METALLICA

One (Awards Show Rehersal Version)

2014 - Blackened Recordings

A CURA DI
LORENZO MORTAI
07/06/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

One, assieme a Fade to Black, Nothing Else Matters e pochissime altre, è forse una delle tracce più conosciute ed apprezzate dei quartetto americano. I suoi ritmi così trascinanti, le liriche così cariche di significato e ricolme di ragionamento, ma soprattutto quella atmosfera da power ballad che permea tutto l'ascolto, ne fanno una canzone che, al primo impatto, risulta davvero geniale. I Metallica la scrissero ormai molti anni fa, nel 1988, e fece da sfondo e da pesante contorno ad uno dei dischi più controversi della loro carriera, ?And Justice For All. Un album che, se avete letto la nostra recensione dedicata, venne apprezzato grandemente per le sue composizioni infiorettate e complesse, che sfociarono spesso nel Prog Thrash celebrale e ragionato, ma che in parallelo soffrì di alcuni "problemi" legati a non si sa bene quali dinamiche fra i vari membri, particolarmente fra il drummer Lars Ulrich, ed il nuovo entrato al basso Newsted. Jason, come sappiamo ormai tutti, venne relegato a riprodurre ritmi o pesantemente in parallelo con la chitarra di James, il che annullava quasi del tutto il sound, oppure i toni delle sue spesse corde, in fase di post-produzione, vennero drasticamente tagliati ed abbassati, rendendo il lavoro quasi del tutto inutile. Polemiche a parte che circondano il disco, la suite in sé per sé è forse l'ultimo vero canto del cigno thrasher per i Metallica, che qualche tempo dopo avranno la loro prima vera svolta commerciale con il Black Album. One, nella versione originale di ?And Justice, si piazza al quarto posto, dopo Eye of the Beholder. Una volta che la canzone venne assorbita in maniera totale dal pubblico divenne subito un piccolo culto, ed ancora oggi, a distanza di tanti anni, viene regolarmente suonata ad ogni live in cui il gruppo si esibisce, il quale circonda sempre l'esecuzione di giochi pirotecnici, video con immagini di guerra, ed una atmosfera che riesce ben a far capire quale sia il sentimento che circonda questa canzone. Passano gli anni per tutti però, ed anche i Metallica invecchiano, mutano, cambiano ed operano scelte che, a 20 anni, non gli avremo mai visto prendere; possiamo ad esempio prendere in esame S&M, con cui la band decide di mettersi decisamente alla prova, unendo la propria musica con i toni classici e sinfonici di un'orchestra, eseguendo alcuni dei brani più famosi della loro carriera. Così come possiamo prendere in esame Lulu, altra sperimentazione al fianco di un "mostro sacro" della musica alternativa come Lou Reed (anche se quest'ultimo esperimento riuscì forse soltanto per metà, per molti fan non riuscì proprio). Insomma, la band di Los Angeles/San Francisco negli anni ha drasticamente cambiato il proprio modo di vedere la musica; dalla rabbia giovanile e viscerale del 1982/83, alla maturazione stilistica del duopolio Ride The Lighting/Master Of Puppets, all'ancor più maturazione compositiva di ?And Justice, fino alla svolta commerciale del Black Album ed i conseguenti cambiamenti uditi in Load e ReLoad. Una cosa però è certa; i Metallica non hanno mai dimenticato le loro origini, e ad ogni occasione buona non perdono tempo per continuare ad infiammare gli stadi e le platee con le tracce che li hanno resi celebri, e che li hanno fatti entrare, di pieno diritto, nel pantheon della musica mondiale. Per quanto riguarda la recensione odierna, essa ha una storia relativamente semplice, che inizia alla fine del 2013. In quell'anno la band di Hetfield mette in atto quella che, forse, è la più grossa operazione di marketing mai intrapresa nella loro carriera, girare un film che li faccia ricordare per sempre. Esso, come molti sanno, si intitola Trough The Never, e nonostante a margine dell'ampio pubblico non abbia ottenuto il successo sperato, per i fan nudi e crudi fu una grandissima occasione per spararsi nel buio di un cinema la musica che più amavano. Il film unisce (come potete leggere nella recensione allegata) la storia del protagonista con un fantomatico concerto della band, condito da scenografie immense, effetti speciali ad hoc,  ed una scaletta da palpitazioni. Grazie a quella pellicola, ed al packaging della colonna sonora messo in atto per venderlo dopo la proiezione, i Metallica vennero, nel 2014, nominati al prestigioso premio Grammy, cosa che era accaduta l'ultima volta nel 2010. In più, la sera della premiazione (il 26 gennaio presso lo Staples Center di Los Angeles) la band si sarebbe esibita live sul palco del dorato premio, il che non accadeva dal 1991 (quando vennero nominati (e vinsero) per la cover di Stone Cold Crazy dei Queen. Per l'occasione la band decise di riprendere in mano la loro classica One, e ri-editarla al fianco di uno dei pianisti più promettenti degli ultimi anni, il giovane Lang Lang. Classe 1982, questo giovane talento ha scalato rapidamente le classifiche dei compositori e musicisti del mondo, esibendosi nei più prestigiosi teatri ed arene del globo, e guadagnandosi meritatamente l'appellativo di "maestro indiscusso". I Metallica dunque decisero di estrapolare il giovane mago dei tasti neri e bianchi dal suo mondo, ed immetterlo nella colonna sonora di One, tirandone fuori una particolare cover da presentare all'esibizione dei Grammy. Quella canzone, oltre al video ufficiale, venne anche rilasciata in singolo digitale (sempre grazie alla casa proprietà della band, la Blackened Recordings) l'11 Febbraio 2014, intitolata One (Awards Show Rehersal Version). Dunque sarà questa la protagonista della recensione odierna, un altro piccolo gioiello della catena "Metallica", e l'ennesimo esperimento che i nostri statunitensi hanno operato nella loro carriera. Andiamo a scoprire nel dettaglio di cosa si tratti.

One

Questo è un singolo mono-traccia, ed infatti l'unica che troviamo è proprio la nostra ri-edizione di One (Uno). Si parte con una enorme improvvisazione di Lang, le sue mani scorrono veloci sugli eburnei tasti del pianoforte, ottave e gravi si legano ad alti e medi, in una cascata di suoni quasi infinita (che va a sostituire il classico suono di elicotteri ed armi che solitamente aprono il pezzo). Lo sguardo del pianista, nel video dell'esibizione, è felice, contento e soddisfatto di quello che le sue dita, ormai prolungamenti del pianoforte stesso, stanno facendo. Mentre il nostro genio orientale sta dando il via alla canzone, nella versione live abbiamo anche fiamme sparate dal sottopalco illuminano la scenografia del Grammy Awards. Un palco decisamente grande, al centro Lars con la sua lucente batteria, Kirk con maglietta senza maniche e pantaloni neri, ed il buon James vestito ad hoc per l'occasione, con camicia e pantaloni neri. Assieme alle fiamme alcuni occhi di bue illuminano la scena, ed i singoli membri, ma alle spalle, così da creare grevi e dipananti ombre sul palco. Una volta concluso il momento solista di Lang (il quale non è certo nuovo ad esibizioni di prestigio; era infatti già salito, qualche anno fa, sul dorato palco degli Oscar), i piccoli ed inconfondibili accordi della canzone da parte di James, danno il via alla danza. Le piccole pennate di Hetfield continuano a legarsi fra loro (mentre sullo sfondo vediamo partire il filmato con alcuni soldati che marciano imperterriti, capo chino, occhi anche se non presenti stanchi ed affranti, in mezzo a croci di legno e filo spinato che circonda non solo il campo di battaglia, ma anche le loro menti. Si unisce a James anche Kirk, che fa da contralto all'intro del pezzo intonando gli stessi accordi ascoltati in partenza, ma qualche tono sopra, e decisamente più elettrici. In tutto questo l'orientale session man al piano non sta di certo fermo, ma si da decisamente una calmata, intonando alcuni piccoli accordi di piano che vanno ad innestarsi nella suite. Lars entra dopo circa un minuto, dando dei lievi colpi ai piatti ed ai due tom della batteria, mentre il momento solista di Kirk continua senza sosta, ritmi quasi arabeggianti ed affreschi di note si vanno indissolubilmente a legare al main theme della canzone, preparandosi anche all'entrata della voce che avverrà fra pochi istanti. Lo stoppato della sei corde unito alla batteria, come tutti sappiamo, da il benvenuto all'ugola di James, che per questa occasione sceglie di iniziare con un vocalizzo grave e ricolmo di sentimento, occhi chiusi o altrimenti fissi sul pubblico, e voce che va a stagliarsi tanto sulla scenografia (che inizia a condirsi di luci e laser rossi) quanto ogni tanto sugli altri membri, perfino Lang stesso, che in tutto questo tempo non ha certo smesso di suonare. Il brano procede, le strofe vengono intonate senza sosta, in maniera lemme e costante, come un enorme ricamo che si forma dinnanzi ai nostri occhi, e la band dal canto suo prosegue la sua marcia funebre in uno scenario bellico, muovendosi con passo cadenzato. Al primo ritornello, in cui la voce di James diventa decisamente più aggressiva e si va ad unire tanto ad alcune pennate distorte di chitarra, quando ai colpi di grancassa ed alle spesse corde di Robert, Lang intona l'ennesima improvvisazione, che ad un orecchio poco esperto potrebbe sembrare completamente slegata dal contesto. Ed invece, se si va a carpire bene ogni singola nota che viene suonata, ci si accorge che le sessioni del pianista si accordano perfettamente con il basso e la batteria, dando e scandendo il tempo, salvo poi ritagliarsi anche qualche piccolo momento di improvvisazione, del resto parliamo pur sempre di un pianista abituato a concerti in solitaria, ed è abbastanza normale vederlo spremere a fondo quei bianchi tasti. Va detto che la versione pubblicata, e che stiamo recensendo, non è estrapolata dal live vero e proprio, ma venne registrata il giorno precedente presso gli EastWest studios di Los Angeles; inoltre è bene sottolineare che la versione presentata sia durante i Grammy, che inserita poi nel singolo digitale, è una traccia "monca", o accorciata se preferite. Di circa un minuto e poco più, mancano infatti alcune sessioni strumentali sia al centro che nel finale, si è preferito tagliarle per inserire ancor meglio le sessioni di Lang. Tuttavia, per quanto il brano sia stato registrato il giorno precedente, esso è pressoché identico alla versione che venne suonata la sera del premio. Arrivati al secondo blocco, quello centrale di questa ri-edizione, sentiamo nuovamente la voce di James farsi più aggressiva, ma i tasti del pianoforte non ci abbandonano neanche per un istante, anzi, continuano a mondare il pezzo ad ogni occasione buona, sia con accordi più impercettibili, che con la follia più completa. Durante l'esibizione il secondo blocco viene aperto anche da un crescendo del pubblico, che va ad infiammarsi sempre più mentre la canzone sta scorrendo. Legato al secondo ritornello troviamo l'assolo di Kirk, prolungato ed articolato come non mai, in una veste elettrica e decisamente interessante, a cui poi subito dopo fa capolino nuovamente il ritornello di James, prima che l'intero comparto ritmico e la suite stessa non esplodano in una enorme sessione "di corsa". Infatti, appena finito di intonare nuovamente le strofe del ritornello, James da il via ed il buon Lang mette la marcia più alta, trascinando con sé tutta la band. Le mani si muovono a velocità inaudita, Lars cerca di stargli dietro con alcuni possenti colpi, mentre James  e Kirk altro non possono fare che improvvisare alcuni duetti per far si che il piano si possa sentire al meglio.  Con questi nuovi innesti One assume un sapore nettamente diverso, orchestrale e classico, una corsa contro il tempo che si stoppa bruscamente verso i quattro minuti, in cui Lang prende la parola in solitaria e ci regala la versione 2.0 dell'improvvisazione sentita in apertura. La presenza del pianoforte crea un'atmosfera quasi onirica, visceralmente ci sentiamo legati alla musica, quei tasti d'avorio ci trascinano ancor di più nelle note che vengono suonate, e ci risucchiano in un vortice d'estasi. Il momento solista di Lang si protrae per diverso tempo, scale impossibili e veloci che si intersecano fra loro, finché, ad un segnale dato dalla nota alta del piano, la band riprende corpo per l'ultima corsa. Corsa che, come accade anche nella versione primordiale del pezzo, consta di una enorme deflagrazione dell'intero comparto, con un ritmo sincopato e condito da brutali rullate di doppia cassa che vanno ad alzare il tiro. Stavolta però abbiamo anche, a fare da netto contrasto, le dolci note dello strumento a coda, che non vanno tanto a smorzare i toni, tutt'altro, rinforzano ancor di più ed il buon Lang si spettina i capelli mentre sta suonando (nel live lo vediamo inalberarsi decisamente in questa sessione). La recitazione di James viene accompagnata da note solamente gravi del pianoforte, e da Kirk che ricama le sue piccole intersecazioni alla sei corde, finché a pochi secondi dalla fine non abbiamo l'entrata dell'ultimo solo, sempre legato dalle note di Lang, il che dona al comparto l'ennesimo sapore epico. Si sfocia quasi nell'Opera Rock in alcuni frangenti, grazie agli innesti del grande strumento classico che, sembra strano, ben si accostano alle metalliche note della band. Il brano se ne va implodendo letteralmente nelle nostre orecchie, senza mai lasciare uno dei membri in solitaria, ma continuando tutti all'unisono come una macchina ben oliata, che procede a spron battuto verso l'inevitabile dissolvenza finale. Come sappiamo, le liriche di One sono una profonda e melanconica riflessione sugli orrori della guerra; un uomo senza braccia e gambe (l'Uno del titolo) è imprigionato nella propria cella di carne ed ossa, senza poter fare niente. Grazie o a causa di questa atroce condizione, il protagonista parte con una triste e pregna riflessione sulla propria vita, che vista la sua condizione forse doveva finire sul campo di battaglia, ed anche sugli orrori che la guerra porta con sé. La sofferenza che riesce a trasmettere questa traccia è divenuta celebre nel corso degli anni, e se la sentiamo in questa nuova veste, i tasti di Lang fanno ancor meglio intendere di cosa stiamo parlando. Quelle gravi ottave suonate senza sosta potrebbero tranquillamente rappresentare la follia del protagonista, costretto a vivere in un inferno terreno ogni giorno in cui apre gli occhi, rendendosi sempre più conto che questa condizione lo accompagnerà finché non morirà veramente. Un testo che ha fatto la storia, e che continua a farla a distanza di così tanti anni, facendo sempre ed inevitabilmente scendere lacrime di commozione e mestizia.      

Conclusioni

Un'altra scelta decisamente coraggiosa per la band questa One (Awards Show Rehersal Version). La decisione di prendere fra le proprie fila, per un'occasione così particolare (nonostante poi il premio non sia stato vinto dalla band) un session man così ricolmo di talento e caratura musicale, ha portato ad un prodotto decisamente strano ed affascinante. Con gli innesti di piano la canzone, che già nella sua versione studio ed anche live negli anni successivi, ha sempre esercitato una attrazione particolare per i fan e non della band (diventando, come abbiamo detto in apertura, una delle tracce più conosciute in assoluto dei Metallica) diventa qualcosa di ancor più etereo e strano. Un percorso atto alla sperimentazione del buon Lang, che si inserisce perfettamente in un contesto che è già perfetto di suo. La scelta poi di poter far usufruire a tutti quanti di questa traccia, grazie al singolo acquistabile online (in cui la canzone, essendo stata registrata il giorno prima, è stata "ripulita" degli applausi e dei fischi di approvazione che la band si è beccata durante la serata del Grammy), può essere certo vista come l'ennesima operazione commerciale, ma per chi vi sta scrivendo invece è una grande occasione di una band immortale. Parliamoci chiaro, vero e sacrosanto che i Metallica ne hanno combinate di ogni, dal rilascio di album discutibili (compreso, per le motivazioni che conosciamo tutti, del disco da cui One è tratta), fino alla commercializzazione più estrema. Del resto però, la musica è un business, e non crediate che Iron Maiden, Judas Priest o tanti altri non facciano le medesime cose, semplicemente le fanno con un'altra ottica. Non che i Metallica le facciano soltanto per accaparrarsi più soldi possibile, ma per chi vi scrive è semplicemente l'ennesima dimostrazione di stile. Voglio dire, le scelte fatte nel corso della carriera sono deprecabilissime, io stesso ne ho vessate molte, e continuerò a farlo sempre e comunque, ma di fronte ad una cosa come quella che abbiamo recensito, non riesco a dire "è l'ennesima buffonata commerciale dei Metallica". Perché comunque parliamo di una ri-edizione fatta con tutti i crismi, in cui si è scelto e ponderato ogni tassello da inserire nella nuova versione della traccia, ed il buon Lang ovviamente ci mette del suo. Questo talentuoso giovane del piano ha saputo ben comprendere la natura di One, ed inserirvi i ritmi giusti per far si che essa risaltasse ancor di più di quanto non avesse già fatto nel 1988 ed in tutti gli anni in cui è stata suonata dal vivo. Consiglio dunque l'acquisto di questo singolo sia ai puristi della band, soprattutto quelli che vogliono avere tutto quel che è stato umanamente possibile stampare dei Metallica, ma anche lo consiglio, ed anzi, forse soprattutto, a chi vuole sentirsi qualcosa di particolare orchestrato da quella che, volente o nolente, è una band di caratura mondiale. Se entrerete nel mondo di questa ri-edizione, da una parte vi sentirete a casa, nonostante il taglio di minutaggio fatto (che non va comunque ad incidere troppo pesantemente sulla traccia in sé), dall'altra invece scoprirete sensazioni nuove, e forse alcuni ameranno per la prima volta uno strumento che non avevano mai sentito seriamente suonare. Dunque sparatevi in vena quest'altra piccola gemma della discografia Metallica, sono abbastanza certo che non ve ne pentirete, anzi, sarà l'ennesima occasione per fare uno scroscio di applausi ad un gruppo che, per quanto ne abbia passate e combinate, rimane sempre immortale.

1) One
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