MEGADETH

Never Dead

2011 - Roadrunner Records

A CURA DI
MICHELE MET ALLUIGI
26/01/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione

Quando si parla dei Megadeth bisogna fare necessariamente una premessa: essi sono come un camaleonte, che con il passare del tempo cambia le tinte del proprio mantello attraverso una serie di continui rinnovamenti della propria line up. Camaleontico dunque è proprio un aggettivo che ben descrive le varie metamorfosi della band di Megadave, basti pensare all'enorme crescita artistica compiuta nel corso delle decadi, che da ruvida e sanguigna band Thrash Metal, nata all'interno del ribollente calderone della Bay Area, si è trasformata in una vera e propria istituzione del genere. I Megadeth infatti sono una creatura libera, indomita e completamente cucita sulla pelle del proprio fondatore, la voce dell'anima del rosso thrasher di La Mesa, che ne ha raccontato le gesta e le vicende a partire da quel maledetto 1983, quando venne esiliato dai Metallica, fino ad oggi. Per il momento ci fermiamo ad uno degli ultimi periodi della discografia megadethiana, più precisamente al 2011, quando venne pubblicato il singolo di "Never Dead" in qualità di apripista al relativo full lenght, il tredicesimo capitolo discografico del gruppo americano, che uscirà intitolato semplicemente "Th1rt3en" (con i numeri volutamente mescolati alle lettere creando una sorta di anagramma). Il musicista americano si può tranquillamente definire il cervello di questa macchina cibernetica votata alla potenza sonora, che con il passare degli anni ha cambiato e rinnovato le proprie componenti sempre con lo scopo di migliorarsi e perfezionarsi. Il risultato di queste continue modifiche? Una serie di risultati sempre convincenti, alcuni più ed altri meno, ma tutti caratterizzati dalla forte impronta personale: ogni pubblicazione a marchio Megadeth infatti, nel bene e nel male, ha sempre potuto vantare una grande caratteristica: la sincerità. Mustaine infatti è un personaggio che non ne manda a dire per conto di terzi sia contro i suoi antagonisti diretti, contro il sistema oppure, più introspettivamente, verso i suoi demoni. Poche storie, la sua musica va presa per quello che è, del sano e spontaneo Metal che parla e suona direttamente dalle viscere di questo axeman, arrivando alle sue mani solo dopo una riesumazione compiuta dalla gelida terra della propria anima. La maggior parte dei lettori (sottoscritto compreso) porterà sempre nel cuore la grande formazione storica della band, che vede al fianco di Megadave il fedele braccio destro David Ellefson al basso, Nick Menza alla batteria e Marty Friedman alla chitarra, con la quale sono stati dati in pasto ai metallari di tutto il globo dischi a dir poco leggendari (il nome "Rust In Peace" vi dice nulla?), ma nonostante quei tempi siano ahimè andati ed ormai archiviati negli annali della musica Metal, i Megadeth hanno continuato la loro sontuosa avanzata fino ai giorni nostri e benchè, come si accennava, siano stati molti i cavalieri che si sono seduti alla tavola rotonda dell'ex Metallica, ogni line up costituisce una fase a sé stante della carriera artistica del gruppo. Sembrerà scontato dirlo, ma in fondo non è una riflessione da poco, il poter vantare un particolare sound, e conseguentemente un marchio distintivo legato ad ogni "periodo" dei Megadeth, conferma ulteriormente la grandissima personalità che la band americana ha saputo infondere alla propria musica album dopo album. Inoltre, benchè sia consuetudine definire Megadave un dittatore, è inopinabile che ogni musicista che abbia militato nei Megadeth abbia dato a suo modo un contributo al songwriting dei lavori su cui ha messo le mani. Sul singolo di "Never Dead" (e poi sul disco) al fianco del rosso thrasher troviamo, oltre al sottufficiale Ellefson, Shawn Drover alla batteria (che per un periodo ha suonato nei Megadeth insieme al fratello Glen all'epoca di "United Abominations") ed il chitarrista Chris Broderick (nel cui curriculum spiccao collaborazione con Jason Becker e con i Nevermore, giusto per citarne alcune). Una line up moderna dunque, sotto tutti i punti di vista; anche il singolo infatti venne pubblicato per via digitale, segno che anche la macchina dei Megadeth dovette adeguarsi al passo della musica on line in favore del tanto caro singolo in formato jewel. A livello squisitamente estetico forse il prodotto risulterà un pochino sterile (volete mettere il fascino del cd in custodia sottile contro un semplice nome su un lettore digitale?) ma va anche detto che negli anni Duemila la diffusine streaming ed il digital download sono mezzi molto più rapidi e a costo contenuto, soprattutto per quanto riguarda una singola canzone. La cover designata alla presentazione del singolo si presenta semplice ma al tempo stesso efficace, una panoramica di diverse persone all'interno di un cimitero, osservate però all'interno di un obiettivo a filtro blu in cui si intravede Vic Rattlehead, la celebre mascotte del gruppo; sembra quasi di guardare all'interno di un mirino di un fucile di precisione: una efficace metafora per rappresentare come la follia omicida imperante negli Stati Uniti possa uccidere chiunque, senza distinzioni di sesso o età, e di come la sua insensatezza uccida ulteriormente chi è morto a causa del fuoco amico o di un colpo accidentale.

Never Dead

"Never Dead" ("Mai Morti") è un brano che si presenta moderno fin dai primi secondi: ad introdurlo troviamo una solenne base orchestrale riprodotta per mezzo di una sequenza creata con il sintetizzatore, espediente già utilizzato dal gruppo in passato, ma che in questa particolare sede trova un maggior approfondimento godendo di un maggiore spazio. L'atmosfera si fa subito sinistra, con il tempo scandidto da una rullata marziale di batteria eseguita sul rullante da Drover; sembra quasi di addentrarsi all'interno di una delle composizioni di John Carpenter, invece sono i Megadeth che gettano le basi per la loro prossima stoccata. A rendere il tutto ancora più ansiogeno vi sono inoltre dei feedback di chitarra, degli incisivi fischi appositamente sfumati affinchè possano farci scendere un rapidissimo brivido lungo la schiena per poi sparire nel nulla. È letteralmente calata la notte ma a tenerci desti ecco arrivare delle terzine di sei corde in palm muting, dalle quali traspare tutta la pesantezza del polso che martella lo strumento, una sinistra creatura giunge dinanzi a noi, è il momento. Sullo sfondo ecco arrivare una cascata di shredding in pieno stile speed metal, la quale, grazie ad un effetto flanger sembra quasi ondulare all'interno del nostro sistema uditivo, ma non passano troppi secondi prima che il drumming di Drover parta come un treno a sostenere il tutto con una linearissima doppia cassa. Sono appunto il pedale ed il rullante a sostenere il riffing, che nel frattempo si è articolato attraverso un precisissimo fraseggio in hammer on dal gusto neoclassico. La strofa avanza imperiosa ma ecco che si giunge immediatamente al pre ritornello con un efficace mid tempo, un rallentamento che spezza volutamente l'incedere della canzone per poi ripartire immediatamente in quarta con la successiva porzione di strofa, frantumando anche quello che è il nostro respiro in fase di ascolto. In questa travolgente dinamica, il rosso thrasher inizia a cantare con il suo famoso stile digrignato, raccontando una delle sue nuove e malsane storie: in una realtà quotidiana sempre più corrotta dalla violenza, tra i volti amorevoli dei nostri vicini di casa e delle persone a noi care, si annidano dei potenziali assassini, che altro non attendono che nutrirsi con il sangue delle vittime innocenti. Essi sono in mezzo a noi, ma non ce ne accorgiamo perchè sono invisibili, ogni individuo che si avvicina a noi è una potenziale minaccia, appena entra in possesso di un'arma da fuoco e questa assurda follia lastrica sotto i loro piedi il cammino per una sinistra marcia di morte, architettata, come sempre nelle sferzate di Mustaine verso il sistema statunitense, dai potenti che sono al governo del paese. I loro volti si stampano ben evidenti sulle campagne di prevenzione alla violenza e per un sempre più rigido controllo della vendita delle armi, ma appena cala il bagliore delle azioni fatte alla luce del sole ecco che nelle tenebre si celano quelli che sono gli affari loschi, i profitti ricavati dalle vendite di armamenti automatici in ogni città del paese. Quel tanto decantato secondo emendamento stabilisce che per i cittadini americani possedere armi da fuoco è un "sacrosanto diritto", lo stesso vale per un innocente passante, che ha il "diritto" di sentirsi la persona sbagliata al momento sbagliato: quanti uomini, donne e persino bambini sono stati registrati fra le vittime accidentali delle numerose sparatorie che insanguinano le cronache statunitensi? Eppure è così, e sembra non esserci scampo. Dopo un ritornello costruito su una avvincente serie di stop and go, che quasi ricreano nell'aria la sensazione di una serie di spari, ecco che il drumming riprende a martellare e le chitarre tornano a dilaniarci i timpani con il loro affilatissimo riffing, magistralmente sostenute anche dal basso di Ellefson. Una volta costretti a prostrarci sulla tomba di un nostro caro morto per infarcire il portafoglio di un produttore di armi non possiamo far altro che dannarci ed autcommiserarci, poiché la prsona da noi tanto amanta è morta con l'unica colpa di un peccato che non gli riguardava. Ma con il giungere della seconda metà del brano, modellato con uno schema simile al precedente (con strofa, pre ritornello, e rtornello) ecco che Megadave lancia la sua maledizione ai trafficanti legalizzati: nutrite ancora migliaia di guerre, farete altri profitti, ma badate bene che tutte queste persone è come se non fossero mai morte: prima o poi toccherà anche a voi passare a miglior vita e sarà in quel momento che vi ritroverete a bruciare tra le fiamme di un inferno popolato dalle immagini di tutte quelle persone che avete ucciso. Sarete martoriati da ogni singola pallottola che avete immesso sul mercato, che è poi giunta fino nelle strade e successivamente nel cervello o nel cuore di qualcuno che non centrava niente. Godetevi il fruscio delle banconote che si versano sul vostro conto corrente, perchè presto sarete assordati dalle urla di coloro che non sono mai morti.

Conclusioni

Come anticipato all'inizio della recensione, "Never Dead" è un brano che catapulta i Megadeth nella modernità sonora con assoluta disinvoltura, sia dal punto di vista compositivo che per quanto riguarda la post produzione in studio. Per quanto concerne il primo aspetto, noterete che la band ha notevolmente evoluto il proprio modo di suonare con il passare degli anni; vi basterà infatti ascoltare un grande loro classico come "Peace Sells..." o "Take No Prisoners" e poi immediatamente dopo la traccia di questo singolo per notare immediatamente come siano cambiati gli aspetti strutturali e di arrangiamento adottati da Mustaine e soci: se nei lavori più datati i quattro erano soliti dare priorità alla velocità esecutiva, in questa composizione i bpm vengono abbassati (non di troppo chiaramente) in favore di uno studio più ponderato in fase di composizione; il main riff, per quanto di altissimo livello tecnico, risulta strutturalmente più semplice rispetto ad altre creazioni dei dischi precedenti, segno che i nostri hanno optato per un maggiore impatto dato dalla pulizia e dal groove, piuttosto che dalla scarica adrenalinica dello speed metal anni Ottanta. D'altra parte, Dave Mustaine è un homo novus e lo ha dimostrato già con i più maturi dischi degli anni Novanta, ormai quella dei Megadeth è una musica che non va più ricondotta unicamente entro i soli confini del Thrash Metal, ma che spazia talvolta anche nei meandri più catchy dell'Hard Rock e talvolta mescola sapientemente gli elementi delle due correnti creando un miscuglio del tutto personale e variegato, ma al tempo stesso riconoscibile. La parabola artistica di Megadave è iniziata come una avanzata contro il mondo votata unicamente verso l'astio intrinseco provato dal giovane musicista americano. La musica Metal si è rivelata una consigliera audace e comprensiva per sfogare tutto il risentimento causato da un'adolescenza difficile, l'abuso di alcool e droghe e non ultima la ciacciata dai Metallica, il gruppo di coloro che all'epoca reputava amici. Tutto questo si è poi via via tradotto in una trasformazione personale che lo ha condotto "a riveder le stelle" dopo tante tenebre ed ora è qui, appena passata la prima decade degli anni Duemila, a buttare nel piatto ciò che di più fresco la sua mente ha saputo creare. Al suo fianco ci sono ora dei musicisti di altissimo livello, che ben si differenziano dai loro rispettivi predecessori ma che comunque hanno saputo integrare perfettamente il loro stile con quello che era "richiesto" da una macchina da guerra come i Megadeth: Drover non imita assolutamente Menza o Samuelson, eppure anch'egli si dimostra perfettamente all'altezza del ruolo che in passato hanno ricoperto i suoi colleghi, lo stesso dicasi per Broderick nei confronti dei precedenti axemen come Poland oppure Friedman. Un discorso diverso invece va fatto per Ellefson, che dopo aver iniziato questa avventura con Megadave nell'83 si è allontanato nel 2002 per poi tornare in qualità di figliol prodigo nel 2010: negli otto anni di assenza nulla è cambiato nel suo stile ed il suo ritorno non ci ha certo fatto rimpiangere i bassisti che lo hanno sostituito nel mentre. Per quanto riguarda i suoni, i Megadeth hanno voluto essere al passo coi tempi anche in questo senso: l'album è stato registrato nello studio di Dave Mustaine (i Vic's Garage Studio in California), e benchè si tratti di uno studio di registrazione "casalingo" esso non ha nulla da invidiare ad altre sale di incisione. Consapevole del fatto che oggigiorno l'orecchio dei fan è abituato alle produzione strapompate tipiche dell'era del digitale, il rosso thrasher ha curato tutto al minimo dettaglio fornendo ad ogni strumento la dovuta equalizzazione e compressione affinchè da ogni componente del brano uscisse il meglio, fermo restando che a partire dalla microfonatura fino alla bravura del musicista in sé le fasi di registrazione hanno scelto le takes migliori fin dal principio. Se per caso foste ancora incerti sul gudizio da dare a "Th1rth3en", vi basterà ascoltare questo singolo per essere instradati nella maniera corretta.


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2) Never Dead
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