METALLICA

Lords Of Summer (First Pass Edition)

2014 - Blackened Recordings

A CURA DI
LORENZO MORTAI
31/05/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Sui Metallica sono state dette tante cose negli ultimi anni, e particolarmente in quelli che sono intercorsi fra St. Anger, considerato all'unanimità come il punto più basso della loro carriera, ed il ritorno alle luci della ribalta con Death Magnetic, in cui la band americana ha ripreso (pare) in mano le redini della propria musica, proponendo sonorità antiche miste a quelle che li hanno contraddistinti nella seconda e più lunga parte della loro carriera. Molti però hanno visto in questo "back to the golden age" una sorta di rannicchiarsi in posizione scomoda per il gruppo, quasi a voler dire "ok, adesso vi abbiamo fatto l'album con le musiche che volevate voi, che smonta totalmente le voci sul nostro conto", in realtà per una folta schiera di fan non fu così. Quando uscì Death Magnetic, lo zoccolo duro e purista della band, quella che è riuscita a varcare anche i dischi considerati quasi inascoltabili, ne fu piacevolmente sorpresa. A margine di questi però, troviamo anche un'altra folta schiera di persone, fautori e seguaci della band fin dagli esordi, che hanno visto in questo turn over quasi una presa in giro, come a voler dire "se siete in grado di farlo, perché non averlo fatto prima?". Alla fine però sono solo voci, ed in quanto tali contano fino ad un certo punto, ognuno si fa la sua opinione, ne trae le proprie conclusioni e costruisce il suo pensiero, come è anche giusto che sia. La storia odierna, quella che riguarderà questa recensione in particolare, comincia nel 2011, precisamente il 31 Ottobre, quando i Metallica producono e lanciano quello che, ad oggi, è riuscito a superare persino quel polso stretto da un laccio nelle critiche, parliamo di Lulu. Definire cosa sia questo disco in poche parole è quasi impossibile, ci vorrebbero molte e molte pagine in cui sviscerarlo a dovere, e questa non è la sede adatta; l'unica cosa che possiamo dire, è che Lulu sia stato un esperimento, mal o ben riuscito che sia sono opinioni personali ed analisi che vengono fatte da ogni orecchio in maniera diversa, ma quel che è certo è che la collaborazione con Lou Reed ed il confezionamento di quelle sedici tracce, portarono quella che forse è la ventata più negativa mai intercorsa fra la band ed il mondo esterno. Punteggi bassi in quasi tutte le riviste che li recensirono, Reed che addirittura (pare, prove certe non ne abbiamo) sia stato minacciato più e più volte dai fan dei Metallica per aver collaborato con loro, ed un generale malessere derivato da un disco sicuramente sperimentale, audace sotto ogni punto di vista, ma che alla quasi totalità del pubblico ha stancato e non poco (tutto questo nonostante, se si va a sentirlo, i Metallica facciano comunque la loro figura). Dunque di nuovo nel baratro, dunque di nuovo a dover lottare contro i propri demoni, e la band di Los Angeles/San Francisco per l'ennesima volta si trovò a dover affrontare un muro difficilmente valicabile, nonostante siano sempre stati una formazione che, a conti fatti, se ne è sempre fregata in un certo senso delle critiche ed ha proseguito per la sua strada. Negli anni successivi la band pubblicherà un EP, dal titolo di Beyond Magnetic, un singolo intitolato The First 30 Years, contenente una cover ed una traccia live, ed un live album tratto dal loro tour di supporto all'ultimo disco "ufficiale", intitolato Quebec Magnetic. Successivamente abbiamo avuto la svolta anche cinematografica, con la messa in onda nei cinema di Trough The Never, con relativa colona sonora e DVD allegati, e poi anche, l'11 Febbraio 2014, la pubblicazione di una ri-edizione della classica One, suonata con il pianista Lang Lang, e denominata Awards Show Rehersal Version. Fin qui però tutta roba "già sentita", già vista e già ascoltata, ci voleva qualcosa di nuovo, ed ecco infatti l'argomento della recensione odierna. I Metallica, già da Death Magnetic, avevano annunciato che quello non sarebbe stato l'ultimo disco della loro carriera, ma che avevano già, qualche tempo dopo il tour di supporto, iniziato a comporre il materiale per mettere insieme una nuova creatura. Nel momento in cui ci state leggendo l'ultima dichiarazione dei Metallica è che il disco sarà pronto per l'estate 2016, ma sono sempre voci da prendere con le molle. Al momento, l'unica testimonianza forgiata ex novo dalla band è la canzone che farà da sfondo a questo articolo, Lords Of Summer. Presentata ufficialmente durante le tappe sudamericane del tour By Request del 2014 (tour in cui la band fece comporre la scaletta al pubblico attraverso una votazione online), la traccia poi il 20 Giugno 2014 è stata resa ufficialmente disponibile in download digitale. Successivamente, il 24 Settembre, la band ha annunciato la pubblicazione della stessa canzone anche in formato vinile a 12 pollici, che è stato poi venduto ufficialmente il 28 Novembre, in occasione dell'annuale Record Store Day, ed intitolato Lords Of Summer (First Pass Version). Il vinile (protagonista dell'articolo odierno) differisce dal download digitale per la presenza, sul lato B, della stessa canzone ma in versione live. Con questo nuovo paletto i Metallica hanno voluto semplicemente dire al mondo "tre anni di silenzio si, sei dall'ultimo disco veramente nostro, ma noi siamo ancora qui, e ve ne vogliamo dare una prova". Se ci siano riusciti o meno, lo giudicheremo a fine di questo articolo, intanto estraiamo dalla custodia il 33 giri, poggiamolo sul piatto, ed aspettiamo che la puntina ci inviti ad ascoltare questa nuova traccia firmata dai Metallica.

Lords Of Summer

Piccoli colpi di piatti, a cui ben presto si lega un deciso riff di chitarra, ci aprono le porte della prima versione dell'unica contenuta nel disco, Lords Of Summer (I Signori dell'Estate). La chitarra di James inizia a legarsi alla doppia cassa di Lars, che inizia a concatenare i piatti iniziali coi tamburi, producendo un ritmo cadenzato e ritmico davvero ricolmo di rabbia. Nel frattempo dall'ombra comincia a dipanarsi anche Kirk, che con la sua sei corde procede a distorcere leggermente il suono ed a infiammare gli animi della folla con questo intro così elettrico. Sicuramente un inizio che va a strizzare l'occhio tanto al Thrash, quanto a quel Hard'n Heavy che la band ha intrapreso nella seconda parte di carriera, ed anche un sound generale che, per il momento, sembra essere abbastanza in linea con quanto ascoltato in Death Magnetic. Dopo la prima manciata di secondi i tamburi continuano a rullare, la chitarra di Hammet viene distorta fino all'inverosimile, quando ad un certo punto una poderosa serie di pennate da parte di James da il via ufficiale alle danze. Non è certo un riff di quelli che ti fanno gridare al miracolo, ma sa fare dannatamente bene il suo sporco lavoro, ed infatti l'energia sprigionata monda letteralmente la canzone, andando subito a farti scapellare come un forsennato. Mentre le pennate piano piano si legano alla batteria, il ritmo che viene prodotto in seguito è diretto e veloce, ancora la voce non è entrata, ma il comparto ritmico sta dando fondo a tutte le proprie energie per spremere ogni nota fino in fondo. Piccola variazione dopo circa un minuto e venti secondi, un rallentamento microscopico, seguito in maniera fulminea dal ritornare al main theme che ci sta accompagnando in questo primo blocco di pezzo. Rullate di pelli e piatti danno finalmente il benvenuto alla voce di Hetfield, che esordisce con un secco "Night!", per farci subito ben capire l'atmosfera che respireremo durante l'ascolto. Il tiro del brano è cattivo al punto giusto, pur non essendo esente da difetti; particolarmente si sente fin dal primo accordo che è stato usato un tipo di registrazione digitale per poterlo mettere insieme. Questa ormai è quasi una prassi, nella musica commerciale quanto nel Metal, dal più blando al più estremo, tuttavia, chi vi scrive ritiene che questo tipo di registrazione renda il sound leggermente freddo. Non fraintendiamo, la composizione sicuramente, pur avendo i Metallica confezionato canzoni di gran lunga superiori, non è un colabrodo il cui liquido fuoriesce ovunque, ma la struttura relativamente semplice (almeno nella prima parte), unita ad una registrazione che rende il suono sordo e gelido, non giova totalmente ad un pezzo che invece in sede live riesce a ritagliarsi la sua figura. La voce di James prosegue la sua arringa mentre dietro la band continua a scatenare l'inferno, le parole vengono scandite sempre con maggior incisività man mano che ci avviciniamo al secondo blocco della canzone, ed ormai sappiamo bene che la voce di Hetfield non è più quella "degli anni '80", ormai il suo modo di condurre il vocalizzo è lineare e pulito, per certi versi decisamente più tecnico di quanto facesse a 20 anni quando inveiva contro le folle nei primi tour della band. Anche qui è necessario fare un piccolo appunto; nessuno sta mettendo in dubbio che, oggettivamente, la voce di James fosse dannatamente più incisiva negli anni d'oro della band, ma al contempo bisogna anche capire la sua scelta. Quel tipo di vocalizzo iniziale, portato allo stremo per tanti anni, avrebbe rischiato di non farlo più cantare ad un certo punto, e quindi il buon James, da musicista professionista quale è sempre stato alla fine, ha deciso ed optato per un tipo di sonorità da una parte più blande è vero, ma dall'altra più tecniche e durevoli nel tempo soprattutto. Gli intermezzi vocali culminano al ritornello, nel quale James si scambia con quelle pennate udite in apertura di canzone, ed alterna a queste ultime le strofe del testo, in una immensa orgia di devastazione. Proseguendo in ordine, il blocco centrale ci viene aperto da una progressione della sei corde e del basso, sopra al quale James continua, stavolta in maniera meno aggressiva dell'inizio, a raccontarci la sua storia. La canzone prosegue alternando alcuni momenti quasi da power ballad, in cui la voce è la protagonista, ad altrettanti in cui quel blocco che fa a fare l'occhiolino quasi allo Speed d'annata, torna prepotentemente sulla scena. Gli effetti della voce al microfono di James, come eco e dissolvenza, unite ad una musica che a tratti è così aggressiva, rendono la canzone appetibile e sicuramente non da cestinare. Ripeto, niente per cui strapparsi i capelli, ma sicuramente se piazzata all'inizio di un nuovo disco (che ovviamente rispetto a questa canzone dovrà essere un climax in ascesa) potrebbe essere una discreta scossa per dare fiato agli animi dei metallari in erba. Giri di chitarra ripetuti dopo il secondo ritornello, ci conducono al terzo blocco della canzone, caratterizzato da un ritmo più lento e costante, pennate precise e decisamente meno spinte come velocità rispetto sia al ritornello, ma anche all'intro della canzone stessa. In questo frangente, discreta opera di Robert, che nonostante sembra se ne stia sempre in disparte, fa il suo lavoro e le slappate del suo basso si sentono ad ogni occasione buona, rendendo il suono più corposo. Lars dietro a quelle pelli pesta non come il dannato che era, ma anche lui si ritaglia i momenti in cui scatenare parte della sua furia, grazie anche a ritmi che mai si lanciano in controtempi o improvvisazione, ma che contribuiscono all'ottimo andamento del pezzo. Momento in stile classic Thrash superati i quattro minuti, nel quale dopo alcuni colpi di batteria, una ritmica ondata di pennate investe l'ascoltatore, mentre la voce al momento tace, facendoci apprezzare la musica; su questo momento corale si monta anche l'assolo di chitarra, dal ritmo iniziale quasi arabeggiante ed iberico al tempo stesso, niente velocità o note a pioggia, solo le corde che dolcemente vengono pizzicate in maniera lenta, mentre dietro il comparto ritmico man mano accelera sempre più il proprio andamento. Ad un certo punto le chitarre intonano il solo all'unisono, saliscendendo il manico della chitarra ed andando a foraggiare la parte classica del Metal, ma anche qualche sfumatura Hard Rock. Verso i sei minuti però il solo muta, e prende la forma di un demone dal passato oscuro, alternate picking e tapping, unite ad una distorsione più marcata, vanno invece adesso a foraggiare la parte basilare di questa formazione, e non possiamo che esserne contenti. Siamo a due minuti dalla fine, ed i Metallica trovano ancora spazio per prolungare all'inverosimile l'assolo, finché un turbine delle pelli ci trasporta ad un finale pirotecnico, in cui l'intera suite piano piano deflagra su sé stessa, anche con il rientro della voce di James che arringa con le ultime frasi. La canzone va a chiudersi in un loop di ritmi veloci e cadenzati, Hetfield che tira le liriche per i capelli prima di lasciarci andare del tutto, mentre il resto della formazione spara le ultime sonore cartucce sulla ripetizione del titolo seguito da "return", e poi la dissolvenza secca si porta via il brano. Un tema quasi fantasy per queste liriche, ci raccontano degli uomini dell'estate, signori che portano luce dove prima vi era oscurità. In un mondo flagellato da un inverno senza fine, gelo e neve coprono tutto, il protagonista viene invitato a ricordarsi che prima o poi il freddo finirà, i signori dell'estate porteranno il calore del sole, e tutto il ghiaccio tornerà ad essere limpida acqua. Tuttavia, possiamo anche riferire il gelo al freddo che alcuni uomini serbano nell'anima, e che solo il calore di qualcuno che riesce a stargli vicino e far breccia dentro di loro può sciogliere. Un tema che i Metallica non hanno affrontato molto spesso nella loro carriera, o almeno non in questi termini, ma il testo nella sua interezza è assolutamente piacevole, nonostante i blocchi delle parole alla fine si ripetano per diverse volte. Quando i cavalieri dell'estate finalmente calcheranno questa terra, ed il rumore degli zoccoli dei loro cavalli la farà tremare, allora capiremo che il freddo è giunto al termine, e che finalmente potremo respirare. Loro torneranno, hanno abbandonato queste terre, ma torneranno, torneranno e potremo scambiare il buio con il sole, la tristezza con la felicità, e l'arrendevolezza estrema con la forza più corroborante.

Lords Of Summer (Live)

 Come abbiamo detto in partenza, mentre la versione "originale" in download digitale di questa canzone comprendeva solo la traccia stessa, quella che è protagonista di questo articolo, ovvero il vinile a 12 pollici, ha come lato B Lords Of Summer (Live). Per noi abitanti dello stivale inoltre, questa potrebbe essere una delle voglie che ci spingerebbero a fare questo acquisto, dato che il live da cui è stata estratta la canzone, è quello che ha visto i Metallica infiammare il palco romano dell'Ippodromo delle Capannelle, in occasione del Postepay Rock in Roma, durante il 2014. Precisamente il concerto (a cui chi vi scrive era presente) si svolse nella giornata del 1 Luglio, ed in quella particolare giornata, il Postepay Rock (o Rock in Roma che dir si voglia) si fuse con il Sonisphere, altro festival itinerante assai conosciuto nel mondo, specialmente europeo. Sul palco si alternarono nomi del Metal moderno come Volbeat e Kvelertak, ma anche nomi relegati ad un passato glorioso come gli Alice In Chains. Considerando che anche la data capitolina faceva parte del By Request Tour, i Metallica quella sera suonarono, ad esclusione della penultima traccia (votata quel giorno stesso) e dell'inedito, solo e solamente materiale "old school", interamente deciso dal pubblico. Un'occasione che certo non si ripeterà molto spesso, e che ha visto eseguire agli americani pezzi come Battery, Creeping Death, Blackened ed Orion. Nel caso specifico di Lords Of Summer, essa venne eseguita come settimo brano in scaletta, quasi a metà del concerto, preceduta da The Unforgiven, e succeduta da ?And Justice For All. Gli animi, come si può vedere dai pochi e sparuti video presenti in rete, si infiammano fin da subito, considerando che la band ha già scaldato bene gli animi ed i cuori del pubblico nelle prime sei tracce, che sono state sparate una dopo l'altra. James incita la folla, spiega al sottopalco che questo è un inedito, un probabile slot del prossimo disco. Certo, se andiamo ad analizzare bene (e chi vi scrive non può esimersi dal doverlo sottolineare), sicuramente nelle altre tracce il pubblico fu più partecipe, persino nel golden pit sotto al palco. Tuttavia la traccia, allungata di qualche secondo rispetto alla versione originale grazie ad alcuni speech della band e ad un paio di partiture tirate leggermente di più, scorre relativamente bene, e riesce ad esprimere ancor meglio il potenziale (ribadiamo, non gigantesco, ma discreto) che aveva in studio. E' una canzone fatta per preparare il terreno, e la decisione di inserirla live non all'inizio, né tantomeno a fine, ma all'esatto centro dell'esibizione, sicuramente ha creato un onestissimo intermezzo fra i grandi classici suonati quella sera. James era in forma smagliante, la sua ugola, pur con tutti i cambiamenti già sottolineati e che non ripeteremo, riuscì in ogni traccia, compresa Lords, a barcamenarsi fra gli ormai celebri "Yeah!", ritmi sostenuti ed altrettanti nettamente più incisivi. Kirk e Robert dal canto loro strapparono letteralmente le corde dei loro strumenti, mentre l'eterno ragazzino dietro alle pelli sorrideva e faceva linguacce mentre picchiava su quei tamburi (e persino chi come me ha sempre pensato che il suo modo di suonare negli anni si sia addolcito e per certi versi sia anche peggiorato, rimase piacevolmente stupito dalla precisione espressa durante la data romana). Per quanto riguarda la struttura della traccia in sé per sé, essa rimane sostanzialmente invariata rispetto a quanto ascoltato sul lato A, salvo come abbiamo detto qualche piccolissima ed insignificante variazione soprattutto derivata dal parlato di James; scorre liscia come l'olio, e per quanto in alcuni frangenti non riesca a mandare in estasi il pubblico come invece quella sera fecero molte altre canzoni, si sentono nel video e nella traccia trasposta su vinile gli incitamenti ed i cori del pubblico, magari alcuni di loro non conoscevano né testo, né avevano mai sentito la traccia, la maggior parte era lì per sentire quei brani che tutti aspettavano, ma tutto sommato resero (me compreso) il giusto tributo di sangue, corna ed applausi finali ad una band che, volente o nolente, la storia l'ha scritta e riscritta più volte.

Conclusioni

Che dire dunque di questo Lords Of Summer (First Pass Version)? che pare farà ed abbia già fatto da apripista al prossimo disco firmato dalla band? Beh, sicuramente l'ennesima riuscita operazione commerciale messa in piedi dai Metallica, che sono riusciti nuovamente a generare l'hype voluto nei fan. Il loro "vizio" del resto di rilasciare singoli, digipack e materiale di vario genere prima, dopo e durante la commercializzazione di un album, è cosa risaputa. In questo caso si è cercato di dare vita ad un prodotto di fascia media, proponendo non un inedito ed una cover, come è accaduto svariate volte nel corso della loro storia, e neanche un inedito ed una traccia storica, magari ri-editata in qualche modo. Qui si è cercato di concentrarsi sull'essenziale, ciò che doveva e deve ancora generare quella voglia incontrastata nei fan storici e non di continuare a supportare e generare leggenda attorno al gruppo. Per la produzione ci si è affidati alla Blackened Recordings, etichetta discografica indipendente fondata molto tempo fa dalla band stessa (la stessa operazione che ha compiuto anche mr Dave Mustaine coi suoi Megadeth). Avere una propria etichetta permette di avere ampio margine di operazione, controllo e distribuzione su ciò che esce, e soprattutto permette di confezionare il prodotto esattamente come si vuole, senza interferenze. Una delle ultime operazioni, per fare un esempio, uscite dalla etichetta dei Metallica, sono le due gigantesche ri-edizioni di Kill'Em All e Ride the Lighting, condite da artwork, patch, libro, foto, liriche, cd aggiuntivi, live e quant'altro, a prezzi non esattamente economici, ma una vera manna dal cielo per i collezionisti che si ritengono davvero fan di questo gruppo. Parlando della traccia in sé per sé, ribadisco quanto detto nella recensione; non è certo una struttura musicale ed una progressione di note che fanno gridare al miracolo, eppure allo stesso tempo riesce a fare il suo sporco lavoro. Le sezioni sono congeniate abbastanza bene, la cadenza delle partiture che si susseguono sono legate anche da alcuni elementi di tradizione old school, previa comunque la consapevolezza che non stiamo più parlando della band che ha dato i natali al Thrash nel 1982. I Metallica ormai, si sa, non sono più neanche lo spettro di quel che erano un tempo, ma allo stesso modo si sono trasformati, per alcune cose in positivo, per altre (e queste "altre" sono cose che vanno ad intaccare quei fan storici e stoici che li hanno amati fin dal primo accordo) in negativo. Alla fine dei discorsi però, parliamo sempre di quella che, senza troppi giri di parole o prove fasulle, è una delle più grandi band della storia, ed ogni volta, per quanto possano compiere passi falsi, angherie con altri gruppi, e tutta una serie di elementi che possono essere di scherno verso alcuni suoi membri, la conclusione del discorso è sempre la stessa, "son pur sempre i Metallica". Detto questo, consiglio l'acquisto di questo vinile a doppia faccia sia ai fan duri e crudi della band che vogliono godersi il nuovo intro del futuro lavoro in maniera egregia (nonostante i difetti ed i limiti che la produzione ed il missaggio digitale ha imposto ed impone sempre), e poi anche riuscire a sentire la stessa traccia, ma con l'energia del live, con gli incitamenti del pubblico romano a fare da contorno a quello storico concerto. La copertina è scarna e strizza leggermente l'occhio al passato, essenziale e diretta; viene inquadrata la chitarra eburnea di James, e parte delle sue mani che la stanno suonando, il tutto sormontato dal logo della band, in rosso, e dal titolo sottostante, scritto in caratteri quasi schizzati. Sul retro sono riportate le due tracce e la M allungata che è in simbolo del gruppo assieme a molti altri (dal teschio tribale alla stella saettata post anni '80). Dunque un acquisto obbligato per chi vuole qualsiasi cosa di questa storica ed a tratti ancora straordinaria band, ma anche una sincera e solida occasione per i neofiti o per chi ha abbandonato il gruppo anni or sono, di vedere a che punto sono arrivati, e chiedersi (come se lo chiede chi vi sta scrivendo), che cosa ci riserveranno le altre tracce del futuro ed ormai pare imminente nuovo lavoro.

1) Lords Of Summer
2) Lords Of Summer (Live)
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