MESHUGGAH

Pitch Black

2013 - Scion Audio Visual

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
16/12/2019
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Nel corso degli anni, moltissime band hanno diviso i propri ascoltatori per via di scelte artistiche a volte discutibili. Scelte che hanno portato ad un allontanamento dei fan affezionati alle sonorità degli esordi, per abbracciarne altri grazie ad un sound più accessibile. Ovviamente non possono non saltare alle mente i Metallica o gli In Flames giusto per fare due esempi. Ma questo è solo un piccolo esempio per dirvi che esistono delle realtà che han diviso immediatamente la critica fin dal disco di esordio. Che piaccia o meno, i Meshuggah fanno parte di quella schiera che, o la si ama o la si odia per via di una proposta a volte difficile e non certo digeribile a tutti. Certo è, che i Nostri hanno avuto fin da subito le idee chiarissime sulla strada da intraprendere ed hanno saputo evolversi appesantendo sempre di più la loro proposta sonora, marchiando a fuoco il loro sound personalissimo. Partiti inizialmente cercando di portare il thrash metal ad un livello molto personale e particolare, nel corso degli anni hanno forgiato un genere che è veramente difficile da emulare. Stiamo parlando del Djent di cui la band di Umea ne è la pioniera. Difficile da replicare perché? Semplicemente il motivo è da ricercarsi dal fatto che ogni band che solo prova a fare questo tipo di genere deve per forza misurarsi con la grandezza dei Meshuggah. Il risultato, come potrete ben immaginare, è quasi impietoso. Tecnicamente fuori da ogni logica umana e con brani che hanno fatto la storia della musica, ad ogni loro nuova uscita c'è sempre materiale per discutere di come diavolo facciano a comporre certi episodi. Il loro successo è più che meritato e dopo otto album e svariati singoli ed ep, nel 2013 è la volta di dell'Ep dal titolo Pitch Black. Questo dischetto contenente solamente solo due tracce, tra cui Dancers to a Discordant System tratta dal grandioso ObZen in versione ripresa dal vivo, arriva esattamente a distanza di un anno da Koloss, album con il quale la band di Haake e soci demoliva ogni neurone umano possibile grazie ad un sound monolitico come non mai. Con una line up ormai stabile da anni, troviamo appunto la song citata poc'anzi registrata per l'occasione il nove Dicembre 2012 al Distortion Festival di Eindhoven in Olanda e Pitch Black registrata precedentemente nel 2003 presso i Fear and Loathing studios in Svezia. E' difficile in realtà immaginare qualcosa di clamoroso in questo caso, dato che appunto ci troviamo ad analizzare in sostanza un unico brano inedito rimasto chiuso nel cassetto per qualche anno di troppo. Eppure ci si può aspettare di tutto. In passato ci avevano già sorpreso in maniera a dir poco incredibile. Basti pensare all' Ep "I" contenente un unico brano dalla durata di venti minuti, in cui un senso di alienazione totale ci aveva pervaso per tutta la sua durata. In questo contesto si plasma quindi questo singolo di cui disquisirò in questa pagina. Quindi bando alle ciance ed addentriamoci ancora una volta in un pericolosissimo viaggio nei labirinti mentali costruiti ed ideati dagli architetti della follia.

Pitch Black

Ovviamente non possiamo non iniziare con la title track, ovvero "Pitch Black (Nero come la Pece)". L'introduzione è affidata da un rullo di tom da parte di Tomas Haake, il quale fa partire l'ascia di Thordendal dotata di una profondità che trascina immediatamente nell'oscurità più totale.Il sound è lento, asfissiante e soffocante. L'aria inizia a mancare e con sorpresa troviamo il cantato di Jens che in questo caso non si limita ad urlarci contro come di consueto, ma si presenta come un narratore vero e proprio. La voce è filtratissima, sembra di assistere alla narrazione di un androide che racconta gli eventi tragici prima degli eventi che andranno a compiersi. L'anima brucia nel cielo a causa dell'avidità e dall'odio che è stato versato in una realtà fin troppo corrotta e marcia. L'umanità è destinata ad essere spazzata via da tutto questo orrore, un orrore che l'uomo ha anche cercato di vendere spacciandolo per oro. La nostra razza quindi si avvia lentamente verso il ciglio di un precipizio di cui non possiamo vederne il fondo perché sommerso dall'oscurità. Colui che si trova ormai sull'orlo del baratro si rende conto di quanto male è stato fatto fino a quel momento e sembra rivolgersi al proprio figlio dicendogli "Vieni, guarda. Sei contento ora, non c'è più niente". Vuole essere l'appello di un padre che vuol far capire al proprio erede di non commettere gli stessi errori che lui stesso ha commesso. Lo vuole fermare finché è ancora in tempo, dato che ha capito che anche lui sta pugnalando la sua esistenza e quella degli altri. Kidman continua imperterrito a parlare in maniera a dir poco inquietante, mentre la band si muove con assoluta lentezza fino al momento ormai attesissimo dell'assolo disturbante che arriva proprio nel momento di massima disperazione. Poi tutto si blocca, improvvisamente. Leggeri rintocchi di charleston e pedale con una chitarra leggermente distorta che arpeggia in un mondo desolato e privo di vita. Quel poco di rimpianto che ci rimane ci si ritorce contro, prendendo quasi vita ci schernisce come per farci notare quanto siamo stati stupidi ed egoisti. Siamo noi stessi la causa del nostro male e tutto ciò che una volta era vita e proliferazione, ora è oscurità e tristezza. Forse è troppo tardi, ma raccogliamo le nostre poche armi che ci rimangono e proviamo un minimo di reazione. Affrontiamo le nostre paure, proviamo a porre rimedio, ma purtroppo il punto di non ritorno è già stato superato da molto tempo. E' finito il tempo in cui ci si poteva crogiolare alla luce del sole; ora quella luce non esiste più e l'unica cosa che ormai possiamo osservare è il dolore che il terreno stesso sta provando a causa nostra. Diventa tutto nero, nero come la pece come sarà inevitabilmente la nostra esistenza.Il brano sfocia in un caotico e meraviglioso assalto sonoro corredato da intensissime parti melodiche che non fanno altro che incarnare perfettamente la venuta dell'apocalisse, la quale non è mai stata così imminente come in questo momento.

Dancers to a Discordant System (Live)

Come detto, "Dancers to a Discordant System (Danza di un Sistema Discordante)" è il brano di chiusura dell'ottimo ObZen. Inizialmente si riesce ad udire leggermente il pubblico presente, il quale applaude anche in maniera piuttosto intensa fino al momento in cui gli viene dato in pasto l'arpeggio iniziale. Morbido ed interessante, lascia subito il posto ad una frustata sonora che annichilisce per potenza e precisione. Il singer si presenta inizialmente come il messaggero di un'entità che vuole consigliarci di ascoltare attentamente una melodia nascosta dalla quale si può scovare l'essenza e la provenienza delle menzogne che ogni giorno dobbiamo sorbirci. Dinanzi a noi vengono innalzate delle coreografie dalle quali spuntano delle catene che hanno come unico scopo quello di soffocare e sottomettere l'ignoranza che ormai si è amplificata a macchia d'olio. In questo macabro valzer di dolore, delle mani insanguinate guidano la musica intrappolandoci in un turbinio fatto di stonature. Lo spettacolo ha così inizio, ma non crediate che avrà una fine perché è impostato in maniera tale da non poterlo più fermare. Accettiamo così ogni tipo di bugia, perché sono così affinate da farci rimanere in silenzio. Iniziamo dunque una danza, ammutoliti dai dolori a noi provocati senza una minima possibilità di abbandonare questo ballo. Non ci resta che chiudere gli occhi ed imparare i passi di questo maledetto ballo. In fondo sembra essere solamente un gioco, un gioco segreto che viene condotto da mani di cui noi ci fidiamo abitualmente, ma che rimangono pregne del sangue appena versato. Ma se continuiamo a fidarci nonostante tutto, non è che probabilmente contiamo qualcosa? E' un concetto totalmente sbagliato, dato che ancora non abbiamo inteso che siamo solamente polvere. Il riff è sanguigno così come la sezione ritmica sembra tirare su e giù queste maledette catene facendoci continuare a danzare come se fossimo dei burattini. La doppia cassa di Tomas è lenta ed inesorabile, mentre le vocals di Kidman sono assurde e violente. Il chorus è eseguito alla perfezione anche in sede live e riesce a prendere letteralmente a pugni ogni spettatore presente. Il silenzio è quasi totale, il pubblico è tramortito dalla potenza dei Meshuggah e in pochi torneranno a casa ancora nelle loro piene facoltà. Qual'è il vero scopo di questo assurdo ballo? E' solamente l'umiliazione pubblica che lentamente ci schiaccia con il suo enorme peso. La stupidità ha varcato confini inimmaginabili e questo peso inizia veramente a farsi insopportabile. La nostra colonna vertebrale è allo stremo, non riesce più a sostenere tale sofferenza, eppure sembriamo non aver ben imparato la lezione dato che saremo sempre in fila per assistere al prossimo spettacolo. Devo dire che anche dal vivo questo è un pezzo a dir poco devastante e nonostante i ringraziamenti di sorta di fine esibizione ricambiati da un grande entusiasmo generale, quello che rimane è uno schiaffo in pieno volto atto a voler darci una svegliata in modo tale da non essere considerati veramente come una razza idiota dotata della capacità di pensiero e mai sfruttata realmente.

Conclusioni

Eccoci qui di nuovo a commentare un qualcosa che a modo suo è unico ed irripetibile. La domanda principale che mi ero posto in fase di introduzione era se la band fosse in grado di stupire anche con questo Ep. Ebbene, devo dire che per l'ennesima volta i Meshuggah sono riusciti a confezionare un qualcosa di unico e particolare. Partiamo dal fondo, ovvero dalla traccia registrata in quel di Eindhoven. Pezzo già incredibile su disco che chiudeva nel migliore dei modi un album assolutamente pregevole che qui in questo frangente si dimostra essere perfetta per essere eseguita davanti ad un folto ed attento pubblico. I suoni sono ben riconoscibili, l'impatto generato dalla band è di assoluto spessore. Anche se non è presente nessun tipo di interazione con la folla, la sensazione che il messaggio arrivi chiaro con sassate sulle gengive è tanto tangibile quanto distruttivo. Avrei forse preferito ascoltare una maggiore reazione da parte della gente presente, ma è anche vero che la band, una volta iniziata la propria esibizione, non si perde certo in fronzoli e unta dritto a devastare ogni cosa senza curarsi minimamente delle conseguenze generate dal proprio sound e questa cosa ci piace da matti. Per quanto riguarda Pitch Black parliamo di una parziale sorpresa. Ancora una volta siamo di fronte ad un qualcosa di "diverso" dal solito, non tanto a livello musicale che come sempre punta tutto su un suono massiccio ed imponente, ma dal fatto che il brano è totalmente parlato con quel filtro vocale che mette ansia ed apprensione. Insomma c'è poco da fare, siamo al cospetto di un gruppo meraviglioso che crede fortemente in quello che propone e soprattutto che non ha un briciolo di timore nel voler sperimentare per arricchire il proprio background, proponendo sempre quel qualcosa di nuovo senza mai perdere di vista quella natura alienante e demolitrice a cui fanno sempre affidamento con risultati assurdi. Inutile elogiare ancora una volta i singoli elementi, quello lo abbiamo già fatto molte volte ed ormai ci si aspetta praticamente sempre il massimo. Anche i momenti più assurdi dovrebbero essere quasi un'abitudine, ma riescono sempre a sorprenderci stampandoci in volto un'espressione meravigliata. O la si ama o la si odia dicevamo, ma come si fa a non amare i Meshuggah? Possono non piacere certo, ma non si può negare l'evidenza. Questi pazzi furiosi sono una macchina da guerra in continua evoluzione ed è questo che riesce a meravigliare ogni volta. Con il passare degli anni, hanno acquisito una consapevolezza dei propri mezzi che è a dir poco impensabile. Ci hanno mostrato che con un solo brano possono spazzare via album di altre band composti da dieci,quindi canzoni. Segnaliamo inoltre, che esiste una ristampa del suddetto Ep con l'aggiunta di "I" del 2004 che vi consiglio caldamente di recuperare e di conservare gelosamente. Incredibili, magnifici e a dir poco folli. Signori, questi sono i Meshuggah.

1) Pitch Black
2) Dancers to a Discordant System (Live)
correlati