METALLICA

Cyanide

2008 - Warner Bros. Records

A CURA DI
MICHELE MET ALLUIGI
04/07/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Giungiamo ora al terzo singolo rilasciato dai Metallica per la promozione di quello che di lì a poco sarebbe uscito come il loro nuovo full lenght, "Death Magnetic", che giunge sul mercato dopo ben cinque anni di distanza dal suo predecessore, "St. Anger", lavoro quest'ultimo non particolarmente gradito ai fan ancora oggi a più di dieci anni dalla sua pubblicazione. Ad avviare la manovra commerciale legata al nuovo prodotto fu "The Day That Never Comes", singolo la cui traccia contenuta regalò ai fan un nuovo motivo per sperare nel tanto bramato ritorno alle prime sonorità da parte di una delle band più amate del pianeta, facendoci sognare un epico recupero di quanto realizzato dai Four Horsemen nei loro grandi classici degli anni Ottanta. Immediato successore, sempre un singolo, fu "My Apocalypse", un pezzo dal tiro più diretto e deciso, che lasciò anch'esso moto soddisfatti pur mirando su un songwriting meno elaborato e più diretto. La terza tappa di questo viaggio di mercato è rappresentata da "Cyanide", un'altra canzone che costituirà di lì a poco la tracklist del nuovo full lenght a tutti gli effetti; essa infatti fu pubblicata il 2 settembre del 2008 unicamente in formato digitale sui maggiori store on line appena dieci giorni prima della distribuzione del disco, e ciò lascia ulteriormente intendere come Hetfield e soci stiano "imparando" ad utilizzare internet come nuovo potentissimo canale di diffusione per la loro musica. Siamo negli anni Duemila, e la tecnologia ormai è diventata un qualcosa di talmente radicato nella vita di tutti i giorni che non ne si può fare a meno: l'eterna questione su formato fisico o download non è certo argomento da trattare in questa sede, ma sta di fatto che oggigiorno anche una band del calibro dei Metallica, le cui vendite discografiche hanno toccato più volte cifre astronomiche, devono piegarsi alle regole di quello che è il nuovo music business, fatto di app, di ipod e di mp3. I metallari nostalgici che ancora consumano i loro vinile sulla piastra ci sono e ci saranno sempre, ma ormai quello dei Four Horsemen non è più solo un gruppo, ma una vera e propria azienda che deve seguire i vari brand per poter essere sempre sul pezzo in fatto di affari: il ragazzino di giovane età che si avvicina al mondo del Metal non conosce il formato discografico più antico, se non per averne semplicemente sentito parlare dai genitori ed averli sempre visti inattivi sugli scaffali di casa, il metal kid però vanta una adattabilità multimediale immediata, che lo rende subito in grado di arrivare, tramite i mezzi della sua era, a tutte le riserve di musica disponibili on line. Basta dargli in mano un lettore digitale di qualunque genere che in poco tempo egli ne ha già riempito la memoria e ne sta facendo girare la ram a forza di musica, ed i 'Tallica sono sempre presenti nella sua playlist. Ben diverso è l'approccio dei "dinosauri" metallari, che a questa nuova era devono adattarsi in maniera alcune volte goffa e lenta e talaltre rapida ma con qualche riserva, per poter riuscire ad ottenere anche le pubblicazione dei quattro thrasher che non arrivano nei negozi. Un vantaggio portato dalla nuova ondata multimediale nel mercato della musica c'è: ormai, arrivare ad ottenere ogni pubblicazione, anche quella più feticista, di una qualsivoglia band, diventa molto più semplice per tutti, fermo restando che solo i veri collezionisti continueranno a vagare errabondi per fiere e negozi di nicchia alla ricerca delle vere e proprie reliquie dei loro artisti preferiti. In barba alla classica iconcina sullo schermo dunque, la vera gloria collezionistica si ottiene solo dopo un lungo viaggio che passo dopo passo ci porta a stringere in mano il prodotto vero e proprio e se di questi singoli ne esistessero anche due sole copie fisiche stampate per errore, ci sarà sempre qualche fanatico che le ricercherà con tutte le sue forze. Ma torniamo più propriamente al singolo, la copertina rappresenta una vera e propria svolta nello stile consueto utilizzato dai musicisti di San Francisco: le tinte sono sempre in bianco e nero tendenti fortemente al marrone, con il logo retrò più assottigliato in bianco ed il titolo in stampatello nero, ma il soggetto è qualcosa di assolutamente mai utilizzato dai Metallica prima d'ora: un'immagine ecografica di un bambino all'interno dell'utero materno, la cui testa è posta sul lato sinistro della foto, per la massima precisione poi, sulla destra si trovano invece i dati relativi al test forniti dall'ecografo, elemento che senz'altro conferisce al complesso un forte tocco di realismo. All'interno della sacca amniotica compare anche un misterioso alone; il sottoscritto non ha competenze in ostetricia ma a giudicare dal titolo del singolo si può supporre si tratti di una malformazione da avvelenamento che sta per intaccare il nascituro, come a voler ipotizzare, in maniera molto metaforica, che l'intero male presente nel mondo inizi già a minare la nostra integrità psicofisica ancora prima di venire al mondo. Si tratta di un'interpretazione abbastanza artistica, ma se c'è una cosa particolarmente divertente da fare con le copertine "criptiche" è proprio quella di cimentarsi ognuno nella propria visione ed interpretazione dell'immagine, per il resto, come scrisse il Manzoni, "ai posteri l'ardua sentenza".

Cyanide

La traccia qui inserita è appunto "Cyanide" ("Cianuro") che occuperà la sesta posizione nella tracklist dell'album: il saltare qua e la nella scaletta senza escludere niente è un espediente attuato da Hetfield e soci per fare in modo che noi ascoltatori potessimo avere attraverso questi singoli un'idea generale di quello che sarebbe uscito e se questi assaggi sarebbero stati graditi (cosa senz'altro più facile rispetto ai pezzi del lavoro precedente) l'acquisto del relativo full lenght sarebbe stato una pura formalità; viene così annientato l'effetto sorpresa, è vero, ma siccome la pubblicazione del 2003, lanciata senza alcun preavviso a livello di anticipazioni discografiche, lasciò i fan alquanto perplessi, i 'Tallica vogliono ora andare a colpo sicuro, preparando il pubblico a ciò che presto si sarebbe trovati fra le mani. La canzone si apre attraverso una serie di stacchi netti e serrati, scanditi dalla cassa e dal piatto stoppato di Ulrich, mentre le due chitarre si dividono su altrettante diverse parti: la chitarra di Hetfield esegue uno shredding sul re, mentre Hammet si lancia in un fraseggio posto nelle pause tra un accento e l'altro, che viene letteralmente annegato nell'effetto wah wah, riportandoci così alla mente le parentesi soliste da lui eseguite in "Load" e "Reload" che abbondavano di tale peculiarità. Conclusa questa prima parte, il drummer danese si lancia in solitaria in un tempo lineare e preciso, elemento che, come sappiamo, è più che basilare all'interno del suo stile; dopo due giri entra il basso di Trujillo, che segue i colpi di rullante con delle ditate morbide e corpose. Le sei corde invece attendono ancora qualche battuta prima di fare il loro ingresso in scena, per poi partire all'improvviso insieme alla voce del biondo frontman. La struttura di questa parte si presenta particolarmente interessante, in quanto, gli accordi eseguiti per sorreggere le parti vocali non sono più dei classici powerchord ma vertono ora sulle tonalità alte, seguendo uno schema molto tipico nell'Indie Rock, che conferisce alla sequenza un tocco dissonante ma molto atmosferico per seguire la voce, intenta a dilungarsi sulle vocali toniche delle parole. Ogni passaggio aperto viene poi chiuso da una serie di accenti, in modo da offrire il giusto dinamismo ad un'impalcatura che pur essendo abbastanza standard non manca di trascinarci fin dai primi secondi. Da un punto di vista generale, ci troviamo di fronte ad un pezzo architettato sul modello del singolo precedente, che però vuole utilizzare degli elementi diversi per sfruttare al massimo l'espressività del main riff già a partire dalla strofa; tale parte infatti, consta di una doppia struttura, essa infatti non viene subito agganciata al ritornello, ma attraverso un rapido passaggio di batteria, ricalcato degli stop and go, riparte poi con la seconda porzione di testo in una ripresa efficace e di impatto avviata da un vocalizzo di Hetfield. I Metallica dunque ci lasciano momentaneamente in attesa del cambio, dandoci modo di scuotere ancora un po' la testa su una strofa che seppur relativamente semplice si rivela accattivante grazie alle piccole chicche che contiene. Finalmente si arriva al cambio, non si tratta di un ritornello ampio e di maggiore portata come saremmo abituati a supporre, ma avviene qui una vera e propria sterzata stilistica: il tempo si dimezza, vertendo su un semplicissimo quattro quarti scandito da degli accordi incisivi, in questo frangente, più lento ma ricco di groove, il vocalist ha modo di scandire diversamente le parole, rimodellando così l'idea principale della traccia e creando la giusta base per la variazione successiva. Ci troviamo ora di fronte ad un recupero della struttura iniziale, come se il pezzo fosse improvvisamente ripartito da capo, con la differenza che ora le pause sono dimezzate e tale semplice soluzione rende il tutto più veloce e serrato, ci stiamo avvicinando al nuovo ritornello, anticipato da un raddoppio di cassa che aumenta la tensione in previsione di un qualcosa di ulteriormente nuovo. Si giunge infatti al medley intermedio, che dopo una nuova serie di stacchi distorti, lascia il campo ad una parte in pulito dove il cantante di Downey ha modo di muoversi su tonalità più basse, accompagnato dal groove di questo nuovo frangente che viene improvvisamente interrotto da degli incisi distorti per poi ritornare alla quiete. Gli stacchi funzioneranno da collante per la parte successiva, sede dell'assolo di Hammet, dove il more axeman si potrà lanciare in un vero e proprio assalto all'arma bianca, una colata serratissima di note che va a concludersi con un allaccio armonizzato con la sei corde di Hetfield. Da qui si riprende con la terza strofa, che riprende con lo stesso stilema delle precedenti eccezion fatta per la voce del biondo frontman, che ora torna nuovamente a toccare le tonalità più alte del proprio registro. A chiudere il brano troviamo il quattro quarti dimezzato del ritornello, un ultima martellata che ci spara in faccia il cianuro prima che gli incisi in wah wah si susseguano per la chiusura definitiva, che arriva di netto senza lasciare spazio ad eventuali code o fade out. Dalle due tematiche "guerresche" dei due singoli precedenti, ci spostiamo ora su un argomento più introspettivo e filosofico: il suicidio. Il cianuro infatti è una sostanza chimica molto utilizzata per togliersi la vita, soprattutto dai criminali di guerra (ecco comunque un legame con il tema militare): storicamente, diversi nazisti catturati ricorsero a questo sistema per uccidersi ancora prima di essere catturati, uno di questi, giusto per citare il più noto, fu Heinrich Himmler, braccio destro di Hitler e capo delle SS durante tutto il Terzo Reich. Il sistema più comune è quello di inserire all'interno della propria bocca una capsula, posta in una zona nascosta tra i denti, da poter rompere solo con un determinato movimento al momento prestabilito, ed infatti il militare nazista si tolse la vita nel quartier generale britannico dopo essere stato fatto prigioniero per non poter rilasciare informazioni sull'esercito tedesco e sui misteri del fuhrer. Più in generale, il cianuro viene qui scelto da Hetfield come strumento suicida proprio per la sua agonizzante e letale rapidità, gli effetti causati sul corpo sono infatti immediati ed il trapasso sopraggiunge dopo diversi minuti di agonia. Al di là del gesto particolarmente romantico dunque, il suicidio con il cianuro offre comunque modo di effettuare un'autoanalisi della propria esistenza poco prima di giungerne al termine: la lirica si apre infatti con l'invocazione del bacio fatale degli angeli, un'immagine che sopraggiunge immediatamente una volta entrati nel sonno eterno e che secondo la tradizione sarebbe la chiave con la quale si spalancano d'innanzi a noi le porte del cielo. Il frontman dei Metallica, invece di iniziare una descrizione del regno celeste, inizia ora un ipotetico dialogo con la morte, alla quale si chieda come mai essa ci lasci stare ancora un po' in vita e non venga a rapirci fulmineamente, dopodiché, a causa dell'agonizzante dolore causato dal veleno, la si invoca perché venga a portarci via, dando così fine al nostro calvario. Ecco, il suicidio è concluso, siamo appena trapassati e cosa ci possa essere dall'altra parte lo si può solo lasciare alla fantasia. Nel suicidio consiste il funerale da noi tanto atteso, in vita ormai eravamo solo dei copri svuotati di ogni essenza vitale, che non attendevano altro che il loro guscio venisse svuotato da una forza superiore, la quale non ci avrebbe sicuramente lasciato scampo. Adesso non resta che giacere provvisoriamente nel limbo, aspettando le ali nere che ci conducano verso la nostra destinazione, e non è assolutamente detto che sia per forza il Paradiso. Il sonno inspiegabile continua ad aleggiar su di noi ed in maniera molto cinematografica, Hetfield immagina ora che l'anima sia in grado di osservare dall'esterno la sepoltura del suo corpo. Ciò che in vita ne fu la custodia viene ora posto nella bara, a sua volta calata nella fossa alla cui sommità è posto un angelo di pietra a sorvegliarne il riposo, finalmente giunge così la pace eterna, quella quiete tanto desiderata nelle poesie foscoliane che prende qui forma attraverso una sferzata di Thrash Metal vecchio stile raggiungendo così una nuova veste espressiva. Il tutto si chiude: nonostante il nostro estremo gesto ci hanno fatto la cortesia di seppellirci secondo un rito cattolico, magari celebrando un funerale civile, ma poco importa, non è la forma ma la sostanza che conta della morte. Ognuno di noi, di fronte al capolinea sarà uguale agli altri, quanto fatto in vita, quanto racimolato in banca, non conta più nulla, saremo tutti avvolti da questo sonno per poi intraprendere il nostro viaggio verso una destinazione ignota. La differenza tra il suicida e chi muore di morte naturale è che il primo è in grado di raggiungere volontariamente il funerale che stava aspettando.

Conclusioni

"Cyanide" rappresenta quindi il terzo ottimo traguardo consecutivo raggiunto dai Metallica. Con questo brano, che si colloca sulla linea più semplice e diretta del loro stile, siamo sempre più vicini a tirare quel sospiro di sollievo che tanto aspettavamo; il loro periodo buio sembra quindi essere sempre più prossimo all'archiviazione, ed i quattro musicisti californiani non sono mai stati così in forma. Strutturalmente questa traccia non fa niente di più che rimodellare ulteriormente i main riff costituenti per offrire una soluzione differente di una stessa cosa. Se infatti "My Apocalypse" tendeva a muoversi sulla classica alternanza di strofa e ritornello, scandita poche volte da qualche passaggio, ora i Four Horsemen lavorano ulteriormente sulle varianti aggiuntive per variegare ancora la loro proposta stilistica; l'alternanza viene quindi mantenuta, ma lo scopo dei 'Tallica è quello di provare espedienti differenti per far sì che essa, applicata a riff diversi chiaramente, possa avere una resa ed un impatto sempre freschi e convincenti. Le progressioni strumentali ampie ed estese, pur restando sempre su minutaggi particolarmente elevati, vengono anche qui lasciate in stand by per lasciare alla semplicità la sua più pura espressività artistica e degli esiti non possiamo far altro che essere soddisfatti. Comporre un' altra "Master Of Puppets" è un traguardo pressoché impossibile, anche perché stiamo parlando di una canzone di trent'anni fa, ed in fondo non è neanche necessario, perché se Hetfield e soci riuscissero a comporre un altro pezzo di egual valore, la titletrack del terzo album della band perderebbe tutta la magia che da sempre l'ha resa un evergreen del Thrash. Ciò che i Metallica possono e devono fare adesso, è cercare di recuperare quella verve compositiva avuta in passato per creare musica nuova, fresca e limpida che resti sì collegata alla matrice originale dei vecchi album ma che non ne sia totalmente dipendente, onde evitare il classico stereotipo dell'essere tributo di sé stessi. I Four Horsemen, per portare avanti la loro leggendaria saga musicale devono dunque scrivere dei capitoli nuovi della loro odissea, non ricopiare quelli già scritti, né tanto meno passare a scrivere tutt'altro (come fatto con "St. Anger"). Al di là dei vari sofismi comunque, queste tre nuove canzoni ci testimoniano come i Metallica vogliano riuscire a tutti i costi a raggiungere l'obiettivo prefissato: queste nuove composizioni, fresche anche di suoni molto meglio calibrati e definiti in fase di mixaggio, recuperano l'idea e la grinta dei lavori degli anni Ottanta senza scomodarli dall'Olimpo dove sono ed è giusto che siano. "Death Magnetic" dovrà vivere di luce propria, non essere ricordato come "il disco fotocopia di..." e la scelta di anticiparlo con un ampia gamma di singoli ribadisce ulteriormente che queste canzoni sono in grado di convincerci sia singolarmente che insieme, unite nella tracklist del full lenght. La miglior chiave di lettura per queste canzoni è quella che le analizza nella loro indipendenza e con una attenta analisi, per poi trarne le soggettive e lecite valutazioni e ne gode poi nuovamente nella veste definitiva del prodotto finita. Finora abbiamo ascoltato tre validissime canzoni, i pronostici dunque non possono far altro che essere sempre più positivi. 

1) Cyanide
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