MOLCHAT DOMA

Monument

2020 - Sacred Bones Records

A CURA DI
CLAUDIA FENIX
22/07/2022
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nati nel 2017 a Minsk, cuore della Bielorussia, i Molchat Doma spopolano con il loro "Monument" rilasciato nel 2020, prima di parlare dell'album ci soffermeremo a parlare della band, chi sono i Molchat Doma? La band è composta da Egor Skutko alla voce, Roman Komogorcev alla chitarra/batteria/sintetizzatore/batteria e infine ma non per meno importanza Pavel Kozlov al basso/sintetizzatore. Si presentano con un sound che unisce il post-punk alla new-wave e synth-pop, l'influenza dei Joy Division e dei Cure è molto presente nella composizione e effettualistica che ritroviamo, le melodie vengono spesso arricchite da sintetizzatori che si incastrano nella strumentalità. Assente la figura del batterista, il gruppo sfrutta una drum machine che seguono i groove tipici della dance anni'80 in chiave più contemporanea che ha dato modo di arrivare anche alle orecchie più vergini del mondo post-punk. Trovano la fama mondiale difatti tramite i social media, nello specifico il brano ''Sudno ' dall' album "Ethazi", viene letteralmente divorato su Instagram, si tratta della traccia più in voga TikTok con più di 100,000 visuals che conta 7 volte sold-out del disco. Ironicamente questa fama rimane sconcertante per gli autori stessi che dichiarano che nel loro paese di origine invece siano pressoché un gruppo sconosciuto mentre in Europa, per via anche della virilità di "Ethazi" i loro biglietti per i concerti vanno letteralmente a ruba. Questo sarà il disco che segnerà la loro popolarità, l'intero album è un'enciclopedia di storia post-punk che non risparmia nessuno, di sotto riporterò uno dei migliori scorci dei video musicali che potrete trovare. Spero di avervi incuriosito abbastanza e di potervi portare con me in questo nuovo tragitto musicale. Il loro nome significa letteralmente ''le case tacciono'', il canto è espresso dal dolore, l'alienazione e prevalgono sonorità dure, spaziali e fredde come la loro terra di provenienza. Loro stessi in un'intervista rilasciata hanno dichiarato di esprimere una realtà triste, malinconica e vitale. Ricordiamo che il debutto dell'album dei Molchat Doma avviene intorno agli anni del 2017, in concomitanza alla lavorazione di "Etazhi". La Sacred Bones Records presenta per la prima volta un formato in vinile partendo proprio da "S Krysh Nashikh Domov" e possiamo trovare a riguardo moltissimi apprezzamenti dei fan dei Molchat che hanno gradito molto la presentazione di questo formato. L'album si presenta con forti alternanze marcate e distinte di synth-pop e post-punk, è una sorta di sperimentazione sonora in questa fase, che troverà maggiore definizione e maturità nei successivi album. Alcune delle tracce sono dotate di una programmazione ritmica particolare come "Mashina Rabotaet" e la sintetica "Technologia". Forti del successo di "Sudno" hanno girato l'Europa in tour e si sono trovati all'ultimo grido in molte feste underground. Gli artisti hanno sempre dichiarato nella stessa intervista che ogni singolo posto che hanno visitato è per loro il posto migliore, in quanto ogni giorno in tour era un costante ''wow'', hanno anche fatto trapelare di essere dei buoni amanti della forchetta e della buona cucina, personalmente spero che questa passione (di buongusto sotto ogni punto di vista) possa solo che portarli in Italia più spesso che mai. L'intero disco "Etazhi" (suoli) si caratterizza da testi oscuri riguardanti la situazione politica della Bielorussia, la stessa copertina conferma lo sguardo al clima politico, mostrando l'hotel Panora costruito durante il periodo socialista. La lavorazione del disco inizia già negli anni del 2017, anno in cui viene pubblicato anche il primo e unico singolo "Kommersanty". L'album esce nel 2018 attraverso anche Youtube e trova molto notorietà in Europa soprattutto grazie i social media, acquisisce particolare notorietà solo nella seconda metà del 2020.

Si nota maggiormente la presenza di un equilibrio fra fasi di synth-pop e post-punk a differenza del primo album di "S Krysh Nashikh Domov" nonostante lo stesso periodo di lavorazione.

Vivere è duro e scomodo, ma almeno morire è comodo. (Borys Ryzhy)

Il testo è interamente una poesia di Borys Ryzhy, morto sucida giovanissimo. L'intera track è un testo ispirato al poeta. "Sudno" Il singolo, cui devono la loro fama, si apre con un intro di batterie sintetizzate per poi concludersi con la sua sparizione, in tutto il brano è presente un costrutto inusuale del riverbero e dell'ambiente, che insieme ad un'importante saturazione dà dei toni graffianti e una timbrica sonora già cupa e melodicamente claustrofobica. Il testo della canzone risulta malinconico e asfissiante, nasce dalla riproposta in lingua della poesia neoromantica di Borys Ryzhy (morto suicida nel 2001, a 26 anni). Siamo nuovamente insieme in un nightclub, iniziamo a sentire la stanchezza pervaderci ma continuiamo noncuranti a danzare, delle luci adesso bianche si scagliano sul soffitto riflettendo sulle vetrate come una macchina in corsa in tarda notte che riflette dalle vetrine dei negozi silenziosi, i "Molchat Doma" sembrano decisamente dare il meglio di sé, come mi volto vedo la folla letteralmente impazzita. E' giorno o notte? Non è poi così scomodo ballare fino a tarda notte, è forse più scomodo riprendere la quotidianità, è impossibile sottrarsi

"Un vaso da notte smaltato

Una finestra un comodino, un letto

Vivere è difficile e scomodo

Almeno è comodo morire"

Uno sguardo verso.. Kommersanty

Il suono sembra quasi provenire da una vecchia pellicola quando girandosi verso la fonte notiamo che vengono riprodotte da una vecchia macchina da ripresa delle sequenze di immagini, fra cui la copertina dell'album Etazhi . Inizialmente non sembrano avere alcuna logica ma in realtà vengono mandate in sequenza degli scorci di realtà, gli edifici così come in "Monument" sembrano avere una propria anima seppure molto fredda. Di "Kletka" posso dire che personalmente la preferisco a "Sudno" come sonorità e ogni volta che l'ascolto mi infonde molta calma e serenità benché sia una canzone ricca di rammarico, ed è con questo sottofondo che decidiamo di sedersi in un piccolo divanetto nero poggiato sul lato della sala, lascio il posto agli altri di ondeggiare e divertirsi, io mi accontento di guardarli danzare a questo punto della serata. Detto questo, spero di avervi abbastanza incuriositi e di potervi portare con me alla scoperta dei Molchat Doma e in particolare dell'album "Monument".

Utonut

''Utonut''è la prima canzone che troviamo nell' album "Monument". Le fondamenta ritmiche electro-funk ci accolgono in Utonut per poi ritrovarci sulla pista da ballo con Discoteque, che risuona un po' come "I Just Can't Get Enough" dei Depeche Mode.

"Forza, canta una canzone triste con me. Non ha alcun senso, ma cosa più ne ha?".

Il gruppo emerge con una propria identità di amarezza esistenzialista, raccontano il dramma dell'individuo intrappolato e quasi schiacciato da fabbricati senza anima figli di un regime totalitaristico che nonostante i cambiamenti politici restano inermi, a perenne memoria di decenni nefasti. I Tuxedomoon cantavano ''No tears for the People of the Night'' mentre i Molchat Doma rispondono da canto loro a sguardo basso ''No Tears''. "Monument" mostra una massimizzazione delle tendenze post-punk, evidenziata soprattutto in Obrechen e Otveta Net, Leningradskiy Blues sembra quasi un pezzo pescato dalla prestigiosa collezione dei Joy Division. La traccia che si staglia con più credibilità dal mazzo è Discoteque, carica della raggiante audacia e dalla frenesia dei sintetizzatori. I Molchat Doma trasmettono la capacità di creare vibranti immagini e rigidi scenari, che catapultano indietro nel tempo. L'album si presenta come molte influenze synth-pop, questo tono di audacia smorza l'atmosfera pesante che troviamo in Monument, richiama alla fredda provenienza dei Molchat Doma in chiave sonora, in più offre degli spunti di riflessione in campo sociale. ''Utonut'' si apre con dei ritmi frenetici, entriamo dentro il locale volenterosi di prendere parte a una serata indimenticabile. La serata si apre con un'atmosfera ballabile, dei sound decisi ci accompagnano mentre ci troviamo catapultati in una sala da ballo. A un certo punto delle note riemergono dalla sala, si accendono delle luci e una palla stroboscopica riflette sul drink, che il barman mi ha appena servito, luci che mutano dal verde al viola quando in lontananza la voce ovattata di Egor Skutko si diffonde dal fondo. Scambiando con voi uno sguardo complice, decidiamo di farci guidare verso questa musicalità dove notiamo diverse persone ballare e quasi non riusciamo neanche ad avanzare.. si sente una forte emanazione fruttata di umori di adrenalina. Mentre avanziamo, una ballerina ci versa addosso un drink per sbaglio, la voce di Egor risuona sempre più, siamo da circa 4:00 minuti all'interno della saletta che sentiamo una voce adesso apparire più soffusa rimbalzare sulle pareti adornate da quadri raffiguranti eclettiche figure architettoniche, dove a loro volta vengono rimbalzate luci psichedeliche. A un certo punto notiamo in lontananza, su un palco allestito distrattamente con ben esposte le parti strutturali del capannone, il volto di Egor accompagnato dai suoi immancabili baffetti biondi. La sua voce risulta adesso malinconica e come volge il suo sguardo verso di noi si piega verso il microfono ondeggiando e per un attimo mi sembra di vedere una frenesia epilettica alla Joy Division. Ci lasciamo affogare assieme ai nostri artisti mentre che sembriamo far parte di un quadro o un film.

Obrechen

''Obrechen'' L'atmosfera adesso è molto cupa e malinconica, noi balliamo incuranti del tempo che scorre come dei ragazzini che guardano tristemente l'avanzare del tempo attraverso il finestrino della macchina del genitore, dei riff si articolano assecondando i nostri movimenti, dinanzi a me compare un ragazzo con dei strani simboli pittati in volto, che mi fa sorridere, mentre la voce di Egor asseconda le nostre azioni. Ci accompagna con lo sguardo con una voce ripetitiva e ritmica, mi lascio cullare dalla canzone mentre la stessa ballerina che aveva rovesciato il drink con mia grande sorpresa torna da me, e rivolgendomi un ampio sorriso mi porge un B-52 'Questo è per l'inconveniente di prima' dice con voce rassicurante. Con la bevuta nuova fiammante vi guardo mentre alzo il bicchiere e bevo alla vostra, godendomi 'Obrechen' in tutta la sua bellezza.

Discoteque

In ''Discoteque'' una carica di entusiasmo sembra pervaderci, a questo punto, un richiamo costante a ballare, una speranza di un nuovo amore è sempre costante e presente. Adesso si che si balla, le luci vertono su un rosso vermiglio, ed è così che sentiamo dalle casse arrivare le prime note di 'Discoteque', mentre ingurgito con frenesia e velocità il drink accompagnata da tonalità disco-wave lascio andare ogni cattivo pensiero ballando con voi, perfino i Molchat Doma sembrano sorriderci, come in un vecchia pellicola sembriamo tutte comparse di una straordinaria regia dove ogni presente è artefice della propria tela. Volgendo lo sguardo fra una persona e un'altra riesco quasi a percepire il dolore della guerra e un forte sentimento di rivalsa, alcune sono vittime altre sono persone che cercano solo una prevalsa nella vita, ed è proprio con una nota di speranza, nonostante la rigidità invernale del vento che soffia fuori gelido, che riecheggia e che si conclude la traccia.

Ne Smeshno

''Ne Smeshno'' la track viene introdotta con delle note di basso più dark-wave come il resto della canzone, Egor dal canto suo ha un timbro più graffiante dove prevale un tono quasi di rammarico e rimprovero, rabbioso a tratti. A circa metà canzone presenta un forte riverbero della voce in accompagnamento strumentale, non si vedeva un uso della ritmica asfissiante e così ritmica dai tempi di Sudno, componente esaltata in particolar modo dalla componente della batteria, in chiave moderna. Sentiamo colpi di vento alle nostre spalle essere coperti da note rigidamente fredde della chitarra che sovrastano, accompagnate da una raffica di colpi scanditi di synth che permettono alla melodia di 'Ne smeshno' di suggerirci quasi una sperata chiarezza, non siamo comparse e neanche pedine ma la regia stessa, della tela vorticosa che articola le tele del nostro destino. Per esempio la ragazza del drink può cambiare la sua vita smettendo di ballare per quattro soldi e fare l'educatrice (non fa che guardare una vecchia fotografia dei suoi cuginetti e sorridere..) è facile intuire da quanta dolcezza ha nello sguardo verso i cuginetti quale sia la sua vera vocazione. Che forse i Molchat Doma vogliano che ci svegliamo da questo strano ballo emotivo per tornare nelle nostre personali sale di regia, in modo da riprendere in mano le nostre vite o cambiarle drasticamente? Voi cosa ne pensate?

Otveta Net

''Otveta Net'' la famosa Otveta Net si articola con una musicalità dance a tratti malinconica e a tratti speranzosa riprende poco dopo la ripresa della band sul palco, dopo un piccolo break. La traccia sembra descrivermi appieno la ragazza di cui abbiamo perso traccia, lasciandola a riguardarsi le sue vecchie fotografie, ripensandola mi viene in mente che nonostante i vestiti sgargianti che emergevano dalle sue movenze sensuali e ammiccanti ero sicura si nascondesse una persona profondamente triste e con note marcate e decise che anche Otveta Net svanisce nella sala dietro il nostro sguardo distrattamente attento. La perdo di vista, senza accorgermi.

Svezdy

''Svezdy'' Sembra quasi di essere catapultati in una metropoli, quasi di vedere le macchine sfrecciare di fianco a noi, i ritmi sono molto dance e anche in questo caso predomina un forte senso malinconico e di arresa/sconfitta. Tutto dianzi a noi sembra avanzare senza mai degnarsi di fermarsi e incrociarsi a noi, più che avanzo nella sala alla ricerca della ragazza e più che mi sembra impossibile poterla ritrovare. La track è coerente e lineare con l'album non si notano particolarità, l'unica particolarità se proprio vogliamo trovarla, a minuto 2:30 si nota un ipnotica ripetizione della sonorità di basso e una ritmica che segue la voce di Egor da parte della chitarra in accompagnamento. Ci ritroviamo incollati su uno dei divanetti mentre fissiamo sugli schermi comparire immagini disturbanti perlopiù che presenziano strani fabbricati.

Udali Tvoy Nomer

''Udali Tvoy Nomer''sono passati circa dieci minuti che riapro gli occhi con un forte suono di bassi nelle orecchie che mi accorgo di essermi addormentata. Luci che vertono dal verde a note di blu acceso mi bruciano le retine mentre vedo sul palco il tastierista dei Molchat Doma muovere il suo chignon a tempo mentre ondeggia sopra i tasti, il tono è sempre malinconico e ''freddo''. La canzone e l'atmosfera è come se suggerissero la fine di una bella storia d'amore finita male ma con ancora una speranza molto lontana, almeno in questo momento. Dopo quasi 3 minuti e mezzo la canzone ha un'evoluzione dove sembra apparirci una rivelazione dove vengo nuovamente pervasa da un forte senso di speranza ma questa volta più vicino e 'afferabile', dal locale nel mentre si alzano braccia al cielo che vanno a tempo e segue un forte applauso alla band, questo segna quasi la chiusura della traccia. La sala intorno a noi sembra muoversi, per tutto questo tempo mi sento come di essere stata salvata dalle note dei Molchat Doma fino a che a un certo punto mi rendo conto che Egor urla un forte senso di malessere attraverso il suo canto, neanche mi accorgo di essere salita sul palco e averlo ripreso per tempo, no, non è divertente, no, non sta scherzando

Leningradskiy Blues

Le luci si spengono, mi trovo il trio in faccia e non so come reagire tengo fra le mani Egor in una strana divisa gialla non riesco neanche a capacitarmi della situazione, distolgo lo sguardo dalla band e si sposta verso la folla, delle forti luci mi impediscono di vedere bene ma mi rendo conto che la folla attorno a noi è sorpresa almeno quanto me ?.'cosa sto facendo?'mi domando mentre il mio sguardo prima perso nel vuoto adesso si prende un po' coraggio e tornando a una vena di lucidità mi rendo conto che sia io che Egor siamo sprofondati insieme sul fondo del palco, a tre centimetri di naso dal pavimento, lui con la sua tutina gialla io guidata dalla sua voce. E' tempo di rialzarsi, decido di non perdere altro tempo, benché siano passati solo pochi minuti che sono sembrati interminabili, prendo Egor sottobraccio e cerco di rialzarlo con la massima cura e prontezza che posso trovare. Mi rivolge un sorriso, scendo dal palco distrattamente il più velocemente possibile. Sipari chiusi, break quando a poco poco vedo tornare la band con ''Leningradiskiy Blues'', ricorda molto il mondo funk-blues nel synth mentre nel resto della strumentalità è puramente new-wave, nel minuto 3 e mezzo circa notiamo una melodia non appartenente all'impianto armonico del brano e una voce straziante di Egor che ci propone in uno stralcio storico della città. A questo punto sono felice di vedere la band dinuovo grintosa e quasi dimentico l'incidente di poco più prima.

Lubit 'i volpolnyat

Concludiamo la nostra serata con l'ultima track di repertorio dei Molchat Doma, ''Lubit 'i volpolnyat" sentiamo molta freddezza in questa track, il basso è molto carico di effetti, in particolare si nota l'uso del flanger che modifica il suono in una direzione tagliente e oscillante, quasi ipnotica. In tutte le canzoni al basso viene sempre usato il plettro, per portarlo su un registro alto e farlo emergere, la chitarra in questo pezzo và in contrapposizione con la voce in bassi-mediobassi e questa timbrica alta infonde ancora di più al pezzo un aspetto freddo e distaccato. La traccia presenta in particolare un aspetto molto malinconico e quasi depresso "Non sto cercando di alzarmi in ginocchio", "La mia ora sta arrivando", "Il mio tempo si sta avvicinando"

Conclusioni

Ci troviamo certamente davanti una band innovativa e forte che trasmette emozioni contrastanti sia di denuncia sociale che di spettro emotivo che riflette sia la resilienza che un forte senso di oppressione/depressione. Personalmente adoro l'utilizzo di synth e la voce soffocata di Egor Skutko,chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dai ritmi, mentre che mi dondolo sempre più velocemente sembra di scorgere dalla finestra il fantasma di Ian Curtis cantare assieme a Egor. Notizia trapelata sembra che i Molchat Doma doneranno i ricavi incassati nei prossimi concerti a supporto del popolo ucraino, un altro forte messaggio della band contro la guerra. Il loro sound è dato dall'unione del post-punk, della new wave e del synth-pop. Sia il modo di suonare la chitarra, la sua effettistica, come del resto la voce, dimostrano di aver appreso la lezione stilistica lasciata dai Joy Division e dai Cure. Le linee di basso riprendono in pieno difatti il gusto di Simon Gallup e Peter Hook. Le melodie vengono spesso arricchite da sintetizzatori che creano i tappeti sonori su cui a turno si incastrano le frasi di chitarra e voce. Non avendo un batterista, il gruppo si avvale di drum machine che seguono i groove tipici della dance degli anni '80, ma con sonorità decisamente contemporanee. Questo ha permesso loro di irrompere con facilità nelle playlist anche di giovani completamente a digiuno di post-punk. I Molchat Doma infatti devono la loro fama mondiale ai social network. Con vena ironica loro stessi sottolineano come nel loro paese di origine invece siano un gruppo poco più che sconosciuto, mentre nel resto della realtà europea i biglietti per i loro concerti con l'allentarsi della crisi pandemica siano andati praticamente a ruba. Ricordiamo che Il loro nome significa letteralmente ''le case tacciono'', il canto è espresso dal dolore, l'alienazione e prevalgono sonorità dure, spaziali e fredde come la loro terra di provenienza. Loro stessi in un'intervista rilasciata hanno dichiarato di esprimere una realtà triste, malinconica e vitale.

Spero di avervi sorpreso con questa recensione, in quanto, di norma è un genere che non tratto e concludendo il discorso sui Molchat Doma come non ricordare "Etazhi"?

"Vivere è duro e scomodo, ma almeno morire è comodo". (Borys Ryzhy)

E con questo ultimo rimando alla nota del poeta vi invito alla riflessione degli artisti elogiando "Etazhi" in tutto il suo splendore, al quale devono la maggior parte della loro fama, lascio a voi trarre le vostre personali conclusioni,

un saluto dalla vostra Claudia.

1) Utonut
2) Obrechen
3) Discoteque
4) Ne Smeshno
5) Otveta Net
6) Svezdy
7) Udali Tvoy Nomer
8) Leningradskiy Blues
9) Lubit 'i volpolnyat