METALLICA

The Unforgiven

1991 - Vertigo

A CURA DI
SANDRO NEMESI PISTOLESI
11/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Dopo la morte di Cliff Burton, i Metallica ne hanno combinate di cotte e di crude, mettendo a dura prova la pazienza dei fans. La prima incomprensibile magagna è opera di sua maestà Lars Ulrich, che in occasione delle sezioni di mixaggio del quarto album,  per enfatizzare il suono del drum set, vede bene di abbassare ben al di sotto dei minimi termini le parti di basso dell'ignaro nuovo arrivato Jason Newsted, con il dubbio risultato che potete trovare accuratamente dettagliato nella recensione di ?And Justice For All. Poi, a seconda di alcuni dei fans dello zoccolo duro, i nostri si vendono al mercato debuttando nel mondo dei videoclip con il singolo One. All'epoca la mente del metallaro era assai più ottusa rispetto ai giorni nostri, basti pensare a come vennero accolti gli Iron Maiden, accusati di vilipendio a causa dell'uso delle tastiere nei capolavori Somewhere In Time e Seventh Son Of A Seventh Son. Ma questo è nulla in confronto a quello che faranno per l'album successivo. Con il grunge che imperversava (la rovina del metal per chi scrive), i nostri decidono di allontanarsi ulteriormente dalle taglienti sonorità dei Big Four, mettendo in mano la produzione a quel marpione di Bob Rock, vera macchina dispensatrice di rock star, che ha portato ai vertici della musica gente come Bon Jovi, Brian Adams, Cher, Skid Row e molti altri, tutta merce diametralmente opposta alle aggressive sonorità del thrash metal fino ad allora proposto dal quartetto di San Francisco. Quello che ne esce fuori è un fantastico album di hard rock, con oscure venature dark, che ha l'unico difetto di portare il logo Metallica in alto a sinistra. L'album allontana dalla combo di Frisco una buona parte dello zoccolo duro dei fans, che già avevano storto il naso di fronte al discreto ?And Justice For All, ma grazie ad alcune geniali, ammalianti ed a volte ruffiane composizioni, riescono a conquistare un discreto numero di nuovi adepti, che in men che non si dica li catapultano ai vertici delle classifiche di tutto il Mondo, a duettare con star del calibro di Madonna e Bruce Springsteen. In futuro, in piena epoca di millennium bug, i nostri metteranno la ciliegina sulla torta, intraprendendo una dura battaglia legale contro Napster, antenato degli attuali Emule e Torrent. Il famoso file sharing creato da Shawn Fanning e Sean Parker fu accusato di aver messo illegalmente in circolazione una demo della loro canzone "I Disappear", traccia che una volta ultimata, di lì a poco sarebbe andata ad occupare la posizione numero due nella colonna sonora originale del film Mission: Impossible II, diretto dal regista cinese John Woo. Altro preoccupante segnale che evidenzia quanto sia cambiata la mentalità di Hetfield e compagni rispetto agli osannati esordi. Ritornando a quello che in breve tempo è stato ribattezzato il Black Album, a causa della copertina quasi completamente nera (ad eccezione del logo del gruppo visibile in controluce e del serpente simbolo della storica bandiera statunitense di Gadsden), in pieno stile bobrockiano i nostri estraggono ben cinque singoli che li lanciano ai vertici delle classifiche mondiali. Spinto dalla nutrita schiera di singoli, il Black Album riuscirà ad ottenere due dischi d'oro, fra i quali quello italiano, ben dodici dischi di platino sparsi per tutto il globo ed un raro disco di diamante nel Canada. Numeri da capogiro. All'interno del Black Album, oltre alla lieta sorpresa che i Metallica hanno anche un bassista, possiamo trovare almeno quattro-cinque composizioni di altissimo livello, ma allo tesso tempo lontane anni luce dalle tre pietre miliari del passato, brani apprezzatissimi ed indiscutibili, ma difficili da digerire per chi come me è cresciuto con i taglienti riff di Seek & Destroy, Creeping Death e Master Of Puppets. Fra i cinque singoli estratti c'è anche The Unforgiven, che come da tradizione occupa rigorosamente la posizione numero quattro, perfettamente in linea con le power ballds che la hanno preceduta. A differenza del capolavoro assoluto Fade To Black, di Welcome Home (Sanitarium) e One, che prevedevano un finale energico e trascinante, stavolta i four horsemen optano per una vera e propria ballata, che però, al contrario della struttura standard, alterna ritornelli acustici a strofe energiche dove dominano i potenti accordi distorti sparati dal duo Hetfield-Hammet, mantenendo però sempre un numero ridotto di BPM.

The Unforgiven

Andiamo dunque ad analizzare il secondo singolo estratto dal Black Album, dall'ammonente titolo di The Unforgiven (L'Imperdonabile). Le prime note dell'introduzione prendono ispirazione da un film western, sono state riprodotte al contrario in modo da non far individuare da quale colonna sonora provengano. I Metallica non hanno mai rivelato quale fosse il film, anche se non bisogna essere usciti dal Conservatorio per captare che si tratta dell'inizio de L'Estasi Dell'Oro di Ennio Morricone, tratta dal capolavoro western "Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo", brano che tra l'altro apre i loro concerti dalla notte dei tempi. Al caloroso e geniale arpeggio proposto da James Hetfield, risponde Kirk Hammett con un'ammaliante tema che in linea di massima riprende la melodia della linea vocale che ascolteremo nel ritornello. Dopo qualche battuta entra Lars Ulrich, con un classico 4/4 da lentone, finalmente accompagnato da profonde pennate di basso sparate da Jason Newsted, che segue canonicamente come un ombra il cammino della gran cassa. Un breve stacco solitario acustico e poi siamo aggrediti dalla potente strofa, che al contrario della maggior parte delle ballate è formata da potenti accordi distorti. Nella linea vocale di Hetfield traspare rabbia, Hammett lo imita con un melanconico tema di chitarra all'unisono. Nel bridge gli accordi distorti vengono addolciti "udite udite" da una cupa tastiera, che ci accompagna verso l'inciso, dove a sorpresa si cala di intensità. Ritroviamo la chitarra acustica che si intreccia con l'ammaliante tema di chitarra sentito nell'introduzione, che apre le porte ad Hetfield, il quale ci colpisce al cuore con una sensuale linea vocale riprendendo la melodia della chitarra, interpretata magistralmente con un'insolita dolcezza, quasi parlando. Altro breve stacco di chitarra acustica e poi ritorna l'energica strofa, seguita dal bridge e dall'inciso, che già al secondo ascolto possiamo facilmente fischiettare, o cantare, per i più ferrati con la lingua inglese. Stavolta lo stacco acustico viene ricamato da pregevoli intarsi, con la sei corde che aprono le porte all'assolo di chitarra. Supportato dai potenti accordi distorti, Kirk Hammett ci colpisce con un classico assolo strappa lacrime da pezzo lento. Nella parte finale dell'assolo cupe tastiere aumentano il pathos, le ultime note sparate dalla chitarra di Hammett sono da brividi. Dopo l'energica parte dell'assolo, ritorna la calma con l'inciso, che viene prolungato con una struggente appendice. Su un triste strumming di chitarra, Hammett ricama la linea vocale con melanconici temi di chitarra, che sfumano dolcemente in fader. Le liriche sono incentrate sul significato della vita, attraverso la storia di un giovane, bruscamente integrato in una moderna società conformista. Incapace di esprimersi o di mostrare appieno la propria personalità, trascorre una vita anonima come tanti altri, vedendo soffocate le proprie ambizioni ed infrangere i propri sogni. Man mano che cresce, il ragazzo impara le dure regole imposte dagli altri, cercando di compiacere a tutti e dedicando la propria vita per il bene degli altri, senza pensare a se stesso. Ma, come spesso accade nella vita, una volta raggiunta la vecchiaia, il nostro protagonista viene attaccato da un male incurabile che lo induce in fin di vita. Con molto rammarico, rimpiange di non aver vissuto liberamente, cercando di scoprire quello che sarebbe potuto diventare se avesse potuto vivere liberamente secondo la sua volontà. Forse quel ragazzino gettato bruscamente in una società conformista è proprio Hetfield, che però ha saputo alzare la testa e ribellarsi al momento giusto, riuscendo a coronare i suoi sogni e vivere nella più completa libertà, lontano da padri e padroni. Chissà, se non avesse avuto la forza di reagire, ora si troverebbe metaforicamente disteso su uno squallido letto di ospedale a rimpiangere sulle occasioni perdute. Il messaggio è chiaro: vivete al meglio la vostra vita, mettendoci tutta la forza possibile per coronare i vostri sogni. Quando vi renderete conto del tempo sprecato e delle occasioni perdute sarà troppo tardi. Il brano è accompagnato anche da un video in bianco e nero, diretto da Matt Mahurin, che ci illustra la triste vita di un ragazzo, costretto a vivere "in cattività" all'interno di quattro gelide e spesse mura. Le melanconiche note ci trasportano nel corso della grigia ed anonima vita del ragazzo, che man mano che passa il tempo cerca di scavare una finestra nella pietra. Verso la fine del video il ragazzo, ormai vecchio, riesce finalmente ad aprire una finestra che lascia filtrare la luce, ma purtroppo per lui le forze lo stanno abbandonando e non riesce a vedere cosa nascondono le quattro opprimenti mura. Video che rispecchia fedelmente le angoscianti tematiche delle liriche e le tristi melodie del brano. Esiste anche una ulteriore "Theatrical Version", ampliata da un cortometraggio di circa 12 minuti. Che dire, nonostante sia lontana dai tempi d'oro, non possiamo far altro che apprezzare questa magnifica composizione, che punta su ammalianti melodie e geniali parti di chitarra. Si fa apprezzare per l'originale idea che prevede una strofa potente ed un dolce inciso che ponta tutto sulla melodia, al contrario del classico standard delle power ballads.

Killing Time

A fare compagnia a questa melanconica ballata c'è una delle tante cover che i Metallica hanno pubblicato con le due raccolte Garage Days Re-Revisited e Garage Inc. Stavolta a finire sotto le grinfie di Hetfield e soci sono gli Sweet Savage, un combo irlandese considerato fra i pionieri della New Wave of British Heavy Metal assieme ad Iron Maiden e Saxon. Nel 1981 la band pubblicò il suo primo singolo, intitolato "Take No Prisoners", limitato a 1000 copie e che vedeva inclusa come B-Side la canzone Killing Time (Tempo Di Uccidere), ed è proprio questa che i nostri cavalieri dalla California hanno deciso di far finire sotto le loro grinfie compositive. Dopo alcuni schiamazzi di sottofondo parte un serrato pattern di batteria dal sapore anni 80. In sordina entra James Hetfield, con un graffiante riff di chitarra, al quale successivamente si aggiungono Kirk Hammett e Jason Newsted, dando vita ad un potente wall of sound d'altri tempi. Nella strofa, la linea vocale di James Hetfield è tagliente ed aggressiva come lo sono i riff sparati dalle chitarre. Nel violento inciso, le seconde voci scandiscono il titolo del brano, alle quali risponde per le rime Hetfield, il tutto sotto una veloce progressione di accordi taglienti come rasoi. Jason Newsted stende un martellante tappeto di basso, mentre Lars Ulrich continua il suo lavoro di metronomo umano, con l'asticella dei BPM posizionata a valori altissimi. Un breve duetto fra chitarra e batteria e ritorna la strofa, intervallata da un breve interludio strumentale dove Kirk Hammett fraseggia funambolicamente sulla sei corde. Ritorna l'inciso, con gli aggressivi botta e risposta fra Hetfield e le seconde voci, poi un breve assolo di batteria precede un grintoso stacco di chitarra che apre le porte all'assolo di Mr. Hammett, tagliente, energico e conciso, perfettamente in linea con il resto del brano. In chiusura siamo aggrediti dal ritorno della strofa e dell'inciso. Si chiude con un metallico e breve riff scandito da colpi sui piatti; una botta di energia davvero d'altri tempi, nel più puro stile a cui i Metallica ci hanno abituato nei primi anni di carriera, pochi fronzoli e tanta sete di sangue musicale. Le liriche sono vere e proprie rasoiate che raccontano gli accapriccianti scenari dell'atavica guerra che dalla notte dei tempi sconvolge la Terra Dello Smeraldo (L'Irlanda, per i neofiti). Attentati, esplosioni, assassinii e violenza per strada sono all'ordine del giorno nella capitale nordirlandese. E' un terribile spettacolo di morte, trasudante di odio, dove la viltà umana raggiunge livelli indicibili, tanto da coinvolgere i bambini nel terribile conflitto. I boati delle esplosioni attirano una nutrita schiera di giornalisti, che con funesti notiziari divulgano il macabro messaggio lanciato dagli attentatori. E' sempre il tempo di uccidere, uccidi o sarai ucciso. Si sogna un futuro dove non ci siano più notti infernali, ma purtroppo la scia di odio, che a cavallo fra gli anni settanta e gli anni ottanta raggiungeva il culmine, non si è ancora estinta del tutto. Se vi ascoltate la versione originale del brano, vi accorgerete che non ci sono significative variazioni di rilievo, la struttura del brano rimane immutata, come del resto l'aggressività. I four horsemen appesantiscono ulteriormente l'impatto sonoro secondo il loro stile, dando vita ad un brano che non avrebbe affatto sfigurato su Kill'Em All, dove, pur essendo un album dal sound originale, le influenze della New Wave of British Heavy Metal sono alquanto evidenti. E' lapalissiano che la differenza più evidente sia quella della parte cantata. Nella versione originale, il cantato di Ray Haller, voce e basso degli Sweet Savage, si avvicinava in grandi linee a quello di uno dei cantanti più significativi della NWOBHM, ovvero Paul Di 'Anno. Durante l'esibizione dei Metallica invece, James Hetfield tira fuori tutta la sua grinta, andando a scavare a ritroso nel tempo, fino a quel fondamentale anno 1983, dove i Metallica dettero alla luce il loro seminale primo album. Un'ultima curiosità: gli Sweet Savage, che fra i loro membri fondatori annoverano Vivian Campbell (Dio, Def Leppard and more), nella loro prima parte della carriera, si erano limitati alla pubblicazione di un paio di singoli, nonostante si fossero segnalati come una delle prime band dell'ondata della New Wave of British Heavy Metal. Solo dopo che i Metallica avevano inserito la cover del loro brano Killing Time come B-Side del singolo The Unforgiven, attorno alla combo di Belfast iniziò a manifestarsi un rinnovato interesse, che gli indusse a riformarsi, dando vita al loro primo Long Playing, intitolato non a caso "Killing Time", uscito nel 1996, addirittura seguito da un secondo lavoro nel 1998 e dal loro terzo platter, uscito nel 2011; un'ennesima prova di come, al di là di tutte le critiche si possano muovere al gruppo, i Metallica hanno sempre avuto l'onore (e l'onere) di portare sulla scena gruppi sconosciuti ai più, ma dalla caratura musicale assai importante, facendoli conoscere al vasto pubblico, ed alle volte, come nel caso degli Sweet Savage, dando anche nuova linfa alla formazione stessa.

Conclusioni

Il mio sindacabilissimo pensiero personale è che Cliff Burton, quel maledetto 27 Settembre del 1987 si è portato nella tomba anche i Metallica. A fatica riesco a digerire ?And Justice Fall All, dove ci sono alcune interessanti tracce, ma manca il calore e l'amore che il bassista di Castro Valley infondeva nelle composizioni, anzi, a dire il vero, grazie a Lars Ulrich, manca proprio il basso nel quarto album dei Metallica. Con il Black Album, i Metallica sono prepotentemente entrati nell'olimpo della musica, diventando delle vere e proprie rock stars, infliggendo però una tagliente coltellata nel cuore dei fans che li hanno seguiti nel maestoso loro percorso intrapreso con l'album seminale del thrash metal, Kill'Em All. Come dicevo in apertura di recensione, il Black Album è un bellissimo album di hard rock, con avvolgenti venatura dark, alcune eccellenti composizioni, altre stese con l'unico scopo di racimolare dollari, come ad esempio Enter Sandman, lontana anni luce dalle rasoiate inferte dai singoli Creeping Death o Whiplash, per intenderci, come del resto il Black Album è lontano anni luce dai tre capolavori prodotti dai four horsemen. The Unforgiven e la sorella Nothing Else Matters sono geniali ed ammalianti composizioni che avrebbero potuto stare benissimo anche in un contesto di album dalle sonorità più dure ed aggressive. Ma sono i restanti brani del platter che sono troppo distanti dalle potenti sonorità del passato, e che non riescono a far innamorare i vecchi thrashers. I Metallica all'epoca fecero la loro scelta, intravidero la possibilità di diventare una gallina dalle uova d'oro e sfruttarono giustamente l'opportunità. Per questo non possiamo certo condannarli, ma penso sia giusto che i fans che li hanno finanziati ancor prima di diventare rock stars, abbiano tutto il diritto di criticarli apertamente. Spesso sento inopportunamente criticare gli Iron Maiden, perché bene o male ci propongono gli stessi riff da trentacinque anni, bene, io avrei preferito sentire i Metallica che ci riproponevano scimmiottature di Master Of Puppets al posto del Black Album, o ancor peggio dell'inascoltabile St.Anger. Il mio pensiero principale è che questo cambio di rotta non ci sarebbe stato se a massacrare le quattro corde ci fosse ancora stato Cliff Burton. Dopo questo mini sfogo, ritorniamo a scrivere di The Unforgiven, che insieme all'altra ballata e senza ombra di dubbio il brano migliore del Black Album. I 6:26 minuti di The Unforgiven sono stati pubblicati come singolo il 28 Ottobre del 1991 e prevedevano, oltre al formato CD, anche le versioni 33 e 45 giri in vinile. Il tutto sotto la label Vertigo e l'attenta produzione di Bob Rock e del duo Hetfield-Ulrich. La copertina ricalca le orme di quella dell'album di appartenenza, è completamente nera, in controluce possiamo vedere in basso a sinistra parte del simbolo serpentiforme della bandiera di Gadsden, ed in alto a destra la parte finale del logo Metallica. In basso a destra spicca il titolo The Unforgiven in un acceso celeste. A dimostrare tutti i suoi pregi, il singolo in questione ha ottenuto il disco d'oro in Australia e negli Stati Uniti. I nostri hanno saputo mettere le note giuste al punto giusto, dando vita ad una composizione che ci cattura all'istante. Che sia un brano ammaliante ed interessante lo dimostra il fatto che, nel corso del tempo, The Unforgiven è stata rivisitata in tutte le salse e ha avuto ben due sequel, semplicemente intitolate The Unforgiven II (presente su Reload, datato 1997) e The Unforgiven III (che potete trovare su quello che per ora è l'ultimo lavoro in studio del combo californiano, Death Magnetic, uscito nel 2008), brani che ne riprendono il percorso lirico, la struttura ed il tema musicale. Che dire, di fronte ad una composizione geniale e vincente del genere bisogna mettere da parte tutti i nostri pregiudizi ed assaporarla in tutte le sue sfaccettature, compresi i messaggi lanciati dalle profonde liriche di Mr. Hetfield, che ci invita a rispettare e vivere al meglio la nostra vita, non ponendoci limiti e cercando di coronare i nostri sogni, perfettamente in linea con i pensieri del macellaio Jigsaw, protagonista della fortunata serie cinematografica Saw - L' Enigmista. Oggi il mio compito era quello di recensire un singolo, il brano in questione a me piace ed anche molto, trovo geniale l'idea dell'inversione di rotta standard della presentazione strofa ritornello e amo da morire l'ammaliante intreccio fra la chitarra acustica ed il tema proposto da Mr. Hammett. In più il singolo in questione ha il pregio di aver rivalutato gli Sweet Savage, una band finita ingiustamente troppo presto nel dimenticatoio. Facendo finta di ignorare a che album appartenga, la valutazione è alta.

1) The Unforgiven
2) Killing Time
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