MEGADETH

Countdown to Extinction

1992 - Capitol Records

A CURA DI
SALLY REYNOLD
07/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Nel 1992 i Megadeth (una band senza alcun bisogno di presentazioni) squarciano la scena musicale del periodo con una coltellata da due dischi di platino ed un Grammy come "miglior performance metal". Si tratta di "Countdown to Extintion", undici tracce in originale, quindici nella rimasterizzazione del 2004 (con l'aggiunta di tre demo ed un inedito). Con questo lavoro la band scrive una summa delle sue principali caratteristiche (fra cui riff stuzzichevoli ed ipertecnici e la peculiare vocalità di Mustaine), divagando leggermente dal percorso già tracciato e creando dei pezzi, ormai affermati capolavori, melodicamente e concettualmente indipendenti dal resto della discografia della band. Ritengo quindi opportuno sottolineare, in prima battuta, il tenore particolare dell'album, che di per sé ha l'inconfondibile marchio di fabbrica "Mustaine & Co.", ma vibra di un' anima più blues ed introspettiva (melodicamente parlando) e si completa in sé stesso, come un periodo articolato ma di senso perfettamente compiuto.

Il primo brano, "Skin O' My Teeth" (3:16 min.), concede un'introduzione molto lineare, con un riff che poi diverrà principale, su cui interviene subito la voce di Mustaine. il ritornello campeggia dopo poco sul brano, il protagonismo è della voce: la chitarra si fa incalzante, ma resta composta, poco estrosa, fino all'assolo veloce ed acrobatico dopo il secondo ritornello, più di trenta secondi di puro delirio, di interpretazione spasmodica e incalzante di un tema principale già prelibato all'ascolto. La strofa ed il ritornello seguenti, in cui la voce si aggrappa, gratta, terminano a pochi secondi dalla fine. Il pezzo racconta con il tipico charme dei testi di Mustaine una storia di sofferenza che terminerà all'obitorio.

"Symphony Of Destruction" (4:07 min.), secondo brano, si apre coll'inconfondibile suono dell'accordatura degli archi, cui segue un leggero accenno di coro lirico. Al principio il brano, sia nel riff semplice ed incisivo che nell'ingresso vocale, è permeato di una tensione, di una potenza in attesa d'esplodere in atto, percepibile come una trepidazione vibrante ed ascendente, fino alla culminazione nel ritornello, in cui la tensione si scioglie lasciando spazio ad una melodia contorcente e suggestiva, languida, fascinosa. Al ritorno alla melodia principale la crudità e l'attrito graffiante della vocalità e della chitarra rendono la strada verso il ritornello seguente carica e grintosa ma più distesa. Il ritornello vienei quindi ripetuto due volte con una leggera variazione nella seconda, che irrimediabilmente conduce ad un assolo in stile hard rock, veloce e tecnico. La ripetizione dello schema iniziale conduce al termine del pezzo.Nei versi una sublime critica alla sottomissione al potere dui l'essere umano è per natura soggetto.

Il brano seguente, "Architecture Of Aggression" (3:39 min.), nasce da spari intrecciati ad archi, e dopo una breve introduzione mitragliante, la voce di Mustaine si erge nervosa, sabbiosa, su un riff solido ed autonomo, che nel ritornello si distende, minaccioso, per lasciare il protagonismo ad arabeschi verbali, terminati i quali un mini ponte conduce al sentitissimo, serratissimo verso finale del ritornello. La ripetizione della strofa conduce ad un nuovo ritornello, poi seguito da un intermezzo ripetitivo, avvolgente, che crea un senso di monotonia partecipativa, apripista dell'assolo velocissimo ed armonioso, ascensionale. Di nuovo la strofa ed il ritornello, che mi permetterei di definire avvincente. Il brano si chiude con voci e suoni di guerra che riecheggiano flebili, come carpiti da una radio difettosa. Come prevedibile il tema trattato è la guerra, ma tra metafore e paragoni il rischio di cadere nella banalità viene sapientemente evitato.

La quarta traccia, "Foreclosure Of A Dream" (4:22 min.), si apre con una chitarra pulita arpeggiante, raggiunta da una sorella distorta, a tratti sottofondo, a tratti protagonista, su cui la voce traccia una strofa appassionata che gradualmente alza i toni fino al ritornello. In esso scoppia una violenza ovattata, una forza di corde, vocali e non, che si slanciano le une in toni acuti, le altre in velocità alternate, scatenate in piccoli tratti esplosivi. un intermezzo, simil introduttivo, conduce alla nuova strofa, dove come al solito la vocalità di Mustaine risalta per la sua audacia e passionalità. Segue un intermezzo simile al precedente, una nuova strofa, ed il tanto attesso assolo che, più breve di quanto desiderabile, contratto, non allenta mai la presa. La strofa ed il ritornello seguenti conducono, tramite un verso finale, accompagnato dal riff introduttivo, al lentamente sfumato termine del pezzo. Trattandosi di un testo di interpretazione molto personale (che può andare dalla constatazione di violenti abusi economici alla condanna della mancanza di iniziativa dell'individuo moderno) invito a porre molta attenzione alle parole ed al loro significato.

Il riff introduttivo di "Sweating Bullets" (3:15 min.), quinto brano, ha un carattere forte, deciso, lugubre. La chitarra, prima da sola, poi raggiunta dall' altra in una diversa tonalità, traccia un percorso lento e cadenzato, ma macabramente inarrestabile, su cui interviene drastica e protagonista la voce sussurrata, sgranata, monopolizzante di Mustaine. Nel ritornello, un lugubre swing, la chitarra e la voce si intrecciano in languidi vibrati. La strofa seguente, più discorsiva che cantata, concuce ad un nuovo ritornello ancora magnetico, coronato da un intermezzo di matrice filo militaresca, in cui un assolo vertiginoso e spiralico, un mosaico di note martellate, legate, urlate senza posa, che si scioglie in un sottofondo cadenzato per voci riecheggianti, introduzione di un'ulteriore strofa, dilatata e straziante, e di un altro ritornello, il cui motivo si ripete, sormontato dagli ultimi versi del brano, fino al suo termine. Il testo del brano è un biglietto di sola andata per un contatto ravvicinato col vostro lato malsano, pericoloso e paranoide.

Nel sesto brano, "This Was My Life" (3:43 min.), una breve e meno originale introduzione lascia subito spazio alla voce, che in un percorso inasrrestabile e lineare, accompagnato dalla fibrillazione chitarristica, conduce alla strofa e poi al breve e conciso ritornello, denso di emozione e di significato. La strofa successiva, ancora una volta accorata, vulcanica, conduce ad un intermezzo melodicamente rude, grezzo, accompagnato da versi profondi e significanti. Da lì si fa strada un assolo velocissimo, una scarica elettrica, che sfuma in una ripetizione galoppante di versi e riff, degna chiusura di questa digressione sulla natura precaria ed enigmatica dell'esistenza umana.

La traccia seguente, omonima all'album (4:19 min.), si apre con una calma perpetrante, intrinsecamente tesa, prefazione intermittente in cui la voce, inserendosi, culla una melodia in salita, che anche nel ritornello mantiene una compostezza vincente, un'eleganza stilistica incisiva ma mai esplosiva, sottotono come deve essere un brano violentemente delicato per poter suscitare una fame d'ascolto. Dopo la strofa seguente ed il (gustosissimo) ritornello, una languida chitarra fa prima da sottofondo ad una sussurrante voce femminile, e poi conquista la melodia con dei pizzichi sollazzevoli, conducendo all'ultimo ritornello ed alle pulite note conclusive. Nel testo si ipotizza una caccia umano-umano (probabilmente già in atto) che porterà all'estinzione della razza.

L'atmosfera da corse clandestine di "High Speed Dirt" (4:21 min.), ottavo brano, si fa strada sin dalle prime sbarazzine e sguaiate note introduttive, raggiunte da una voce leggera, un ritmo hard rock. Le strofe si svolgono suggestive, un blues a velocità raddoppiata. L'assolo a poco più di metà del pezzo monopolizza l'attenzione con un ritmo coinvolgente, sostenuto, ed un'anima indipendente, di fuoco. Nel brano si nascondono delle chicche eccezionali, come dei tempi batteristici maledettamente ben studiati, dei termini mangiucchiati proprio dove serve per far suonare il verso come si deve, un intermezzo country a circa quarantacinque secondi dalla fine. Anche nelle parole un inno all'ebbrezza della velocità.

"Psychotron" (4:42 min.), nono brano, è apocalittico, disturbante. Una massacrante introduzione, una voce stridula e rotta, trascinano in una spirale d'ansia artificiosa e grave, minacciosa. Lenti e matematici bassi lasciano spazio al chitarristico delirio, alla nevrosi vocale. La pura violenza fra una strofa e l'altra e nella strofa stessa culmina nell'acidità melodica del ritornello, e nell'assolo a due minuti e quaranta circa, modesto ma efficace. Una montagna russa sulla scia del ritornello conslude, troncandosi, il pezzo. In questo caso ci si concede una leggera divagazione su tema fantascientifico, ipotizzando la creazione di uno spietato semi-cyborg assassino.

Il decimo brano, "Captive Honour" (4:15 min.), sin dal principio lascia dipanare nelle nostre orecchie un'atmosfera totalmente coinvolgente, in cui una dolce successione di note cremose, fragranti, culla il cervello verso una pace insana in cui la voce ricorda la pesantezza dell'esistenza trascinandosi e contrapponendosi ad una serenità rampicante, urlando il suo dolore di sottofondo all'annuncio di una sentenza di colpevolezza. Nel ritornello la lotta fra la melodia ed il suo significato si fa aspra, e culmina in un assolo altrettando acidulo. Il seguente, dopo il ritornello successivo, sarà sanguigno e famelico, una vera trivella. Il brano termina sul verso principale. Qui, come nel resto del pezzo, una velenosissima critica sulla precarietà del potere e sulla sua mancanza di moralità, su l'ombra d'onore che resta quando all'onore si dà un falso e conveniente significato. (And when you kill a man, you're a murderer/Kill many, and you're a conqueror/Kill them all... Ooh... Oh, you're a god!)

L'ultima traccia, "Ashes In The Mouth" (6:15 min.), è in principio roboante ed incedente, ed all'ingresso della voce mantiene un ritmo incalzante ed interessante seppur leggermente più rilassato della fase introduttiva. Il ritornello, a mio parere un vero bon-bon, intreccia due melodie omologhe di voce e chitarra lasciando però che ognuna rimarchi la propria indipendenza ed specialità. Un assolo, tapping spietato, non ha nulla di non detto o lasciato al caso. È un discorso, affettato, sulle ragioni di una disperazione cantata e gridata. Le chitarre che si intrecciano, armonicamente, prima dell'ultimo ritornello, i ritmi concitati, tutto concorre all'affermazione di un'atmosfera tesa, che culmina nella martellante batteria, nel fischio e nell'eco chitarristica finale. Il tema di morte anche quì ricorre, fra critiche a guerra e religione.

Devo ammettere che è stato davvero difficile per me mantenere la concentrazione nella scrittura, perché quest'opera è così coivolgente da aver assorbito totalmente le mie energie nell'ascolto. I temi sono vari, ed altrettanto le melodie. La voce di Mustaine è particolare, o la si ama o la si odia, e suppongo deduciate cosa ne penso io. Tanti elementi fra cui la maestria chitarristica, la pertinenza delle melodie e la tecnica batteristica concorrono al successo di questo album.


1) Skin o' My Teeth
2) Symphony of Destruction
3) Architecture of Aggression
4) Foreclosure of a Dream
5) Sweating Bullets
6) This Was My Life
7) Countdown to Extinction
8) High Speed Dirt
9) Psychotron
10) Captive Honour
11. Ashes in Your Mouth

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