MGLA

Presence/Power And Will

2013 - Northern Heritage Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
20/06/2022
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Nel 2013 i MGLA sono in un momento di ascesa che caratterizza la fase più "fortunata" della loro carriera. Forti infatti del successo di "With Hearts Toward None", secondo album della band polacca uscito un anno prima, i Nostri ricevono un consenso quasi unanime da parte di stampa specializzata e pubblico, imbarcandosi nella preparazione di in un tour mondiale insieme al bassista The Fall (Michal Stepien e al misterioso chitarrista Silencer come membri aggiunti al nucleo costituito da M. (Mikolaj Zentara, chitarra, voce, testi) e Darkside (Maciej Kowalski, batteria), che andrà avanti per molto tempo e toccherà importanti festival come il Nidrosian Black Mass in Belgio, il Brutal Assault in Repubblica Ceca, o il Dark Easter Metal Meeting and Party San in Germania. In questo modo riescono a farsi conoscere da un pubblico ben più grande rispetto alla mera realtà underground da cui erano partiti, diventando uno dei nomi più menzionati da blog e riviste. Il loro apporto scenico scarno e votato all'anonimato ottenuto grazie all'uso di cappucci e maschere, incentrato sulle tracce e non su trovate di sorta o culto della persona, colpisce molto l'immaginario collettivo e in poco tempo diverse band incominceranno a usare lo stesso approccio, lanciando una sorta di moda che spesso sostituisce il tradizionale corpse paint con qualcosa che viene percepito spesso come più moderno e urbano, adatto per la realtà del black metal anni duemila. Anche il suono incomincia a essere copiato, e nascono addirittura negli anni progetti con nomi legati alle uscite del duo, come per esempio i tedeschi Groza che prenderanno il loro nome del debutto dei Nostri; spesso copie abbastanza sbiadite che prendono solo la parte più superficiale dell'immagine e della musica dei polacchi, mancando però di quella sincera dedizione e serietà che sarà sempre il punto più forte dei MGLA. In ogni caso, i segnali mostrano come l'arte della band abbia fatto breccia su più livelli, con buona pace di alcuni puristi della prima ora che naturalmente incominceranno a distanziarsi dalla band date le avvisaglie di successo. Non è difficile comunque notare come il gruppo, trovatosi davanti a un bivio, abbia fato una scelta diversa rispetto a molti altri colleghi che hanno incontrato il favore del pubblico. Le laute offerte di grosse e importanti etichette vengono infatti rifiutate, decidendo di rimanere sotto l'ala della Northern Heritage di Mikko Aspa, personaggio considerato problematico dalla cultura metal mainstream, ma spesso anche dall'underground, a causa della sua affiliazione con gruppi di matrice di estrema destra, per alcune sue dichiarazioni non proprio politicamente corrette, e per i temi scabrosi e le estetiche molto provocatorie di parte della sua produzione in campo power electronics a nome Nicole 12, caratterizzate da espliciti rimandi alla pedofilia. Se aggiungiamo il suo interesse attivo nella pornografia più estrema, spesso condotta con senzatetto, dipendenti da droghe, e persone con problemi psichici, otteniamo un personaggio che sembra fatto per essere odiato tanto dai conservatori del genere e per ironia da molti seguaci del NSBM, quanto dall'ala più liberare e avulsa alle ideologie di estrema destra, e che ha portato nella sua esistenza quell'estremismo del black metal e della scena industrial che con lui non è semplice rappresentazione scenica. Una persona insomma difficile e che non può essere sicuramente impacchettata in un formato accettabile per la massa, ma che è oggettivamente parte di molte delle manifestazioni più interessanti del black metal moderno, sia con i suoi Clandestine Blaze e Stabat Mater, sia tramite la sua etichetta, sia come voce ufficiosa dei Deathspell Omega. Inutile dirlo, negli anni i MGLA pagheranno il prezzo di questa scelta sotto forma di attacchi e boicottaggi da parte del movimento anti-fa non appena la correlazione diventerà a loro nota, ma mai nemmeno in un occasione M. tornerà sui propri passi riguardo al rapporto con l'artista e imprenditore finlandese, limitandosi a ribadire come il duo polacco non abbia nella sua estetica e temi nessun riferimento alle ideologie imputate. Anzi, quasi a voler da subito stabilire l'alleanza con la Northern Heritage, i Nostri pubblicano ora la raccolta "Presence/Power And Will", che unisce il primo EP della band uscito nel 2006 con le tracce dei MGLA precedentemente pubblicate sullo storico split con Clandestine Blaze, Deathspell Omega, Musta Surma, Stabat Mater, Exordium chiamato "Crushing the Holy Trinity" e uscito nel 2005. Si tratta quindi di una riproposizione dei primissimi passi della band, che hanno ora modo di presentare questi episodi a un pubblico che li ha scoperti grazie a "With Hearts Toward None". Troviamo un suono comunque ben diverso da quello che li ha portati al successo, ancora imbevuto di elementi molto vicini al black metal più tradizionale (è importante anche dire che qui ancora la sezione ritmica vede l'apporto di Dariusz Piper, in futuro sostituito da Darkside) e accompagnati da testi legati a connotati occulti e religiosi che poi invece lasceranno man mano posto a visioni pessimistiche d'impianto più filosofico e laico; una band insomma ancora non definita e che trae da quello che era il clima musicale del primo decennio degli anni duemila, caratterizzato dal successo della corrente religious/orthodox e in particolare delle etichette Norma Evangelium Diaboli ed End All Life.

Presence I

"Presence I" è la prima nera emanazione dell'opera, un solido esempio di black metal caratterizzato da riff "scoppiettanti" e arie tetre, ricco di distorsioni e dagli andamenti ora solenni, ora sinistri e malevoli. Detto questo, notiamo già un certo gusto per quelle che possiamo definire "anti-melodie" giocate su passaggi freddi, ma evocativi, ancora non esattamente formate come le future malinconie che andranno man mano sempre più ad affiancare il lato più raw dei Nostri, ma certamente presenti e innegabili. Introduzioni pulsanti e trionfali incontrano quindi un drumming primitivo, ma competente, tappeto per loop distorti, e fraseggi notturni avanzano poi l'opera verso galoppi neri accompagnati da un M. che ancora non ha sviluppato del tutto i toni sprezzanti e malevoli da orco che lo caratterizzeranno nei dischi più famosi, ma che già è lontano dallo screaming più tradizionale, collocato su toni rabbiosi e maligni dai tratti quasi isterici. Tratti ben adatti all'impianto tematico votato alle terribili visioni occulte descritte nei testi, tra vermi che divorano le dimensioni, e anche il nostro cuore e i nostri sogni, e riferimenti al leviatano biblico, qui simbolo del diavolo che scorre nelle nostre vene. Qui ancora il punto di riferimento è la corrente religious/orthodox, e nei messaggi legati al concetto del maligno come un veleno che infetta l'umanità, e anche nella glorificazione della distruzione dell'umanità e della desolazione, non è difficile pensare a collegamenti con nomi come Funeral Mist, Ofermod, Deathspell Omega, o anche i Watain dell'epoca. La musica si apre in corso d'opera a tratti più evocativi, fantasmi del futuro, e alcune cesure marziali ci consegnano cambi di tempo che già mettono in gioco un songwriting che non è tecnico, ma nemmeno lasciato a un mero primitivismo senza struttura; doppie casse e passi cadenzati accelerano poi le cose accompagnato i versi gorgoglianti di un cantato non lontanissimo da quello di Arioch/Mortuus e dai suoi modi teatrali. Insomma, una canzone che mostra perfettamente la prima fase dei Nostri, un progetto che si è appena affacciato nel panorama e che prende da quanto lo circonda, ma che già inizia a gettare le basi di quanto verrà.

Presence II

"Presence II" viene introdotta brevemente da un basso greve, subito però soppiantato da una sfuriata glaciale fatta di doppia cassa e giri di chitarra lanciatissimi, stabilizzandosi poi su temi medi cadenzati, precursori di un trotto sottolineato da suoni squillanti, ma in un qualche modo evocativi e potremmo osare dire emozionali. I modi sono sempre quelli del black metal della seconda ondata declinati secondo lo stile feroce, ma anche evocativo, dei Nostri; l'unione tra la rudezza del black metal della seconda ondata e linee di chitarra più melodiche è qui ancora più realizzata, stabilendo sempre più lo stampo per lo stile unico del duo polacco. Quasi a voler trovare corrispondenza con questo fatto, anche i testi uniscono oscurità oniriche con riferimenti al dolore e alle ferite inferte dalla vita. Persi in simbolici corridoi collocati tra le stanze della gloria, in un'atmosfera nebbiosa e muovendoci nella nostra stessa mente, riceviamo una rivelazione offerta a caro prezzo tramite rasoi. Torna anche il concetto della distruzione dell'io e della rinascita dopo i duri tormenti, vista come un'esperienza divina dalla quale i forti possono uscire rinnovati, superando i limiti morali dell'umanità e andando oltre la follia iniziale. Abbiamo quindi parvenze di quella sorta di superomismo occulto che spesso s'incontra nel black metal dell'epoca, mostrandoci un M. che ancora sta definendo le sue esperienze e idee, in futuro scevre anche dell'illusione di una possibile trascendenza metafisica. Il comparto sonoro mantiene il tutto perso in un'atmosfera decisa, ma dal chiaroscuro arioso, sventrata dai versi maligni e rabbiosi del cantante e segnata da una ritmica che cambia le velocità in base alle esigenze. Non ci stupiamo dunque delle transizioni tra oasi nere e dilatate, e galoppi sostenuti dove il drumming scolpisce loop di chitarra distorta, creando un suono quasi narrativo, e anticipatore di quanto avverrà da "With Hearts Toward None" in poi ancora più che il debutto "Groza". Cesure marziali creano siparietti solenni prima della ripresa dei toni black metal, portandoci a temi medi che si alterneranno a stop melodici e passaggi quasi black 'n' roll destinati a consumarsi in nuove ripetizioni di queste alternanze. Una traccia ben congegnata, dove non mancano sia doppie casse torrenziali, sia momenti più intimi e ragionati, ma non privi di un certo nero veleno.

Presence III

"Presence III" è il terzo e ultimo atto dell' EP omonimo dei MGLA, una traccia che mette in scena un black metal a tratti allucinato e quasi psichedelico, immerso in atmosfere disorientanti giocate su fraseggi squillanti. Notiamo vocals ancora più sature di riverbero e inumane da parte di M., che acquisiscono tratti ancora più brutali e disperati; esse però si sposano anche a passaggi più aperti e tradizionali, assumendo punte rabbiose. L'incipit è quindi dominati dal prima citato motivo acido, su cui man mano si organizzano ritmiche controllate e riff distorti di chitarra, raggiungendo poi i rauchi e stridenti versi del cantato. Il testo sembra proseguire il discorso iniziato con la canzone precedente, stipulando come tramite le ferite auto-inflitte otteniamo un portale tramite cui il Diavolo ha modo di accedere a noi, con esaltazioni verso l'autodistruzione e l'auto-mutilazione, così come verso pagine di orrore e violenza che caratterizzano la storia dell'umanità, una sorta di santità negativa. Curiosamente potremmo trovare in questo tenui collegamenti con il così detto depressive/suicidal black metal, sotto-sottogenere che tra l'altro ha spesso connotati psichedelici simili a quelli qui incontrati, ma anche al mondo di sangue dei francesi Antaeus, altro nome di punta del black metal dell'epoca, famosi tanto per il loro stile urbano e violento, quanto per la loro passione verso l'auto-mutilazione sia in sede privata, che in sede live. Comunque, la musica prosegue con le sue velocità controllate e sospese, creando un impianto a metà tra veglia e sonno, con un gusto irreale che però sa anche irrompere in più concrete marce di batteria e chitarre severamente black metal. Un episodio particolare, quasi sperimentale nei modi, dai toni ossessivi prolungati fino alla conclusione segnata da una digressione di chitarra.

Power And Will I

"Power And Will I" è la prima emanazione del segmento estratto dallo split "Crushing the Holy Trinity", e ci porta in territori decisamente più primitivi e orthodox, sia a livello di songwriting, che di produzione. Un suono decisamente lo-fi degno di un demo dei primi anni '90, sporco e dai vari strumenti non del tutto distinguibili tra di loro, si sposa con uno stile scarno e diretto, figlio dell'influenza del black metal scandinavo della seconda ondata, quasi punk nel suo minimalismo. Non mancano però anche in questa sede alcuni cambi di tempo e tratti più ariosi che preannunciano uno stile che anche nella versione più ruvida mostra alcuni passaggi pulsanti e "trionfali". L'impianto generale è comunque certamente più arrabbiato e votato a tempi veloci, piuttosto che a malinconie esistenziali, e le vocals di M. sono qui totalmente influenzate dalla tradizione, in particolare da certe accezioni delle correnti svedesi e polacche degli anni d'oro della seconda ondata. Anche i testi sono ora nella loro fase più primitiva, lontani sia dalle future discussioni con riferimenti filosofici, sia anche da qualsiasi elevazione occulta o trascendente: si parla di artigli e zanne, della legge del più forte che s'impone sui greggi e porta distruzione nel mondo e per l'umanità. Una semplice e diretta esaltazione della morte condita con toni sacrileghi senza fronzoli, e dove anche la consapevolezza della propria inevitabile morte diventa fonte di celebrazione in un nero nichilismo che ci riporta al satanismo estremo portato avanti dal black metal della seconda ondata, e non mancano riferimenti velati, ma non troppo, alla figura di Gesù, che si desidera pestare in un messaggio non raffinato, ma sicuramente inequivocabile. Siamo quindi nell'infanzia del progetto, e tali toni sono opportunamente realizzati sonoramente tramite riff distorti e passaggi musicali dai venti strappa-carne ronzanti e lanciati.

Power And Will II

"Power And Will II" si apre subito con un motivo black metal freddo e tetro, naturalmente sempre caratterizzato da una produzione nebbiosa e a bassa fedeltà dove le chitarre sono un loop continuo e la batteria qualcosa di udibile, ma sospeso in queste atmosfere ruvide. Di conseguenza, anche la voce è più un verso infernale piuttosto che qualcosa di lontanamente comprensibile, completamento di una canzone che ci rimanda ai modi del black metal di modello scandinavo più tradizionale e legato all'underground. Non ci sorprende il fatto che il testo della traccia sia un altro attacco all'umanità e alla religione, con tanto di rimandi a Nietzsche (e un attacco a chi lo cita e usa senza comprenderne la carica distruttiva e l'essenza del messaggio). Quando il resto fallisce e abbiamo le spalle al muro, proprio il "martello di Nietzsche" (riferimento all'espressione "filosofeggiare con il martello" coniata proprio dal filosofo tedesco nel "Götzen-Dämmerung", noto come Il crepuscolo degli idoli in Italia, e incentrata proprio sulla natura innovativa e prorompente della sua filosofia senza fronzoli) diventa lo strumento da usare per abbattere il muro dell'umanità, nonostante spesso proprio "gli stronzi" ci si lavano la bocca. Superato quindi questo ostacolo, possiamo diventare tutt'uno con la bestia e spezzare il ciclo, schiacciando gli idoli degli dei e dando spazio al portatore di luce, che illuminerà un nuovo mondo. Parole imbevute di una visione satanica della filosofia di Nietzsche non esclusiva dei MGLA e anzi presente in illustri predecessori quali i Gorgoroth; notiamo quindi una visione feroce che ancora è legata all'idea del superomismo come mezzo per trascendere la miseria umana. In seguito M. sembrerà assumere connotati più fatalisti e abbracciare quel nichilismo privo di speranze che è in realtà spesso antitesi del pensiero nitzscheano, ed è interessante quindi vedere il passaggio e i cambiamenti non solo della musica, ma anche delle prospettive e temi della band. Per quanto concerne proprio la musica, notiamo uno stile abbastanza schematico, dove corse in doppia cassa si alternano ad alcuni rallentamenti funerei. I semi neri di quanto verrà già con il successivo "Presence" sono qui, ma tutto non è ancora definito, assolutamente debitore di quanto fatto da altri e distante dalla personalità definita del futuro.


Power And Will III

"Power And Will III" vede uno stile che pur rimanendo nei territori del black metal tradizionale e lo-fi, incontra alcuni tratti black 'n' roll che anticipano l'evoluzione della band polacca. Le chitarre sono in qualche modo più taglienti e definite anche nella produzione underground, e nell'introduzione alla traccia percepiamo ariosità familiari. Una malinconia maligna si espande nelle corse in doppia cassa, intercettando i versi saturi di riverbero del cantato. Il risultato è un sottofondo quasi medioevale, distorto e antico; M. è impegnato nel approfondire la visione dell'elemento satanico come un veleno voluto, che permette l'ascesa satanica tramite l'autodistruzione e l'uccisione dello spirito santo in se stessi. Il messaggio, come detto già in precedenza, è quello tipico della corrente religious dell'epoca. Notiamo come i MGLA siano apertamente influenzati da una visione satanica che esprime una devozione sentita verso una "spiritualità nera". In seguito, l'approccio si farà sempre più filosofico e terreno, completato dalle interviste dove la mente della band esprimere una visione secolare e materialista dell'esistenza, priva di idee religiose o spirituali di qualsiasi tipo. Ma quello è il futuro, qui abbiamo invece un'ascesa tramite la sofferenza, supportata da loop di chitarra e una batteria che segue corsi dai tratti dissonanti, e anche galoppi alternati a nere ariosità. Non ci sono grandi tecnicismi o parti che delineano passaggi veramente particolari, ma alcune sezioni vedono tratti leggermente più pregni di oscure severità. Un buon esempio per valutare le differenze tra il suono che consideriamo propriamente della band e i primissimi passi, in un' "età infantile", o meglio gestazione embrionale, dove istanze primigenie vengono sfogate in modo da permettere poi il continuo dell'ascesa stilistica dei Nostri.

Power And Will IV

"Power And Will IV" ci porta alla fine del nostro viaggio nelle radici e primi passi dei MGLA, una canzone che completa il quadro con sinistri giri di chitarra sorretti da un drumming battagliero, fiumi neri che ci trascinano con loro verso corridoi fatti di versi sgolati dal gusto vecchia scuola. Inutile dirlo, si chiude con un altro momento che pesca a piene mani dai dettami del black metal più lo-fi ed ortodosso, ma anche in questa occasione alcune inflessioni regalano spiragli più ragionati, pur nei parametri poco prima esposti. M. è sempre un goblin maligno, saturo di riverbero e difficilmente intellegibile, nero cantore di paesaggi fatti di lande fatte di pelle, sangue rappreso e freddo acciaio, mutilazioni. Il tema è quello delle tracce precedenti, in un'ossessione tematica che fa da fulcro per la seconda parte della raccolta qui recensita. Ecco quindi che tramite le ferite che ci siamo inflitti, il maligno penetra in noi, nel nostro sangue, e porta una nera luce che invade il nostro corpo, e che esce dalle nostre stesse ferite. Piena devozione satanica, che non richiede elaborazioni particolari ed è abbastanza esplicita nel suo messaggio. E altrettanto esplicita e la musica, indirizzata verso un black metal della seconda ondata che non tradisce le premesse fin qui constatate, ma che incontra anche alcune bordate squillante che introducono una certa tetra malinconia. A onor del vero questo non tradisce assolutamente i connotati vecchia scuola, anzi ne fa pienamente parte, ma alcune cesure con fraseggi permettono passaggi rallentati che evolvono in marce sospese dal gusto quasi doom; esse vengono sconvolte da un motivo di chitarra che non sfigurerebbe negli attuali album della band (certo, con una produzione diversa). Fantasmi del futuro s'intromettono quindi ancora, ma forse sarebbe meglio parlare di una visione viziata dal senno di poi, che ci porta inevitabilmente a carpire unti di contatto con il suono più familiare della band. La coda ottenuta si lancia in un'ennesima cavalcata, ancora infranta da galoppi più mediati e da giri di chitarra ricchi di anti-melodie.

Conclusioni

"Presence/Power And Will" è in definitiva una finestra verso l'inizio dei MGLA, una compilation che permette di vedere già un'iniziale processo di crescita e mutazione nel suono della band. In realtà l'analisi non è esattamente progressiva, dato che iniziamo dal primo EP e poi passiamo alle tracce dello split uscite in precedenza, uscite solo un anno prima, ma a livello sonoro e tematico distanti già tra loro. "Presence" è sicuramente la parte più interessante e strutturata dell'esperienza, il vero e proprio inizio del percorso che porterà a "Groza", e forse anche superiore a quest'album stesso a causa di un cambiamento di pelle già avvenuto, la dove il primo full length costituirà un'ulteriore mutazione con alcune incertezze necessarie, superate nei lavori successivi. "Power And Will" costituisce del materiale che sicuramente rimarrà il preferito degli irriducibili della prima ora, e che onestamente ha comunque del valore in sé e non va assolutamente scartato, ma che nonostante alcuni sparuti punti di contatto è isolato rispetto alla futura narrazione dei MGLA. Va detto per onesta intellettuale che queste ultime tracce erano nate nel contesto di uno split dove hanno collocazione tra quelle delle altre band, contesto dove trovano ancora più forma e senso, qui estrapolate da questa premessa risultano più aliene rispetto a quelle precedentemente ascoltate. Non dobbiamo quindi considerare questa compilation con gli stessi criteri di un full length, in quanto si tratta appunto di una raccolta di episodi che mettono in contatto un nuovo pubblico con gli albori di un progetto che allora si era lanciato sulla scena mondiale iniziando un percorso portato avanti ancora oggi. E ancora oggi l'ascoltatore attento può trovare nel pur assolutamente originale e personale stile dei MGLA i rimandi alle influenze del black metal dei primi anni novanta, influenze in questa sede più evidenti per maggiore vicinanza al "punto di origine". La grande arte del duo polacco è stata infatti quella di partire dalla tradizione, e di declinarne alcuni aspetti fino a creare qualcosa di diverso, ma non alieno. Forse è anche per questo che spesso c'è difficoltà nel dare loro una definizione univoca, tra chi li considera un progetto post-black metal a causa delle affinità con certi tratti post-punk, chi addirittura un gruppo con tratti psichedelici, chi black 'n' roll. In realtà la soluzione è probabilmente la più semplice: i Nostri sono un gruppo black metal che ha trovato una propria strada, seguendo quello spirito di unicità nella proposta pur in uno spirito condiviso che ha caratterizzato i capisaldi della seconda ondata del black metal. Il quadro completo per capire come questo è avvenuto si ottiene anche tramite questa compilation e la precedente " Mdlo?ci + Further Down The Nest" del 2007 (che fa da ponte tra quanto qui sentito e i primi album del duo), e considerando l'arrivo di Darkside nella band; se infatti l'evoluzione tematica e come cantante e chitarrista di M. è fondamentale, è altrettanto essenziale per l'identità degli odierni MGLA la tecnica fuori dal comune del batterista polacco, con buona pace del comunque competente, ma su livelli inferiori, Piper. Data alle stampe questa raccolta su vinile, i Nostri proseguono nella loro strada in ascesa; M. creerà la label e mailorder No Solace e lo studio di registrazione omonimo, acquisendo sempre più autonomia a livello di produzione e gestione della distribuzione, cosa che gli permetterà di mantenere il suo rapporto con la Northern Heritage e la sua indipendenza dalle logiche delle major musicali, e la band continuerà a suonare dal vivo acquisendo sempre più fama e confidenza nel proprio suono. Una situazione che porterà a quello che per molti è il punto più lato della loro discografia, ovvero "Exercise In Futility", piena maturazione del suono e dei temi dei MGLA. Ma le radici, l'inizio di tutto questo lo troviamo qui in "Presence/Power And Will", con tracce che nelle loro inesattezze, ingenuità, hanno anche il fascino dei tentavi, delle prime convinzioni, del confronto con ciò che verrà.

1) Presence I
2) Presence II
3) Presence III
4) Power And Will I
5) Power And Will II
6) Power And Will III
7) Power And Will IV
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