MGLA

Exercises in Futility

2015 - Northern Heritage Records

A CURA DI
PAOLO FERRARI CARRUBBA
09/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Molti appassionati del genere si saranno accorti che il 2015 è stato un anno estremamente prolifico per la scena black metal, oserei dire un'annata miracolosa: sulla bocca dei blackster si sono improvvisamente materializzati nomi inediti come Batushka, Misþyrming, Akhlys, Psychonaut 4. E' persino ritornato in voga il monicker del gigante del depressive suicidal black metal americano, il leggendario Leviathan; autore del fenomenale "Scar Sighted" ("Profound Lore Records").  Il brain storming potrebbe continuare, annoverando tra le grandi uscite dello scorso anno almeno una decina di titoli interessanti e gruppi inediti; tuttavia in tal sede ci soffermeremo su quella che è stata senza ombra di dubbio l'uscita che nel 2015 ha fatto maggior scalpore: "Exercises In Futility" dei polacchi Mgla. Mikolaj "M." ?entara (voce, chitarra, basso) e Maciej "Darkside" Kowalski (batteria), sono due veterani della scena polacca, le due menti che si celano dietro ai Mgla sono infatti reduci dall'esperienza dei Kriegsmachine, di cui dobbiamo necessariamente citare lo splendido "Enemy Of Man" (2014, "No Solace Records"); mentre gli albori dell'attività sotto monicker Mgla risalgono al 2005. I nostri dunque, prima della pubblicazione di "Exercises In Futility", potevano già vantare un attivo costituito da due ottimi album, tre ep e uno split ("Crushing the Unholy Trinity") in cui sono annoverati anche i gargantueschi Deathspell Omega. Split, quest'ultimo, che segnò dunque l'esordio dei polacchi su CD. Condividendo la scena non solo con l'incarnazione "francese" della musica di Mikko Aspa, ma anche con tutta una serie di one man band finlandesi a lui rimandanti, come ad esempio i progetti Stabat Mater ed il più importante fra questi, denominato Clandestine Blaze (che molti ricorderanno per l'ottimo "Fist of the Northern Destroyer" del 2002 o per i più recenti - ed ugualmente ottimi - "Harmony of Struggle" e "New Golgotha Rising", rispettivamente del 2010 e del 2015). L'ala protettrice della "Northern Heritage Records" portò dunque gli Mgla a proseguire la loro inarrestabile carriera. I tre EP già citati rispondono ai nomi di "Presence",  "Mdlosci" e "Further Down the Nest" (2006/07), mentre il primo vero full-length giunge nel 2008 ("Groza"). Segue dunque il full successivo, "With Hearts Toward None" del 2012, sino ad arrivare all'uscita della quale oggi vi parleremo. Scandagliamo dunque le coordinate artistiche della proposta musicale del duo: "Nebbia" , il monicker Mgla si traduce letteralmente come nebbia. Una nebbia metafisica, spirituale che avvolge la coscienza dell'uomo e rende futile l'esistenza dell'individuo; i contenuti dei polacchi sono permeati da uno spesso alone di cinico nichilismo. Il concept, le tematiche concrete, l'estetica e le ideologie a detta stessa del frontman M sono elementi secondari; ciò che giace alle vere fondamenta del black metal dei nostri è il contenuto emozionale; una percezione fatta di assoluta disperazione e desolazione, una visione della realtà associabile alla filosofia del pessimista radicale rumeno Emil Cioran: un contenuto lirico basato su esperienze personali del cantante stesso, la messa in musica di eventi pervasi da una profondo senso di amarezza e misantropia. Come per Cioran la consapevolezza della possibilità di porre fine alla propria vita rappresentava una valvola di sfogo, per M comporre musica decadente e mortifera corrisponde integralmente a una terapia d'urto. La contingenza delle tematiche è da ricondurre dunque alla pura percezione della realtà del cantante, un nichilismo austero e consapevole che non ha alcuna morale. A detta del frontman stesso, i testi dell'album sono nati dopo la realizzazione dell'artwork, rappresentato da una sagoma anziana e deperita, un cieco che allunga le proprie ossute braccia verso il buio, cercando di carpire qualcosa che non esiste, una speranza accessoria, un'illusione immateriale ed eterea. La proposta musicale dei nostri è dunque basata sull'estetica nel senso più filosofico del termine: I temi non sono mai veramente concreti, bensì basati sulla percezione dell'esistenza in quanto entità futile e destinata ad auto-annichilirsi. L'immagine stessa dei componenti è basata su una percezione performativa precisa, volti coperti, anonimato visivo, una realtà artistica a tutto tondo basata paradossalmente sull'immagine, e sulla negazione dell'immagine stessa. Questo è l'ossimoro cognitivo dietro al quale si celano le oscure menti dei Mgla. L'arte deve creare, distruggere ed illuminare, e l'arte musicale dei nostri inonda il soggetto di oscurità con un messaggio preciso, aprendogli la mente verso l'unica grande verità: Non esistono verità, la vita è un esercizio di futilità. Analizziamo ora i singoli esercizi dell'opera, le cui tracce non presentano titoli di sorta. Semplicemente, esse sono indicate con il termine "esercizi", ordinati in ordine crescente, mediante l'utilizzo degli antichi simboli numerici romani.

Exercises In Futility I

"Exercises In Futility I": il primo esercizio si apre con un fragore roboante, poi un sustain di chitarra introduce un riffing etero e cadenzato, scandito dai piatti di Darkside che creano un'atmosfera densa e plumbea; dopo il primo minuto iniziamo a intuire il pattern portante della canzone, un riff in midtempo alternato da accelerazioni, una struttura semplice, ripetitiva ma anche costruita su soluzioni incisive, di immediato impatto. Il registro delle vocals rimarrà il medesimo per tutta la durata dell'opera, uno scream gutturale e conciso, sorretto da dissonanze e tappeti variegati, sempre pronti a creare una forte tensione emotiva. Tutto il brano gioca sull'alternanza di accelerazioni e passaggi più distesi, il riffing di M per quanto sia ripetitivo, riesce sempre a trovare aperture melodiche e leggere ma inaspettate variazioni che rendono l'incedere dinamico, epico e mai scontato. L'equilibrio tra tecnicismi ed attenzione all'emotività è assoluto, ogni nota gronda perizia, l'opener è il primo gioiello di questo lavoro assolutamente innovativo e memorabile. Gli otto minuti del primo esercizio di futilità scorrono agevolmente; il brano è dunque il primo indice dello standard generale dell'album, una canzone da promuovere su tutta la linea. A livello lirico il pezzo è una sorta di dichiarazione di intenti, significativa la prima strofa: "The great truth is there isn't one, And it only gets worse since that conclusion": il cinismo e l'ironia di M saltano subito all'occhio, l'ossimoro dell'anti-esistenza sarà il cardine chiave di tutta l'opera, l'essere umano è estensione del niente, l'inerzia è l'unico vero fattore vitale legato al fatto che l'uomo non ha scelto di nascere, vive per colpa della vita e non per scelta. "Burning bridges becomes a habit to support. And the front line expands like there's no tomorrow", il nichilismo trova la propria massima espressione nelle linee vocali del refrain: Il tempo si espande, si dilata perdendo la propria linearità, in un'ottica circolare di eventi che ritornano, si susseguono disordinatamente creando alienazione. Una concezione esistenziale riconducibile all'interpretazione più pessimista dell'eterno ritorno affrontato nella filosofia di Nietzsche.  Come ha dichiarato il frontman, la realtà dei Mgla possiede una dimensione spirituale, tuttavia anti-spirituale ed anti-metafisca. 

Exercises In Futility II

"Exercises In Futility II": Darkside apre il secondo esercizio di futilità con un intro di batteria dinamico e conciso, dunque il riffing di M crea un incedere marziale, cadenzato, abbiamo a che fare con un altro midtempo basato su un pattern ripetitivo, scandito da rullate precise e costanti. La prima strofa si sviluppa in linea con la marcia creata dagli strumenti, e poi improvvisamente un'accelerazione, i toni si fanno più epici e il midtempo ora viene scandito da uno squisito gioco di piatti; il picco di epicità viene raggiunto proprio nel ritornello, culmine compositivo ed emotivo del brano. "Nether", Inferiore, la semplice ripetizione di questa parola crea enorme emotività, il mantra del brano nella sua interezza consiste nella mortificazione della carne. Il secondo esercizio dell'opera si rivela dunque un'escalation di emozioni, un crescendo continuo che a ogni picco di epicità lascia sprofondare l'ascoltatore nello sconforto esistenziale più buio. Come accade per l'opener, si ritrova una certa circolarità nella ripetizione dei riff, tuttavia il frontman manifesta ancora una grande attenzione nello snellire l'incedere tramite piccole ma squisite variazioni. Probabilmente non il brano migliore del lotto, ma un altro capitolo splendido di questo manuale dell'annichilimento. "Bound to walk this path. Nether, again, nether - now and forever", ricorre il tema del fato ineluttabile, noi tutti siamo forzati nella nostra esistenza, costretti a percorrere sentieri ardui e austeri fatti di rovine, nell'illusione di una speranza che non riusciamo a carpire, poiché coperta dalle ceneri di un fuoco interiore spento da tempo: gusci vuoti, inferiori. Esseri erranti, destinati a divenire sempre più infimi, corrosi dall'esistenza stessa, condannati a vivere. A vagabondare chissà quanto, senza meta alcuna. Trascinati dal destino come fossimo miserabili pupazzi fatti di carne. Senza volontà, senza possibilità di opporci. Questo è il fato, questa è la nostra immeritata (o meritata, dipende dai punti di vista) punizione. Non dobbiamo far altro che tacitamente accettare ciò che siamo, perdendoci in questa fitta nebbia, sentendo il gelo penetrarci nelle ossa. Realizzando che quest'agonia non sarà mai seguita da un duraturo o temporaneo sollievo. 

Exercises In Futility III

 "Exercises In Futility III": la sezione centrale dell'album è composta da due brani brevi, il terzo esercizio si distingue dalle prime due tracce dell'opera per l'incedere immediatamente impetuoso; la canzone è aperta infatti da un fraseggio decadente ed aggressivo che ricorda marcatamente le soluzioni degli svedesi Ondskapt, gruppo di cui è impossibile non citare il capolavoro "Draco Sit Mihi Dux" (2003, "Selbstmord Services Records"); uno dei dischi cardine della scena black metal moderna. "Exercises In Futility III" è un pezzo compatto e serrato, un altro midtempo diviso in numerosi scambi di controtempi ed accelerazioni, ancora una volta il riffing è ripetitivo ma assolutamente d'effetto, man mano che l'esercizio sviluppa il proprio incedere, l'atmosfera risulta sempre più sulfurea ed il drumming si fa sempre maggiormente incalzante, melodia e dissonanza si intrecciano, non dissonanze marcate come quelle degli avanguardistici colleghi francesi Deathspell Omega, infatti in questo caso le atmosfere sono trasversali e costruite sulla ridondanza ritmica, tuttavia il duo polacco non  smarrisce mai l'attenzione al rapporto tra melodia ed armonia. "For the complete guide to spiritual asshole of the world: A tour in words, sounds and pictures Of the true south of nadir" La retorica anti alchemica dei Mgla nel terzo esercizio in futilità trova la sua espressione più ironica, la celebrazione del basso, un palese affronto al famoso assioma "As above so below". La riflessione meditativa dell'uomo è un tour nel "buco del culo del mondo", L'anima è un luogo oscuro, malsano, non una rifugio in cui trovar consiglio tramite la meditazione, bensì un antro fatto di devianza e frustrazione. Ogni possibile forma di elevazione spirituale viene annichilita dal pensiero impuro, l'uomo è destinato a soffrire e la ricerca della consolazione spirituale corrisponde alla rovina dello spirito e della carne. "We would consume deathbed confessions.  Create a language of fading words, For this night is without end" La ricerca dello spirito nella meditazione termina con un clamoroso rovescio della medaglia, ogni mantra è una parola vana destinata a risuonare muta, in una disperata notte che non avrà mai fine. 

Exercises In Futility IV

"Exercises In Futility IV": In antitesi al brano precedente, il quarto esercizio si apre con un riff disteso, poco dopo il drumming martellante di Darkside creerà fraseggi inusuali e decisamente splendidi, questa breve canzone è costruita su un evolversi di cavalcate epiche sorrette da controtempi sincopati, probabilmente abbiamo a che far con il pezzo dall'impeto più vario, ondoso ed articolato del platter. In un certo senso il concentrare così tante soluzioni in un minutaggio così breve crea un senso di confusione nell'ascoltatore, questo capitolo risulta infatti abbastanza caotico ed alienante, a tratti dispersivo, paradossalmente il brano più conciso dell'album corrisponde a una delle sezioni più complesse da assimilare di tutta l'opera. Una canzone fuor di dubbio riuscita, ma anche un leggero calo qualitativo rispetto al resto del disco. "Every empire, Every nation Every tribe Thought it would end  In a bit more decent way", M in questo esercizio espande la propria riflessione cinica e nichilista ad una dimensione antropologicamente onnicomprensiva, auspicando la fine di ogni forma di aggregazione e convenzione sociale. Il messaggio in questo caso è semplice e diretto: la civiltà non è equa, è anti-utopica, non è retta da un vero scopo di benessere comune, e perciò deve cessare di esistere. "Every prophet Every ruler  Every seer  Will chew on this ruin And repeat ad nauseam", concretamente il frontman a livello lirico in questo caso attua una sorta di ricostruzione storica dei fallimenti dell'umanità, ricongiungendosi al tema dell'eterno ritorno nell'ultimo refrain, rafforzando così il proprio senso di ciclica nausea esistenziale; una nausea determinata dalle parole vane di presunti profeti e reggenti. Ancora una volta la vita è vista come un enorme circolo vizioso, un ciclo rovinoso di eventi, dal quale l'unica via per sfuggire è la morte dell'umanità stessa: La distruzione dell'uomo è un lieto fine. 

Exercises In Futility V

"Exercises In Futility V": il quinto esercizio di futilità a livello stilistico e compositivo si riallaccia alle prime due tracce dell'opera, qui ritroviamo il minutaggio elevato e l'impostazione granitica marcatamente fondata sull'evoluzione del midtempo. La canzone è basata su una struttura dilatata, c'è bisogno infatti di più di un minuto dall'inizio per raggiungere lo sviluppo del riff portante; in questo caso i Mgla danno il meglio di loro, è chiaro ormai che il duo riesce a scatenare la propria vena compositiva più istrionica ed ispirata sugli ampi minutaggi: l'evoluzione dei fraseggi di chitarra risulta naturale eppure costantemente incalzante, un ampio moto ondoso e sinuoso volto a creare un deciso, alienante senso di ipnosi, le melodie si rincorrono distese con la ricorrenza di accelerazioni inaspettate ma sempre ben inserite. Il riffing di M e il variegato drumming di Darkside ora si sposano alla meraviglia creando dei veri e propri artigli sonori, un brano del genere è in grado di rivisitare gli standard compositivi canonici del genere creando soluzioni innovative, soprattutto a livello di lavoro dietro le pelli. Il quinto esercizio è senza dubbio uno dei brani migliori dell'opera, una composizione dinamica ed estremamente scorrevole, pura magia. L'incedere severo del brano è in linea con un testo dai toni austeri, ora M abbandona la retorica ironica e riversa tutta la propria frustrazione esistenziale sull'ascoltatore. "Blessed be the misery, the filth, the discord and the horror..", il frontman recita una macabra preghiera in cui esalta la rovina dell'umanità, ricorre il tema della fine del mondo come unico possibile lieto fine del tragico romanzo del genere umano. "Blessed be the lies, the guilt, the fear, the woe and the betrayal", l'uomo è contraddistinto da un dualismo intrinseco, egli vive pieno di miseria, odio, sconforto, menzogne, paura.. eppure egli è cavo. Vuoto. Un miserabile guscio facilmente rimpiazzabile tramite la mortificazione della carne, energia destinata ad essere trasferita ad altre forme di vita, razionalmente inferiori, eppure superiori: siamo cibo per i vermi; la nostra stessa fine risiede nel codice genetico che ci rende umani. 

Exercises In Futility VI

"Exercises In Futility VI": siamo giunti dunque alla fine di questo straziante viaggio nelle recondite, cave ed empie profondità umane; il sesto esercizio in futilità corrisponde al massimo picco compositivo dell'opera, l'ultimo, epico capitolo di un concept circolare, destinato a terminare esattamente dove era iniziato: nel nulla. Il brano è introdotto da leggere ed eteree note di chitarra acustica, eppure il ritmo crea immediatamente un'atmosfera densa e concitata, anche grazie a un sottofondo di sospiri tragici e sommessi. Gli accordi acustici scompaiono ed improvvisamente siamo travolti dal riff portante della canzone, il fraseggio più epico dell'intera opera, una scalata continua, incessante, ottimamente supportata dal fenomenale lavoro alle pelli di Darkside. Le strofe si alternano severe e chirurgiche su un tappeto di chitarra che gronda emotività, epicità e malessere. L'ascoltatore è letteralmente travolto da un muro di suono, una soluzione compositiva austera e sincopata davanti alla quale si può solo rimanere in passiva contemplazione. I Mgla hanno trionfato nel loro intento distruttivo, l'ascoltatore è annichilito, annientato, il senso di atterrimento è totale. L'ultimo esercizio in futilità è un esempio di incredibile perizia compositiva, le dinamiche vengono riproposte ancora una volta con ridondanza, eppure ogni accordo, ogni dettaglio suona come se fosse posizionato esattamente al posto giusto. Una perla, un piccolo capolavoro che chiude un album splendido, un lavoro che ha immediatamente elevato i Mgla allo status di black metal band di culto. "Exercises In Futility VI" è un crescendo costante di emozioni, la climax finale è la spannung, il momento più alto dell'opera, le vocals di M divengono sempre maggiormente concitate creando una tensione emotiva al cardiopalmo, un esplosione di epicità irraggiungibile. Pura, somma, arte distruttiva. E così termina quest'ultimo capitolo, con le vocals che implodono, un ultimo tocco di batteria, e poi il silenzio, un finale improvviso, spiazzante, nichilista, per l'appunto coerente con un album composto da una vena creativa assolutamente nichilista. Quasi 9 minuti di perfezione. "As if all this was something more than another footnote on a postcard from nowhere, another chapter in the handbook for exercises in futility...", la vena lirica di M ha raggiunto ormai lo zenith in quanto a oscurità, cinismo e menefreghismo nei confronti di un'umanità obsolete e morente: l'uomo ha cercato conforto nella riflessione, nella meditazione, trovando solamente rovina e alienazione, un freddo esistenziale insopportabile. Raggiunto il fondo l'individuo trova una sorta di illuminazione inversa, tutto è chiaro, la fine è vicina, e ogni azione al di fuori della morte costituirebbe un'inutile nota sull'agenda della futilità. Eppure l'uomo stesso, empio e codardo, non è abbastanza forte da riuscire a decretare la fine del proprio dolore ponendo fine alla propria vita mortale: Non si riesce a scorgere alcuna soluzione, l'unica prospettiva possibile degli eventi è rappresentata da un eterno, infinito, straziante ritorno.

Conclusioni

In ultima battuta, "Exercises In Futility" si rivela un'autentica ventata di aria fresca sulla scena, un album che ha suscitato attorno a se uno scalpore grandioso, a ragione decisamente veduta: il monicker dei nostri è divenuto incredibilmente popolare in seguito alla pubblicazione di quest'album, anche grazie a un'intensa attività in sede live, attività caratterizzate da performances particolari, perfettamente in linea con la sinistra filosofia dei Mgla: i membri si presentano sul palco incappucciati, mascherati, nel totale anonimato. Un impatto visivo peculiare ed un nichilismo scenico indissolubile, l'estetica estrema che nega l'estetica; i polacchi puntano tutto sulla negazione, e paradossalmente questo spirito ermetico ha perfettamente trionfato nella creazione di un'immagine misteriosa e carismatica. La nebbia che attanaglia la percezione del cieco in copertina è la stessa nebbia che offusca la ragione di tutti gli uomini, e questo ci terrorizza, ci annienta, eppure ci affascina; una paradossale consapevolezza dell'inconsapevole che distrugge ogni altra convinzione facendoci sprofondare nell'assurdo, destabilizzati ed inermi, futili. "Exercises In Futility" è un'opera alienante, straziante, per certi versi monumentale;  un viaggio nella morte delle certezze umane, la massima distopia filosofica applicabile in musica. I Mgla con questo terzo disco si annoverano a pieno titolo tra i nomi di rilievo del black metal contemporaneo,  grazie a un sound maturo e compatto, un'immagine fortissima ed un'ostentazione di intenti onesta, oscura ed accattivante; una commistione di elementi innegabilmente vincenti. Per ora dunque l'analisi artistica dell'opera prospetta un giudizio entusiastico di chi scrive, tuttavia in termini prettamente musicali forse non si può ancora parlare veramente di capolavoro: Ad "Exercises In Futility" è giusto riconoscere il grande merito di aver attirato sul combo un hype smisurato, ma nel complesso del disco sono ancora riscontrabili leggere incertezze. Anche se l'album in questione è veramente ottimo, alcune soluzioni meritano di essere smussate per il raggiungimento di una vera, totale, perfezione compositiva. La coerenza artistica dei nostri è assoluta, eppure in certi passaggi ci sono lievi cali di lucidità compositiva che creano ridondanza e un vago senso di deja-vù. Peculiarità che comunque non distruggono certo quanto di positivo detto in sede di analisi. Sia ben chiaro, non parliamo certo di difetti insormontabili o comunque di orride pecche. Naturale, da un gruppo di questo calibro, voler pretendere ancor più attenzione in sede musicale e soprattutto volontà di ascoltare un qualcosa che possa spingersi anche oltre, qualitativamente parlando. Correggere e prendere meglio le misure, in alcuni punti: tutto qui. Il potenziale c'è, ed i nostri polacchi debbono doverlo mettere in campo nella sua totalità. Intravedendo dunque una possibilità d'esplosione ancora maggiore, è più che mai lecito insistere e "spingere" i Mgla verso lidi di perfezione ancor più netti e decisamente marcati. Non mi resta dunque che consigliare a tutti l'ascolto di un'opera che per moltissimi verrà annoverata tra le migliori uscite black metal degli ultimi cinque, o anche dieci anni, auspicando però che i Mgla sull'onda di questo improvviso e meritatissimo successo non si adagino sugli allori, bensì continuino il loro percorso di crescita artistica per arrivare ad un definitivo livello di eccellenza. Il duo polacco possiede infatti enormi potenzialità, già a tale livello è possibile riscontrare soluzioni compositive innovative, una proposta musicale del genere cela idee in grado di creare nuovi standard, persino reinventare un genere che oggi fortunatamente pare incredibilmente prospero, florido e vivo più che mai. Tutta l'attenzione del pubblico è ora focalizzata sui Mgla, adesso sta a loro comporre l'opera definitiva in grado di catapultarla nell'olimpo dei nomi inossidabili del black metal. Chi scrive è fiducioso.   

1) Exercises In Futility I
2) Exercises In Futility II
3) Exercises In Futility III
4) Exercises In Futility IV
5) Exercises In Futility V
6) Exercises In Futility VI
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