MEGADETH

Hidden Treasures

1995 - Capitol Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
03/03/2014
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Nella metà degli anni 90 la scena Metal cambia profondamente, sia nel modo di esprimersi sia in quello di approcciarsi col pubblico. Il mondo degli affari, in questo caso il music-business, è stato, mai come allora qualcosa di imprevedibile, così come imprevedibili sono stati la batosta del Grunge (nuova linea artistico-intellettuale) e l’ascesa di generi musicali ibridi. Tutti elementi che costringono al cambio stilistico qualsiasi band, o almeno quelle più in vista. Così, assieme ad altri esimi colleghi, anche i mostri sacri Megadeth si piegano alla nuova attitudine di suonare in maniera più “orecchiabile”; il timido processo di mutazione cominciato col magnifico “Countdown To Extintion” conduce il leader Dave Mustaine ad approdare verso altri lidi sonori ed ecco che nel 1994 la Capitol Records da alle stampe il pluripremiato “Youthanasia”, disco di grande impatto che sancisce la svolta melodica a discapito di una ruvidezza mostrata negli anni passati ma che sa pungere comunque a dovere. La struttura delle canzoni appare più semplice, lineare e molto più vicina a ritmiche tipicamente Heavy piuttosto che Thrash. Eppure “Youthanasia” rimane un grandissimo lavoro, un disco nei cui solchi si percepisce la classe immensa dei musicisti che vi suonano, un album capace di creare uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo e quindi di convincere i fans più affezionati e, allo stesso tempo, di conquistarne di nuovi. In quell’anno i Megadeth sono all’apice della loro fortuna e sembrano in grado di fabbricare qualsiasi cosa senza perdere quel tocco magico riconosciuto un po’ da tutti.  Nel 1994 loro sono e rappresentano come nessun altro il Thrash Metal, ancora lontani dai meandri del commercio più becero e degradato ma sicuramente più fruttuoso a livello economico (anche se ci arriveranno, infatti da lì a poco licenzieranno prima il discreto “Cryptic Writings” e poi il controverso “Risk”, primo vero tracollo esistenziale che spezzerà l’incanto di una carriera intoccabile). Per questo motivo l’etichetta discografica gli consiglia di rilasciare, l’anno seguente, un Ep dalla durata di 30 minuti nel quale vengono raccolti alcune B-sides (apparse come colonne sonore di diversi film) e cover. L’album che ne esce fuori è questo “Hidden Treasures” del 1995, accompagnato da ben tre video ufficiali (“Angry Again”, “99 Ways To Die” e “Go To Hell”), prodotto dal noto Desmond Child (Scorpions, Dream Theater, Bon Jovi, Alice Cooper ed Aerosmith, per citare alcuni artisti con i quali ha collaborato) e pubblicato in Europa come Cd-bonus di “Youthanasia”, mentre in Oriente e America come album singolo destinato a tutti i ghiotti seguaci della band e con una copertina che rappresenta lo stato dell’Arizona e le sue città. Come il titolo suggerisce, si tratta di veri e propri tesori nascosti, che rappresentano il talento di un gruppo storico e fondamentale per il genere in grado, all’epoca, di raccogliere consensi e di viaggiare a briglie sciolte senza perdere un minimo di dignità.



Ad aprire il lavoro troviamo "No More Mr. Nice Guy", cover della leggendaria canzone di Alice Cooper (dall’album “Billion Dollar Babies” del ‘73) e risuonata a dovere per la colonna sonora del film “Shocker” di Wes Craven. Questa canzone ha un valore simbolico fondamentale nella crescita (artistica e non) di Mustaine, trattando di un uomo che arrivato a un certo punto della sua vita, esplode e dice no a un’esistenza da “bravo ragazzo”. L’infanzia di Dave, come molti sanno, non è stata facile: il divorzio dei genitori, la presunzione di un padre alcolizzato e la morte di quest’ultimo non hanno fatto altro che rendere l’animo del giovane Mustaine schivo e irascibile, nonché, qualche anno dopo, schiavo delle droghe. L’arrangiamento non si discosta molto dall’originale ed è messa in apertura probabilmente per far capire a tutti quali sono le sue radici musicali. Alice Cooper è infatti fra i suoi artisti prediletti, colui che ha iniziato il giovane alla musica quando era ancora un ragazzino. Fu proprio in quei momenti così tragici della sua infanzia pocanzi descritti che le note variegate dello “Shock Rock” targato Cooper conquistarono infatti il suo cuore ribelle e lo avvicinano all’Arte. Quest’ultima, insieme agli accadimenti nefasti, è concepita dal giovane Dave come atto di sfogo e di ribellione. O forse presa di coscienza? La seconda traccia è  "Breakpoint", registrata nel 92 e parte della colonna sonora del divertente “Super Mario Bros.”. Suona grezza e contornata da un cinismo diretto e fuori contesto rispetto all’ilarità del film: nel testo, infatti, Mustaine se la prende con chi gli punta il dito contro e lo conduce in questo modo all’esaurimento nervoso. E’ una canzone basata su strofe lineari che si intrecciano in un buon duello tra la batteria di Nick Menza e la chitarra di Marty Friedman fino all'arrivo del break centrale che dà il via a un ritornello semplicissimo ma efficace ripetuto fino alla fine. "Go To Hell" proviene dal film “Bill & Ted’s Bogus Journey” del 1991 ed è introdotta da un giro di basso “nervoso” e presto accompagnato da un pesante riff di chitarra. Delle voci femminili all’unisono recitano una breve preghiera a favore della propria anima prima di addormentarsi (riprendendo la preghiera di “Enter Sandman” dei loro diretti rivali, i Metallica) e subito prende il sopravvento la voce indemoniata di Mustaine nelle vesti di un uomo stanco della vita e che manda a quel paese tutti quanti. Le strofe sono sorrette da riff azzeccati e dal basso figurato di David Ellefson che indutiscono un ritornello già di per sé cattivo. Stupendo l’assolo centrale che dà il via a una sezione finale schizoide. "Angry Again" è la miglior traccia dell’album, dura come un macigno e con una lirica acida che descrive una delle soventi incazzature del biondo crinito (eterna superbia o semplice arroganza?). Registrata durante le sessioni di “Countdown To Extintion” e scritta per il film “Last Action Hero”, uscito nelle sale nell’autunno del ’93 ed interpretato dal mitico Arnold Schwarzenegger, è veloce e aggressiva con un ritornello melodico e orecchiabilissimo che sembra riportare echi dei due dischi precedenti. La sezione ritmica della batteria di Menza è, come sempre, efficace nella sua struttura. Dello stesso anno è il bellissimo singolo di lancio "99 Ways To Die", accompagnato anche da un video ufficiale e colonna sonora del cartone “The Beavis and Butthead Experience”. Scritta dopo la riabilitazione che ha portato Mustaine a disintossicarsi da alcool e droghe, parla dell’ultimo giorno di vita di un suicida schiacciato dalla vita stessa, ed è al contempo una canzone a sfondo politico (ovvero tematiche squisitamente Megadeth) nella quale si percepisce la netta posizione del musicista nello schierarsi contro la corrente filo-repubblicana che appoggia la liberalizzazione delle armi da fuoco negli U.S.A.. “99…” segue le stesse coordinate della precedente song, ovvero heavy puro che fa della semplicità il suo punto di forza, con un bel dialogo tra una batteria potente e chitarre acustiche che appoggiano, insieme, uno stile vocale molto acido. L’incedere è fulminante e non lascia scampo, specialmente nel break centrale che esplode in un ritmo da headbanging furioso. Segue l’immensa "Paranoid", capolavoro firmato Black Sabbath e contenuto nel disco omonimo del 1970. Seconda cover dell’album, è tratta dal tributo alla band di Tony Iommi intitolato “Nativity In Black”, uscito qualche mese prima e realizzato da nomi importanti come Type 0 Negative, Sepultura e Faith No More . Ben registrata, è grintosa, feroce e resa più veloce rispetto all’originale. Anche qui, oltre al valore storicamente inestimabile della canzone, che ha contribuito a forgiare il rock duro e puro e ispirato intere generazioni di formazioni dedite al genere, fondamentale è il testo intriso di delusione, abbandono e da un velo nichilista che richiama molto lo stato d’animo del Dave Mustaine (divorato dei vizi che lo condurranno ancora una volta al ricovero) dell’epoca. Il protagonista della lirica è infatti un uomo solo, lasciato dalla propria donna, caduto nella depressione più oscura e ormai privo di ogni speranza o forza necessaria a continuare il proprio cammino. La paranoia cervellotica e schizzata espressa dalle note è quella di un folle giunto al capolinea e divorato dai demoni della mente. "Diadems" è una semi-ballata composta nel 94 e ispirata al film “Ghost” anche se il testo parla di tutt’altro, essendo difatti incentrato piuttosto sulla religione e sul potere malsano che da essa deriva. Descrive un malessere atavico che annienta l’uomo stesso, ed è un altro inedito dal sapore country dove le chitarre, dal ritmo riflessivo, rendono l’idea di un luogo polveroso e desertico, almeno per i primi due minuti che fungono da introduzione, per poi ravvivarsi e lanciarsi in un bel mid-tempo ossessivo. E’ tratta da una raccolta uscita pochi mesi prima dal titolo “Tales from the Crypt Presents Demon Knight” che raccoglieva vari artisti per un progetto (mai compiuto) cinematografico. Chiude "Problems", (originariamente scritta nel ‘77 dai Sex Pistols per il loro primo e unico lavoro dal titolo “Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols”), punk song registrata nel 1995 e apparsa nel singolo “A Tout le Monde”, dove i Megadeth ricreano senza problemi quella furia anarchica tanto cara alla band inglese la quale, ai suoi tempi, si faceva portavoce di una rivoluzione culturale dalla portata imponente e che, da lì a poco, avrebbe incendiato generazioni di ribelli. Non lavorerò dalle 9 alle 5 come tutti. Io me la spasso. Qualche problema?. Ecco le parole chiavi di un’anarchia sociale e musicale che non perdono un briciolo di rabbia anticonformista anche nelle intenzioni dei Megadeth ma anzi, riportano a galla ricordi di una gioventù irrequieta. Perché ormai lo si è capito, i Megadeth fanno come gli pare, Dave Mustaine fa come gli pare con la sua creatura e la sua arte.



Molti fans, da questo periodo in poi, rimangono delusi dalle sue idee, altri invece le accolgono favorevolmente. E questo “Hidden Treasures” è un lavoro onesto, figlio di altri tempi, da una parte ancorato al passato e che rappresenta le influenze della band (non solo loro) ma dall’altra guarda avanti proponendo un suono moderno, tipicamente anni 90, laddove la musica inizia a sposarsi con il cinema. Insomma un progetto carico di nostalgia, quando ancora questa leggendaria band non aveva subito cali di sorta, o almeno era riuscita bene a nascondere quei cali fisiologici che presto sarebbero giunti con album dal discutibile valore. Resta tuttavia un lavoro gradevole, sicuramente per gli ammiratori più incalliti, ma anche per i più curiosi. “Hidden Treasures” va dunque preso per quello che è: una raccolta di chicche sonore da gustare di tanto in tanto per saziare la propria fame di Megadeth.


1) No More Mr. Nice Guy
(Alice Cooper Cover)
2) Breakpoint
3) Go To Hell
4) Angry Again
5) 99 Ways To Die
6) Paranoid
(Black Sabbath Cover)
7) Diadems
8) Problems
(Sex Pistols Cover)

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