MOONSPELL

Anno Satanæ

1993 - Autoprodotto

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
25/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Introduzione Recensione

La lunga strada che i Moonspell hanno percorso, prima di diventare uno dei gruppi Metal di punta in Portogallo, è iniziata col demo "Anno Satanæ" realizzato nel 1993, si tratta di una musicassetta ovviamente autoprodotta, anche se è stata ristampata (e ri-registrata) nel 1996 per la polacca Mad Lion Records che ha riempito un lato con la tracklist nella versione originale e l'altro lato con la stessa tracklist ri-registrata. In realtà il gruppo aveva iniziato la propria attività un anno prima, sotto il nome di Morbid God col quale ha realizzato un demo di un solo pezzo. Nella formazione possiamo individuare: Luís Lamelas in arte "Malah" e Duarte Picoto (all'epoca anche nei deathsters Extreme Unction ed i blacksters Filii Nigrantium Infernalium) in arte "Mantus" alle chitarre; al basso João Pedro "Tetragrammaton" (anche questo nei Filii Nigrantium Infernalium); alla voce Fernando Miguel Santos Ribeiro "Langsuyar" (che in futuro si rivelerà il membro icona del gruppo) ed infine alla batteria Miguel Gaspar in arte "Nisroch" il quale, come il cantante, continuerà ad accompagnare i Moonspell per tutti gli anni a venire. Parliamo della grafica, realizzata in pieno stile Black Metal, e cominciamo proprio da quel bel logo disegnato dal celebre Christophe Szpajdel (noto come "Lord of Logos") che aveva da poco iniziato la sua attività; tratti simmetrici e spigolosi, aguzzi, che incorporano un pentacolo in basso e rendono bene l'idea della tematica satanista del gruppo (come se non fosse già chiara col titolo di questo demo di presentazione!). In copertina il disegno è un'illustrazione stilizzata, la posa e lo stile ricorda quello dei tarocchi o comunque qualcosa di altrettanto esoterico/simbolico; possiamo vedere un Lucifero che conserva allo stesso tempo sembianze angeliche - la veste, le ali - e sembianze caprine, mentre nella mano sinistra regge il Crocifisso in sembianze umane, in quella destra porta lo scettro che culmina con un teschio umano. La posa richiama necessariamente quella di un tarocco ma è molto diversa da quella che assume notoriamente il quindicesimo arcano maggiore di riferimento: "Le Diable" appunto viene tradizionalmente rappresentato seduto (in una posizione pentacolare) con volto caprino (riferimento può andare sia a Baphomet che a Typhon), ali di pipistrello, nudo con caratteristiche genitali maschili e femminili, in una mano uno scettro a foggia di mazza - spesso anche infuocata - rivolto verso il basso (che lo rende quindi contrario alla carta del Mago che lo innalza) e l'altra mano aperta con le cinque dita a simboleggiare i cinque elementi che si padroneggiano, sotto di esso una grottesca imitazione della carta degli amanti, solo che in questo caso sono demoni in catene (oppure Adamo ed Eva dannati per il loro peccato). Nel Baphomet satanico invece le mani sono libere, la destra punta due dita in alto e la sinistra le punta in basso, in un gesto che parafrasa quello dell'iconografia cristiana e sta a significare: "Così com'è sopra, è sotto", che gli alchimisti poi hanno interpretato con "solve et coagula" (sciogli e addensa). Insomma l'illustrazione che vediamo è un bel miscuglio di simboli tratti dal Baphomet satanico e dal tarocco, con qualche caratteristica da cherubino a ricordarne le origini angeliche (la veste se non altro), purtroppo la qualità dell'illustrazione non consente di apprezzare ed interpretare gli elementi esoterici ricavati nel centro della figura.

Intro

Il demo comincia con "Intro", un pezzo che sconvolge immediatamente per il fatto di essere un canto folk in arabo, si sentono strumenti tradizionali ed il fruscio del vento; lo stile è un misto arabo-andaluso ma non ha nulla del marcato ritmo che solitamente caratterizza queste composizioni (nella musica tradizionale berbera ritmo e velocità sono irrinunciabili), piuttosto si avvicinano molto a quelle influenze della musica sefardita che prende il nome dai sefarditi, comunità ebrea residente in Spagna nel medioevo che mescolò folk israelo-turco alla musica arabo-andalusa, traendone una sintesi che gioca molto sui tempi lenti, sul vibrato della voce e sulle atmosfere tristi e solenni; forse saranno proprio queste le basi per la futura nascita del fado che, a differenza di molta musica latina, si caratterizza proprio per la tristezza fatalistica (fado deriva appunto da "fato"), così come anche dalle musiche nomadi che hanno sempre un retrogusto di sofferenza. La voce maschile in questo brano è acuta ed è totalmente araba, nello stile ed anche nella lingua, davvero un pezzo che ci fionda immediatamente dall'altro lato del mediterraneo verso un popolo così geograficamente vicino eppure tanto culturalmente lontano e misterioso. La particolarità di questo brano sta proprio nel voler omaggiare la musica e la cultura araba in un demo Black Metal, che solitamente celebra appunto le radici culturali ritenute vicine dai membri del gruppo, l'omaggio consiste in un minuto molto atmosferico e carico di pathos, impossibile non rimanere spiazzati ed affascinati da questa scelta che conferma il legame tradizionale tra Portogallo e Marocco, specie in periodo medievale.

Goat on Fire

"Goat on Fire (Capra in fiamme)" inizia collegandosi al precedente brano, si sente ancora la voce così come cantata in arabo, si impongono nel sound le chitarre distorte con accordi lenti e solenni, un timido scream che poi prende più corpo in un urlo successivo; la batteria è lenta sui piatti e poi scandisce lenti e regolari colpi di cassa. Il basso pulsa statico, Ribeiro alterna parti in scream a parti di un pulito vagamente basso e quasi declamato nella metrica. A questo punto occorre notare che il testo fino ad ora pronunciato è tratto da uno scritto di Friedrich Nietzsche, dice che è giunta l'alba di un nuovo giorno alle Montagne d'Argento, che preferirebbe vivere sul ghiaccio piuttosto che stare nel mezzo della virtù moderna ed altri venti del sud. In questo passaggio probabilmente Nietzsche si riferiva alla sua permanenza a Nizza, in solitudine e lontano dalla società moderna che ripudiava, l'inizio del processo che lo portò alla pazzia di Torino. Ancora tempi lenti ed esecuzione incerta alle chitarre, per via di qualche dissonanza, si riprende con la strofa, c'è una sovraincisione vocale, le parti sono molto semplici e poco originali se non per via dell'inserimento, ad un certo punto, di un pianoforte. Più avanti si sente la cassa forte, le chitarre arrancano e non riescono a fare nulla di buono, le atmosfere si disegnano di nuovo per merito della tastiera e della voce che arriva in un coro di scream. Il basso è scolastico e non aggiunge nulla al pezzo, poi spunta un assolo di chitarra melodico, vagamente neoclassico, suonato malamente ma atmosferico nell'intenzione, in alcuni momenti riesce a farsi valere. Poi arriva un tribale di batteria, le chitarre non riescono ad emergere come dovrebbero, la voce si ripropone in qualcosa di simile ad un growl, c'è cattiveria guerresca anche se il tempo rimane lenta, la batteria si avvicina ad un blast e quindi si fa sentire una chitarra classica in stile andaluso, il tocco di classe che impreziosisce il pezzo. Di nuovo la tastiera e quindi si riprende l'accelerazione con la strofa e la serie di cori diabolici; nel finale prevale la melodia perché si sente tastiera e chitarra classica, la voce sussurra misteriosa e poi di nuovo lo scream in coro, alla fine si sente solo la chitarra con un accordo e poi il silenzio. Il testo racconta di quando il vento spazza via la nebbia, così rivelando oscure presenze luccicanti nella foresta, abbraccia la discesa della notte mentre voci di streghe annunciano la sua venuta. Qui nel nord (ed è una scelta curiosa trattandosi del Portogallo) si riuniscono, egli si inginocchia verso di Lui, quattro volte uno ed uno solo sono i principi dell'Inferno, coloro col sigillo del male. Ci esorta quindi ad ammirare la capra in fiamme, che nutre il suo desiderio, la capra in fiamme col ghiaccio del nord ed il fuoco del sud, il Re delle tenebre, il corvo sopra la sua anima, Re di tremenda maestà (in questo caso l'uso di tremendae maiestatis si ispira al testo del Requiem). Quindi abbiamo un testo di chiaro tema satanico, probabilmente i quattro principi dell'Inferno sono quelli descritti nel Libro di Abramelin, un grimorio autobiografico in cui Abraham of Worms descrive il proprio viaggio dalla Germania all'Egitto e rivela delle conoscenze cabalistiche ed esoteriche al figlio (le fonti non sono certe e l'autore è ignoto, di fatto il libro è una sorta di romanzo epistolare); in questo libro, comunque, vengono individuati i quattro principi dell'Inferno in: Lucifero, Leviatano, Satana and Belial.

Ancient Winter Goddess

"Ancient Winter Goddess (Antica dea dell'inverno)" stacco di batteria ed urlo che viene presto doppiato, le chitarre fanno un ingresso prorompente - una si lancia in vibrati cattivi - e poi il tempo rallenta inspiegabilmente per poi stabilizzarsi, il basso rimane fedele e concede qualche accelerazione precisa. La voce si mostra ancora aggressiva ma il volume di esecuzione è basso tanto che a volte diventa un sussurro, quindi una stoppata e delle melodie ed una ripartenza che contiene melodie di chitarra solista, alla voce si aggiungono cori e quindi si fa sentire una chitarra classica con timbro caldo che scandisce note che appaiono raramente. Ancora cattiveria, stoppata, qualche errore d'esecuzione alla chitarra nonostante la facilità delle parti, dopo una stoppata si riprende con la strofa che viene cantata in growl (probabilmente inhale oppure distorto), si torna alla melodia di una chitarra classica introdotta da un breve sussurro. Parte un blast di piatti, in un tripudio di cori vocali, la lentezza non rende giustizia a questa parte. Una breve cavalcata chitarristica tra le risate diaboliche e poi una stoppata, non proprio precisa, quindi una parte di chitarra classica che introduce una parte di chitarra in tapping, semplice ma efficace, piena di atmosfera anche perché accompagnata in scala ascendente. Di nuovo la strofa, con sovrapposizioni di scream ed atteggiamento guerresco, così il pezzo arriva al finale nel pieno della rabbia. Un brano poco convincente per l'esecuzione delle chitarre, che guadagna punti solo per quanto riguarda la classica e per la parte in tapping che, seppure eseguita con qualche sbavatura, è azzeccata. Quello che frena il gruppo è la mancanza di velocità che si riscontra specialmente in chitarre e batteria, il basso sembra cavarsela egregiamente ma forse è dovuto alla semplicità delle parti che propone. La voce, invece, sembra essere a proprio agio e capace di spingersi oltre, particolarmente positiva la propensione a passare dallo scream al pulito, si riscontrano comunque dei problemi nel growl che non è così caldo come dovrebbe essere, anche se è un dettaglio trascurabile considerando la data di realizzazione del demo. Una pietra grezza che mostra voglia di proporre qualcosa di diverso ma un gruppo che non è all'altezza, tecnicamente, di realizzarlo. Il testo riprende i soliti cliché, il velo di nebbia e l'oscurità, la luna piena, il richiamo dei lupi ed il cielo notturno rosso come il sangue; a questa parata di stucchevoli banalità si aggiunge anche il solstizio d'inverno. Il testo inizia ad essere vagamente originale descrivendo il suo urlo, quando viene raggiunto dalle legioni di Lilith, figura demoniaca mesopotamica associata alla morte ed alla pestilenza, che dona ad esso - figlio del caprone - i benefici del patto satanico; così scala la montagna del corvo ed urla. Tuoni di luce e montagne di fuoco - ed il fuoco è il suo dominio - brezze gelide, pioggia e neve - ed anche l'inverno è il suo dominio - (in questo c'è un richiamo a quel passaggio del testo precedente in cui si parla di ghiaccio e fuoco) poi parla del Leviatano definendolo Balena Bianca, ma anche la terra e l'aria sono il suo dominio (quindi torniamo all'esame già fatto in merito alla grafica per ricordare come il tarocco del Diavolo viene descritto come dominatore dei cinque elementi, comprende infatti anche quello dello spirito oltre agli altri elencati). Ad un certo punto invoca Ea, che è un altro nome del dio Enki, la versione babilonese, divinità spesso associata ai mari, alla magia ed alla creazione; in questo testo viene definito "dea dell'inverno" ma è un doppio errore perché Ea è maschio e perché il dio dell'inverno è invece il sumero Enten. Lasciando perdere le diatribe mitologiche il testo è immaturo, non contiene la stessa originalità che suggerisce l'intro arabo e gli interventi di chitarra andalusa.

Wolves from the Fog

Con "Wolves from the Fog (Lupi dalla nebbia)" si cambia lato della cassetta, ma il tema rimane lo stesso: si parla dell'ululato dei lupi. Nell'intro lentissimo e clean si sentono dei rantoli, sussurrati, c'è cattiveria ed i suoni di campane a morte e quindi inizia a sentirsi una narrazione con chiare e forti influenze Doom. Il tono è cantilenante e finalmente la lentezza esecutiva è giustificata, quindi intervengono delle urla sovra incise e le chitarre accelerano le melodie che si intrecciano tra loro. La voce narrante descrive la discesa delle tenebre e la luna piena che brilla mentre degli occhi rossi attendono in agguato e sussurrano il suo nome. E' un lupo che sorge da una nebbia gelida, i suoi fratelli si uniranno al suo attacco appena vedranno il segnale di sangue, si uniscono a questo baccanale fatto di ninfe per la gioia della Signora del Sabba. Presto saranno abbracciati dal loro padre, colui che ha le corna, Satana che indulge nel distruggere la carne. Ancora una volta, con le corna in testa, spunta il lupo, per celebrare la Notte di Valpurgia, la Walpurgisnacht, il lupo porta sulle spalle una fanciulla in sacrificio. In tutto questo la musica si fa più intensa e la voce diventa uno scream, ci sono sinfonie insistenti di tastiera che si avvicendano alle plettrate alternate alla chitarra. Il pezzo è tecnicamente più valido: impreziosito da passaggi tastieristici che propongono sinfonie con timbri diversi, c'è anche un momento in cui il giro di basso suona da solo senza le chitarre che fanno una breve pausa. Torna la voce in inhale, il pezzo diventa di nuovo una lenta marcia funebre, le chitarre sono spesso imprecise e - complice la poca distorsione e riverbero - gli errori si percepiscono facilmente. Il riff è interessante e si conclude con dei fischi acuti, quindi una stoppata a sorpresa e riprende l'assalto, la batteria pesta sul rullante e la voce continua in modo ostinato la stessa metrica, approfittando dei cori. Quindi una chitarra si slega ed inizia una plettrata alternata, purtroppo di colpo viene tutto spezzato e si sente di nuovo il basso che propone un giro che non c'entra niente: poco senso della composizione nel far seguire delle parti che hanno poco in comune. Un pezzo che rientra con più facilità nei canoni del Black Metal, a parte la lentezza e l'uso delle sinfonie che comunque all'epoca era già sdoganato; poco originale e convincente, esecuzione non buona. Il testo non aggiunge nulla alla serie di luoghi comuni che riempie gli altri testi: è un riferimento poco convinto e poco convincente. Un semplice citare a vanvera tanti nomi "cattivi" per fare impressione, se nel primo lato della cassetta avevamo le chitarre classiche a dare il tocco di originalità ed avremmo accolto con piacere una più autentica mitologia o folklore portoghese, in questo secondo lato troviamo un gruppo alle prese con un'imitazione fallimentare del nordico gruppo Black Metal.

Outro

 Il brano finale è "Outro", si sente un flauto ottenuto alla tastiera, acuto, quindi delle sinfonie lugubri alla tastiera, presto accompagnate anche da sussurri incomprensibili e colpi di cassa. Si fanno strada delle chitarre lente in tempi cadenzati, la voce è una via di mezzo tra growl e scream, anch'essa lenta. Una chitarra si mette in primo piano con un lento tremolo dissonante e malefico, il basso si sente sicuro e preciso, la voce emette dei rantoli di tanto in tanto. Il brano prende quindi sonorità acute grazie alla chitarra che continua la litania. Un breve momento musicale per chiudere il lavoro, anche piuttosto interessante ma del tutto scollegato rispetto al resto. Il brano conclude il demo con la stessa atmosfera di anonimato del precedente brano, si capisce che il gruppo è alle prese con qualcosa che non gli appartiene tecnicamente e culturalmente.

Conclusioni

In definitiva abbiamo ascoltato un demo che presenta un gruppo chiaramente immaturo, eppure (col vantaggio del senno di poi) si intravedono quelle che saranno le caratteristiche vincenti del gruppo: le sonorità solenni alle melodie, con tempi mai veloci, la voce di Ribeiro che è versatile nel cambio tra pulito e sporco e spesso passa al sussurrato per creare un'atmosfera più coinvolgente. Questo della voce sussurrata in effetti è un elemento che non andrebbe sottovalutato, non è molto praticato in un Black Metal in cui invece si cerca di gridare quanto più possibile, si pone anzi come originale ed innovativo, capace di esprimere un senso di mistero per niente aggressivo ma carico di orrore/malvagità tale da poter tranquillamente trovare posto nel Black Metal. L'elemento che più convince in questo demo - triste a dirsi - è proprio l'intro che non è stata fatta dal gruppo: un momento carico di magia e di intensità che in qualche modo si inserisce anche nel secondo brano ma non viene sfruttato al meglio, complice la carenza tecnica dei chitarristi che spesso si inceppano sulle corde. Ascoltare, analizzare, questo demo significa andare a rintracciare un lavoro che a suo tempo non aveva nulla di paragonabile a quanto avveniva in realtà più lontane e più celebri del Black Metal; ma che è comunque uscito fuori da un gruppo che ha deciso di provare a fare qualcosa di nuovo, nonostante tutto. La novità deriva dall'inserimento dei passaggi arabi dell'intro, dalla chitarra andalusa che appare nel primo lato della cassetta in interventi più o meno brevi, dalle melodie alla tastiera, dalle tecniche vocali e la versatilità di Ribeiro. Quello che si percepisce dall'ascolto di questo demo è che il gruppo voleva fare tanto, tutto, il risultato è stato confusionario specialmente nella cura esecutiva. Dal punto di vista della grafica il lavoro si presenta bene e non si discosta per niente dai canoni estetici in voga per il Black Metal più underground e satanico, anche i testi prendono lo stesso percorso e - come abbiamo notato - sfociano in una ridicola parata di banalità messe lì alla rinfusa in un gioco assurdo che consiste nel citare quanti più nomi "cattivi" possibile, anche a sproposito (basti pensare ad Ea celebrato come Dea dell'inverno, mentre Ea è un dio maschile e comunque il dio dell'inverno era Enten). Non ha senso soffermarsi e discutere di un eventuale concept che potrebbe al massimo rintracciarsi in una visione del satanismo più mistica, veicolata appunto dal fatto di proporre un'immagine da tarocco; questa interpretazione viene smentita dalla riedizione polacca della cassetta che mostra una copertina con lo stesso soggetto in una posa e situazione decisamente diversa (che vi proponiamo in basso tra le immagini) e comunque, principalmente, dal fatto che si commettono troppi errori che fanno dubitare ci sia stata una precisa idea alla base. Un demo che presenta un gruppo con caratteristiche curiose, ma con capacità tecniche complessivamente decisamente sotto la media (a parte la voce che invece spicca). Le idee sono state coraggiose ma la realizzazione carente.

1) Intro
2) Goat on Fire
3) Ancient Winter Goddess
4) Wolves from the Fog
5) Outro
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