METALLICA

Sad But True

1993 - Vertigo Records

A CURA DI
MICHELE MET ALLUIGI
05/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Il "Black Album" del 1991, meglio noto semplicemente come "Metallica", è forse il disco che meglio potrebbe rappresentare l'apice artistico creativo raggiunto dal gruppo all'inizio degli anni novanta. I Four Horsemen sono ancora reduci dai grandi successi di "Master Of Puppets" del 1986 e di "...And Justice For All" nel 1989, che li hanno definitivamente eletti gli dei del Thrash Metal su scala mondiale. A renderli grandi sono state senz'altro quelle canzoni sì lunghe ed elaborate ma al tempo stesso crude e primitive, quelle vere e proprie gemme di Metal che la band americana ha saputo regalare al mondo grazie ad una line up ormai consolidata e ad un sound che dopo anni di affinamento ha finalmente trovato il suo punto zero nella potenza dei riff, nei tempi cadenzati e potenti e, nel complesso, in quel muro sonoro che faceva di ogni live dei Metallica una vera e propria Apocalisse in terra. A quel tempo i quattro californiani si dimostrarono musicisti esperti ed eclettici, capaci sia di far tremare i muri con brani decisi e vibranti come "Enter Sandman" e "Wherever I May Roam" ma anche di commuoverci e cullarci attraverso ballate raffinate ed eroiche come "Nothing Else Matters" e "The Unforgiven"; yin e yang metallico in un unico disco: potenza, grinta ed energia da un lato, melodie vincenti, arrangiamenti acustici delicati ed eterei e voce limpida dall'altro, il tutto sapientemente mescolato dalle mani esperte di Bob Rock, che dietro al banco mixer riuscì ad estrapolare il meglio di quella belva selvaggia che erano allora James Hetfield e soci, facendo del loro prodotto uno dei dischi più premiati dei primi anni Novanta. Ad un'analisi posteriore però, va tristemente constato che l'album omonimo della band è anche, in un certo senso, il disco epitaffio di quella che era la grande attitudine thrash metal della band; i fan più oltranzisti, addirittura, li ritennero già definitivamente segnati all'epoca del lavoro precedente, in quanto vendutisi ed abbassatisi addirittura a realizzare dei videoclip (visti dai metallari di quegli anni come il demone commerciale per eccellenza) regolarmente in rotazione nel palinsesto di Mtv. I seguaci di manica un po' più larga accolsero invece il quinto disco in studio della band come una vera e propria apoteosi di quanto realizzabile dai propri idoli, aspettando con trepidante attesa il momento di vedere quei pezzi maestosi eseguiti dal vivo con tutta la carica che i Metallica hanno da offrire sul palco. Va considerato poi che l'inizio degli anni novanta era un periodo abbastanza incerto per l'Heavy Metal: nella decade precedente infatti, ogni band tra le più seguite sfornava dischi capolavoro, non c'era nemmeno bisogno di porsi il problema: se la band X annunciava che di lì a poco avrebbe pubblicato un nuovo album, immediata scattava l'attesa dei fan, che attendevano di poterlo acquistare con la certezza matematica di non restarne delusi; a partire dal 1990, pur restando numerose le pubblicazioni discografiche, non tutte le band diedero le loro prove migliori, o meglio, non vennero ritenute tali in quel periodo. Da una parte troviamo capolavori come "Painkiller" dei Judas Priest e "Cowboys From Hell" dei Pantera, ma allo stesso tempo troviamo dischi come "No Prayer For The Dying" degli Iron Maiden, e lo stesso "Black Album", come ignari profeti di una successiva fase non troppo splendente per i loro autori. Il tutto avvenne durante l'ascesa del Grunge, il movimento semi punk alfiere della rabbia e del disagio adolescenziale avente per quartier generale la città di Seattle; nello stesso anno di "Metallica" bisogna ricordare che uscì anche "Nevermind" dei Nirvana e ciò spostò enormemente l'occhio di bue dei riflettori dal Metal, che si vedeva ora affiancato dalla nuova corrente mainstream. A ribadire che i Metallica non erano certo propensi a fermarsi ai box, ma anzi erano intenzionati a partire in quarta e travolgere tutto e tutti, la Vertigo lanciò sul mercato nel 1993 il singolo "Sad But True", che andò ad infarcire la già nutrita serie di pubblicazioni promozionali dei Metallica di quegli anni. La grafica della copertina ricalca a grandi linea quella del disco "madre", il logo della band, ripreso il vecchio stile in tre dimensioni con le punte sulla M iniziale e la A finale, si trova ora nella bocca del serpente che su "Metallica" appariva attorcigliato nell'angolo in basso a destra (dove ora troviamo invece, in stampatello maiuscolo, il titolo del singolo); l'immagine ora sembra quasi essere uno zoom atto ad illustrarci che cosa quel rudimentale rettile, disegnato con stile alquanto infantile, stringesse fra le sue fauci. La tracklist propone la canzone omonima in prima posizione, della quale venne anche realizzato un videoclip attraverso il montaggio di diverse riprese dal vivo e la vera e propria chicca in anteprima: la cover di "So What" degli Anti-Nowhere League, un omaggio alla punk band inglese capitanata da Nick "Animal" Kulmer che sarà successivamente inserito nella tracklist di "Garage Inc."; una nuova prova, dopo l'EP "The $5.98 EP - Garage Days Re-revisited", di quello che i 'Tallica erano in grado di dare cimentandosi con la riproposizione di un pezzo altrui.

Sad But True

"Sad But True" si apre con una serie di power chords aperti e potenti, scanditi in maniera precisa e pulita dal charleston poco prima che subentrino incalzanti gli accenti sui tom, che a loro volta avvieranno alla ripetizione della struttura poco prima del break, un inizio di tutto rispetto per uno dei pezzi di maggior tiro dei Metallica, la cui sola introduzione potrebbe bastare ad esprimere la grandezza della band. Una pausa di ben quattro quarti, prima che Lars Ulrich dia inizio, con una rullata secca e potente, a quella che potrebbe annoverarsi come una vera e propria marcia dei metallari. A farsi notare subito è l'accordatura ribassata utilizzata per le chitarre ed il basso, dall'accordatura standard in mi dei lavori precedenti, gli strumenti di Hetfield Hammet e Newsted sono ora abbassati di un tono, andando quindi in re e conferendo ai pezzi un sound in generale più massiccio e corposo. Se questo espediente si è rivelato efficacissimo per le band death metal, i Metallica sono tra i primi a sperimentarlo in frangenti più "leggeri", andando a creare così un ottimo deterrente per numerosi loro colleghi in ambito thrash che ne seguiranno l'esempio. Il Black Album è un disco che dall'inizio alla fine deve suonare grosso e granitico e "Sad But True" è un ottimo terreno su cui testare su strada questa macchina da guerra. La struttura della traccia infatti resta sempre sul quattro quarti, sviluppandosi attraverso un tempo marziale e lineare su cui le sei corde hanno modo sia di sfoderare l'ampiezza degli accordi aperti sia la struttura dei palm muting, che vanno a ricalcare fedelmente le pause del drummer danese ottenendo così degli stacchi assolutamente d'effetto. A livello di songwriting, i 'Tallica optano qui per una struttura relativamente standard, su cui poter di volta in volta eseguire qualche piccolo ricamo ritmico più elaborato atto a creare il voluto spiazzamento momentaneo dell'ascoltatore durante l'incedere di un pezzo che, solo apparentemente, risulta tutto uguale. Il tiro infatti è dato dall'alternanza, all'interno del main riff, di un power chord tenuto con un fraseggio di sei note dalla tonalità discendente, separati tra loro dal rullante limpido e squillante e dalla cassa profonda del set Tama di Ulrich. A livello ritmico emerge quindi una "disparità tecnica" fra la parte abbastanza elaborata di chitarra e di basso con il tempo di batteria che nella sua "staticità" accenna solo di rado a raddoppi o cambi di metrica, anche i passaggi sui fusti sono abbastanza elementari, ma è comunque appurato che il batterista dei Four Horsemen ha sempre compensato la sua tecnica abbastanza mediocre con un tocco energico e ricco di quella che in gergo chiamiamo "pacca". Particolarmente di pregio è poi l'apertura melodica nel pre ritornello, dove alla parte serrata di power chord eseguita da Hetfield troviamo un fraseggio sulle tonalità alte eseguito da Hammet, per creare assieme un'atmosfera solenne ed epica per uno dei brani più convincenti del Black Album. Dalla contrattura delle strofe si passa, dopo il primo ritornello, ad una suite che porta le note toniche verso sonorità sempre più acute attraverso un graduale crescendo, che culmina al suo apice con lo stop and go che precede l'assolo di Hammet. In questa parentesi solista, il riccioluto axeman ci regala una performance ormai scevra della velocità funambolica che lo ha reso celebre in tutto il mondo per orientarsi invece verso un gusto maggiormente hard rock (complici anche le lezioni che Hammet prese ai tempi da Joe Satriani), dando così prova del suo stile eclettico e di ampie vedute. Concluso l'assolo, il pezzo ritorna quindi sulle coordinate iniziali, riprendendo quella cadenza e quella marzialità con cui si era aperto. La voce di Hetfield ci regala forse una delle maggiori performance del vocalist originario di Downey, in California, che grazie al suo stile sporco e rabbioso conferisce al testo della canzone un pathos davvero sorprendente. Le liriche offrono una vera e propria constatazione di cinismo, tutta giocata sullo scambio di battute fra l'energico e rabbioso frontman della band ed un ipotetico interlocutore, che viene messo in guardia dalla falsità e dei tranelli posti dalla vita e da chi gli sta intorno. Solo il suo amico, volente o nolente, sarà l'unico a non tradirlo mai, ad essere per lui la tanto ricercata ancora di salvezza per quei momenti bui dove persino la persona ritenuta erroneamente più fidata gli avrà voltato le spalle. A conferire maggiore enfasi alle parole di queste strofe è l'accento volontariamente posto sull'intercalare "Hey" con cui Hetfield richiama all'attenzione l'altra persona, quasi a volerla svegliare da un momentaneo calo di attenzione, e sulla parola "They" (trad. "Loro") a rimarcare il nettissimo divario fra la lealtà del singolo verso l'ipocrisia e la vigliaccheria dei molti. Che all'altro piaccia o no, quell'unico amico è un vero e proprio elemento utopico per lui, gli sarà talmente fedele da essere il suo palo in un furto ed il suo dolore qualora egli non sia in grado di provarlo, due immagini forti e quasi commoventi per la constatazione di una realtà che per quanto triste ed inaccettabile è la cruda verità. Alla prima parte di liriche dove l'io è il protagonista ed il tu veste il ruolo di ascoltatore quasi passivo, nella seconda si assiste ad un ribaltamento dei ruoli: ora è l'altro ad essere per James l'unica figura di riferimento, lo scudo dietro cui ripararsi di fronte alle avversità, il solo a beccarsi la colpa anche di azioni che non ha compiuto pur di salvare l'altro, in altre parole, l'unico ed il solo a volgere il lavoro sporco che nessun altro tra le nostre amicizie, evidentemente superficiali, non si vuol prendere la briga di fare. Nell'amicizia, quella vera, però funziona così, di un amico si prende il lato positivo ed il lato negativo, ci si affida a lui nel momento del bisogno sapendo di potersi fidare ciecamente ed al tempo stesso si è pronti anche a mandarlo a quel paese qualora egli faccia qualcosa di sbagliato nei nostri confronti, una diatriba futile come un'accesa discussione, tutto sfocia in uno scambio di urla ed insulti per poi concludersi con una birra al pub per festeggiare l'avvento chiarimento. È una realtà triste ma vera.

So What

A destare maggiore curiosità è la seguente "So What", l'omaggio dei Metallica ad un una delle band più misconosciute ed al tempo stesso più intrise dell'intera filosofia punk: gli Anti-Nowhere League infatti furono una delle band più controverse e ribelli di tutto il movimento inglese. La loro carriera iniziò con l'esordio nel 1981 del demo "Streets of London/So What", che immediatamente suscitò lo scandalo delle autorità britanniche, le quali, immediatamente sequestrarono il lavoro dai negozi data l'oscenità dei testi. Nonostante la band continuasse le esibizioni dal vivo in Europa e negli Stati Uniti i problemi con le autorità dei vari paesi non si esaurirono, tant'è che resta storica la accesa diatriba con la polizia jugoslava durante un show tenuto dal gruppo, ritenuto eccessivamente molesto. Quale miglior occasione per i Four Horsemen di rilanciarne la fama su scala mondiale se non quella di scegliere il loro brano più trasgressivo? La differenza con la versione originale emerge immediatamente dalla diversità dei suoni: secchi e scarni, in puro stile punk, i primi, potenti ed ancora più aggressivi i secondi, resi al meglio grazie alle possibilità di registrazione di cui disponevano i Metallica all'epoca. In segno di omaggio alla band londinese, i Metallica non alterano per nulla la struttura del brano dell'81, ma si limitano a suonarlo con una maggiore tecnica, facendo scorrere tutta la ruvida aggressività di questa canzone da mani decisamente più esperte di quelle di Nick Kulmer e soci. La diversità si emerge soprattutto nelle parti di chitarra, che Hetfield ed Hammet eseguono con maggior pulizia e precisione rispetto a quanto fatto da Magoo (all'anagrafe Chris Exall), rendendoci possibile l'apprezzamento di tutte le varie ghost notes inserite all'interno delle ritmiche, mentre Newsted può divertirsi a reinterpretare una parte di basso assolutamente elementare arricchendola con raddoppi e ricami ritmici che danno maggiore dinamismo all'insieme. L'unico a seguire le orme della versione originale è Lars Ulrich, che ricalca fedelmente lo stile linearissimo del batterista degli Anti-Nowhere League Pj, incentrato sul quasi totale uso di cassa, rullante e charleston per passare solo sporadicamente sui fusti e sui piatti. Trattandosi di un pezzo punk siamo ben consci del fatto che non è la tecnica ciò che ci si deve aspettare, la struttura infatti si muove lineare sulla classica alternanza di strofa e ritornello fino al finale, e l'assolo di Hammet, per quanto di ottima fattura, sembra quasi stonare col complesso della composizione, ma esso può comunque essere interpretato come l'unica eccezione di reinterpretazione da parte dei 'Tallica. Persino lo stile intonato utilizzato da Hetfiel, comunque sfacciato e ribelle, sembra quasi troppo se paragonato alla performance del vocalist inglese, non a caso soprannominato "Animal". Il testo infatti è quanto di più marcio e malsano si possa immaginare, un vero e proprio diario di ventura di un punk votato alla causa in tutto e per tutto. Egli è stato in ogni città a vagabondare di pub in pub spendendo fino all'ultimo spicciolo in birra e superalcolici invece di andare a lavorare, che pone a chi lo giudica la spavalda domanda "So What?!" (trad. "E allora?"); dalle varie città del Regno Unito passa genericamente a dire di essere stato qui, là ed in ogni fottuto dove, e allora? Tanto è il menefreghismo la sua unica ragione di vita e non gli importa minimamente che cosa la gente pensi di lui. Si è scopato una regina, uno che è stato scopato a suo volta fino a vantarsi di aver fatto sesso orale con un anziano, e allora? Ha bevuto ogni singola bevanda, assunto ogni singola droga ed avuto ogni tipo di malattia legata alla scarsa igiene, e allora? Tutte le constatazioni vertono sempre sul suo nichilismo e mancanza di interesse verso chiunque possa avanzargli delle critiche, concludendosi col ritornello/interrogativo di facile presa "Who cares, who cares about you?" (trad. "Chissenefrega, chissenefrega di te?") perché tanto lui è un punk ed è lui il solo ed unico leader di sé stesso. Non riesce difficile immaginare come mai, nella tatcheriana Inghilterra, queste parole risultarono una vera e propria blasfemia vomitata dalla voce roca e consumata di un vero e proprio anticristo, ma è proprio perché questo brano subì una così massiccia censura che destò l'immediato interesse dei Metallica, la cui fama planetaria, invece, consentiva loro di fare ciò che volevano e di cantare tutto ciò loro piacimento senza che la gente si scandalizzasse, ma che anzi si precipitasse nei negozi a comprare questo singolo. Ecco dunque spiegato il motivo per cui molti giudicarono ormai James Hetfield e soci dei venduti: il loro essere in cima alle classifiche fece sì che furono loro stessi a dettare le regole del gioco, decidendo che cosa, suonato da loro, fosse vendibile e cosa no e rendendo dunque commerciale tutto ciò che all'epoca del punk era ricco di attitudine proprio perché proibito. Quello che da parte dei Metallica fu un sentito omaggio ad una band della loro giovinezza, ecco che, ragionando molto metafisicamente, si trasformò nella definitiva sconfitta del punk: esso infatti non veniva suonato per vendere ma per esprimere tutto l'odio che si potesse provare verso il mondo intero, ecco che con le vendite colossali di questo singolo prima e di "Garage Inc." cinque anni dopo facevano del punk di fine anni settanta ed inizio anni ottanta ciò che i punk stessi detestavano: un oggetto di mercato. La cover tuttavia risulta molto più decisa e gradevole dell'originale, rendendola una versione ideale per le feste a base di baldoria alcolica decisamente meglio suonata e prodotta rispetto a quanto ci offrirono quegli "ignoranti" degli Anti-Nowhere League.

Conclusioni

Dato il successo stratosferico del Black Album, viene quasi da chiedersi se a livello commerciale ci fosse davvero bisogno dei numerosi singoli proposti successivamente ad esso. A ben vedere, le uscite dei singoli dei Metallica dal 1991 al 1993, "Sad But True" compreso, sembrano più un pro forma per rispettare gli obblighi contrattuali con la Vertigo che non una reale necessità per attrarre i fans. Ciò non toglie assolutamente che questi due brani siano di elevatissima qualità e fattura sia per quanto riguarda l'aspetto compositivo, che vede rinnovata nei 'Tallica la freschezza e la creatività già dimostrata in "...And Justice For All" e nei suoi predecessori, sia per quello che concerne la produzione dei suoni in generale: Grazie al talento ed al gusto di Bob Rock, gli strumenti dei Four Horsemen suonano ognuno al proprio meglio, a cominciare dalle chitarre, granitiche e taglienti nelle parti più heavy e pulite e raffinate nelle parti acustiche, passando per un basso corposo e monolitico in ogni sua parte ritmica fino alla batteria, che punta tutto sull'impatto della cassa e del rullante, posti ad unici pistoni principali del motore ritmico, per poi essere più squillante ed incisiva con i piatti. Nelle due tracce qui inserite, possiamo cogliere il meglio delle capacità strumentali dei quattro americani su un ampia varietà di stilemi compositivi, dalla linearità marziale e pesante di "Sad But True" fino alla velocità serrata e senza freni di "So What". Grazie poi al videoclip della titletrack, abbiamo inoltre la possibilità di toccare con mano la magnificenza raggiunta dalla band nei primi anni novanta: ormai le esibizioni si tengono solo in grandi strutture sportive, che per l'occasione vengono totalmente allestite ad hoc grazie alla novità del palco "a stella": la mega struttura su cui i membri del gruppo hanno modo di muoversi liberamente a 360 gradi, attorniati da ogni lato da centinaia di persone in delirio. Lo schema di guerra infatti prevedeva la batteria al centro, unico punto fermo, mentre Hetfield, Hammet e Newsted, grazie all'avanguardia tecnologica del wireless, potevano muoversi tranquillamente senza doversi preoccupare della lunghezza del cavo jack: ognuno di loro infatti poteva varcare diametralmente l'intera struttura potendo sempre contare sulle diverse centraline che trasmettevano il segnale dei loro strumenti alle muraglie di amplificatori presenti, Una trovata scenica che solo i Kiss potevano permettersi di utilizzare prima di loro, ma ormai i Metallica sono degli dei ed è gusto che si esibiscano su un vero e proprio olimpo.

1) Sad But True
2) So What
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