MOONSPELL

2econd Skin

1997 - Century Media Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
12/08/2016
TEMPO DI LETTURA:
4

Introduzione Recensione

Appena compiuta la definitiva svolta Gothic con "Irreligious", i Moonspell vollero provare a tenere viva l'attenzione del pubblico realizzando un EP, "2econd Skin", pubblicato dalla "Century Media Records" nel 1997. In sostanza, niente di troppo elaborato: ci troviamo di fronte ad un doppio CD in cui, un disco contiene il singolo di lancio, arricchito da una cover ed un riarrangiamento di un pezzo precedente; mentre l'altro CD contiene brani registrati durante un'esibizione dal vivo. Senza troppi giri di parole, tutto tranne che EP: sostanzialmente, un'accoppiata singolo+live e nient'altro. Una volta sfogata la naturale pignoleria da recensore attento, occupiamoci della formazione, la quale rispetto ai lavori precedenti subisce un cambiamento: Fernando Miguel Santos Ribeiro resta alla voce (fortunatamente, dato si che il nostro risulta sempre indispensabile); alla chitarra resiste il neo arrivato Ricardo Amorim (entrato in formazione col precedente album); al basso arriva Sérgio Crestana; alla tastiera Pedro Paixão; alla batteria sempre Miguel Gaspar. Cambia la line up ma non la notevole poca cura profusa negli artwork, anche questa volta di gusto abbastanza discutibile. Per la copertina, nuovamente non all'altezza della situazione, dobbiamo dare di nuovo la colpa alla "Media Logistics": e lasciatemelo dire, questa costante delle "copertine brutte" si è oramai tramutata in un problema imbarazzante, arrivati a questo punto. Ancora una volta un logo improbabile ed improponibile, ad ogni copertina un logo diverso, il quale se almeno si proponesse in maniera intenzionale il compito di esplorare le innumerevoli sfaccettature della bruttezza avrebbe uno scopo apprezzabile. Ancora una volta colori caldi, in sottofondo una texture malamente assemblata che dovrebbe dare l'idea di una pelle di serpente ma fallisce miseramente ed a primo impatto ricorda più il favo delle api; al centro un riquadro, una specie di cornice, in cui si intravede l'immagine consumata, in bianco e nero tendenzialmente, di una ragazza a terra, bendata e con il seno in bella mostra (è praticamente l'unica cosa che si vede chiaramente), in una posa languida e senza un braccio (l'importante appunto è che si veda chiaramente lo spacco del seno, il resto passa in secondo piano, anche l'anatomia umana). Tra l'altro in una posa tale che sembra sia stata azzoppata, in un corridoio anonimo con una prospettiva visibilmente sbagliata e proporzioni dubbie (a meno che non si tratti di un corridoio strettissimo, da monolocale fantozziano). In questo tripudio dell'indecenza vengono piazzati due serpenti in modo del tutto arbitrario (per non dire a caso): un pitone in basso che appare da sotto la cornice (curiosità: nel 2008 la copertina di "Death Rituals" dei "Six Feet Under" avrà lo stesso serpente), e poi una testa di serpente in alto a sinistra, accanto al logo.. senza alcun motivo apparente. Una copertina del genere è capace di dissuadere all'acquisto anche il fan più accanito, che potrebbe convincersi a comprare l'EP solamente grazie alla speranza (nemmeno tanto realistica) che poi, messo in colonna assieme agli altri CD, non si noterà questo schifo di grafica. Ma torniamo alla tracklist, come da tradizione dei singoli abbiamo "2econd Skin" in versione sia audio che video: ormai saprete che Rock & Metal in My Blood vi vizia e quindi ci sarà una descrizione del pezzo da entrambi i punti di vista; cover dei Depeche Mode (un altro colpaccio commerciale, ma almeno si tratta di bella musica) e riarrangiamento di un pezzo presente in "Wolfheart" col nome di "An Erotic Alchemy", mentre in questo EP diventa "Erotik Alkemy" (insomma un titolo da romanzo Rosa/Gothic adolescenziale con vampire alle prese coi primi approcci alla pubertà). Nel CD live invece ci sono molti pezzi tratti naturalmente dall'ultimo album, ma non solo. E proprio quelli più vecchi sono maggiormente interessanti anche perché a questo punto si è curiosi di capire come verranno tradotti alla luce del nuovo sound.

2econd Skin

Cominciamo col piatto forte, "2econd Skin (2econda pelle)", la cui analisi richiede immediatamente una premessa: la versione video contiene una traccia audio che è stata adattata ai tempi radiofonici, quindi è una versione tagliata (ridotta) del pezzo. Penso che già questo dato sia piuttosto eloquente: pochi anni prima si trattava di un gruppo che osava sperimentare, fiero delle proprie origini lusitane (continua sempre ad esserlo ancora oggi, sia chiaro!) e che si sottraeva a qualsiasi tipo di limitazione potesse nascere da canoni "commerciali". Questa voglia di ribellione viene meno, almeno per quanto riguarda il contenitore (ma anche parzialmente circa i contenuti, come presto vedremo). All'inizio del pezzo si sentono inquietanti remix di voci che si ripetono molto riverberate, una chitarra ben distorta in sottofondo emerge sempre di più fino a fischiare quando fa il suo ingresso la calda voce, sussurrata e vicina, accogliente e sensuale, il basso pulsa accattivante, poi i piatti portano il tempo, passaggi sul manico della chitarra e quindi si passa immediatamente al ritornello che ripete il titolo del brano con uno stile più Dark del solito, il cui il basso ha la meglio sul resto, la chitarra decora il tutto con articolati passaggi melodici. Botta di sound e la chitarra ha il sopravvento, la batteria prende più piede con un tribale alle pelli che accelera senza mai diventare un blast, la voce è ancora sussurrata ma più vivace, rimane accattivante ed ammiccante, il cantato si muove sempre a metà tra cantato e sussurrato, passando da una cosa all'altra senza che vi siano dei contorni netti. Si ripete il ritornello, che invece ha una voce più piena, è lo stesso Ribeiro che si accompagna con una parte cantata che riprende la melodia di chitarra. Dopo del secondo ritornello, però, accade l'inenarrabile: entra in gioco una parte violenta (nel precedente album queste sfuriate erano molto più frequenti ed importanti) in cui la chitarra mantiene un suono da Dark/Rock, ricorda i Depeche Mode, e la voce è una specie di scream poco convinto, effettato con un disturbo che gli dà un tono da Hardcore/Industrial. Un calo davvero terribile: non perché l'Industrial non sia un ottimo genere, ma perché non c'entra niente con i Moonspell né con la voce di Ribeiro che quando viene effettata diventa anonima è un gran peccato: dato che è capace di così tanto. Questa sfuriata si mantiene per poco tempo, sa di Grunge, poi una parte con tribale e la voce è grattata ed oscura, poi la melodia alla chitarra si fa avanti e la voce prende più la forma di uno scream vero e proprio (ma pur sempre effettato), un assolo da Rock abbastanza patinato con accompagnamento prevalentemente melodico; non quello cui ci avevano abituato i Moonspell, questo è certo. L'assolo si prolunga, una lunga coda che diventa una variazione strumentale strapiena di effetti sulla chitarra e poi culmina nel ritornello in cui la voce di Ribeiro non fa un gran figurone (forse per questioni di estensione vocale non proprio azzeccata). Dopo un gran finale ritmato col rullante il pezzo si chiude con un ultimo accordo fischiato alla chitarra. Il pezzo è una delusione, non userò mezzi termini: insegue troppo i canoni commerciali facendo un larghissimo ricorso ad effetti mirabolanti alla chitarra, perfino alla voce che viene troppo limitata. Si perde la ferocia, la grinta è quella di un Rock che tenta di conquistare un pubblico da MTV, la formazione sembra cercare di trattenere l'eccessiva cattiveria da Black Metal che rimane confinato ad un leggero ricordo che traspare in qualche sfumatura. Il testo ha ancora quell'erotismo oscuro che ha caratterizzato molti testi del precedente album, solo che questa volta il linguaggio ed il contesto sono meno "peccaminosi": le chiede di farlo strisciare nella sua seconda pelle ed insegnargli tutto quanto. Attraverso gli occhi di un voyeur, oltre i suoi veli (frase che potrebbe anche alludere ai vestiti della ragazza) un visionario, le chiede di parlargli di quelle cose che non interesserebbero nessun'altra anima. Bandisce tutti i colori che gli rimangono in modo da potersi camuffare, così da poter cadere e posizionarsi in un qualche posto tra un angelo sottovalutato (il riferimento va quasi certamente a Lucifero) e tutti quei cittadini marcati con una X, la x di sex. Insomma l'unico riferimento a Lucifero è davvero molto velato, bisogna essere maliziosi e conoscere il passato del gruppo per coglierlo; quel passaggio che dovrebbe essere più trasgressivo si limita a dire la parola "sesso" come se fosse un tabù ed allora tutti ci dobbiamo spaventare perché è stato detto "sesso" in una canzone (quando in realtà era allora ed è ormai una parola che avrebbe potuto / potrebbe essere cantata, probabilmente è avvenuto, in una canzone della Disney). Strappati i tessuti arriva dritto al cuore e le chiede di insegnargli come usare la lama mortale, così lui può stare fermo mentre lei uccide tutti quello che un tempo era suo ma adesso deve svanire. Poi le chiede di tracciare la linea tra religione e crimine (in questo riprende il tema del precedente album, "Irreligious") visto che lei è una creatura di Dio, non siamo in fondo tutti peccatori? Mentre sediamo per aspettare che il serpente morda la nostra stessa coda (viene evocata l'immagine del serpente che si morde la coda, ma quel serpente siamo noi stessi). Un testo che sul finale si riprende, si arricchisce di temi che riprendono discorsi lasciati in sospeso col precedente album e li colorano di nuovi significati? ma aleggia tutta un'atmosfera di censura che non fa di certo bene al risultato finale. Nel video tutto inizia con la mano di Ribeiro che sembra chiudersi su un microfono, ma quando si apre si tratta di una cipolla; detto così potrebbe far ridere ma il riferimento è probabilmente al fatto che quando si sbuccia la cipolla la si priva della pelle, ma anche fatto questo paragone la cosa non diventa meno ridicola. E' un video che è fatto con una produzione di certo non eccelsa, supera di sicuro quella amatoriale ma appunto si nota che è qualcosa di professionale ma a budget molto ridotto. L'atmosfera è lugubre, una stanza impolverata e ricoperta di ragnatele, colori freddi e tendenti al blu, il quadro di un cristo ed una statua gotica ricoperta di ragnatele, poi si intravede il volto di una ragazza, con degli occhi da rettile. Ribeiro è vampirico, con un gilet rosso ed a torso nudo, trucco agli occhi, un medaglione d'oro al collo e movenze a metà tra il sensuale ed il maledetto. Si intravedono gli altri musicisti, belli grintosi, poi un serpente che si avvolge nelle proprie spire, poi si alternano velocemente immagini di Ribeiro e del gruppo, con flash in cui il serpente continua ad avvolgersi. Effetti visivi, lampi ed un filtro che porta le immagini in negativo, il serpente continua il suo movimento e raggiunge le mani guantate della ragazza. Un'immagine fulminea ma ugualmente raccapricciante: la tastiera fissata al soffitto con quattro aste mobili, che dondola come un'altalena mentre viene suonata da Pedro Paixão: un'immagine che continuerà a tormentarmi per mesi. Cercando di dimenticare quel momento bassissimo, scorrono altre immagini del serpente che si avvolge su se stesso, poi arriva la parte cattiva e quindi Ribeiro si fa più violento nei movimenti mentre le immagini passano velocemente da colore naturale a negativo (vedendo il nero come bianco ed il blu scuro come giallo/verde chiaro, per intenderci), ma ancora rimane l'inquietante ricordo della tastiera a dondolo? qualcosa che, col senno di poi, costituisce un ricordo ben più violento rispetto a Ribeiro che si inalbera muovendosi a scatti mentre il filtro passa da positivo a negativo velocemente (cosa che al confronto della tastiera a dondolo sembra anche molto tenera). Ad un certo punto si vede una figura che si contorce sotto dei veli, Ribeiro di nuovo al centro dell'attenzione e poi questa figura si rivela essere la ragazza che si toglie i veli e nasce, completamente calva e con una patina gelatinosa addosso (ovviamente non si poteva sprecare l'occasione di metterci una scena di nudo) e poi al centro dell'attenzione, per più ripetizioni, c'è unicamente il seno della ragazza - l'inquadratura taglia con malcelata noncuranza il viso di lei, che si sforza anche di contorcersi con una certa sensualità ma tutta l'attenzione del regista è a puntare le tette che invece rimangono pressoché immobili - dopo alcuni contorcimenti si alternano velocemente immagini della ragazza e del serpente, come a rimarcarne la similitudine (fattore che non era molto chiaro dal momento in cui della ragazza ci hanno fatto vedere quasi esclusivamente il davanti, cosa che nel serpente è difficile individuare anche avvalendosi della più fervida immaginazione). Durante l'assolo si tributa una doverosa attenzione al chitarrista ma poi niente: immediatamente si torna alle "grazie" della donna, poi il volto della nostra che mostra espressioni cattive, con una specie di ombra che dovrebbe far sembrare la sua pelle a scaglie (invece sembra che stia dietro al confessionale oppure che sia stata messa una cesta di vimini davanti al faretto), il volto di Ribeiro (con la stessa ombra) si alterna a quello della ragazza che poi si concede anche una "slinguazzata" con un vistoso piercing, movimento che dovrebbe imitare quello del serpente ma che si traduce in un gesto osceno da film porno (e spero davvero che la cosa non sia intenzionale perché sarebbe davvero scadere troppo in basso). Il resto del video è abbastanza anonimo e ripetitivo, alternando video di Ribeiro che continua a cantare in quella stanza diroccata ed immagini della ragazza, che passano da positivo a negativo a ripetizione. Un pezzo che nel suo complesso, musica, testi e video, è da dimenticare il più presto possibile; particolarmente odioso come si censuri con attenzione ogni riferimento a Lucifero ed erotismo oscuro e poetico (alla De Sade, già citato dal gruppo in passato) perché sarebbe poco adatto al grande pubblico mentre si abbonda in tette ed erotismo visivo. Si censurano le frasi sull'atto sessuale perché ritenute sconvenienti però si sbatte in faccia alla gente la nudità? come se la poesia possa essere "volgare" mentre una che si contorce nuda ed ammicca invece è tranquillissima. Squallore insomma, tutto spiegato in questa risposta che Ribeiro dà (la domanda su metal-rules.com gli chiedeva se faranno dei video per "The Butterfy Effect" del 1999) e lui risponde "There is one already for the title song and I think it was banned already because it has some lesbians (laughs)...some girls with frontal nudity. So I think we'll have a soft version and the hardcore version. It was the same team that did 2econd Skin. It looks ok, low budget, but I think it looks OK." (Ce n'è già uno per la titletrack e penso sia già stato censurato perché ha delle lesbiche (ride)? delle ragazze con nudità frontale. Quindi penso che ci sarà una versione soft e una hard. E' lo stesso team che ha fatto il video per 2econd Skin. Sembra ok, produzione a basso costo, ma penso che sia OK), dichiarazioni che restituiscono in maniera inequivocabile un dato che è lampante dopo aver visto il video: la ragazza nuda è l'elemento principale attorno a cui ruota tutto il video. Infatti, questo elemento risulta la prima cosa che viene in mente a Ribeiro dovendo descrivere questo video e quello successivo per "The Butterfly Effect". Semplificato, il tutto è un po' come se gli avessero chiesto "parla del video che avete fatto", e lui avesse risposto laconicamente: "eh sai, ci sono le tette".

Erotik Alkemy (Per-version)

"Erotik Alkemy (Per-version) [Alchimia erotica (Per-versione)]", come già anticipato, è una versione modificata di un pezzo già pubblicato dai Moonspell nell'album "Wolfheart", lì il pezzo si chiamava "An Erotic Alchemy", però il nome è stato modificato in modo da renderlo più accattivante, anche in linea col titolo di questo EP. Parlando di questo brano in sede album si era notato quanto fosse ammorbante la ripetizione eccessiva dello stesso tema in un pezzo che aveva più di otto minuti di durata, il fatto che in questa versione il brano sia stato snellito è un buon segno perché era proprio quello che si era sostenuto avrebbe rilanciato il brano valorizzandolo. All'inizio abbiamo un effetto, quasi vento, poi si sente subito il basso, colpi di batteria e quindi inizia il noto tema, tutto si riempie di magia e si affaccia la voce: il cantato è un'ottava sopra (quindi si annulla tutta l'atmosfera lugubre che il brano aveva nella versione originale) ed è accompagnato da una chitarra super effettata che quasi doppia la voce, il risultato è orrendo. Il coro ha una tonalità ancora più alta e sembra effettato con l'accordatore vocale, tutto è troppo patinato ed alcuni accordi sembrano anche stonati. Una porcheria totale, una parte più grintosa agli strumenti viene rovinata da effetti da videogame fantascientifico, un breve intervento di voce languida femminile, si riprende col tema principale caricato di effetti elettronici a proposito. Quando entra in gioco il coro sovrasta il tema principale e ne rovina la comprensione, ogni tanto dei suoni metallici che danno l'idea di una lama, ancora un coro con accordi che vengono percepiti come stonati. Ascoltare questo pezzo è straziante, l'armonia non esiste: sono parti messe una sopra all'altra, accumulate senza un minimo di coerenza e di decenza, qualcosa che dà fastidio all'ascolto. Altra parte grintosa, ancora suoni alieni, il suono del basso è davvero ben fatto, il resto è pessimo. Una specie di tribale pieno di effetti Dark/Elettronica, ancora suoni alieni e quindi di nuovo un intervento con una voce languida che sa di niente. Si riprende lo strazio già descritto, con parti che vengono sovraincise senza senso e motivo, verso il finale un assolo di chitarra rovinato dal sound troppo glitterato e dai numerosi inserti elettronici a sproposito, della serie "ce li metto tutti". Una porcheria. Descrivere il testo fa rabbia perché questa canzone che suona come una tamarrata incredibile dovrebbe essere una canzone d'amore: dedicata da un fauno alla regina delle sue notti insonni. Nel pezzo originale c'erano giustamente delle influenze celtiche, un alone di magia e mistero; in questa versione ci sono i suoni alieni che non c'azzeccano niente con la magia evocata dal testo e dai suoi protagonisti! Diversi riferimenti erotici e passionali, l'invito a condividere il piacere sotto la luna e la protezione delle tenebre con la natura che si fa complice, poi l'arrivo dell'alba trova i corpi avvinghiati nella nostalgia di quanto condiviso nella notte. Poi una citazione di De Sade che parla di un amore passionale, violento, aggressivo; poi l'esaltazione dell'uomo che si erge a Dio accanto agli altri dèi. Insomma musica e testo non vanno più d'accordo in questa versione scellerata.

Sacred

Non poteva mancare la cover dei Depeche Mode, gruppo vistosamente imitato nel singolo, con "Sacred (Sacro)", brano originale pubblicato nel 1987. Un effetto da musica sacrale, con coro ed organo lontani, parvenze di canto gregoriano e musica polifonica, percussioni potenti ed acute poi la voce di Ribeiro alta declama la nota melodia. Il pezzo è scarno e poi si riempie di sound, la chitarra è agile ma mai aggressiva, prepotenza di tastiera e poi morbidi passaggi di chitarra, accompagnati da piatti e rullante, la voce si fa morbida e vellutata, cerca anche di imitare la pronuncia e gli accenti del pezzo originale, poi rovina tutto aggiungendo una parte sussurrata assieme alla voce principale, accoppiata che non funziona. Ancora una parte ritmata, il basso si fa strada ed è facilmente leggibile nel sound, anche se nelle melodie si perde, la voce appare un po' scontata. Ancora suoni elettronici alla tastiera che prevalgono sul resto, tanti effetti che si sovrappongono monopolizzando l'attenzione e distogliendola dal resto. La chitarra è monotona e quindi spesso si ignora, la voce riprende con la strofa, poi una parte atmosferica con un canto sacro in sottofondo funestato da percussioni dal volume molto forte, piccoli passaggi di chitarra che creano dinamica, le dita scorrono sul manico e quindi un nuovo ritornello, una cantilena accattivante cui segue una variazione. C'è davvero poco di Metal in tutto questo, se non qualche guizzo di chitarra e batteria, la tastiera ha suoni da musica Pop/Dark, ancora Ribeiro che imita i Depeche mode ed il pezzo si chiude nell'anonimato più totale. Va precisato che il pezzo è seguito bene, però il gruppo cerca di imitare più che di interpretare il brano, quei pochi momenti di personalità interpretativa sono stati realizzati con elementi che non si legano bene al resto e che quindi stonano. Un pezzo che a tratti imita, a tratti cerca di staccarsi dal modello, senza farlo bene. Nel tasto si parla di un qualcosa di sacro, chi racconta si presenta come un missionario, fa la sua confessione e racconta la storia della sua dedizione ossessiva per l'amore, in tutta la sua gloria eterna. E' un credente fermo nelle proprie convinzioni, diffonde la parola dell'amore a ragazzi e ragazze, si prostra in ginocchio davanti alla bellezza, la adora senza dubbio. Insomma un testo che racconta di una devozione quasi sacrale verso la bellezza e l'amore, in generale. Un pezzo che chiude il primo CD, in modo piuttosto deludente. Il secondo CD contiene un live, come già detto, in cui la formazione attuale interpreta i vecchi brani del gruppo e, dopo aver sentito il primo CD, c'è molta paura.

Opium

Ad aprire le danze è proprio "Opium (Oppio)" e non c'era dubbio sul fatto che questo pezzo sarebbe stato certamente citato: non solo perché si tratta di un singolo ma anche perché è uno di quei pezzi del precedente album che più si avvicinano alla veste attuale dei Moonspell. L'inizio ci fa ascoltare un coro che acclama il nome del gruppo, effetti e tastiere se la prendono comoda, rintocchi di campane accompagnati dagli applausi, il sound è decisamente curatissimo per un live, si sentono le campane tubolari, i canti gregoriani, i rintocchi degli archi, una chitarra distorta fa una breve apparsa, ancora molti applausi ed urla. Tempo coi piatti e quindi la batteria inizia a colpire, una chitarra con un sound rock e Ribeiro che aizza la folla, la sua voce è una certezza ed esplode nelle parti estreme quando richiesto. Batteria e voce sono perfettamente uguali a quanto ascoltato nell'album, la chitarra è più melodica, le tastiere più presenti ed il basso rischia di diventare anonimo. Si sente un bello sbalzo di volume tra parte sporca di voce e parte pulita, il timbro è curato e l'aggressività non tarda ad arrivare ma il volume della voce, complessivamente, è davvero spropositato tanto da sfociare nel karaoke (visto che la chitarra è bassissima). Una resa tecnica soddisfacente, bei suoni, ma volumi che premiano troppo la voce a discapito della chitarra. Il testo, come ricorderete, è stato al centro di molte polemiche ma il gruppo ha da subito precisato che - lungi dal volere promuovere il consumo di oppiacei - il testo si rifà ad un'atmosfera da "poeti maledetti" e quindi vuole semplicemente rievocare quelle atmosfere, non inneggiare all'uso dell'oppio. E' ovvio che la polemica è stata sterile, perché davvero basata sul nulla, ma è altrettanto vero che ha giovato in termini di visibilità al gruppo che ne ha approfittato per segnare un ulteriore punto a proprio favore.

Awake

A seguire "Awake (Svegliarsi)" (nell'album il titolo è accompagnato da un punto esclamativo, che ne sottolinea il significato esortativo) che anche in "Irreligious" segue Opium; una scelta che vuole premiare la successione dei brani scelta nell'album che si sta promuovendo. Ribeiro presenta il pezzo in inglese dicendo che è tempo di svegliarsi. Atmosfera gotica, larghissima presenza di tastiere ma anche di sottofondi registrati (così com'è stato con Opium del resto) che accompagnano l'esecuzione del pezzo (rendendola anche molto legata ai tempi di metronomo). Ancora una volta la voce passa dal pulito allo sporco ma in questa circostanza il risultato non è buono: il volume, che dovrebbe essere quello di un sussurro roco, è troppo alto ed aggressivo e quindi non rende la sensazione che intende evocare. La chitarra suona in clean con tempi sincopati di tastiera a fare da controtempo, il basso è morbido e fluido, la voce si destreggia in timbriche calde con esplosioni in scream, ma la voce inizia a soffrire e fatica nelle parti pulite, che perdono di profondità. Passaggi strumentali con prevalenza di tastiera, poi arpeggi puliti alla chitarra e di nuovo i tempi incalzanti e sincopati, si ripete lo stesso schema (con lo stesso testo), la pronuncia inglese a tratti lascia a desiderare, spostando gli accenti e mettendoli dove non andrebbero. Momento di atmosfera che consente al pubblico di applaudire e quindi il brano si conclude. Il testo è molto corto, anche perché le parti strumentali occupano la maggior parte del pezzo che comunque si ripete per due volte in modo pressoché identico. Un bel pezzo, che in questa versione live non convince per tutto un ordine di ragioni: suonare con la base sotto lascia intendere l'ambizione di voler riprodurre il pezzo in modo fedele, questo non avviene perché (lasciando da parte la sproporzione ai volumi) la voce non riesce a creare le stesse condizioni che permettono di creare quell'atmosfera in studio. Il testo è molto breve, si racconta che tutto sta morendo, perfino i morti stessi; noi siamo il passato che non riesce a ritornare. Tutti noi siamo dei visionari con un cappio attorno al collo, il senso è quello dell'ineluttabile fine che raggiungerà tutti quanti allo stesso modo.

Herr Spiegelmann

Restiamo in tema "Irreligious" con "Herr Spiegelmann (Il signor Spiegelmann)", ancora una volta tutto inizia con una base (che suona davvero benissimo) poi i colpi di basso, crescendo al rullante e voce violenta di Ribeiro che si alterna con una voce pulita. La chitarra è distorta davvero pochissimo, in prevalenza melodica, questa volta la voce riesce ad apparire come sussurata; quello che funziona davvero poco è il fatto che le risposte alle parti vocali sono registrate e - dovendosi incastrare davvero alla perfezione - fanno notare quanto sia fuori tempo la voce che poi puntualmente si affanna per riportarsi in riga. Questa storia dei concerti con le basi è un'arma a doppio taglio: da un lato ti permette di portare dal vivo i pezzi così come il pubblico li ha ascoltati nel CD, dall'altro lato impone la precisione assoluta. Se in un concerto tradizionale il gruppo segue il batterista e si riesce ad essere sempre a tempo, in un concerto con la base sotto questo non basta: si deve andare a metronomo e se si sgarra anche di centesimi di secondo (che si accumulano aumentando sempre più il ritardo) appena entra in gioco la base si scopre quanto ritardo si è accumulato e quindi ci si affanna a recuperarlo velocizzando o mangiandosi note/parole/colpi. Questo è esattamente ciò che succede in questo brano, più che in altri. Atmosfere oscure e la chitarra che finalmente si sente molto bene, si muove in campi tipicamente Rock melodico. La tastiera anche in questo brano ha un posto centrale, qualche incertezza nell'intonazione alla voce, il basso invece è preciso ma del resto non deve eseguire qualcosa di particolarmente complicato, a parte qualche passaggio più ispirato. Nel finale organo e voce concludono il pezzo prendendosi un lungo spazio in cui la voce ha un'eco più accentuata. Il testo riprende un personaggio di un romanzo, The Perfume ("Story Of An Assassin") di Patrick Süskind, si concentra su questo Spiegelmann che tradotto dal tedesco suonerebbe come Signor Uomospecchio. Si tratta di un personaggio in cui, appunto, ogni uomo si rispecchia e vede se stesso, tutto ciò che desidera, viene trattato come un mostro e punito ma in realtà lui non è altro che lo specchio di ognuno di noi: ognuno vede in lui il male perché attraverso lui può guardare dentro di sé e trovarvi la propria vera natura priva della maschera di moralità con la quale ognuno giustifica le proprie nefandezze.

..of Dream and Drama (Midnight Ride)

"..of Dream and Drama (Midnight Ride) [Fra sogno e dramma (cavalcata di mezzanotte)]" è tratto da "Wolfheart", ancora una volta la base con il battito del cuore, la chitarra in clean arpeggia e poi interviene la voce calda e cupa, tempi lugubri, atmosfere gotiche, il basso si fa sentire sempre di più, la voce sussurra e poi cresce arrivando in un forte che trascina oltremodo, poi l'esecuzione lascia decisamente a desiderare, sa di amatoriale. Il pezzo prosegue tranquillo e regolare, la batteria ha dei suoni troppo secchi e penalizzati specialmente al rullante con una coda sottilissima ed un suono davvero acuto. Il pezzo sembra molto più leggero rispetto alla versione principale per via del suono di chitarra che non ha niente di Black, quindi la voce quando diventa più aggressiva rischia di sembrare ridicola perché troppo fuori luogo. Passaggio di tastiera ad organo, altro momento basso, assolo in stile Rock che poco azzecca con tutto il resto, mentre ancora la tastiera in versione organo dà una parvenza di Fusion. Un pezzo davvero rovinato, una pacchianata assurda, alcune parti sono stonate oppure esagerate nelle variazioni che cercano di essere virtuose ma che non lo sono affatto, sono tamarrate. L'applauso infine arriva, non sembra molto caloroso. Un pezzo classico, anche abbastanza importante, del gruppo che viene praticamente infamato da una formazione parzialmente nuova che - non avendolo concepito in prima persona - lo ha interpretato a sproposito. Ecco che un brano che dovrebbe trasmettere tristezza sembra invece sprizzare allegria regalando patetici momenti con assoli di tastiera/organo che farebbero pena anche ascoltati negli intermezzi del baseball. Il testo invece trasmette sofferenza, di chi non ha una madre che la nutra, una terra sulla quale poggiare, perfino la luna le mente; questa donna allora estrae il pugnale da un cofanetto e si dà la morte, perché la morte prende quello che l'amore dà. Un testo del genere, con assoli Rock che pretendono di essere virtuosi, parti di organo allegre e saltellanti, non c'azzecca niente; un pezzo deturpato.

Ruin & Misery

"Ruin & Misery (Rovina & miseria)" ci riporta all'ultimo album, una presentazione da poeta maledetto, con una voce bassa e sensuale, rintocchi di campane e quindi la voce occupa il centro della scena come non mai. Gli archi entrano in gioco poco a poco, la voce però si sposta su tonalità più alte; alla chitarra sfugge una nota (porcheria da dilettante che rovina tutta l'atmosfera creata) e poi per entrare, qualche secondo dopo, si accende un sacco di tempo prima. Un suono Rock che male si concilia col resto, il coro gregoriano è fuori tempo rispetto alla voce solista (o meglio: avviene il contrario!), la voce si concede variazioni dal dubbio gusto, con vibrazioni che davvero non sanno di niente pur volendo cercare di essere seducenti. Ancora le campane e poi la parte con gli scatti d'ira ed il coro gregoriano, il riff si fanno serrati in un accompagnamento ritmico con qualche variazione melodica, la batteria è ridotta al minimo indispensabile e resta quasi sembra stabile tanto che si dimentica presto. Ancora i cori gregoriani, a volume alto in maniera criminale, assolo di chitarra melodico accompagnato dalla base, batteria che usa solo la cassa e fa qualche passaggio sul timpano, di nuovo la voce pulita che duetta con la base (e tristemente la base ha un volume più alto). Un altro pezzo in cui la base si sente molto più del gruppo e suona anche meglio di questo. Altro pezzo vagamente triste, come si intuisce facilmente dal titolo, si parla di fallimenti, un coltello che tatua un sorriso sul viso, una fine perfetta. In un ultimo abbraccio, un bacio avvelenato per morire insieme, due amanti legati solamente dall'odio; decidono di farla finita perché solo in quel modo potranno mettere fine alla paura: quando si perde tutto, anche la vita, non si ha più paura di niente.

Mephisto

Segue "Mephisto", colpi di cassa e chitarra in clean che arpeggia, la presentazione e quindi il pezzo inizia con una base dai suoni cristallini che accompagna il lungo arpeggio, poi tastiera e voce morbida con una lunga coda. Sussurri oscuri e l'arpeggio varia protraendosi assieme al basso, il suono è magico e fatato, prende ritmo mentre la voce alterna parti cupe e parti più alte. Un continuo crescendo di intensità, fino ad ora l'esecuzione è ben curata. La chitarra poi prende una piega Rock, niente affatto Metal, il basso si prende spazio e fa un buon lavoro pulsando costante ed affidabile, con personalità; la voce passa al ritornello grintoso e la batteria finalmente si concede qualche passaggio più interessante. Si torna alla strofa e la voce diventa più libera, una specie di dialogo con un inglese dall'accento molto latino, ancora una volta il basso prende il sopravvento e si dimostra trascinante nel ritornello, poi la variazione cattiva, con una chitarra davvero anonima ed amatoriale, un'esecuzione dilettantesca che rovina tutto quanto, un compitino scialbo. La voce si fa di nuovo pulita, l'incedere si accende di ritmo, le tonalità sono più alte e quindi arriva l'ennesima tastiera ad organo a rovinare tutto, il pezzo si conclude con una nota quasi pop e si guasta un pezzo che era iniziato decisamente bene, specie se paragonato agli altri. Sul finale porcheria malsana del tastierista che spinge un sacco di tasti a casaccio credendo che la cosa possa avere un qualche risultato artisticamente apprezzabile, che chiaramente non ha. Un angelo che veste di rosso, che vola sopra di noi disegnando cerchi infuocati. Lui ha imparato a volare, mentre noi stiamo ancora appesi a questo albero morto da tempo, in questo caso si potrebbe interpretare notando come l'arte demoniaca sia fruttata a Mephisto il volo (simbolo della libertà) mentre il costante ed inutile sacrificio non sia fruttato niente alla gente, che rimane ancora appesa e sofferente, ad espiare colpe assurde, senza per questo guadagnarci nulla. Il testo è bello e ricco di riferimenti mitologici ed esoterici, reso in questo modo però diventa una porcheria perché il divario tra musica e testo è davvero troppo.

Alma Mater

"Alma Mater (Madre nutrice)" arriva rinfrescante: è un pezzo tratto dal quasi dimenticato "Wolfheart" ed è anche l'ultimo pezzo di questo CD (insomma comunque vada sarà liberatorio!). Urla di presentazione ed un pubblico che acclama sentendo il titolo del pezzo, cori da stadio prendono buona parte dell'inizio, colpi di cassa e quindi inizia a parlare Ribeiro che afferma "vi daremo quel che volete", visto che questo pezzo arriva a richiesta. Finalmente la chitarra ha un suono vagamente Black, la voce esordisce con uno scream, il basso fa un buon lavoro e la batteria è sicura, la base esegue il coro nordico. La voce è più pulita rispetto all'album ma funziona comunque, è grintosa e quindi riesce a trascinare il pubblico, la batteria si intrattiene in un tribale, la tastiera si inserisce con suoni che imitano un coro di voci femminili, riprende la parte iniziale strumentale. Dopo dello stacco la parte in scream che ad un certo punto diventa un alternarsi di voce pulita e sporca, la parte in voce pulita ha un incedere molto Folk che si apprezza e si riconosce facilmente. Un pezzo eseguito in maniera abbastanza fedele, lo stesso Ribeiro si diverte ed incita il pubblico, l'assolo di chitarra è una porcata che ci riporta alla tristezza di questo concerto che davvero non riesce a farne una giusta. Si riprende col ritornello estremo, si ripete tutto e quindi si arriva alla parte melodica con la tastiera che si prende un lungo spazio e continua a suonare con la batteria che colpisce i piatti, il pubblico fa cori da stadio che inneggiano ai Moonspell, la base continua per molto tempo tra applausi ed urla. Un brano particolarmente caro al pubblico anche perché il testo è una preghiera celtica, con parti in portoghese, che si rivolge alle divinità pagane. Nel testo si parla dell'antica gloria che torna tra noi, del ritorno alle origini ed alla fierezza pagana, il desiderio di essere di nuovo legati alla terra che ci nutre e stabilire la nostra vita a seconda dei cicli di questa, in armonia col paesaggio che ci circonda e la natura che lo popola.

Recensione

In definitiva abbiamo ascoltato qualcosa di indegno, tristemente questa valutazione non è severa perché si tratta dei Moonspell: se qualcosa del genere fosse uscita da uno sconosciuto gruppo emergente la valutazione sarebbe stata altrettanto negativa. Il pezzo nuovo è una ruffianata totale che strizza l'occhio ai Depeche Mode e cerca di infilarsi in un contesto più commerciale, la nuova versione del pezzo precedente, ora chiamato "Erotik Alkemy (Per-version)" funziona pochissimo e finisce col deturpare quello che invece era un brano dalle buone potenzialità, che andavano sviluppate in altre direzioni; la cover dei Depeche Mode non fa altro che sottolineare l'ovvio. Un nuovo singolo che non lascia presagire un futuro roseo, tutta la grinta e l'originalità sono state vendute per inseguire il successo; il video si basa interamente sulle nudità femminili e non ha alcuna personalità/originalità, ha anche una produzione a basso costo con  ambientazione e qualità delle immagini che lasciano un po' a desiderare (specie vista la portata che ormai aveva raggiunto il gruppo in termini di diffusione e visibilità). Il live non fa altro che confermare il calo del gruppo, troppo concentrato ad inseguire il successo perfino per avere rispetto per la propria musica che, lasciando il testo invariato, si trasforma - da canto oscuro - in un qualcosa che cerca di essere seducente e suadente, pieno di tentativi di virtuosismo Rock che falliscono miseramente lasciando l'amaro in bocca. Un concerto spento in cui le basi registrare giocano il ruolo principale e colgono in fallo il gruppo in più occasioni, quando questo si fa trovare fuori tempo; suoni di chitarra del tutto inappropriati per i pezzi precedenti che - specie quelli di "Wolfheart" - sono stati violentati malamente. La grafica fa parte della stessa porcheria: spacco del seno in inutile bella mostra, attorniato da elementi messe male e colorati malissimo, il festival della banalità concepita in modo frettoloso e superficiale; tanta voglia di fare bella figura e pochissima cura per i contenuti. Questo EP rappresenta uno dei momenti più bassi del gruppo, un fan potrebbe desiderarlo anche solo al fine di distruggerlo e quindi impedire che continui a circolare una testimonianza di quanto in basso è finita questa band in questo determinato frangente. L'ambizione dei Moonspell del primo periodo si concentrava sulla musica, sui testi, c'era voglia di rivoluzionare e di innovare, c'era voglia di mettersi in gioco e di far valere con fierezza le proprie origini mediterranee; in questo EP, più che mai, c'è un gruppo che venderebbe l'anima a Mephisto per avere uno straccio di notorietà, anche se questo significa plagiare i Depeche Mode ed inserirsi in un filone collaudato e florido pur di farlo. Da dimenticare.

1) 2econd Skin
2) Erotik Alkemy (Per-version)
3) Sacred
4) Opium
5) Awake
6) Herr Spiegelmann
7) ..of Dream and Drama (Midnight Ride)
8) Ruin & Misery
9) Mephisto
10) Alma Mater
11)
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