METALLICA

Cliff 'em All!

1987 - Elektra

A CURA DI
MAREK & LORENZO MORTAI
30/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

"Vidi l'autobus sopra di lui. Vidi le sue gambe spuntare fuori. Crollai. L'autista, ricordo, stava tentando di dare uno strattone alla coperta posta sotto il suo corpo per usarla per le altre persone. Dissi soltanto 'Non farlo, cazzo!'. Volevo uccidere quell'uomo. Non so se fosse ubriaco o se passò sul ghiaccio. Tutto quello che sapevo fu che stava guidando e che Cliff non era più con noi". Parole dure e strazianti, uscite dalla bocca di un James Hetfield ancora esterrefatto e devastato nell'anima. Un cuore a pezzi costretto a descrivere la peggiore delle scene; uno dei tuoi migliori amici, a terra. Esanime. Il cuore che ti urla vane parole di speranza, la mente che vince sentenziando definitiva: non è più con noi. Grottesco ed orribile scherzo del destino, un tiro mancino giocato ad una band di ragazzi certamente scapestrati, ma in fin dei conti puri ed incolpevoli. Che male potevano fare, i Metallica del 1986? A chi, o a che cosa? Un quartetto di leoni ribelli lanciato alla conquista del mondo, un ensemble di alcolica goliardia e di passione per il Metal. Passione straripante ed incontenibile, che aveva portato il gruppo a scalare la vetta del successo, facendolo giungere sulla cima. Una cima sulla quale svettava fiera una bandiera, quella con il loro logo. Una scalata cominciata con la pubblicazione del grezzo ed arrembante "Kill 'em All" (1983), proseguita fra mille vicissitudini, passata per la realizzazione dell'immortale "Ride The Lightning" (1984) e dunque coronata dalla genesi del capolavoro definitivo. Dopo soli due album, i Metallica furono consacrati ad autentici capisaldi del Thrash grazie alla nascita del terzogenito "Master Of Puppets" (1986, appunto), disco che segnò un'epoca e fece registrare record su record. Primo album Thrash ad essere insignito del "disco di platino", lunghissime permanenze in classifica.. insomma, i nomi di James, Lars, Kirk e Cliff erano stati letteralmente incisi sulla pietra, pronti per essere - una volta per tutte - tramandati ai posteri. Tutto troppo perfetto, tutto inquietantemente karasho. Perché si sa, quando la Vita vuole giocarti un brutto tiro, sembra neanche volersi preoccupare di lanciare nemmeno la più elementare delle avvisaglie. Niente avvertimenti, niente "antipasti".. nulla. Solo il fatto compiuto. Il tragico, fatto compiuto. E dire che il tutto era iniziato da un'emozionante avventura oltreoceano, con i Metallica richiesti a gran voce in Europa, un continente ansioso di bearsi delle tempeste di decibel scatenate da questi folli Thrashers americani. Visto il successo del tour a fianco di Ozzy Osbourne nelle grandi arene americane, difatti, i Nostri vennero contattati per estendere le loro esperienze anche al di là dell'Atlantico. Proprio per non far mancare nulla al loro curriculum e per portare in quante più zone possibili la loro sanissima voglia di distruggere, i Four Horsemen ci misero ben poco ad accettare; e fecero bene, in quanto lo show del 26 Settembre 1986 tenuto a Stoccolma si rivelò un autentico successo. Un pubblico in delirio acclamò i Metallica dal primo all'ultimo brano, una serata in cui un Cliff Burton ispiratissimo si lanciò anche in un assolo al basso ed in una sua personalissima rivisitazione del celeberrimo "Star Spangled Banner", inno nazionale degli Stati Uniti. Giungiamo dunque al giorno seguente, il 27 Settembre, giornata del viaggio in autobus nel territorio svedese. Dopo aver vinto una partita a carte contro Kirk Hammett, Cliff ottenne la possibilità di dormire accanto al finestrino, posto ritenuto più comodo e dunque migliore per affrontare una lunga notte di guida. Proprio una partita a carte, un'ulteriore prova di quanto il fato possa essere incredibilmente crudele, quando ci si mette. Una vittoria in allegria, procacciatasi in un gioco fra amici. Eppure, una conquista che risultò a dir poco letale. Proprio perché - se per colpa dell'autista ubriaco o per la strada ghiacciata, non ci è dato saperlo - quel maledetto posto si rivelò essere il peggiore, quando il tour bus dei Metallica uscì di strada capovolgendosi malamente. Durante l'innaturale torsione del mezzo, Cliff venne letteralmente sbalzato fuori dal finestrino, di fatto ritrovandosi schiacciato dal veicolo, il quale gli piombò letteralmente addosso con tutto il suo peso. Mentre tutti gli altri se la cavarono con qualche acciacco per nulla grave, il povero Burton dovette invece rimetterci la vita. I sogni di un ragazzo simpatico ed appassionato vennero dunque cancellati in un lampo. Da una distrazione, dalla strada ghiacciata.. da una maledizione, tutt'oggi, priva di una causa o di una concreta giustificazione. Per la band fu un duro colpo da accettare, così come lo fu per tutti gli amici di Cliff. Scott Ian (Anthrax), tutt'oggi, non riesce ancora a parlarne; a 30 anni di distanza. I Queen non avevano ancora coniato l'inno "The Show Must Go On", eppure i Metallica dovettero fare i conti con un'importante carriera da proseguire. Responsabilità ed obblighi da adempiere, nonostante il loro stato d'animo fosse tutt'altro che eccitato. Cliff, l'amico di sempre, se n'era andato. Definitivamente. Eppure, smettere proprio in quel momento sarebbe suonata come una terribile mancanza di rispetto nei suoi riguardi. Lo avrebbe voluto? Lo avrebbe accettato? Assolutamente no. Come fu per gli AC/DC, come fu per i Lynyrd Skynyrd, anche i più giovani Four Horsemen dovettero fare i conti con un lutto gravissimo e comunque raggruppare il coraggio per andare avanti. " La cosa peggiore che potevamo fare era sederci nelle nostre stanze e ripensare ai fatti e piangerci addosso. Ognuno di noi pensò che dovevamo continuare, dovevamo lavorare perché non sarebbe stato giusto verso Cliff fermarci. Anche se lui fosse stato vivo per una qualche ragione e non avesse potuto suonare il basso, non ci avrebbe detto di fermarci. Questo è il modo in cui ci siamo sentiti. Avrebbe voluto che noi continuassimo". Queste le stoiche parole di Kirk Hammett, portavoce della volontà comune dei Metallica di guardare al futuro. Con gli occhi lucidi, certo.. ma lo sguardo rivolto verso una nuova alba. Si cominciò dunque a lavorare, cercando di non perdere la grinta e di non tradire la memoria di Burton con uno scioglimento od un disco mediocre: l'album "..And Justice For All", successore di "Master.." ed altro capolavoro di casa Metallica, venne dedicato alla memoria dell'amico scomparso; in oltre, venne inserita nel suddetto album anche una traccia composta dallo stesso Cliff, la sua ultima testimonianza  come songwriter ed autore di testi. "To Live Is To Die" fu dunque l'ultimo regalo che il ragazzo lasciò ai suoi compagni d'avventura, con l'augurio di vederli sempre più in alto, di tagliare traguardi ancora più importanti di quelli raggiunti con "Master of Puppets". Fu in questo clima di tributi, dunque, che vide la luce un'altra importantissima testimonianza della storia di Burton, la sua esperienza in quello che con gli anni divenne uno dei gruppi più famosi della storia del Metal. Tre anni indimenticabili racchiusi nella prima VHS ufficialmente mai rilasciata dei Metallica: "Cliff 'em All" (gioco di parole rimandante al titolo dell'esordio dei Four Horsemen), ovvero un vero e proprio "docu-concerto" dedicato alla memoria dello scomparso bassista nonché (ad oggi) unica testimonianza dal vivo dei primissimi anni di attività dei Nostri. Un tributo a Cliff che, a conti fatti, si presentò come un vero e proprio regalo a tutti i fan e non solo al compianto amico. VHS co-prodotta da Curt Marvis e Jeff Richter, essa ci mostra varie esibizioni live miste a momenti di vita "quotidiana" dei Metallica, momenti atti a farci conoscere la personalità di Burton in toto e non solo limitando il suo "essere" allo status di musicista. Un reperto più unico che raro, il cui titolo completo fu "$19.98 Home Vid Cliff 'Em All!" (modo in cui i Nostri dimostrarono di non aver perso la verve né l'ironia, indicando a mo' di scherno il prezzo del prodotto) e che riportò sul retro la seguente scrittura: "Well, we finally went and did what we always talked about not doing. Releasing a vid[eo]! Before you throw up in disgust, let us (except K.) tell you the idea behind this - Bene.. alla fine abbiamo fatto quel che abbiamo sempre detto che non avremmo mai fatto: realizzato un video!! Prima che lo gettiate via schifati, lasciateci spiegare (eccezion fatta per K..) l'idea alla sua base". Ancora una volta molta autoironia e voglia di prendersi poco sul serio, ammettendo loro stessi d'aver "tradito" la ferrea volontà di non realizzare video (difatti, sino ad "..And Justice.." i Metallica preferirono di gran lunga suonare live che creare videoclip), ma non del tutto (quasi come dire: "no, aspetta.. non è come sembra!"). Il "K dissidente" sarebbe (simpaticamente definito tale) Kirk, il più "stoico" dei Metallica in quanto a voti di "non apparizione" in video. Questo spiega anche perché, sulla copertina, egli sia stato messo in basso, sovrastato dagli altri membri; copertina in cui i Nostri vengono rappresentati in una simpatica veste caricaturale. Bando agli indugi, dunque, e tiriamo fuori dalla soffitta i nostri videoregistratori. Soffiamo via la polvere, colleghiamoli ai nostri apparecchi televisivi e facciamo che i nastri scorrano.. permettendoci di partire alla scoperta di un'icona del Metal, un gruppo che - con gli strumenti madidi di pianto - si apprestava a mostrarci com'era, quando Cliff era ancora fra di noi. Let's Play!

Creeping Death

Allacciamo le cinture e prepariamoci a volare sino a Detroit, luogo nel quale i Nostri sono intenti ad eseguire i primi tre brani del lotto, presentati da una tellurica versione della hit "Creeping Death (Morte Strisciante)". E' il 4 Aprile del 1986 ed il pubblico del Michigan risulta sin da subito carichissimo e ben disposto verso questi giovani metalheads, che con le loro sfuriate Speed-thrash hanno il compito di dover scaldare un'audience accorsa in massa per assistere allo show dell'headliner Ozzy Osbourne. I Metallica, difatti, ebbero modo di accompagnare il fratello maggiore dell'Heavy Metal durante tutte le sue date americane, ritrovandosi per forza di cose in grandi arene e dinnanzi a migliaia e migliaia di persone. Il contesto perfetto, per spingere alla grande un album come "Master of Puppets". Uno dei tour più importanti mai intrapresi dai Nostri, i quali non persero comunque occasione per divertirsi e rimanere quanto più con i piedi per terra fosse possibile; niente eccessi di pignoleria o comunque snobismo, niente atteggiamento da superstar o da divi insopportabili: proprio in apertura di videocassetta li troviamo intenti a prendersi un break dopo un lungo viaggio in macchina, scendendo dalla vettura per "rifornimenti" presso un autogrill. Immediatamente, James, Kirk e Lars si recano nel reparto liquori per far propria una bella cassa di birra. Fu proprio durante questo tour, infatti, che i Four Horsemen si guadagnarono il loro secondo soprannome "storico", quello di Alcoholica; giunto proprio per la loro smodata passione per la birra ed il whisky, un nomignolo coniato dalla stampa dell'epoca e che Lars fece felicemente proprio, realizzando addirittura delle magliette con su impresso il monicker, adattato ai caratteri del logo storico. Non pago, il batterista coniò anche lo slogan "Drunk 'em all" ("Ubriacali tutti!") storpiatura del noto "Kill 'em All", proprio per far vedere quanto la band fosse capace di grande e simpatica autoironia. Mentre osserviamo le scene della "spesa", udiamo in sottofondo James presentare la band ad un pubblico a dir poco adorante; il chitarrista si cimenta subito (supportato dalla colonna Hammett) in un breve solo atto a scaldare i presenti. Note veloci, aggressive, sporche quanto serve a fomentare un'audience da stadio. La quale viene messa in risalto, lasciata in solitaria dopo la parentesi solista. Le urla acclamano dunque i  Nostri, nonostante le immagini ce li mostrino ancora intenti ad acquistare birre. Lars sfoggia fiero le sue bottiglie, mentre gli altri clienti guardano in maniera perplessa questi tre pazzoidi. Kirk, dal canto suo, arraffa ciò che può, ed è James a guidare la "processione" verso la cassa. Cliff si sta occupando delle riprese, subito la scena cambia e ci inquadra un Lars intento ad impugnare una sei corde, suscitando l'ilarità generale. Il brano può così iniziare effettivamente, presentato da una fugace didascalia che ci indica data e contesto dell'esibizione. Dopo la simpatica parentesi quotidiana, dunque, i Metallica ci vengono mostrati nel loro habitat naturale; neanche a dirlo, sul palcoscenico. La scenografia atta a presentare il tema dominante di "Master of Puppets" presenta delle croci poste ai lati della batteria di Lars, con tanto di fondale. Il drum kit del danese è posizionato su di una pedana rialzata e dotata di gradini, mentre le tre chitarre sono poste in prima fila, e subito intente ad aggredire i presenti. "Creeping Death" ci viene infatti presentata in maniera molto meno "solenne" che della sua versione su disco; i nostri partono subito forte, velocizzando il pezzo sin dal suo riff d'apertura, il quale viene scandito in maniera aggressiva ed assai decisa. Si prosegue dunque in maniera concitata, con un Lars che non si ferma un attimo ed il trio Burton - Hammett - Hetfield intento a farsi notare più che mai: salite sui gradini della pedana, headbanging, atteggiamento sprezzante e soprattutto tanta tanta potenza. Sia la prima strofa che il primo ritornello del brano vengono caricati di una potenza unica, quella che solo la voglia di fare bene durante un live può infondere. Un pezzo che, sul palcoscenico, rende il triplo che su disco; ed al contempo consegna alla storia una vera e propria summa del Thrash Metal: come suonarlo, come interpretarlo, come viverlo. Il volume degli strumenti è assai alto e forse copre leggermente la voce di un James comunque aggressivo e presente, il quale beneficia anche di un leggero effetto eco atto a rendere la sua ugola ancor più maestosa. Per gli amanti della qualità "al bisturi" non sarà certo una gioia, la qualità della registrazione risulta in un certo qual modo selvaggia e decisamente orientata verso la mera volontà di mostrarci la potenza dei Nostri.. eppure, va benissimo così. Un live come questo, SINCERO, rende sicuramente più di tanti pseudo-concerti pubblicati in DVD o CD, accuratamente risistemati e ritoccati in studio, pompati al silicone in maniera ignobile. Dunque, ben venga questa bella "mazzata" in grande stile, atta a dimostrarci cos'erano realmente i Metallica del 1986. Potenza allo stato puro, artigli dilanianti, motoseghe sferraglianti e decise ad amputare tutto e tutti. Non c'è da sorprendersi del fatto che, tutt'oggi, i fan della vecchia data non abbiano perdonato ai Metallica la svolta più commerciale e radiofonica. Vedere dal vivo una cosa del genere e poi doversi sorbire "Reload" sarebbe stato un duro colpo, per chiunque. Il pezzo comunque prosegue nella sua classica struttura e sfocia in un bel solo di Kirk Hammett, il quale decide di mordere la sua ascia facendola gemere di dolore. Una bella scarica di note squillanti e sofferenti, rilasciate da una sei corde meravigliosamente sostenuta in fase di ritmica dal compagno Hetfield e dal duo ritmico Burton - Ulrich. L'assolo diviene molto più melodico nella sua seconda parte, anche se per nulla più morbido o comunque "tranquillo"; nel mentre, un tecnico di palco fa in modo che l'asta del microfono di Kirk non cada, e subito dopo la bella espressione solista del Nostro, la band può entrare nel momento più maggiormente cadenzato del pezzo, prediligendo un battere perentorio e preciso piuttosto che una velocità sostenuta / forsennata. Riusciamo ad udire sempre con "fatica" la voce di Hetfield, il quale comunque rimane sul pezzo in una maniera incredibile, aggredendo il suo microfono e ben supportando un Hammet che nel mentre corre su e giù per le scale. Dal canto suo, Lars si calma leggermente (non muovendosi più troppo) mentre Cliff sfoggia un headbanging da manuale, pur non perdendo per strada neanche una nota. Il brano prosegue proponendoci poi un altro ritornello, ed è arrivato il momento, sul finale, di un bel dialogo d'asce fra i due chitarristi. Kirk torna a scatenarsi in un bell'assolo, mentre il resto della band ci propone il riff iniziale e di seguito si avvia alla chiusura di questa meravigliosa esibizione. Il saluto finale di James ed il suo "arrivederci" ci lasciano intendere come questo fosse l'ultimo pezzo della serata, difatti il gruppo, subito dopo, esce dallo stage letteralmente esausto dopo una performance letteralmente da brividi. Il testo proposto non varia, e rimane dunque fedele a quello della versione originale,  ispirato dalla visione del film "I Dieci Comandamenti" ("The Ten Commandments") di Cecil B. DeMille. I Four Horsemen rimasero particolarmente colpiti soprattutto dal secondo tempo della pellicola, momento in cui Mosè scatena sul popolo egiziano la violenza delle celeberrime piaghe, fra le più cruente la morte di tutti i figli primogeniti delle famiglie egiziane. Assistendo a questa determinata scena, leggenda vuole che Cliff Burton esclamasse le seguenti parole: "Whoa! It's like creeping death!", proprio per rimarcare la violenza della punizione inflitta agli avversari dal patriarca ebreo. Un'esclamazione che valse immediatamente l'imput per creare un pezzo su quel determinato argomento e che riportasse esattamente quel titolo, pronunciato inconsapevolmente da Cliff in maniera naturale e splendidamente spontanea. Come detto, quindi, il brano è incentrato sulla vicenda delle piaghe d'egitto; traendo spunto dal libro dell'Esodo (capitolo 12, versetto 29), iMetallica descrivono dunque la morte dei primogeniti secondo la prospettiva del cosiddetto "angelo della morte", ovvero Dio stesso, il quale si occupò di gettare nel panico tutto l'Egitto dispensando morte in ogni casa ed in ogni famiglia, creando un caos inenarrabile, facendo dilagare paura e psicosi collettiva, anche in casa del Faraone stesso, il quale si vide privato del suo primo figlio. "Sono stato mandato qui dal prescelto, lasciate che questo accada.. uccidere il primo figlio del Faraone!", la vendetta del popolo israeliano è così compiuta e Mosè ottiene la libertà per la sua gente, ora capace di slegarsi dal giogo egizio e di vivere in piena autonomia. Col proseguo delle liriche, notiamo come vengano citate altre delle dieci piaghe; dapprima la trasmutazione dell'acqua in sangue ("Il sangue scorre rosso lungo le acque del Nilo!"), in seguito la pioggia di fuoco ("sia lode al fuoco!") e le tenebre ("tre giorni di oscurità assoluta!!"). E' comunque sulla morte dei primi figli che i Metallica decidono di soffermarsi, dando vita ad un testo comunque diretto e violento, in cui un angelo della morte vendicativo ed onnipotente prova quasi piacere nell'infliggere questa condanna, salvando unicamente il suo popolo prescelto, reso immune dal castigo grazie al sangue d'agnello sugli stipiti delle porte (metodo per distinguere le case ebree da quelle egiziane, per far si che la piaga non si abbattesse sugli innocenti). Dunque, lasciamo che la profezia si compia e che tutto questo passi alla storia.. la Morte non può attendere!

Damage, Inc. / Am I Evil?

Nuova parentesi video che ci presenta il pezzo successivo, nientemeno che un medley composto dall'eterna "Damage, Inc." e dalla leggendaria "Am I Evil? (Sono Malvagio?)". La prima è estratta direttamente da "Master Of Puppets", mentre la seconda consiste in una cover dell'omonima hit dei Diamond Head, alfieri del movimento N.W.O.B.H.M. e rimasti per sempre nel cuore degli appassionati di Heavy inglese. Oltre ad essere una delle band di punta dell'intera old school albionica, i Diamond Head furono particolarmente apprezzati (assieme ai Blitzkrieg di Brian Ross) da molte formazioni in seguito dedite ad un tipo di Metal molto più aggressivo rispetto a quello "tradizionale". Non è un caso che i Metallica avessero tratto - dunque - molto spunto dal gruppo di Sean Herris e Brian Tatler, tanto da voler riproporre questa cover in sede live, per omaggiarli. Il pezzo fu inciso ufficialmente sul singolo "Creeping Death" del 1984, ed ebbe modo di acuire la fama dei Diamond Head, in quegli anni non certo alle stelle per via di un'uscita discografica mai del tutto apprezzata ("Canterbury", del 1983) e per via del sostanziale momento difficile che la N.W.O.B.H.M. stava attraversando, a causa del forte interesse che - paradossalmente!! - nuove realtà come i Metallica stavano suscitando. Un bel gesto, comunque, pregno di grande umiltà. L'omaggio dei giovani ad una Storia che non poteva e non doveva essere dimenticata. Il tutto, come dicevamo, viene introdotto da brevi filmati che vedono dapprima Hetfield al telefono, ed in secondo luogo in compagnia di Cliff, durante un breve stralcio di un'intervista. James (un  po' impacciatamente) discute appunto di N.W.O.B.H.M. Entrambi i ragazzi sfoggiano due magliette dei Misfits, re (all'epoca) dell'underground Punk americano. Guidati da Glen Danzig, altro personaggio che ebbe un ascendente non di poco conto sull'immaginario dei Metallica, furono anch'essi grandi ispiratori per la nascita della prima scena Thrash, la quale cercava di unire in maniera omogenea la selvaggia attitudine Punk con la potenza dell'Heavy Metal. Proprio Burton sfoggiava un tatuaggio in loro onore, il cosiddetto "Crimson Ghost", ovvero la mascotte (un teschio sorridente) dell'ex gruppo di Danzig. Abbiamo di nuovo un cambio di scena e troviamo questa volta un'inquadratura del palcoscenico sgombro. Il grido "Metal Up Your Ass!!!!!" spicca sulla confusione della folla, mentre questa è intenta ancora ad incoraggiare gli assenti Metallica, esigendo (più che chiedendo) la consueta "one more song", ovvero l'encore. Il "bis", come siamo soliti dire nel nostro paese. Prima di tornare a vederli in azione, però, il pubblico deve idealmente "sorbirsi" una scena nella quale Lars conversa amabilmente al telefono, con un bel poster di "Armed and Dangerous" degli Anthrax posto alle sue spalle. Finalmente torniamo sullo stage e subito notiamo che i Nostri sono tornati ai loro posti. Il sempiterno / onnipresente "oh Yeah!" di James si fa presto udire da una folla in delirio, ed il nuovo brano viene presto introdotto. "Do you want more?", chiede il frontman. "YEEEEES!!!!", urla il pubblico.. e giunge quindi il momento, per Lars, di scandire un marziale tempo di Bolero. Le asce, maestose ed inquietanti, emettono lunghe ed oscure note, atte ad accompagnare il batterista nell'esecuzione di questa intro, divenuta ormai celeberrima. Chitarre quasi "sabbathiane", se vogliamo, anche se non sono destinate a rimanere così per troppo a lungo. Kirk Hammett, infatti, dopo poco omaggia il maestro Eddie Van Halen quasi riprendendo la famosa "Eruption"; il riff principale di "Am I Evil?" può dunque essere presentato in tutta la sua maestosità, e subito notiamo quanto il pezzo sia cosa propria dei Metallica. Un gioiello dell'Heavy Metal magnificamente riproposto mediante suoni più distorti ed aggressivi, dotato di una ritmica ancor più marcata e di un guitar work di prim'ordine. Cliff, in tutto questo, è magnificamente sul pezzo e non smette neanche un secondo di mandar "su e giù" la sua testa, generando un vero e proprio tornado con i suoi capelli. Pur così facendo, comunque, non commette neanche un errore: programmato per suonare il basso, nulla da fare. Non avrebbe sbagliato neanche con un mirino laser puntato fra gli occhi. Si prosegue dunque in un tripudio di suoni impastati e "ridondanti" (colpa dell'effetto "eco" dell'arena particolarmente amplificato dai mezzi di registrazione dell'epoca), i quali hanno ancora una volta e se non altro il pregio di farci valutare la grande verità che si cela dietro questa operazione. Che potrebbe essere disprezzata solo da un fanatico della tecnologia e della modernità, in quanto - e lo sostengo senza timori di smentita - la vera essenza del Metal risiede proprio nelle performance "grezze" come questa. Performance viscerali e particolarmente dirette, ben lungi dai suoni iper-programmati e computerizzati dei giorni nostri. Quindi, non è d'uopo aspettarsi rimaneggiamenti: quel che abbiamo davanti è una presa diretta, con tutti i pro ed i contro di una registrazione del 1986, certo.. ma con il grandissimo pregio di farci vedere quel che era, senza filtri di sorta. Il brano dunque pesta duro, terminando "Am I Evil?" e subito proponendoci "Damage Inc." in tutta la sua scellerata furia, in maniera nuda e cruda, letteralmente.. senza preliminari! Un pezzo che trascina e disintegra, anche quando giungiamo ad un frangente in cui Hammett sfoggia un assolo di pregevolissimo gusto Heavy ben "bastardizzato" dalla sua attitudine Thrash. Il momento solista fa dunque viaggiare i Metallica in maniera ancora più veloce e potente, facendoli letteralmente salire su di un treno pronto a consumare i binari, da lì a poco. Kirk continua nella sua opera fino a che James non riprende a cantare, e notiamo come il copione non cambi affatto. I Nostri sono sempre attivi, scattanti, vogliosi di divertirsi: le corse di Kirk, l'headbanging di Cliff, un Lars instancabile.. tutto procede così sino alla definitiva chiusura del brano, il quale vede i Nostri salutare definitivamente la folla in delirio. Strette di mano alle prime file, lo splendido "Yeeeeaaaah!!!" di Cliff ed i pugni alzati di un James a petto nudo e visibilmente stanco, ma ancora carico di adrenalina. Dal punto di vista lirico non abbiamo variazioni di sorta neanche in questa occasione: "Am i Evil?" è citato nella sua interezza, riproponendoci un topos della N.W.O.B.H.M., ovvero testi colmi di argomenti occulti e "stregoneschi". I grandi film dell'orrore made in Italy (come "I Tre Volti della Paura" o "La Maschera del Demonio"), molto più popolari in Inghilterra che nel nostro paese, suscitarono un gran fascino su diverse band inglesi (Black Sabbath in primis ma anche Witchfyinde) fra cui i Diamond Head, che in queste liriche ci parlano del figlio di una strega intenzionato a cercare vendetta. Vedere la madre ardere viva sul rogo fu per lui un durissimo colpo; una morte atroce avvenuta fra le fiamme, la candida pelle della genitrice ridotta a lembi bubbonici e carbonizzati.. le urla, il dolore, la disperazione. La testa del ragazzo perde la cosiddetta bussola ed il desiderio di vendetta comincia ad accecarlo, spingendolo ad abbracciare la causa demoniaca per poter fare giustizia. L'omicidio è l'unica risposta, egli si tramuterà in un serial-killer bestiale e feroce, in grado di uccidere chiunque senza far distinzioni. La sua lama accarezzerà la pelle di chiunque gli capiterà sotto tiro, una dura lezione da impartire alla razza umana: ferite orribili e volti sfigurati, un contrappasso letale, rendere il prossimo impaurito ed agonizzante proprio come lo fu sua madre, legata a quel palo, mentre il fuoco divorava le sue carni. Anche "Damage Inc.", nonostante la versione leggermente più breve, beneficia del suo testo originale. La Corporazione del Danno è una gang spietata e sanguinaria, un'unione di criminali disposti a tutto pur di prevalere sul prossimo. Distruggere, uccidere, conquistare.. nulla sembra potersi opporre a questa forza, a questa schiera di squali famelici. Si definiscono "sciacalli", noi tutti sappiamo da dove provengono ma siamo troppo ciechi per capire il fatto che tutta questa violenza altro non è che il parto del nostro stesso cuore; da sempre, incline alla malvagità. "Vieni più vicino.. se ti fa piacere", ci dicono questi mostri, letteralmente invitandoci a far parte della loro congrega. Titubanti, potremmo anche essere portati ad accettare: se non puoi batterli, unisciti a loro, verrebbe quasi da dire. Qualora decidemmo di opporci, la nostra fine sarebbe comunque terribile. Sarebbero capaci di mangiarci in un sol boccone, di masticarci e di sputarci via per puro piacere, ridendo della nostra agonia, beandosi delle nostre sofferenze. Più sono atroci, più le loro risate risuonano fastidiose nell'aere. Proviamo a scappare ma sentiamo questa infernale presenza alle nostre spalle, che ci tormenta e tallona, orgogliosa di detestare / rigettare tutto ciò che riguarda il buon senso o comunque la pietà. Essi odiano e disprezzano ogni cosa che suoni come "perbene", la loro volontà è solo quella di imporsi con violenza sul prossimo, certificando in questo modo il loro potere. Il sangue chiamerà altro sangue, è giunto il tempo di morire.. gli azionisti di maggioranza della "Damage Incorporated" sono pronti a presentarci il piano finanziario del prossimo anno! In salita per loro, in triste discesa per noi.

Master Of Puppets

Cambio di data e location: la riproposizione live dell'eterna "Master Of Puppets (Burattinaio)" fu infatti eseguita il 28 Aprile 1986 in quel di Long Island, e l'unica congruenza con il primo trittico di brani riguarda l'estrapolazione diretta dal contesto "Osbourniano", visto che ancora una volta ci vengono proposte immagini esclusive del tour americano che i Metallica intrapresero a fianco dell'eterno Ozzy. Curiosità circa questo tour, i Four Horsemen erano soliti (durante i soundcheck) accennare diversi (e famosi) riff di brani scritti dai Black Sabbath, suscitando non poche volte la stizza di Osbourne, il quale pensava che il tutto fosse fatto per prenderlo in giro. Eppure, le intenzioni dei 'tallica erano tutt'altro che offensive, in quanto loro volevano sinceramente omaggiare la band della quale Ozzy era (all'epoca) l'ex frontman. Nonostante il successo, infatti, ad Hetfield e soci non sembrava vero di ritrovarsi in arene così grandi, al fianco di un autentico titano del Metal. Ciò che viene ampiamente dimostrato nei piccoli stralci di videointerviste presentatici prima dell'inizio di "Master..", momenti privi di malizia o comunque di velleità "aristocratiche". Sono nuovamente Cliff e James a fare la loro comparsa, questa volta intenti a parlare di quanto lo spirito dei Metallica non fosse cambiato, nonostante il contratto firmato con una major. "Master Of Puppets" fu infatti il loro primo album uscito per l' "Elektra Records", autentica corazzata dell'industria discografica. Eppure, il contratto non aveva dato alla testa di questi baldi metalheads, intenti sempre ad essere (e prima d'ogni altra cosa) loro stessi. Per un piccolo frangente abbiamo addirittura delle vecchissime immagini di repertorio, nelle quali fa la sua comparsa nientemeno che un giovanissimo Dave Mustaine. Altra didascalia riportante data e location del concerto, ed è un laconico "are you fuckin' ready?????????" di James a squarciare l'aria; momento che segna l'inizio di una "killer version" dell'eterno classico griffato Metallica, la canzone che si conosce anche se non si mastica metallo "24/7". L'audio non è ancora una volta dei migliori e qualche fischio di troppo arriva in qualche frangente ad infastidirci, ma non possiamo certo rimanere impassibili dinnanzi al "pestoduro" dei Metallica, intenti ad accelerare e presentarci una versione di "Master.." ben più acida ed abrasiva di quella in studio, e di quando in quando subissata dal pubblico, intento a cantare a squarciagola assieme alla band. Il brano prosegue per il resto in maniera "canonica", salvo per una piccola variazione occorsa nel primo ritornello; James, anziché ripetere "just call my name 'cause i'll hear you scream", preferisce sostituire l'espressione (forse per colpa di un lapsus) con il verso "Master of Puppets, i'm polling your strings!". Del resto, gli animi sono talmente concitati che una piccola dimenticanza - con conseguente salvataggio in corner - può sicuramente starci, anche se il rischio di compromettere il buon proseguo del pezzo era alto. Sembra quasi che i nostri sbandino ma è solo un'impressione, in quanto sono bravissimi a riprendersi in un nanosecondo, procedendo sparati come cacciabombardieri. Si riprende quindi con la seconda strofa, abbiamo un momento di "oscurità" in quanto le teste del pubblico coprono momentaneamente l'obbiettivo. Tosti si giunge al secondo refrain, in un bel tripudio di aggressività, sangue e sudore; Burton non la smette un secondo di scapocciare mentre Kirk appare meno dinamico che negli altri pezzi, pur risultando implacabile ed autore sino ad ora di un'ottima prova. Dal canto suo, James rende la sua voce molto più violenta anche se, di nuovo, sbaglia il ritornello finale. Questa volta, però, consapevolmente. Del resto, è solo una questione di lana caprina.. in quanto il pezzo è pur sempre dei Metallica stessi, e sono liberissimi di cantarlo come vogliono. Arriviamo all'intermezzo melodico, ben riproposto da un Hetfield ispiratissimo, seguito a ruota da un Hammett che invece sembra "steccare" leggerissimamente l'assolo, non rendendo memorabile la sua esecuzione, più volte sporcata da qualche errore. Una prova onesta, dopo tutto.. non certo da incorniciare, ma sicuramente non disastrosa. Le cose migliorano quando il brano riprende a ruggire e James riattacca a cantare con l'aiuto del pubblico e dei suoi amici, riportando il tutto su binari sicuramente più gradevoli. Anche Kirk risente del clima generale e si lancia finalmente in una bella esecuzione solista, facendosi perdonare gli scivoloni precedenti. James è definitivamente sul pezzo e riprende dunque a cantare, riproponendoci la strofa successiva all'assolo e subitamente dopo un ultimo bel ritornello, "sbagliato" ancora una volta. Finale particolarmente acceso, con nuovi momenti di "oscurità" dovuti alle "prodezze" del cameraman e la tetra risata di James che mette fine ad una versione sicuramente maschia e violenta, ma non certo precisa al millimetro. Ancora una volta, a giustificare i Nostri, è sicuramente il fattore verità: tante, troppe band dovrebbero PREGARE tutti gli Dei del mondo anche solo per riuscire a realizzare la metà di quanto viene fatto in questo frangente, poco ma sicuro. Niente aiutini o ritocchi. Ed anche il testo, come i precedenti, non cambia a livello di significato: ad essere preso di mira è questa volta il tragico rapporto fra spacciatore e consumatore, fra drogato e venditore di droga. Gli Stati Uniti stavano conoscendo in quegli anni il boom della cocaina, fra le peggiori sostanze mai create e diffuse. Senza dimenticare l'eroina ed i conseguenti disagi dovuti dall'uso "comune" delle siringhe, vere e proprie diffonditrici di pericolosissime malattie fra le quali il virus dell'HIV. I Metallica indagano dunque questo mondo, mettendo in luce l'enorme potere che lo spacciatore sembra avere sui suoi clienti. Egli ha tutto ciò che essi desiderano, che bramano; la dose che assicurerà la felicità giornaliera, quella dose senza la quale si rischierebbe di impazzire a causa di una crisi d'astinenza. Il criminale è conscio di questo e può permettersi di giocare con i suoi "amici" nella maniera che più lo aggrada: esigere cifre astronomiche dai maschi, approfittare sessualmente delle femmine.. per un grammo, tutti si venderebbero, sarebbero addirittura disposti ad uccidere. Tanta è la desolazione in cui si cade quando si è schiavi del consumo di droga. C'è chi lo sa ed anche molto bene, c'è chi è pronto a sfruttare tutto questo per potersi divertire, per poter fare affari e soprattutto rovinare consapevolmente una vita, non ponendosi scrupoli. Un burattinaio che muove i suoi pupazzi nella maniera che più lo aggrada, un Mangiafuoco negriero, schiavista e padrone di tanti Pinocchio privi di volontà, ridotti in tal modo da chissà quali problemi. Un sistema messo in piedi da uno stato assente, che anziché salvaguardare i suoi cittadini è intenzionato unicamente ad ingrassare le tasche dei propri rappresentanti. Quando ti rubano il lavoro e la famiglia, rimanere lucidi è quanto di più difficile: senza futuro, costretti alla fame, cerchiamo disperatamente qualcosa alla quale appigliarci.. ed ecco che il burattinaio è lì, pronto a bucare le nostre vene per donarci l'illusione che tutto possa risolversi con un grammo che scorre in un ago. Nuova didascalia riportante la scritta "Marzo 1983", subito ci troviamo dinnanzi ad un nuovo filmato di repertorio.. il quale, ci scommetto, farà scendere le lacrime di diversi nostri lettori nostalgici. Siamo infatti al cospetto di una vecchissima videointervista del combo losangelino, quando ancora era Dave Mustaine a ricoprire il ruolo di chitarra solista. I Nostri, poco più che ragazzini, tradiscono un simpaticissimo imbarazzo mostrandosi timidi ed a tratti impacciati, non certo sciolti e disinvolti. Dopo essersi presentati ed aver indicato i loro diversi ruoli, nonché l'anno di formazione, passano in seguito ad elencare le loro band preferite. E' subitamente James a rompere il ghiaccio, pur non riuscendo a sciorinare neanche un nome che fosse uno. Si limita a dire: "oh beh, insomma.. ogni tipo di band che.. si..", cercando di imbastire un discorso, prima d'essere interrotto dal più arrembante Mustaine il quale fieramente nomina bands del calibro di Angel Witch, Venom e Diamond Head. Si fa coraggio Lars, il quale nomina i Motorhead, mentre Cliff Burton (il più spigliato del gruppo) sfoggia un'espressione sorniona alla Bon Scott pronunciando in maniera decisa il nome degli ZZ Top, preceduto da quello dei Rush e dei Black Sabbath. Un preambolo simpatico ed intriso di commozione, il quale serve a presentarci un nuovo brano tratto proprio da quegli anni gloriosi.

(Anesthesia) Pulling Teeth

19 Marzo 1983, San Francisco: al suo secondo concerto con i Metallica, Cliff decide di mostrare subito le sue abilità lanciandosi in una bella versione di "(Anesthesia) Pulling Teeth - (Anestesia) strappare via i denti", per certi versi differente da quella presente in "Kill 'em All" e ricca di improvvisazioni sorte sul momento. Il buon Burton decide infatti di stupire l'audience mostrandosi al pieno delle sue forze, presentandosi alla sua nuova famiglia in maniera a dir poco eccezionale. Se pensiamo al termine "assolo", difatti, il primo strumento che - a ragione - può venirci in mente è la chitarra, tutt'al più la batteria; il basso, ingenuamente, viene sempre bistrattato e relegato in secondo piano, quando invece la figura del bassista è al 100% fondamentale se non DECISIVA, molto spesso. Uno dei grandi meriti di Cliff Burton fu il dimostrare tutto questo, facendo vedere al mondo quanto estro propositivo e compositivo si può celare, in quattro corde. Questo brano è dunque il simbolo del suo talento, della sua genialità, la dimostrazione ultima e definitiva di come il bassista Metal non sia una figura di secondo piano ma anzi, si possa proporre a tutto campo non come un semplice accompagnatore, bensì come una personalità ben definita ed a sé stante. Era cominciato tutto con Lemmy ed il suo impugnare il "Rickenbacker" più come una chitarra che come un basso, era proseguito con Steve Harris e le sue incalzanti cavalcate.. si era dunque giunti alla "pazzia" di Cliff, intento in questo caso a sparare ogni cartuccia della sua (capiente) bandoliera. Anche allora l'headbanging era il suo marchio di fabbrica: notiamo  come non smetta di muovere la sua testa neanche per un secondo mentre si diverte a scandire il riff principale di "Anesthesia.." improvvisando di quando in quando, ottenendo la standing ovation del pubblico, il quale sembra realmente rapito dal momento ed alterna esultanze a religiosi silenzi. Le dita del Nostro volano sulle corde in maniera meticolosa e precisa, andando ad emettere note grosse e meravigliosamente dense, corpose, dure ma comunque eleganti e figlie di una tecnica strumentistica letteralmente da manuale. Il tutto diviene più concitato con l'arrivo di Lars Ulrich, il quale decide di scandire un ritmo ben tirato per accompagnare un Cliff che, per nulla spaventato dai possibili crampi, continua a correre imperterrito andando a ricamare uno strumentale d'alta scuola, pregno di classe e se vogliamo parimenti valido rispetto alle composizioni di Dave Mustaine. Non sarebbe dunque uno scandalo affermare che, subito dopo il buon Dave, i Metallica dovrebbero ringraziare infinite volte Cliff, il quale li ha sicuramente portati verso lidi ben più particolari e meno scontati di quelli nei quali sguazzavano molte band della loro epoca. Sembra proprio che Burton stia suonando una chitarra, andando ad emettere con perizia note distorte ed in alcuni punti addirittura "elettroniche", "cibernetiche"; il tutto si inasprisce con il reintegro di tutta la band, con Hetfield e Mustaine prontissimi ad esagerare e velocizzare il contesto, mentre il bassista decide di spiccare ancora una volta cercando di proporre, come contraltare alla rugginosa sporcizia del duo d'asce, il suo suono pieno e perfettamente distinguibile.

Whiplash

Ben presto, però, il tutto si interrompe per presentarci il brano successivo, una devastante versione di "Whiplash (Colpo di Frusta)", introdottaci da un urlo di Dave al microfono. E' la batteria incalzante di Lars Ulrich a farla letteralmente da padroni, mentre le asce seguono a ruota il ritmo proposto dal danese, andando ad impreziosirlo con una crudeltà ed una velocità d'esecuzione fuori dalla norma. Fa effetto vedere Mustaine ed Hetfield fianco a fianco, intenti a scambiarsi note infuocate.. e fan ben più effetto vedere un giovanissimo Hetfield cercare di assumere espressioni "da duro" mentre è intento ad urlare (in maniera molto convincente, per altro) i versi di un brano concepito proprio per la veste live. Sentendo il brano in questo particolare frangente, poi, possiamo distintamente riscontrare la longa manus di Dave in sede di songwriting, in quanto il pezzo sembra veramente un antipasto di quel che il Rosso avrebbe poi fatto con i suoi Megadeth. Davvero un'ottima versione, animata in questa veste live soprattutto da Burton e Mustaine, sicuramente ben capaci di aizzare la folla con il loro headbanging e le loro pose. Assolone di Dave (che già all'epoca suonava meglio di molti chitarristi contemporanei) e si può dunque pestare duro e piangere di gioia, facendosi trasportare da un tornado di note che ci catapulta letteralmente fra quella folla pogante ed in delirio totale. Vorremmo non finisse mai, tuttavia questa versione al fulmicotone risulta sensibilmente accorciata rispetto alla sua corrispettiva in studio. Il brano viene infatti tranciato dei netto, per lasciar spazio ai fotogrammi successivi. Il testo, anche in questo caso, non cambia.. ed anzi, sembra prendere ancor di più vita grazie a questa potentissima veste live. Si parla dell'energia che una band Metal riesce a scatenare dinnanzi al suo pubblico, parole cariche di riferimenti alla stessa realtà dei Metallica, lyrics rivolte anche a noi fan. Siamo lì, sotto al palco, l'attesa è spasmodica e la fame di musica è ormai alle stelle. Siamo incontenibili ed incontentabili, gli amplificatori iniziano a ruggire e finalmente i Nostri sono pronti ad infiammare il palco, pronti a farci divertire come se non ci fosse un domani. L'adrenalina scorre nelle nostre vene, il nostro fisico non risponde più alle imposizioni del raziocinio; siamo liberi di urlare, sfogarci, farci pervadere dalla musica più potente del mondo, più calda dell'inferno e sicuramente ben più imponente! E questo, i nostri Metallica, lo sanno fin troppo bene! Forse una delle canzoni più auto celebrative del combo (l'unica in cui viene citato direttamente il nome della band, forse strizzando l'occhio al modus scrivendi dei tanto odiati / amati Manowar), in quanto descrive appieno sia le nostre sensazioni di pubblico sia ciò che loro, i Nostri ragazzi, provano ogni volta che sono su quel palco ed i loro strumenti sembrano poter prendere fuoco da un momento all'altro, tanta è la devastazione sonora che Hetfield e soci riescono a trasmettere tramite il loro "armamentario". Gioventù e rabbia, quella dei nostri Thrashers, che non conoscono sosta e non vogliono affatto fermarsi: la loro vita è il palcoscenico, vivono per donarci determinate gioie e suonano per sentirsi vivi, per mostrare al mondo la loro rabbia, per farci vedere cosa sia veramente l'Heavy Metal: una colonna di Marshall, birra e tanto divertimento. E così via, di città in città, albergo dopo albergo, palcoscenico dopo palcoscenico (riferimenti non tanto velati, nel testo, al brano "(We Are) The Road Crew" dei già citati Motorhead), sempre portando metallo e distruzione in ogni dove. Un testo quasi commovente, risentendolo oggi, in questo 2016 che ha forse cercato di portarci via certe gioie sincere, schiette e genuine, ma a quanto sembra non è riuscito a strapparcele via del tutto. Alziamo il volume, o meglio ancora andiamo ad un concerto.. non dimentichiamoci di quanto potere ci sia, in quello schiocco di frusta. E' subito tempo per una sequenza di fotografie raffiguranti il compianto Burton. Egli ci viene mostrato "in toto", in ogni sua "versione" e sfaccettatura. Dalle "boccacce" alle smorfie, dalle foto on tour alle espressioni concentrate durante le esecuzioni degli assoli, passando per le foto per i booklet e le interviste. Un campionario importante, che viene nel mentre del suo scorrere accompagnato da un suo nuovo assolo; frangente che ci mostra ancora una volta l'incommensurabile talento di un musicista scomparso troppo presto ed in maniera orribile, una fine che non avrebbe meritato il peggiore degli uomini, figuriamoci un bassista così pieno di passione e talento. Le riprese sono questa volta professionali, ci sono diverse dissolvenze atte a mostrarci il nostro da più inquadrature e sempre meravigliosamente intento a donare la vita a note magiche, piene, melodiche ma comunque frastornanti. Un momento a dir poco "avvolgente", che non dura moltissimo e viene presto "scalzato" da una simpatica scena avente come protagonisti Hetfield, Hammett ed Ulrich. I tre debbono mettersi in posa per una fotografia, ed è proprio il giornalista incaricato a stabilire le "posizioni", manovrando James come se fosse un burattino. I Nostri debbono essere immortalati nell'atto di bere della birra, ed una volta ricevuto l'ordine di sorseggiare l'amata bevanda, ecco che si verifica un intoppo a dir poco comico: Hetfield si rende conto all'ultimo momento di non aver stappato la sua bottiglia, passando dallo stupore all'ilarità in meno di un attimo. 

The Four Horsemen

Cambio di location, questa volta siamo in Germania ed il calendario segna la data 14/09/1985. In compagnia di mostri sacri come Venom e Nazareth, i Metallica sono intenti a divorarsi il palco del "Metal Hammer Festival", proponendoci nientemeno che uno dei loro cavalli di battaglia. "The Four Horsemen (I Quattro Cavalieri)" fa infatti la sua trionfale entrata in scena, presentata a colpi di riff martellanti e batteria scatenata. Notiamo immediatamente quanto la qualità video ed audio sia lievitata considerevolmente, anche in virtù del fatto che a riprendere il tutto fosse, in questo caso, una troupe professionista. In queste vesti i Metallica ci risultano più selvaggi e meno impacciati, più cresciuti e consapevoli dei loro mezzi: le prime strofe ed i primi refrain scorrono via imperterriti, con la voce di James molto più "vera" che sul full-length. Il sound è "sporco" quanto serve per apparire vero al 100%, anche la batteria è decisamente presente assieme al basso di Cliff, molto ben curato e senza dubbio protagonista del brano. L'esecuzione è dunque dirompente e violenta, un bel concentrato di adrenalina splendidamente rilasciato a dosi massicce ma controllate da una band perfettamente in grado, in quel momento, di tenere il palcoscenico in maniera eccelsa. Poetica immagine di un Cliff in "slowmotion" intento ad urlare per aizzare la folla ed è subito tempo per Kirk di lanciarsi nel meraviglioso assolo del brano, riuscendo perfettamente nell'intento di sfoggiare le sue comunque ben note capacità. Momento che chiude di fatto il pezzo, con l'occhio di bue puntato su James il quale, dopo un sentitissimo "aaaaaaaal right, thank you!!!!!" saluta l'esigente platea, rimasta soddisfatta dell'esibizione dei nostri. Del resto, stiamo o non stiamo parlando dei Cavalieri dell'Apocalisse? Il titolo del brano, infatti, è sintomatico di quel che i Metallica si consideravano, all'epoca dei fatti: una band selvaggia ed indomabile, intenta a distruggere per ricostruire, per plasmare un nuovo genere fatto di velocità e chitarre sferraglianti. Un testo autoreferenziale quasi quanto "Whiplash", anche se molto metaforico e quasi privo di riferimenti reali e concreti. Ad essere messa in luce è difatti la figura di questi Cavalieri, rappresentanti secondo San Giovanni ogni atrocità mai apparsa sulla faccia della terra. Morte, Peste, Fame e Guerra, pilastri della sofferenza e della distruzione più totali. Siamo morti sin dal giorno della nostra nascita, e loro lo sanno bene: sentiamo il loro triste galoppare sempre più vicino, nel mentre che osserviamo il nostro mondo andare a rotoli, sgretolarsi, distruggersi sotto i nostri stessi passi. La figura del cavaliere è dunque da intendersi sia in maniera "horror" che in maniera metaforica. Gli stessi Metallica decisero di farsi chiamare i "The Four Horsemen" in omaggio a queste figure, proprio perché erano ben consci della portata "distruttiva" della loro musica. "Kill 'Em All", album dal quale il brano è tratto, fu difatti una vera e propria Apocalisse sonora. Tempeste di note, riff a motosega, bassi devastanti, batteria incessante; un armamentario impossibile da contrastare, un ensemble che avrebbe di lì a poco conquistato il mondo.

Fade To Black

Sempre estratto dal live datato 1984 insieme a Venom e Nazareth, incastonata alla settima posizione troviamo un altro classico della band, "Fade To Black (Sfumato In Nero)"; trattandosi di una ripresa professionale effettuata durante il concerto, l'inquadratura iniziale è un campo aperto del gruppo, illuminato solo da alcune luci soffuse e gialle, mentre le prime note lemmi della canzone fanno il loro ingresso sulla scena. Il pubblico, che ha già ovviamente riconosciuto il pezzo che verrà eseguito, inizia man mano a battere le mani a tempo con la musica, mentre James continua i suoi piccoli sprazzi di melodia acustica grazie alla sua ascia a sei corde, e parallelamente, quasi all'improvviso, un faro bianco illumina Kirk, il quale comincia piano piano ad intonare l'intro in distorsione che darà poi vita al pezzo. L'esecuzione, almeno in questa prima parte, è pressoché identica al disco; la precisione che questi artisti avevano (e che in larga parte hanno conservato per i successivi 30 anni di carriera) nell'eseguire i pezzi è quasi maniacale. Hetfield, con i capelli a coprirgli il volto, viene anch'esso illuminato dagli occhi di bue, mentre il brano prosegue la sua corsa verso l'ingresso del microfono. In tutto questo, seppur ancora non illuminati dall'impianto luci, sentiamo Ulrich in sottofondo che martella in maniera abbastanza leggiadra sui piatti, ed ovviamente colui al quale questa VHS è dedicata; Cliff fa il suo ingresso in scena nel buio più totale, eppure la sua presenza si sente fin dai primi accordi della canzone, le sue pennate alle spesse corde del basso fanno da contrasto all'intro così melodico del pezzo, e permettono una maggior presenza scenica della band. Accendini accesi sotto al palco segnalano quasi a James che è il momento di partire a cantare, ed infatti, pochi secondi dopo l'intro, la calda voce del biondo frontman fa il suo ingresso sulla scena. Da questo momento in poi le inquadrature effettuate dalla troupe di supporto al festival, giocano a cambiare lo scenario che si palesa di fronte ai nostri occhi; le riprese infatti si incrociano fra la presenza della band sul palco, mentre Hetfield continua ad intonare le prime strofe di pezzo, ed il pubblico: vediamo teste muoversi a tempo, accendini che continuano ad ardere le loro fiamme, e mani che battono a tempo con le parole della canzone, anzi, in alcuni momenti il buon James lascia che sia proprio il pubblico a cantare la canzone, di cui palesemente conosce ogni parola. Ed in alcuni momenti le inquadrature si spostano anche su Cliff stesso, che muove la sua folta chioma dando al contempo dei precisi colpi al suo strumento; ed è in queste occasioni che riusciamo bene a capire la velocità con cui le mani di questo artista si muovano a velocità inaudita (ne avevamo già avuto una discreta prova qualche minuto fa, poco prima dell'esecuzione di Four Horsemen, in cui Burton si era prodigato in due minuti di pura improvvisazione, con il suo particolare tocco. Considerando che l'intera suite video è un omaggio all'artista scomparso, i tecnici del montaggio e la band stessa hanno inserito ogni momento possibile ed immaginabile in cui Cliff fa la sua comparsa sul palco, compresi alcuni speech come vedremo fra poco; nel frattempo Fade To Black inizia ad entrare nel vivo, con la band che progressivamente si porta ad eseguire il primo blocco del pezzo, massiccio eppure con quel carico di melodia, come poi saranno anche tanti altri brani nella loro carriera. Non dimentichiamo infatti che questo pezzo è estratto da Ride The Lighting, il disco con cui ufficialmente i Metallica diedero vita al proprio sound; dal Thrash ancora molto grezzo, vetroso e con svariati rimandi allo Speed di Kill'em All, con quella sedia elettrica immersa nel blu, la band americana aveva piantato pesanti ed inossidabili paletti al proprio sound, peculiarità che, nonostante poi i cambi successivi al Black Album, mantiene ancora oggi, se non altro in sede live. Mentre il pezzo continua la sua corsa sempre più rocciosa e piena di pathos, sentiamo al voce di James cambiare mentre si procede con i secondi di ascolto; se nell'iniziale parte del pezzo il suo cantato era quasi melodico, a tratti molto pulito, man mano che le strofe si legano l'una all'altra, anche l'ugola del frontman modifica il proprio tono, lanciandosi in quegli acidi e rauchi vocalizzi che lo hanno reso celebre. Nel frattempo ogni tanto le riprese si spostano anche dietro le pelli, in cui vediamo la testa e le mani di Lars agitarsi sui piatti, dettando il tempo alla band e fungendo da metronomo per quasi tutta la durata della canzone. Nel frattempo Cliff e Kirk si scambiano quasi le note, aggiungendo e togliendo ritmi via via che andiamo avanti nel sentire la canzone, che ormai si sta avvicinando al blocco centrale. Con un giro di ritmi ripetuto svariate volte, mentre Burton grazie alle corde del suo basso continua a dettare l'andante maggiore della canzone, un brusco stop segnala la fine di questo loop e l'inizio dell'enorme assolo che ci trasporterà alla fine del pezzo stesso. Tre pennate ripetute, seguite da bruschi saliscendi della mano sul manico della chitarra (ed abbiamo anche una fortunata ripresa che ci mostra proprio questa progressione) James si prodiga per rientrare anche con la propria voce, alzando ancora l'asticella, mentre intorno il resto della band si scatena a più non posso. Abbiamo Hammett che volteggia su sé stesso, muovendosi qui e là sul palco, mentre Cliff ondeggia la propria testa e la propria chioma, facendo scintille col suo strumento fra le mani; una volta conclusosi la sezione centrale del pezzo, abbiamo uno stacco e l'inquadratura torna a riprendere la band nel suo insieme, mentre vediamo tutti e tre gli axeman del gruppo muovere le teste all'unisono intonando il main theme della canzone, finché non è il momento del solo firmato Kirk Hammett. Esso non è molto veloce, ma sicuramente molto tecnico; le sapienti mani del chitarrista di San Francisco si muovono con precisione assoluta sul ligneo mano della sua Jackson Rhandy Rhoads nera come la notte, un modello realizzato appositamente per lui. Il montaggio della VHS nel frattempo sovrappone a tale immagine quella degli altri due membri del gruppo; abbiamo James e Cliff uno sopra l'altro, il primo dietro il wall di amplificatori, ed il secondo sotto, entrambi impegnati a scatenare l'inferno finale del pezzo, muovendo all'unisono i capelli e le teste, mentre Hammett esegue il suo assolo. Il brano si trascina sempre più furentemente verso il finale, il solo di Kirk aumenta la sua velocità, e le mani si muovono con sapiente ridondanza su quei nudi tasti, mentre Lars dietro le pelli lavora di doppio pedale e tom, dando ogni tanto anche qualche rullata di piatti. Quando la ripresa si sposta dietro Cliff e James, vediamo che ad un certo punto, negli ultimi secondi, Burton si assesta sulla stessa velocità di Hammett, suonando rigorosamente con le dita il proprio strumento. La canzone si va a concludere nel frastuono più totale, con le luci che, quasi impazzite, illuminano la scena ed il pubblico, mentre la band suona gli ultimi devastanti accordi. Come tutti sappiamo la canzone è una disperata e profonda confessione di un uomo prossimo al suicidio; le sue membra ormai non riescono più a sopportare il dolore della vita, ogni momento che passa sulla terra sembra una condanna. Ed allora brama come un assetato nel deserto la morte, quella sfumatura verso il tono più scuro dei colori, la fine di tutto. Si chiede se avrebbe potuto fare di più, se la vita che ha sprecato non potesse essere salvata, ma ormai è troppo tardi, non c'è più speranza di tornare indietro, soltanto la flebile speranza che sia egli stesso a salvarsi, ma sa bene quanto noi che non lo farà. Ciò che rende unico questo brano, è proprio l'intensa esecuzione che ne da il gruppo, e questo video ne è un bell'esempio; si riesce in maniera solida e distinta a sentire il dolore del protagonista, sia con la voce di James stesso, ma anche con la musica, che progressivamente va facendosi sempre più mesta e carica di dolore, fino ad esplodere come un enorme urlo sul finale, nelle strofe in cui il nostro uomo si rende conto che, per quanto avesse voluto e potuto provare ad avere una vita migliore, sa benissimo che se riuscisse a tornare indietro farebbe esattamente lo stesso corpus di azioni che lo hanno portato dove è adesso. Dopo un breve intermezzo video in cui osserviamo Cliff scherzare e parlare con alcuni amici (il tutto condito da battute, alcune delle quali abbastanza fuori dall'ordinario, dato che sembra non stiano fumando esattamente sigarette), abbiamo un'altra percezione di questo artista. Osservandolo così, fuori dal live, senza giubbetto di jeans, senza occhi iniettati di sangue per la foga del concerto, solo con gli occhiali mentre sta fumando, abbiamo forse una piccola rifrazione di quanto Burton fosse una persona semplice e con pochi orpelli attorno a sé. L'intero video è dedicato a lui, alla sua memoria, e la band probabilmente ha voluto inserire questo piccolo siparietto fuori dal palco per far ridere un po' chi avrebbe guardato il video, ed al contempo anche rendere partecipe il pubblico stesso di ciò che Cliff faceva dopo aver appeso il basso al chiodo ed essere sceso da quel ligneo palco su cui scatenava l'inferno.

Seek And Destroy

 L'ultima canzone estratta dal concerto del 1984, e che viene annunciata con un rauco urlo del buon James che sembra provenire dall'abisso più profondo, montato peraltro su alcune foto di Cliff stesso, è probabilmente una delle cinque canzoni più conosciute della band, colei che nel primo disco va a darci l'ultima botta di adrenalina assieme a Metal Militia, stiamo ovviamente parlando di "Seek And Destroy (Cerca e Distruggi)". Quell'inconfondibile intro che tante e tante volte nella nostra vita di metalheads abbiamo sentito, con pennate devastanti e sincopate che si rincorrono sul manico della chitarra, ha ovviamente il compito di aprire le danze. L'intro della canzone ed il suo caratteristico andante sono affidati sia a James che Kirk, i quali, muovendo le teste in sincro, suonano questo viatico di canzone nel modo più aggressivo possibile. Le loro mani percuotono le corde con fare quasi demoniaco, mentre luci stroboscopiche dietro li illuminano e giocano sul palco, andando ora da Lars, che dietro le sue amate pelli sta ormai scatenando già l'apocalisse, ed ovviamente dal grande Cliff, la cui sezione ritmica, come in ogni buona canzone in cui ha suonato, si sente eccome. L'enorme apporto del basso nella prima parte di carriera dei Metallica è sotto gli occhi di tutti, quel piglio così riconoscibile al primo colpo, peraltro contornato da enormi assoli come la grande Anesthesia (che vedremo dopo), ma anche improvvisazioni suonate al momento, come se fra le mani il nostro capellone stringesse veramente una chitarra. Il balletto di morte messo in atto dalla band prosegue senza sosta, ed il pubblico sotto al palco, inquadrato ogni tanto in questa prima sezione, comincia già a scaldare gli animi per una delle loro canzoni predilette, ed è veramente incredibile pensare che già nel 1984 fosse così, soprattutto è stupefacente pensare quanto dopo neanche due album, questa straordinaria band avesse ormai marchiato a fuoco indelebile le pagine della storia. Una volta conclusasi l'intro, viene affidato a James il compito di introdurre il main theme del pezzo e la sua relativa sezione ritmica, con Kirk che a ruota lo segue, Burton che nel frattempo aumenta e diminuisce l'andamento a suo gradire, e la voce di Hetfield che ben presto fa il suo ingresso sul palco, al grido di "Destruction!". La foga che si scatena quando il brano ormai ha preso la sua corsa è indescrivibile; chiunque sia stato ad un concerto della band può confermare che Seek And Destroy sia in pratica il momento in cui l'intera platea scatena i propri istinti animaleschi, alle volte molto più che durante pezzi (alle volte anche decisamente più cattivi) come Creeping Death o Whiplash. La traccia principe del primo album firmato dalla band (assieme a Four Horsemen), ha cambiato il concetto stesso di musica Thrash Metal, scrivendone le regole di base che permangono ancora oggi. Regole che in realtà sono molto semplici: un riff portante da ricordare a memoria ogni volta che ascoltiamo anche un secondo di canzone, liriche acide ed immerse nel barile della cattiveria sonora, ed un corpus ritmico che faccia letteralmente tremare le vene dei polsi. Ebbene, questa traccia ne è uno dei primi esempi, e fra i più lampanti che si possano trovare, motivo per cui al pubblico piace così tanto, ora come allora. Una volta che raggiungiamo il ritornello, anche esso ormai penetrato come una scheggia di vetro nella mente di tutti quanti noi, abbiamo anche un momento in cui Burton scatena i suoi primordiali istinti, e si mette ad improvvisare un piccolo andante di basso (seppur nell'audio si distingua fino ad un certo punto, contornato come è da tutto il resto) con occhi sbarrati, bocca aperta e testa china, piegato davanti al muro di amplificatori. In tutto questo James e Kirk continuano a duellare, Hetfield ogni tanto guarda direttamente in camera mentre pronuncia le sue enormi liriche devastanti, ed al contempo un montaggio rallenty ci fa apprezzare appieno le dita di Cliff che si muovono sul basso, con precisione millimetrica e la massima potenza esprimibile. Qualche attimo di rallentatore ed anche l'axeman delle corde spesse rientra in formazione, per riprendere al volo il tema portante del brano e far andare avanti il pezzo; brano che procede facendo cantare il secondo ritornello al pubblico (mentre Hammett, inquadrato per un attimo dalle telecamere, gioca con la sua Rhoads lanciandola quasi, come nella migliore tradizione Metal che si rispetti), e poi il brano letteralmente prende il volo e si schianta sugli astanti sotto al palco, investendoli con una furia cieca di note. L'accelerazione improvvisa fa si che anche Burton stesso possa sciogliere ulteriormente le proprie dita, e nonostante il solo che viene prolungato il più possibile sia suonato al massimo volume, le sue pennate si riconoscono anche in mezzo al caos, e donando quella corposità di fondo che rende l'intera suite unica ed irripetibile. Non vi sono neanche qui, come era accaduto per il brano precedente, enormi differenze rispetto alla versione studio; l'intera canzone, salvo qualche piccola nota inserita per senso di improvvisazione, ed ovviamente le percussioni di basso operate da Cliff che accennavamo prima, ha praticamente lo stesso andamento del disco, ed è peraltro suonata con una classe ed una cattiveria che la rendono ancor più malvagia. Un enorme occhio di bue bianco illumina per alcuni secondi James e la sua ESP Fliyng V bianco perlaceo, mentre egli gonfia il petto della canzone eseguendo il velocissimo assolo, impregnato di Speed Metal fino a scoppiare. Il solo poi, dopo i primissimi secondi, viene passato nelle mani di Kirk, che lo prolunga e lo articola in maniera ancor più veloce, facendoci così giungere alla sezione finale del brano, in cui viene ripreso l'intro che ci traghetterà al finale. In tutto questo le riprese ogni tanto si spostano anche su Cliff, il quale si limita in questa sezione a suonare il suo basso in maniera canonica, seppur anche questa nelle sue mani diventi fuori dal normale. Il brano prosegue la sua corsa finale con la ripresa del tema portante di cui sopra, e la conseguente portanza delle voce di James, che si prodiga per gettarci addosso le ultime ingiuriose frasi del brano; tutto questo nel ritornello viene aiutato sia dal pubblico, ma anche da alcune piccole backing vocals di Cliff, che con grande forza intona le parole finali delle frasi , come "Die!". Continua l'esecuzione del brano con un altro montaggio della troupe che ha effettuato le riprese; le immagini vengono sovrapposte, ed in alcuni momenti anche con filtri che fanno apparire i membri come in preda ad un acido trip, spostandosi su ogni singolo membro del gruppo, Burton compreso ovviamente, che viene inquadrato a rallentatore mentre esegue uno dei suoi ritmi. Una volta spostata l'immagine per alcuni secondi sul pubblico, che nonostante i filtri grafici appare comunque in pieno visibilio sonoro, il pezzo va a concludersi, concedendoci ancora qualche momento per ammirare le mani di Cliff che si spostano sulle corde, prima di tornare ad un campo aperto con la band che suona all'unisono, ed un sonoro "Yeah!" di James, uno di quelli che lo ha reso celebre, chiude il tutto. Le liriche così acide del pezzo ci raccontano di una spasmodica ricerca di qualcuno, come si può evincere dal titolo, ma di certo non si tratta di una ricerca affettuosa o di un inseguimento del proprio amante, bensì di una vera e propria caccia all'uomo. La vittima dovrà correre e dare sfogo a tutte le energie residue, perché quando lo troveranno, lo distruggeranno. Lo faranno saltare in aria come un petardo, e le sue interiora macchieranno la terra. E mentre procediamo nell'ascolto, scopriamo che questa enorme vendetta è frutto dell'odio; odio per una persona che, parafrasando le liriche stesse, ha sempre preso, ed adesso deve dare, la vita, per pareggiare il conto. Niente potrà fermare gli aguzzini che gli sono stati messi alle costole, perché sono le stesse persone da cui lui ha strappato ogni brandello di carne possibile, e quindi sono esseri che non hanno più niente da perdere. Non si potrà nascondere, mille morti macchieranno le strade se egli lo farà, c'è un unico obbiettivo in tutto questo, cercare, cercare e distruggere il male reincarnato che ha calcato la terra troppo a lungo, è il momento di finirla. Adesso è il momento di mettere gli orologi avanti di due anni, al periodo in cui purtroppo il buon Cliff scomparirà, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile; il prossimo montaggio infatti è parte di un festival del 6 Luglio 1986, denominato Roskilde Festival, a cui i Metallica parteciparono, arrivando fino nelle nordiche terre olandesi (la patria di Lars) di supporto a personaggi di spicco della musica Rock, come Phil Collins, Eric Clapton ed Elvis Costello. Considerando che qui non vi sono riprese professionali, abbiamo un montaggio abbastanza scarno della scena, grazie soprattutto ad alcuni filmati amatoriali girati da altrettanti fortunati che erano sotto al palco durante l'esibizione.

Welcome Home (Sanitarium)

Da quel live nella VHS sono stati riversati due brani, ed il primo è forse uno dei più intricati mai scritti dalla band; tratto da Master Of Puppets, che ricordiamo era uscito il 3 Marzo dello stesso anno, questa canzone è incastonata alla posizione numero quattro, chiudendo il lato A, parliamo di "Welcome Home (Sanitarium) - Benvenuto a Casa: il Manicomio". Le riprese leggermente traballanti ed un po' storte, partono ad inquadrare James che si prodiga per suonare i primissimi accordi melodici del pezzo, in quell'intro che ha fatto la storia. Mani alzate davanti alla telecamera, e quell'effetto di contorno molto grezzo ed al contempo così viscerale, riescono, nonostante le limitazioni di una telecamera non professionale, a farci respirare l'atmosfera di quei momenti, e soprattutto il calore del pubblico. I Metallica hanno sempre avuto folle man mano sempre più oceaniche ai loro concerti, durante la loro carriera si sono esibiti nei più prestigiosi palchi del mondo, e sotto le platee più gremite, creando alla fine una vera e propria famiglia, paragonabile ai blocchi di fandom appartenenti a band come Maiden, Judas Priest o Scorpions, che li seguono ovunque vadano, e li idolatrano ad ogni live cui sono presenti. Gli accordi si intrecciano nelle mani di Hetfield, il quale a capo chino sulla sua eburnea ESP inizia a battere le note all'unisono prima con Lars, il quale nelle riprese, anche in quelle professionali, non si vede quasi mai (non dimentichiamoci infatti che negli anni in cui sono stati girati tali video, che fossero professionali o meno, non esisteva come oggi un cameraman apposito per il batterista, è un "vizio" che è stato introdotto molti anni dopo, specialmente durante esibizioni di un certo livello, e con artisti di un certo calibro), e poi con Cliff stesso, grazie al quale il brano prende ancora più corpo  e vita. Una volta finiti gli accordi che hanno dato il La al brano, si passa ad un nuovo ricamo da parte della sei corde, ma stavolta operato da Kirk, ed infatti la (o il, non ci è dato saperlo) fan che ha fatto le riprese, dopo averci dato una piccola panoramica di ciò che vedeva attorno a sé, sposta la propria attenzione sull'axeman di San Francisco, che guardando in faccia la platea gremita, annoda le proprie mani sul ligneo manico della chitarra, inanellando combo una dopo l'altra, e portando il pezzo ad un livello superiore. Poco dopo entra in scena anche la voce, e come accade su disco, James per questo brano sceglie un tipo di cantato molto pulito ed allo stesso tempo profondo, per conferire maggiore verve alle parole pronunciate, ma anche per suscitare vari tipi di emozione in chi ascolta. Quando la canzone inizia le sue improvvise accelerate una dietro l'altra, è forse il maggior momento in cui apprezziamo le spesse corde percosse da Burton; le pennate del capellone con la maglietta dei Misfits riescono a conferire quella marcia in più ogni volta che si presentano sulla scena, e checché ne possa dire la gente, o il fan medio di oggi che forse non riesce a comprendere la profondità di certe dinamiche, Cliff è una presenza che nella musica manca, una voragine che non verrà mai richiusa totalmente, e forse uno squarcio nel cuore della band che, visto le discutibili scelte successive, non verrà mai risanato. Anche l'audio non è dei migliori, eppure nonostante questo tutta la potenza espressa dal gruppo si sente eccome; si sente nella voce di James, che non appena conclude il primo cambio di potenza sulla traccia, si prodiga per tornare al suo stile vocale principe, così vetroso e pieno di schegge al suo interno, ma si sente anche nei precisi colpi di Ulrich dietro le pelli, e nelle corde di Kirk e Cliff. Una macchina che procede a tutta velocità, questi erano i Metallica in quel periodo, una serie di fortunate mosse, azzeccate e ragionate (mai a caso, sia chiaro), fecero sì che questa band avesse raggiunto la cima più alta del pantheon musicale in pochissimo tempo, e questo lo dimostra senza dubbio la loro presenza ad un festival con artisti che c'entravano davvero poco con la musica da loro eseguita (pur avendo comunque funto da ispirazione per i membri stessi). E nel tempo questo andamento della loro carriera sarà sempre più frequente: dalla presenza ad eventi benefici (come il concerto tributo a Freddie Mercury), ad altrettanti live di spalla o insieme a formazioni completamente discostate dal genere suonato da James e soci; eppure la loro presenza spesso sarà fondamentale, specialmente per raggranellare maggior pubblico. Non vi sono neanche qui sostanziali differenze con la versione originale presente in Master; neanche il solo di Hammett, che apre il blocco centrale e la conseguente marcia verso il finale, presenza dei momenti di improvvisazione, solo il puro spirito che la band aveva messo dentro i neri solchi del vinile, sparato in faccia al pubblico alla massima potenza e volume possibile, per fargli drizzare i capelli. Meraviglioso il momento corale alla fine, in cui il pezzo sfodera la sua ultima dose di energia e pian piano, mentre ci avviciniamo allo stop finale, ogni strumento esprima al meglio le sue capacità; perfino il basso, che nella ripresa non è inquadrato molto, da sfoggio della propria abilità in questo climax che ci porterà alla fine del pezzo. Fine che arriva con un'altra improvvisa accelerata di tutta la band, Kirk sale sulla pedana della batteria e si mette a suonare di spalle al pubblico, duettando quasi con Lars, che dietro il suo drum kit non ha smesso un attimo di scatenare la propria furia; la suite diventa un enorme vortice in cui cadere, le liriche cantate da James si fanno sempre più pesanti e gravi nella loro resa, corna borchiate alzate al cielo davanti alla telecamera, che si muovono in sincro col ritmo, fanno ben intendere l'aria che si respirava, e ci fa venire voglia di trapassare lo schermo ed essere là con loro. Prima di lasciar completamente andare la canzone, c'è tempo anche per un ultimo solo di Kirk, stavolta di matrice più Speed di quello ascoltato poco prima, e le varie immagini seguono ogni componente, anche Burton, che nel momento precedente all'assolo si era prodigato per sfogare tutta la rabbia del pezzo sul proprio strumento. Con le ultime rullate di batteria e basso, nel frastuono finale della sei corde di Hetfield, va a concludersi l'intera struttura musicale, su cui Hammett decide di ricamare fino all'ultimo secondo, mandando in estasi il pubblico e mantenendo fino alla fine le proprie mani al cielo. Ispirato al grandissimo "Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo", film del 1975 col grande Jack Nicholson nella parte del protagonista, la canzone ci narra le sofferenze atroci di un uomo rinchiuso in manicomio. La sua mente vaga in mezzo al dolore ed ai pensieri che si incastrano come spine di vetro nelle pieghe del cervello; eppure, nonostante la sua voglia di fuga perenne dalla realtà che lo circonda, passa le sue giornate a veder torturati letteralmente gli altri pazienti e sé stesso, nei modi più impensabili. Soprattutto vede quanto la società non riesca a capire l'aiuto che si deve dare a determinati tipi di persone, soprattutto con difficoltà mentali. La soluzione non è imbottirli di droghe e farli sembrare morti viventi, ma curare il più possibile la loro pazzia, senza scadere nella lobotomia mentale e fisica (lo stesso film di Forman, ai tempi, fu una pesante denuncia sulle condizioni dei manicomi, generando quasi un precedente per la consapevolezza sociale di determinate dinamiche). Dopo aver concluso il brano, James si avvicina al microfono, ringrazia il pubblico per essere lì, e poi presenta il loro bassista, chiedendo allo stesso pubblico se ha voglia di sentire qualcosa che esca solo dal suo strumento.

Anesthesia (Pulling Teeth)

La risposta affermativa della platea sotto al palco fa rientrare Burton con una birra in mano, che alzandola al cielo ringrazia, e si prepara per dare vita ad uno dei suoi capolavori, "Anesthesia (Pulling Teeth) - Anestesia (Strappare via i Denti)". Presente alla posizione numero cinque di Kill'em All, questo brano è una pura infusione di tecnica sonora, un enorme Noise Metal suonato soltanto con il basso che ti arriva dritto al cuore, grazie alle sapienti mani del nostro Burton. Il capellone parte suonando alcune note e lasciandole cadere nel vuoto, muovendo le mani con fare quasi "da cadavere", mentre il suono del basso si perde nell'aria. A seguito di ciò il brano prende vita dalle sue mani, partendo con un ritmo cadenzato e pieno di oscura energia, un riffing di stampo quasi Doom, che viene reso ancora più tetro dallo strumento stesso, per antonomasia il principe delle note provenienti dal buio. La melanconia che scaturisce dalle note suonate invade l'anima di chi sta ascoltando, ed infatti il pubblico batte le mani all'unisono con la musica, lasciando Burton libero di esibirsi ed infarcire il pezzo con alcuni Power Chords iniziali; l'idea di averla inserita come brano unico all'interno di un disco fa di questo pezzo una trovata davvero geniale. Un blocco di gargantuesca forza centrifuga in cui il buon Cliff ha inserito tutto sé stesso, senza risparmiare niente; ed infatti, non appena il pezzo prende vita dalle sue mani, iniziamo a sentire quei riffing chitarristici che si inseguono uno dopo l'altro, accenni di tapping ed Hammer On che percorrono il manico dello strumento, ed una distorsione del suono che, via via che procediamo nell'ascolto, si fa sempre più acuta, le note quasi vengono strappate dal pentagramma, tanto è acida la composizione che viene suonata. Ogni tanto Cliff alza lo sguardo, vede il pubblico, e con una faccia quasi stupita, come per dire "wow, veramente so suonare così?", ovviamente scherzando, manda in visibilio la folla, che si prodiga in alcuni urli di approvazione ed applausi scroscianti per l'artista. Proseguendo in ordine il pezzo continua la sua corsa lenta e ricolma di sentimento, e nonostante la mancanza di un testo a cui fare riferimento, riusciamo bene a percepire come mai è stata chiamata così; la parte "anestetica" è forse il primo blocco, quello dai sentori più Doom e Proto Doom, con quelle note strappate direttamente alla luna e messe su di un foglio, un quieto addormentarsi per aspettare la fine. Invece, dalla seconda metà in poi, pur rimanendo su toni bui, la canzone prende corpo e diventa un assetato demone che digrigna i denti di fronte a noi, mostrandoci il suo vacuo sguardo e la sua sete di sangue. Quegli affilati rasoi della sua bocca si frappongono alle note suonate, colpi ben assestati che arrivano dritti al cuore e colpiscono duro come un pugno, pieni di forza energetica in cui cadere senza ritegno. Ed in una videocassetta del genere, dedicata espressamente a lui, non poteva certo mancare la presenza della traccia che lo ha reso celebre; questa suite rimarrà sempre negli anni uno dei migliori esempi di tecnica con il basso che si possano trovare. Una enorme iniezione di talento e di composizione che ha influenzato schiere e schiere di artisti negli anni successivi, e che a distanza di trentatré anni dalla sua prima esecuzione, ancora riesce a stupire. Come stupiti erano probabilmente coloro presenti quel giorno sotto al palco, nel vedere un basso venir suonato come una chitarra (un'emozione che, vi assicuro, è indescrivibile, chi vi sta scrivendo ad esempio l'ha provata sentendo suonare Billy Sheehan, ascia a quattro corde dei Mr Big, un altro enorme talento che probabilmente ha fatto da ispirazione anche per Cliff stesso), e soprattutto nel vedere la scioltezza di Burton nell'eseguire questa complicata traccia. Nel blocco che porterà alla conclusione del pezzo Cliff verrà aiutato anche da Lars, il quale inizia a suonare alcuni ritmi molto cadenzati all'inizio, e poi via via sempre più cattivi arrivando al finale, per conferire maggiore sentimento al brano, e dare grande forza alle note suonate. Il pezzo si conclude con un enorme scroscio di applausi da parte del pubblico, James che rientra sulla scena e guarda compiaciuto l'amico e fratello, mentre la band si appresta ad eseguire il prossimo brano, che viene bruscamente tagliato per passare al tributo successivo. Di questo brano Flea, bassista dei Red Hot Chili Peppers, dirà "(Anesthesia) Pulling Teeth di Cliff Burton è uno dei più grandi momenti per il basso elettrico nella storia del rock", e come dargli torto.  Dopo averci deliziato con il suo momento solista, è il momento di un altro speech, montato su altrettante foto di Cliff; la band scherza raccontando aneddoti su di lui, e facendoci così ancora meglio capire chi e come fosse questo personaggio che molti di noi non hanno avuto il piacere di vedere esibirsi dal vivo. La band racconta di quanto egli sapesse essere l'anima della festa, di quanto soprattutto fosse una persona vera, completamente avulsa dai meccanismi che solitamente regolano il successo e la fama delle persone. Un uomo che riusciva sempre a far divertire e riflette, condendo il tutto con la sua inguaribile voglia di sperimentare e spingersi sempre oltre il limite; finito il piccolo siparietto dei restanti componenti, la nostra macchina del tempo ci porta ad un anno prima dell'esibizione danese, ad Oakland, durante il Day On The Green. Questo è un festival veramente antico, che si svolge fin dal 1973, grazie a Bill Graham, uno dei più famosi ed importanti impresari Rock della storia. Suo il merito di aver dato vita negli anni ad altrettanti bill di successo, e di aver organizzato eventi sold out in USA, ma anche in altre parti del mondo. Questo festival era il suo fiore all'occhiello, e si è svolto fino al 1999, data dell'ultima edizione.

For Whom The Bell Tolls

Quello in cui ci ritroviamo durante le riprese che scorrono è il 31 Agosto 1985, in cui i Metallica suonarono assieme a Scorpions, RATT, Rising Force, Y & T e Victory; un enorme bill che andava dall'Hard'n Heavy più lisergico e settantiano, fino all'AOR più mainstream. Nel caso specifico dei Metallica, grazie alle riprese professionali girate quel giorno, da questo live è stata estratta una sola canzone, presente sul secondo album della band, parliamo di "For Whom The Bell Tolls (Per chi Suona La Campana)": prima di far partire ufficialmente il brano però, abbiamo un altro momento corale di Cliff. James dice al pubblico di salutarlo, e prepararsi per sentire la sua esibizione solista. Ed infatti, alcuni distorti accordi di basso elettrico danno il via ad un micro assolo del nostro Burton, molto tempo prima di Anesthesia. Un momento in cui la telecamera è tutta per lui, e riusciamo a distingue bene le sue dita sulle corde, che quasi le strappano dalla loro sede, ed allo stesso tempo la mano che si muove quasi come se fosse un prolungamento del basso su quello scuro manico contornato da tasti e madreperla. Un solo pieno di contorni acidi e lisergici, nel puro stile di questo artista, che nel disco successivo metterà tutte le sue idee personali in una enorme suite fatta apposta per lui. Il solo si prolunga, distende le membra e si annoda su sé stesso sempre più, man mano che ci avviciniamo al momento del collegamento con la canzone principe di questo video. Cliff continua a prodigarsi, si muove a più non posso, scatena la propria capigliatura in sinco con le mani sul suo strumento, ed il visibilio del pubblico è palese e si sente molto bene durante il video. E poi, la svolta totale; dopo aver effettuato alcuni giri di tapping sul basso, è proprio Cliff a dare il segnale a Lars, che inizia a percuotere leggermente i piatti del drum kit, mentre Burton inneggia al main theme della canzone, che tutti noi conosciamo così bene. I primi secondi di pezzo dunque sono suonati dal bassista, che prosegue la scia del trip acido propinata durante l'assolo, e conferisce all'intro di For Whom un sapore molto particolare. Un inserimento così geniale che ancora oggi (seppur suonato da Trujillo e da Newsted prima) stupisce ogni volta che viene eseguito; durante l'ascolto del disco ci pare quasi che sia la chitarra ad introdurci al pezzo, ed invece, quando abbiamo l'occasione di sentirli live, scopriamo che sono quelle spesse corde a fare da viatico, lasciandoti senza parole. All'intro di Cliff subentra quasi in collegamento la voce, che inizia ad incitare il pubblico, legandosi poi al tema portante, sia James che Kirk lo suonano, mentre Ulrich dietro le pelli è ormai passato dai piatti ai tom, dettando il ritmo da marcia militare. Il pezzo inizia man mano la sua corsa, con questo intro così oscuro e pieno di pathos, un crescendo che manda la folla in estasi, e possiamo evincerlo da alcuni momenti in cui la telecamera si sposta su di loro; mani al cielo, corna che si sprecano, facce di puro stupore che vedono questa band straordinaria esibirsi solo per loro, e suonando con una precisione millimetrica. All'intro così caratteristico segue un andante molto massiccio e prettamente Thrash, con le chitarre in prima linea a dare il tempo, la batteria che detta il tappeto principale assieme al basso, e la voce che, dopo alcuni secondi dallo scatenarsi dell'inferno, fa il suo ingresso sulla scena. Per questo pezzo, come da tradizione, James ha scelto un vocalizzo molto gutturale, un loop di suoni che si ripete per tutta la durata dell'ascolto, specialmente nel ritornello. Ricami di Kirk sulla sei corde sono infatti il segnale per far entrare la voce, Cliff dal canto suo direttamente prende a schiaffi le sue corde, suonandole ora solo con le dita, ora con l'ausilio di tutto il palmo, conferendo più corpo al suono. L'andamento del pezzo è pressoché identico all'album, con scambi repentini fra le due chitarre, e questo costante ritmo di fondo che continua a martellarci la testa procedendo durante i secondi del pezzo; una combo di batteria e basso che ci penetra dentro e ci scuote le membra, facendoci dondolare la testa ogni volta che la sentiamo. Arriviamo al celebre ritornello con Burton che sale sulla pedana della batteria, e si mette a suonare quasi all'unisono con Lars, mentre James modifica la propria ugola e da forza e marcia cattiveria al giro di parole che fanno da colonna portante a questo blocco; la ripetizione del titolo, seguito dal peculiare "Time Is Marchin On", viene cantato anche dal pubblico, che continua ad andare in estasi ad ogni nota che viene proposta. Hammett dal canto suo invece ricama in maniera costante sulla sua ascia, salendo e scendendo il manico a grande velocità, e dando ampio sfogo al suo estro creativo; si evince bene da questo filmato (e ciò che chiuderà la VHS ancor di più, ma ne parleremo in seguito) la sagace cattiveria che i Metallica avevano in quel periodo. Non c'erano fronzoli, orpelli o ricami attorno alla loro musica, soltanto la voglia di stupire il pubblico, salire sul palco e demolirlo a furia di note, spaccando in due il legno e gli amplificatori col più sano Thrash Metal possibile. Riguardandolo a distanza di così tanto tempo, quasi ci viene da riflettere su come mai siamo arrivati al punto di oggi, dopo tutte le scelte, le distrazioni e le critiche (giuste o meno) che gli sono state mosse contro. Alle volte forse dubitiamo che siano gli stessi ragazzi di questi video, che suonavano ottima musica con lo spirito di chi vuole farlo davvero, e non perché sembra sia costretto dal potere accumulato. Questa testimonianza è molto importante infatti, permette di avere un'idea abbastanza precisa di come fossero quei tempi per i Metallica, il periodo 1982-1986, fino alla scomparsa di Cliff, rappresentano l'apice della loro tecnica e del loro successo; non che dopo non ne abbiano avuto, anzi, sono diventati immortali agli occhi di tutti, ma è in questi momenti che si sono gettate le basi per il futuro. Momenti come quelli che stanno scorrendo di fronte ai nostri occhi, mentre il videoregistratore avvolge la bobina su sé stessa e fa andare avanti le sparute immagini di un tempo che fu; il brano prosegue con la sua folle corsa ripetendo le stesse strutture, ed abbiamo anche un momento in cui l'inquadratura si sposta su tutta la band, riprendendo Cliff che scherza col pubblico mentre suona le proprie campane di distruzione sonora. Stupendo il momento nel quale, intonando il blocco centrale del pezzo, vediamo Cliff agitarsi sempre di più, alternando le pennate ad incitamenti con il pugno e con la testa, facendo gonfiare il petto alla folla, e strappandoci un enorme sorriso; perché alla fine egli era così, semplice, diretto e devastante, sua la peculiarità di intrattenere il pubblico molto spesso, alle volte surclassando perfino James e Kirk, prendendo di petto la scena e facendola sua ad ogni occasione buona. Ci avviciniamo all'ultimo minuto di esecuzione e possiamo qui apprezzare l'uragano finale che i nostri Metallica scatenano per dare il via allo stop del pezzo; il riffage generale si fa sempre più articolato e distorto, le note vengono separate l'una dall'altra e suonate in maniera apparentemente disordinata, in un enorme loop dal sapore Noise. La conclusione finale del brano infatti è affidata al frastuono generale degli strumenti, cui, come era accaduto per l'introduzione, fa capo il buon Cliff, che dona gli ultimi sprazzi di vita al pezzo prima di lasciarlo andare definitivamente, e godersi il meritato plauso del pubblico sottostante, duellando con Kirk che finisce di eseguire i suoi ricami sulla sei corde e lo stop arriva quasi immediato (stop delle riprese, perché si sente che quasi in prosieguo, la band sta per attaccare un altro pezzo, che almeno dall'intro parrebbe essere Four Horsemen). La canzone come sappiamo si ispira al grande romanzo di Hemingway, Per Chi Suona la Campana, edito nel 1940. La storia narra della enorme fuga di cinque soldati repubblicani spagnoli, inseguiti dai fascisti che li stanno forsennatamente cercando. La loro marcia di libertà si concluderà miseramente con un enorme eccidio sulla collina, a causa di un aereo nemico che intercetta i cinque ed i loro cavalli. Una storia assai grave, che riesce bene a far intuire le macabre conseguenze di una egemonia politica, strumenti di morte e distruzione che si abbattono sulla popolazione, ed anche su coloro che, come nel caso di questi soldati, cercano di scappare da tali orrori. Per suonare l'intro il basso di Burton venne modificato con un pedale wah wah, e la tradizione perpetrata in questa clip, cioè quella di suonare un assolo prima del pezzo vero e proprio, diventerà una specie di vizio per il capellone bassista della band californiana. Un ennesimo speech della band, continuo del precedente, riprende ovviamente la scia sentita prima, infarcendo la VHS di aneddoti sulla vita di Cliff, soprattutto della sua sezione on the road con la band, durante i vari tour di quegli anni; il tutto peraltro mentre Kirk, James e Lars sono seduti su un divano, probabilmente davanti ad un televisore su cui stanno ascoltando la grande Black Knight dei Deep Purple (particolarmente contento sembra Lars, che per Mr Ian Paice ha una venerazione quasi leggendaria). Poi, un brusco frame di buio ci riporta veramente indietro nel tempo, agli albori, al brodo primordiale della band, per l'ultima parte di questo enorme video.

No Remorse

Mettiamo gli orologi indietro fino al 12 Agosto 1983, quando i Metallica, freschi del loro Kill'Em All, si gettarono a capofitto nella promozione di quel disco che tanta storia ha scritto negli anni. Una delle più belle esibizioni che si ricordano, e di cui ci è pervenuta questa testimonianza video, è forse una delle clip più conosciute dei giovani thrashers, quella che li vede impegnati a Chicago, di spalla ai grandi Raven, per il loro primo tour ufficiale. Da questa sezione sono stati estratti due brani, e seppur effettuata con riprese professionali che, seppur riversate su cassetta, risentono del tempo e dei pochi strumenti a disposizione di chi le ha girate, ci fa comunque respirare una bellissima atmosfera di quella serata. Il primo brano in scaletta fa, in Kill'Em All, da apertura o da apripista se volete, alla successiva Seek & Destroy; questo non vuoldire assolutamente che sia meno conosciuto o meno amato, anzi, negli anni è divenuto uno dei pilastri fondamentali della loro discografia, parliamo di "No Remorse (Nessun Rimorso)": si parte con un piccolo siparietto di James, che incita la folla e poi spiega che questo pezzo è dedicato a tutti i posers che vessano la musica, non li sopportano, dice James, e spera che sprofondino tutti all'inferno. La canzone è una enorme suite contro i falsi pietismi, soprattutto contro chi vuole mettere muri dinnanzi alle nostre membra; non ci deve essere nessun rimorso, nessuna pietà per coloro che vogliono fermarci, dobbiamo essere detonanti come una bomba nucleare, ed usare noi stessi come arma per superare le difficoltà e gli ostacoli che ci vengono parati davanti. Dato che prima o poi potrebbe arrivare la morte, o un enorme conflitto (come ci narrano nell'ultima parte di brano), allora dobbiamo convincerci che non c'è bisogno di avere alcuna remora, soltanto la consapevolezza che siamo vivi e possiamo fare qualunque cosa vogliamo, basta che la desideriamo davvero. Peculiarità di questo brano è quella di avere svariati cambi di tempo all'interno della sua struttura, tanto che in svariati momenti sembra di ascoltare più brani fusi assieme in una unica traccia: si parte con un ritmo molto cadenzato e pieno di rocciosa energia, cui fa subito eco un riff elettrico e Speed fino nell'anima. Ad esso si lega ovviamente il basso, che va a braccetto con la chitarra ritmica e regala corposità al sound generale, mentre le pelli dietro a tutto questo vengono deflorate con estrema cura, spostandosi dai piatti ai tom, e lavorando in gran parte sulla doppia cassa con pedalata energiche e colme di furia omicida. Una volta che il riffing articolato, suonato da Kirk, finisce, abbiamo la ripresa prima del tema iniziale, e poi di un andamento nuovamente ritmico, ma molto vetroso nella sua resa, grezzo ed acido, in attesa dell'entrata vocale. Nel frattempo abbiamo anche inquadrature sul principe della VHS, Cliff, che sbarra gli occhi mentre suona il suo basso, estasiato dal fragore del pubblico sottostante, che continua ad alzare le braccia al cielo ed incitare la band. Si prosegue con l'entrata di Hetfield, che dall'alto dei suoi pochi anni all'epoca, in spandex neri, sneakers, cintura di proiettili e maglia teschiata, inizia ad urlare letteralmente le malvage liriche del testo, calcando molto la mano su alcune parole specifiche, come accadrà poi nel ritornello, grazie anche ai cori di Burton stesso. Rispetto alla versione in studio, la voce di James qui è leggermente più pulita e giovanile; non dimentichiamoci infatti che all'epoca i Metallica erano poco più che ventenni, eppure già si respirava, forse molto più che nella clip precedente, la cattiveria che riuscivano a sprigionare sul palco. La voce invece modificherà la propria ugola e diventerà quel che tutti noi apprezziamo più nel disco successivo che nel primo, seppur ci sono svariate linee che già facevano intuire quali erano le potenzialità di James davanti al microfono. Le riprese, scanzonate e traballanti, ti gettano direttamente nella mischia del brano, senti il pubblico che poga assieme a te, spintoni, gomitate e fluenti chiome che si muovono all'unisono, nell'estasi del Thrash. Poco da fare, esistono ben pochi generi che riescono ad infondere l'energia del Thrash Metal; semplicemente perché al suo interno troviamo il riffing tipico del Metal Old School, con assoli e note suonate a gran velocità, unito alla cattiveria del Punk Hardcore, col suo carico di odio e critica, è energia dello stato fondamentale, un elementale del suono che tutt'oggi appassiona migliaia di persone. James continua ad incitare il pubblico montando il brano e facendolo proseguire, fra enormi cambi di tempo, sempre precisi al millimetro, e parti corali da far saltare anche il più statico degli uomini; le riprese si concentrano qui maggiormente sul frontman, spostandosi ogni tanto anche sulla testa di Lars che esce dal kit di pelli, mentre è impegnato a percuotere i tom con grande forza. La particolarità di questo video forse è proprio la giovane età dei componenti, agli albori di una carriera leggendaria; siamo ormai abituati a vederli pettinati come si deve, vestiti di nero, polsini o maglie da basket, gel nella chioma e via. Qui invece siamo nel momento primordiale, quando quella rabbia, e mentre il brano arriva al suo blocco centrale si avverte sempre meglio, era al massimo della sua espressione. Abbiamo un gruppo di ragazzotti appassionati di musica, veri cultori di altrettanti generi, che hanno appena concluso un album di una pregevolezza unica, una enorme iniezione di violenza e tecnica come non se ne sentivano da tempo. Tutti li acclamano, tutti li vogliono, nonostante la giovane età, ed allora i Metallica non fanno altro che dare spago a questi desideri, spaccando letteralmente il palco in due con la loro musica. E fra tutte le canzoni che si possono ascoltare, forse No Remorse è una delle regine; la malvagità che scaturisce da quelle note è davvero encomiabile, ogni momento è un enorme cazzotto dritto nei denti, tutti quei cambi di tempo, passando dallo Speed al Southern Metal, finanche ad anticipare con qualche sprazzo il Groove di fine anni '80, tutto il pacchetto altri non è che un abnorme demone venuto dagli inferi, pronto a strapparci la carne dalle ossa. Bellissimo il momento, quasi alla fine del brano, nel quale dopo un saliscendi da paura di tutti e tre gli strumenti a corde, abbiamo un rapido cambio di tempo, ed i tre axeman si mettono a suonare uno di fianco all'altro, come una enorme forza portante di ingenti proporzioni, ed il pubblico non può far altro che applaudire. La chiusura del brano, sempre nel segno della violenza sonora, è affidata ad un riffare di enorme fattura e caratura, eseguito a ritmo sostenuto ed a velocità costante, con altrettanti cambi di ritmo e tempo al suo interno, in una enorme babele di suoni che si rincorrono fra loro. L'ultima accelerata poi è forse la più bella di tutte, nella quale dopo un sonoro timbro di rullate da parte di Lars, abbiamo l'ultimo riffing del pezzo, Speed Metal puro che esce dalle mani dei componenti, una folle corsa sul pentagramma da seguire tutta d'un fiato, finendo la corsa con un corale "No Remorse", prolungato al massimo, mentre la parte strumentale risveglia per l'ultima volta la bestia sonora in un clangore di note e power chords.

Metal Militia

Tocca a "Metal Militia (Milizia Metallica)" andare a chiudere questa enorme bordata di Thrash Metal che ripercorre i primi anni di vita dei Metallica, e quale miglior modo di iniziare, se non con Kirk che, imitando uno dei suoi idoli (Jimi Hendrix) pone la chitarra di fronte all'amplificatore acceso, generando un enorme rumore bianco elettrico e distorto, e giocherellando con lo strumento, avvicinandolo ed allontanandolo dalla cassa, di modo da distorcere il suono il più possibile. Abbiamo anche un momento che in un concerto odierno non potremmo mai vedere; ai tempi infatti la sicurezza durante i live non prevedeva le ferree regole che abbiamo oggi ( e molte infatti sono state introdotte dopo alcuni episodi ingiuriosi o finiti in tragedia, come l'omicidio di Meredith Hunter durante il concerto dei Rolling Stones), ma possiamo comunque goderci la versione video. Hammett, dopo aver frastornato la sua chitarra dinnanzi agli ampli, la fa prima suonare al pubblico, e poi gliela getta in pasto; mani che si accapigliano per prenderla e suonarla, un enorme e cacofonico turbine di rumore che si sussegue per diversi secondi, finché la security non riprende in mano l'ascia di Kirk, che nel frattempo ha cambiato comunque chitarra, e le riprese saltano direttamente all'intro del pezzo. James parla brevemente al pubblico per presentarlo, Cliff nel frattempo già comincia a scaldare i motori del suo basso, mentre il biondo frontman spiega che loro amano alla follia questo pezzo, e quasi chiamando a raccolta tutti i metalheads presenti quella sera, il brano finalmente prende il via. Metal Militia è forse uno dei pezzi più scanzonati di tutta la discografia dei Metallica; un brano che va a ripercorrere la scena Speed ed Heavy di inizio anni '80, particolarmente quei temi tanto cari ai metallari, come le adunanze o i richiami musicali, un enorme esercito in chiodo e borchie pronto a spaccare il mondo. Non dimentichiamo infatti che questo è uno dei quattro brani che portano la firma di Mr Mustaine anche sulle loro musiche, e l'influenza e lo stile del fondatore dei Megadeth si sente molto bene. Una volta partito, il brano, che funge anche in Kill'Em All da chiusura del disco, non è altro che una enorme corsa contro il tempo, circondati da stupefacenti liriche inneggianti al Metal, che ti fanno muovere i capelli quasi per inerzia. Nel frattempo anche Burton, che stava prima scaldando i motori, adesso di prolunga sul suo basso per offrire quel ritmo di base corposo e roccioso, un enorme tappeto sonoro su cui la band si appoggia in maniera egregia. Altrettanti i momenti di pura estasi, come il riffing di Kirk, sempre molto veloce ed articolato, nel più puro spirito delle tradizioni Metal, soprattutto inglesi, ma anche di quel Power primordiale che ha di fatto segnato il via del Thrash (non dimentichiamoci infatti che lo stesso Thrash, prima di avere tale denominazione, veniva etichettato come Power, per dare fede al nome che portava). Questo è anche forse il brano  in cui si capisce ancora meglio quanto all'epoca i Metallica fossero sotto la luce della cattiveria visiva e sonora; bocche spalancate da parte di tutti, quello spirito giovanile che aleggia per tutto l'ascolto, e quella insana voglia di far divertire, sono queste le armi vincenti di un gruppo all'inizio della sua carriera. Elementi che i Metallica hanno in parte mantenuto ancora oggi, ma molte altre dinamiche si sono perse nel tempo, a vantaggio di una serietà ed una ridondanza di fondo che, purtroppo, mina leggermente quelli che sono i veri elementi che contraddistinguono una band. Proseguendo nell'ascolto, che è abbastanza identico alla versione in studio, fatta eccezione per qualche refuso vocale di James, dato probabilmente dalla stanchezza di aver già suonato per altrettanto tempo, il brano continua sempre più a prendere il volo, e la folla prosegue la sua corsa insieme alla band, intonando il titolo ad ogni ritornello che giunge alle loro orecchie. Cliff inanella le proprie combo, pur non venendo inquadrato molto spesso, come era successo in No Remorse, ma la sua presenza si sente eccome durante l'ascolto del brano; le sue mani così abili portano il pezzo ad un livello ancor più superiore, e per chi è un fan del suo strumento, è inevitabile amare al primo ascolto ogni nota che viene suonata. Bellissimo il momento nel quale, circa a metà del brano, abbiamo un piccolo stop & go della band, con il sound che viene acquietato per pochissimi secondi, e poi si riparte con un bridge a grande velocità, che ci traghetta al finale vero e proprio. A questo segue un altro momento di grande importanza, dopo circa un minuto dalla ripresa del ritmo infatti James si allontana per qualche momento, prima tornando con una birra in mano, e poi con l'album in vinile fra le mani. Alzandolo al cielo chiede chi fra il pubblico se lo sia comprato, spiega che è uscito da poco per Megaforce Records, e la luce del palco illumina la copertina traslucida del vinile, facendo trasparire ancora meglio l'insanguinato martello della copertina; una volta pronunciato il titolo del disco, James chiede chi fra il pubblico lo vuole, e lo getta in pasto alla folla, che si accapiglia per prendere l'LP (pensate quanto possa valere oggi, essendoci anche la prova video, un vinile lanciato direttamente da Hetfield in persona, e che magari, considerando la fama iniziale che all'epoca avevano, ha potuto anche tranquillamente autografare, per di più la prima stampa in assoluto; pensate che esistono circa 176 versioni di questo disco, e che la first release viene valutata, in condizioni ottimali, fra gli 80 ed i 100 euro). Prima di lasciar andare il pubblico, James spiega che il disco avrebbero voluto intitolarlo "Metal Up Your Ass", un rimando alle prime demo del gruppo, ma alla fine (grazie allo sbarramento della label ed alla conseguente arrabbiatura dello stesso Cliff, venne intitolato come tutti noi sappiamo) si ottenne Kill'Em All. E su Hetfield che gioca col pubblico facendogli ripetere in coro il primo titolo del disco, la VHS va a chiudersi. Prima di finire del tutto però, abbiamo un ultimo speech della band, la terza parte di quanto iniziato molto prima, che conclude la sua storia di aneddoti riguardanti Burton, a cui poi fanno capolino i titoli di coda. Titoli abbastanza commoventi, che vedono un montaggio di foto di Cliff Burton, mentre in sottofondo possiamo udire le melanconiche note di Orion, brano presente nell'ultimo disco registrato dal capellone di San Francisco, ed anche un brano in cui egli si ritaglia ben due momenti di assoluto solo, all'inizio ed alla fine del pezzo. Il brano, che per la scomparsa prematura di Cliff non venne mai eseguito dal vivo, fu utilizzato come colonna sonora durante il suo funerale, avvenuto il 7 Ottobre 1986 presso la Castro Valley, in California. Il brano è stato eseguito sempre a pezzi durante la presenza di Newsted, che accennava il main theme durante le sue sezioni soliste, ed è stato ripreso per intero e proposto al pubblico soltanto dopo l'ingresso di Robert, moltissimi anni dopo la sua composizione.

Conclusioni

Nel nostro percorso attraverso l'intera discografia firmata dai Metallica, non potevamo non soffermarci su questa storica VHS, che ormai rappresenta un vero oggetto di culto per gli appassionati della band. L'intento del gruppo, quando pubblicarono "Cliff'Em All", era quello di rendere giusto omaggio all'amico scomparso, e ci sono ampiamente riusciti. Nel frattempo però hanno anche fornito un enorme blocco di presenze della band nei primissimi anni di carriera, specialmente nella sezione in cui compare anche Mustaine (ripresa rarissima della sua militanza nei Metallica) e nel blocco che va a chiudere la cassetta, con il primo tour ufficiale della band. Fornendo ciò il gruppo ha gettato ulteriori basi per la propria storia eterna, basi che non verranno mai dimenticate. Cliff Burton manca, manca molto nel mondo della musica, e questo dalle riprese che abbiamo visto, ma anche semplicemente ascoltando i brani in cui lui era presente, si sente eccome; il suo estro compositivo, la sua simpatia e la sua verve sul palco, ancora oggi sono ricordati da molti come unici. Si era e si è creato un vero e proprio alone di leggenda attorno a questo artista morto così giovane, peraltro a causa di un errore umano, e forse è proprio questo che brucia di più. Negli anni abbiamo assistito alla dipartita di alcuni fra gli artisti più importanti del panorama Metal mondiale; da Ronnie James Dio al più recente Lemmy, tutti quanti prima o poi ci lasceranno, lo sappiamo bene. Tuttavia, bisogna sempre vedere come ci lasciano; per una malattia è già più accettabile, non possiamo prevederlo, fa male, malissimo, ma alla fine diciamo "era inevitabile". Per un incidente di autobus, un errore dato da una poca accortezza di qualcuno, o per una conseguenza esterna, oltre alla grande perdita c'è l'enorme beffa di come sia andata, cosa che nessuno saprà mai con certezza. Ed è questo, ripetiamo, ciò che forse brucia di più della scomparsa di Cliff; la consapevolezza che se non fosse salito su quel maledetto pullman, i Metallica oggi avrebbero magari preso strade diverse da quelle intraprese, magari consigliati proprio dall'amico che tanto aveva dato al sound del gruppo ed alla sua formazione. Burton era la vena compositiva maestra insieme a Mustaine ed Hetfield stesso, un tag team forte come l'acciaio che ha dato vita a tre album che hanno fatto la storia, ne hanno scritto indelebili pagine che ancora oggi vengono consumate da migliaia di fan. Tornando per un attimo alla VHS in sé per sé, è un feticcio, un oggetto per i veri appassionati del gruppo: un enorme esempio di ciò che sapevano fare ai tempi, ed un modo per capire bene da dove venga quella energia che in parte sono in grado di scatenare ancora oggi. In più, come i Metallica stessi avevano pensato, anche un enorme omaggio al loro axeman delle spesse corde, un capellone compositore straordinario che tanto ha donato alla musica in pochissimi anni di carriera. Dalla militanza nei Trauma, alla corte di Ulrich ed Hetfield, alla pubblicazione, con Master Of Puppets, della consacrazione totale. Dunque un oggetto che consigliamo di acquistare per due importanti motivi; se si vuole avere una percezione più ampia della storia di questa band così importante, ed anche se si è fan di Cliff Burton e della sua musica. Al suo interno respirerete gli anni '80 come forse non vedrete molto spesso, rivivrete momenti così vicini e così lontani allo stesso tempo da noi, che tutto vi sembrerà magico. Tuffatevi dunque nella magia perpetua di questa storica videocassetta (che neanche due anni fa è stata riproposta anche nel più moderno e comodo DVD), immergete la faccia nella magia pura del Thrash Metal, e fatevi scendere anche una lacrima di commozione nel vedere un talentuoso artista che se ne è andato davvero troppo presto. Non potevamo esimerci dall'analizzare tutto questo, non si poteva, questa testimonianza è presente in casa di chiunque si dichiari fan sfegatato dei Metallica, come è giusto che sia, e siamo sicuri che ogni volta che la guarda, nella sua mente riecheggiano queste parole: "Il Regno della Salvezza non può portarmi a Casa".

1) Creeping Death
2) Damage, Inc. / Am I Evil?
3) Master Of Puppets
4) (Anesthesia) Pulling Teeth
5) Whiplash
6) The Four Horsemen
7) Fade To Black
8) Seek And Destroy
9) Welcome Home (Sanitarium)
10) Anesthesia (Pulling Teeth)
11) For Whom The Bell Tolls
12) No Remorse
13) Metal Militia
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