MOONSPELL

The Great Silver Eye

2007 - Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
14/04/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Il 2007, per i Moonspell, è l'anno dei ricordi, della celebrazione di una lunga e ricca carriera; "The Great Silver Eye" (pubblicata dalla Century Media Records) è una compilation che si propone di ripercorrere tutta questa carriera in una specie di riassunto. "Under Satanæ", che verrà pubblicato solo alcuni mesi dopo, avrà invece il compito di celebrare i primissimi passi del gruppo; ce ne occuperemo in separata sede, però è importante far notare come il gruppo abbia deciso che il 2007 sarebbe stato un anno di ricordi, in cui la compilation adesso in esame ha il compito di far scorrere, davanti alle nostre orecchie, i punti salienti della discografia dei Moonspell. Significativa in questo senso la tracklist, non tanto per la scelta dei brani - una scelta che non dovrebbe sorprendere alcun fan del gruppo, visto che i brani citati sono spesso i singoli dei rispettivi album - ma per il fatto che questi vengono proposti in ordine cronologico. L'intento dei Moonspell appare quindi chiaro: mostrare l'evoluzione del sound del gruppo nel corso degli anni. Sappiamo bene - abbiamo avuto modo di constatarlo in più occasioni - che questo voler stravolgere il proprio sound, questo voler sorprendere l'ascoltatore, questo volersi reinventare, è un pallino dei Moonspell; Ribeiro stesso, in più interviste, non ne ha fatto mistero ma, al contrario, ha sempre rivendicato questa attitudine come un punto di forza del gruppo. I Moonspell sono infatti un gruppo che si reinventa, non è che si "evolve" (nel senso di "proseguire lungo un percorso ed andare più avanti") ma, più propriamente: "muta". Ecco perché questa compilation, pur non aggiungendo nulla di nuovo, diventa un passaggio certamente meritevole di attenzione: perché ci consente di fare un po' il punto della situazione, fornendoci un lavoro che racchiude e sintetizza tutta la storia artistica del gruppo in un'unica confezione. Per rendere l'ascolto più scorrevole i brani sono stati rimasterizzati, così da renderne tendenzialmente uniforme il sound pur rispettandone le caratteristiche originali. A proposito di confezione, questa pubblicazione è stata resa appetibile anche per il formato: si tratta infatti di uno slipcase - un cofanetto in cartoncino - che contiene un ricco booklet di ventiquattro pagine in cui trovano spazio testi, foto, ma anche delle annotazioni scritte da Ribeiro appositamente per l'occasione. La grafica scelta per questa edizione lussuosa è minimale, sobria, ma di classe (come pare essere ormai tradizione consolidata in fatto di edizioni speciali): abbiamo un'immancabile luna sulla copertina, è una luna piena sullo sfondo di un cielo plumbeo. I caratteri hanno una tonalità argentea, anch'essi sobri, il retro è quasi totalmente a sfondo nero; insomma minimalismo ma anche una vena Gothic. Non ci resta che ripercorrere la storia dei Moonspell attraverso questi brani; per non trasformare questo esame in una ripetizione inutile ed inconcludente, si darà particolare rilievo all'aspetto evolutivo, ai raffronti e collegamenti che via via emergeranno durante l'ascolto (lasciando alle recensioni dei rispettivi album tutte le considerazioni che analizzano in maniera completa ed individuale il singolo brano).

Wolfshade (A Werewolf Masquerade)

Tutto ebbe inizio con "Wolfshade (A Werewolf Masquerade) ovvero L'ombra del lupo (Una mascherata da licantropo", primo brano del primo album. Siamo nel 1995, l'album è ovviamente "Wolfheart". Arpeggi, due chitarre dialogano creando un intreccio decadente di melodie; è una parte lenta, ripetitiva, ossessiva. Di colpo irrompe lo scream, la distorsione dei riff in stile Black che si susseguono ripetendosi; lo stile incorpora elementi Black e Gothic - la fortuna dei Moonspell sta proprio in questi cambi netti - e la voce scura di Ribeiro. L'alternarsi di Black e Gothic, con lunghissime parentesi atmosferiche, permette all'ascoltatore di calarsi nell'immaginario evocato dal pezzo; elementi, questi, che tornano spesso e volentieri nella storia del gruppo. Ricordiamo che la componente mediterranea è sempre stata presente, quando più quando meno; purtroppo in questa compilation è poco rappresentata, ma brani come "Trebaruna" ne sono un bell'esempio. Nel testo si racconta di una lei che portava la notte nei propri tristi occhi da lupo, animale che torna spesso nella discografia dei Moonspell. Il profumo del tramonto è il suo aroma più forte, mezza donna e mezza lupo, uno scherzo della Natura che ha deciso di offrirci un tale prodigio alla vista. Una nascita notturna, un requiem che Dio non può dimenticare, perché la vita di lei non è altro che la celebrazione della Sua morte, senza le Sue spine nel cuore lei indossa l'ombra come faccia, una mascherata da licantropo. La fantasia dei Moonspell primo periodo si concentra proprio su queste figure classiche del gotico: il licantropo, il vampiro e via dicendo; ciò che davvero distingue il gruppo è la vena poetica con la quale lo fa. I testi di Ribeiro difficilmente sono banali, sono spesso ricchi di riferimenti e raccontano con frasi complesse, a volte forse un po' troppo ingarbugliate, di sensazioni. Un ruolo fondamentale viene svolto dalle tastiere, che si ritagliano spazi con sinfonie soffuse in sottofondo, o con rintocchi cristallini; l'andatura è quella marcata di un requiem, ma sa trasformarsi abilmente. Altra caratteristica del brano (e dello stile del gruppo) è questo continuo cambio di dinamiche: un momento c'è una calma pacifica, un secondo dopo si esplode con un muro sonoro dall'impatto devastante.

Vampiria

"Vampiria", sesto brano del primo album, non poteva mancare in questa rassegna: adesso si parla di vampiri e la protagonista è sempre una donna. A Ribeiro piace molto descrivere queste figure femminili forti, magari tormentate da maledizioni, ma pur sempre forti, tenaci e determinate. In questo pezzo c'è una dichiarazione d'amore per Vampiria: lei vola nella notte ed i suoi occhi bruciano di sfida per gli innocenti che dormono nelle proprie case. Le sue ali le conferiscono la capacità di volare, di ergersi sopra tutto e tutti, ma allo stesso tempo la trasformano in un mostro agli occhi degli altri; queste vestigia demoniache sono al contempo la sua salvezza e condanna. Nel testo si richiama spesso questa dualità: demone e fanciulla indifesa, mostro e fanciulla sensibile. Tali considerazioni aprono una serie infinita di sbocchi: questa fanciulla nasconde le proprie ali, nasconde le proprie capacità sovrumane per non esporsi al pettegolezzo; perché i porci non sarebbero in grado di apprezzare queste perle. Ecco che quindi i ruoli si invertono: i cittadini indifesi diventano i mostri mentre la vampira diventa la vittima braccata dall'ignoranza della massa, diventa la strega, la diversa da eliminare. L'amore va a questa donna, coraggiosa, dotata di caratteristiche che la elevano dalla massa che, forse per invidia, la vorrebbe distruggere; questa fanciulla braccata ed invidiata si libra in cielo e può volare sopra tutti, allontanarsi dagli sguardi malevoli e trovare vendetta. Un testo del genere sembra volerci mostrare che, spesso, è la collettività a creare i propri mostri: prendi una persona sensibile e diversa, per qualche motivo, trattala da mostro e finirà per diventarlo! Melodie cupe, tastiere con timbro da violoncello, la voce di Ribeiro che invoca Vampiria con un timbro catacombale. Anche in questa circostanza abbiamo delle atmosfere horror, le melodie sono ipnotiche, ripetitive ed ossessive, poi ci sono anche quegli improvvisi scatti di violenza che stravolgono il brano trasformandolo in un assalto. In questo brano la voce è quasi parlata, con tono che declama con fare teatrale, ed anche questa sarà una caratteristica che farà la fortuna del gruppo. La vampira è rappresentata da vocalizzi femminili, mentre la voce di Ribeiro si strugge d'amore invocandola disperato. Tutto questo in una continua alternanza tra Gothic e Black, in cui questi generi hanno dei momenti di prevalenza l'uno sull'altro, ma anche momenti di equilibrata convivenza. 

Alma Mater

A rappresentare il lato più mediterraneo ci pensa "Alma Mater (Madre nutrice)". I Moonspell hanno sempre avuto un patriottico occhio di riguardo per il loro Portogallo, non solo coi testi (che a volte contengono brani tratti da opere di poeti portoghesi), ma anche con edizioni speciali destinate al loro Paese; insomma, una calorosa dedizione alla patria. In questo brano ci sono delle chiare sfumature Pagan Black Metal, la patria - come spesso accadeva nelle religioni pagane - viene considerata come un'entità divina, in questo caso una Dea Madre. Alma Mater è il nome col quale i romani indicavano la dea che li nutre, quindi Cerere o Cibele, mentre successivamente è stato usato per riferirsi alla Vergine Maria. La Madre Lingua parla a lui nei modi più strani cui lui abbia mai assistito, lui sa bene che Lei vede in esso il più puro dei Suoi figli. Lei parla in colori, lui non può sperare di comprendere appieno il glorioso messaggio della dea, sa solo che quelli sono i loro colori e dunque vi si inginocchierà fiero. Questa madre potrebbe essere anche una Madre Natura, che nutre i propri figli con la propria abbondanza e fertilità: questo testo si può leggere sia come attaccamento alla madrepatria, così ricca di colori, sapori ed unicità, sia - allargando le vedute - come inno all'intera Terra. L'uomo si allontana dalla natura, smette di considerarla oggetto di culto e quindi la trascura, la calpesta, la deturpa... non rendendosi conto che distruggendo essa, distrugge le proprie radici ed anche il proprio futuro. In questo testo, è vero, non ci sono chiari segnali in senso ecologico, si mira di più all'aspetto patriottico, però un'interpretazione in tal senso è compatibile con altri lavori del gruppo. Questo brano chiude il primo album, molto ritmato grazie alla componente Pagan, il Black Metal si prende la scena sin dall'inizio e per il Gothic non c'è nessuno spazio. Le melodie sono portate avanti dalle tastiere ma anche dalla voce stessa che, in scream, ripete la stessa melodia che ritorna e si ficca in testa; poi la voce prende il timbro e la metrica tipica del Viking, ci esorta a ricordare le nostre origini ancestrali. Già con tre pezzi siamo stati in grado di ricordare la ricchezza e varietà del primo album, e questo brano racchiude anche la propensione verso temi più impegnati che - lasciando da parte le creature leggendarie - si riferiscono alla società contemporanea.

Opium

Cambiamo album con "Opium (Oppio)", tratto da "Irreligious" (1996); si tratta di un pezzo che ha suscitato un enorme ed esagerato nuvolone di polemiche per via delle tematiche affrontate. Fin quando in TV (alle 16:00) passano dozzine di video Rap o Hip-Hop con procaci ballerine seminude, gente che si atteggia a gangster, si parla di faide, sparatorie, alcool e droga va tutto bene; ma sia mai che un gruppo anche vagamente Metal voglia trattare il tema della droga - tra l'altro parafrasando dei versi di Fernando António Nogueira Pessoa - sia anche alle 03:00 di notte, che a quel punto si scatena il finimondo! Tutta questa attenzione a conti fatti ha giovato ai Moonspell, ma va però precisato che essi non hanno mai cercato questo tipo di attenzioni: hanno sempre preferito essere apprezzati per la loro arte ed ogni loro azione va in tal senso. Ma tutto questo putiferio era indice di qualcos'altro: i Moonspell stavano diventando davvero famosi, perché un gruppo Metal non se lo fila nessuno neanche se parla dei peggiori stupri e depravazioni. Opium è un pezzo che, più di altri, adotta un sound leggero e, potremmo dire, universale: un pezzo del genere ha una forte anima Rock e sembra voler tendere al Pop, ed è quindi un brano perfetto per la TV o la radio di più ampio respiro. La distorsione alle chitarre si ammorbidisce, non ci sono quelle aggressioni dal forte impatto ma permane questo alternarsi: il Metal si colora di Rock mentre il Gothic si tinge di Dark. Inizia col ritornello, un motivetto destinato ad incollarsi nella mente e tormentarci, la voce scura ma melodica, molto chiusa, ci sono anche delle parti in scream che sfiatano volentieri anche per alleggerire l'attrito. Il testo parla naturalmente dell'oppio, la "droga artistica", si chiede se sia un desiderio o una volontà, lo descrive come un seme elegante che dà ispirazione, tramite il quale si può lanciare uno sguardo nel futuro, erotici movimenti di divinità minori in estasi (forse le Muse). Poi ancora rivolgendosi all'oppio gli chiede di portargli visioni di rosso e di carne, ed ancora una volta il riferimento va all'erotismo; gioielli di atrocità ed un bruciore di desiderio, fantasie che emergono fondendosi con la radice, uno strano fiore di cui noi tutti siamo il più strano frutto. Il basso è una presenza costante e pulsante, forte sui medi; la chitarra non aggredisce ma dà ritmo, la batteria nemmeno lo tenta un blast; insomma, è un brano col quale il gruppo manifesta la propria voglia di cambiare.

Raven Claws

Restiamo nello stesso album con "Raven Claws (Artigli di corvo)", un po' uno sguardo al passato, se vogliamo. Irreligious è stato un album che, come suggerisce il titolo, ha toccato alcuni temi scomodi riguardo alla religione: è un peccato che non siano stati citati brani che affrontano quelle tematiche ma, allo stesso tempo, siamo consapevoli che molti dei pezzi al centro di quell'album fossero debolucci a livello di songwriting. Il cambiamento, lo sappiamo, comporta rivedere molte cose, e non sempre riesce facile innovarsi senza portarsi dietro delle contraddizioni e dei contrasti che rendono spigoloso il risultato. Questo brano, dicevamo, richiama il primo album - sicuramente con le tematiche Gothic - ed ha come protagonista una fanciulla, un vampiro. Questa viene incoronata Regina dei Morti - alcuni passaggi ricordano i personaggi del libro "La Regina dei Dannati" (The Queen of the Damned - 1988 - di Anne Rice) - ma il racconto del testo preferisce soffermarsi su alcune immagini: come ad esempio lei che cammina su un tappeto vellutato lasciando impronte di sangue. In questo pezzo le tastiere si fanno sentire forte e chiaro, le influenze Dark sono evidenti, e c'è inoltre una bella partecipazione vocale di Birgit Zacher; lei è stata per molto tempo la maestra di canto di Ribeiro, ed il suo intervento è stato provvidenziale. Ribeiro ha infatti sempre desiderato approfondire il lato più cupo della propria vocalità, ma a volte era semplicemente limitato dalla mancanza di tecnica. Il pezzo ha un'atmosfera Gothic sulla quale si installa un ritornello sfacciatamente Pop, il quale viene affidato ad un duetto di voci in cui i virtuosismi della Zacher aggiungono perfino un tocco Soul. Un pezzo che sembra essere un ritornello continuo, non esaltante dal punto di vista strumentale, ma quello che fa la cantante è avvincente; si nota anche che Ribeiro stesso è più inquadrato, preciso nel tempo e nell'intonazione. Questo brano, inserito nella grande storia dei Moonspell, ci racconta di come quel connubio di Rock e Dark, con ispirazione Gothic, stesse iniziando a funzionare.

Full Moon Madness

"Full Moon Madness (Pazzia della luna piena)" conclude il secondo album della band. Si tratta di un pezzo bello lungo, coi suoi quasi sette minuti di durata; per questo si differenzia molto da altri pezzi che, invece, hanno una durata ed una struttura che punta alla hit radiofonica. In realtà tutta questa durata non è giustificata da una propensione progressiva, anzi ci sono molte ripetizioni (a volte ridondanti, per la verità). Silenzio iniziale, quasi a voler lasciare un distacco più pronunciato col resto dei brani, atmosfera, ululati, accordi ed arpeggi di chitarra pulita crescono e si avvicinano sempre di più fino a quando la batteria non porta il suo ritmo, accendendo quindi il pezzo con un'altra melodia chitarristica destinata a rimanere attaccata in testa. Un brano che tende all'atmosferico e per questo merita un lungo pezzo sul quale spalmarsi. Si fa sentire la voce tenebrosa e bassa, in portoghese, poi il pezzo si fa Black e sembra di sentire i Moonspell dell'esordio, per la ferocia che viene spesa; il testo racconta che siamo memorie di lupi che dilaniano la carne, lupi che prima erano uomini e che torneranno ad esserlo. Forse si tratta di memorie di uomini che insistono sul non voler dilaniare la carne, uomini che cercano di essere lupi ma non lo saranno mai. Si svegliano alla ricerca della carne e rifuggono la luce, si riuniscono nell'oscurità, nella follia della luna piena, per suggellare il loro destino e celebrarlo. Un pezzo che celebra la bestia che si cela in ognuno di noi, pronta a risvegliarsi alle giuste condizioni; creature che fanno branco, che vivono di brama e d'istinto, che in un certo senso sono libere, perché non guidate né limitate dalla ragione. Un pezzo del genere sembra uscito dal precedente album, in tutto e per tutto, perfino la distorsione alle chitarre sembra più pronunciata, anche se più probabilmente si tratta della foga impiegata dal chitarrista nella plettrata. Gli assoli ammorbidiscono molto il pezzo, suonati con un gusto Progressive Rock che permette al brano (altrienti troppo crudo) di trovare posto in questo album.

2econd Skin

Ora passiamo ad un altro album, "Sin/Pecado" (1998), citandone il brano più rappresentativo: "2econd Skin (2econda pelle)". Con questo brano (e questo album, nel complesso) si assottigliano ulteriormente tutte le caratteristiche più propriamente Metal: il Black scompare del tutto mentre le parti più ruvide vengono affidate a delle influenze Industrial. Con questo album i Moonspell continuano ad insistere sul grande mercato, vogliono mantenere la loro dualità ma la rappresentano facendo ricorso a sonorità più leggere e sdoganate. Un testo decisamente censurato, nessun riferimento religioso e perfettamente a "bollino verde". Le soluzioni adottate, a livello compositivo, sono davvero magre: fantasia ridotta a brandelli. Col testo siamo più o meno là, con tutta una serie di banalità trite e ritrite. Viene tutto affidato ad un video per la TV, in cui appunto si fa ricorso alla sensualità di un'attrice che sta praticamente al centro dell'attenzione per la maggior parte del tempo. Nel testo ci sono vaghi e casti riferimenti al sesso, con giochi di parole ed allusioni a prova di oratorio, tutto condito di una banalità in cui il metro comune sembra essere stato il "mettiamoci qualcosa dai". Insomma in questa fase si perde l'ispirazione del gruppo che prima tendeva a qualcosa di più profondo, anche poetico, mentre in questa fase si lancia verso la mediocrità più rassicurante. 

Magdalene

Decisamente meglio "Magdalene", il cui testo racconta di qualcuno che confessa di aver appreso, dalle labbra del peccato, cose molto differenti da quelle che gli erano state dette, da quello che lui dovrebbe essere, ma adesso che "ha appreso" deve lasciare andare le dolci braccia della donna. Le braccia della donna lo avrebbero strangolato pur di impedirgli di morire; ma invece lui sceglie le braccia della croce che lo uccideranno per farlo vivere in eterno. Un testo davvero molto profondo ed il riferimento, inutile precisarlo, va proprio a Gesù e Maddalena. In questo testo si romanza di un amore tra i due (ipotesi che ha spesso stuzzicato la fantasia di molti studiosi, anche autorevoli) in cui Gesù impara a conoscere il peccato attraverso quella donna, e ciò che vede è diverso da ciò che gli era stato descritto; per un attimo pensa alla vita di gioia che avrebbe potuto trascorrere assieme a quella donna che avrebbe fatto di tutto pur di sottrarlo al sacrificio. Ma alla fine, per compiere il proprio destino, Gesù sceglie le braccia della croce che gli porteranno la morte, ma anche la vita eterna. Musicalmente il pezzo sembra voler strizzare l'occhio ai Depeche Mode, le melodie hanno qualcosa di misterioso e di orientaleggiante, anche a voler ben descrivere il luogo nel quale si svolgono i fatti descritti. La voce di Ribeiro è sensuale, ma non bassa, il coro del ritornello è morbido e controllato, c'è anche un certo virtuosismo calmo e posato; le chitarre sono vivaci negli arpeggi, tutto è molto Dark Rock. La batteria fa davvero poco, e quando si sente di più è grazie a tribali che ben si inseriscono nell'atmosfera misteriosa. Molti gli inserti elettronici che si prendono sempre più spazio, il basso è costante ed ha un suono ed uno spazio enorme, fa da grande protagonista. Un lungo pezzo, godibile ed anche ricercato in diversi passaggi, l'elettronica non è mai soverchiante e semmai risalta il lavoro della voce, c'è anche spazio per qualche guizzo chitarristico, che non si spinge mai troppo oltre. Nessun'altra citazione per questo album che, a mio modesto parere, è stato un passo falso: funzionale all'evoluzione del gruppo (questo è innegabile) ma qualitativamente inferiore ai lavori precedenti e successivi.

Soulsick

Passiamo a "Soulsick (Malato nell'anima)", brano tratto da "The Butterfly Effect" (1999). Dicevamo delle influenze di Elettronica che mal si inserivano nel precedente album, ebbene con questo album si sistema tutto: probabilmente è bastato guardarsi un po' attorno nel panorama Industrial Metal (Fear Factory su tutti) per escogitare modi migliori di mescolare queste sonorità. Le chitarre si fanno più sporche, riff ripetitivi dal retrogusto Black, un forte impianto di Elettronica a dare ritmo. La voce si presenta prima dolce, poi esplode in una furia (che ci è stata spesso negata nel precedente album) che alterna scream e parti sussurrate. Si ripropone quindi la dualità, la netta alternanza, caratteristica alla quale il gruppo non ha mai rinunciato in tutti i suoi anni di onorata carriera. E' difficile decifrare il significato del testo: frasi con concetti molto differenti tra loro, metafore. Si sente reale in posti in cui non può esistere, la mano destra si ribella e stacca quella sinistra, la scimmia pelosa entra nel palco e cerca di stare eretta. Tutto un insieme di immagini molto lontane tra loro, a volte probabilmente solo per cercare la rima, è malato nell'anima ed è buono a far cose che non ha mai fatto, frenetico ma sollevato, morto e liquefatto, impiantato nel suo sogno. Se nei precedenti lavori si toccavano concetti religiosi, in questa fase il discorso si fa esistenziale. Il concept dell'album prende spunto dalla nota teoria del caos come concatenazione di innumerevoli cause che portano ad innumerevoli effetti; in questo testo questa malattia dell'anima va rintracciata in questo creare una religione e Dio come una proiezione del proprio super ego

Lustmord

Dallo stesso album arriva "Lustmord", è un termine che deriva dal tedesco: lust (desiderio) + mord (omicidio); un termine che noi tradurremmo in "omicidio passionale". Le tematiche si spostano in modo netto, questa volta si parla di un serial killer, argomento che affascina Ribeiro; nei testi precedenti abbiamo visto - parlando dei mostri - quali dilemmi sorgevano trattando il delicato argomento del diverso. Raccontando le storie di vampiri e licantropi i Moonspell si soffermavano volentieri su un dato fondamentale: questi esseri diversi, temuti e reietti, veniva trattati come dei mostri a prescindere dalle loro azioni; per forza di cose, dunque, finivano per diventare dei mostri. In effetti la storia di Kürten ha turbato molto l'opinione pubblica degli anni '20, con innumerevoli risvolti e riflessioni etiche, tedesca e non solo: ricordiamo il celebre film di Lang "M - Eine Stadt sucht einen Mörder" (in Italia tradotto "M - Il mostro di Düsseldorf"): la storia è quella di un freddo ed efferato pluriomicida, spaventoso in quanto molto lucido e calcolatore nei suoi crimini. Ma perché uccideva? Nessuna logica nella sua scelta delle vittime, che spesso era del tutto casuale (qui un altro collegamento con il concept dell'album); questo assassino era malato, lo psicologo investito del caso ha concluso che l'assassinio casuale era un modo per Kürten di vendicarsi contro la società in generale. Un fredda vendetta premeditata? Un modo inconsapevole di richiamare l'attenzione collettiva sulla propria sofferenza? Effetti rumorosi e quindi un riff bello pestato, la cassa si fa sentire robusta e presente, la voce è bassa e malvagia, carica di desiderio, il basso un po' assente. Poi il pezzo diventa furioso con cori in scream che dialogano con la voce solista, anch'essa in scream (ma più melodico); un pezzo aggressivo, con sonorità estreme. La morbosità dei delitti viene resa musicalmente con un sound ruvido, suoni pesanti e continui crescendo che danno l'idea dell'incontrollabile frenesia del criminale. Sinfonie horror dai toni gelidi che si scontrano con una vocalità calda, creando la tempesta perfetta. Si chiude così anche la citazione di questo album, decisivo per lo sviluppo dello stile del gruppo.

Firewalking

Da un esordio caratterizzato da un Black Metal con forti innesti melodici Gothic, una scappatella Pop verso un sound alla Depeche Mode, all'insegna di un'Elettronica molto presente, poi la fase Industrial, successivamente tornano ad affacciarsi gli elementi Gothic (perlomeno nei testi); con l'album "Darkness and Hope" (2001) abbiamo un forte ritorno degli elementi Gothic. "Firewalking (Camminare sul fuoco)" è uno dei pezzi che ci offre un saggio dello stile che poi è diventato tipico dei Moonspell. Una batteria essenziale che scandisce colpi sicuri, molto ritmata, una voce calda ed avvolgente, plettrate lente ed atmosferiche. Tutto questo crea uno stile che, approfittando ancora della tanto fortunata dualità, alterna oscuri passaggi di un Gothic dannato a rapaci sfuriate Black Metal. In altre occasioni questo alternarsi era accompagnato da passaggi graduali, adesso si sente proprio il gusto di stupire con cambi repentini che sorprendono l'ascoltatore, lo scuotono dal torpore ipnotico evocato dalle parti più calme. Nel testo l'oscurità è rappresentata da una sorta di angelo tentato dal peccato, il protagonista, che sembrerebbe voler trovare in una ragazza che gli sia complice, con la quale cadere insieme in Terra; la passionalità del testo e le allusioni si fanno più evidenti più avanti. Questo camminare sul fuoco è un modo poetico di rappresentare l'atto sessuale in cui i corpi si fondono nel fuoco, mentre tutto quello che sta attorno cade in pezzi... circostanza da intendersi anche nel senso che tutto quello che sta attorno finisce di essere rilevante, nell'ebbrezza dell'atto. In questo brano il peccato è sensuale e dolce, ma anche focoso ed irruento; ancora una volta una fortunata dualità.

Nocturna

Anche "Nocturna" è tratto dallo stesso album, inoltre è, anche lì, esattamente il pezzo che segue "Firewalking". Una scelta forse concettualmente obbligata visto che il testo di questo brano è in stretta connessione col precedente, ancora una volta la protagonista è una donna: sorella di Caino, Nocturna è una creatura che viene braccata e trova nell'oscurità l'unico rifugio. Sorge spontaneo un bel paragone con Vampiria, non solo nel testo ma anche nelle influenze Pop che sembrano farci tornare a quei tempi. In questo caso le influenze che portano Pop ed Elettronica vengono dosate con equilibrio e misura, sono ben presenti ma non disturbano l'ascolto. Particolarmente interessante il lavoro della batteria che ci dà dentro coi tribali, elemento che presto diverrà caratteristico dello stile di Gaspar. Un pezzo del genere ci dimostra come, sia pure nella diversità di sound, tutti i precedenti album hanno un qualche filo conduttore che li accomuna: fino ad ora abbiamo individuato sicuramente la propensione alla dualità, un altro potrebbe essere individuato in alcuni temi che sono ricorrenti, seppur presentati in chiavi differenti. La voce è morbida, neanche troppo cupa, più che cantare sembra voler raccontare: le melodie assecondano le dinamiche vocali, la voce sussurrata assume tutte le caratteristiche vincenti che saranno in futuro irrinunciabili. Guizzi di chitarra, graffianti passaggi grintosi, giusto dei momenti per prepararci al prossimo intervento melodico. Un pezzo leggero, sognante, ben composto ed eseguito. In questo contesto la luna, o Nocturna, è una specie di ragno che tesse la sua tela di luce, nella notte, pronta a ghermire la preda ammaliata dalla sua luminosa bellezza.

Everything Invaded

Con "Everything Invaded (Tutto invaso)" passiamo ad un altro album, "The Antidote" (2003). Un album pazzesco, senza ombra di dubbio fondamentale: questo pezzo inizia con una parte pizzicata alla chitarra che poi sfocia in un muro sonoro in cui la batteria si limita a piazzare dei colpi ben assestati, si continua con questa alternanza in cui la voce canta sottovoce. In tutto il pezzo l'ascoltatore resta col fiato sospeso, in attesa della prossima mazzata portata da una bastonata sonora che ci fa sentire chitarre compatte e scream bello forte sui medi. Tutto indovinato in questo pezzo: non solo l'alternanza tra le parti, ma anche all'interno del ritornello stesso si esprime la stessa dualità attraverso un veloce alternarsi di urla e melodia alla voce. Continui crescendo dinamici ed esplosioni liberatorie. Alla prima luce del giorno il tocco della morte invade i cieli e quindi ispira tutte le paure, contaminato in un certo senso; questo passaggio vuole probabilmente suggerire l'avvento della Morte, perché se prima nel "paradiso terrestre" c'era l'eterna beatitudine, con l'arrivo della morte le cose si complicano, non poco! Il testo sembra voler suggerire il fatto che sia stata proprio la paura della morte a generare tutte le divisioni nell'uomo, tutto è così pieno delle vite che ha preso, tutto è così sciupato e distrutto, tutto è violato, si creano delle divisioni ovunque. Si torna quindi a parlare della guerra tra uomini, della loro stupidità; tema, questo, ben rappresentato in "Os Senhores da Guerra" del precedente album. Stiamo sprecando e distruggendo tutto; creiamo barriere e ci rendiamo le cose sempre più difficili allontanandoci dalla nostra autentica natura, questo offre un bel collegamento con "Alma Mater". Ancora una volta si apprezzano le forti connessioni nei testi dei Moonspell che, cambiano forma, ma hanno un nucleo comune in alcuni concetti chiave.

Capricorn at Her Feet

Nella stessa direzione "Capricorn at Her Feet (Capricorno ai suoi piedi)", sembra quasi una ballad nella melodia dolce e nel tema: ancora una fanciulla, una principessa che non sorride mai; un uccello che vola via, ferito ed infreddolito, ma senza paura. Ancora una volta un bell'avvicendamento di voce melodica e scream, al centro del pezzo degli arpeggi delicati e percussioni poco invadenti, basso forte e delicatezza. Lei è come le stelle, ma non si può contare, le sue mani da bambina fanno crescere il destino, una figlia sole (ricordiamo che nella mitologia nordica il sole è una fanciulla spaventata che fugge via) mai una luna piena ma solo dei raggi malati. Prudente, si nasconde in lacrime, il segno della Croce la porterà a letto nel Capricorno. C'è tutta una storia astrologica dietro il passaggio descritto (rimandiamo alla relativa recensione ogni approfondimento), quello che qua ci interessa sono i passaggi quasi futuristici, le tastiere e quel barlume di elettronica è usato in chiave atmosferica e fa davvero la differenza. In pezzo come questo il silenzio ha una sua parte di gloria, i volumi sono spesso bassi per poi impennare per la sfuriata. Questo pezzo in particolare ha davvero poche sfuriate, vince per la delicatezza (nonostante la distorsione rimane quasi sempre presente), le atmosfere sono pur sempre oscure ed il testo non sembra essere esattamente rassicurante mentre parla di paure, di caccia e di inseguimenti. Un lungo brano, la parte finale ci fa sentire buona parte dell'Elettronica presente nell'album - anche se sarà il seguente "Lunar Still", non citato in questa raccolta, ad essere il tripudio dell'Elettronica. Tornando a voler fare un raffronto con gli altri brani: in questo pezzo le tematiche sono abbastanza leggere, niente sesso o religione, però la musica non si fa "sempliciotta" ma riesce a rimanere semplice ed orecchiabile, pur mantenendo delle finezze ed una classe di livello. Ancora una volta una protagonista femminile, splendida e minacciosa.

Finisterra

"Finisterra (Ai confini della terra)" fa parte di "Memorial" (2006); degli album citati questo è l'unico a non essere stato pubblicato dalla Century Media Records ma dalla Steamhammer, sottoetichetta della SPV. Da questo momento in poi, infatti, sarà la Steamhammer ad occuparsi della pubblicazione dei Moonspell. Ricordate che in apertura si parlava del 2007 come anno dei ricordi? Questa raccolta è stata pubblicata dalla Century Media, come dicevamo, invece l'altra raccolta che vede i brani dei demo registrati nuovamente verrà pubblicata dalla Steamhammer. Sembra curioso che una raccolta che poteva benissimo volersi limitare a rappresentare la storia del gruppo nella sua lunga carriera con la Century Media, si porti oltre e vada a ricomprendere anche un ultimo album fatto con l'altra etichetta, ma buon per noi! Con questo pezzo lo stile dei Moonspell mantiene tutte le sue caratteristiche già rappresentate ma si pone in un modo più spinto ed epico: meno parti a basso volume, parti più tirate e sinfonie dal sapore grandioso e magniloquente. La propensione epica dell'etichetta infatti si pone in favore di una bella strizzatina d'occhio a sonorità alla Dimmu Borgir / Cradle of Filth che andavano molto forte a quel tempo. Questo porta una bella ventata di violenza in questo pezzo, l'alternanza di stili è meno accentuata ed invece prendono piede delle stoppate ad effetto. Lo scream è il maggior mezzo di espressione della voce, che comunque si concede qualche parte sussurrata, le tastiere si prendono molto spazio e confidenza con suoni di archi. Nell'eterno ritorno l'albero della vita sta marcendo all'interno, cadono così le foglie dell'autunno lasciandoci solo il bianco gelido inverno: un bianco che è la luce alla fine del mondo. In questa immagine, dunque, il bianco della neve è quella luce che si vede in fondo al tunnel, che rappresenta anche la vita del mondo, ormai agli sgoccioli. Questo ribaltamento dei valori, questa fine imminente che si prospettava nel precedente album, adesso si manifesta con queste caratteristiche.

Luna

Non si poteva fare a meno di citare "Luna", arpeggi sognanti e delicati introducono questo brano dedicato al corpo celeste che più ha affascinato ed ispirato nei brani dei Moonspell, lo vediamo anche in copertina. Troviamo molte similitudini col sound del precedente album negli inseriti di Elettronica, tocchi cristallini che si mescolano a suggestioni vagamente Industrial e vedono la bella partecipazione vocale della Zacher. L'impostazione del brano ci fa tornare alla mente Raven Claws: chitarre ruvide, atmosfere che mescolano Elettronica e momenti Dark, poi parte il ritornellone con una voce femminile sfacciatamente Pop, sognante e dolce. Il tempo è statico e quindi fornisce un'ottima base in cui si possono avvicendare le melodie che sono quasi sempre appannaggio delle tastiere. Il testo ci invita a non continuare a far scorrere, come il sangue di una ferita, i pensieri uno dietro l'altro ma a far succedere le cose, sopra le acque delle nostre paure; perché se affondiamo nelle paure siamo persi. Ancora una volta semplicità vincente, condita ed abbellita da tante sfumature che si fanno apprezzare senza risultare troppo invadenti. Bel lavoro, suggestivo e sognante, che però non manca di grinta nelle chitarre, ben ritmate e taglienti. Ogni passaggio del pezzo sembra una scusa per riportarci a quel ritornello, davvero un gran lavoro quel ritornello: il resto manca di spessore ma forse era proprio difficile rivaleggiare con quella trovata, bello anche il momento di Elettronica in cui i suoni cristallini dialogano col basso. Ancora ed ancora la voce di Zacher che ripete "Luna" mentre le chitarre incalzano, poi le voci maschile e femminile si combinano, in un coro accompagnato coinvolgente, il finale ci fa sentire archi e gli strumenti che pestano forte sotto lo scream. Finto finale, colpi di archi e quindi ancora una volta il tanto desiderato ritornello.

Conclusioni

Capita spesso di trovarsi di fronte a compilation inutili, questa raccolta invece è davvero molto valida: ci mostra infatti, in maniera quasi accademica, la progressione stilistica del gruppo. Vengono citati circa due brani per album in ordine cronologico, oltretutto rispettando l'ordine della tracklist originale; tutto questo per farci apprezzare tutte le evoluzioni e gli stravolgimenti della storia artistica dei Moonspell. Abbiamo avuto modo di commentare ciò che è cambiato e ciò che è rimasto: nella musica si può dire che, di fondo, tutte le influenze via via inserite permangono, ciò che cambia è invece il dosaggio. Ogni esperienza e sperimentazione del gruppo ha fornito nuovi colori che hanno permesso agli artisti di rendere più complesse le proprie creazioni: se anche la scoperta di un nuovo colore è avvenuta in circostanze che hanno prodotto scarsi risultati (si veda il periodo Depeche Mode), queste capacità hanno saputo fare la differenza in seguito, allorquando quei colori sono stati ben dosati in altri contesti ed hanno davvero creato qualcosa di incredibilmente bello (si veda appunto, tra gli altri, l'ultimo brano della raccolta). Anche nel settore dei testi troviamo dei felici ritorni: abbiamo più volte notato come ci siano determinati concetti chiave, quali quello della fanciulla braccata, dell'umanità cieca che si autodistrugge, del mostro che in realtà è anch'esso vittima... ogni volta questi temi sono stati proposti ed affrontati da punti di vista differenti, con sfumature diverse, toccando collegamenti nuovi. Un gruppo capace di cambiare come pochi altri, capace di mantenere la propria inconfondibile unicità pur calandosi nei contesti più disparati; ma anche un gruppo che ha un forte legame coi propri fan e con la propria patria. Questa raccolta infatti non è un'insipida trovata, ed oltre a riassumere con gusto una lunga era, si compone di un set con un generoso libretto pieno delle annotazioni di Ribeiro; è facile capire come una pubblicazione del genere sembri avere quasi un senso didattico, è il gruppo che racconta la propria storia. Un siffatto cofanetto può diventare senz'altro oggetto di desiderio dei fan che hanno tutti i CD del gruppo e che, con questa ennesima opera, vogliono rivivere e riscoprire le stesse emozioni suscitate dai singoli album a suo tempo (ed ovviamente anche dopo!). Dodici anni di arte, un gruppo che ha saputo mettersi in discussione, rinnovarsi, cambiare; anche per inseguire la moda del momento ma - questo è sicuro - senza rinunciare alla propria personalità. 

1) Wolfshade (A Werewolf Masquerade)
2) Vampiria
3) Alma Mater
4) Opium
5) Raven Claws
6) Full Moon Madness
7) 2econd Skin
8) Magdalene
9) Soulsick
10) Lustmord
11) Firewalking
12) Nocturna
13) Everything Invaded
14) Capricorn at Her Feet
15) Finisterra
16) Luna
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