MGLA

Mdlosci + Further Down the Nest

2007 - Todeskult

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
25/06/2022
TEMPO DI LETTURA:
7.5

Introduzione Recensione

Nel 2007 i MGLA sono una realtà ancora misconosciuta al grande pubblico, nota però per gli amanti del circuito black metal polacco e dell'underground grazie a uno split e una serie di EP usciti tra il 2005 e il 2007. Si tratta in sequenza di "Crushing The Holy Trinity", split con Clandestine Blaze, Deathspell Omega, Musta Surma, Stabat Mater, Exordium, "Presence", "Mdlo?ci", "Further Down The Nest". Lavori che costituiscono le fondamenta del suono e della carriera del duo polacco, all'epoca stabilizzatosi nella formazione che vede già M. (Mikolaj Zentara) in compagnia di Darkside (Maciej Kowalski), batterista che due anni prima aveva sostituito il precedente Daren (Dariusz Piper), nucleo che perdura tutt'oggi e che sta anche dietro al progetto Kriegsmaschine. Vediamo quindi il passaggio dal black metal lo-fi e primitivo dello split, figlio della seconda ondata scandinava, alle evoluzioni sempre ruvide, ma più definite e "melodiche" di "Presence", fino alle ridefinizioni di "Mdlo?ci" e "Further Down The Nest", che spingono ancora di più il suono e i temi del duo verso la forma con la quale raggiungeranno il successo. Proprio questi ultimi due EP verranno raccolti in "Mdlo?ci + Further Down The Nest", lavoro uscito per la label underground polacca Todeskult (oggi defunta) e poi ristampato negli anni prima dalla Under The Sign Of Garazel e dalla stessa No Solace di M. e naturalmente dalla Northern Heritage di Mikko Aspa, etichetta che pubblicherà tutti i lavori futuri del gruppo. Un totale di quattro tracce per poco più di venti minuti, quindi comunque un minutaggio inferiore a quello di un album e anche di alcuni EP interi, dove però incontriamo vari punti d'interesse grazie alla crescita nel songwriting e l'acquisizione di maggiore personalità rispetto ai primissimi lavori della band; se infatti quest'ultimi subivano molto di più l'influenza sonora e tematica di quanto fatto da altri, soprattutto nei brani dello split, ora incominciano a delinearsi le nere malinconie oniriche tipiche della band e lo stile feroce, ma epico, che la caratterizzerà sempre di più. Un sunto insomma prima del loro primo album vero e proprio, quel "Groza" che non sarà ancora piena realizzazione del potenziale dei MGLA, ma che getterà i semi necessari per ciò che verrà a partire da "With Heart Towards None". Al momento i polacchi sono una realtà underground che partecipa a quella fase di rinnovamento del metallo oscuro che, passata la stagione sinfonica e le sperimentazioni industriali/avantgarde di inizio millennio, cerca di ristabilire la sua natura underground cogliendo dal passato, ma sviluppando anche un proprio discorso. Nello stesso anno, o appena prima, escono lavori come "Fas - Ite, Maledicti, in Ignem Aeternum" dei Deathspell Omega, "Rom 5:12" dei Marduk, "Blood Libels" degli Antaeus, giusto per citarne alcuni, dove band appartenenti a estrazioni e aspetti diversi della materia black metal realizzano opere che guardano avanti, e allo stesso tempo alle radici del genere, cercando un significato più alto dietro alla musica e alla blasfemia che fino a non troppo tempo fa era diventata un semplice orpello da indossare come puro mezzo estetico. La scelta dei MGLA di cercare di mantenere l'anonimato il più possibile (cosa che non riusciranno a fare per sempre) e di non mostrare i loro volti in sede live, unita all'estetica scarna e all'insegna del chiaroscuro dei loro dischi, rientra in questa opposizione al black metal vissuto come un qualsiasi sottogenere del metal da vivere secondo logiche commerciali. Insomma, se la seconda ondata era nata (anche) come reazione verso la svolta commerciale del death metal nei primi anni '90, ora abbiamo diverse reazioni da parte di diverse micro-scene nei confronti della commercializzazione incontrata dal black metal stesso tra fine millennio e primi anni duemila. Nel caso dei Nostri, l'arma scelta è una rivisitazione sempre più personale di alcuni dettami del black metal di stampo nordico, dove l'aura raw e le atmosfere lo-fi vengono man mano trasformate in un suono che è allo stesso tempo aspro e melodico, nichilista ed emotivo, dando voce a contraddizioni esistenziali che prenderanno man mano sempre più posto anche nei testi di un M. che maturerà sempre più la sua nera visione dell'esistenza. Il risultato sarà un black metal moderno nel suo approccio, ma allo stesso tempo legato alla tradizione nelle sue basi e fondamenta, sorretto da una coerenza e attitudine che richiama la volontà di non scendere a compromessi di un genere che si era riproposto di scardinare il sistema musicale e molti dei capi saldi del mondo moderno.

Mdlo?ci I

"Mdlo?ci I" ci porta nella dimensione raggiunta dalla band, ovvero in un mondo sonoro fatto di climi freddi, ma temprati da melodie di chitarra capaci di colpire l'animo, e dove le atmosfere marcianti ed epiche sono capaci di raggiungere cambi di tempo che senza toccare territori tecnici riescono a regalare al tutto un songwriting pensato. Anche i testi incominciano a delinearsi, superando i superomismi satanici della primissima ora e intagliando ancora meglio gli accenni esistenziali che si erano intravisti con "Presence". Una chitarra densa e distorta ci introduce a passaggi stridenti e squillanti, soppesata da cimbali e piatti striscianti; l'atmosfera cresce, fino a scoppiare in un torrente fatto di riff circolari. Il cantato si manifesta con quei toni ruggenti e malevoli che negli anni si faranno sempre più declamatori e taglienti, marchio di fabbrica di M. e uno degli elementi più caratterizzanti della formula dei MGLA. Ci muoviamo quindi tra campi fatti di cicatrici e ferite, splendendo con la luce fioca della non-estistenza, lanciati in doppie casse veloci e giri di chitarra abrasivi. Cambi di tempo ci portano a tempi medi dal sapore epico e marciante, campo per i versi sgolati che ci mostrano con amaro sarcasmo tranquillità e serenità interiori, felicità ed estasi che in realtà nascondono la ragnatela dell'inganno spirituale che l'umanità ha tessuto per millenni, e dietro la quale si nasconde la più orribile delle realtà. Seguendo uno schema che potremmo definire narrativo, esplodono nuovamente chitarra e batteria, come in in fiume nero sovrastato da bellissime malinconie melodiche che configurano passaggi pieni di pathos, perfetto contrasto per i versi maligni e rabbiosi del cantante. Si mostrano ora tutti i nostri sogni fatti a pezzi, schiacciati e perduti, ogni parola zittita in eterno, e altro. Il gioco strutturale riprende le cavalcate massacranti tempestate da un drumming assassino, delineate da marce possenti scavate da chitarre dittatoriali capaci anche di assumere connotati "black 'n' roll" in quello che possiamo osare definire un groove nero come la notte. Accompagnati da queste note, scendiamo e regrediamo in una realtà primaria, fatta di un orribile, ma anche bellissimo, nulla. Il nichilismo oscuro dei Nostri prende piena forma, terribilmente concreto e scevro di sublimazioni spirituali, un nero monolito che è il filtro per le future riflessioni portate avanti da M. e rappresentate nella musica del duo. Il galoppo incontra cesure distorte che convogliano nuovi attacchi dai colpi spediti, destinati a creare un climax segnato da discorsi gorgoglianti in sottofondo e lanciato nell'oblio che chiude la traccia.

Mdlo?ci II

"Mdlo?ci II" si configura sin da subito su un suono algido e legato alle atmosfere del black metal scandinavo più frostbitten, tra doppie casse lanciate e motivi di chitarra tanto evocativi quanto ossessivi e ripetuti in loop. Anche la voce di M. è qui leggermente più legata a esempi del passato, satura di riverberi e sgolata nelle sue urla cavernose; l'ascoltatore più smaliziato, o semplicemente memore della seconda ondata, potrebbe pensare a nomi come Immortal, primi Satyricon e i Darkthrone della prima stagione black metal. Ma questi paragoni non vogliono essere un demerito, anzi: i MGLA mostrano qui come pur partendo da radici saldamente piantate in un discorso iniziato dai capisaldi del genere, riescano ad andare ben oltre l'emulazione e la copia, giungendo a proprie conclusioni. Ecco quindi che queste corse furiose e solenni, diventano manifestazioni per desolazioni interiori, alternate ad altrettanto gelide e funeree cavalcate dai tempi medi. Intravediamo giardini appassiti dove è morto un colosso, accerchiati dai venti lascivi dello stagnamento. E' un monumento di un cantico silenzioso, proveniente da un feto marcente che si trova nell'utero di Gaia (la Terra). Parole dal piglio astratto e che inizia a introdurre riferimenti a figure classiche e mitologiche, usate per dare un aspetto "epico" e solenne alla nera narrazione del Nostro, intento a descrivere la decadenza esistenziale dell'umanità. Arie disperate s'innalzano, creando malinconie tristi che sembrano piangere quanto descritto, consapevoli dell'inevitabilità del tutto. Inevitabilità trasmessa dalle marce ritmiche pronte a esplodere in nuovi colpi di doppia cassa e loop di chitarra notturna. Innalzati dalla mano dell'uomo, girando le pagine della storia, purifichiamo e incanaliamo l'essenza di fango cosciente ed eretto, creando un nuovo dio onnipotente, che trasforma l'uomo stesso in quel fango. Queste ultime parole nascondono un trivia delineato dal libretto stesso con i testi della canzone: una nota cita "Con rispetto verso i Puissance", cosa che potrebbe lasciare confuso qualche ascoltatore. Il mistero è spesso svelato, i Puissance sono un gruppo marziale/neoclassico svedese, e nel loro brano "In Shining Armour" compare la frase "Our almighty new god, turning man back into mud"chi riutilizzata dai MGLA come tributo. Se consideriamo le atmosfere spesso solenni, malinconiche, ma anche marziali e in qualche modo trionfali del duo polacco, non ci stupisce per nulla il fatto che riferimenti e influenze di tale tipo entrino in gioco nella loro musica insieme a quelle più direttamente black metal. Ed è proprio su arie con tendenze come quelle prima descritte che proseguiamo, tra nere melodie piene di pathos e versi rabbiosi. Esse sopravvivono anche quando tornano le doppie casse, creando un bel motivo che ci trascina verso la conclusione segnata da una digressione che si espande fino a consumarsi.


Further Down The Nest I

"Further Down The Nest I" ci introduce alla seconda metà della raccolta, corrispondente con l'omonimo EP dei MGLA. Troviamo in questa traccia suoni ancora più vicini a quelli dei full length della band, contornati da malinconie sulla lama del rasoio e devastazioni ritmiche che organizzano tratti ora battaglieri, ora epocali e lasciati a cavalcate trionfali. M. assume connotati molto mutevoli, usando una varietà di registri che toccano sia quanto fatto in precedenza, sia i tratti più cavernosi che verranno spremere più associati alla sua performance, sia alcuni aspetti più "umani" e sgolati; questo regala una certa identità alla traccia, che si configura anche come un esperimento nella fase di definizione del suono dei Nostri. Notiamo anche una produzione che pur rimanendo lontana da ogni perfezionismo e "plastificazione", si fa più organica, feroce, ma distinta nei vari strumenti e capace di sottolineare i passaggi che delineano i movimenti musicali; una crescita quindi anche a livello di produzione, saldamente in mano ai Nostri e alla figura di M., che ha un'idea sempre più chiara e precisa dell'estetica e musica della band. Una chitarra ariosa e altisonante s'introduce tra piatti serpeggianti e bordate distribuite, mentre il drumming si traduce di seguito in una doppia cassa martellante, perfetta compagna per i versi violenti del cantato. Ci muoviamo perduti tra tracce di rasoi, con una confidenza scalfita e trovando conforto solo nell'ombra più nera, prendendo le tenebre per garantite. I giri di chitarra ipnotici si accompagnano a variazioni di batteria che mettono in mostra l'abilità di Darkside, elemento imprescindibile per l'irresistibile ricetta del duo polacco. Ecco che ci ritroviamo alla mercé di ciò che arriva di soppiatto, ovvero un bellissimo orrore, un meraviglioso seme del dubbio; sul comparto sonoro melodie malinconiche, ma epiche, si fanno sempre più sentite e dominanti, mentre il cantato si fa ora disperato, quasi isterico, convogliando una forte sensazione di disperazione e follia esistenziale. Guardiamo infatti dentro l'abisso con l'intensità di un pazzo, aspettando con trepidazione il giorno in cui guarderà verso di noi di rimando, in modo da non dimenticare i mostri dentro di noi. Incontriamo una marcia ricca di dissonanze, dal gusto quasi psichedelico, antesignana di alcuni suoni e motivi che torneranno in futuro nelle opere della band, e non dissimile a una versione meno caotica di alcuni tratti del progetto parallelo Kriegsmaschine. Trasgrediamo in un'anima frigida, con nulla da aspettarci e nulla che ci sorprenda, spaccando le preziosi illusioni riguardo a un potenziale che in realtà è pari a zero. Un pessimismo esistenziale totale che perde ogni passata illusione di elevazione, contornato da galoppi selvaggi che sconfinano in tragedie melodiche fredde e malinconiche, su cui si elevano i ruggiti sgraziati di M., disperato nella sua discesa verso il nido, verso l'inconscio, che è freddo e inerte. Per contrasto, più le parole si fanno tetre e disperate, più il comparto sonoro si configura in un climax fatto di colpi martorianti di batteria e loop di chitarra ipnotici. Abbiamo perso di vista la distanza, e perso le tracce, siamo perduti e il signore degli inganni gioisce: parole che rimandano agli inganni spirituali ed esistenziali che verranno ripresentati spesso nel mondo tematico della band. Ed è su taglienti e gelide note che concludiamo questo viaggio nel vuoto, accomiatati da un ultimo ruggito del cantante e da una digressione di chitarra.

Further Down The Nest II

"Further Down The Nest II" conclude il nostro viaggio con la prima traccia in lingua polacca della band, caratteristica a oggi ripetuta solo nella traccia "Groza II" proveniente dall'omonimo primo album. Per il resto, i Nostri useranno la lingua inglese, rendendo il loro nero messaggio fruibile da più persone; volendo possiamo individuare in questi episodi momenti di definizione della band e della sua identità, prove per verificare quale direzione intraprendere poi nel futuro. Non possiamo comunque escludere che l'uso del polacco torni in futuro nella musica del duo. Dal punto di vista compositivo, troviamo invece un suono mediato e dai tempi controllati, costituito da marcette e toni "black 'n' roll" giocati su malinconie di chitarra ripetute in loop dal groove quasi acido, aperto da cesure ariose ed evocative che danno spazio ad accelerazioni dal gusto quasi punk. Il cantato completa la scena con toni ora più gridati e stridenti, ora più cavernosi, dando inclinazioni narrative ai vari passaggi. Naturalmente, l'impianto tematico è tutto tranne che gioioso o positivo, prefigurando una fine del mondo che non è caratterizzata da rumori o lamentele, bensì con il balbettio mormorante dei ciechi, che dimenticano la propria caduta. E' interessante notare come troviamo in queste parole alcune prefigurazioni di temi e immagini che verranno usate nei prossimi lavori dei MGLA, soprattutto il cieco che estende le sue braccia, elemento centrale del capolavoro "Exercises In Futility". Il sangue del mondo è un flusso di icore, ruscello di saliva calda dalle bocche del hylikos (il corporeo, il materiale in greco), ed è questa la sostanza del calice di Matteo (riferimento al passo biblico Matteo 27 "Poi prese il calice e rese grazie, e lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue, il sangue del nuovo patto che è sparso per molti per il perdono dei peccati."), fatta di figure senza forma, ombre senza colori, parole senza significato potenzialità senza scopo che radia vita. Una sovversione della speranza della fede e della religione, qui rese invece simbolo del vuoto esistenziale e della disperazione che fanno da fulcro per il messaggio della band. L'accelerazione dopo la cesura sospesa ha tratti epocali grazie al motivo di chitarra maestoso, arricchito dai ruggiti di M., scolpita poi dalle doppie casse di un Darkside molto ispirato, capace di passare velocemente anche a tratti più cadenzati. Si modula così il nostro viaggio, destinato a incontrare nuove marce su cui le vocals si fanno declamanti in uno stile marziale che trova sfogo in grida stridenti e bei passaggi black che raggiungono un esaltante tripudio di elementi prima di chiudersi all'improvviso.

Conclusioni

Con i brani contenuti in "Mdlo?ci + Further Down the Nest" i MGLA superano il "brodo primordiale" costituito dai lavori precedenti ai due EP qui raccolti, ridefinendo molti aspetti e soluzioni del loro suono e impianto tematico. In realtà troviamo ancora alcune tracce di ricerca di una propria identità, tra rimandi sonori al passato e tentativi di usare stili ancora non concatenati tra loro come avverrà in futuro, ma è innegabile che qui si manifesti quel gusto per la feroce malinconia melodica mutuata dai gelidi tratti della seconda ondata, così come testi che abbandonano l'impronta più ortodossa e occulta degli inizi, abbracciando il nichilismo materiale e pessimista che sarà sempre più il nucleo nero dell'estetica e messaggio del duo polacco. Pochi forse ancora se ne accorgeranno allora, ma già la band ha trovato la propria nicchia, parallela, ma diversa, rispetto a quanto stava succedendo in quel periodo. Lontana dalla religiosità dei gruppi di scuola NoEvDia, ma affine al loro nichilismo e visione totalmente sprezzante e negativa dell'esperienza umana, lontana dalla mera riproposizione dei demo e del suono lo-fi della seconda ondata solo per gusto estetico in voga nell'underground, ma indubbiamente debitori dell'essenza del black metal scandinavo e delle sue distorte melodie, melodica quindi e anche emotiva a suo modo, ma lontana dall'andare oltre dei gruppi blackgaze/post-black metal, semplicemente essa trova ragione d'essere suonando una versione sempre più personale dei capisaldi del metallo nero come inteso a partire dai primi anni novanta in poi. Questo potenziale verrà incanalato nel debutto "Groza", finale momento di intagliatura del suono e modi della band, e poi pienamente realizzato a partire dal monolitico "With Hearts Toward None", lavoro che conquisterà sia buona parte dei puristi del genere, sia il pubblico più vicino a sonorità che si distanziano dall'impronta del passato. E' ironico constatare come più la visione di M. diventa tragica e legata al concetto di sconfitta, più in realtà il successo della band salga grazie alle loro esibizioni live, e al loro stile senza fronzoli e senza compromessi che manterrà il duo lontano dalle luci mainstream nonostante il loro nome diventerà spremere più citato, dando origine anche a una serie di epigoni e imitatori più "addomesticati". E naturalmente grazie ai loro album capaci di andare oltre alla blasfemia o agli ormai diffusi messaggi occulti, senza però abbandonare quella nera essenza necessaria al genere. Una strada non sempre facile, tra accuse di svendita da parte degli immancabili puristi della prima ora, allarmati dal successo del gruppo e attacchi da chi vorrebbe che si distaccassero dall'etichetta Northern Heritage e dal legame con Mikko Aspa, frequentazione intesa in automatico come adesione al movimento NSBM pur senza riscontro in nessun aspetto dei testi e dell'immagine della band, ma che viene intrapresa senza cedimenti, ripensamenti, concessioni alla facile via sotto grosse etichette che promettono grossi guadagni. Ad oggi tutte queste parole descrivono perfettamente il progetto, forse semplicemente ormai dato per scontato da molti, ma ancora legato a ideali che lo hanno supportato sin dai primissimi passi nel mondo della musica black metal. Verificate alcune delle basi in questa analisi, non ci resta che attendere la prossima manifestazione di uno dei progetti più importanti del black metal moderno.

1) Mdlo?ci I
2) Mdlo?ci II
3) Further Down The Nest I
4) Further Down The Nest II
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