MOONSPELL

Under the Moonspell

1994 - Adipocere Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
14/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione recensione

A distanza di un anno dal demo i Moonspell sono già alle prese col primo EP "Under the Moonspell" pubblicato dalla francese Adipocere Records in CD nel 1994. Nella formazione possiamo trovare: alla voce ancora Fernando Miguel Santos Ribeiro "Langsuyar Tenebrarum Rex"; alla chitarra João Fonseca "Tanngrisnir Imperator Ignis" (polistrumentista, che sostituisce Luís Lamelas, Fonseca dal 1995 intraprenderà un progetto Heavy Metal a nome Ironsword) e Duarte Picoto "Mantus Iberius Daemonium" (questo già presente nel demo); al basso ancora João Pedro "Tetragrammaton Tremendae Majestatis"; alla batteria e percussioni ancora Miguel Gaspar "Nisroth De Occulta Fraternitatis"; infine alla tastiera giunge Pedro Paixão "Neophytus Lupus Maris" che rimarrà per tantissimo tempo nella formazione dei Moonspell. Se nel primo demo abbiamo trovato un'intro chiaramente mediorientale, con riferimento andalusi, in questo EP la cosa diventa più esplicita già da una superficiale occhiata alla tracklist: oltre a mantenere quell'apparenza occulta/esoterica ci sono adesso dei chiari riferimenti - segnatamente nel primo ed ultimo brano - a quegli accenni che hanno reso il primo demo degno di attenzione. La giovane etichetta francese muoveva ancora i primi passi, essendo nata da pochi anni, molto del lavoro al missaggio è stato fatto dal gruppo stesso, così come la produzione non è stata a carico dell'etichetta. Guardando la copertina si nota immediatamente che l'elemento caprino permane, anche se questa volta si tratta solamente di un dettaglio della capra, le corna, messe in primissimo piano su uno sfondo perlopiù scurissimo, nel quale si riesce a cogliere solamente il contorno di una fitta foresta di notte. Quello che colpisce è anche la scelta dei colori che, allontanandosi dalle tradizionali tonalità fredde, propone un misto di rosso e giallo, quindi tonalità calde per eccellenza ed anche piuttosto cariche di saturazione. Il logo ed il titolo dell'EP occupano molto spazio nella grafica, che probabilmente è stata lasciata scarna appositamente per permettere a questi di risaltare meglio, ma è il retro del CD che contiene il particolare più interessante: un oggetto archeologico. Pare proprio una capra alata e sembra dorata? in realtà si tratta di un ibex (anche capra ibex), animale molto comune ed apprezzato nell'area persiana dell'odierno Iran in cui questo oggetto, in oro, è stato realizzato; era il manico di un vaso, un lavoro sopraffino che mostra un ibex nell'alto di spiccare un salto possente, in più l'aggiunta delle ali (elemento molto caro ai persiani). La foggia caprina era un chiaro riferimento all'immaginario dionisiaco, coi satiri appunto, non sorprende che questo elemento sia stato adoperato proprio per un vaso che contenesse del vino; i persiani andavano davvero fieri di queste opere d'arte tanto che i nobili le portavano con sé durante le campagne militari, per farne sfoggio (anche per questo motivo finivano per diventare bottini di guerra molto ambiti). In questo caso l'oggetto risale al primo impero persiano, l'impero achemenide del glorioso Ciro il Grande, che passa dal culto di Ahura Mazd? al derivato culto zoroastriano (un po' come avvenuto tra ebraismo e cristianesimo, per fare un esempio grossolano, visto che Zarathu?tra si presenta come profeta di Ahura Mazd?), dal quale, nel settimo secolo, è nato l'Islam. In effetti il popolo arabo, anche molto dopo tempo, ricorda con ammirazione i tempi dell'impero achemenide e le gloriose conquiste e ricchezze di Ciro il Grande come l'apogeo della cultura araba; gloria recuperata (forse) con l'Impero Ottomano che conosce una lunga storia con apogeo nel 1500 e poi una lunga e stagnante decadenza. Questa ultima digressione era necessaria per dare una spiegazione al simbolo della falce di luna crescente e stella - su sfondo rosso - bandiera dell'Impero Ottomano introdotta nel regno di Mustafa III califfo dell'islam, comandante dei fedeli, sultano dell'Impero Ottomano e custode delle due sante moschee  (1757-1774); concetti che torneranno utili anche e specialmente con riferimento al primo brano. In definitiva abbiamo un gruppo di Black Metal portoghese che nasce con l'intuizione di portare nel sound un qual cosina di arabo, che si traduce in una suggestiva introduzione nel demo, e qualcosa di lusitano che emerge specialmente nei passaggi di chitarra classica (ed in qualche ritmo); questa intuizione viene sviluppata ulteriormente in occasione di questo EP prima di tutto da un punto di vista grafico e concettuale, è evidente, ora passiamo all'ascolto dei brani per capire come si traduce, in suoni, questa influenza.

Allah Akbar! La Allah Ella Allah! (Praeludium / Incantatum Solstitium)

"Allah Akbar! La Allah Ella Allah! (Praeludium / Incantatum Solstitium) [Allah è più grande! Non c'è alcun dio al di fuori di Allah! (Preludio / Solstizio consacrato)]" è il titolo del primo brano, serve immediatamente proporre una traduzione e per la prima parte è semplice: significa Dio è più grande (Allah non viene usato indiscriminatamente per chiamare qualsiasi dio, perché appunto il loro dio è solo uno? con uno sforzo di immaginazione possiamo pensare ai cristiani che si trovano nella stessa posizione: non c'è un nome preciso e dunque il dio cristiano viene semplicemente chiamato Dio, lo stesso avviene nell'islam; altro errore comune è tradurre in "Allah è grande" - che invece sarebbe Allah kabeer) è la formula del takb?r che nella sua dicitura corretta è All?hu Akbar (che originariamente era All?hu Akbar min kulli shay, "Allah è più grande di ogni cosa") la seconda parte è la comune risposta che si dà a quell'affermazione - formula denominata tahl?l (che significa giubilo) - la cui formulazione corretta è l? il?ha ill? All?h e significa "Non c'è alcun dio al di fuori di Allah". Per comprendere il tenore di queste frasi possiamo anche fare un parallelo con la liturgia cristiana che prevede, durante la preghiera, la pronuncia di frasi molto simili in forma di affermazione (spesso data dal sacerdote) e risposta (spesso data dai fedeli). Nel testo queste frasi vengono riportate nella loro forma quasi corretta: Allah hu Akbar! (Allah è più grande) e Ash hadu an La ilaha ilallah! (Sono testimone che non c'è alcun dio al di fuori di Allah). Atmosfera con campane tubolari, accordi di archi, il violino è suonato da Nuno Flores, e quindi inizia la litania di preghiera, alternata a passaggi di strumenti a fiato, a cantare è Abdul Sewtea il quale - con buona probabilità - ha anche registrato la voce per l'intro del primo demo (anche se non è segnalato nei crediti quindi non si può sapere per certo, la voce è molto simile). Atmosfera araba e la voce è in primo piano, si tratta certamente di un madrelingua, ad un certo punto intervengono le percussioni, il flauto di Sara Carreiras, l'atmosfera si fa tribale ed il ritmo aumenta fino a lanciare il successivo brano. Quello che si nota è che la produzione è migliorata, anche perché in questo caso si tratta di strumenti veri e propri, con musicisti che li sanno suonare bene, e non di una tastiera con suoni campionati per imitarne i timbri.

Tenebrarum Oratorium (Andamento I / Erudit Compendyum) (Interludium / Incantatum Oequinoctium)

 Inizia quindi "Tenebrarum Oratorium (Andamento I / Erudit Compendyum) (Interludium / Incantatum Oequinoctium) [Oratorio delle tenebre (Andamento I / Il compendio insegna) (Interludio / Equinozio consacrato)]", si sentono delle stoppate e subito l'atmosfera sinfonica, un tribale dal sapore mediorientale e dei cori femminili, le voci sono di Sara Arega ed Antonieta Lopez, tra colpi di timpani e gong, le chitarre eseguono semplici parti su accordi lunghi ed aperti quindi interviene la voce in scream ed una voce femminile risponde, la strofa è breve e subito dopo Ribeiro passa ad una voce pulita ed impostata (tipica del Pagan Black), che si alterna a risposte sinfoniche. La batteria è sempre al centro dell'attenzione e si arricchisce anche di inserti di percussioni, cori diabolici e voce pulita dall'atteggiamento invasato e fanatico, ancora un breve intervento di voce femminile solista, di nuovo cori in scream. Il basso si sente chiaramente, a volte pure più della chitarra che è lo strumento più sottotono, interviene brevemente un violino poi un riff strumentale senza sinfonie con un basso che pompa forte, di nuovo degli stacchi ritmati e la voce che irrompe. Si passa ad un blast feroce, con variazioni su tom e piatti, il riff di chitarra passa alla plettrata alternata ma ha un'aria Thrash che mal si adatta al clima da Black sinfonico che si vorrebbe evocare, poi arriva un momento in cui ci sono solo percussioni e quindi un canto tribale/orientale, un breve intervento di violino e poi sinfonie mediorientali alla tastiera, la chitarra ed il basso si mischiano al tempo lento e scandito, si sente bene la darbuka tra le percussioni, poi un lento assolo di chitarra con un acuto vibrato orientaleggiante e variazioni che si potrebbero dire andaluse. Di nuovo la strofa lanciata dallo scream e seguita dalla voce femminile che pronuncia una sola frase e poi lascia la parola alla bassa voce maschile, poi si alterna voce pulita ed estrema in un continuo di violenza mistica. A sorpresa una pausa e quindi si riprende con una parte di chitarra classica, le due chitarre intrecciano arpeggi malinconici e cristallini, ci sono passaggi quasi virtuosi, un vago sentore celtico negli accordi tristi. Questa parte con le chitarre classiche dura molto e si prende il suo tempo, viene portata avanti con qualche variazione e poi si conclude all'unisono dopo dei colpi finali accentuati e rallentati. E' un brano che potremmo suddividere in due fasi: una prima fase che sviluppa strofa, bridge e ritornello e culmina nel momento delle percussioni; una seconda fase che, dopo una parte strumentale, riprende la stessa struttura composta da strofa, bridge e ritornello seguita da una lunga parentesi con chitarra classica. Il progetto è ambizioso e convince, anche se a tratti i passaggi che introducono un netto cambiamento di sound sono troppo netti e l'ascoltatore viene spiazzato da un qualcosa che sembra non avere nessun collegamento con quanto sentito prima: si cambia la parte con una semplice pausa, una cosa che si fa da un pezzo all'altro, ma non all'interno dello stesso pezzo. Il testo riprende i temi satanici, dichiarando che le magnifiche corna di Baphomet sono la loro bandiera che viene innalzata fieramente, l'androgina luce di Lucifero (in pratica hanno identificato le due figure, commettendo un grossolano errore, quindi attribuendo anche a Lucifero le sembianze androgine del Baphomet) è la loro nobile passione, uno spirito di conquista degno di Faust. In queste poche frasi riemerge, in tutta la sua problematicità, il fatto che i Moonspell non fanno altro che ammucchiare un sacco di nomi cattivi e vagamente satanici in maniera disordinata e grossolana. I concetti satanici vengono mescolati a quelli arabi nella frase "May be thy allied in this infimious battle / Against the Arauts of Desrespect / Those who step with muddy feet the sapient inscriptions of our cradle." (Possano esserti alleati in questa infame battaglia / contro gli ornamenti irrispettosi / coloro che calpestano con piedi infangati le sapienti iscrizioni della nostra culla) che pone tutta una serie di problemi: il fatto che Arauts e Disrespect siano stati scritti in maiuscolo sta, perlomeno, a significare che lo scrittore voleva accentuare l'attenzione sul loro significato ed in effetti il termine è una forma anglicizzata che deriva dall'arabo 'awrah ed ha una moltitudine di significati a seconda di come viene impiegato (come moltissime altre parole nella lingua araba del resto) ed anche in questo caso, per comprenderlo, è utile richiamare dei concetti relativamente antichi nella lingua italiana. 'Awrah è la "vergogna, nudità, vulnerabilità", (immaginiamo la frase "coprire la vergogna") e si riferisce sia alle parti del corpo che devono essere obbligatoriamente coperte, ma allo stesso modo si può riferire a comportamenti indecorosi; ne possiamo trarre che 'awrah ha un'etimologia che si riferisce ad una caratteristica, del corpo o del comportamento, oggetto di biasimo il quale, nell'islam, è strettamente correlato al peccato. Quindi 'awrah è scappare di fronte al nemico in battaglia (concetto che potremmo tradurre con disonorevole), altrettanto 'awrah è esporre i genitali, avere comportamenti provocatori, insomma qualsiasi cosa dimostri peccato, disonore e debolezza è 'awrah; per le femmine la materia è più complicata, tanto che spesso queste vengono chiamate 'awrah (noi tradurremmo impura) per il sol fatto di essere femmina, invece di za'ifeh (o za'if) che invece significa "debole" (anche in italiano è possibile rinvenire l'espressione "sesso debole" per riferirsi al genere femminile). Gli arauts of disrespect, in definitiva, sono tutti quegli atti disonorevoli/peccaminosi in generale che si traducono in una mancanza di rispetto verso la legge coranica. Queste armi sataniche, continua il testo, sono le uniche che permetteranno loro di colpire Dio, poi onora le ali di Belzebù - uno dei sette principi infernali, detto anche "Il Signore delle Mosche" (da cui il celebre romanzo), un altro nome del Diavolo che assume sembianze alate e deriva dal dio filisteo Ba'al, detto anche Ba'al Zebul (ossia Signore della Casa), il cui nome è stato storpiato dagli israeliti in Ba'al Zebub in segno di scherno, col significato di Signore delle Mosche (anche se altre fonti vogliono pensare ad un effettivo culto del Signore delle Mosche, inteso come divinità delle pestilenze, anche in correlazione a simili culti nella Mesopotamia) - ed il testo continua invocando la protezione nel poter posare una testa di un discendente di Caino sulle soffici sabbie del Manitou (in questo caso non è stato possibile trovare alcun riferimento anche perché spero non volessero riferirsi al Grande Spirito, Gitchi Manitou, dei nativi americani del potente insieme di tribù degli Algonchini, che occupavano la zone del centro-nord America) dove dormirà sotto un cielo d'angoscia. Poi si dice che la conoscenza verrà dal Sud, la luce di Delfi (stranamente in questo caso la nota città greca viene chiamata col suo nome spagnolo: Delfos) si svelerà di nuovo, in questo caso il riferimento è all'oracolo; chi avrà occhi ne berrà il vino di conoscenza, ma i ciechi ignoranti non vedranno alcunché di questo prodigio. Afferma nuovamente che questa conoscenza è il suo scudo (ed in questo ricordiamo i Salmi 17. 3 "Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.") perché "Quod sciptum, Scripsi" in questo caso si tratta di una citazione del Vangelo di Giovanni, fatta malamente perché scipio non è un verbo (semmai un noto nomen) e la frase originale è "Quod scripsi, scripsi", che è la risposta che Ponzio Pilato diede ai giudei allorquando questi si lamentarono del fatto che Pilato, nel verbale del processo a Gesù, avesse riportato le parole in cui Lui affermava di essere il Re dei Giudei; Pilato dunque, seccato, risponde "Quello che ho scritto, ho scritto", facendo capire di non aver alcuna intenzione di correggere quanto riportato a verbale. Poi il testo procede parlando di questo miscuglio di esoterica sapienza in una sensuale filosofia mediterranea che sarà l'unica fonte di sapere e santa scienza; prosegue dicendo che coloro chiameranno il Saggio esclamando "Ecce Homo!", che è un'altra frase di Pilato che dopo aver fatto duramente flagellare Gesù infliggendogli quella pena perché pensava di aver così placato i sommi sacerdoti e la folla dei giudei, quindi lo presentò loro esclamando "Ecco l'uomo!"; per far vedere alla folla di averlo punito come richiesto e quindi per rilasciarlo, com'è noto questi ne pretesero la crocifissione non ritenendo necessaria la flagellazione come pena per la blasfemia che gli attribuivano. Il Saggio sarà chi distruggerà questo infame buco pieno di vili che non hanno alcun rispetto per le verità occulte; colui che all'agnello sacrificale (riferimento a Gesù) preferirà l'aguzza lancia dell'intelligenza (riferimento al Satanismo razionalista). Un testo pieno zeppo di citazioni confusionarie che si mischiano tra loro in maniera arbitraria, come del resto avviene con la musica, ma nel complesso restituiscono un sentimento in qualche modo (e con un buono sforzo di fantasia) unitario di voglia di riscatto di un'identità mediterranea fondata sulle antiche arti esoteriche e filosofiche che accomunano il sud Europa ed i paesi mediorientali.

Tenebrarum Oratorium (Andamento II / Erotic Compendyum)

 Il seguente brano è "Tenebrarum Oratorium (Andamento II / Erotic Compendyum) [Oratorio delle tenebre (Andamento II / Il compendio erotico)]", stacco sui tom e quindi il riff è Black, molto ritmato, anche se la voce sembra più da Hardcore visto che lo scream è biascicato ed urlato a squarciagola, la cassa fa un ottimo lavoro e si inseriscono dei vocalizzi femminili ad impreziosire la parte con un qualcosa di Gothic, lo scream si fa in stile Black primordiale e si alterna a parte in voce pulita e molto grave, riprende il riff Black, i tom hanno un suono pessimo - troppo secco - il basso ha un ottimo suono ed in alcuni punti si sente più forte della cassa. Si ripete lo schema di prima, solo che questa volta la voce pulita e grave si sente ancora più forte. Di colpo inizia una parte di flauto, presto accompagnata dalla chitarra classica e percussioni, quindi riprende il ritmo ostinato e la parte assume dei toni rituali che col flauto danno il tocco mediterraneo e caldo, una serie di colpi al rullante e delle parole declamate in voce impostata e quindi parte un assolo melodico alla chitarra, stile Heavy Metal classicheggiante, questa volta si tratta di un assolo molto bello. Quindi inizia una parte Gothic in cui una voce da basso si alterna al cantato impostato femminile, mentre il ritmo si fa sempre più vivace e si arricchisce di elementi Folk, il basso è gigante e sempre presente, dall'incedere cupo e rotondo. Altro assolo, più Rock/Progressive, snocciola note dal sapore mediorientale, con le vibrazioni al punto giusto e scale discendenti. Si riprende col riff Black ed il tempo scandito dal rullante, pause ad effetto e torna la strofa secca e diretta, poi un altro intervento della voce femminile ed un picco di malvagità allo scream, che poi torna ad alternarsi con la cupa voce pulita. C'è di nuovo un momento in cui si sente la voce araba e quindi inizia un passaggio in cui ci sono un sacco di percussioni ed una chitarra andalusa pizzicata con melodie mediorientali, momento brevissimo che segna la conclusione del brano. Anche questa volta c'è un miscuglio di suoni, in questo caso più coerenti tra loro anche perché nella struttura non ci sono dei cambiamenti troppo repentini e scollegati tra loro, un pezzo che merita attenzione. Anche questo testo ha un sacco di riferimenti religiosi, una curiosità è che Ribeiro oltre a studiare filosofia all'Università di Lisbona aveva scritto delle poesie, il testo in questione è tratto dal riadattamento di una di queste, intitolata "Oh! Virtuous latin Langsuyar" (Oh! Virtuoso langsuyar latino), la langsuyar è un mostro della cultura malese - nel folklore si ritiene che se una donna muore nel dare alla luce un bambino potrebbe risvegliarsi dalla tomba, dopo circa quaranta giorni, e diventare questo essere mostruoso che succhia il sangue dei neonati da un foro dietro al collo; una sorta di vampiro insomma, ma presente solo in forma femminile nel folklore malese - invoca quindi Lilith e Langsuyar chiedendo loro di guidarlo ad uno zenit dell'erudita, si chiede se prenderà parte alle libidinose danze di Nergal. Nergal era un dio mesopotamico, che nasce come dio della guerra (associato alla potenza distruttiva del sole e quindi alla figura del leone, un po' una versione guerriera di Apollo se vogliamo) e muta fino a diventare il dio degli inferi, per via del matrimonio con Ereshkigal, dea della Irkalla (l'oltretomba) ed a lui si associa il gallo: ricordiamo che il gallo è stato un animale sacro nel medioriente dell'odierno Iran per migliaia di anni, si riteneva fosse un guardiano contro gli spiriti malvagi ed il suo canto, all'alba era un segno di trionfo del bene contro il male (ogni giorno la luce trionfa sull'oscurità, e viceversa, ed il gallo annuncia, baldanzoso, questa vittoria ogni giorno); nello zoroastrismo ha una posizione principale ed è ritenuto l'animale più sacro di tutti; successivamente nell'islam avrà un ruolo positivo tanto che nel Corano è scritto "Quando sentite il canto dei galli, chiedete la benedizione di Allah perché questi hanno visto un angelo" [Sahih Bukhari Volume 4, Libro 54, Numero 522]; nel cristianesimo è associato alla figura di San Pietro, chiaramente per l'episodio del canto del gallo e della negazione di Gesù. Non c'è modo di immaginare quali potessero essere le danze libidinose di Nergal, mentre ancora si pensa a questo dato, nel passaggio successivo, il testo cita la dea indu Kali, chiedendo se la sua incomparabile bellezza adorna ancora il proprio cuore grigio ove un tempo brillava l'amore per Lebasy; questa volta non si tratta di una divinità ma è semplicemente il nome di Ysabel al contrario, pare che Lebasy sia usato anche come nome proprio. Dove prima c'era amore adesso c'è dolore, insomma questo testo diventa una struggente storia di amore. Dopo racconta di come spoglia questa pagana bellezza e di come lei abbraccia il suo sesso con le proprie mani, con tutta la forza e la passione, così la perduta chimera della verginità diventerà la sua nuova purezza e le sue crowleyane (si riferisce chiaramente al motto di Thelema: "Fai ciò che vuoi") leggi erotiche saranno finalmente vigenti; insomma in questo ultimo passaggio racconta di come, una volta superata la barriera morale/emotiva della verginità lei guadagnerà una nuova purezza, un nuovo valore, e quindi potrà vivere la propria sessualità in maniera libera. Perché la tentazione di Samael è l'erotica legge di ogni uomo, un altro passaggio che merita qualche spiegazione: in effetti Samael etimologicamente (perlomeno nella versione più accreditata) significa "castigo di Dio", ciò è corroborato anche dal fatto che nel Talmud è un arcangelo al servizio di Dio, ma nonostante ciò desidera che gli uomini compiano il male, è l'arcangelo della morte, è un seduttore. La connessione coi temi trattati può rilevarsi nel fatto che secondo il mito Samael si unì con Eisheth, Naamah, Agrat bat Mahlat - tutte donne della mitologia gnostica ebrea - in occasione dei riti di prostituzione sacra (rituali di fertilità presenti nella maggior parte delle culture arcaiche), donne che in ebreo erano le sacre qedesha, tra le quali anche la demonessa Lilith (la quale di certo non era sacra e comunque ha origine mesopotamica, questo miscuglio di nomi fa pensare infatti nella contaminazione e confusione col demone Azazel, un angelo caduto che sfida Dio al pari di Lucifero). Questa ultima interpretazione spiega come mai il testo poi prosegue dicendo che non esiterà affatto ad entrare nell'inferno, dove questa dionisiaca fortuna è sempre dimorata, quindi invoca il fallo di Satanachia (un essere che potremmo associare al dio Priapo) - si tratta di un generale dell'armata di Satana, nella demonologia cristiana, capace di soggiogare la mente delle donne in modo che facciano tutto ciò che desidera - affinché possegga assieme a lui tutti gli esseri dotati di un buco tra le gambe, per porre fine alla loro resistenza entro il tramonto, per mettersi dietro ai fiori che adornano le loro teste (si riferisce alla posizione più primordiale dell'accoppiamento?); infine lo adora come eterno cercatore di ciò che è animalesco ed istintivo. Un altro testo ricchissimo di riferimenti mitologici, questa volta con un senso più compiuto.

Opus Diabolicum (Andamento III / Instrumental Compendyum)

Passiamo al quarto brano che è "Opus Diabolicum (Andamento III / Instrumental Compendyum) [Opera diabolica (Andamento III / Il compendio strumentale)]", questa volta il testo è scritto interamente in spagnolo, è composto in due parti una delle quali è stata ovviamente scritta da Ribeiro mentre l'altra è una citazione del celebre marchese De Sade, anche se viene riportata in spagnolo e non in lingua originale. Essendo breve si può anche riportare per intero la prima parte: "Voa Serpente do orgulho, / Mãe da terra, nossa Mãe / Lei daqueles que clamam / P'lo Homo Natura, p'la flama, / Voa erotico Pentagramma / E destroi, e destroi quem te ama." (Vola serpente dell'orgoglio / Madre della terra, nostra Madre / legge di coloro che reclamano / per l'Uomo Natura, per la fiamma / vola erotico Pentagramma / e distruggi, distruggi chi ti ama), la seconda parte De Sade dice che si masturberebbe sopra la loro divinità, sodomizzerebbe tutti se la loro misera esistenza offrisse un culo alla sua incontinenza; strapperebbe il loro cuore col suo braccio così che il suo profondo orrore possa penetrarli meglio. Il filo conduttore dei due estratti è proprio la distruzione e c'è anche un nesso anticristiano, musicalmente l'inizio è da Heavy Metal, con delle stoppate epiche, la parte strumentale introduttiva è lunga e crea una suspense che si protrae per tutti i colpi di timpano e gli accordi proposti, si aggiunge una seconda chitarra e quindi si crea un ritmo lento, basilare direi, che attinge anche qualcosa dal Doom (se non altro per la lentezza con la quale vengono eseguiti dei passaggi vagamente Heavy); la base viene suonata senza particolari picchi dinamici, proprio perché la voce declama la poesia, quasi leggendola poi sussurrandola. Si sente il basso solitario che accompagna un sussurro appena percettibile, i piatti sfumano in lontananza, poi si sentono dei gemiti femminili accompagnati da un violino e l'atmosfera si fa decisamente Gothic, poi dei fischi di chitarra ed un assolo Heavy con poco di speciale, riprende quindi con la strofa che dura pochissimo e si torna alle melodie sinfoniche, poi si ripete lo la prima parte dello stesso testo con voce sussurrata ed ansimante, quindi il finale sinfonico. Il pezzo scorre via velocemente, in confronto agli altri, è un tentativo timido e mal riuscito ma ha un merito: anticipa quella che poi sarà l'evoluzione dei Moonspell. E' una cosa straordinaria quella che succede in questo EP: il gruppo insiste nel rimarcare ed aumentare il ricorso agli elementi arabi nel sound e nei testi, poi finisce per creare un pezzo, dal nulla (nessuno di loro ha un background Gothic) per poter dar spazio a questa poesia di Ribeiro accostata ad un passaggio di uno scritto di De Sade (che sia un omaggio in vista della nazionalità francese dell'etichetta?).

Chorai Lusitânia! (Epilogus / Incantatam Maresia)

 Siamo alla conclusione con "Chorai Lusitânia! (Epilogus / Incantatam Maresia) [Cori della Lusitania (Epilogo / Salsedine consacrata)]", è uno strumentale, si sentono le onde che si infrangono sulla spiaggia ed una chitarra acustica con un suono particolarmente curato, quasi antico, dà una sensazione di tradizionale, gli arpeggi sono resi a tempo libero che conferisce all'esecuzione un sapore medievale/folk. Il pezzo è molto triste, ma al contempo rilassante per via dell'effetto delle onde sul mare, sembra descrivere il silenzio che segue ad una partenza per mare, con tutta la nostalgia che ne deriva. Poco più di un minuto, così diverso dall'introduzione, per spiazzare l'ascoltatore che non sa più se ha ascoltato un gruppo oppure due.

Conclusioni

In definitiva questo EP porta con sé due identità che convivono: i Moonspell legati al Black Metal che, in questa occasione, viene proposto con delle contaminazione arabe/lusitane più accentuate (che in alcuni casi sono delle vere perle), con parentesi sinfoniche che aggiungono ulteriori spunti; i Moonspell con delle tendenze Gothic, che saltano fuori proprio col penultimo brano. In verità Ribeiro ha da subito inserito parti con voce melodica, anche in un contesto Black, che vengono innegabilmente a risaltare in un contesto più sinfonico, come avviene con questo EP. Forse saranno state proprio queste circostanze a portare il gruppo a pensare a delle sonorità più Gothic in un futuro che, comunque, non è molto vicino. In questo EP si vede una formazione allargata, che si avvale anche di collaborazioni esterne, che si dimostra essere affiatata. Nel sound complessivo è ottimo il lavoro del basso, il batterista è migliorato notevolmente, la tastiera sta al proprio posto senza strafare, la voce quando si fa sentire sta al centro dell'attenzione. Il secondo ed il terzo brano, collegati tra loro sia musicalmente che concettualmente, sono molto lunghi - dato che non è negativo di per sé, sia chiaro - e le parti che li compongono spesso sono sconnesse tra loro, specialmente quando si passa ad uno stile troppo diverso senza alcun motivo/collegamento apparente; all'interno di un pezzo non si può semplicemente fare un secondo di pausa e poi continuare con un qualcosa di oltremodo diverso, perché l'effetto che si ottiene è lo stesso di quello in cui si passa da un pezzo ad un altro. Del resto la stessa cosa avviene tra un pezzo e l'altro, fatto che può essere considerato un problema ma che confonde considerando quanto è ampio il divario stilistico tra un pezzo e gli altri; si presenta quindi un gruppo poliedrico, con molti componenti ed ospiti (violinista, flautista e tre voci), in cui ognuno trova spazio per esprimersi. Inutile dire che i momenti più alti del CD siano proprio quelli con la chitarra classica, che in qualche modo fanno giustizia a dei chitarristi che con le chitarre elettriche eseguono delle parti che potremmo definire sempliciotte. La grafica rappresenta certo un miglioramento, non perché la grafica dannatamente old school e minimale del precedente demo fosse brutta - anzi ha un suo fascino raw - ma perché non rendeva giustizia allo stile del gruppo con le sue componenti mediterranee, suggerendo invece un immaginario visivo tipicamente nordeuropeo; è comunque troppo scura, talmente tanto che del paesaggio si capisce davvero pochissimo. Sono proprio le componenti mediterranee, segnatamente mediorientali il più delle volte, a spiccare anche nei testi: se nella triade iniziale si assiste ad un forte omaggio alla cultura araba - inizialmente con una preghiera ad Allah e successivamente con dei riferimenti più o meno coerenti a mitologia e religioni mediorientali - che però viene mescolato, in maniera anche orrenda, al satanismo e demonologia cristiana, fino a tradursi in un'accozzaglia ridicola di divinità, a volte anche citate a casaccio (anche se meno rispetto a quanto avviene nel demo, c'è da dire) o a sproposito. Insomma avviene la stessa cosa che si verifica con la musica: la smania di mettere troppe cose fa sfuggire la situazione di mano e ne deriva un insieme non omogeneo e non collegato di dati che male interagiscono tra loro. Non si può ignorare il fatto che sono presenti errori in praticamente tutte le citazioni arabe e latine, in sostanza tutto ciò si traduce in uno sfoggio di "conoscenza" esoterica che si rivela essere niente più che una collezione di nozioni che viene snocciolata giusto per il gusto di mettere dei nomi che fanno scena dando al tutto una parvenza poetica che non cambia il fatto che alcuni testi siano stati scritti davvero a "fallo di Satanachia". Nel penultimo brano invece, nel testo come nella musica, si dimostra una sensibilità nuova, senza alcuna pretesa di esoterica malvagità, nella quale il gruppo (specialmente Ribeiro) si mostra più a proprio agio. Un EP sicuramente particolare, un ascolto che non può passare inosservato per via dei tanti elementi poco scontati che lo compongono; però c'è ancora da lavorare per dare più coerenza a questo sound dalle pretese molto ambiziose. Una valutazione di questo lavoro è difficile ed in questo caso ho preferito tenermi al di sopra della sufficienza per almeno una ragione: il risultato presenta qualcosa di inedito e di molto ambizioso, ci sono dei momenti in cui questa strana alchimia funziona ed in quei momenti lo stupore e l'apprezzamento è alto, il resto fa sorridere. 

1) Allah Akbar! La Allah Ella Allah! (Praeludium / Incantatum Solstitium)
2) Tenebrarum Oratorium (Andamento I / Erudit Compendyum) (Interludium / Incantatum Oequinoctium)
3) Tenebrarum Oratorium (Andamento II / Erotic Compendyum)
4) Opus Diabolicum (Andamento III / Instrumental Compendyum)
5) Chorai Lusitânia! (Epilogus / Incantatam Maresia)
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