MAYHEM

Life Eternal

2009 - Saturnus/Season Of Mist

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
15/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Siamo nel 2009, anno della realizzazione del terzo Ep dei Mayhem, ossia "Life Eternal". Ben due anni sono passati dalla pubblicazione dell'ultimo studio album dei nostri, "Ordo Ad Chao", e tanti anni ancora dovranno passare per veder pubblicato un nuovo full (ben sette anni, considerando che l'ultimo album dei Mayhem, "Esoteric Warfare" uscirà solo nel 2014). Dopo l'accoglienza ancora una volta claudicante riservata all'ultimo disco i nostri decidono di attuare un'operazione che, con un pizzico di ironia definirei "operazione nostalgia", dando alle stampe, sottoforma di Ep, il materiale della session con Attila destinato poi, in maniera levigata e cesellata, a far parte del celeberrimo masterpiece "De Mysteriis Dom Sathanas". Rientrano nella scaletta cinque brani (in ordine "Cursed In Eternity", "Pagan Fears", "Freezing Moon", "Funeral Fog" e "Life Eternal", brano il cui nome viene scelto per ribattezzare l'Ep. Il perché lo vedremo poi) mentre restano escluse le ultime tre del full ("From The Dark Past", "Buried By Time And Dust" e "De Mysteriis Dom Sathanas"). Un florilegio di brani, insomma, destinato a celebrare ancora una volta i fasti dei tempi che furono. Il dischetto viene dato alle stampe per la Saturnus/Season Of Mist sottoforma di "dvd-box", in tiratura limitata di 3000 copie numerate a mano, con degli adesivi in allegato. Rappresenta senza alcun dubbio una chicca interessante per tutti i fan sfegatati della band e i nostalgici del vecchio ensemble ancora in attesa di vedere quel "De Mysteriis parte II". Nostalgici che con questa uscita ricevono un simpatico contentino: insomma, nessuna continuazione del celebre DMDS (ne ora e ne mai, per come la vedo io) ma almeno si torna a parlare di un grande capolavoro che ha segnato, nel bene e nel male, la storia del black contribuendo a gettare quelle basi che saranno poi prese a modello da una pletora infinita di band a venire. Si torna a parlare di un capolavoro e lo si fa con cinque tracce "rough-mix" quindi facenti parte delle prime prove buttate li alla bell'e meglio e in attesa di quella rifinitura, di quel tocco di classe che trasformerà questi diamanti grezzi in gioielli splendenti e destinati a brillare di una luce nerissima, quella della quintessenza del black metal, ivi contenuta appieno. Le tracce schiaffate nel suddetto disco sono prese da nastri che Attila Csihar aveva con se dai tempi di "De Mysteriis.." e pubblicate a distanza di tanti anni con il consenso di tutto il gruppo: si possono sentire i pezzi leggermente diversi rispetto agli "originali" (si, insomma, a quelli a cui siamo abituati, quelli di "De Mysteriis.."), caratterizzati da una serie di microdettagli dei quali, quello che spicca di più, è il famoso "tamburo tagliato" nell'introduzione di "Funeral Fog" (e, non da ultimo si può sentire il famoso basso di Vikernes, il che non è poco). Ascoltando il materiale ci rendiamo conto che tutto sommato i pezzi non differiscono in maniera abissale, ma rispetto alle versioni del full risultano senza ombra di dubbio più grezzotti, sia nella prestazione di Attila che nel mixaggio (naturalmente). L'operazione sembra essere fatta apposta per tutti i fanatici dell'epoca che fu, ma finisce per giovare anche Attila, che tagliato misteriosamente nei credits di De Mysteriis ora può godere del riconoscimento che gli spetta di diritto. A onor del vero i nomi dei vari membri della band sono stati TUTTI omessi salvo quelli di Euronymous e Hellhammer: l'esclusione di Snorre W.Ruch (Blackthorn) e Varg Vikernes (Count Grishnackt) è più che giustificata, considerando l'atto barbaro che insieme hanno perpetrato ai danni del chitarrista (con il risultato poi di portare la band verso lo scioglimento. Quindi agli occhi dei fan dovrebbero essere visti come la peste, o il virus ebola). Ma l'esclusione di Attila risulta del tutto ingiustificata. Egli comunque prende la cosa come uno scherzo in una celebre intervista dicendo che in fin dei conti l'album include la parola "Mysteriis", e l'omissione del suo nome rimane un "mistero" (appunto). Riguardo al nome, "Life Eternal" (vi avevo promesso che ci saremmo ritornati) Attila, intervistato, precisa che il titolo della celebre song sembra essere il più adeguato per il mini-cd, non solo perchè questa è considerata unanimemente come una delle pietre miliari del disco (sarebbe una motivazione banale e discriminatoria nei confronti di altri bellissimi pezzi) ma anche perchè suona come un omaggio ai membri dei Mayhem che sono morti ("il testo contiene una specie di visione[...] circa l'attrazione verso l'altra dimensione..." Attila Csihar). Comunque sia, congetture a parte, ci troviamo di fronte a un mini-album che nulla aggiunge all'evoluzione del gruppo, destinato soprattutto agli incalliti cacciatori di chicche, ai "completisti", che con questo simpatico oggettino avranno di che deliziarsi. Ora, pur ripetendo che le novità "percepibili" sono poche, mi rendo conto che le parole precedentemente spese hanno comunque bisogno di essere rimpolpate da una descrizione un po' più "analitica" delle varie tracce. Dunque lasciamo da parte qualsiasi elucubrazione per spulciare nel dettaglio il materiale che ci viene proposto nella nuova release.





Si parte con la prima seminale versione di "Cursed In Eternity". Versione "rough mix" che comunque non vede differenze abissali rispetto alla "studio version". Si, come già sottolineato il mixaggio non è ottimale, e le chitarre suonano più offuscate, ma questo è un discorso che va esteso bene o male per tutto il (mini)disco. Quello che differisce, e chi sa a memoria De Mysteriis lo può percerpire all'istante, è l'urlazzo spiritato che Attila emette a un certo punto nel brano, (a 4 minuti e 25) assolutamente inesistente nella versione "De Mysteriis..". Questo è un importante "elemento novità" insieme a microsfumature nelle diverse modulazioni di Attila (già verso i quattro minuti si usa un'interpretazione un pizzico distante dalla "definitiva"). Per il resto, per l'ascoltatore più distratto (si, proprio quelli che Dead odiava) tutto è più o meno simile a quanto sentito in De Mysteriis. Bisogna sempre tenere a portata di mano una lente d'ingrandimento (metaforica, mi sembra logico) quando si ispezionano operazioni di questo tipo alla ricerca delle "sostanziali differenze". Anche se, ad onor del vero, la ricerca da intraprendere non richiede gravissimi sforzi. Qui quello che conta è la musica, e la sua capacità di reiterare emozioni che sembravano ormai dissipate. E' soprattutto per questo che andrebbe preso un disco come "Life Eternal". Dunque è lecito non perdersi eccessivamente nell'analisi delle micro-differenze, limitandosi a quelle che sono alcune tra le variazioni più grossolane rispetto a quanto già sentito nello storico full. E' bene però fornire una descrizione quanto meno esauriente, soprattutto per chi, per un quasivoglia motivo, non abbia idea di come suoni questo "Cursed In Eternity". Un riffing ferale, essenziale, reiterato in maniera ipnotica e sovraeccitato dalla batteria di Hellhammer fungono da introduzione, al cinquantesimo secondo, alla voce lugubre di Attila, e ad un cambio di tempo che porta la struttura a divenire serratissima, incentrata su un rifferama estremamente scarno corazzato da un nugolo incessante di mitragliate batteristiche. A due minuti e quarantacinque un bellissimo giro di chitarra si insinua nella partitura come un serpente, sguisciando viscido in quel repellente magma sonoro come un verme nel fango. Il brano, divenuto ora più "ragionato", si presta, superata abbondantemente la soglia dei quattro minuti ad una nuova accelerazione (dettata dalla batteria) per esplodere con veemenza, trainato dall'urlo di Attila (quello di cui parlavo in precedenza) verso i quattro minuti e 25. Il testo sembra essere incentrato possibilmente su un Demonio o comunque su un qualche tipo di essere demoniaco. Un servo del "Grande Corruttore", maledetto, che aspetta il risveglio del suo padrone (identificato come un serpente) per risorgere. ("Il mio nome è scritto col fuoco, in quel luogo che visiterai solamente quando arriverà la tua ora, quando camminerai nel Regno delle Ombre. I Demoni volano nei neri cieli senza stelle, si arrampicano lungo le profondità infernali, prive di fondo. Il nome di chi è condannato a vagare per l’eternità, finché non sorgerà il crudele serpente che striscerà."). Un discorso non troppo dissimile va fatto a "Pagan Fears": riguardo alla risoluzione sonora, alle chitarre etc., è tutto, naturalmente, invariato. Il brano è un'altra perla che la sgrezzatura ha reso ancora più grande, ma che comunque nel complessivo mantiene tutti i connotati della versione più nota. Ancora minori rispetto al brano precedente sono le differenze: dunque nessuna linea vocale marcatamente differente (cosa invece presente nel precedente brano). Le similitudini dunque con la versione finale sono maggiori, e mixaggio a parte il tutto non è troppo dissimile a quanto incluso in "De Mysteriis..". Il brano parte con un rifferama dinamico reiterato, ostentato per i primi venti secondi, a cui succede una parte più ragionata, rallentata (fino al 45°secondo). Conseguentemente ci ritroviamo in una parte speculare a quella già udita nei primi frangenti che porta il brano, alla soglia del minuto e venti (dopo un riff serpeggiante e nudo - ossia non supportato dalla batteria) ad assestarsi su ritmiche veloci e deflagranti, vitaminizzate dalla batteria frenetica di Hellhammer e strutturate su un riffing scarno e reiterato. Questo sino ai tre minuti e mezzo, quando le ritmiche rallentano prepotentemente e, a seguito della declamazione "Pagan Fears...the past is alive..." si riparte in quarta in un frangente frenetico che ci accompagna alla fine.  Il testo ci porta ad un'esaltazione della vita scandinava “pre-cristiana”. Sembra che in qualche modo la superstizione di quei popoli venga assimilata ad una sorta di innocenza, poi seppellita dal sanguinoso proselitismo del cattolicesimo in terre nordiche. I nostri non dimenticano tali tempi ormai remoti ed esaltano quelle genti, senza alcun dubbio selvagge ma comunque pure di cuore ("La sanguinosa storia del passato, umani morti ormai dimenticati. Un’età di Leggenda e Paura, un tempo ormai distante. Vivevano le loro vite così primitive e pagane, la superstizione faceva parte dell’esistenza, così fragili, nelle notti oscure. Gente disgraziata, con visi pallidi..."). Arriviamo così alla terza track, la bellissima "Freezing Moon", qui proposta nella sua versione "rudimentale", anche se tale termine sembra quantomeno eccessivo: il pezzo, come i due precedentemente analizzati, risulta tutto sommato fedele al "brano ultimato", non regalando grandi chicche su cui elucubrare. Dunque un'intro rallentata ed evocativa, capace di generare malsane atmosfere, che ci porta ad un minuto e quaranta circa ad una considerevole accelerazione ritmica resa decisamente malsana anche grazie all'ausilio della demoniaca prestazione di Attila. Tale parte è destinata a stemperarsi verso il terzo minuto, quando un frangente suadente ed arcano, giostrato ancora una volta su ritmi rallentati ci porta dapprima ad un bellissimo assolo (verso i quattro minuti e mezzo) e dunque ad una ripartenza accelerata e dilaniante (verso i sei minuti). Pur avendo già spiegato il testo in questione (come molti altri di questo Ep) in più di un occasione - non solo in "De Mysteriis..." ma anche nei dischi dal vivo "Live In Leipzig" e "Mediolanum Capta Est", lo rispiego dimodo da fornire le giuste info ai meno attenti: il testo risulta di facilissima comprensione essendo del tutto incentrato sulla vampirizzazione di un personaggio ("Tutto qui è così freddo, tutto qui è così oscuro, lo ricordo quasi fosse un sogno, un momento nel tempo. Ombre diaboliche fluttuano fuori dall’Oscurità, ricordo che è qui, che sono morto… seguendo la Luna Gelida.") dunque non soggetto ad alcun tipo di interpretazione. Da notare come all'elementarità dei testi del primo periodo (nel quale spiccano il primo ep Deathcrush, il primo full e  questo Ep che costituisce un "De Mysteriis Begin") siano in seguito subentrati testi di più difficile comprensione e soggetti maggiormente al fattore interpretativo. Non sempre, sia chiaro, talvolta le lyrics delle release più attuali sono facilmente decifrabili, ma qualche volta subentrano testi più "nebulosi" e strani, molto diversi da quelli che caratterizzavano il periodo iniziale della band. Ma andiamo oltre. La quinta song in scaletta è la favolosa "Funeral Fog", a parere di chi scrive il punto più alto di De Mysteriis Dom Sathanas (e del suddetto Ep) insieme alla precedente Freezing Moon. Qui ricominciano ad affiorare certe sostanziali differenze, a partire dal tamburo iniziale che nei primissimi secondi della suddetta versione fa bella mostra di se, e invece viene completamente omesso nella versione finale. Per non tacere di alcune linee vocali di Attila, molto dissimili dalla versione del full (per fare un esempio, in certi momenti, quando digrigna "Funeral Fog" si sente la netta differenza rispetto al cantato di "De Mysteriis") o il rifferama iniziale, che il mixaggio rende abbastanza differente (chitarra e batteria troppo ovattate). Per il resto uno schema che ormai anche i bambini delle elementari hanno imparato a memoria: un introduzione molto veloce gestita tutta sul riffing malvagio di Euronymous e resa ancor più spietata dalla batteria fragorosa di Hellhammer, a seguito di un brevissimo stop verso il minuto e quaranta ci porta ad una struttura se possibile ancor più pesante e ossessiva frastornata da un'esibizione psicotica di Attila, che inizia a digrignare come fosse infetto da qualche oscuro morbo. Il pezzo si mantiene compatto e dilaniante per tutta la sua durata, per raggiungere l'apice del climax nella declamazione del refrain. A quattro minuti un ottimo giro di chitarra serpeggia vivace nella struttura donandole un certo surplus di oscura grazia. Il testo è di quelli a sfondo esoterico e vampiresco, a tratti oscuro ed inquietante. Gioca un ruolo da protagonista una “nebbia” che ingloba nelle sue spire la popolazione di un villaggio rumeno, rendendo tutti dei non-morti al servizio del male. Viene in mente in questi frangenti una pellicola storica, conosciuta e amata da tutti gli affezionati del genere horror, ossia "The Fog" di John Carpenter ("Ogni anno, in questo periodo, appare la nebbia oscura... Appare, sopra le tombe, per prendersi un’altra vita, che sembra vicina...Nel bel mezzo della Transylvania, ogni vita se n’è andata, da un bel po’...E’ leggiadra e così bella ma anche così oscura e misteriosa.... Ancora una volta, il Prete dice la sua messa, magari Dio li benedirà tutti... La Nebbia è di nuovo qui, completerà il suo funerale..."). Si conclude in bellezza con la title track, "Life Eternal", e anche qui vale il solito discorso riguardante la produzione etc. Il brano non presenta grosse differenze rispetto alla versione contenuta nel full, di cui rappresenta come le sue compagne, una gemella in fase embrionale. O se vogliamo consideriamo pure questa, come le altre appena analizzate, come dei brutti anatroccoli in attesa di divenire "brutti cigni" neri e spaventosi. Il pezzo si assesta quasi subito su delle ritmiche macilente e spente, sorrette da un riffing  spettrale, reiterato. A due minuti e quaranta si apre un bellissimo giro di chitarra che porta il brano ad assestarsi su un frangente più granitico (intorno ai tre minuti) e, dopo una cinquantina di minuti, conseguentemente ad una brevissima parte che sembra "caricarsi" in attesa di una qualche deflagrazione, si ritorna alla struttura di base, esangui e tormentate. Verso i quattro minuti e quaranta, un giro di chitarra "nudo" ci porta dunque ad una fenomenale accelerazione. Il testo fa riferimento ad un monumento funebre, innalzato a memoria di un uomo morto in tristi circostanze. Il protagonista lo fissa, immaginando quali e quante storie quella statua (identificata come il deceduto stesso) avrebbe da raccontare. Gli orrori della morte sono narrati in tutta la loro crudezza dalla fredda espressione del monumento, che sembra quasi prendere vita nella desolazione del cimitero. Il morto è probabilmente rimasto “bloccato” sulla terra a causa del suo traumatizzante decesso, ed il ricordo lo tormenterà a vita ("Un volto nella pietra, deteriorato dal tempo... Un uomo, tornato per parlare della sua dannazione. Paure così profonde, la bocca spalancata, Il sogno è morto prima che potesse vedere l’alba. Leggende di tempi antichi, storie così buie... che anneriscono la sua vista. I Ricordi non sono stati abbandonati del tutto, tornano dopo così tanto tempo...").





In definitiva abbiamo un album di un certo interesse, destinato, come è stato precedentemente puntualizzato, soprattutto ai cosiddetti completisti che proveranno un certo gaudio nell'ascoltare i loro brani preferiti in un mixaggio diverso e più rudimentale. Il valore del suddetto mini disco è indiscutibile, considerando che rappresenta a suo modo una testimonianza della genesi di un disco destinato ad essere consacrato come una delle più grandi pietre miliari nella storia del black metal. Già...tanto valore, eppure come prodotto finisce per essere abbastanza di nicchia. Un disco contenente le versioni di celebri brani mixati in maniera diversa può non fare gola a tutti, soprattutto considerando le esigue differenze tra i "rough mix" e i mixaggi definitivi. A parte il "famoso tamburo", la palpabile primordialità dei brani nella prima versione, qualche linea vocale differente non è che ci sia poi tanto su cui elucubrare. Il fruitore medio (frangia che il fan accanito, il true blackster generalmente odia, ma che rappresenta una buona fetta del mercato, con buona pace di tutti) potrebbe a primo impatto trovare poche differenze e sentirsi forse defraudato. Dunque il prodotto NON è per tutti. Solo per quella fascia di ascoltatori che vogliono avere materiale extra dei loro beniamini, materiale che gli altri ascoltatori potrebbero considerare superfluo essendo estraneo alla continuity dell'evoluzione (o involuzione) della band. Data la natura particolare del prodotto preferiamo propendere per un voto puramente simbolico, lasciando al fruitore il compito di giudicare soggettivamente il prodotto. Siete fanatici sfegatati? Procuratevelo senza remore. Altrimenti, potete anche evitare questo acquisto.


1) Cursed In Eternity
2) Pagan Fears
3) Freezing Moon
4) Funeral Fog
5) Life Eterna

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