melodie con coro femminile, accompagnate da un lento blast e variazioni sui piatti. Lo spirito teatrale del gruppo ha trovato un'ottima applicazione, senza inutili esagerazioni il pezzo funziona bene, poi ecco che arriva una variazione Heavy con un basso pulsante e spesso in primo piano, segue una variazione Black senza che la distorsione alle chitarre si faccia troppo forte. Dopo una pausa da finto finale riprende il pezzo, colorandosi di sfumature Doom, una variazione con voce pulita e spinta fino a graffiare, sinfonie di tastiera che si fanno prorompenti, continue e ripetute (forse banali, ma comunque funzionali); tribale alla batteria con melodie e quindi riprende la parte precedente con una voce che si fa più incisiva e con qualche variazione. Ancora una volta il tribale alle pelli, stoppata e quindi il coro femminile ed il recitato maschile, il momento più caratteristico del pezzo, con plettrate alternate che ci ricordano le origini Black Metal dei Moonspell. Ancora una volta, quando sembra arrivare il finale, veniamo traditi e quindi comincia un momento magico fatto di cristalli e di tastiere che danno l'idea di flauti, l'atmosfera è dolce e c'è spazio solo per suoni romantici e pacifici, da lago incantato. Lenti suoni distorti ed effettati, sembra essere iniziato un pezzo completamente nuovo, la voce è sussurrata e calda, la batteria è un tribale ostinato e coinvolgente, quando la parte inizia a piacere esageratamente si conclude il brano. Anche questa volta i Moonspell tirano fuori brani che si compongono di tante parti che, probabilmente, starebbero meglio come pezzi a sé? nel senso che se nella tracklist questa musica fosse divisa in due pezzi diversi non se ne sarebbe accorto nessuno della differenza; non è necessariamente un male: in lavori precedenti la cosa sapeva di "appiccicato" mentre in questo caso si legge una coerenza di base, nonostante il netto cambiamento. Il testo è sensuale come ci si aspetta: è svegliato da notti fredde, spogliato da soffici venti, toccato dalle unghie di due streghe dal tocco capace di spezzare il ghiaccio - un'allusione che sta ad indicare sia quanto siano acuminate le unghie, quindi la pericolosità, sia quanto sappia scaldare il loro tocco - è il loro modo misterioso di dargli il benvenuto, di accoglierlo, il loro modo di ricordare lontane notti di passione e disgrazia, quando nudo si è bagnato in acque vellutate, osservato con un sorriso complice sotto la luna innocente. Guidato da esseri sereni, spogliato da mani vuote, che intagliavano in lui strani simboli a lui ignoti, penetrando in lui dolcemente. E' il suo modo di darle il benvenuto, di ricordare quelle notti lontane di passione e disgrazia in cui entrambi indossavano corone di carne per sfidare il cielo blu e la sua tirannia. Cattivi muti, che bevono dell'amore come vampiri insolenti, ballando attraverso cieli e stelle, come nuovi corvi su un nido estraneo, catturati da quanto è selvaggio quel luogo strano; disegnando sciocchezze con sangue e sperma. Intagliati ritualmente nei petti e nei cuori, in un dolore che unisce, lega, segni di un crimine d'amore; questo è il loro modo d'amare, di darsi il benvenuto, di ricordare le notti di passione, ricordi serviti in coppe di dolore ed orgoglio. Lei piangerà per l'eternità, perché hanno perso la loro sposa in cielo, brillerà per sempre nel suo argenteo sorriso, condannata a splendere ogni notte. Un testo molto bello, racconta di questo amore selvaggio, carnale, violento, ma profondo, che lega questi due amanti dalla vampirica sete alla loro sposa, la luna, che hanno perso in quanto intrappolata in cielo.

..of Dream and Drama (Midnight Ride)

E' ancora notte in "..of Dream and Drama (Midnight Ride) - Fra sogno e dramma (cavalcata di mezzanotte)", si toccano argomenti meno passionali e più tristi, lui non ha alcuna madre che gli dia da mangiare, o per leccare le sue ferite così profonde, né terra sulla quale poggiare la sua corona, ha sofferto per via del padre e perfino la luna gli mente mentre brilla in cielo. La seduzione di un altare, la debolezza dei movimenti mortali di lei, mera vanità femminile nel ritardare la cavalcata di mezzanotte, il suicidio. Un bellissimo pugnale adesso può lasciare il cofanetto che lo custodiva, selvagge lacrime rosse alle mani della donna, i suoi seni baciati da un volto affilato, è stato dato ciò che l'amore ha preso, hanno danzato insieme nella morte e nell'amore. Anche in questo caso, dunque, torna il tema passionale (in un cliché sicuramente Gothic) dell'amore tenebroso che gioca con la morte. Le fiamme le hanno sorriso, invitandola ad una pace infuocata, ad una danza funebre attorno al fuoco dove tutte le donne sono nude e sole, immolando il loro orgoglio. Un testo particolare, forse non molto chiaro: non si capisce infatti se il protagonista sia l'uomo descritto inizialmente o la donna che, comparendo, prende tutta la scena. Nessuna delle due storie viene approfondita, forse l'intento era semplicemente mostrare uno scorcio di vita, senza una trama precisa, come una semplice occhiata in una scena in cui due drammi, fatti di amore e morte, si intrecciano; due fili avvinti in un groviglio inestricabile fatto di voluttà e fatalità. Il testo inizia con un arpeggio in stile horror, la voce calda e decisamente Gothic, un'atmosfera da thriller con note acute e colpi di basso forti e decisi, ostinati, la batteria si prende molto tempo sui piatti e poi il pezzo esplode di ritmo, sul rullante. Totalmente Gothic, anche vecchio stile, molto ritmato ed orecchiabile, un riffing semplice con retrogusto Rock, ritornello con cori oscuri e variazioni e fischi alle chitarre. La voce alterna urla Rock a cupe parti Gothic, l'influenza Dark è evidente, c'è qualche sfumatura Black che traspare in qualche accenno di scream, poi a sorpresa un riff da Heavy fa cambiare tutto ed ecco che lo stesso pezzo cambia veste, il ritmo si fa saltellante ed allegro, poi la tastiera si fa viva in una parte da pianobar gioioso, con tanto di scorrimento sui tasti, poi ecco l'assolo di chitarra Rock, cafone e chiassoso, note acute in rapida successione, fischi e distorsioni ad effetto, intanto l'accompagnamento scorre e si arricchisce di cori, continua fino al finale che intensifica i colpi al rullante e poi si conclude con un urlo pieno di delay in modo esagerato. Insomma se prima i Moonspell erano troppo orientati sul Black e sacrificavano la propensione al Gothic, adesso con un pezzo del genere fanno il contrario: sembrano voler fare intenzionalmente le cose banali, un comportamento assurdo considerando che non poco tempo prima mostravano voglia di innovare e sperimentare. Brano decisamente più breve rispetto ai precedenti che si sono distinti, tra l'altro, anche per la durata superiore ai sette minuti.

Lua d'Inverno

Ancora più breve è "Lua d'Inverno (Luna d'inverno)", un brano strumentale piazzato come spartiacque nella tracklist, si sente un flauto leggero e cristallino, una chitarra classica si associa con colpi sicuri ed arpeggi, anche in questo caso il suono è armonioso, delicato, il dialogo tra gli strumenti suggerisce luoghi incantati, la magia pervade l'atmosfera. Gli strumenti si passano la direzione della melodia e si alternano dolcemente, a volte sovrapponendosi, il flauto riprende sempre lo stesso tema mentre la chitarra si concede delle variazioni, ad un certo punto il fade out fa calare il volume progressivamente fino a concludere questo pezzo. Non si tratta di un brano eccessivamente breve, è poco meno di due minuti, però i tempi lenti e la riproposizione delle stesse melodie incanta fino a far fermare il tempo. Va più che altro registrato un dato: i Moonspell non hanno rinunciato alle sonorità Folk/Pagane e lo dimostrano con parti del genere che - pur compatibili con l'approccio Gothic - hanno un intento ben diverso. Se nei brani precedenti la luna era una sposa rapita dal cielo e condannata a piangere eternamente l'abbandono, o la timida testimone di maliziosi incontri vampirici, adesso la luna è spiritualità pagana, è testimone di tradizioni immemori e dell'ascesa di popoli.

Trebaruna

Proseguiamo con "Trebaruna", un pezzo cantato in portoghese. Questo è il nome di una dea lusitana, nome presente anche nella variante Treborunnis (sonorità più celtica), il culto di questa divinità è stato registrato in Galizia (nord-ovest della penisola iberica) e nella Lusitania (sud-ovest), luoghi che, grosso modo, coincidono con l'odierno Portogallo. Il nome di questa dea deriva da trebo (casa, rifugio) e runa (segreto, o anche runa appunto), indica una divinità guerriera votata alla protezione domestica e familiare; l'appassionato di mitologia non potrà fare a meno di notare il parallelo con Syn, divinità norrena che condivide gran parte delle caratteristiche citate: anche lei guerriera, anche lei guardiana domestica e protettrice della famiglia, anche lei custode di misteri (infatti pare che Syn riuscisse a smascherare gli inganni e fosse protettrice della verità); un altro paragone abbastanza ovvio si può fare con la dea Atena. Nel testo si parla di una dea guerriera, figlia del dolore e sacra guerriera, dea dell'amore (molto probabilmente un amore domestico, non passionale). Il seme del suo letto ci protegge con un dolce abbraccio, Trebaruna è vita e morte, figlia della luna e compagna dei lupi, un ventre pagano che desidera procurare rifugio per coloro che le si affidano. Trebaruna è colei che ci ha creato, il seno che ci nutre, alimento di amore e guerra, la sua voce è la melodia più dolce della nostra terra, i suoi figli le baciano gli occhi chiusi con fervore e venerazione. Nel testo si coglie bene la dualità che caratterizza la dea, dualità presente e forte nella mitologia celtica in generale: possiamo pensare alla mamma-lupa capace di essere protettiva e dolce coi suoi cuccioli quanto di essere feroce e spietata contro chi li minaccia. Trebaruna è dunque l'incarnazione di questa protezione, quasi materna, che - selvaggia - si mostra con l'affetto di chi nutre e con la ferocia di chi protegge i propri cari. Nel testo non si fa nessuna menzione circa il lato "segreto" del nome della dea, spesso rappresentata come una madre-guerriera armata di lancia (anche Syn era armata di lancia, come del resto Atena); se si fa un parallelo si può osservare come in Syn questo lato segreto riguarda proprio la capacità di svelare gli inganni, in Atena è una saggezza abbastanza simile ed altrettanto votata alla giustizia/verità, in Trebaruna potrebbe individuarsi qualcosa di simile oppure, come suggerito dallo studioso Krzysztof Tomasz Witczak che ha notato come a questa venga associata una divinità maschile, Rave, che condivide la stessa radice protoindueuropea di Giove, in latino Iuppiter, e quindi il parallelo andrebbe fatto con Giunone, in latino Juno, moglie e sorella di Giove col quale condivide molte caratteristiche ed un ruolo poliedrico. Per quel che ci interessa Giunone condivide con Trebaruna il ruolo di protettrice della comunità, di madre fertile, specialmente come Curitis lei è una guerriera armata di lancia (ancora una volta), protettrice della comunità e madre fertile, protettrice del benessere collettivo (consideriamo che Curitis è un termine molto simile a curiae, come col quale venivano indicate le assemblee che si occupavano di giudicare e decidere sulle questioni collettive, termine che deriva da co- [insieme] e viri [uomini]) e proprio in questo aspetto si rintraccia il ruolo della parte -runa del nome: perché queste decisioni avevano un carattere principalmente mistico-religioso e si pensava che fosse proprio il volere degli dèi ad influenzare le decisioni. Un suono di tastiere che riprende le cornamuse, percussioni, colpi di timpano, una marcia accennata al rullante, poi chitarre grintose si inseriscono con un riff pesante e travolgente. Il pezzo inizia in modo assolutamente "pagano", continua così a lungo e si stabilizza in un riff, poi una variazione in cui è solo il basso a portare la melodia, poi la voce si inserisce in un tempo da Viking Folk Metal, bassa, inneggiante, i tempi sono molto ritmati e si basano molto sul lavoro del basso, di nuovo le tastiere a cornamusa e le molte percussioni, si conclude la strofa e si ripete tutto esattamente come l'abbiamo già ascoltato, con una nuova strofa cantata con ritmo, una filastrocca votiva che si ripete e continua ad inneggiare a Trebaruna. Una danza di festa, un canto, un inno fatto di forza guerriera (di qui l'andamento a marcia) ma anche di devozione. Ecco un passaggio in cui il suono si apre e le "cornamuse" eseguono lunghe note, danno spazio alle percussioni per farsi notare meglio e quindi si arriva al finale. Un pezzo che ripete per tre volte la stessa filastrocca, con la stessa andatura, con una metrica simile, se non speculare, guadagna artisticamente proprio da questa ripetizione che - pur non diventando un mantra - è insistente e comunica in modo inequivocabile il fervore del gruppo che, impersonandosi nella comunità grata per la protezione della dea, offre il proprio canto votivo.

Vampiria

C'erano già stati riferimenti ai vampiri, ma è con "Vampiria" che la cosa si fa più esplicita. La musica che qui udiamo è un ottimo anticipo di quello che faranno i Moonspell negli anni futuri, si sentono sinfonie di archi, bassi, la voce di Ribeiro è un sussurro a volte roco, poi la melodia prende una piega ancora più horror, si sposta su tonalità più acute ed ostinate nella ripetizione. Lunghi momenti di suspense, colpi tribali di cassa mentre la voce ancora dialoga terrificante, c'è dolore e malvagità, un crescendo di intensità artistica che porta il basso a farsi avanti ed il pezzo diventa più movimentato, si aggiunge una dolce voce femminile e Ribeirio canta il ritornello quasi invasato, in una voce bassa e sofferente, sensuale. Questo modo di cantare e questa musica esprimono nel miglior modo possibile il potere oscuro e la sofferenza che caratterizza la non-vita dei vampiri. Si fa viva la chitarra, con riff semplici e decorati da numerosi passaggi fischiati, la voce allora diventa uno scream ad aggredisce l'ascoltatore, uno sfogo furioso che appare ancora più violento vista la morbidezza delle precedenti parti, la musica continua così e la voce si calma ma è solo calma apparente: è pronta ad esplodere in uno scream poco. Un'alternanza curiosa e coinvolgente di Gothic e Black, nella fase finale campane a morte, tastiere cristalline, bassi sottofondo ed ecco che torna la bassa voce di Ribeiro a recitare delle frasi, dalla calma alla violenza che fa quindi esplodere la sinfonia conclusiva, un mix liberatorio di chitarra, basso e batteria, uniti a parti di tastiera con un suono a metà tra un organo ed un coro, si continua in questo modo e poi tutto tace all'improvviso lasciando spazio per un urlo di terrore, femminile, che chiude il pezzo. Questa è la musica dei Moonspell, un pezzo del genere è un centro perfetto, non per un discorso di gusto personale ma piuttosto per il fatto - ritengo oggettivo - che è proprio in questo ambito che i Moonspell si esprimono al meglio: la voce oscura di Ribeiro può davvero fare la differenza in questo Gothic dell'orrore, approfittando delle sinfonie che il gruppo ha sempre tentato di inserire; mentre gli sprazzi Black, seppur contenuti, offrono una variante apprezzabile che danno più spazio a parti veloci di batteria e chitarra, mentre Ribeiro può farsi notare per lo scream. Il testo è una dichiarazione d'amore per Vampiria, il suo unico amore, una bestia cattiva sulla cui testa giace una stella, sul cui petto è sepolto un gioiello di un serpente che desiderava morire. Ha una lunga lingua rossa che nasconde il veleno, che si diffonderà quando lei si riprodurrà, aumentando la risma transilvana, vola Vampiria. I suoi occhi bruciano sfidando tutti quelli che dormono tranquilli in una città un tempo chiamata Desiderio, dormono assieme ai cari sepolti. La fanciulla è andata in fioritura, sparsa via, lontano, da due ali indesiderabili per le femmine che cospirano nelle tenebre, nascondendo ai porci le sue perle. In questo passaggio i ruoli sembrano invertirsi e Vampiria assume le vesti della fanciulla, appena sbocciata, che possiede delle ali - segno della mostruosità - da nascondere al pettegolezzo ed all'opinione pubblica, come se fossero delle preziose perle da nascondere agli immeritevoli porci. Allora lei spiega le braccia, fatte come delle ali, ed alle sue labbra arriva una serenata di vendetta, il triste colle sul quale si trova adesso è definito e la sua stella inizia a brillare: adesso se ne può andar via con le sue ali, diventare l'invidia del mondo, del resto i cieli l'hanno sempre affascinata, una regina preziosa. E' una dichiarazione d'amore che ci mostra un essere spietato dal passato difficile, ancora questa dualità che tanto è importante nel Gothic: la fragilità di un'esistenza passata sotto gli occhi malevoli delle pettegole si trasforma in un volo liberatorio fatto di fuga e di vendetta.

An Erotic Alchemy

Giungiamo ad "An Erotic Alchemy (Un'alchimia erotica)", un effetto iniziale, poi suoni incantati alla tastiera, atmosfere che portano un basso con un tempo tipicamente Dark, al quale presto si associa la batteria, si fa viva anche la voce ed il pezzo diventa un Gothic Metal tendente al Dark dei vecchi tempi. Atmosfere oscure, tempo vivace e forte presenza delle tastiera, le chitarre hanno una distorsione e movimento tipicamente Rock, le tastiere adesso suonano come archi e come un piano cristallino, una strofa bassa dal fascino maledetto. Ad un certo punto delle frasi con voce femminile interrompono la strofa che poi ricomincia come prima, con uno stacco di batteria, i preziosismi di chitarra dialogano con la voce ed intervengono nelle pause, ad un certo punto tutto diventa più forte e grintoso, c'è anche un coro più acuto che accompagna la voce, quindi anche le melodie diventano veloci, cristalline, la voce principale è da basso, un timbro scuro e pastoso. La voce da soprano interviene riprendendo lo stesso tema un bel po' di ottave sopra, è un crescendo di intensità che non accenna ad arrestarsi, una voce sottile che si oppone a quella tenebrosa di Ribeiro. La melodia si prende del tempo ripetendo le stesse battute fino ad un crescendo dinamico, una variazione che porta ad un tribale di batteria con controtempi di basso, la tastiera rievoca degli archi, anche questa volta la melodia dura molto, poi si interrompe con delle stoppate cui segue un dialogo tra la spaventata voce femminile e la sicura voce maschile, cupa, ancora una volta il ritornello con la voce di Ribeiro che si impone con le sue sonorità basse, questa volta succede una parte diversa e la voce continua a cantare, questa volta parlando con fare teatrale che sa di ineluttabile. Una parte di chitarra, rullata, poi la stessa melodia diventa dannatamente pagana con un tribale continuo che assume sempre più ritmo, poi di nuovo le tastiere ed un assolo di chitarra, in stile Heavy con dei virtuosismi in velocità, ecco che scoppia uno scream, breve ed intenso, di nuovo archi e melodie cristalline alla tastiera, si ripete per molte volte con un basso pulsante ed in primo piano, rullata e stoppate, basso e batteria interagiscono gli "archi" alla tastiera, ancora un altro tribale e nuova serie di stoppate che porta alla conclusione il brano. Il pezzo è lungo, come i primi, ma le variazioni sono davvero poche: le parti strumentali sono interessanti, sì, ma ogni minima variazione viene ripetuta per un sacco di volte col rischio di ammorbare l'ascoltatore che la può apprezzare pur senza essere costretto ad ascoltare per quattro volte di fila il minimo cambiamento di melodia sullo stesso tema. Un pezzo in cui si è abbondato con le ripetizioni che, se non ci fossero state, lo avrebbero reso più agile e snello, con grande guadagno per le parti teatrali che invece ne escono sminuite. In questo testo un fauno, un essere mitologico per metà umano e per metà caprino (ma non necessariamente..), probabilmente la controparte celtica dei satiri greco-romani, canta e suona una melodia alle cornamuse in onore della bellezza della regina delle sue notti insonni, una regina in seta bianca, dalla carnagione lattea, le corna del fauno e le labbra dell'alba. Così come lei è onorata della presenza del fauno, che non si manifesta certo a tutti, lui è onorato di vederla, vuole incoronare la sua perfezione mentre il corpo di lei sente la tentazione carnale alla presenza del fauno. Bruciano spirali di aromi esotici: rosa, sandalo e tanti tipi di incenso, fragranze antiche delle quali ormai si poteva solo sognare, mentre i draghi dormono i due fanno l'amore nel trono polveroso di una moderna Sodoma (città nota per la lascivia..) cui deve il nome la pratica della sodomia. Il riferimento alla pratica di cui prima è nelle frasi successive in cui lei invita il fauno, affermando di non aver paura né debolezza, nel suo "buco del desiderio"; lo invita a possederla lì ed ora, chiamandolo Principe e percependo il suo crescente desiderio. La luce del giorno si è spezzata in una strana nostalgia, le candele stanche della notte sembrano due amanti avvinti in un abbraccio di complicità (l'immagine delle due candele che avvampando nel proprio calore si afflosciano l'una verso l'altra incontrandosi), tra di loro una strana alchimia, nasce l'amore: si chiedono se fossero eventualmente disposti a morire l'uno per l'altra. Adesso una citazione di De Sade (non è affatto nuova nella discografia del gruppo come sapranno quelli che hanno seguito le precedenti recensioni), viene descritta una persona collerica, irascibile, estrema in tutto quanto, con un'inaudita immaginazione dissoluta, atea fino al fanatismo, è tenuto per le palle e quindi chi lo ha in pugno potrà sceglierlo se ucciderlo o tenerlo com'è, perché non cambierà la propria natura! Ora la citazione si conclude e si parla di una progenie forte, origine del peccato, grandi quanto gli dèe e le loro tragedie, i quattro bracci della ruota solare. Su questo ultimo punto occorre immaginare un segno + inscritto in un cerchio, questa è la ruota solare o ruota di Taranis, Taranis è un dio molto importante nel Pantheon gallico tutto (non solo della zona lusitana prima citata con riferimento a Trebaruna); la sua importanza ci permette di rintracciare più fonti tanto da capire che si trattasse della controparte gallica di Giove (paragone da prendere con le pinze ed i dovuti distinguo): padre degli dèi e dio del tuono, ma del cielo tutto quindi anche del sole del quale conduce il carro (in questo la similitudine è con Apollo) che è diventato appunto il suo simbolo (la ruota a quattro raggi che successivamente diventano otto). Un testo molto interessante che mescola mitologia ed erotismo.

Alma Mater

Concludiamo con "Alma Mater (Madre nutrice)", un inizio dal riff Black e Pagano, si associano tutti gli altri strumenti e poi uno scream, il riff continua in modo strumentale e poi c'è uno stacco e stoppata, riprende il riff con la voce, uno scream inneggiante e feroce, alcune variazioni alla melodia ma per il resto si tratta di una ripetizione insistente. Ad un certo punto la voce diventa un basso pagano, c'è molto di celtico specie nel basso, variazione sussurrata alla voce e quindi la parte iniziale riprende incontrastata. Si ripropone la stessa struttura, questa volta abbiamo uno scream più sofferente, più incisivo nell'aggressività, più acuto e malefico; un pezzo che sfoga tutta la malvagità trattenuta fino ad ora. L'incontro tra Black e la voce bassa e celtica è spettacolare, crea un'atmosfera ovviamente vicina al Viking Black Metal. Variazione di chitarra con una saltellante melodia celtica con elementi Heavy, serie di stoppate e riprende la parte in scream in tutta la sua ferocia. Il pezzo continua riproponendo le stesse parti e tutto ciò funziona bene perché si capisce che è proprio sull'insistenza che vuole giocare; ecco che segue la parte con voce bassa, su un tribale arricchito dai movimenti ritmati del basso. Ad un certo punto un coro di voci basse riprende lo stesso tema delle chitarre e lo fa proprio, inneggiando all'Alma Mater, quindi un'altra fase strumentale con un sound più aperto alle chitarre che sfumano nel finale riducendo progressivamente il volume. Un bel pezzo per concludere l'ascolto, il testo è altrettanto mitologico ed epico, Alma Mater è il nome col quale i romani indicavano la dea che li nutre, quindi Cerere o Cibele, successivamente è stato usato per riferirsi alla Vergine Maria. La Madre Lingua parla a lui nei modi più strani cui lui abbia mai assistito, lui sa bene che Lei vede in esso il più puro dei Suoi figli. Lei parla in colori, lui non può sperare di comprendere appieno il glorioso messaggio della dea, sa solo che quelli sono i loro colori e dunque vi si inginocchierà fiero. Fino ad ora il testo è chiaramente una sorta di inno nazionale, in effetti attraverso il culto e la dedizione verso la dea che nutre la collettività si esprime la propria fedeltà alla collettività stessa. Lui è il Suo solo figlio, così si sente, mentre la dea è il suo mistero più caro, il mondo riuscirà mai a capirlo o lo lascerà solo nel suo credo? Tornando al mondo, da solo e con orgoglio, l'Antica Gloria è di nuovo tra noi. Questa strofa si ripete tutte le volte, quello che si ascolta è un inno alla dea ma anche un inno agli antichi tempi gloriosi, quelli pagani; è il desiderio di tornare a vivere in quel modo, avere quella spiritualità legata al territorio e quella vita in armonia con le stagioni e gli eventi naturali.

Conclusioni

In conclusione, questo è un album che ci mostra un bel lato dei Moonspell. Permane ancora una certa dualità, infatti a tratti il gruppo segue una direzione da Gothic Metal, in certi passaggi anche fin troppo ovvio nelle soluzioni; in altri passaggi (meno purtroppo) il gruppo si lancia invece in un appassionato Pagan Black Metal. La grande vittoria artistica del gruppo sta nei momenti in cui questa dualità riesce a superarsi e tutte queste componenti si mescolano assieme per formare un tutt'uno, proprio come accade (ad esempio) in episodi come "Vampiria". I Moonspell esordiscono alla grande con un album che tradisce le incongruenze della fase precedente del gruppo, ma in questa sede quelle incongruenze si traducono in una ricchezza che (seppur grezza in alcune fasi) fornisce una tavolozza enorme, piena di tanti colori molto diversi, che la band non esita ad usare appieno nella composizione dei brani. La voce di Ribeiro è quel tassello che tiene assieme tutta la costruzione, assieme alla batteria di Gaspar che si distingue sempre per un abbondante uso del tribale e per snobbare, salvo alcune eccezioni, il blast beat tipico del Black; genere dal quale, comunque, il batterista proviene. La grande scoperta è il bassista Pedro, che in questa sede ha un sound ben curato e lo sfrutta tessendo delle parti che meritano davvero un bel riconoscimento. Chitarre e tastiera si dividono quel che resta del sound ma non lo fanno avidamente, non cercano di strafare ma preferendo anzi volare basso per non caricare troppo il pezzo; quindi, il loro lavoro - a parte qualche guizzo - rimane posto in una mediocrità funzionale alla buona riuscita del pezzo. Il lavoro si presenta in una veste più che appetibile (e mi riferisco all'edizione standard), le tematiche affrontate rispecchiano la dualità sopra accennata e quindi propongono quelli che sono un po' i classici del Gothic: vampiriamanti notturni e sofferenze solitarie; assieme ad elementi pagani che si manifestano col riferimento a divinità iberiche. Per fortuna, in questa occasione, non c'è stato nessun richiamo a divinità di Pantheon lontani, la quale si traduceva spesso in un'accozzaglia di luoghi comuni, errori ed inconcludenze varie. Questa volta i Moonspell hanno votato la loro fedeltà alle divinità della loro terra natia, ricavando grande guadagno in termini di coerenza e precisione dei testi, i quali si arricchiscono di interessanti particolari mitologici, senza scadere mai nel banale. Non c'è un concept generale che racchiude tutti i brani dell'album, ma va benissimo così: la dualità sino ad ora decantata si presenta con brani sapientemente mescolati nella tracklist, suggerendo l'intenzione di voler far convivere questi due differenti momenti a vantaggio della varietà dell'ascolto. Un qualcosa che non si può far altro che apprezzare. In definitiva "Wolfheart" è un album che va valutato sicuramente in modo molto positivo, è una prima vera prova di un gruppo che ha passato in rassegna tutte le proprie sperimentazioni e le ha distillate in due formule distinte e compatibili tra loro, propone in un unico disco, alternandole (in alcuni pregevoli casi mescolandole); un lavoro che stuzzica la fantasia con erotismo e mitologia. Questa è la base del pilastro della discografia dei Moonspell, una base larga e forte, in modo da poter sorreggere l'ampiezza delle influenze e che contraddistingue definitvamente lo stile del gruppo. E' un ottimo inizio.

1) Wolfshade (A Werewolf Masquerade)
2) Love Crimes
3) ..of Dream and Drama (Midnight Ride)
4) Lua d'Inverno
5) Trebaruna
6) Vampiria
7) An Erotic Alchemy
8) Alma Mater
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