MOONSPELL

Darkness and Hope

2001 - Century Media

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
31/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Una scappatella commerciale, poi un momento di sperimentazione con suoni elettronici avvenuto col precedente album, ed i Moonspell tornano alle sonorità più propriamente Gothic con "Darkness and Hope" (2001), ancora licenziato dalla "Century Media Records". Quanto alla formazione, nessun cambiamento: Fernando Miguel Santos Ribeiro alla voce; alla chitarra ancora Ricardo Amorim; al basso Sérgio Crestana; alla tastiera Pedro Paixão; alla batteria sempre Miguel Gaspar. Insomma, la stessa line-up che ha realizzato il precedente album. Abbiamo in compenso qualche apparizione vocale, come la voce femminile della non meglio precisata Asta e la lettura di Adolfo Augusto Martins da Cruz Morais de Macedo. Quest'ultimo, cantante, poeta ed avvocato. In un certo senso, questo "Darkness and Hope" completa (e chiude) una trilogia sperimentale in cui l'arte dei Moonspell oscilla: prima alla ricerca di un qualcosa di più brillante e patinato, che possa fare breccia sul grande pubblico; poi vira verso sonorità più vicine al mondo dei Depeche Mode, ma con spazio per qualche sfuriata più pesante; infine, con questo lavoro, opta per un Gothic Metal più oscuro, che poi verrà sviluppato e porterà allo stile che maggiormente colleghiamo a questo gruppo (che in effetti si traduce in un ritorno alle origini, un riallacciarsi a determinare radici con in più un bagaglio di tecnica ed esperienza decisamente più pieno). Insomma, un piccolo crescendo di sperimentazione che ha di seguito portato la band a cercare il suo "io" più congeniale, il tutto fra svariati cambi di sonorità ed operazioni più o meno coraggiose. Correndo anche diversi rischi, producendo anche lavori non propriamente all'altezza della loro fama. Tuttavia, qualche piccolo passo falso si può anche perdonare, se quest'ultimo è in un certo qual modo propedeutico alla voglia di riuscire in seguito. "Sbagliando s'impara", come si dice.. e nessuno mette in dubbio il fatto che la discografia dei Moonspell presenti alcuni bassi notevoli. Ma lo ripetiamo: se tutto è stato alla fine funzionale alla creazione di album invece incredibilmente validi, possiamo abbandonare (anche se non del tutto) la severità tipica di certi casi. Proprio perché "Darkness.." si è presentato sin da subito come un album validissimo, bello e da tenere in grande considerazione. Parlandone più nel dettaglio, notiamo alcuni dettagli legati al team di produzione. Se nel precedente "The Butterfly Effect" la consolle era stata appannaggio di Andy Reilly, in questo seguito vediamo come il ruolo di produttore venga ricoperto invece da Hiili Hiilesmaa, sino a due anni prima batterista e cantante degli Heavy metaller finlandesi Road Crew. Per quel che concerneva il suo ruolo "dietro le quinte", comunque, il musicista non era certo un cosiddetto "novellino", tutt'altro. Nel suo curriculum poteva vantare esperienze con Amorphis, Apocalyptica e tantissimi altri gruppi, tanto che sarebbe impossibile elencarli tutti. Un portfolio ricchissimo, quello di Hiilesmaa, tanto quanto quello di Mika Jussila, altro "finlandese" prestato al Portogallo; il quale, a differenza di Hiili che andò a ricoprire il ruolo di produttore ed addetto al mixing, preferì concentrarsi sul mastering. Insomma, un bel duo di esperti, un sodalizio stretto nel 2001 e che si protrarrà per almeno altri due anni, sino all'uscita di "The Antidote" (2003). Per quel che concerne invece l'aspetto grafico, il tutto si traduce in un progetto quasi essenziale, ma di grande effetto: abbiamo finalmente un logo degno di essere definito tale (il gruppo se ne servirà per qualche tempo per poi cambiarlo nuovamente) e nel centro di uno sfondo nero, un altro logo che riprende la "M" di "Moonspell" trasformandola in una specie di tridente rivolto verso il basso, con alla cima una mezzaluna che richiama sia la luna contenuta nel nome del gruppo (com'è ovvio) ma anche, in un certo qual modo, la cultura islamica; una cultura che è stata sempre presente (quando più, quando meno) nella storia del gruppo, estremamente affascinato da determinati tipi di folklore. Dietro questo simbolo troviamo un cerchio metallico, finemente istoriato con motivi che potrebbero essere anch'essi mediorientali, richiamanti antichi manufatti mesopotamici. Un lavoro grafico di qualità, che spezza la lunga serie di imbarazzanti risultati ottenuti per altre copertine, realizzato dal polacco Wojtek Blasiak, il quale sfruttò il gruppo portoghese come "trampolino" di lancio, visto che anni dopo venne contattato nientemeno che da delle leggende viventi, gli inglesi Venom, per i quali realizzò la copertina del buon "Metal Black" (2006). Non trascurando comunque l'amicizia con i Moonspell ed anzi continuando a disegnare per loro, come di dimostrano le copertine di "The Antidote" e di "Memorial" (2006). Insomma, tutto curato alla perfezione, a partire dalla grafica sino ad arrivare al contenuto. Un contenuto che non deluderà nessun'aspettativa, sia a livello di quantità che di qualità. Anche questo album, infatti, ha una durata generosa, attestandosi sui circa cinquanta minuti buoni, e continua a sorprendere i fan con delle sonorità diverse da quanto hanno ascoltato col precedente album. Tutti gli elementi combaciano quindi alla perfezione e fanno in modo di donarci un prodotto che vale sicuramente il proverbiale "prezzo del biglietto". Non ci resta altro da fare, quindi, che buttarci nella nostra consueta disamina track by track.

Darkness and Hope

Possiamo iniziare con la titletrack, "Darkness and Hope (Oscurità e speranza)": la voce di Ribeiro parla oscura e bassa, poi esplode tutta un trionfo di sonorità Gothic e quindi degli arpeggi calmi, e la voce torna vibrante e calda. Il cantato è morbido e calmo, avvolgente. Esplosioni sonore portano di nuovo un sound fatto di chitarre pompate, i tempi sono andanti, la voce non diventa violenta ma si mantiene calma e conciliante, tranne per qualche parte sussurrata. Di nuovo arpeggi e la voce varia portandosi su tonalità più alte, la batteria scopare e riappare con dei colpi quando il pezzo prende una piega più cattiva; la voce accenna uno scream che viene molto effettato ed ovattato per renderlo innocuo. Poi un coro, dissonanze vocali in un duetto oscuro e dannato, la chitarra si libera un po' e la tastiera può sfoggiare qualche sinfonia con sonorità da organo. Una pausa ci porta dei suoni da Horror, sinfonie lugubri, una porta che sbatte, rumori di catene, la voce canta dolce alternando alti e bassi, di nuovo l'arpeggio che si inserisce in queste sonorità quasi sognanti, una parentesi che dura molto e che rappresenta la svolta presa dal gruppo, di colpo una nuova esplosione ed il pezzo diventa una variazione strumentale e distorta, con le chitarre che offrono un riff col tema principale del pezzo, variazioni di batteria che raddoppia sui tom, qualche intervento di tastiera ed una sottile voce femminile che sfuma fino a cessare, inghiottita dal feedback di chitarra, nemmeno il tempo di finire il pezzo e si sente battere il tempo del brano successivo. Il testo è molto interessante, parla di un modo di morire esemplare del quale gli hanno parlato, vogliono il suo seme, è questo il tradimento al quale deve la fama. La sua libertà fatale, lui che porta notizie di oscurità e speranza. E così questo è l'altro mondo nel quale la gente pone la propria speranza, si nascondono nella loro stanza e lo fanno solamente ridere con questo atteggiamento. Lui ha il loro "atto d'amore", con tutto il veleno contenuto in ogni parola, ogni notte in cui loro ci sono lui dovrà fuggire, sapendo che non c'è nessun ritorno. Poi elenca tutti i modi in cui ci si può togliere la vita e dedica il pezzo al piccolo grande popolo del villaggio di Saboya e della zona di Alentejo, in Portogallo. La spiegazione va rintracciata nel fatto che proprio nel 2001 un grande numero di suicidi in queste aree (molto superiori alla media nazionale) hanno scosso l'opinione pubblica; questo è stato causato da gravi problemi sociali, legati alla povertà e la miseria, condizioni ignorate dal resto della nazione e di cui si sono fatte carico poche associazioni di beneficenza, mandate avanti spesso da persone del posto, altrettanto povere. Una fuga di giovani (verso aree industrializzate, alla ricerca di condizioni migliori) ed una lunga serie di suicidi di padri e madri di famiglia senza più alcun mezzo di sostentamento. Una storia quando mai attuale, anche per l'Italia della "bella vita" (di pochi, sulle spalle dei molti). 

Firewalking

"Firewalking (Camminare sul fuoco)" inizia di colpo, tempi lenti scanditi da una batteria quasi essenziale ed anche per questo così in evidenza, plettrate lunghe, un fade in di voce sporca, melodie distorte e la cassa accelera, la voce di Ribeiro appare calda ma più vivace e vibrante, il tempo si fa più sostenuto e Gaspar può eseguire uno dei suoi tribali. La voce si imbestialisce di colpo, oscilla tra growl e scream mentre la chitarra si fa sentire, il basso adesso rimane in bella vista dal momento in cui nella parte cantata la chitarra abbassa il tiro. Melodie oscure e gravi, orecchiabili ma dannate, accelerazione ed una nuova sfuriata strumentale che porta con sé anche la tastiera, la voce è rauca e bassa, quasi parlata, e si alterna con parti più morbide, poi si rallenta e torna a farsi sentire la voce femminile, sottilissima e quasi spettrale, Ribeiro sussurra malevolo, stacco di batteria e quindi il ritmo decolla e si passa ad una parte più propriamente Black, blast di cassa in un crescendo di violenza ed intensità che porta ad un finale prolungato. Un pezzo che, pur tre minuti, dà l'impressione di scorrere via ancora più velocemente, anche perché le parti sono lente e così pure l'attenzione rallenta e si riprende quando la musica si fa più grintosa, sporca, aggressiva. Si ripropone la celebre formula dei Moonspell, che fa risaltare - grazie al contrasto sottolineato ancor di più dai cambi improvvisi - le parti violente come quelle più delicate. Chiede di aiutarlo a cadere dalla grazia, lei deve essere incompleta per aiutarlo, lui è l'impostore ai suoi piedi e per lei è la prima volta; oppure, magari, è stata già tentata un'altra volta verso il basso, dove c'è la vita pulsante? Il testo è ammiccante: da un lato sembra voler richiamare una situazione paradisiaca in cui il protagonista, essere demoniaco, brama di cadere dalla grazia (divina) e quindi cerca in lei una complice per farlo, in modo da arrivare in basso, sulla Terra dunque; da un altro lato si potrebbe dare una lettura ben più prosaica in cui questa "vita pulsante che sta in basso" potrebbe indicare ben altro (ed anche in questo caso sarebbe compatibile, forse a maggior ragione, con la prima lettura). Le chiede di provare a camminare sul fuoco, dentro di lui, mentre tutto il resto cade in pezzi; anche questo passaggio richiama l'atto passionale, seppure in modo più poetico. Se lei non dovesse cadere dalla grazia lui si troverebbe ad un battito d'ali, dal suo luogo di ritiro, questa è l'occasione di lei per scoprire il segreto che sta giù. Abbiamo quindi un testo infuocato di passione, in cui l'atto sessuale si tinge di peccato (tematica non affatto nuova per i Moonspell!). 

Nocturna

"Nocturna" ha un titolo che urla "Gothic!", o meglio: lo sussurra con fare invitante, a giudicare dal pezzo. Suono acuto, poi una chitarra ritmica (poco distorta) ed un prepotente ritmo alla batteria, il sound irrompe con un basso bello pompato ed ecco che si apre tutto quanto con frequenze più basse. Effetti elettronici, ancora l'acuto sintetico, la voce di Ribeiro si presenta soffice e calda, conciliante e calma, la chitarra ha degli sprazzi di grinta ma è solo apparente: il pezzo è quasi una ballad gotica. La voce calda e profonda duetta con un sussurrato roco ma non minaccioso. La batteria torna ad essere protagonista, inserendo anche suoni di piatti, che escono talmente bene e precisi da sembrare finti. Il nuovo duetto tra voce pulita e sussurro è accompagnato da sinfonie elettroniche, poi la chitarra si lancia in un assolo spezzato da molte stoppate espressive, per poi allargarsi in una strofa nuova, piena di melodia. Ancora la batteria, piena di piatti ed un tribale di timpano e cassa, il basso vibra morbido ed il pezzo procede in una rullata finale, poi la tastiera solitaria chiude gli ultimi secondi restanti. Un pezzo che ci riporta alle sperimentazioni dei precedenti album, dei quali questo rappresenta la scia finale del resto: abbiamo quindi un'atmosfera compatibile col Pop, forti (ma non fastidiosi) inserimenti elettronici, il tutto bilanciato con classe ma poca varietà; un pezzo calmo e rilassante. Stivaletti di cristallo incastrati nel cuore, la luce del giorno che guarisce le ferite della notte, la tattica del ragno ed il desiderio di unirsi a lui attraverso la paura. E' così vero, così pieno di luce quando Nocturna roba la notte. Sorella di Caino, tutta la loro progenie massacrata, il giuramento giovanile è sempre lo stesso: un male di vivere infinito ma la caccia (a lei) continua per sempre, nella notte. I Moonspell non sono nuovi a canzoni con odi alla luna, del resto lo stesso nome del gruppo è un tributo a quel corpo celeste che ha appassionato da sempre le menti degli uomini, ed in questa occasione la luna, o Nocturna, è una specie di ragno che tesse la sua tela di luce, nella notte, pronta a ghermire la preda ammaliata dalla sua luminosa bellezza. Il riferimento alla stirpe di Caino è una sottigliezza interessante: la leggenda vuole che i vampiri siano i discendenti di Caino (anche se già nel 2.000 a.C. c'erano gli Utukku e gli Ekimmu dei miti mesopotamici, abbastanza assimilabili), lo stesso nome Nocturna non può che derivare dal nome latino dei vampiri: Homina Nocturna. La leggenda più in voga, in ogni caso, è quella che vede Caino come il primo vampiro, condannato da Dio a cibarsi per l'eternità del sangue del fratello Abele, da lui ucciso; Caino così edificò la città di Enoch ove instaurò una monarchia vampirica e dalla quale si moltiplicò questa stirpe che portava in sé la stessa maledizione del progenitore. 

Heartshaped Abyss

"Heartshaped Abyss (Abisso a forma di cuore)" inizia con una voce dall'andamento Pop, assieme ad accordi di chitarra poco distorta, poi il suono esplode pur mantenendo una natura da Rock/Pop dannato, la batteria è statica ed il basso pulsa in stile Dark, tornano a sentirsi le influenze dei Depeche Mode. La chitarra si esprime con delle note da Melodic Rock, la voce è morbida e si muove su tonalità più alte, ma in questo album ciò avviene con più sicurezza tecnica ed espressiva, in alcune parti la voce si sdoppia e crea un coro. Di nuovo all'inizio, variazioni espressive aumentano la qualità, la voce viene lasciata spesso sola o accompagnata da percussioni soffuse, di nuovo il suono prende grinta ed una parte da Melodic Rock accompagna questa nuova fase della strofa che si ripete come già raccontato. Alcuni cori seducenti e gli strumenti vengono lasciati sfogarsi per diversi secondi, specie la chitarra che poi si lancia in un brevissimo solo introduttivo della prossima fase, una variazione che mantiene lo stesso stile leggero e godibile. La voce riappare, conciliante, con diverse sovraincisioni pacate e delicate, la batteria raddoppia sul rullante creando quella suspense da gran finale, che poi non arriva, visto che il pezzo si spegne poco dopo. Un pezzo che ci riporta i Moonspell di "Sin/Pecado", maturati da un punto di vista tecnico, ma pur sempre troppo diretti verso l'ascolto facile, che mette in ombra le tante qualità che il gruppo ha saputo già dimostrare. Il testo esorta a non resistere mai al camminatore sul fuoco, venuto ad insegnarci a non guardarci mai alle spalle, al grande profondo, e non ballare alla maledizione che canta. Il pessimista, che è il leader e non il nemico, il cuore è completo e pronto a distruggerli, frasi sconnesse che puntano verso una direzione precisa: quando si incontreranno nell'abisso a forma di cuore, lei gli infliggerà una cicatrice con un bacio, lei lo perdonerà per tutto, è un abisso portatile a forma di cuore. Un testo romantico, anche malinconico se vogliamo, non privo di riferimenti tipicamente Gothic, anche se non vengono marcati. 

Devilred

"Devilred (Rossodiavolo)" ha un testo che parla di una donna, questa vesta appunto rosso diavolo; suda veleno, lo mantiene calmo nella sua tempesta, ha un suo metodo che nessuno conosce. Rossa come le vene nella quali le piace nuotare, fluttuando così delicatamente sulla miseria umana, deve per forza essere parte di un disegno più grande, qualcosa che lui non riesce a capire. Lei sta vendendo un'anima dannata al miglior acquirente, il suo corpo è la cura a tutti i mali e beni. Testo breve che descrive una creatura forse vampirica - abbiamo infatti un continuo riferimento al sangue - e sicuramente letale. Tastiera che imita un organo o un coro, poi una potente chitarra e subito dopo un'altra in accordi non proprio aggressivi ma belli ritmati; il pezzo poi guadagna grinta e la voce sottolinea la cosa con un grido, poi una svolta Dark con tastiere horror ed una soave voce femminile che esegue vocalizzi. La voce di Ribeiro si fa sentire mentre il ritmo resta incalzante ed insistente, si trasforma poi in un tribale e la voce diventa presto un coro, più incisivo, poi il ritornello che ripete il titolo in diverse salse. La tastiera è protagonista con melodie acute con un suono da organo, la batteria scandisce colpi netti e basilari, il basso vibra in lunghissime note che offrono un sottofondo cupo e costante. Variazioni sulla strofa, botte su pelli e piatti, altre variazioni e la voce si esprime in un coro che poi duetta con la voce solista. La chitarra si stacca dalla struttura ed accenna un assolo, proprio mentre la voce diventa quasi uno scream viene rilasciata tutta la scarica veloce di note che poi proseguono graffianti fino al finale. Un pezzo che lascia delle questioni aperte: da un lato sembra essere il pezzo più semplice e scontato, dall'altro ha in sé elementi aggressivi che altri pezzi dell'album non hanno: è Dark, è Gothic, ma con una grinta insolita. 

Ghostsong

"Ghostsong (Canzone fantasma)" ha un titolo che ricorda molto lo stile del precedente pezzo, anche musicalmente sono poco assimilabili: un inizio dal ritmo deciso alla batteria, stacchi netti, poi però il pezzo diventa una ballad in cui la voce è morbida e più acuta, tempi lenti, un basso morbido e corposo, la chitarra esegue arpeggi puliti anche se li alterna con piccoli momenti distorti. Il pezzo decolla con un ritornello molto melodico, quasi da Pop, funestato da un effetto elettronico molto acuto, che disturba non poco l'ascolto e non dà alcunché al brano. L'atmosfera è soft, anche se la distorsione appare di frequente sulle chitarre questa è solamente un contorno ruvido che nulla cambia della morbidezza del pezzo, che è da love song a tutti gli effetti. Torna di nuovo il rumore di disturbo, che probabilmente vuole ricordare una presenza spiritica, poi un momento strumentale con le chitarre che si slacciano, la batteria che raddoppia, un tocco solistico e quindi di nuovo il ritornello con tanto di accompagnamento romantico alla tastiera, tutto si ripete con insistenza all'infinito, poi si prolunga molto per lasciare spazio ancora a quel rumore elettronico. Il romanticismo di questo pezzo è delicato, non proprio scontato anche se si poteva usare un po' di fantasia in più nell'ideazione delle parti. Al di fuori di piogge mitiche, vogliono sapere di non essere pazzi, ci sono debiti di sangue ancora da pagare ma invece celebrano lo Straniero; si inizia in modo criptico, ma questo è parzialmente dovuto alla necessità di trovare la rima, che per uno scrittore non madrelingua può portare a traduzioni un po' troppo oscure. Dolori mitici sono suonati, dubbi di sangue sono domandati nuovamente ma bisogna stare attenti alle risposte che non si possono domare, potrebbero portarci troppo lontano. Poi inizia un dialogo, gli chiede cosa sia, gli viene risposto che è arrivato a perseguitarlo, ma anche a proteggerlo ed a fargli male. Dopo dice che, se sopravvivranno a questa alba si augura possano vedere il giorno, morire per tornare indietro un'unica volta, quel volto alla finestra non è mai lo stesso. Si conclude il testo ed ancora è poco chiaro, c'è confusione ma almeno una cosa sembra sicura: c'è questo fantasma che tormenta il protagonista, un tormento che sembra un legame fatto di amore e dolore (come molti legami descritti nei testi dei Moonspell).

Rapaces

Andiamo avanti con "Rapaces (Rapace)" [tradotto dal portoghese], che ha comunque un testo in inglese: anche questo testo parla dei vampiri ma lo fa in modo esplicito. Si tocca un tema ricorrente quando si pensa al dramma della vita da vampiro: la vita eterna scorre molto lentamente, mentre questi esseri mettono in scena il loro lamento. I baci eterni sono freddi, come si può pensare che siano belli? Le candele bruciano ed i paletti trafiggono l'anima; non tutti i vampiri succhiano sangue e muoiono per amore. La vita eterna scorre lentamente e le preghiere finali sono così forti.. e come saranno, le nostre preghiere, al momento dell'inevitabile conclusione? Non tutti hanno ferite romantiche, alcuni di loro sono forti. In questo testo quindi parla un vampiro, che descrive la propria progenie, cercando in qualche modo di sfatarne i miti popolari fatti di un romanticismo stucchevole: i vampiri sanno anche essere forti e la vita eterna rende i baci freddi, la vita eterna rende i baci d'oro. Questi temi sono stati ampiamente trattati dal celebre romanzo di Anne Rice: "Interview with the Vampire" del 1976, dal quale è stato tratto l'omonimo film del 1994 con un cast eccezionale che include, tra gli altri, Tom Cruise, Brad Pitt ed Antonio Banderas? in questo romanzo infatti il vampiro Louis de Pointe du Lac racconta la propria vita, il proprio dramma, ad un giornalista; questa storia sarà piena di dubbi esistenziali e riflessioni, affatto scontate, sulle implicazioni di un'esistenza del genere. Il pezzo inizia con un audio tratto dal film "Lifeforce" (1985), tratto dal romanzo "Space Vampires" (1976) di Colin Wilson; degli astronauti si imbattono su umanoidi alieni che però si rivelano essere dei vampiri che si nutriranno dell'energia vitale degli uomini, riducendoli a meri cadaveri ambulanti. Nell'audio la seducente vampira risponde all'uomo, sgomento nell'accorgersi di essere così simile a lei, che anche lui è uno di loro, che lo è sempre stato. Poi si sentono delle chiare note di pianoforte, un basso ritmato ed andante mentre la chitarra è pizzicata e stoppata, il sound si fa Dark e la voce è profonda e morbida. Il loop di pianoforte continua, anche quando poco dopo la voce diventa uno scream violento nell'eseguire il ritornello, la parte furiosa dura poco e poi segue un'altra strofa, prima senza piano poi questo sopraggiunge. Si ripete la stessa parte, che sfocia nello stesso assalto violento, gli strumenti sono distorti e poi le sinfonie si aprono con le tastiere ed un'ammaliante voce femminile, acuta e misteriosa, ancora ritmo poi plettrate più serrate mentre l'atmosfera diventa più horror, un crescendo di intensità e poi un'altra strofa, accompagnata da suoni sintetici da thriller, questa potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora di un thriller/horror dal sapore gotico, la voce femminile ed acuta non fa altro che accentuare la cosa, assieme al ritmo incalzante degli strumenti distorti, che poi graffiano in un assolo da Rock con un groove coinvolgente, altra sfuriata ed il pezzo arriva lentamente alla fine con un'altra parte strumentale che permette alla chitarra di esprimersi. 

Made of Storm

"Made of Storm (Fatta di tempesta)", arpeggio ed un rumore che ricorda una città araba, poi di colpo plettrate cattive ed uno scream basso e violento, il basso è in prima linea e la voce poco dopo sic alma mentre ci sono altri effetti orientale nella musica. Presto la voce diventa pulita e quindi può eseguire un ritornello melodico, in cui la musica rimane pur sempre molto ritmata ed aggressiva, stoppata; passaggi melodici di chitarra contrastano con la voce bassa di Ribeiro che poi inizia a sussurrare fino ad arrivare allo scream. Altre stoppate e quindi il basso in primo piano ed un crescendo di chitarra e voce, si ripropone la stessa struttura, un pezzo che funziona molto bene ed anticipa i lavori successivi dei Moonspell. La violenza di questo pezzo è nettamente superiore a quella cui abbiamo assistito nei brani precedenti, anche a livello compositivo il brano è più ispirato: le variazioni sono più numerose e marcate, inserti elettronici rendono ancora più strane determinate parti in cui c'è lo scream. Il ritornello si fa sentire spesso ma, alternato com'è da parti violente, non pesa ed anzi è gradito ad ogni apparizione, nel finale la voce esegue un botta e risposta con un coro sussurrato, il ritmo raddoppia e la batteria inizia a correre, poi una stoppata finale ed il pezzo si conclude. Davvero un bel pezzo, introduce anche una certa varietà nell'album. Si presenta come un'inondazione che trascina i detriti e vive in essi; lei è il suolo col quale lui flirta. Lui è l'inondazione che purifica, lei lo chiama Il Signore delle Menzogne, quando lui è dentro di lei sembra che sia fatta di tempesta. Il testo è breve, si ripete con piccolissime variazioni, sebbene il titolo faccia riferimento alla figura di lei è lui che viene descritto in modo più circostanziato: un'inondazione che travolge, che cambia, sconvolge gli equilibri, purifica? queste sono solo alcune delle cose che seguono al suo passaggio, eppure lei lo chiama "signore delle menzogne", forse perché al suo passaggio copre e livella tutto, nascondendo ciò che si trova al di sotto. 

How We Became Fire

"How We Became Fire (Come siamo diventati fuoco)" inizia con colpi di batteria, lenti arpeggi ed un caldo basso in primo piano, molto ritmato, crescendo di chitarra e quindi un assolo da Rock, lento e melodico anche se molto graffiato, tutto è molto romantico e struggente sin dal principio. La voce è quasi un sussurro, caldo e ritmato, con lunghe pause espressive, variazioni nella melodia e fughe che danno senso all'interpretazione; la musica si accende nuovamente e si arricchisce di un pianoforte, i tempi forti vengono marcati da rullante e piatti, la chitarra continua a graffiare e quindi la variazione porta ad una parte più atmosferica e ricca di suoni di chitarra, ma le tastiera ancora rimangono lente e fanno sentire pochi tocchi. Di nuovo la parte iniziale col basso in bella vista, si ripete tutto come prima, atmosfera avvolgente, romantica, stoppata e voce che continua da sola, quindi il suono esplode con variazioni alla chitarra che poi lancia un veloce assolo che si incastona nella parte e finisce per duettare con la voce, durante le lunghe pause di questa. La parte strumentale si sviluppa in stile Rock, con un qualcosa di Dark dato prevalentemente dalla voce, il tempo è ancora lento, nel finale le sinfonie diventano più evidenti e l'atmosfera copre maggiormente tutta la musica, fino alla parte finale in cui, tra i ruggiti della chitarra, la voce scandisce le ultime frasi sussurrate. Colpi di batteria, stacco e quindi una nuova parte strumentale a sorpresa interrompe il finale, l'assolo di chitarra, trattenuto così a lungo, può sfogarsi in un lungo fischio, che porta ad una nuova parte cantata, con tocchi di pianoforte, delicati ed acuti, che contrastano con la voce calda e bassa. Stoppate improvvise, lunghe pause, i piatti sfumano in un finale in grande stile che se la prende molto comoda prima di concludere. Il testo comincia ponendosi la domanda di cui al titolo, com'è che sono diventati fuoco? Schiavi del più piccolo desiderio ed incuranti di ciò che è giusto o sbagliato; quando invece avrebbero potuto essere acqua, che è la forma di tutte le cose e la fine di tutte le cose. Bruciano insieme, la grazia e la maledizione allo stesso tempo, quando invece avrebbero potuto essere terra, il luogo in cui si riposa; avrebbero potuto essere aria, per arrivare ovunque. Ma alla fine sono diventati fuoco, per illuminarsi entrambi, per salvarsi entrambi. In questo pezzo gli elementi potrebbero interpretarsi anche come degli stati d'animo, dei modi di essere: il fuoco viene immediatamente collegato alla passione, al desiderio che li ha resi schiavi; mentre l'acqua si adatta, la terra riposa immobile, il vento raggiunge ogni luogo in maniera leggiadra, il fuoco invece brucia di passione, divora tutto quanto ed è al contempo benedizione e maledizione.

Than the Serpents in My Arms

 Passiamo allora a "Than the Serpents in My Arms (Dei serpenti sulle mie braccia)" che, come già annunciato in premessa, contiene una lettura di Adolfo Augusto Martins da Cruz Morais de Macedo che interpreta un passaggio estratto da un'opera di Mário Cesáriny, che tradotto suona come "Dormi, dormi piccolo mio / dormi nel mar dei Sargassi / che è meglio un mare di spine / dei serpenti sulle mie braccia", poi si passa all'inglese, dicendo che quando la vita come la conosciamo noi fallisce, tutte le labbra fantasma hanno lo stesso sapore, quale conforto, migliore dei serpenti sulle sue braccia, si può trovare? Poi parafrasa la poesia, cambiandola ma anche rivelandone il significato dicendo "Dormi, dormi adesso bambino mio / nel mare del Travaglio di cristallo / perché è meglio un violento sospiro / di tutto ciò che ci lasciamo alle spalle". Poi esorta il bambino  stare giù, di considerarlo come un peccato perché è meglio mantenere il suo sorriso di tutto ciò che ci lasciamo alle spalle. Il testo stesso è strutturato come un poema, in cui la sofferenza è un passaggio necessario che è assai migliore di tutto ciò che ci lasciamo alle spalle; la sofferenza è come il prezzo da pagare per superare un problema che altrimenti - se non si trova il coraggio di affrontarlo anche a costo di soffrire - continuerà a restare avvinghiato a noi, come dei serpenti velenosi che avvolgono le loro spire sulle nostre braccia, senza mai mollare la presa. Una lettura del genere dà ancor più significato al precedente testo in cui il fuoco è al contempo sofferenza e purificazione; anche in questo caso si soffre ma, infine, ci si lascia alle spalle il male. Un testo davvero molto toccante, profondo, significativo? ci esorta a trovare il coraggio per affrontare la sofferenza necessaria a purificarci. Tutto ciò si può leggere con un'ottica mistica ma anche in modo più profano, si pensi al dolore che accompagna molte cure: il bruciore dell'alcool sulla ferita è il piccolo prezzo da pagare per far sì che quella ferita guarisca bene e possiamo lasciarcela alle spalle. Rumori, come di una vanga che spala, vento, rumori ambientali, una sirena, accordi alla chitarra, rumori meccanici, colpi, poi una voce profonda ed è il lettore che interpreta i versi in portoghese, stoppata al voce e si inserisce la voce di Ribeiro, bassa e profonda, il suono esplode ed iniziano a suonare delle tastiere da musica Dark/Elettronica, si passa al ritornello molto orecchiabile, dal ritmo acceso. Un basso molto mobile e pulsante, batteria che insiste sui piatti, la chitarra in secondo piano si inserisce di tanto in tanto, la tastiera occupa un ruolo secondario ma quando arriva si fa sentire con sinfonie che pervadono la scena. Ritmo accentuato, parti più grintose, arpeggi intriganti - in uno stile che ascolteremo sempre più spesso nei Moonspell - la voce rende davvero al meglio, scendendo nelle note basse, alternando parti basse e medie. Ad un certo punto si sente di nuovo la voce che recita i versi, mentre gli strumenti suonano in sordina, poi un crescendo di chitarra che si sviluppa lentamente in evoluzioni altalenanti; una parte strumentale fa sentire la chitarra che era stata messa in ombra. Un ultimo ritornello ed il pezzo si può concludere, si sente ancora la voce narrante, poi si arriva al finale con calma. Si ripetono spesso le stesse parti, il pezzo sembra quasi un ritornello continuo, ma non è una cosa negativa visto che la parte è piacevole.

Os Senhores da Guerra

Si conclude con "Os Senhores da Guerra (I signori della guerra)", con un testo interamente in portoghese, inizia dicendo che là fuori ci sono i signori della guerra che cantano inni alle loro vittorie, mentre la storia di questa terra è fatta di paura. Qui gli uomini sono in attesa del loro destino, legato a questa terra, ma non c'è più nemmeno il ricordo della pace e la paura regna. Poi si rivolge alla terra, sperando che ci sia un giorno in più per nascere ed un giorno in meno per morire; perché c'è poca gloria nella guerra e gli uomini che la fanno sono senza vittorie. In questo testo tutto lo sconforto per l'idiozia di uomini che cantano inni alle guerre, che si vantano di vittorie che derivano da azioni - la guerra appunto - incapaci di portare alcuna vittoria, azioni che possono portare solo desolazione e paura. Un lungo silenzio apre il brano, poi una chitarra esegue degli armonici in un fade-in accompagnato da un basso pulsante, tutta la desolazione è espressa dalle dissonanze che si vengono a creare, poi delle sinfonie incalzanti assieme a delle percussioni ostinate e violente, il rombo che si fa sempre più vicino, quindi di colpo la voce di Ribeiro che canta in portoghese con una melodia molto latina, un andamento che va a scatti, al ritmo che si fa sempre più caldo e marcato, diventa una canzone che ricorda molto la tradizione gitana fatta di lamento e seduzione. Infine una parte acuta, quando si invoca la Terra, è una richiesta d'aiuto accompagnata da arpeggi veloci e sinfonie che si aprono in un coro di speranza, che vuole rappresentare tutti i popoli del mondo che si uniscono nella stessa invocazione disperata. Ancora la strofa che ricorda che non c'è gloria nella guerra, tra stoppate ad effetto che sottolineano ogni frase rendendola più pesante ed urgente. Di nuovo il coro, una supplica accorata alla Terra, le sinfonie proseguono e variano in un assolo disperato seguito a ruota dal basso, la sirena fa pensare ad un allarme nucleare, o ad un bombardamento, che è il terrore per eccellenza per la povera gente indifesa. Ancora un ritornello, questa volta scandito dal rullante, prosegue e si approfondisce tra tanti effetti per poi arrivare alla conclusione.

Conclusioni

Un album ricco, non c'è che dire. Ad essere spietatamente severi, parlando di difetti, possiamo solo dire che qualche volta notiamo una sorta di incertezza nella composizione generale. Il gruppo, infatti, appare in più di un'occasione quasi indeciso: non sa bene se optare per scelte semplici, oppure per la classica alternanza tra estremo e dolce, oppure fare direttamente un Gothic sensuale ed a tinte Dark. Il risultato è quindi un insieme di pezzi che sembrano estratti da album diversi, quasi come se fossero un riassunto dei precedenti episodi della trilogia; ma c'è anche un indizio di quelli che saranno gli episodi della futura discografia del gruppo, uno fra tutti, "Than the Serpents in My Arms". Un album di passaggio, è chiaro, così com'è altrettanto chiaro che si sta passando a qualcosa di molto bello in cui le capacità del gruppo sono e verranno messe in buona luce. Una durata complessiva più che abbondante, brani variegati e spalmati in modo da non annoiare l'ascoltatore nonostante i cinquanta minuti; dei testi che non fanno altro che confermare la propensione di Ribeiro alla poesia, con momenti di rara profondità poetica, ma anche momenti in cui - pur di fare una rima - si rinuncia ad un'esposizione coerente e comprensibile delle frasi. L'oscurità pervade questo "Darkness and Hope", che torna spesso sul concetto dei vampiri affrontandone molte tra le questioni più rilevanti; non si può evitare tuttavia di trattare anche l'amore.. il quale, però, a differenza di altri album, non occupa un posto di rilievo nei testi. Oltre ai vampiri è la sofferenza in generale ad essere protagonista: il vampiro è solamente uno degli interpreti di questa sofferenza che, a volte, viene anche descritta di per sé. Molto interessanti, dal punto di vista lirico, gli ultimi tre pezzi in cui il concept dell'album emerge in modo più evidente: la scelta di essere se stessi, di brillare in un mondo di oscurità e sofferenza, il fuoco visto come illuminazione ed espiazione, purificazione. Uno stile di vita che non vuole impantanarsi nel passato ma, anche a costo di tanta sofferenza, guarda al futuro. Un futuro che, purtroppo (come testimoniato dall'ultimo brano) non lascia molte speranze. Ma, nonostante l'oscurità, c'è sempre lo sforzo e l'invocazione per avere un epilogo luminoso in fondo a questo tunnel buio. Tutto ciò descrive perfettamente il senso di "Darkness and Hope", Oscurità e Speranza: un male che appare come sistematico ed inevitabile, al quale però ci si oppone, con ostinazione, nonostante tutto il dolore che ne possa derivare. Una condizione in cui giusto e sbagliato perdono significato, sono concetti che impallidiscono di fronte allo stato dei fatti. Non fa alcuna differenza che l'origine di un determinato male sia stata il risultato di un qualcosa di giusto o di sbagliato, perché in entrambi i casi il malcapitato dovrà sciogliersi dall'abbraccio di questi serpenti che lo avvinghiano, e per farlo dovrà soffrire. Per chi ha visto in "Sin/Pecato", "The Butterfly Effect" e "Darkness and Hope" una trilogia, probabilmente accomunata dall'utilizzo di sonorità elettroniche ed uno stile più o meno Dark/Rock a fare da complice alla musica dei Moonspell, questo album segnarà la conclusione di una fase sperimentale in cui ci sono state delle oscillazioni, delle incertezze, in questo o in quel verso; sebbene alcune soluzioni non siano state vincenti c'è da ammettere che questa voglia di cambiare ha portato dei risultati fantasiosi e sicuramente apprezzabili, se non altro per la varietà. Ecco che i Moonspell continuano a variare, ad evolversi, mutando gli equilibri che si sono creati nel loro Black Metal diventato sempre più Gothic, influenzato pesantemente da un Dark/Rock a volte tendente al Pop, altre tendente all'Elettronica; morale di tutto, in questo album si trova una sintesi che crea quello che sarà il nucleo della futura proposta del gruppo.

1) Darkness and Hope
2) Firewalking
3) Nocturna
4) Heartshaped Abyss
5) Devilred
6) Ghostsong
7) Rapaces
8) Made of Storm
9) How We Became Fire
10) Than the Serpents in My Arms
11) Os Senhores da Guerra
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