MOONSPELL

Alpha Noir/Omega White

2012 - Napalm Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
27/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

I Moonspell sono sempre stati un gruppo dalla doppia anima. Da un lato li abbiamo visti dispensare lezioni di brutalità come "Night Eternal", "Wolfheart" e "Memorial", da un'altra li abbiamo visti flirtare con la New Wave, il dark rock e l'elettronica in album come "The Butterfly Effect", "Sin Pecado", "Darkness and Hope" e regalarci un immortale capolavoro come "Irreligious" che univa perfettamente queste due anime. Ma far coincidere due anime così diverse è spesso molto difficile, quindi i Moonspell hanno compiuto la scelta più ovvia decidendo di incidere un doppio cd dove il primo, "Alpha Noir", conterrà i pezzi più brutali mentre il secondo, intitolato "Omega White", li vedrà entrare in territori più sperimentali e vicini a mostri sacri come Cure, Sisters of Mercy e Fields of Nephilim.



"Alpha Noir" si apre con la devastante "Axis Mundi" che continua il discorso esattamente dalla fine di "Night Eternal" come se non fossero nemmeno passati 4 anni. Riff Ritmici e batteria tritaossa si spalleggiano in una guerra contro le orecchie del povero ascoltatore mentre Ribeiro colpisce ancora una volta con il suo personalissimo growl, meno profondo che in passato ma di sicuro impatto. Un branco di Lupi introduce la bella "Lickantrope", già scelta come anteprima del disco e disponibile su youtube con tanto di video ufficiale. Musicalmente ci troviamo di fronte ad un pezzo magistrale dove, oltre al meraviglioso growl di Ribeiro (il doppio ululato in growl a metà canzone è da oscar), sono le chitarre a rendersi protagoniste del pezzo con un riffaggio che fonde brutalità e melodia in modo perfetto. "Versus" conferma le dichiarazioni della band riguardo l'influenza di King Diamond, riveduta e corretta in maniera comunque molto personale. "Alpha Noir" ci riporta indietro al genio mai troppo compianto che corrisponde al nome di Ace Börje Thomas Forsberg, meglio conosciuto come Quorthon. Le ritmiche di questa titletrack mi riportano subito alla mente le fantastiche cavalcate dei Bathory e i suoi intrecci con la melodia solista creano un deja Vu appena accennato che delizia piacevolmente l'ascoltatore. In "Em Nome do Medo" torna a far capolino l'amore del quintetto lusitano per la propria terra, incidendo il pezzo interamente in portoghese. Il velocissimo riff iniziale di "Opera Carne" lascia presto spazio ad un vero e proprio monumento all'epicità musicale con un incedere marziale ma veloce che ricorderà leggermente i Testament. "Love Is Blasphemy" si sviluppa su una bella melodia creata ad arte dal bravissimo Ricardo Amorim con la sua chitarra e ci guida direttamente a "Grandstand" che mostra una leggera inflessione qualitativa dell'album, che rimane sempre e comunque un grande episodio di musica. A chiudere la prima parte di questa nuova uscita del combo portoghese troviamo "Sine Missione", bellissimo strumentale che ci riporterà di peso nelle atmosfere che permeavano l'irripetibile "Wolfheart" e chiudono degnamente un album non perfetto (e soprattutto non il migliore della band) ma che si difende comunque bene e che conferma i Moonspell come una delle formazioni più interessanti del panorama Metal mondiale.



Arriviamo ad "Omega White", il gemello più calmo di "Alpha Noir" ma oscuro allo stesso modo. Già dall'opener, la quasi-titletrack "Whiteomega", sentiamo la fortissima influenza della dark wave e soprattutto degli intramontabili Cure, rivista però con occhi moderni che non si discostano troppo dalle sonorità metal. Si continua con "White Skies" dove Ribeiro torna alla sua sensuale voce clean e notiamo il perfetto lavoro di Miguel Gaspar, ottimo batterista che si destreggia perfettamente nella doppia anima di quest'album, mostrandosi una schiacciasassi in "Alpha Noir" e un solido supporto per il sound oscuro di "Omega White". "FireSeason" ci riporta ai fasti di "Darkness and Hope" ed è supportata dalle ottime tastiere di Pedro Paixao, una delle anime più poliedriche all'interno dei Moonspell. L'onirico intro di "New Tears Eve" ci regala uno dei pezzi più interessanti di "Omega White", dove le influenze dei Sisters of Mercy e dei Fields of Nephilim flirtano con passaggi metal e mostrano una band talmente ben rodata ed evoluta da riuscire ad incorporare diverse influenze pur risultando sempre personale e innovativa. "Herodisiac" ci riporta alla mente un altro genio prematuramente scomparso, ovvero il grande Peter Steele dei Type O Negative, gruppo che ha scritto alcune delle pagine più belle del Gothic Metal. Sulla stessa lunghezza d'onda continua la successiva "Incantatrix", delicato pezzo che ci ricorda i grandi Type O Negative mantenendo comunque un tocco molto personale da parte della band lusitana. "Sacrificial" è invece una pura esplosione di energia con un meraviglioso riffing di chitarra e una ritmica marziale ed opulenta. A chiudere quest'emozionante album (nel complesso, il migliore tra i due) troviamo il bellissimo incrocio tra chitarre, violini, pianoforte e voce di "A Greater Darkness" che termina così un meraviglioso album che, assieme col suo gemello "Cattivo" "Alpha Noir" ci mostra un gruppo genialmente poliedrico in grado di continuare a stupire ed evolversi nonostante una più che onorata carriera.


Alpha Noir
1) Axis Mundi 
2) Lickantrope 
3) Versus 
4) Alpha Noir 
5) Em Nome Do Medo 
6) Opera Carne 
7) Love is Blasphemy 
8) Grandstand 
9. Sine Missione 

Omega White
1) White Omega 
2) White Skies 
3) Fireseason 
4) New Tears Eve
5) Herodisiac 
6) Incantatrix 
7) Sacrafical 
8) A Greater Darkness