MAYHEM

Wolf's Lair Abyss

1997 - Misanthropy Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
22/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Riassunto delle puntate precedenti. Siamo ad Oslo. Un giovane Aarseth Oystein decide nel 1984 di mettere in piedi una band coadiuvato da Jorn Stubberd, Erik Norheim e Kjetil Manheim. Il nome scelto per la band è Mayhem, preso dal brano dei Venom "Mayhem With Mercy". Da questo momento in poi diviene tassativo l'uso di pseudonimi: i nostri dunque si faranno chiamare Euronymous, Necrobutcher e Messiah. Solo il batterista mantiene come nickname il proprio cognome. I nostri, dopo un paio di demo e vari avvicendamenti danno alle stampe il loro primo Ep, "Deathcrush", pietra miliare del black che verrà (si usa parlare di "black seconda ondata"), ancora legato al thrash ma estremo in una nuova accezione del termine. Ancora avvicendamenti portano alla defezione di Manheim e Messiah, sostituiti prontamente da Hellhammer e dallo spettrale singer svedese Dead, proveniente dai Morbid. Il prossimo passo è la realizzazione di un live, il celebratissimo e ormai classico "Live In Leipzig", (una delle poche testimonianze che ci siano date di sentire di Dead e delle sue inquietanti prestazioni) contenente classici della band e alcuni pezzi che dovranno ornare il successivo disco, ossia il primo full. Dead non rimane tanto a lungo nella band, dato che l'8 aprile 1991 decide di porre fine alla sua vita tagliandosi prima le vene e quindi sparandosi. Euronymous, che abita con lui, è costretto a sfondare la finestra per rientrare in casa, dato che il cantante si era letteralmente sigillato all'interno dell'abitazione. Una volta entrato, gli si pare davanti il cadavere dell'amico, con accanto un biglietto: "scusate per il sangue". Per nulla scosso, Oystein dapprima ruba dei frammenti ossei di cranio dell'amico per crearne dei tetri amuleti (si pensa che alcuni di essi siano stati anche in possesso di vari membri di band come MardukSamael ed Abruptum) ed in seguito scatta alcune foto al corpo privo di vita di Dead, di cui una sarà usata come copertina del bootleg "Dawn Of the Black Heart". Si decide di trovare un degno rimpiazzo a Dead: la scelta cade dunque su Attila Csihar, proveniente dagli ungheresi Tormentor. Anche Necrobutcher se ne va, infastidito dall'atteggiamento di controllo mentale che Euronymous ha sempre avuto nei confronti di Dead. Al suo posto subentra Varg Vikernes (Count Grishnackt). Con questo assemblamento la band incide "De Mysteriis Dom Sathanas", loro primo Lp, nonchè uno dei capolavori assoluti nella storia del black metal. Nel mentre, la situazione tra Varg ed Euronymous si compica: lotte continue per la leadership della band, differenze politiche inconciliabili (Vikernes era un non velatamente simpatizzante delle teorie nazionalsocialiste di stampo Hitleriano, mentre Oystein era un acceso seguace del comunismo più marziale e dittatoriale, di stampo Maoista e Stalinista), fattostà che Varg, dopo un paio di anni di permanenza nella band, arriva ad assassinare Euronymous, trucidandolo a coltellate davanti a casa sua. Ad accompagnarlo vi è il chitarrista aggiunto Blackthorn. Entrambi finiscono in galera: Vikernes con il massimo della pena (21 anni) e Blackthorn con otto anni da scontare. A detta di molti, era comunque solamente una questione di tempo, il fatto che uno dei due sarebbe morto per mano dell'altro. Sembra tutto finito... Ma c'è chi nella band non demorde. Un elemento in particolare, ossia Hellhammer. Lui crede ancora nel progetto e trova che sia assurdo porvi fine così. Nonostante tutto, nonostante le morti di due tra i personaggi più rappresentativi e carismatici della band. Decide dunque di rimettere in piedi un ensemble d'acciaio, formato possibilmente da coloro che hanno fatto parte della band e ancora credono in questo progetto. Pensa a Blackthorn. Lui dovrebbe essere perfetto come chitarrista. Forse uno dei più credibili, nonostante le colpe di cui si è macchiato (la complicità nell'omicidio di Euronymous). Ma l'ipotesi salta: Blackthorn è ancora in carcere. Deve scontare otto anni, e siamo solo al 1994. Allora ci vuole qualcuno di ugualmente valido, anche se esterno. Un nome capace di sobbarcarsi il difficile compito di sostituire... no, che brutta parola. Di essere degno di proseguire il cammino iniziato da Euronymous. Allora pensa a Blasphemer (a.k.a. Rune Eriksen), ex Testimony. Lui dovrebbe essere perfetto. Come cantante ricontatta Maniac, dato che Attila è tornato in Ungheria per terminare i suoi studi di ingegneria. Al basso è riconfermato Necrobutcher, che senza l'ingombrante presenza di Oystein non ha problemi a rientrare. La line up è dunque pronta. Tutto è definito. I nostri escono dunque, ben tre anni dopo dal loro ricongiungimento, con un nuovo parto discografico. Il suo nome è "Wolf's Lair Abyss". E' solo un Ep, ma importante per determinare lo stato di salute dei nostri, che a quanto sembra, non sono (e se lo sono, solo di misura), stati scalfiti dal tempo e dalle perdite eccellenti che hanno avuto in seno alla band. Non è facile perdere il proprio mastemind (il chitarrista dalle cui mani era capace di tirar fuori giri di chitarra freddi e spettrali, realmente immersi nel dolore e nelle tenebre. Colui che era stato capace, con il suo carattere dittatoriale, di far seguire binari ben precisi alla band) e uno dei cantanti più spettrali sulla faccia della terra (l'uomo che secondo alcuni avrebbe cambiato per sempre il sound dei Mayhem conferendo alla loro musica un essenza spettrale che nulla aveva di questo mondo) ed andare avanti. Ma loro ce l'hanno fatta. Tirando fuori dal cilindro un opera che merita di essere ricordata per la sua capacità di reiterare la malvagità, la freddezza e la durezza presenti nei parti (ufficiali e non) del periodo Euronymous. Non siamo ai livelli di un "De Mysteriis..", ne tantomeno ai livelli di "Deathcrush". Ma l'opera è sicuramente buona, ancora fresca, tagliente quanto basta e capace di risultare credibile. Sugli scudi le ottime performance di Maniac (molto convicente quando si tortura le corde vocali tentando di sembrare uno psicopatico evirato) e Hellhammer, come al solito una macchina da guerra inarrestabile, capace di asfaltare qualsiasi cosa al suo passaggio. Ugualmente pregevole il supporto di Necrobutcher e Blasphemer, che non sfigurano assolutamente riuscendo a supportare in maniera più che egregia i loro compagni di battaglia. Alla sua uscita l'ep non viene accolto in maniera entusiastica: troppi sono i fan che tentano paragoni tra la suddetta opera e quanto concepito nel periodo Euronymous, bocciando impietosamente il nuovo parto discografico come un operazione di merchandising concepita al solo scopo di andare avanti sfruttando il nome e le gesta dei due celebri defunti. Ma le cose sono destinate a cambiare molto presto, dato che in seguito ad una serie di concerti conseguente alla pubblicazione dell'ep, l'accoglienza inizia ad essere ben più calorosa. Questo fa si che i nostri affrontino il primo tour oltreoceano, facendo tappa negli Stati Uniti e nel Messico. A seguito del tour "Mayhem Invades England" entra nell'ensemble Norgarden dei Fleurety come chitarrista aggiunto in sede live, ma la permanenza di quest'ultimo è destinata a durare non moltissimo, dato che un anno dopo lascia la band per trasferirsi in Inghilterra. Tornando all'ep questo è dato alle stampe sia in cd che in vinile per la "Misanthropy Records", che un anno più tardi lo ristamperà in versione picture disk. Al suo interno contiene la bellezza di cinque tracce (frutto del songwriting di Maniac) che ora andremo ad approfondire nel dettaglio.



Ad aprire le danze è la "quasi strumentale" "The Vortex Void Of Inhumanithy" (Il Vuoto vortice dell'Inumanità), pezzo che fa perno su suoni disturbati ed alieni nel cui tessuto vediamo intrufolarsi prima trombe distanti e vittoriose, quindi la voce di Maniac, che passa da vocals pulite e filtrate a sibili serpeggianti e luciferini. Il brano, brevissimo (della durata di 2 minuti e 20) sembra in qualche modo anticipare le tematiche di "Grand Declaration Of War". In questo “proclama”, Maniac invita i suoi “soldati” a tenersi pronti per la guerra che verrà, raccomandandogli di non adagiarsi sugli allori solo perché il contrasto non è ancora iniziato. Dovranno combattere contro loro stessi, per tenersi allenati ed intraprendere un conflitto contro il mondo Cattolico, colpevole di aver “inquinato” la purezza dell’Europa, notoriamente pagana ("I Guerrieri, in tempo di pace, attaccano loro stessi..."). Il proseguo è affidato al primo vero brano, "I Am thy Labyrinth" (Io sono il Labirinto), che in maniera ferale e selvaggia si smarca dalle tessiture magnetiche del primo brano introduttivo per lanciarci con veemenza in un autentico treno degli orrori. La velocità qui la fa da padrone, e, nonostante un breve stacco più ragionato (verso i tre minuti e venti) il brano sembra non conoscere soste ne momenti per rifiatare. Il brano inizia assestandosi sin dai primi frangenti su binari aggressivi e dilanianti grazie ad un lavoro eccezionale di Hellhammer alle pelli, capace di pestare veramente duro e fare male. Il pezzo si articola su riff semplici ma funzionali, di grande impatto, perfetti per accompagnare la voce da psicolabile di Maniac, che riesce ad essere credibile e dotato di enorme carica come ai tempi di Deathcrush, ma forse addirittura più duttile. Il suo stile di canto, strutturato su urla stridule e sgraziate è decisamente diverso da quello di Attila, più interpretato e teatrale, ma finisce per funzionare perfettamente in questo contesto, in cui spesso la violenza è manifestata attraverso spietate baionettate piuttosto che tramite immersioni nella nera pece dell'inferno, come su "De Mysteriis..". A creare collegamenti abbastanza palesi con la precedente release ci pensano dei canti simil gregoriani piazzati già dal minuto e quaranta ad esaltare ulteriormente il clima folle ed ancestrale che questo brano sembra voler palesare. A tre minuti e venti uno "stacco", più ragionato e meno feroce a livello ritmico, terminato il quale ci immergiamo in una parte finale giostrata su ritmiche ancora una volta dilanianti e compulsive, accelerate in maniera inverosimile, che ci trainano con violenza alla fine del brano. A corredare tanta grazia un testo abbastanza oscuro: in generale, si può dire che i Mayhem facciano riferimento alla Gehenna, un luogo biblico ove, alla fine dei tempi, verranno bruciati i corpi dei malvagi. Una sorta di “inferno” ma privo dei suoi tipici connotati "danteschi" o comunque occidentali. Il gruppo prontamente adotta il luogo come una “terra promessa”, facendosi portavoce dei suoi “valori”. Alleandosi con la malvagità, forse, otterranno la vita eterna e si potrà sbugiardare definitivamente la parola di dio. La Gehenna viene vista quasi come un giardino, una grande Babilonia ove ogni vizio è concesso ed incoraggiato ("Parlano… del giardino del profeta, la divina pazzia... L’Ordine cosmico ed Immorale, per questo l’umanità non è perduta. Ho decifrato i segnali, ho risolto il mistero della vita eterna. La Gehenna ha parlato, ho letto i segni... ho risolto il mistero della vita eterna."). La terza track, "The Fall Of Seraph" (La Caduta degli Angeli) inizia carica e dirompente (attraverso una parte ritmica terremotante che non sfigurerebbe negli ultimi Keep Of Kalessin) assestando nell'arco di una trentina di secondi la gittata su tempi medi e serpeggianti, con la chitarra di Blasphemer che sembra strisciare lasciva come un serpente biblico lasciando dietro di se fetide scie di dannazione. Dopo un crescendo in cui Maniac declama tetro la sua natura infera, si arriva all'acme di questa prima parte, quando questi rivela di essere il "Serpente di Eva". Oltrepassato il minuto e quaranta i ritmi si fanno più feroci e taglienti, iperdinamici, gestiti ancora una volta su riff scarni e minimali e sulla batteria martellante di Hellhammer capace di evocare il caos attraverso il suo frenetico incedere. Maniac esplode con veemenza in una performance terribilmente isterica, come se gli stessero strappando la pelle di dosso, modulando successivamente il suo cantato in parti più interpretate e declamatorie (lasciando da parte dunque le sue urla torturate) avvicinandosi in qualche maniera al modello espressivo di un Attila. Il concetto di "oasi mentale" tra queste trame è solo un vago miraggio: il brano continua ad ardere come le fiamme dell'inferno sino alla fine non concedendo all'ascoltatore neanche un attimo per rifiatare. Il testo sembra una giustapposizione di immagini prive di connessioni l’una con l’altra: in generale, si può dire che il brano narri della corruzione di Eva ad opera del Diavolo, che è anche il narratore principale del pezzo. Con le sue lusinghe, ha piegato la donna ai suoi voleri ed ha trascinato l’umanità nel peccato. Ora cerca di finire l’opera, facendo dimenticare al mondo intero i “valori” cattolici, che vengono paragonati, per le loro contraddizioni e per quanto sono confusi, ad uno sciame di mosche ("Io sono la chiave della Passione Nera, bevo il mio sangue, mangio la mia carne, ho dato ad una donna il mio bacio da serpe, un viaggio lungo paesaggi vorticosi. Il Serpente di Eva! Ora la vita ha un sapore acido. Disgustosa Cristianità! Bruciate dentro, proclamo la caduta degli Angeli! Che nulla mi tocchi!!"). "Ancient Skin" (Pelle Antica) parte subito in quarta con un rifferama minimale e violento accompagnato dalla batteria frenetica di Hellhammer. Oltrepassato il minuto e venti subentra anche Maniac, con le sue urla strozzate ad accompagnare una texture destinata a mantenersi abbastanza scarna ma molto efficace (possono venire in mente, seppur di misura, certi lavori dei Darkthrone). Verso i due minuti e dieci un breve stacco più atmosferico gestito su accordi lunghi e ribassati, caratterizzati dalla voce di Maniac alternata tra il suo classico scream e parti pulite (giustapposte tra loro) ci porta, una quarantina di secondi dopo ad una nuova accelerazione, ancora una volta impostata su riff essenziali e funzionali alla creazione di atmosfere cupe e soffocanti. Addentrandoci nella parte testuale notiamo come, anche stavolta, sia nuovamente il Diavolo a parlare. Si fatica a comprendere appieno la parte iniziale ma dopo tre - quattro versi capiamo perfettamente come il Demonio si compiaccia della sua esistenza. Egli, in vita, rinunciò all’amore di Dio e alla compagnia degli Angeli perché volenteroso di sapere. Abbandonò quell’amore che lui considerava “falso” ed “ipocrita”, decidendo di fare a modo suo. Sfogando tutti i suoi istinti, egli si sente realmente libero, ed ama tutto ciò che è terribile ed estremo, comprese le torture ed atti “impuri” ("In queste notti di magia, quando il grande dolore è oscurato da un fantastico drago divenuto reale, dal potere di un trauma persistente, io guardo oltre l’alba del nuovo giorno, al di là di questi visi così angosciati, che vivono nella menzogna e nella debolezza. Io ho colto il momento, ho rinunciato a questo nauseabondo amore, l’ho tramutato in pura rabbia."). Arriviamo così all'ultima traccia, "Symbols Of Bloodswords(Simboli di Spade Insanguinate). Introdotta da una piccola parte strumentale presto vede l'ingresso di Maniac, che parte attraverso registri puliti per poi affidarsi di nuovo al suo collaudato latrato monomaniacale. In breve siamo catapultati in un accelerazione deragliante gestita egregiamente dalla batteria di Hellhammer e dal basso di Necrobutcher, accompagnati egregiamente dalle lunghe note esalate dalla chitarra di Blasphemer. A due minuti subentra un break, che interrompe la slavina sonora per portarci nei meandri di una parte sicuramente più complessa e arzigogolata. Oltrepassati i due minuti e venti si riparte a tavoletta scortati da un ottimo riff che vede aumentare la sua carica, già formidabile, tramite un drum working costantemente preciso e annichilente. Vicini alla soglia dei tre minuti vediamo il ritorno della voce mefitica di Maniac, mentre sullo sfondo la velocita sembra diminuire. Effettivamente, a parte una sparuta accelerazione verso i tre minuti e quaranta, il brano inizia a spegnersi pian piano come un ancestrale essere che sa per passare a miglior vita, sino ad annichilirsi in fade out in prossimità dei cinque minuti e venti. Il testo sembra condurci ad un'unica realtà: chi sceglie la via di Satana è destinato a divenire un suo guerriero. Il diavolo conduce un suo adepto lungo il percorso della sua nuova vita, dove i valori umani vengono visti come rottami, inutili detriti. Alla fine vi è una conclusione in latino, ove viene elogiata la caduta di Lucifero, vista come una vittoria più che una disfatta ("Tutte le stelle del Nord sono morte, ormai. tutte le morali umane sono ridotte a detriti. Cammina con me nella notte, non scansare le ragnatele della guerra, che si attorcigliano sul tuo viso. Ti parleranno di dolori sconosciuti. Tutte le stelle del Nord sono morte, ormai. tutte le morali umane sono ridotte a detriti. Un delirio artefatto. Più egli Cadde, più egli si ribellò alla gloria del suo creatore”).





Giungiamo così alla fine. La fine di un ep che qualcuno ha ingiustamente bistrattato (salvo poi rivalutarlo in un secondo momento) e che altri hanno alccolto sin da subito come un prodotto fresco, vincente, maligno...insomma, degno del monicker Mayhem, che nel passato non ha mai sfigurato presentando solo prodotti di una certa caratura. E anche stavolta i nostri, pur orfani dei loro membri più carismatici non si smentiscono, dando alle stampe un degno successore alle loro più celebri release. Ma è solo attraverso un metro di giudizio obiettivo che si può valutare questo parto discografico, evitando come al solito (come fanno in molti) di paragonarlo a quanto prodotto durante il "periodo storico" della band. Un discorso trito che ormai è diventato una sonora rottura di scatole. Un prodotto va preso per quello che è, e se è buono deve essere valutato come tale, evitando di piangere sul latte versato pensando "se il cantante fosse stato questo, o se quello non fosse mai morto...". L'importante è che sia vincente. E questo mini-album ragazzi lo è. Ben altro discorso meriterebbe il successivo "Grand Declaration Of War", per qualcuno troppo "sperimentale", troppo"diverso", un album che sembra piazzato apposta per spiazzare. Ma questo ed altro sarà affrontato successivamente. Nel frattempo gustiamoci questo succulento Ep, prima testimonianza della "rinascita" dei maestri della fiamma oscura.


1) The Vortex Void Of Inhumanity
2) I Am Thy Labyrinth
3) Fall Of Seraphs
4) Ancient Skin
5) Symbols Of Bloodswords

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