MOONSPELL

Irreligious

1996 - Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
22/07/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Appena un anno dopo l'esordio con la "Century Media Records", i Moonspell rilasciano un nuovo album con la stessa etichetta: "Irreligious" (1996). Distribuito in tutto il mondo (disponibile in formato CD, vinile e cassetta), l'album è proposto addirittura nei canali per così dire "di massa", tanto che il video per il singolo "Opium" passa anche su MTV, espediente per il quale si apre un'enorme polemica sul testo. Il Metal, lo sappiamo, è stato sempre controverso ed ha avuto dal principio quella capacità di attirare polemiche, spesso rivelatesi sterili: perché se in un canale in cui negli orari da "bollino verde" passano video Rap/Hip-Hop in cui si parla di droghe, prostituzione, pestaggi e gangster va tutto bene; ma se (casomai) apparisse il video Metal (sia pure alle 3 di notte) nella cui canzone è presente un piccolo riferimento alle droghe o alla violenza, allora è giusto succeda il finimondo! A poco è servito il fatto di far notare che il testo fosse ispirato ad un poeta portoghese, che si riferisse al mondo dei famosi "poeti maledetti", a poco sono valsi i riferimenti freudiani: gli ignoranti che avevano sollevato l'inutile polverone non erano certo in grado di comprendere. Sicuramente, anche il titolo dell'album contribuì molto a destare le perplessità dei vari evangelisti "televisivi" (ab ili presenzialisti di loro stessi, intenzionati ad infestare l'etere con il loro chiacchiericcio da bar). Polemiche su polemiche, dunque il gruppo presto si ritrovò nel bel mezzo di una diatriba morale. Lo stesso Ribeiro osservava (su metal-rules.com) quanto segue: "I try very much for Moonspell to be appreciated by the music and by everything that music brings within itself rather than by the polemics. So I was more sad, even though I will probably sell a couple more hundred records because of this, I was more sad than rejoicing because we were (seen as) polemic, and 'oh it's so cool to be polemic' " ("Cerco davvero tanto di fare in modo che i Moonspell siano apprezzati per la musica e tutto ciò che la musica racchiude in sé, piuttosto che per le polemiche. Quindi la cosa mi ha rattristato, anche se probabilmente avrei venduto centinaia di copie in più per questo, ero più triste che felice perché noi eravamo visti come dei polemici e 'oh fa figo essere polemico'"). Parlando in termini più tecnici, notiamo poi come in concomitanza dell'avvento di "Irreligious" la formazione subisca dei cambiamenti: Fernando Miguel Santos Ribeiro inamovibile alla voce, da una parte, mentre dall'altra vediamo alla chitarra il neo arrivato Ricardo Amorim (che nel precedente album collaborava come ospite), il quale prende il posto dei due chitarristi. Al basso ancora João Pedro, col soprannome "Ares"; alla tastiera Pedro Paixão; alla batteria sempre Miguel Gaspar; si rinnova la collaborazione con Birgit Zacher (anche se limitata alla traccia 8), ed infine abbiamo anche la partecipazione di Markus Freiwald alle percussioni (una curiosità: nel 2010 diventerà il batterista dei Sodom). La produzione è stata interamente affidata, invece, a Waldemar Sorychta, come già avvenuto nel disco precedente e come sarà sino al 1998, prima di un temporaneo stop che porterà il polacco a collaborare nuovamente con i portoghesi nel 2006. Per quel che concerne la copertina, decisamente non esaltante ed anzi piuttosto "particolare", la colpa è interamente da attribuirsi alla "Media Logistics", già responsabile dello scempio fatto per l'edizione limitata del precedente album (scempi dei quali sarà responsabile anche successivamente, purtroppo..). Possiamo vedere il celebre occhio di Horus, quello destro che simboleggia il sole e quindi Ra, con una pupilla da rettile e riempito di una texture che fa pensare ad una scrittura evidentemente occidentale e moderna (che quindi ci azzecca poco, con il contesto orientale), poggiato su di uno sfondo frutto di un incomprensibile miscuglio di colori caldi e molto saturi. Una scelta di forme e colori che ricorda molto la grafica di "Load" dei "Metallica", uscito appena un mese prima di "Irreligious". Un guazzabuglio nel quale si intravede un sigillo, a mo' di rimando esoterico. A peggiorare le cose viene omesso il logo di Szpajdel, sostituito da un banalissimo logo, accompagnato da un titolo scritto con un carattere poco adeguato, quasi abbagliante nella forma e fastidioso da leggere. Nelle riedizioni dell'album le grafiche sono state realizzate in maniera dignitosa (le potete vedere tra le immagini proposte).. ma questa prima stampa rimane francamente imbarazzante. Fatte le dovute premesse, giungiamo or dunque all'analisi track by track di questo lavoro.

"Perverse.. Almost Religious

Cominciamo l'ascolto con l'intro "Perverse.. Almost Religious (Perverso.. quasi religioso)", un brano strumentale, che inizia con alcuni secondi di silenzio seguiti poi da un violino accompagnato a sua volta dai rintocchi di campane, percussioni dal gusto horror, un pianoforte e poi un sound pieno, oscuro, lugubre, poi un canto gregoriano ed un profluvio di suoni, ancora archi veloci e pizzicati, tutti suoni di tastiera com'è facile capire, ma ben prodotti. In questo breve minuto si disegna tutta un'atmosfera gotica che apre le porte al nuovo mondo dei Moonspell che emerge da questo album. Passiamo quindi ad "Opium (Oppio)", che comincia con sonorità distorte ma leggere, effetti sintetici ed una batteria che gioca molto sulla cassa con un basso pulsante a tempo, in brevi scariche ben misurate. I suoni diventano morbidi ed avvolgenti, poi entra in gioco la voce, calda ed impostata, scura ma dolce, i bassi sono in risalto anche nelle atmosfere, inizia un dialogo molto intenso tra questa voce oscura e sprazzi improvvisi di violenza resi da uno scream basso e furioso, spesso accompagnato da accordi forti e distorti di chitarra. Una miscela esplosiva che permette di avere improvvisi scatti di violenza che aumentano l'intensità dell'interpretazione. Una breve parentesi strumentale in cui si riprende il ritmo iniziale, lasciando quindi molto spazio al ritmo, poi si riprende con la strofa così come l'abbiamo già sentita, una strofa che sa di ritornello, accompagnata da un arpeggio in clean che presto diventa distorto, con brevi e rapide scariche elettriche. La malvagità prende definitivamente piede con una variazione che non è propriamente Black, anche se si legge chiaramente questa influenza, la distorsione non è troppo forte ma la voce è uno scream melodico. Altre scariche di cassa, la voce alterna scream e frasi in una calda voce bassa, tonalità molto gravi vengono sussurrate, l'atmosfera è gotica. Tastiere ad organo restituiscono cori quasi neoclassici. Quello che abbiamo ascoltato è un pezzo in cui Gothic e Black Metal si mescolano e si avvicendano, con prevalenza di Gothic visto che la distorsione alla chitarra non è mai troppo forte, anche l'impatto sonoro di quest'ultima è stato dimezzato (visto anche adesso c'è solo un chitarrista ed il suo intervento è anche dosato). Il pezzo è dannatamente orecchiabile, si può cantare anche dopo la prima volta che si ascolta, il motivo si ripete in continuazione per tutto il pezzo e viene riproposto con delle variazioni che ne cambiano l'intensità riprendendone fedelmente il tema. E' un pezzo che si attacca alla testa e quindi una scelta ovvia per un singolo, anche per la durata: pienamente compatibile con le esigenze radio, non supera i tre minuti. Il testo parla naturalmente dell'oppio, la "droga artistica", si chiede se sia un desiderio o una volontà, lo descrive come un seme elegante che dà ispirazione, tramite il quale si può lanciare uno sguardo nel futuro, erotici movimenti di divinità minori in estasi (forse le Muse). Poi ancora rivolgendosi all'oppio gli chiede di portargli visioni di rosso e di carne, ancora una volta il riferimento va all'erotismo, gioielli di atrocità ed un bruciore di desiderio, fantasie che emergono fondendosi con la radice, uno strano fiore di cui noi tutti siamo il più strano frutto. Si conclude con una citazione da Fernando António Nogueira Pessoa, il quale durante un viaggio in oriente, compose la poesia Opiário con lo pseudonimo di Álvaro de Campos. Vale la pena di riproporre quei brevi versi scelti dal gruppo: "E por isso eu tomo ópio, é um remédio / Sou um convalescente do momento, / Moro no rés-do-chão do pensamento / E ver passar a vida faz-me tédio." (Per questo assumo oppio. E' una medicina. / sono un convalescente del momento, / vivo sul pavimento del pensiero / e vedere lo scorrere della vita mi tedia.). E' chiaro che l'intento del gruppo non fosse quello di invogliare la gente a drogarsi oppure quello di fare una campagna per la liberalizzazione della droga (anche perché è strapieno di gruppi Pop che lo fanno già, non sarebbe stata una novità?); quindi tutta la polemica che è seguita a questo singolo è davvero fuori luogo, anche se ha avuto il merito di far parlare di questo gruppo e farne conoscere a tanti le qualità artistiche.

Opium

Passiamo quindi ad "Opium (Oppio)", che comincia con sonorità distorte ma leggere, effetti sintetici ed una batteria che gioca molto sulla cassa con un basso pulsante a tempo, in brevi scariche ben misurate. I suoni diventano morbidi ed avvolgenti, poi entra in gioco la voce, calda ed impostata, scura ma dolce, i bassi sono in risalto anche nelle atmosfere, inizia un dialogo molto intenso tra questa voce oscura e sprazzi improvvisi di violenza resi da uno scream basso e furioso, spesso accompagnato da accordi forti e distorti di chitarra. Una miscela esplosiva che permette di avere improvvisi scatti di violenza che aumentano l'intensità dell'interpretazione. Una breve parentesi strumentale in cui si riprende il ritmo iniziale, lasciando quindi molto spazio al ritmo, poi si riprende con la strofa così come l'abbiamo già sentita, una strofa che sa di ritornello, accompagnata da un arpeggio in clean che presto diventa distorto, con brevi e rapide scariche elettriche. La malvagità prende definitivamente piede con una variazione che non è propriamente Black, anche se si legge chiaramente questa influenza, la distorsione non è troppo forte ma la voce è uno scream melodico. Altre scariche di cassa, la voce alterna scream e frasi in una calda voce bassa, tonalità molto gravi vengono sussurrate, l'atmosfera è gotica. Tastiere ad organo restituiscono cori quasi neoclassici. Quello che abbiamo ascoltato è un pezzo in cui Gothic e Black Metal si mescolano e si avvicendano, con prevalenza di Gothic visto che la distorsione alla chitarra non è mai troppo forte, anche l'impatto sonoro della chitarra è stato dimezzato (visto anche adesso c'è solo un chitarrista ed il suo intervento è anche dosato). Il pezzo è dannatamente orecchiabile, si può cantare anche dopo la prima volta che si ascolta, il motivo si ripete in continuazione per tutto il pezzo e viene riproposto con delle variazioni che ne cambiano l'intensità riprendendone fedelmente il tema. E' un pezzo che si attacca alla testa e quindi una scelta ovvia per un singolo, anche per la durata: pienamente compatibile con le esigenze radio, non supera i tre minuti. Il testo parla naturalmente dell'oppio, la "droga artistica", si chiede se sia un desiderio o una volontà, lo descrive come un seme elegante che dà ispirazione, tramite il quale si può lanciare uno sguardo nel futuro, erotici movimenti di divinità minori in estasi (forse le Muse). Poi ancora rivolgendosi all'oppio gli chiede di portargli visioni di rosso e di carne, ancora una volta il riferimento va all'erotismo, gioielli di atrocità ed un bruciore di desiderio, fantasie che emergono fondendosi con la radice, uno strano fiore di cui noi tutti siamo il più strano frutto. Si conclude con una citazione da Fernando António Nogueira Pessoa, il quale durante un viaggio in oriente, compose la poesia Opiário con lo pseudonimo di Álvaro de Campos. Vale la pena di riproporre quei brevi versi scelti dal gruppo: "E por isso eu tomo ópio, é um remédio / Sou um convalescente do momento, / Moro no rés-do-chão do pensamento / E ver passar a vida faz-me tédio." (Per questo assumo oppio. E' una medicina. / sono un convalescente del momento, / vivo sul pavimento del pensiero / e vedere lo scorrere della vita mi tedia.). E' chiaro che l'intento del gruppo non fosse quello di invogliare la gente a drogarsi oppure quello di fare una campagna per la liberalizzazione della droga (anche perché è strapieno di gruppi Pop che lo fanno già, non sarebbe stata una novità?); quindi tutta la polemica che è seguita a questo singolo è davvero fuori luogo, anche se ha avuto il merito di far parlare di questo gruppo e farne conoscere a tanti le qualità artistiche.

Awake!

"Awake! (Sveglia!)" inizia con un'atmosfera gotica alle tastiere, un arpeggio di chitarra e quindi un breve discorso, una morbida voce da basso con parti prolungate. Poi si riempie di ritmo con archi stoppati ed improvvisi, batteria e poi delle intrusioni di scream basso accompagnate da apparizioni di chitarra elettrica, tutto si alterna con parti di voce pulita e molto bassa. Ad un certo punto lo sfogo elettrico prende il sopravvento e quindi la voce è un possente scream/growl, bello pesante, su una base decisamente Metal e robusta, arricchita da archi, con cori puliti. Un momento davvero alto e pieno di intensità, si sentono anche passaggi con la voce sussurrata, le parti si susseguono benissimo, una composizione totalmente indovinata. La sensazione di thriller della musica ben si sposa con la voce scura di Ribeiro, il basso trova il suo spazio specialmente durante gli arpeggi di chitarra. Dopo questa esplosione sonora si torna ad una parte più delicata cui segue una nuova esplosione pesante. Di nuovo arpeggi di chitarra, la voce diventa narrante e quindi dopo alcune frasi il pezzo si conclude. Un pezzo davvero bello, c'è poco da dire: le scelte non sono affatto scontate, le parti si collegano tra loro scorrendo in modo spontaneo. Tutto indovinato, il pezzo fa un figurone e mette in risalto le capacità di ognuno, sono i pezzi come questo che hanno più contribuito a delineare lo stile unico dei Moonspell che si fa forte di questa alternanza tra furia e romanticismo decadente, tutto caratterizzato dalla voce unica di Ribeiro. Il testo è molto breve, si racconta che tutto sta morendo, perfino i morti stessi; noi siamo il passato che non riesce a ritornare. Tutti noi siamo dei visionari con un cappio attorno al collo. Questa brevità ermetica ben rende l'idea di decadenza e di ineluttabilità, la decadenza e la rassegnazione stanno proprio in questo: si parla di morte e lo si fa brevemente, tenendo bene a mente che tutto sta morendo ed è prossimo all'estinzione. L'alternanza tra cose molto diverse che, proprio nel loro contrasto, creano una nuova coerenza, è proprio questo l'elemento vincente di questo pezzo e dello stile dei Moonspell in generale.

For a Taste of Eternity

Passiamo a "For a Taste of Eternity (Per un assaggio di eternità)", che ha un testo più lungo che pur sempre mantiene lo stile poetico, il miele che brucia in spirali di fumo, lacrime scorrono dal ventre morto; indesiderato cadde nell'essere di lei, rilasciando delle forme dentro di lei viste solo nei sogni più selvaggi. Lui rappresenta l'impossibilità nella lunga castità di lei, lui rappresenta un oltraggio e lei non vede l'ora di averlo dentro di sé per un assaggio di eternità. In questo testo torna quello stile gotico fatto di amore erotico e peccaminoso, di desideri carnali tanto proibiti quanto irresistibili: forse irresistibili proprio in quanto proibiti, per quel gusto di trasgressione e ribellione che segue, appunto, a questa castità imposta da vincoli morali. Gira e rigira attorno a lui, bruciando di desiderio mentre scorre il sangue del ventre ormai risvegliato; un passaggio che allude al primo rapporto carnale che, in questa visione gotica e peccaminosa, sembra scorrere proprio a siglare questo patto demoniaco, a suggellare col sangue questa unione proibita, a coniugare dolore ed appagamento in un unico atto. Indesiderato, allontanato dal credo di lei, lui è colui al quale le è stato insegnato di dover rinunciare, in un timore virginale. Il sudore, le mani che si stringono, le notti insonni e la violenza dei silenziosi gemiti.. tutte cose che si racchiudono in lui. A lei non resta altro che stringergli la mano, chiudere gli occhi ed assaggiare l'eternità, trovare un nuovo dio. Un testo che tocca davvero tanti argomenti, sorvolando gli aspetti più profani potremmo considerare il tema principale proprio nella dualità tipica da "bella e bestia", in cui un comportamento di timorosa osservanza dei vincoli morali e dei tabù si scontra col desiderio della trasgressione e libertà rappresentata da un'esistenza satirica, legata ai piaceri terreni. In questo il collegamento col titolo dell'album, nel fatto che questo testo sembra voler consigliare di abbandonare tutti i tabù imposti dalla morale e lasciarsi andare ai piaceri della vita senza imporsi dei limiti religiosi. Il pezzo inizia con violenza con degli scream e chitarre distorte, tempo andante, continua con una voce calda ed avvolgente; poi gli accordi si allungano e si passa a degli arpeggi, una parte vocale a metà tra il cantato e recitato, quindi altra sfuriata con un tempo a plettrate serrate e ritmate in cui la voce si fa più violenta e mutevole. Ancora passaggi tipicamente Black con scream prolungati, la violenza è presto seguita da passaggi più morbidi, ancora la tastiera si sente davvero poco fatta esclusione per alcuni passaggi sintetici in sottofondo. Di nuovo la stessa parte tra il cantato e recitato, accompagnata da arpeggi, la struttura si ripropone invariata e quindi segue una parte ritmata, basso pulsante e costante, i riff si ripetono per poi arrivare ad un tribale in cui la batteria può godere di tutto lo spazio per far risuonare tutte le pelli, l'atmosfera diventa quasi orientale, suoni di flauti fanno diventare tutto quasi sciamanico e danno l'idea del rapporto carnale che trascende nello spirituale. Di colpo un'altra sfuriata che alterna scream e voce calda e pulita, intanto la chitarra si fa più graffiante e prende molto più spazio con sovraincisioni ad effetto; il pezzo si conclude di colpo. Un brano forse meno azzeccato del precedente, ma comunque pur sempre un bel brano che giova della stessa fortunata alternanza della quale si parlava prima.

Ruin & Misery

E' la volta di "Ruin & Misery (Rovina & Miseria)", un titolo da romanzo russo di fine '800, rintocco di campane ed una calda voce che sussurra in tonalità basse, i rintocchi sono intonati in lente melodie, suoni ambientali evocano il vento, poi irrompe la chitarra elettrica e la voce si fa più violenta, pur alternando con parti gotiche, in sottofondo dei cori gregoriani rendono tutto più solenne. Il pezzo funziona davvero molto bene, è originale, ancora le tastiere con parti neoclassiche con organo, la voce passa ancora a parti più aggressive e si ripropone quella fortunata alternanza di cui abbiamo già parlato. Il ritmo cambia, diventa più incalzante (ma mai veloce), ci sono variazioni alla chitarra e quindi una parte piena di tastiere sovra incise che contendono lo spazio alla voce, sfumature di piatti e quindi una parte atmosferica in cui emerge il basso ed il coro gregoriano. Quindi un arpeggio ed archi, l'atmosfera si fa magica, corde che pizzicano veloci e scorrono da una parte all'altra, colpi di cassa e poi ancora una volta la parte tosta, ma diversa: le variazioni portano cambiamenti nel ritmo e negli accenti, il tema si ripete in modo ostinato in un crescendo di intensità accentuato dall'ottimo lavoro di batteria. Quindi il brano si spegne, lasciando un bel ricordo, ottima qualità nella composizione, parti davvero personali che esprimono al meglio il carattere e lo stile del gruppo. La componente Gothic è davvero forte in questa fase dei Moonspell, si impone sempre di più lasciando progressivamente meno spazio alle sfuriate Black, anche se quest'ultimo è stato proprio il genere iniziale del gruppo come ben sappiamo. Il testo è un po' diverso dagli altri, il protagonista si rivolge ad un altro dicendo che in ognuno dei suoi fallimenti lui ha visto la propria vittoria, ogni volta che l'altro è caduto un pugnale ha tatuato un sorriso sulle sue labbra, mentre l'altro è caduto, loro sono diventati ebbri di morte. Dei modelli grezzi di rovina e miseria. Potrebbe dargli una mano tenendo il pugnale, un gioiello perfetto per la loro fine, mentre giacciono dopo essersi baciati, con le dita coperte di veleno pensandosi nella bellezza della morte. Il legame che ha portato al loro amore era proprio l'odio, senza speranza non avrebbero potuto avere paura, così hanno preferito sparire in silenzio e togliersi la vita in un ultimo gesto pieno di bellezza, sottrarsi quindi alle paure rinunciando alla speranza, finire di temere la morte scegliendo di gettarvisi insieme. In questo pezzo l'erotismo gioca un ruolo secondario, quello che più emerge è - oltre alla stessa fatale rassegnazione rispetto alla morte - la complicità dei due amanti. Uniti insieme in un legame di odio, che li ha portati comunque ad amarsi, scelgono di sottrarsi alle avversità della vita ed al timore della morte, lo fanno accogliendo quella stessa morte avvelenandosi mentre giacciono insieme.

A Poisoned Gift

Il veleno è un elemento che caratterizza anche "A Poisoned Gift (Un regalo avvelenato)", per sempre giovane in una terra così fredda, nello splendore della morte ancora fresca da ammirare. Nel collo una ferita aperta, per far nascere vita nel suo amore ma anche per cibare le creature di questo mondo. Hanno assaggiato insieme il dono avvelenato dell'amore e si sono condannati a volare per sempre da soli, hanno sperimentato un veleno antico, il vino della vita che ha rubato loro la luce, si augura che prima o poi possano ricongiungersi e goderne assieme. Una bella immagine, anche se lugubre, quando la descrive giovane nella terra fredda, lo splendore della sua danza che emerge nonostante l'immobilità del corpo senza vita. Sono diventati leggenda, un peccato sulle lingue, vanno verso il sonno eterno cui appartengono; sono diventati solo uno sguardo vuoto (quello del cadavere appunto) in uno stato di grazia pallido. In quest'ultimo passaggio si paragona lo sguardo vacuo del morto a quello estatico durante una trance. Una volta le ha chiesto di volare ma adesso rinnova il proprio voto e le chiede di non deluderlo così come lui l'ha delusa restando in vita. Atmosfera, note cupe e la voce che si riduce ad un sussurro quasi parlato, effetti in lontananza e quindi una parte sinfonica e gotica, il basso svolge un ruolo importante, poi un urlo di donna, il pianoforte mentre ci sono dei dialoghi e quindi riprende il sussurro mentre ci sono degli effetti sonori campionati che appaiono improvvisamente ed a volte sovrastano anche la voce. L'atmosfera è spettrale e ad un certo punto si fa viva anche la chitarra elettrica che porta con sé la sfuriata pesante, con lo scream e le sonorità più pesanti, fischi e plettrate graffiate. Tutto si calma e quindi si torna alla parte più atmosferica, non convince pienamente la scelta dei volumi perché la voce è appena percettibile mentre gli effetti sono davvero troppo in primo piano. Di nuovo la parte distorta, identica, cui segue un bell'assolo in stile Rock e melodico, che poi si raddoppia e diventa quasi Heavy, ci sono degli stacchi di batteria che aggiungono varietà, quindi ci si mette anche il growl ed inizia un nuovo assolo, questa volta più vivace e movimentato, ma pur sempre melodico; questo assolo si prolunga e continua a cambiare ad ogni battuta, scaricando una lunga serie di scale, quindi spegnendosi in un lungo accordo che lascia spazio ad un tribale di batteria e variazione di basso. Di nuovo la voce pulita, questa volta con un ritmo più marcato alla batteria, specie i tom, il basso pulsa profondo; altra parte aggressiva con parti dalla metrica quasi parlata, la chitarra si fa melodica, anche se distorta, riprende il tema dell'assolo, lunga serie di stoppate alla batteria, sui piatti e quindi un lungo finale gestito dal basso, che si lascia andare anche verso note più acute. Un pezzo così così, forse troppo lavoro alla tastiera, per gli effetti, e poca sostanza nel resto.

Subversion

"Subversion (Sovversione)" si presenta con un'atmosfera quasi futuristica, un suono che sembra il rumore delle cicale, percussioni, un oboe in lontananza, l'atmosfera è magica e carica di tensione, le melodie appaiono e scompaiono velocemente, c'è anche qualcosa di mediorientale in tutto questo. Il pezzo è un vero e proprio intermezzo ambientale che di colpo si trasforma, prende ritmo con suoni futuristici e campionati, una via di mezzo tra Trance e Gothic Metal, suoni ripetitivi e ritmati, effetti sonori campionati, poi la bassa voce di Ribeiro recita delle parole mentre le casse pestano forti, sembrano delle grancasse da orchestra, quindi è la volta di melodie lugubri alle tastiere, ma il ritmo non si arresta, anzi si intensifica e continua regolare a trasportare l'ascoltatore. Poi si distende con un rintocco di campana. Allora questa cosa del rintocco di campane è diventata una fissazione in questo album, questo pezzo non è molto originale ma in fin dei conti fa il ruolo dell'intermezzo, anche per via della sua brevità, quindi può anche starci; permette di staccarsi un attimo dallo stile ascoltato fino ad ora con delle sonorità più elettroniche. Il testo, altrettanto breve ovviamente, parla della perversione che si nasconde nella religione del dolore, in ogni dettaglio c'è una parola ma non riesce a togliersi il dubbio che venga nascosto qualcosa. Insomma il testo gioca molto sulla suspense, come anche la musica del resto, con delle frasi che lasciano degli interrogativi senza risposte. Pezzi del genere non hanno nemmeno l'ombra del Black Metal e non sono neanche propriamente Gothic Metal? infatti non si può parlare neanche di Metal. Inserire pezzi del genere, dopo un passato marcatamente Black, non è da molti e va apprezzato.

Raven Claws

"Raven Claws (Artigli di corvo)" sembra voler riportare nel gruppo quelle tematiche vagamente nordiche che lo hanno caratterizzato nei primi tempi. Ma in realtà si approfitta di un immaginario gotico generale, si parla di una ragazza, che ricorda da bambina, con artigli di corvo. Le si accende il desiderio quando ricorda la notte del suo primo colpo, ha sempre voluto sperimentare quanto in là riuscisse a spingersi, infiammata in un vicolo cieco a sedurre per poi consumare nel silenzio della notte, un vampiro, un impero fatto di statue con ferite aperte. Il sapore del veleno e della luna, che matura nel suo sangue, non si tratta di una storia momentanea ma è un amore eterno goccia dopo goccia. Dopo il morso della luna la luce solare fa male, brucia, lei gioca col suo coltello invisibile, un uccello nero capace di avvertire il pericolo vola, dà pace ad un'alta figura nell'oscurità. Impronte ricoprono il pavimento vellutato, con pozze di sangue che si allargano sempre più, sanno che lei sarà a caccia e la incoronano La Regina dei Morti. Si legge qualche similitudine con quello che è raccontato nella serie di romanzi "The Vampire Chronicles" di Anne Rice, nello specifico ricorda la figura di Akasha, indicata come La Regina dei Dannati. In questo pezzo c'è anche la partecipazione vocale di Birgit Zacher. Sinfonie di tastiera ed un basso tipicamente Dark, urla ritmate femminili, la voce di Ribeiro duetta subito dopo con quella femminile in un ritornello, il lavoro delle chitarre accompagna con vigore questa parte. Si tratta di un duetto in cui la voce femminile si muove in uno stile Pop, ad alto volume e con una voce spinta, mentre la voce maschile rimane profonda e vibrante, la melodia è la stessa per entrambi, anche il tempo. Poi la voce maschile si stacca e canta quasi in growl, per poi passare ad un sussurro accompagnato da rintocchi di campane a tempo ed un tribale di batteria. La voce poi diventa possente e viene accompagnata da rullante e sinfonie di tastiera, un altro ritornello arriva senza dare nemmeno il tempo di prepararsi, il brano infatti scorre velocemente ed in modo gradevole; ha tutta l'aria di un singolo ideale. Si torna alla parte aggressiva, forse non molto convinta, di nuovo la parte sussurrata e tutto si svolge così come già raccontato, senza variazioni. Ancora un altro ritornello, questa volta ci sono delle variazioni, specie alla voce femminile, seguono variazioni alla voce femminile accompagnate da un assolo acuto e molto melodico che diventa sempre più veloce quanto più si intensifica la prestazione vocale. Un finale in grande stile che aggiunge qualcosa ad un pezzo che, altrimenti, avrebbe una struttura banale ma singole parti davvero molto interessanti.

Mephisto

Passiamo a "Mephisto", lenti arpeggi di chitarra poi cristallini suoni elettronici ed una voce che sussurra. Il sound finalmente si apre e ripete lo stesso tema con insistenza fino ad arriva ad un crescendo di rullante, si riprende con lo stesso tema con un basso massiccio, la voce si fa più bassa ed impostata. Sfogo di chitarre elettriche e tastiere, una fase più grintosa con una voce a metà tra growl e pulita scandisce il ritornello "Mephisto", ripetendolo durante le variazioni melodiche di chitarra tempestate di colpi alle pelli. Di nuovo la calma, ancora il sussurro che diventa una voce bassa ed impostata che sembra declamare versi aulici, per poi tornare un sussurro. Ancora una volta lo sfogo strumentale con ritornello, decorazioni ai piatti, il ritornello si ripete solo una volta e poi inizia una variazione in scream, si tratta di un Black lento e cadenzato, piano di parti di tastiera, facile da seguire, poi la voce da basso si fa baritonale, il basso pulsa e si stacca dal ritmo per offrire variazioni negli accenti, le tastiere arricchiscono le melodie ritmandole. Ancora una volta si passa a sonorità più pesanti col ritornello, un coro violento che inneggia a Mephisto. Una cassa costante, quasi tribale, variazioni con voci di sottofondo, poi la chitarra si prolunga, si sentono dei suoni da dungeon, una risata lugubre e poi degli effetti da colonna sonora di vecchi film in bianco e nero, la risata continua malvagia e carica di perfidia, mentre si sentono le ultime note dell'organo. Non è un pezzo fiacco, ma nemmeno brillante come altri? ci sono delle idea ottime che però forse vengono tirate un po' troppo per le lunghe. Il testo racconta di alcuni che stanno appesi ai rami a testa in giù come pazzi; potrebbe esserci un riferimento alla carta del tarocco ma la figura dell'appeso (Le Pendu) e del pazzo (Le Fou) sono diverse ed hanno significati diversi che qua non approfondiremo, basti dire che Le Pendu rappresenta la stessa arrendevolezza ed accettazione passiva della morte che abbiamo notato in tanti altri testi, solo che questa accettazione non è intesa come sinonimo di pazzia, ma come sinonimo di martirio ma anche come sacrificio necessario per ottenere la conoscenza (si veda appunto il mito di Odino appeso all'albero, similmente, per nove giorni al fine di imparare il linguaggio delle rune). Alcuni impazziscono in strane dimostrazioni, vestendo costumi che sono metafore della malattia, occhi affamati cercano Mephisto. Ridendo li ciba di giochi, filosofie ed indovinelli, per ottenere la risposta dei quali la gente è disposta a morire nella propria fame di risposte, per credere in qualcosa. Questa cosa lo diverte, vedere la gente andare alla deriva inseguendo dei credo assurdi, l'ignoranza è stata sempre il suo desiderio segreto perché lui è un angelo che veste di rosso, che vola sopra di noi disegnando cerchi infuocati. Lui ha imparato a volare, mentre noi stiamo ancora appesi a questo albero morto da tempo, in questo caso si potrebbe interpretare notando come l'arte demoniaca sia fruttata a Mephisto il volo (simbolo della libertà) mentre il costante ed inutile sacrificio non sia fruttato niente alla gente, che rimane ancora appesa e sofferente, ad espiare colpe assurde, senza per questo guadagnarci nulla. Lui potrebbe insegnarci come trasformare il ferro in oro (qua il riferimento va al celebre Faust, in cui è appunto la tentazione alchemica a spingere il dottore a siglare il patto con Mephisto). Un bel testo davvero, ricco di riferimenti che (a differenza delle prime esperienze del gruppo) sono sottili e ben piazzati, sono delle perle di letteratura e mitologia ben dosate.

Herr Spiegelmann

Segue "Herr Spiegelmann (Il signor Spiegelmann)" (in tedesco spiegel vuol dire specchio), con un testo ispirato al romanzo The Perfume ("Story Of An Assassin") di Patrick Süskind. Il tema centrale del testo ruota intorno al fatto che ognuno considerava l'uomo in giacca blu come l'essere umano più bello che avessero mai visto, le suore vedevano in lui il Messia in carne e ossa, gli adoratori di Satana vedevano in lui il loro Principe dell'Oscurità, i filosofi vi vedevano l'Essere Supremo, le ragazze il principe azzurro, gli uomini come il loro ideale di perfezione. Alla domanda su chi fosse questo uomo dalla giacca azzurra risponde lo stesso Ribeiro in un'intervista (su metal-rules.com) nella quale spiega che "In the two last chapters there is the scene of his execution and then the scene of his death and this man in the blue jacket is this guy that is being executed but he is so horrible and at the same time so fascinating that his execution ends up in a very big orgy in a huge plaza where he was about to be hanged, or shot, I don't remember. He is the kind of hybrid man in which people see everything because even though he was horrible, he was everyone's dream." (Negli ultimi due capitoli c'è la scena della sua esecuzione e poi la scena della sua morte e di questo uomo con la giacca blu è il tipo che sta per essere ucciso ma lui è così orribile ed allo stesso tempo così affascinante che la sua esecuzione finisce in un'enorme orgia in una grande piazza nella quale stava per essere impiccato, o sparato, non ricordo. E' il tipo di uomo ibrido nel quale la gente vede tutto perché nonostante fosse orribile, era il sogno di tutti). Insomma stiamo parlando del classico eroe tenebroso, l'angelo caduto tanto caro all'immaginario Gothic. Il testo prosegue, il protagonista si dichiara un avvoltoio (si noti la similitudine col volo circolare di Mephisto nel precedente pezzo), una statua di immoralità (anche la statua è stata citata nel precedente testo), il Mirrorman (uomo-specchio) che capisce, che ci conosce perché lui è noi e noi siamo lui. Ecco la devastante rivelazione che vale tutto il libro: il signor Mirrorman (Uomospecchio) altri non è che lo specchio di chi lo osserva, infatti nel testo si dice chiaramente che ognuno vede in esso ciò che desidera, rappresenta tutte le nostre fantasie, tutti i nostri ideali, vediamo in lui quello che noi vorremmo essere. L'esecuzione di questo uomo assume allora i contorni dell'esecuzione del capro espiatorio, punire la rappresentazione dei nostri desideri, l'effigie stessa della nostra immoralità (perché ciò che desideriamo nel nostro intimo è spesso incoffessabile e raramente corrisponde ai canoni della moralità e del perbenismo). L'esecuzione di quell'uomo è la negazione dei nostri desideri, ce l'abbiamo con lui perché ci ricorda quello che vogliamo essere, è una forma di amore/odio, frutto dell'invidia e dell'ammirazione. La musica è da circo, c'è una grottesca presentazione di uno spettacolo, poi il basso che pulsa da solo, poi il rullante e quindi la voce irrompe nella scena assieme alla chitarra in una violenza che si alterna a parti più parodistiche, una lunga pausa con suoni acuti e poi tutta la dolcezza nella citazione di tutto ciò che vedono in lui le persone, un crescendo di intensità sottolineato da una chitarra melodica che aumenta sempre di più il volume. Le tastiere continuano il loro lavoro, torna il ritornello in growl con risposta pulita, la chitarre è ed offre una nuova variazione con tanto di breve assolo che termina graffiando. Di nuovo la strofa con la rivelazione ed un altro crescendo mentre il testo rivela tutto il significato dell'esistenza di quest'uomo. Ancora un crescendo, l'intensità è alta, la tastiera prende il sopravvendo e diventa portante, poi la chitarra cambia timbro, ci sono sovra incisioni, colpi di batteria in una stoppata, la chitarra cede la parola al basso che esegue un breve solo, quindi di nuovo un ritornello seguito da una lunga parentesi strumentale, in cui c'è spazio per qualche percussione. Nel finale se la vede l'organo, la voce diventa neoclassica e quasi solenne, un sussurro languido ed estatico interrotto da un'ennesima aggressione del ritornello. Un pezzo davvero affascinante.

Full Moon Madness

Concludiamo con "Full Moon Madness (Pazzia della luna piena)", all'inizio c'è silenzio, poi si inizia a sentire un leggero fruscio che si trasforma nei rumori della notte con grilli ed ululati lontani che si fanno sempre più vicini. Poi una chitarra classica in una successione di accordi che si fanno sempre più veloci, crescendo di cassa che impiega molto tempo a raggiungere l'apice, l'atmosfera si fa a metà tra Black e Gothic, con ovvia prevalenza di Gothic, continui stacchi di batteria, ripetizione di una stessa triste melodia, un arpeggio e rumori di disturbo ad inquietare l'ascoltatore. Si fa sentire la voce tenebrosa e bassa, in portoghese, poi il pezzo si fa Black e sembra di sentire i Moonspell dell'esordio per com'è stato composto il pezzo ma anche per le tematiche trattate (che approfondiremo tra poco). Ogni parte si ripete tante volte, c'è la stessa alternanza di violenza e delicatezza, ma va per le lunghe, le atmosfere si fanno più importanti e ci sono poche sovrapposizioni di effetti, le tastiere hanno un ruolo secondario. Ci sono questi crescendo di violenza che non si limitano a fugaci apparizioni, ma si prolungano, scream e growl hanno uno spazio più ampio. Le parti si ripetono senza variazioni ed ogni riff viene ripetuto davvero molte volte, così come avveniva nel primo album; all'improvviso una variazione accende il ritmo, gli accenti si fanno più netti e poi di nuovo l'atmosfera si distende portando il tempo di prima, ma all'improvviso il ritmo si accende di nuovo; in questo modo il pezzo diventa più vivace. Un assolo decisamente Metal e molto melodico, accompagnato da brevi intrusioni di tastiera che offrono una base delicata sulla quale scaricare le romantiche note, che si fanno sempre più acute e struggenti fino a diventare una serie di scale virtuose. Gli archi si prendono più spazio sul finale, percussioni orchestrali aumentano la maestosità, le sinfonie sono al centro dell'attenzione e si arricchiscono ad ogni battuta per poi spegnersi in un lungo accordo, qualche arpeggio e poi il finale. Il pezzo è indubbiamente lungo, il più lungo dell'album, ma si compone di parti che si ripetono invariate per molto tempo. Il testo racconta che siamo memorie di lupi che dilaniano la carne, lupi che prima erano uomini e che torneranno ad esserlo; o forse siamo memorie di uomini che insistono sul non voler dilaniare la carne, uomini che cercano di essere lupi ma non lo saranno mai. Si svegliano alla ricerca della carne e rifuggono la luce, si riuniscono nell'oscurità, nella follia della luna piena, per suggellare il loro destino e celebrarlo. In questo testo si sottolinea la pura bestialità, la vuota ed istintiva fame primordiale che ci porta a voler dilaniare la carne altrui per nutrirci o anche solo per ferocia innata. Questa follia della luna piena è una frenesia, una frenesia propria di creature oscure che cacciano in branco ed in branco celebrano la loro empietà rabbiosa e violenta; queste creature fatte di ferocia e d'istinto si rifugiano nell'ombra.

Conclusioni

In definitiva abbiamo un bell'album che strutturalmente ne esce più compatto rispetto ai precedenti lavori del gruppo, più maturo ed anche più smaliziato, poiché riesce a tirare fuori dal suo complesso dei pezzi ideali per divenire singoli da radio. La componente Gothic Metal si fa sempre più largo; lo si evince sia dal fatto che adesso di chitarra ne basti praticamente solo una, sia dal fatto che la tastiera ha preso molto più spazio di quello che prendeva in precedenza. Ci sono anche parti campionate, effetti sonori, rumori ambientali.. insomma, l'atmosfera oscura, gotica e romantica sta diventando un elemento essenziale del sound del gruppo, espediente che prende spazio a discapito della componente Black Metal, che viene ridotta ad una breve sfuriata la quale - proprio in quanto breve - ci fa il suo bel figurone e riesce ad apparire molto violenta proprio per via del contrasto con tutto il resto, che è sostanzialmente Gothic. La voce di Ribeiro diventa perfino più oscura di quella del primo album, le parti cantate con voce pulita ed impostata diventano la stragrande maggioranza, mentre scream e growl sono espedienti da usare per esaltare la violenza delle rare sfuriate Black, che comunque non hanno tutta quella cattiveria e distorsione che si poteva sentire nei primi demo del gruppo. E' proprio questa tanto descritta alternanza tra generi che ha fatto la fortuna del gruppo, questo continuo alternarsi che nei pezzi vincenti non lascia tregua all'ascoltatore, il quale si vede rimbalzare tra dolcezza e ferocia in una danza avvolgente. La veste grafica lascia a desiderare, è un peccato perché tutto è cresciuto e maturato, ed anche i testi questa volta sono degni di nota. Se in tempi ormai lontani c'erano citazioni mitologiche buttate là per fare scena, adesso troviamo citazioni letterarie, riflessioni profonde con richiami da un testo all'altro. In questi testi l'elemento ricorrente è la triste rassegnazione rispetto alla miseria della condizione umana, questa rassegnazione viene descritta, ma viene anche osteggiata e ridicolizzata in alcuni pezzi che la descrivono come il risultato della sottoposizione ad inutili restrizioni morali fatte per appagare un Dio sadico. In altri contesti questa stessa restrizione è la premessa per la trasgressione, quindi il trasgredire provoca tanta più soddisfazione quanto più è ritenuta tabù una certa cosa. Insomma questo martirio, ben rappresentato con il riferimento a Le Pendu, può essere letto sia in un'accezione filosofica come il sacrificio, il prezzo da pagare per accedere a livelli di consapevolezza più elevata; oppure può essere inteso come un sacrificio vano e stupido, entrambe le letture sono sostenute e rappresentate in questi testi. Merita una menzione particolare quel passaggio del Mirrorman, una riflessione quanto più matura possibile su tematiche trasversali capaci di offrire un'ulteriore chiave di lettura a tutti gli altri testi; una chiave di lettura che appunto vede i desideri inappagati ed il conseguente desiderio di trasgressione opporsi alla triste accettazione fatalista della propria miseria. I due opposti modi per comportarsi di fronte alla propria condizione, entrambi modi di reagire alla vista del Mirrorman, che ci mostra noi stessi come non abbiamo mai avuto il coraggio di vederci. E' proprio questa sua capacità di rifletterci, per come siamo dentro, questo suo costringerci a guardarci dentro senza filtri, questo suo sbatterci in faccia la nostra miseria priva di tutte quelle decorazioni morali che tentiamo di dare alle nostre pulsioni bestiali. Infine arriva "l'orgia di piazza", che nell'ultimo testo si traduce in un'orgia famelica e frenetica fatta di fame ed assassinio; un'immagine che torna a sbatterci in faccia il nostro essere bestie. Un album profondo, un album che ci mostra un gruppo che è stato capace di trasformarsi, reinventarsi, scoprirsi per poi rendersi in una maniera più efficace. Le polemiche hanno aiutato a diffondere l'arte del gruppo, ma è stata poi la musica a conquistare il pubblico.

1) "Perverse.. Almost Religious
2) Opium
3) Awake!
4) For a Taste of Eternity
5) Ruin & Misery
6) A Poisoned Gift
7) Subversion
8) Raven Claws
9) Mephisto
10) Herr Spiegelmann
11) Full Moon Madness
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