MGLA

With Hearts Toward None

2012 - Northern Heritage Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
15/06/2022
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nel 2012 esce "With Hearts Toward None", secondo album del duo black metal polacco MGLA e uno degli episodi più importanti per il metallo oscuro del secondo millennio, anche se non l'unico parto della band che si può fregiare di tale titolo. La band si era fatta già conoscere in ambito underground con il precedente "Groza" e con vari EP usciti a partire dal 2005, ma con questa uscita il loro nome viene inciso nella storia del genere, inizio di una saga sonora e tematica che prosegue tutt'oggi; i semi infatti lanciati con il debutto, buon lavoro, ma ancora acerbo e non del tutto formato, qui fioriscono pienamente creando un black metal tanto diretto e feroce, quanto melodico, teatro per testi inzuppati di nero sarcasmo e votati alla decostruzione di ogni certezza, sovrastruttura, speranza davanti alle illusioni e vuoti dell'esistenza. All'approccio mistico e/o occulto di molti colleghi, la mente, cantante e chitarrista M. (Mikolaj Zentara) preferisce un'oscurità più pragmatica e filosofica, che scardina la religione, le sovrastrutture sociali e politiche, e addirittura le certezze dell'io stesso, in un'amara derisione che riguarda tutto e tutti, compreso se stesso, e che non ha paura di toccare anche il puro disgusto e desiderio di mettere fine a quella che è considerata una farsa di cattivo gusto. Un nucleo tanto nero e senza luce si accosta a una musica che con il tempo si farà sempre più emotiva e malinconica, non priva di un tragico trionfalismo, creando un contrasto e dissidio insoluto che molto contribuisce al fascino e profondità della proposta dei Nostri; dobbiamo naturalmente citare anche il fido batterista Darkside (Maciej Kowalski), mostro di tecnica senza il quale la musica dei MGLA sarebbe assolutamente incompleta, mancando di quelle perizie ritmiche e variazioni che solo lui sa apportare. La musica del progetto si configura come un perfetto gioco di equilibri: moderna senza cadere in derivazioni post-black troppo aliene e mantenendo le radici del genere in molti suoni e nell'atmosfera fredda, melodica e capace di trasmettere emozioni, ma allo stesso tempo feroce nei riff e distaccata nel suo minimalismo privo di orpelli e tentazioni orchestrali, ben suonata e prodotta, ma senza nessuna divagazione tecnica fine a se stessa. Come detto in precedenza, abbiamo qui il primo passo di quel processo che evolverà nei successivi "Exercises In Futility" e "Age Of Excuse", portando avanti e oltre sia i temi affrontati, sia l'evoluzione sonora, con un particolare apice nel primo dei due album ora citati, lavoro che consacrerà definitivamente la band e farà conoscere il suo nome a un pubblico abbastanza variegato. Per ora comunque troviamo riferimenti alla religione e al concetto di trascendenza ed elevazione tramite i suoi precetti e regole, concetto deriso con sarcasmo e veleno in un modus operandi che diventerà il marchio di fabbrica dei MGLA, veleno perfettamente veicolato dalla voce feroce e rabbiosa di M., più un oratore intento a declamare le sue lezioni, piuttosto che un cantante che vuole allietare o creare ritornelli. In seguito, questo stesso sarcasmo verrà usato contro le illusioni personali e contro la storia dell'umanità stessa, completando un quadro nichilista che prendendo spunto dagli studi di filosofia del musicista ci consegna una visione desolata dell'esperienza umana. In questo si mostra l'essenza black metal del progetto, l'opposizione alla civiltà odierna, vista come un fallimento e degenerazione, e ai falsi valori della religione cristiana; la differenza sta nel non appoggiarsi a superomismi satanici o divagazioni occulte, anzi spesso mettendo in dubbio lo stesso concetto di trascendenza in ogni possibile fonte, ma scegliendo quello che possiamo chiamare "l'orgoglio dello sconfitto", una sorta di stile leopardiano dove ogni speranza è un'illusione e dietro a ogni strada c'è una sconfitta, dove ormai stanco e privo di emozioni l'individuo è armato solo della sua amarezza e testarda incapacità ad accettare l'impossibilità di vincere contro un destino avverso, diviso tra rammarico e disgusto verso quanto lo circonda, e anche verso quanto è dnetro di lui. Ma questi concetti si renderanno più palesi in futuro, per ora il tutto è leggermente più impersonale e universale nella sua critica; in ogni caso la maturità intellettiva è già chiara, presentando quello che qualcuno ha voluto definire "thinking-man black metal", con tutti i dubbi che un termine del genere porta con sé, non ultima la tracotanza e molti precedenti esempi del genere che hanno dimostrato come spesso di suo il genere sia scenario per riflessioni tra le più alte e organizzate della musica moderna.

With Hearts Toward None I

"With Hearts Toward None I" è la prima traccia del disco, introdotta da un bel riffing arioso contornato da cimbali cadenzati e scosso alcune bordate distribuite. L'energia trattenuta si libera a un tratto con una doppia cassa spaccaossa, tappeto per i ruggiti cavernosi di M., intento a delineare scenari desolati e desolanti, dove si nega l'elevazione religiosa e culturale, dove l'unica possibile ascendenza è quella verso l'inevitabile amara conclusione. Tra i dannati, gli arrabbiati e i totalmente folli, troviamo grandi architetti del fallimento, scultori della perdita, nessun trono dorato da seguire, nessun tempio dove trovare conforto. Passiamo a un rallentamento dal trotto cadenzato, dove dissonanze melodiche creano atmosfere malinconiche accompagnate da riff robusti e rocciosi che si palesano in modo alternato; ci ergeremo oltre la trascendenza, ascenderemo oltre la carne, perforando con decisione l'etere, ci eleveremo nell'oltre, riveleremo altezze non ancora immaginate, riscriveremo la parte più alta degli uomini (la summa) e parleremo con la lingua degli angeli, e bruceremo con luce pura? A metà dei versi si accelera con una nuova doppia cassa, ma all'improvviso ci riassestiamo su una cesura che riprende la parte introduttiva sospesa e calibrata da colpi di batteria. Sarcasticamente viene ripetuto come bruceremo, intendendo in sensi non certo di elevazione; il passo si mantiene lento, ma arricchito da epicità che riprendono anche ruggiti che si arricchiscono con riverberi. Nel punto di rottura, i legami vengono ridiscussi, vengono bruciati i resti arcaici e perforiamo i pensieri primordiali, nella divisione tra l'io e il simile, tutta la gloria e la forza della cultura sono ora vuote e nulle. Ci scateniamo con un torrente black devastante e dal pathos reso dalle doppie casse e dai giri di chitarra ossessivi, corsa che ci catapulta verso nuovi trotti rallentati. Non ci sono troni dorati, ne templi che ci consolino, solo le locuste canteranno alla fine del giorno. La conclusione viene segnata dalle bordate rocciose e dalle ariosità squillanti, in un tono desolato, ma teso, che si consuma in una dissolvenza di chitarra.

With Hearts Toward None II

"With Hearts Toward None II" parte con un motivo deciso, ma evocativo, dai movimenti striscianti e dalle atmosfere solenni. Esso si ripete nei suoi modi, per poi esplodere in una serie di dissonanze squillanti, armi accompagnate dall'introduzione di M. che non perde tempo nel ruggire il suo messaggio, una presa in giro del concetto di pentimento e della figura di un amorevole signore e salvatore, che è in realtà portatore di morte e distruzione. Dobbiamo pentirci, poiché il Signore è sorto orgoglioso e innalzato, su un cocchio trainato da avvoltoi e ratti, adornato con le teste dei scettici. Il Signore sta cacciando questa notte, e sarà diligente poiché ci sono molti da colpire, e lui ama gli olocausti. Proseguono le note discordanti, tra belle sezioni arricchite da una tecnica che riesce a rendere in musica lo stridore esistenziale delle parole: la mano del Signore è desiderosa di dare la sua grazia, fino a che pregheremo per la caduta. La musica si fa ancora più dilatata e squillante, e il livore delle parole segue d'acchito: tormenterà gli stanchi, darà disgrazia ai sommessi, e staccherà gli occhi dei malati, così come renderà zoppi i ciechi. Il caos quasi orchestrale si erge, ma ci scontriamo con un fraseggio malinconico dalle ritmiche soffuse, aperto a giochi di batteria che sa come strisciare e sorreggere le chitarre allo stesso tempo. Largo poi a nuovi galoppi stridenti, dove ci viene intimato di pentirci, e di adorare il Signore delle congreghe, dello sporco bestiale e inumano, della luccicante cancrena, e del massacro che striscia, della morte raccolta su altra morte, il grande seminatore che discende per raccogliere il suo raccolto. Il trotto sarcasticamente trionfale avanza con i suoi giri circolari ripetuti, delineato da punte stridule fino alla chiusura improvvisa.

With Hearts Toward None III

"With Hearts Toward None III" non perde tempo e ci investe subito con una corsa squillante e spedita, sorretta da una batteria devastante in un loop notturno che rende l'atmosfera carica di energia; su falcate dilatate si stendono le vocals feroci e sature di riverbero del cantante, intento a descrivere nuove visioni di decadenza spirituale e morte, dell'unica libertà possibile, quella della perdizione. Troviamo esploratori del confine, scavatori del Daath (lo stato di conoscenza dove tutti e dieci i sefirot sono uniti nell'albero della vita, secondo la cabala) usucapioni nelle terre senza speranza e senza grazia. Predicatori della caduta, sopravvissuti del traviamento, nelle tenebre e nella rovina, nei bassifondi dell'ascesa, osservano il Logos, unigenito della morte. Ariosità pregne di malinconia si ergono su passi cadenzati in un clima quasi funereo, ma delicato. Armonie e oscurità s'incontrano, sfociando in un lungo corso che tocca l'emotività dell'ascoltatore; tornano anche le parole del cantante intento a come dalle fredde ceneri giunge la voce del dio vivente, ancora più in basso nelle radici di pilastri consumati, attraverso il terreno bruciato. E conosceremo così la perdizione, e questo ci renderà liberi. Ora la velocità si fa più sostenuta con una doppia cassa su cui si organizzano i giri distorti di chitarra e i cimbali pestati, terreno epr i ruggiti rabbiosi di M., intendo a tessere nuovi scenari della desolazione esistenziale. Preghiere di grigia cenere, separate dall'inconscio in una perversa vendetta divina, sono come un'immanenza atroce. Il galoppo prosegue incontrando inflessioni di chitarra che ci consegnano narrazioni sonore ben modulate, riprendendo gli stilemi propri del black metal nordico e rielaborandoli sconco i modi dei Nostri; largo poi a una marcia marziale improvvisa, che convoglia energia per la ripresa di motivi precedenti, ma questa volta con una voce filtrata con un effetto "a megafono". Non rimane che sputare il titolo dell'album con veleno, tramite una voce rauca che prende il suo tempo nel mostrare il suo disgusto. Un fraseggio dissonante crea la coda finale, in un loop ripetuto fino alla chiusura di quest'ennesimo viaggio nel cuore nero della tenebra.

With Hearts None IV

"With Hearts Toward None IV" inizia con una processione di chitarra e batteria pesante, che però prende presto più velocità insieme a bordate e suoni squillanti; all'improvviso rulli marziali creano un substrato allertato per i toni da orco del cantante, che riprende la sua nera narrazione, esaltando qui sarcasticamente le figure che ci controllano con false speranze, che possono essere sia quelle religiose che quelle sociali/politiche. Rendiamo quindi omaggio ai mietitori della speranza, i veggenti della confusione, per macinare l'arenaria della cultura e rivelare le vere fondamenta del terrore febbrile. Ariosità di chitarra si librano su passi controllati con rullanti però spediti e udibili in sottofondo, creando un'atmosfera ricca di pathos a cui si sposano perfettamente i toni del cantato pieni di riverbero. Sotto gli occhi vigili dei cani da guardia della psiche, liberati da una stirpe amorevole, dalle fauci sgocciola un balsamo fatto di conforto giusto che andrà sparso sul conflitto, la turbolenza e la frizione. Una cesura serpeggiante presenta cimbali e suoni squillanti, uniti poi a una corazzata di chitarre in levare che crea una climax in divenire: ma invece di esplodere in una corsa, il tutto si consuma in un nuovo tratto rallentato su cui troviamo voci distanti in un comizio perso tra le nebbie sonore. Il dialogo campionato prosegue tra ritmiche pulsati e i motivi ossessivi di chitarra; riecco quindi la voce cavernosa del cantante, che riprende con la sua orazione. Ora ci addentriamo mordendo nell'essenza e nella struttura della vita penetrandola, e disotterriamo il fragile costrutto che si trova sotto l'ordine instillato. Prendiamo vivacità con un trotto ricco di punte dissonanti e chitarre distorte, una marcia baldanzosa che non rinuncia a giochi ritmici. IL suo destino è quello di collimare in una corsa in doppia cassa, lanciata e decisa, ultimo atto anche per le vocals feroci e nebbiose. Mai arrendersi, mai arretrare, in questo stanno le armi della nostra vita, e la speranza può andare a fanculo mentre procediamo a tutta velocità verso il silenzio che mette fine al pezzo senza molte cerimonie.

With Hearts Toward None V

"With Hearts Toward None V" si palesa con un rullante di batteria, subito seguito da una marcia dissonante sorretta da un drumming cadenzato; essa si ripete nei suoi modi incontrando alcuni esercizi ritmici che la delineano. Ecco che i colpi si fanno ancora più pulsanti e decisi, creando un tappeto sonoro per l'immancabile voce aspra del cantante. Ancora una volta vengono colpite dalle sue parole le figure che controllano la vita delle persone e la struttura sociale che è fondata sulla decadenza morale e sullo sfruttamento. Osserviamo gli scrittori di articoli accademici, antropologi e anche ingegneri, i virtuosi, i casti che tessono nuovi strati di oblio. Ora la ritmica prende velocità in una doppia cassa che si unisce atoni di chitarra ancora più nervosi e dissonanti, ma senza perdere una certa regalità evocativa; questo nervosismo poi si attenua, ma rimane sua traccia nelle chitarre dallo spirito "elettrico", come una scossa. Osserviamo i re e leader degli uomini, signori della guerra e della ritirata, sovrani della resa, i giusti, i puri, ora raccolti in una nuova forma. I toni altisonanti si ripercuotono anche nel cantanti, sempre più rabbioso e pieno di riverbero, ma poco dopo le chitarre tornano ariose e più sparse, creando un'atmosfera molto evocativa e malinconica. Un monumento viene innalzato, fatto per essere visto in lontananza, eretto da ladri, finanziato da assassini e assicurato da avvocati. Una nuova doppia cassa si lancia in una nuova corsa black metal completata da giri di chitarra dissonanti: terrore su terrore, si creano pilastri e obbedienze scritturate, osserviamo la trasgressione, il conformarsi e il burrone, ci bagniamo nella radianza di una norma purificata. Non ci sarà più malessere, non più tremolio, la museruola non è mai stata così buona prima d'ora. Il fiume in piena sonoro ci trascina con le sue velocità ritmiche, fermandosi presso un nuovo galoppo contornato da suoni squillanti e pregno di una nera emotività. Vengono ripetute parole precedenti, scolpite da una batteria pulsante e da dissonanze ripetute in un teatro sonoro che si fa quasi epico, pur rimanendo emanazione di un malessere palpabile. Ed è così che si conclude questa traccia che sembra toccare nei suoi temi aspetti sociali pur rimanendo astratta e relegata al modus operandi delle grandiose metafore adoperate da M.

With Hearts Toward None VI

Un suono in levare distorto e accompagnato da cimbali preparatori esplode in un galoppo dal gusto quasi punk, dove riff circolari tagliano l'etere senza pietà e con un modo che potremmo definire meccanico. Questo è l'incipit di "With Hearts Toward None VI", sesto episodio dell'album omonimo ed evocazione tematica dell'apocalisse, sardonicamente unita all'idea di purificazione e redenzione, conclusione logica del senso di disgusto provato verso tutto e la mancanza di ogni speranza che le cose possano cambiare. Ecco quindi il cantato dittatoriale e velenoso di M., che non perde tempo nel sputare il suo nero livore; egli chiama l'angelo della purificazione, e dello strangolamento, il mondo berà ancora dalle fontane della grande profondità e le fonti magnifiche sorgeranno dai passi degli uomini. I cieli saranno oscurati dalle nuvole con uno splendore angelico, le acque della redenzione sorgeranno, e i bambini berranno liberamente dai fiumi della grazia, e verrà la pioggia. Il movimento sonoro ritmico e pulsante si mantiene su questi connotati fino a questo punto, ma ora le arie si fanno più dilatate e sinistre, mentre i cimbali diventano ancora più ossessivi. Anche lo strato tematico ha una leggera inflessione, facendosi più apertamente malevolo: si chiede che la pioggia possa spazzare via la feccia, le troie, i cani, lo sporco, la merda, le prostitute, i drogati, la spazzatura, i vermi, i freak, la corruzione, la piaga, il lerciume, lo spreco, la fuliggine, i maiali, la melma, il fango, i ratti di ogni forma e dimensione. Un livore che si annuncia anche nel passo sostenuto e marciante della musica, che avanza ossessiva tra i versi rabbiosi del cantato. Le falcate si fanno ancora più pestate nei colpi di batteria, e punte dissonanti completano l'atmosfera combattiva ed esaltata, ma allo stesso tempo rassegnata e tetra. Più in alto, sempre più in alto, issiamo gli stendardi della vergogna, così ruggisce M., evocando poi il grande giorno del disgusto e disprezzo, in cui uomo e bestia verranno trasformati in argilla, dove la carne morirà insieme a ciò che si muove sulla terra, e questa latrina corrotta che è il mondo verrà ripulita completamente e spazzata via. Un terribile climax senza pietà, portato avanti in una marcia che viene fermata da una digressione improvvisa di chitarra, lasciando posto a un suono di pioggia che si collega con l'ultimo atto successivo dell'album.

With Hearts Toward None VII

"With Hearts Toward None VII" è il finale dell'album, summa del mondo tematico devastato, desolato e desolante del disco, morte di ogni speranza e sublimazione del disgusto. Volendo un proseguimento della traccia successiva, dove si elabora lo scenario di distruzione unito al concetto di redenzione, possibile per i Nostri solo appunto nella tabula rasa di un'esistenza ormai andata fin troppo oltre ogni possibile salvezza. Il suono di pioggia che concludeva il brano precedente prosegue anche qui, diventando lo sfondo per un motivo severo e grandioso di chitarra che si eleva con una pulsazione ritmica sempre più presente; si crea così un crescendo prolungato che va a collimare con una parte parlata che suona come un discorso distante, filtrato da effetti. Ci viene chiesto se abbiamo coraggio, stirpe di chi sta parlando, i segni sono ovunque, ma qualcuno non ha visto giungere la cosa, e altri semplicemente si rifiutano di vedere. Possiamo sentirlo nell'aria, nel battito della terra, e possiamo affermare che la tempesta sta arrivando, tutta su di noi. La ritmica si velocizza in una doppia cassa trionfale, aperta poi da ariosità non meno sinistre, e dai ruggiti del cantato: che venga la redenzione, come una litania della rinuncia che squilla tra templi in rovina, come la notte più scura di tutte che scende sulle sponde bruciate, come il grande fervore interiore che striscia tra lo sporco e la staticità. Il galoppo si arricchisce con chitarre tetre e plumbee, in un'atmosfera grigia con punte celestiali, un chiaroscuro sonoro che evoca una profonda tristezza mista a una rabbia mai repressa; ecco belle costruzioni squillanti in sottofondo, mentre il passo si mantiene ritmato e costante, unendo melodie antagoniste e risoluzione. Il loop si fa scenario per nuovi ruggiti del cantato, saturo di riverbero e furia. Legati alla terra, ma allo stesso tempo cercando con fatica di camminare sui venti, siamo sempre verso il basso, verso il lato più estremo del nord. La musica si assesta su una cesura rallentata, una sospensione dai tratti controllati dove si manifestano colpi di chitarra dal gusto rock, sparsi nell'etere. Prendiamo all'improvviso velocità con doppie casse combattive e cimbali sferraglianti, in una brutalità intelligente che ci trascina con sé, fino ad assestarsi su un galoppo dai tempi medi. Siamo quindi giunti alla fase finale della canzone, completamento di quanto fin qui affrontato. Arrivano gli agenti del cambiamento, rigidi e inerti, pilastri della ragione e della fede, che si muovono nei passo delle virtù dei loro padri, ovvero sempre verso il basso, verso i lati più estremi del nord, dove si trova il nadir, da dove arriva la tempesta. La coda finale mantiene il galoppo, facendolo sfociare in una corsa energica che ci conduce con i suoi loop ossessivi e ripetuti alla chiusura segnata da una digressione di chitarra.

Conclusioni

"With Hearts Toward None" è l'inizio di una serie di successi per i MGLA, pietra miliare in cui trovano il loro suono, estetica e mondo tematico, prendendo pienamente posto nei grandi nomi del black metal moderno. Strutture secche di ritmica si organizzano in motivi militanti dove l'ossatura della batteria si arricchisce con il ferro delle chitarre, e dove i toni distruttivi del cantato trovano pienamente posto, ruggiti levati contro il cielo, saturi di riverbero e taglienti come un rasoio. Una sorta di primitivismo organizzato, il verso di una bestia dotata d'intelligenza, dove la sua bile viene sputata con veemenza in un black metal che non desidera essere altro, ma che si distingue inevitabilmente da esercizi di stile o proposte senza una convinta essenza. Se i Deathspell Omega e i Blut Aus Nord hanno portato l'uso tecnico della dissonanza e avanguardia sia sonora che tematica nel black metal, se i Watain hanno raggiunto le posposizioni di rockstar con riconoscimenti commerciali pur non spostando di una virgola il loro nucleo religioso rivolto al Maligno, i Xasthur ha ridefinito il depressive black metal portando la lezione di Burzum alle estreme conseguenze, gli Abigor sono riusciti ad abbracciare modernità ed esperimenti di diversa sorta senza perdere il loro nucleo fanatico e dall'atmosfera medioevale, e i Ride For Revenge hanno creato un ponte sul divario tra black metal e noise, i MGLA hanno contribuito alla scena con uno stile che si posiziona a metà tra la tradizione e il nuovo, sia a livllo sonoro che tematico, portando un esempio imitato negli anni a venire, ma spesso frainteso o toccato solo negli aspetti più esteriori senza capirne i veri motivi. L'ondata infatti di band incappucciate e mascherate, anche con eccessi che hanno del ridicolo a livello di veli e trovate varie, ha ironicamente finito per far concentrare l'attenzione sugli individui piuttosto che sulla musica, individui non restii a essere poi presenti sui social con continue dichiarazioni e comunicati (si vedano gli americani Ueda a tal proposito). Tutto l'opposto di quanto fatto dai Nostri, dove il loro anonimato in sede live e di foto promozionali corrisponde a uno privacy che s'interrompe solo per parlare dell'essenziale della loro proposta in sede d'invertiste, preferendo i fatti concreti senza fanfare per quanto riguarda altri aspetti (si veda la maniera diretta con cui M. ha affrontato gli attacchi del movimento antifa motivati dal suo rapporto con Mikko Aspa, senza scrivere comunicati o dare loro attenzione non motivata). Quello che potremmo chiamare un approccio "neorealista" al black metal va oltre il suono, rispecchiandosi nella vita, quell'impegno e sforzo continuo nonostante il sentimento di vanità e sconfitta si ritrova nella gestione di ogni aspetto della band e dell'etichetta e mailorder No Solace gestita da Zentara, nella professionalità e cura del tutto. Una visione diretta, precisa, priva di orpelli e concentrata sull'essenziale, atta di bianco, nero e grigio, di non-protagonisti che si fanno cantori del vuoto esistenziale e della realtà vista come tale, e che trattano la propria musica come arte e duro lavoro, cercando di ridefinirla, ma anche di mantenerne l'essenza e i connotati che si desidera che essa abbia, e dove non si cede a compromessi di nessuna sorta (non è mistero il fatto che se i MGLA rinunciassero al legame con Aspa e con la Northern Heritage allontanandosi pubblicamente e accettassero una delle tante proposte fatte dalle grosse etichette del genere, vedrebbero introiti economici non di poco aumentati) e dove la coerenza e l'onore non sono negoziabili, valori da portare avanti in un mondo privo di quest'ultimi, se non di quelli decantati a parole, ma non dimostrati dai fatti. Si potrebbe parlare di due neri guerrieri incappucciati che armati solo della loro musica affrontano il colosso dell'Avversità, ma una visione tanto romanzata andrebbe contro quel freddo realismo che è sì malinconico, ma non perduto in sogni, che è il nucleo dei Nostri, perfettamente rappresentato dai loro loop di chitarra distorta e dalla ritmica marciante che pervade il disco qui recensito, così come dalle nere ariosità che si elevano in corso d'opera. Lasciamo quindi che siano i fatti a parlare per loro, come hanno sempre fatto, ascoltando la loro musica pronti ad affrontare l'abisso in un viaggio dalle emozioni contrastanti e che sappiamo essere senza lieto fine, ma dal quale non riusciamo comunque a sottrarci, ripagati dalla nera bellezza di un suono che brucia con una fiamma nera che può distruggere, ma anche confortare. Con i nostri cuori rivolti verso nessuno, senza i catenacci delle illusioni e liberi nell'amara consapevolezza della realtà dei fatti.

1) With Hearts Toward None I
2) With Hearts Toward None II
3) With Hearts Toward None III
4) With Hearts None IV
5) With Hearts Toward None V
6) With Hearts Toward None VI
7) With Hearts Toward None VII
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