MEGADETH

Countdown to Extinction: Live

2013 - Tradecraft

A CURA DI
MAREK
18/10/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Verba Volant, Scripta manent. Il Passato si dimentica, la Storia no. E Dave Mustaine è sicuramente un uomo che la Storia l'ha scritta, eccome se l'ha scritta. Figura emblematica della musica Metal tutta, pioniere del thrash metal, ancora oggi sembra non voler fermare quella che per noi è una carriera leggendaria, per lui solamente la sua vita: un palco, un microfono, una chitarra e la sua musica. Tanto gli bastò, vent'anni fa, per riconfermarsi ad altissimi livelli dopo un autentico capolavoro come "Rust in Peace", definito all'unanimità come uno degli album Thrash Metal per eccellenza. Bissare il successo di quel disco era difficile, se non impossibile. Serviva un qualcosa di  grande impatto, che facesse parlare, scambiare opinioni, discutere. Qualcosa di diverso, ma ugualmente grande.  Fu così che i Megadeth diedero alla luce "Countdown to Extinction", premendo lievemente sul deceleratore e rivedendo alcuni aspetti del loro sound, che divenne più morbido e meno ruvido. Certamente, l'impronta Thrash non fu eliminata con un taglio netto e messa da parte in maniera troppo repentina; i brani di "Countdown to Extinction" risultano sempre profondamente  intrisi di velocità e potenza, tuttavia si configurano come una lieve svolta nella storia del sound della band, che si tramuta in questo disco in un Hard and Heavy di pregevolissima fattura, testimonianza lampante di quelle che erano le radici musicali del giovane Mustaine, Rock Classico e NWOBHM. Il risultato finale diede ragione ai Megadeth: seppur non capito  immediatamente dai fan della vecchia scuola, "Countdown?" risultò comunque un successo di vendite e  critica, arrivando ad essere definito, ad oggi, come uno dei migliori lavori della band,  apprezzato a posteriori anche da quei fan eccessivamente oltranzisti citati poco prima. Un nuovo  inizio, dunque, per una band che ha sempre voluto mettersi in gioco e non adagiarsi mai sugli allori e ha reso il tempo, nel suo caso, un galantuomo e non certo un tiranno. A dimostrazione di ciò vi sono il calore e l'entusiasmo con i quali, per l'appunto, i fan hanno accolto l'idea dei Megadeth di riproporre in sede live, interamente e senza tagli, proprio quel "Countdown to Extinction" che nel 2012 soffiava sulle sue venti candeline. In un tour sold out acclamato all'unanimità da metalheads sia giovani sia adulti, i nostri hanno deciso dunque di celebrare ulteriormente quell'esperienza regalando ai loro fan una testimonianza discografica dell'evento in questione: un disco Live, registrato il Sette Dicembre 2012 in quel di Los Angeles. Un "testimone" che raccontasse quel tour senza troppi rimaneggiamenti o fronzoli anche a chi, per un motivo o per un altro, non aveva potuto esserci. Un'idea senza dubbio coraggiosa, visto e considerato quanto un disco live certamente possa rendere giustizia ad una band ma anche, contemporaneamente, mostrarne difetti o pecche in maniera più o meno evidente. Un'autentica sfida, un nuovo rimettersi in gioco con audacità: questi sono sempre stati i Megadeth e questo è sempre stato Dave Mustaine. La stasi e il ristagnare troppo nel "già sentito" non è materia che i nostri sono interessati a discutere in questa nuova "sede d'esame". Del resto la Storia insegna: se azzeccato, un Live in versione discografica può tramutarsi in un'autentica pietra miliare, per tutti gli appassionati. Ricordiamoci dei vari Kiss, Motorhead, Ted Nugent... sarà questo il caso dei Megadeth? Questo live risulterà un flop clamoroso o un prodotto eccezionalmente valido? O magari, una via di mezzo? Lo stereo ruggisce, è ora di scoprire quanto e come le cose siano  cambiate dai tempi di "Countdown to Extinction"... play! Veniamo immediatamente accolti dal calore del pubblico e da un poderoso intro di batteria, affiancato da un malinconico suono di basso in sottofondo... fino all'esplodere di un riff di chitarra. Tutti gli ingredienti sommati ci fanno capire che è giunto il momento di "Trust", posta in apertura. Una storia d'amore naufragata, ridotta ad un collage di ricordi e rimpianti, narrata da chi ormai non può fare altro che affrontare il doloroso corso degli eventi: una separazione inevitabile. Salta subito all'orecchio una sorta di affanno nella performance canora di Dave, che appare leggermente stentata e non troppo convinta. La band è tuttavia estremamente salda alle sue spalle ed offre un'esecuzione più che buona del pezzo in questione: David Ellefson (basso) e Shawn Drover (batteria) sono due autentiche macchine del ritmo, mentre Chris Broderick (chitarra) affianca Dave (voce/chitarra) in maniera impeccabile. Tutto stava nel rompere il ghiaccio, del resto si sa, l'emozione del "primo brano" ti coglie anche dopo anni di onorata carriera. E' quell'emozione che fa di un artista una persona vera, una persona che non vuole accontentarsi di passare alla cassa ma che vuole sempre e comunque dimostrare qualcosa al suo pubblico. Il brano si conclude con i boati di approvazione dei presenti, e arriva il momento del classico per antonomasia. La seconda traccia è infatti l'eterna "Hangar 18", inno per tutti gli amanti del Thrash Metal. Da una storia d'amore finita male, veniamo catapultati dell'Hangar dei segreti militari fra avveniristici computer,  telescopi, laboratori di criogenia e inventari di forme di vita aliene. Il pubblico risponde alla grande, il riff d'apertura scalda subito gli animi e Dave sembra leggermente più in forma e più convinto. La band di nuovo da sfoggio delle sue qualità ed esplodono i cori d'approvazione della gente, che scandisce il nome "Megadeth" a più riprese. Il concerto ha ormai preso quota anche grazie ad un'autentica perla che, sentita live, è ancora in grado di far venire la pelle d'oca anche al più arcigno detrattore di Dave, che in questo brano da sfoggio del suo talento rimasto ancora immutato. Siamo così giunti alla terza traccia, "Public Enemy n.1", direttamente da una delle produzioni più recenti dei Megadeth, "Th1rt3en". L'estrema poliedricità del songwriting dei nostri ci porta questa volta in uno scenario tipicamente gangster, a bordo di un'auto con tanto di polizia alle calcagna e in compagnia niente meno che del famigerato Al Capone, noto bandito americano. Forse per la "giovinezza" del brano in questione, Dave sembra trovarsi molto più a suo agio che nei precedenti brani: Mr. Mustaine ingrana decisamente la quarta e sfodera la prima vera  prestazione convincente del concerto, rendendoci perfettamente coscienti di quanto la sua sincronia con il resto della band sia perfetta; la sua voce finalmente acquisisce quel tono di durezza e severità che lo ha sempre contraddistinto, le chitarre dialogano fra loro senza esitazioni, la ritmica si conferma come un autentico pilastro. Il pezzo funziona e la reazione del pubblico è più che positiva: un pubblico che dimostra come i fan abbiano ben accolto anche i lavori più recenti, senza fossilizzarsi troppo sul passato, considerando anche gli ultimi dischi come membri a tutti gli effetti della grande famiglia dei Megadeth. Dopo l'ennesima standing ovation, siamo dunque giunti alla portata principale: il gruppo ha dimostrato sino ad ora d'esserci più che mai ed è pronto a presentare il monumentale "Countdown to Extinction" eseguito per intero, così come annunciato da Dave in chiusura di "Public Enemy N. 1". Le urla di contentezza sovrastano la sua voce ed è così giunto il momento della quarta traccia, "Skin o'my teeth", uno dei brani più impegnati a livello di tematiche: un tentativo di suicidio fallito. Il pubblico risponde alla perfezione, Dave risulta nuovamente un tantino affaticato ma la sua performance è comunque più che accettabile. Una versione live più che ben eseguita, che non fa rimpiangere l'originale e non fa certamente volgere lo sguardo con nostalgia ai "tempi che furono". L'aggressività originale del pezzo viene addirittura amplificata: il sound diviene, in questa sede, incredibilmente più corposo e massiccio, il brano acquisisce addirittura un alone di "oscurità" che lo rende paradossalmente più dinamico di quanto i piani originali prevedessero. L'inizio dell'esecuzione di "Countdown?" comincia sotto i migliori auspici, non c'è che dire. Proprio per questo motivo, la brusca flessione del quinto brano giunge alle nostre orecchie come una dantesca "nota dolente". L'esecuzione dell'anthem "Symphony of Destruction" risulta non proprio perfetta, non troppo apprezzabile in questa "nuova" veste e notevolmente più "stanca" delle precedenti. Tutti ci aspettavamo un trattamento differente per una delle hit di maggiori successo dei Megadeth, anche se la sua accoglienza è comunque più che mai buona. Dave  fa del suo meglio da gran professionista qual è e il pubblico lo ripaga cantando a squarciagola assieme a lui una canzone che comunque cattura a prescindere l'attenzione di tutti. Oltre l'indiscutibile validità musicale del brano in questione, difatti, vi è anche l'attualità dei temi trattati (una forte contestazione all'ipocrisia e alle ruberie della Politica tutta) che provocano una forte empatia fra la band e il pubblico, il quale può cogliere l'occasione di sfogare la propria rabbia contro le ingiustizie del sistema cantando fieramente tutti in coro, ricordando ai Potenti che il popolo è sempre e più che mai unito e compatto. Tematiche con un che di Romanticismo intrinseco; In virtù di tutto questo, il passo stentato (non propriamente falso) dei Megadeth è ampiamente perdonato. E' tempo dunque di vedere come sapranno meritare il perdono generale apprestandoci ad ascoltare immediatamente la sesta traccia. Ripetute raffiche di mitra seguite da un riff altrettanto di impatto ci fanno dunque capire che il momento di "Architecture of Aggression", un vero e proprio inno contro la violenza e le atrocità della guerra. Si torna a livelli decisamente alti, la prestazione opaca di un brano fa risulta quasi inesistente dinnanzi ad un'esecuzione risoluta e sugli scudi. Il sound delle chitarre è perfetto e trae dalla situazione "live" gli stessi benefici tratti da "Skin o' My Teeth" in precedenza: maggiore aggressività ed incisività nel sound e nella voce di Dave, e gran lavoro di David Ellefson del quale, soprattutto in questa traccia, possiamo ammirare tecnica e precisione. Menzione d'onore,  ancora una volta, per Shawn Drover che spicca di nuovo fra tutti e si conferma come una vera e propria colonna per i restanti membri della band. I Megadeth hanno dunque premuto l'acceleratore, e la settima traccia ce lo conferma: giungiamo ad uno dei momenti più toccanti del live, l'esecuzione di "Foreclosure of a Dream", canzone dal significato complesso ed a tratti indecifrabile, in generale riconducibile a politiche economiche discutibili e sull'effetto che queste ultime hanno sulla vita di tutti i giorni. Il pezzo viene suonato magistralmente e si fa apprezzare dalla prima all'ultima nota, non lasciando spazio a rallentamenti o esitazioni. Spicca fra tutti un Chris Broderick particolarmente ispirato assieme ad un Dave che ci dimostra come la sua voce, alla fin fine, non sia affatto un problema, al contrario di quanto affermato da molti dei suoi detrattori. In generale, la sua migliore prestazione del live assieme a "Public Enemy n.1" e una delle tracce migliori del disco. Questo crescendo rossiniano viene confermato dall'ottava traccia, "Sweating Bullets", il brano più autobiografico di "Countdown to Extinction", scritto da Dave pensando ai suoi vecchi problemi d'ansia e di rabbia. E' un pezzo in cui i Megadeth danno ampio sfoggio delle loro qualità sia individuali che come band perfettamente coesa ed unita: le chitarre di Dave e Chris dialogano splendidamente fra di loro, unendo il loro sound alla precisione di una ritmica più che mai insuperabile, il tutto eseguito con un aiutante d'eccezione, un quinto membro per la band: il calore del pubblico, che accoglie dapprima il brano con ripetuti cori e poi lo canta quasi interamente, mostrando di gradire ampiamente un concerto che merita senza dubbio questa testimonianza live che stiamo ascoltando. Il tutto viene confermato dal nono brano, la struggente "This was my Life", triste narrazione di una tragedia famigliare ricostruita attraverso i ricordi confusi e rabbiosi di un uomo che ha assassinato la sua compagna. Il tono di voce di Dave è splendidamente cupo e sentenzioso, il brano tutto sembra catapultarci nei meandri di una mente oscura, dominata dalla tristezza e dalla sociopatia; un turbine d'oscurità ed ineluttabilità che lascia attoniti, grande prova di una band che riesce tutt'oggi a rendere incredibilmente intense ed atmosferiche le loro performance. Il basso frastornate di Dave Ellefson è ancora una volta padrone della scena, i riff di Mustaine e Broderick acquisiscono toni quasi marziali e Drover guida tutti scandendo un tempo preciso e granitico. Non abbiamo neanche il tempo di riprenderci che subito arriva il momento della title track: come decimo brano abbiamo infatti "Countdown to Extinction", ed il momento si fa solenne. Si può senza dubbio affermare che il brano, nonostante i vent'anni trascorsi dalla sua nascita, sia ancora (e forse, oggi più che mai) attualissimo a livello di tematiche, il che spiegherebbe il perché di un esecuzione che senza dubbio, non lascia indifferenti. Che i Megadeth sentano vicinissime le tematiche dei loro testi è cosa ovvia: ovvia per loro, non per molti colleghi che invece, furbescamente, decidono di darsi in pasto alla fama facile sposando due o tre cause giusto per mero tornaconto personale. In questo caso non è assolutamente così. Ci troviamo dinnanzi ad una band che crede in ciò che canta e suona, una band che vuole farci capire, attraverso la sua musica, qual è il triste destino di un mondo dato in pasto alla violenza e all'odio. Un brano che, nel 2013, funziona molto di più di un sacco di canzoni scritte "apposta" e che, senza fronzoli o metafore, dipinge quella che purtroppo è la società di oggi. I Megadeth, se ascoltati per bene, possono far riflettere su diverse tematiche e, perché no, portarci tutti ad una sana valutazione del nostro presente, magari seguita anche da una piccola autocritica. Che band come loro abbiano ancora qualcosa da dire, oggi più che mai, giustifica ampiamente la loro inossidabile presenza sulla Scena. Assistiamo ora ad un sorprendente capovolgimento d'atmosfera quando ascoltiamo il battere preciso dei tamburi seguito da un riff veloce e tagliente: è arrivato il momento dell'undicesima traccia, "High Speed Dirt", tragico racconto sugli incidenti che possono avvenire nel mondo del paracadutismo. Con la sua velocità rompe la solennità dei momenti precedenti e ci trascina di nuovo in un vortice di headbanging e horns up. La band tutta forse accusa un po' di fatica a causa delle intense prestazioni precedenti, ma nulla pregiudica quello che alla fine risulta un pezzo perfettamente scorrevole e coinvolgente. Basso sempre in grande spolvero ed egregio lavoro di entrambe le chitarre, nonostante un piccolo momento d'esitazione iniziale che, comunque sia, viene subito spazzato via grazie ad una prestazione eccellente. Eccellenza ampiamente bissata: come dodicesima traccia abbiamo la poderosa "Psychotron", la cui esecuzione sicuramente rientra nell'olimpo delle migliori dell'album. Un Dave dalla voce splendidamente cupa ed "extraterrestre" rende perfettamente giustizia alle vicende del Cyborg sterminatore protagonista del brano, mentre la band tutta recupera ampiamente la sua forma migliore dopo il lieve affanno percepito in "High Speed Dirt", suonando il brano in maniera egregia, come ampiamente confermato dal pubblico esultante. Il tutto si ripete anche nella tredicesima traccia, "Captive Honour", suonata con cattiveria, precisione e durezza quanto bastano per rendere giustizia alla tematica: da un lato, la dura punizione che attende chiunque decida di dedicare la sua vita alla delinquenza; dall'altro, un'aspra critica al moderno sistema giudiziario e carcerario. Non c'è difatti Onore, nell'essere un prigioniero, così come non c'è onore nell'incolpare innocenti su poche basi e prove scarse. Il tono di Dave è incredibilmente serio, le chitarre non sbagliano una nota, la ritmica fa il suo eccellente lavoro senza nemmeno una sbavatura. Una versione live da sentire e risentire, consigliata soprattutto ai più giovani, a chi da poco ha imbracciato uno strumento e vuole capire come si sta su un palcoscenico. Gran prova di forza da parte di Mustaine e i suoi che ora si apprestano a  chiudere in bellezza la parte centrale di questa immensa setlist. Arriva dunque la quattordicesima traccia, "Ashes in your mouth", pezzo-invettiva contro l'imperialismo selvaggio dell'occidente ai danni delle popolazioni più povere del globo. Se i Megadeth volevano chiudere in bellezza la prima storica esecuzione in sede live di un loro album-simbolo, possiamo affermare senza problemi che ci sono riusciti benissimo. Di gran lunga il pezzo migliore di tutta questa parte di setlist, nel quale mostrano di nuovo di che stoffa sono fatti. Siamo dinnanzi a dei musicisti con i contro attributi, che lasciano senza fiato il loro pubblico tirando fuori dal cilindro una prova da oscar, fra assoli stupefacenti, ritmica rasentante la perfezione assoluta ed un cantato che non risente affatto dei vent'anni trascorsi fra l'incisione di "Countdown to Extinction" e questo concerto. Un brano che ci obbliga ad alzarci in piedi, battere le mani ed inchinarci di fronte a questa sontuosa esibizione, che conta sino ad ora un notevole numero di alti e decisamente pochi e trascurabili bassi. E' arrivato ora il momento dei grandi classici, posti in chiusura di concerto. Si comincia con "She Wolf", direttamente da "Cryptic Writings", datato 1997. La quindicesima traccia sembra quasi un volersi superare, da parte dei Megadeth,  non soddisfatti della splendida prova offerta nell'esecuzione del precedente brano. La storia della seducente "Donna Lupo", femme fatale per eccellenza, riesce ancora a scatenare un imprevisto plenilunio per merito del quale i nostri riescono ancora una volta a dare di più (dopo la bellezza di quattordici pezzi, mantenere un ritmo così elevato è indice di sostanza e grandi capacità, poco da dire), senza contare la reazione splendida del pubblico che canta in coro il brano senza fermarsi mai un attimo. Da segnalare, ancora una volta, lo splendido dialogare di priestiana memoria delle chitarre di Mustaine e Broderick, capaci di far fare alle loro asce qualsiasi cosa vogliano, con una facilità a dir poco disarmante. Neanche il momento di rifiatare un minuto che subito Dave infiamma il pubblico, invitandolo a cantare assieme a lui il penultimo brano del concerto. Siamo arrivati alla sedicesima traccia, l'eterna "Peace Sells". Dave dovrà sicuramente essere stato grato al suo pubblico, il quale gli ha sicuramente offerto l'occasione di rifiatare un momento e di riprendersi da una serata certo soddisfacente, ma incredibilmente impegnativa. Grato perché i presenti hanno praticamente monopolizzato il cantato, pensando loro ad aggiungere la voce e permettendo a Dave di concentrarsi totalmente sulla sua chitarra. Un pubblico in estasi ed in delirio che accompagna questo brano senza mai fermarsi, innalzando cori da stadio per tutto il tempo, riuscendo a far capire a tutti cosa significa assistere ad un concerto dei Megadeth. Una band che sta dimostrando quanto la Storia sia importante e quanto non ci si ritrovi lassù, in vetta, fra i più grandi di sempre, per caso. I contenuti sono fondamentali e Dave ne ha da vendere, provato e comprovato. Il concerto sembra giunto alla sua conclusione, ma nonostante i saluti finali, i nostri tornano on stage per un ultimo brano e per regalare un'ultima emozione ad un pubblico ancora sotto  shock per quello che si è rivelato un concerto memorabile. La diciassettesima ed ultima traccia non ha bisogno di presentazioni: "Holy Wars... the Punishment Due" parla praticamente da sola. Caposaldo del thrash metal, pezzo studiato e suonato da intere generazioni, cavallo di battaglia di una delle più grandi metal band della storia, perla fra le perle di un album leggendario, quel "Rust in Peace" ancora oggi unico ed intramontabile. Si chiude in bellezza un concerto realmente degno di questo nome; Dave dà fondo alle ultime energie assieme al resto della band, il pezzo risulta incredibilmente impegnativo per il gruppo, che per sedici canzoni ha cercato di dare sempre il meglio possibile. La prestazione risulterà forse un po' stanca, ma è grintosa, rabbiosa ed "incazzata" quanto basta per essere più che rispettata. Il sound è meravigliosamente "crudele" e potente, gli assoli sono eseguiti ancora una volta magistralmente (Broderick si prende una meritatissma standing ovation durante la sua presentazione) e il duo di battaglia Ellefson/Drover tiene meravigliosamente saldo tutto il gruppo che può uscire di scena a testa alta, fra i boati di approvazione del pubblico che non sazio ne vorrebbe ancora di più. La nostra avventura è così giunta al termine, è il momento di premere "stop" e dire cosa questo Live è effettivamente riuscito a trasmettere.


Bisogna partire da un presupposto fondamentale: approcciarsi a questo disco con una sorta di cinismo beffardo e pungente è inutile quanto fuori luogo, come non ha senso definirlo "ridicolo" o " una commercialata". Certamente, si può capire quanto e come un fan di vecchia data sia effettivamente legato ai bei ricordi, ai tempi d'oro, ai concerti devastanti in cui un giovane Dave Mustaine infiammava le platee di tutto il mondo con la sua carica da eterno ribelle? ma non si può certo vivere confinati nel passato. La vita è un continuo divenire, il tempo scorre, passa. Tutto sta nell'accettarlo e non vivere nell'illusione di un passato irrecuperabile ed "insuperabile". Il presente dei Megadeth è un gran bel presente. Non ci troviamo di certo dinnanzi ad una band che torna on stage giusto per racimolare un quarto d'ora di fama e portarsi a casa un lauto compenso per una comparsata, proprio no. Quelli che hanno suonato in questo live sono musicisti fenomenali, sempre pronti a rimettersi in gioco, votati alla passione per la loro musica. Persone che vogliono dimostrare d'aver meritato la loro fama, d'aver meritato d'esserci su quel palcoscenico. Ci può stare che Dave non abbia più la voce di un tempo, ci può stare che certi ritmi stiano diventando più impegnativi di quanto lo erano anni fa per una band non più giovanissima, ci può stare qualche calo di tensione o qualche rallentamento nell'esecuzione dei brani? ci possono stare un sacco di cose. Il dramma è che tutti sono sempre pronti a sottolineare unicamente i lati negativi di ogni cosa, mettendo da parte l'onestà intellettuale che porterebbe senza dubbio chiunque a reputare quest'album non certo il capolavoro per antonomasia, ma comunque un buon disco, con un sacco di momenti esaltanti ed emozionanti, a tratti persino commoventi (vedasi la reazione del pubblico durante "Peace Sells"). Del resto stiamo parlando dei Megadeth: ben pochi gruppi sono riusciti e sarebbero riusciti a fare una cosa del genere, ed avere dopo trent'anni di carriera la volontà di osare ancora è sinceramente encomiabile. E se il detto "la fortuna aiuta gli audaci" non vi è mai andato a genio, ascoltate questo disco e ricredetevi. Lasciate stare gli errori (di minima entità), i rallentamenti, le esitazioni. Ascoltate il calore con il quale il pubblico acclama la band, ascoltate come questi musicisti inossidabili cerchino di dare al loro pubblico uno show indimenticabile. L'impegno, la passione, la fatica, la dedizione. Tutte qualità che una band sulla piazza da tre decadi riesce ancora ad insegnare ad un sacco di giovani che realizzeranno sicuramente dischi eccezionali e saranno sicuramente dei mostri di tecnica? ma che non hanno imparato una lezione fondamentale: il crederci, in quello che si fa. Il metterci il cuore, il non fermarsi mai, il non cadere nella tentazione del contentino. Un consiglio ai più giovani: ascoltate questo disco più e più volte, capitelo fino in fondo. Cercate di assimilare appieno quella che, oltre ad essere una lezione di musica, è al contempo una splendida lezione di vita.

1) Trust
2) Hangar 18
3) Public Enemy N. 1
4) Skin o' My Teeth
5) Symphony of Destruction
6) Architecture of Aggression
7) Foreclosure of a Dream
8) Sweating Bullets
9) This Was My Life
10) Countdown To Extinction
11) High Speed Dirt
12) Psychotron
13) Captive Honour
14) Ashes In Your Mouth
15) She Wolf
16) Peace Sells
17) Holy Wars...
The Punishment Due

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