MAYHEM

Live In Leipzig

1993 - Obscure Plasma

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
15/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Male, sangue, freddo, oscurità. Nere ombre si vanno addensando. Un gruppo di giovani terroristi (sino a questo momento) musicali ribattezzatosi (The True) Mayhem ha già portato a compimento la sua prima mattanza sonora che porta il titolo di Deathcrush. Solo un Ep, ma indicativo di quel che verrà. Loro sono Euronymous (chitarra), Necrobutcher (basso) Manheim (batteria) e Maniac (voce). L'ep, ancora thrasheggiant,e diviene presto una pietra miliare del nascente movimento black (di importanza paragonabile a "Under The Sign Of The Black Mark" dei Bathory, a parere di chi scrive vera prima testimonianza del sound black tout court, modello imprescindibile per tanti gruppi a venire). I nostri fanno comunque un ulteriore passo avanti attraverso l'avvicendamento del batterista Manheim con il ben più dotato Hellhammer (ex inserviente di un manicomio), e del formidabile Maniac (dal timbro isterico, strozzato) con il ben più cupo, ferale, mortuario  Per "Dead" Yngve Ohlin, dotato di una timbrica più bassa e morbosa. Ohlin è sicuramente un personaggio "particolare": affascinato dall'idea della morte, favoleggia sin dall'età di due/tre anni idee suicide. Inoltre, dormendo, sembra che Dead entri in uno stato simile alla morte (tanto da divenire, sempre secondo le cronache, bluastro), cosa che secondo i racconti del vocalist, ha origine sin dalla tenera età: "Mia madre mi disse che quando ero piccolo dormivo così profondamente che diventavo pallido. Così lei doveva venire a controllarmi spesso per vedere se ero vivo oppure no. [...] Tutto questo è collegato al fatto che una mia antenata era una maga...". Dead proviene dai Morbid, considerati all'epoca (parliamo della fine degli anni ottanta) la maggiore band death metal della Svezia. Amico di Jon "Metalion" Kristiansen, grande promulgatore di band death metal (è il direttore della fanzine "Slayer Magazine"), porta la band ad avere un certo livello di notorietà (seppur underground): la loro demo "December Moon" è eletta proprio sulle pagine dello "Slayer Magazine" demo dell'anno insieme a "Thy Kingdom Come" (Morbid Angel). Oltre alla bravura della band il merito è in gran parte "imputabile" proprio alla carismatica figura di Dead: emaciato, spento, dotato di una presenza scenica non indifferente, con il suo corpse paint (preso in prestito da King Diamond, molto ammirato da Per) e i suoi vestiti sottratti a cadaveri, non tarda a fare effetto sulla figura di Oystein "Euronymous" Aarseth, leader dei Mayhem. Questi, già in possesso di una sua demo (spedita insieme ad un topo crocifisso) lo contatta in sostituzione di Maniac, prendendo in seguito proprio da lui l'idea di adottare il corpse paint per tutta la band. E' la genesi di un nuovo inizio. Via tutte le scorie thrash del precedente "Deathcrush": da qui inizia il viaggio nel nero. Un viaggio che porterà (sempre secondo le cronache) Dead ad una sempre più ossessiva identificazione con il suo personaggio, un tetro morto-vivente con un odio irrefrenabile verso qualsiasi trend. Un personaggio quasi schiavizzato mentalmente da Euronymous (il quale sembra avere un tassativo bisogno di mantenere Dead in uno stato di depressione cronica per dare una connotazione più vera alla band) che arriverà ad un certo punto al gesto estremo del suicidio, tagliandosi le vene e poi sparandosi. Dettagli che saranno maggiormente approfonditi in seguito, dato che tutto questo è ancora abbastanza lontano. Al momento siamo ancora al 1990. Il primo banco di prova per Dead è un live, il "Live In Leipzig", registrato il 26 novembre al club "Eiskeller", a Leipzig (appunto) in Germania. Il live in questione si contraddistingue per una qualità sicuramente discutibile, ma che non definirei "terribilmente scadente". Beh, oddio, non è il massimo in quanto a suoni, ma risulta una delle testimonianze più "nitide" di Dead nei Mayhem (molto più ascoltabile rispetto al materiale presente nel bootleg - è comunque un bootleg! - "Dawn Of The Black Hearts", forse paragonabile ad un "Out From The Dark"). In scaletta abbiamo materiale tratto da "Deathcrush" (il brano omonimo, "Necrolust", "Chainsaw Gutsfuck" e "Pure Fucking Armageddon"), una vecchia song del gruppo ("Carnage") e quattro brani anticipatori del futuro full che avrebbe dovuto vedere proprio Dead come vocalist ("Funeral Fog", "The Freezing Moon" - si, qui si chiama così - "Buried By Time And Dust" e "Pagan Fears"). I quattro da "Deathcrush" subiscono un trattamento brutalizzante proprio grazie alla voce, enfatica e spettrale, di Dead, capace di evocare l'oltretomba tra i suoi latrati in odore di morte, mentre i quattro "inediti" ci danno un'idea sommaria di come sarebbe potuto essere "De Mysteriis Dom Sathanas" se al microfono ci fosse stato proprio lui, il pallido, emaciato zombie svedese. 



Si inizia con "Deathcrush", pezzo apparso in origine nella demo Deathrehearsal e successivamente nell'ep omonimo: pochi secondi di silenzio. Le voci del pubblico in sottofondo e sparuti suoni di chitarra poi Pelle annuncia spettrale la song Deathcrush. Il pezzo si apre con il riff tagliente e grezzo che tutti conosciamo, più rallentato rispetto all'originale per conferire al brano un appeal decisamente più mortuario. Quindi subentra la voce di Dead, putrescente ed ultratombale. Una voce che, non me ne vogliano i fans di Attila Csihar, avrebbe dato un senso ancora più catacombale a "De Mysteriis...". Nessun rammarico comunque, dato che la prestazione dell'ungherese (ex Tormentor) riesce ad essere comunque ottima e assolutamente credibile. Il brano, nel suo svolgersi, riesce ad essere ancor più cupo e ferale, ed i merito, oltre ad una produzione sicuramente più Lo-Fi rispetto al suo illustre precedente, è ancora una volta da imputarsi alla prestazione di Dead che, più che cantare, sembra ruggire con una voce roca e spenta, gli stessi versi che potrebbero provenire dalle bocche di Cerbero, o da uno zombie riportato in vita grazie a qualche demone. Aldilà di ciò sono esigue le differenze rispetto al brano originale. Quel che cambia è sicuramente l'atmosfera, a riprova di come un diverso cantante possa conferire un quid extra ai brani interpretati. Il testo naturalmente è lo stesso del brano già sentito sul precedente Ep. A prima vista si tratta di un normalissimo testo cruento ed impressionante circa un brutale omicidio, compiuto da uno psicopatico ai danni di una vittima innocente. Tuttavia, la presenza di una crocifissione potrebbe spingerci a considerarlo come una sorta di inno contro la figura di Cristo, rappresentante dei valori del Cattolicesimo, contro i quali i Mayhem da sempre si battevano. Nell’atto di ucciderlo e di crocifiggerlo loro stessi, i Mayhem dichiarano guerra alla morale cattolica proponendosi come degli “anti cristo”, dei nuovi messia pronti a divulgare un messaggio di violenza ed orrore, lontano anni luce dalla tolleranza e dall’amore, valori tipicamente cristiani ("Una risata demoniaca, la tua cremazione, i tuoi polmoni annaspano per un po’ d’aria ma sono pieni di sangue, un improvviso “crack” mentre spappolo il tuo cranio! I ricordi della tua vita passano come un flash, una vita che ora non vuoi vivere, sorrido con un’ascia nelle mie mani, tutto ciò che vedrai è la mano putrida della morte! Ecco che avanzo, Morte e Spappolamento!! Ti manderò dal tuo Creatore, andrai incontro alla morte!! Muori così bene, crocifisso.. Morte! Le tue mani sui pali! Il Barbecue è solo all’inizio, morte e spappolamento!!! Spappolamento, spappolamento!! Morte per Spappolamento!!!"). Rintocchi secchi ai piatti danno il via al brano successivo, "Necrolust" (Necrofilia), apparso anch'esso per la prima volta sul "Deathrehearsal" e successivamente su "Deathcrush". Si amplifica il senso di caos grazie alla produzione low fidelity e anche il senso di malvagità è destinato ad aumentare rispetto alla sua più pulita gemella appartenente allo storico Ep: la prestazione di Dead se possibile è ancora più feroce e spiritata rispetto all'interpretazione del precedente pezzo. I ruggenti vocalizzi sono letteralmente da pelle d'oca, e ogni volta che il singer apre bocca è come se si spalancassero le porte dell'inferno. L'inizio è "pacato" se confrontato con il proseguo. Controllato e marziale si apre nell'arco di circa un minuto ad una rappresentazione sonica del caos, del macello, del pandemonio esattamente come nel brano originale, solo che qui certe sensazioni sono amplificate sino all'inverosimile, pari a quella che potrebbe essere la materializzazione dell'inferno sulla terra, con orde di demoni pronte a scagliarsi impietose verso il genere umano. E Dead.. beh.. quel che posso dire è che se il demone Legione (celebre demone di reminiscenza biblica) sia mai apparso sulla terra, aveva sicuramente una voce non del tutto dissimile. Il brano in questione risulta, a livello testuale una cruda e sadica rappresentazione della necrofilia, argomento che casca a pennello con la personalità distorta di Dead ("Desidero il tuo corpo putrescente, nulla mi eccita di più, fotterti finché le tue ossa non si spezzano, deve morire un’altra persona. Lo sperma gocciola dal mio ca**o, ti f*tto sino all’anima, penso di non riuscire a reggere, tutto ciò mi fa impazzire!! Necrofilia!! Mangio la carne di migliaia di cadaveri, Succhio il sangue delle suore senza fi*a, le loro budella eruttano dai loro cul*i, lecco la loro fi*a appiccicosa mentre stringo in mano le loro tette! Avanti, finto cadavere, muori ancora!!"). Pochi suoni confusi (con Dead che incita il pubblico) lasciano presto spazio a colpi sordi di batteria. Ha inizio la terza "Funeral Fog" (Nebbia Funerea), primo "inedito" destinato a trovare spazio nel primo full length del gruppo, "De Mysteriis Dom Sathanas". Una versione ancora seminale, grezza che solo successivamente godrà di maggiore definizione. Ma nonostante la sua ricchezza di imperfezioni (la song è lordata da un sound che definire "da scantinato" è poco) riesce comunque ad esprimere appieno tutta la sua carica malvagia e catacombale, la quale non solo non viene minimamente intaccata, ma ancora una volta, grazie ad una definizione e ad un suono decisamente grezzo e al supporto spettrale di Dead, incrementa la sua potenza funesta. Sembra che in più frangenti la "sporcizia sonora" giovi a questo tipo di sonorità (per quanto, da appassionato del primo full non oso muovere obiezioni su tanta perfezione. Il disco così composto è perfetto: dalla voce alla maggiore cura per il suono). Dunque sin dai primi secondi si scatena il caos. Gli strumenti si danno man forte per evocare l'inferno, non coadiuvati in tutta la prima fase dalla voce di Dead, destinata ad apparire solo in prossimità del secondo minuto, dopo un decisivo cambio di tempo (che tutti bene hanno a mente, essendo presente nella versione definitiva). Strutturalmente non ci sono grandi novità, se non una carica selvaggia difficilmente esprimibile a parole che sarà ridimensionata nel brano definitivo a favore di una visione infernale più controllata, calcolata. Qui invece sembra che tutto esploda sotto ai loro (e ai nostri) piedi tra fiamme demoniache e voragini che si aprono affacciandosi sugli abissi inferi. Il testo risulta essere a sfondo esoterico e vampiresco, a tratti a tratti oscuro ed inquietante. La protagonista è una sorta di “nebbia” che ingloba la popolazione di un villaggio rumeno all’interno delle sue spire, rendendo tutti (molto probabilmente) dei non-morti al servizio del male. Il senso di inquietudine generato da una "nebbia malefica" ci riporta in mente una pellicola di culto come "Fog" di John Carpenter ("Ogni anno, in questo periodo, appare la nebbia oscura... Appare, sopra le tombe, per prendersi un’altra vita, che sembra vicina...Nel bel mezzo della Transylvania, ogni vita se n’è andata, da un bel po’...E’ leggiadra e così bella ma anche così oscura e misteriosa.... Ancora una volta, il Prete dice la sua messa, magari Dio li benedirà tutti... La Nebbia è di nuovo qui, completerà il suo funerale..."). Il proseguo neanche a dirlo è affidato ad un altro dei pezzi da novanta che troveranno spazio in "De Mysteriis..." ossia "Freezing Moon" (Luna Gelida) pubblicata in precedenza nella demo "Studio Tracks" del 1990. Il suddetto e il precedente sono infatti i primi due brani che troviamo in scaletta nel primo album dei nostri. A introdurre la song è Dead (il quale con voce torturata dice “Quando fa freddo, quando è notte… la Luna Gelida ti ossessiona!!!”), che dopo pochi secondi (neanche una trentina) lascia spazio a ferali giri di chitarra, spenti, anestetizzati e dotati di una non comune evocatività. Si viaggia su binari lenti e mortuari in una consistente parte introduttiva, senza mettere il piede sull'acceleratore sino alla soglia dei due minuti e venti, quando un repentino cambio di tempo sancisce un'interessante variazione ritmica che porta la struttura a incrementare il proprio dinamismo. Da qui si scatena di nuovo il caos: gli strumenti iniziano impietosi uno stillicidio sonoro trainati dalla batteria di un Hellhammer in gran spolvero. Dopo una decina di secondi (siamo ai due minuti e mezzo) si intrufola anche il latrato torturato di Dead che completa il quadro donando, grazie ad un'ennesima performance da brivido, quel quid malvagio extra capace di rendere questa versione di Freezing Moon davvero sulfurea. A un certo punto, esattamente come nella versione "studio" subentra uno stacco, in cui gli strumenti tacciono per un attimo relegando alla chitarra il compito di vergare poche note luciferine destinate ad introdurre una parte più rallentata e soffocante. Un frangente in cui Dead si rende decisamente protagonista troneggiando con la sua voce da cadavere indemoniato in procinto di evocare tutti i demoni dell'altro mondo. Il testo è incentrato stavolta sulla "vampirizzazione" di un uomo ("Tutto qui è così freddo, tutto qui è così oscuro, lo ricordo quasi fosse un sogno, un momento nel tempo. Ombre diaboliche fluttuano fuori dall’Oscurità, ricordo che è qui, che sono morto… seguendo la Luna Gelida".). Senza dubbio uno dei testi più poetici ed evocativi dei Mayhem. Si va avanti con "Carnage" (Carneficina), pezzo ancora più vecchio tratto dalla prima demo "Pure Fucking Armageddon" (la seconda traccia del lato A) destinata a trovare spazio successivamente nella demo del 1990 "Studio Tracks" comprendente, oltre ad essa, anche "Freezing Moon". Sinceramente è anche inutile paragonare questa nuova versione con l'originale, dato che la prima versione è suonata male e registrata peggio. E' l'unico caso dove un brano di "Live In Leipzig" guadana parecchi punti anche in fatto di risoluzione sonora. Il brano, introdotto con un "Are You Dead? Uh" ("Siete morti? Uh?") si dipana ben presto su una struttura veloce e nervosa, con la batteria di Hellhammer abbastanza in primo piano, sopra ad un riff motosega. Verso la quarantina di minuti subentra Dead, con la sua voce nevrotica e spiritata, ancora una volta per completare un quadro efferato di morte e distruzione. Il pezzo va avanti in maniera pressochè lineare, con un riff che si ripete ipnotico e ipercinetico fino al minuto circa, quando si apre un gradevolissimo assolo free-form, che in tempi fulminei ci riporta al pattern di partenza. Il brano va inteso facilmente come una feroce esaltazione della violenza ("CARNEFICINA!! Stregoneria, sangue, Satana! Guarda in faccia la Morte!! Sangue, Fuoco, Tortura, Dolore, UCCIDERE!! Stregoneria, sangue, Satana! Guarda in faccia la Morte!!"). Abissale (eh si, dato che siamo in tema) la differenza tra la qui presente versione di "Buried By Time And Dust" (Sepolto dal tempo e dalla polvere), e la versione definitiva. Non me ne vogliano gli amanti della suddetta interpretazione ma quella contenuta nell'Lp (ossia uno dei pezzi preferiti IN ASSOLUTO di chi scrive) risulta essere di gran lunga più forte, incisiva, oscura. La differenza è sostanziale, soprattutto perchè nella song contenuta nel qui presente live si pone meno l'accento sull'evocativo stacco strumentale (si, proprio QUELLO stacco strumentale) presente più o meno nella parte centrale del brano, diabolico, sulfureo, capace di evocare nella mente dell'ascoltatore una folle corsa in un cimitero in piena notte. L'inframezzo strumentale qui è comunque presente, ma dotato di minor carica lirica rispetto al suo omologo. A fare la differenza in positivo è ancora una volta il cantato di Dead, che pur non superando (in questo frangente) l'interpretazione di Attila, riesce a donare al brano una bellezza differente, rendendolo (complice ancora una volta una una parte strumentale selvaggia e una produzione approssimativa) più feroce ed incontrollato esattamente come un mostro lovecraftiano sfuggito dagli abissi. Passando al testo notiamo come ancora una volta il tema portante sia il vampirismo (come in "Freezing Moon"). La storia è quella di un vampiro che che si ritrova a fare i conti con la pesantezza dell’immortalità. L’aver vissuto per secoli (e forse millenni) lo ha portato a ridursi ad una persona ormai dimenticata da tutto e tutti. I suoi amici sono morti e lui è rimasto ormai solo, privo di affetti ("Visioni di quell’alba che non verrà mai, sono troppo vecchio ora. L’Oscurità è così vicina, raggiungerò mai l’aldilà? Quello è il posto dove andiamo, quando moriamo. Sono sempre stato vecchio, sin dall’alba dei tempi. Il tempo mi ha sepolto sulla Terra, secoli fa, provai il gusto del sangue. Sepolto dalla polvere e dal tempo. E’ passato un po’ di tempo, dal funerale.. mi manca il sangue dei colli umani, tanti anni, tanti anni fa... devo aspettare, sentendo il fetore del mio corpo. Viaggi fuori dallo Spazio, viaggi fuori dal Tempo"). Grezza, sgraziata ma tutto sommato abbastanza fedele l'introduzione di "Pagan Fears" (Paure pagane) a quella che sarà la versione definitiva. Un riff lugubre e reiterato va avanti ad libidum per diverse volte in maniera un po' goffa, ma di grande impatto sino ad un cambio di tempo che ci porta alla struttura portante del brano, veloce ed assassina. Il pezzo, lineare e diretto, giostrato su un rifferama ripetuto ossessivamente, risulta abbastanza simile al suo omologo, se non per qualche piccola ma sostanziale differenza: a un certo punto nel pezzo definitivo subentra uno stacco (in cui Attila grida "Pagan Fears! The Past Is Alive!!") al termine del quale si ha una netta accelerazione abbellita da interessanti singulti di basso. Momento assolutamente mancante dato che il brano continua ad imperversare spedito come una tempesta di magma non concedendo praticamente nessun tipo di tregua o variazione. Altro punto è la ferocia generale, ancora una volta incontrollata con cui il brano viene eseguito: ugualmente feroce, il brano su "De Mysteriis..." risulta nettamente controllato per quanto nero, ossessivo e terrificante. Come se la carica dirompente in questo brano venisse meglio canalizzata in un flavour solforoso destinato ad esprimersi più per accenti che tramite sovraccumuli di massificazioni caotiche. Stavolta, passando al testo, abbiamo un esaltazione della vita scandinava “pre-cristiana”. Sembra che in qualche modo la superstizione di quei popoli venga in qualche modo assimilata ad una sorta di innocenza, poi sepolta dal sanguinoso proselitismo del cattolicesimo in terre nordiche. I nostri non dimenticano quei tempi ed esaltano quelle genti, certo selvagge ma comunque pure di cuore ("La sanguinosa storia del passato, umani morti ormai dimenticati. Un’età di Leggenda e Paura, un tempo ormai distante. Vivevano le loro vite così primitive e pagane, la superstizione faceva parte dell’esistenza, così fragili, nelle notti oscure. Gente disgraziata, con visi pallidi..."). Il proseguo è affidato a  "Chainsaw Gutsfuck", penultima track. Anche questa traccia deriva dal celebre "Deathrehearsal" (nel quale è chiamata "Chainsaw Gutsfuck (Dedicated To Killjoy)" con evidente dedica al leader dei Necrophagia, dei Cabal e del gruppo omonimo), poi trasmigrata in "Deathcrush", ep che ci regala la sua versione definitiva. Il brano è reso in maniera abbastanza fedele, tranne che per il fatto che il brano è riproposto in maniera ancor più rallentata del suo ipocinetico fratellino, e per la mancanza della frenetica accelerazione (a due minuti e quaranta) caratterizzante il suo celebre omologo. Qui ci si mantiene su ritmi claudicanti, spenti sino alla fine, senza bruschi cambi di tempo e martorianti corse. A parte ciò il brano risulta catacombale e putrescente esattamente come nella versione originale, con il surplus della performance di Dead, come al solito ferale, demoniaca e capace di stupire ad ogni frangente, rendendo i brani da lui interpretati, ancor più tetri e funesti delle versioni "studio". In questo caso il testo sembra essere un vero e proprio inno alla follia omicida e alla necrofilia. La vittima in questione è una ragazza, caduta nelle mani di un serial killer sadico e necrofilo, che dapprima gode nel vederla sanguinare fino allo sfinimento e contemporaneamente ad abusare di lei. Non pago, decide di ammazzarla definitivamente tagliandola in due con una motosega, approfittando in seguito dei suoi genitali decomposti. Un testo violento come non mai, che rappresentò una vera e propria ( e tetra) novità nel panorama estremo ("Sanguini fino allo sfinimento, andrai ancora più in basso di così, fottere le tue budella sta cominciando ad annoiarmi! Una motosega nelle mie mani insanguinate, per cominciare ti taglio in due, le tue budella schizzano via, quanto amo questo spettacolo!!!! Le larve si contorcono nella sua fi*a, quanto amo leccare questo schifo, ti seppellirò in una tomba viscida e fangosa, marcirai per sempre lì dentro!!"). Conclusione col botto affidata a "Pure Fucking Armageddon", brano storico pubblicato per la prima volta nel 1986 nella demo omonima e un anno più tardi nel leggendario "Deathcrush". Il brano si apre con le esortazioni di Dead, quindi con il pezzo vero e proprio. Già l'originale esprimeva in maniera belluina l'idea di caos: nella versione qui presente non si fa altro che reiterare lo stesso concetto in maniera abbastanza simile, con una carica devastante assolutamente indescrivibile e con i latrati grotteschi di Dead che si intrufolano nell'impenetrabile muro sonoro a sprazzi per evocare poche incisive immagini di caos, morte, anticristo e satanassi. Esattamente come l'originale il brano è diviso in due: una prima parte più ragionata e un proseguo più devastante e totalmente fuori controllo. Cambiano però i tempi e anche in maniera netta. Se il brano originale risulta una scheggia impazzita di un minuto e quattro, qui il brano, ugualmente veloce, è portato alla durata di tre minuti. Stavolta i Mayhem si “vestono” da cavalieri dell’apocalisse ed annunciano la fine del mondo: sulla terra, con il loro avvento, domineranno unicamente morte e pestilenza, la felicità sarà soltanto un ricordo sbiadito e tutti vivranno nel terrore. Il regno del Diavolo sarà l’unico giudice e giuria dell’universo, tutti dovranno inchinarsi al Male e riverirlo senza opporvisi, pena la morte ("Tortura Violenta, la Morte è giunta, la fine del mondo, terrore e spavento, cadaveri sanguinanti, decadenza e decomposizione. Anarchia, tortura Violenta, Anticristo, Lucifero, figlio di Satana! Pura e fottuta fine del mondo!! Pura e fottuta fine del mondo!!!").





Beh ragazzi, questa è "pura fottuta" storia. Tutto quello che ha la nomea di "primo" nella discografia dei Mayhem - dunque le prime demo, il primo Ep, il primo live, il primo Lp, e ci aggiungerei il primo official bootleg "Dawn Of The Black Hearts" - è assolutamente leggenda. Da qui si pongono i paletti definitivi che porteranno nel giro di poco alla standardizzazione del black seconda ondata, che raccoglierà tra le sue fila gente del calibro dei Darkthrone (precedentemente band dedita a sonorità death), Satyricon, Immortal, Emperor e tanti, tanti altri. Compreso lo stesso Varg Vikernes che militerà per un periodo proprio nelle file dei Mayhem in veste di bassista, e che, per cause ancora discusse, ucciderà Euronymous a coltellate. Ma questa è un altra storia. Come precedentemente puntalizzato siamo ancora nel 1990, e tanto ancora deve essere detto e scritto. Un album questo, consigliato non solo a chi vuole avere uno spaccato storico del black in via di definitivo assestamento, ma anche a chi desidera sapere "come cantava Dead", di cui il disco resta une delle testimonianze più cristalline. A tutti i curiosi non posso fare altro che consigliare di rispolverarsi anche il già citato "Dawn Of The Black Hearts" (pubblicato nel 1995), la compilation "Out From The Dark" (data alle stampe l'anno successivo) e il misconosciuto (ma non ai fanatici) "A Tribute To The Black Emperors", split dei Mayhem con i Morbid misteriosamente omesso nella celebre "Encyclopaedia Metallum".


1) Deathcrush
2) Necrolust
3) Funeral Fog
4) The Freezing Moon
5) Carnage
6) Buried By Time And Dust
7) Pagan Fears
8) Chainsaw GutsFuck

correlati