MARILLION

Script for a Jester's Tear

1983 - EMI Records

A CURA DI
SANDRO NEMESI
14/11/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Nella prima parte degli anni 80, il mondo della musica stava attraversando un brillante periodo di innovazione e metamorfosi, grazie all'avvento di nuove ondate come il Punk, la NWOBHM, la  New Wave, ed i generi che da anni dettavano legge come il progressive rock,  stavano passando in secondo piano schiacciati dall'immediatezza dei brani della nuova era musicale. Persino mostri sacri del progressive del calibro di Yes e Genesis decisero di cambiare rotta, orientandosi verso un genere più accessibile ed orecchiabile abbandonando le ormai obsolete interminabili suite.  Nelle  cantine del Regno Unito, le band emergenti che facevano la gavetta riproponendo Firth of Fifth, Heart of Sunrise  o In The Court of the Crimson King, furono costrette  dare una svolta compositiva alle loro canzoni, a partire dalla riduzione della durata media del brano e ad impostare una struttura meno impegnativa e più accessibile, dando spazio  ad una maggior presenza di linee melodiche, senza omettere però la grande tecnica strumentale che da sempre caratterizza il progressive. Stava nascendo un nuovo genere, il neo progressive,  ed è per merito di questa nuova diramazione  e delle band della new generation che il progressive rock è riuscito a tenere il passo e rimanere fino ad oggi sulla cresta dell'onda. Il tempio del neo progressive era il Marquee Club Di Londra, dove si esibiva la stragrande maggioranza delle band della nuova ondata, fra le tante  una si distingueva in particolare dimostrandosi una spanna superiore alle altre, erano i Marillion (in origine il nome era Silmarillion, ispirato all'opera di Tolkien, venne poi modificato per non avere problemi con i diritti d'autore)  e le loro ottime performance live sempre "sold out" attirarono le attenzioni della EMI che decise di metterli immediatamente sotto contratto nel 1982. La band, nacque alla fine degli anni 70 nelle nebbiose pianure della contea del Buckinghmshire, precisamente ad Aylesbury e dopo un paio di cambiamenti, nel 1982 la line-up della band prese una struttura definitiva che vedeva  lo scozzese Derek William Dick, in arte Fish alla voce, il fondatore Mick Pointer dietro la batteria, Steve Rothery alla chitarra, Pete Trewavas al Basso e Mark Kelly alle tastiere. Dopo la pubblicazione dell'EP d'esordio Market Square Heroes (1982), nel 1983 la band di Aylesbury dette alla luce il loro primo album, dal titolo di Script for a Jester's Tears, lavoro che sarà destinato a diventare una pietra miliare  del neo progressive. La critica dipinse i Marillion come i cloni dei Genesis cercando di sminuire quello che ancora oggi rimane uno degli album progressive più belli della storia nonché il seminale del neo progressive;  personalmente io non ho mai condiviso questa teoria, se non per la somiglianza fra voce, lo stile ed il modo di truccarsi di Fish con Peter Gabriel, i più attenti concorderanno che esiste una discreta distanza musicale e stilistica ma anche  lirica fra le due band.  Il malinconico giullare ed il bizzarro camaleonte raffigurati in copertina (in futuro diventeranno  icone  della band e del neoprogressive stesso) e l'insolito titolo (un copione per le lacrime di un giullare) ci anticipano che durante l'ascolto saremo immersi in  atmosfere tristi e cupe ingigantite dalle  malinconiche  ed oniriche liriche magistralmente interpretate da Fish, liriche che spesso hanno una forte impronta autobiografica.

Script for a Jester's Tear

I Marillion decidono di iniziare l'album partendo  in quarta, sparando quello che tutt'oggi rimane uno dei migliori brani composti nella lunga e fortunata carriera, proponendoci la title track Script for a Jester's Tear  (Un copione per le lacrime di un giullare) , una mini suite di oltre 8 minuti che narra la la paradossale tristezza interiore di un giullare, dovuta ad un amore che non è mai riuscito a raggiungere; il brano inizia  curiosamente  con Fish che quasi sussurra accompagnato dal solo piano  "So here i am once more in the playground of the broken hearts?" (Eccomi di nuovo qui nel giardino dei cuori infranti..); il dualismo che si crea all'interno della canzone è fra il costume del giullare, solitamente associato a pensieri felici e momenti da ricordare, e la tristezza di fondo che aleggia per tutto il brano, ricordandoci che, dietro ogni sorriso, si nasconde un'amara verità. Interessante anche da sottolineare la perfetta sintonia fra la musica ed il testo della canzone; si riesce infatti a percepire fin dai primi accordi la sofferenza del giullare protagonista, grazie a ritmi malinconici e alla voce di Fish che amplifica il sentimento di cui questa canzone è pregno. Dopo di che un giulivo refrain di tastiera sostituisce il malinconico intro e vede finalmente entrare in scena  il fondatore Mike Pointer, che tenta di colmare le lacune tecniche con delle rullate ben assestate che hanno un ottimo effetto, grazie anche alle note del basso di Trewavas che seguono come un'ombra i colpi inferti sui tom . Le contrastanti atmosfere iniziali sottolineano come il giullare, invaso da una tristezza interna, sia costretto paradossalmente  a camuffarla per apparire felice e far contenti gli altri, e questo, riallacciandosi al discorso di prima, fa si che il pathos sia palpabile per tutta la durata del pezzo, sentiamo crescere dentro di noi l'angoscia per l'amaro destino del protagonista, costretto ad indossare una maschera per andare avanti, una maschera che però non si potrà mai togliere del tutto. Dopo neanche due minuti un magnifico tappeto di tastiera ci spalanca i cancelli del giardino dei cuori infranti, squarciando come un fulmine nel buio la tristezza della prima parte del brano, accompagnato da potenti rullate che ci fanno viaggiare a bordo delle altalene (i'm losing on the swings?);  il tutto si conclude con "the games is over" (il gioco è finito) dando spazio ad un solo di chitarra eseguito su una incalzante ritmica dai sentori metallici, il bellissimo tappeto di tastiera si alterna nuovamente alla chitarra di Rothery portandoci nella seconda parte della canzone, dove al minuto 04:10, sulla base di un arpeggio che evoca atmosfere medievali, la tastiera esegue un enigmatico riff, mentre Fish quasi recita con il suo caratteristico accento scozzese e l'inconfondibile stile  riportandoci nelle tetre atmosfere iniziali, la batteria si limita a dei semplici colpi di cassa ben assestati accompagnati da interessanti fraseggi di basso. Una serie di accordi distorti  introducono la terza parte della suite, sicuramente la più bella ed emozionante dove un ridondante arpeggio di tastiera accompagna il solo di Steve Rothery, semplice ma intenso, caldo,  che ci arriva fino al cuore, inondandoci di emozioni ( la pelle si accappona?) e pian piano sfumando sulle parole" can you still say you love me?" (puoi ancora dire di amarmi?) concludendo  8:39 minuti intensi ed emozionanti di un brano che può considerarsi una delle più importanti icone del neo progressive. 

He Knows You Know

La seconda traccia che è anche il primo singolo estratto dall'album è He Knows You Know (Lui sa che tu Sai), le liriche  affrontano i problemi di dipendenza da alcool (e droghe? Visto che dal vivo in passato il brano veniva presentato come "the drug song")  che tormentano il gigante scozzese.  Il brano inizia con  un graffiante riff di chitarra accompagnato da Fish che ripete sottovoce  il titolo della canzone, dopo di che le parole  "Problems problems " (problemi, problemi)  si alternano a delle bellissime rullate, accompagnate come sempre brillantemente  dal basso, fino ad arrivare ad una ritmica decisa e potente scandita da Pointer (finalmente). La frase più bella del brano "You've got venom in your stomach, you've got poison in your head (hai il veleno nello stomaco, ti è arrivato alla testa) fa da bridge  al ritornello. Dopo un secondo bridge gli strumenti si placano sul secondo ritornello, rendendolo d'atmosfera, Fish si limita a sussurrare il titolo del brano accompagnato dalla sola tastiera che successivamente diventa protagonista con uno splendido riff che salendo di tono viene successivamente  imitato dalla calorosa chitarra di Rothery  ottenendo un unisono da brividi. Si parla di segreti all'interno di questo brano, quei segreti che ci mangiano da dentro come vermi famelici, quasi fossimo cavie in attesa di morire; un uomo sa che la donna al suo fianco cova una terribile verità, ma invece di inveire contro di lei, egli ha cercato di offrirle il "pane consacrato", una metafora del dialogo improntato alla ricerca della verità. Tuttavia la donna, proba e convinta delle sue idee, ha preferito il laconico silenzio, e sta continuando a logorare la propria anima per colpa di questo peccato commesso; ogni volta che il suo sguardo incrocia quello di lui, si crea quell'attimo fugace in cui lei si rende conto che lui sa, ma prima che le parole escano dalla sua bocca, ella si è già chiusa nel tombale silenzio di nuovo. Essendo stato concepito come singolo, la struttura è abbastanza canonica e vede alternarsi il riff portante di tastiera con strofa e ritornello, (dove successivamente rimane inalterata la parte vocale, ma viene modificata intelligentemente la  ritmica rendendo il brano meno monocorde). Un "antemico" ritornello a due voci accompagnato dalla batteria che esegue una ritmica stoppata, ci accompagna verso il finale, dove per l'ultima volta Kelly ci delizia con il tema portante di tastiera lasciano poi di colpo la scena ad un enigmatico suono di una  cornetta del telefono che conclude il brano.

The Web

Un improvviso e devastante unisono degli strumenti ci fa sobbalzare, allontanandoci dalla quiete con cui si era concluso il precedente brano, la tastiera è lo strumento principale in The Web, (La ragnatela) e sforna un tema che rimane facilmente impresso e si ripercuoterà  nel proseguo del brano.  Nelle drammatiche  liriche Fish si confronta con Dio, piangendo sul suo passato; è un argomento molto complesso da affrontare, uno scontro titanesco fra creatore e creatura, una battaglia senza tempo; si parla di un confronto non sicuramente alla pari, in cui l'uomo, schiacciato dal peso della divina potenza, si ritrova come impregnato in una aracnoica ragnatela, preda dei desideri e delle vili intenzioni umane; soprattutto l'uomo si rende conto, parlando con Dio, che il passato ormai è passato, la sua vita non può essere regolata dal filo dei suoi ricordi, ma piuttosto egli deve guardare avanti, scrutare l'orizzonte come un'aquila selvaggia, e mordere il mondo come un cane rabbioso. Di grande effetto la musica di sottofondo, il confronto fra Dio ed il protagonista appare scandito da ritmi pesanti e al tempo stesso soavi e leggeri, si riesce a percepire sia la melanconia che alberga nell'uomo, quanto la possenza divina del creatore, una sovrastruttura che non scende mai fra i comuni mortali, ma rimane come quieto osservatore del divenire temporale. Un placido e rilassante arpeggio di chitarra accompagna il frontman che nuovamente sembra recitare mentre un acido effetto di tastiera si insinua negli orecchi quasi disturbando l'ascolto, prima che le tastiere di Mark Kelly diventino nuovamente protagoniste con un alternanza di melodie e suoni che ci fanno sognare ad occhi aperti, al minuto 2:05 le sapienti falangi di Mark Kelly sembrano danzare leggiadre sui tasti dello strumento sfornando un delizioso refrain. Torna nuovamente in scena l'inquietante arpeggio di chitarra, condito ancora  una volta dall' effetto lisergico di tastiera molto lieve ma che si insinua prepotentemente nel cervello con estrema facilità con Fish che sussurra le  enigmatiche frasi " the flytrap needs the insect, ivy caresess the wall?." (la trappola per la mosca ha bisogno dell'insetto, l'edera accarezza le pareti ?.). Un'improvvisa rullata come sempre condita da azzeccate note di basso che danno un senso di melodia ai tom, apre la strada ad uno spaziale riff di tastiera che precede il solo di Rothery, magistralmente  curato e accompagnato da una ritmica trascinante. Al minuto 4:43 Mike Pointer  raggiunge il suo momento migliore dell'intero album, prima con una serie di rullate seguita poi  da una serie di colpi sui piatti che anticipano un ennesimo assolo di chitarra. La tastiera sembra fischiare e precede di nuovo la strofa che ci guida verso il finale. Quando la canzone sembra finita, un glaciale arpeggio di tastiera  accompagna Fish che conclude la parte lirica lasciando poi la scena a Mark Kelly che si sbizzarrisce  in un intreccio di funamboliche  corse sulla tastiera accompagnato da una ritmica  in controtempo .

Garden Party

Il secondo singolo è Garden Party (Festa in giardino)  le liriche sono praticamente una sorta di parodia nei confronti dell'alta società e dello "snobbismo": ci si para davanti un mondo fatto di sotterfugi, armature di falsi sentimenti indossati come indomiti cavalieri, segreti mai raccontati, e persone intorno a noi che si comportano come pecore, ma in realtà sono lupi assassini. I Marillion ci presentano quella che è l'alta società del loro tempo, imbevuta delle false promesse fatte a tante persone, chiusi come sub in vestiti griffati, finti acculturati che "citano Chaucher" come se lo conoscessero, ma soprattutto persone senza anima, che non sanno minimamente stare al mondo, ma si reputano come gli unici firmatari di esso, veri eredi di una cultura che in realtà non esiste.  Fish  sembra un menestrello di corte quando inizia la strofa accompagnato da  una ritmica stoppata e da un refrain di tastiera dall'aria festosa " Garden Party held today, invites call the debs to play (la festa in giardino si svolge oggi gli inviti chiamano le debuttanti a partecipare). Si evince da questo pezzo il feroce disprezzo che il gruppo aveva per l'alta borghesia di allora, i ritmi festosi della canzone non sono altro che una famelica critica a questa massa di roboanti bugiardi che credono di essere i salvatori del mondo intero, ma che sotto sotto non sono altro che sordidi doppiogiochisti, che organizzano le loro "feste in giardino", per dimostrare solo a loro stessi, e ai loro simili, quanto si credano al di sopra della gente comune, poggiati come soprammobili su di un piedistallo solido e apparentemente incrollabile. Il brano improvvisamente si calma, in sottofondo le allodole cinguettano accompagnate da un arpeggio squillante eseguito dopo il dodicesimo capotasto  e da Fish che descrive il party  , tornando poi nuovamente a riprendere il festoso tema iniziale. Il giochino si ripete nuovamente fino arrivare ad un funambolico assolo di Wakemaniane memorie  eseguito dal sapiente Kelly su una ritmica veloce e spezzata, Steve Rothery  prima si alterna e poi si va ad intrecciare con le tastiere in un turbinio di assoli che ci trasportano  in mezzo al party nel giardino. Un reprise del ritmo stoppato che ci invita a fischiettarlo precede il finale assolo di chitarra che conclude la festa. 

Chelsea Monday

Un malinconico giro di basso che si sposta sulle toniche introduce Chelsea Monday (Lunedì a Chelsea), il, brano narra la triste vita di una modella conclusasi troppo precocemente ed in maniera violenta; anche qui torna il fantasma della critica sociale, in cui si cerca di fa capire agli ascoltatori la triste esistenza di una persona che ha dedicato la sua intera vita all'apparenza. Ormai alla protagonista non rimangono altro che fantasmi di carta, immagini in cui ricordarsi per tutti gli sforzi compiuti; la conclusione della vicenda purtroppo ha un risvolto intriso di sangue; la ragazza muore, ma la cosa più allucinante (e dal brano si evince con la frase "è solo un altro lunedì a Chelsea, che da anche il nome al pezzo stesso),è che la morte della povera modella passa inosservata fra la folla, nessuno la piangerà come magari avrebbe meritato, tutti continueranno a vivere le loro vite, facendo finta che niente è accaduto. "Catalogue princess, apprentice seductress. Hiding in her cellophane world in glitter town" (Principessa da catalogo, seduttrice apprendista che vive nel suo mondo di cellulosa in una città scintillante). Dei leggeri fraseggi di chitarra incupiscono ancora di più l'atmosfera fino al minuto 2:09 quando  uno struggente e prolungato solo di chitarra si prende  improvvisamente la scena, Chelsea Monday  (lunedì a Chelsea), le tristi  note arrivano come un pugno nello stomaco facendoci sprofondare in un atmosfera malinconica  quanto bella. Ritorna la calma con un particolare  ed articolato arpeggio, seguito da una strofa dal ritmo cadenzato che apre la scena ad un nuovo assolo di chitarra, stavolta meno struggente ma sempre di grande atmosfera. Sulle bellissime note della chitarra di Rothery si avvia verso la conclusione  il brano ed anche la breve vita della principessa da catalogo dove Fish si limita a parlare al telefono: - Hello John, did you see the Standard about four hours ago? Fished a young chic (Ciao John, hai visto The Standard circa quattro ore fa? Hanno ripescato una giovane pollastrella.

Forgotten Sons

 Il brano conclusivo  Forgotten Sons (Figli Dimenticati) affronta il triste e spietato conflitto religioso irlandese, sicuramente è  il testo meno onirico ma più bello ed impegnato dell'album; è un conflitto, quello nella terra di smeraldo, che ha segnato per sempre la cultura del mondo, una guerra sanguinosa, eppure su cui molti non sanno quasi niente. Si parla per questo di "figli dimenticati", quelle migliaia di vittime che sono cadute per un "fine superiore", alla maggior parte del mondo non si presenteranno mai, nessuno ne parlerà in articoli di giornale o in qualche servizio televisivo, sull'intero episodio viene spesso steso un ovattato velo di silenzio. Ed è proprio su questo silenzio di gomma che i Marillion basano la loro abissale e profonda musica, si riesce bene a sentire fin dentro la nostra testa le voci di quelle persone che ci stanno gridando la loro verità, e non vogliono certo che noi gli diamo ragione, ma pretendono solo di essere ascoltate.  Su una rullata continua ben accompagnata dal resto degli strumenti, Fish recita  la prima strofa seguito dal proprio eco, che merita di essere citata per esteso: " Armalite, street lights, nightsight. Searching the roofs for a sniper, a viper, a fighter. Death in the shadow he'll maim you, he'll wound you, he'll kill you. For a long forgotten cause, on not so foreign shores. Boys  baptized in wars (M16, luci stradali, visori notturni. Scrutando I tetti in cerca di un cecchino, una vipera, un combattente. Morte nelle ombre egli vi mutila, vi ferisce, vi uccide. Per una causa dimenticata dal tempo, su spiagge non così estranee, ragazzi battezzati nelle guerre. Ora è il turno della strofa dalle ritmiche stoppate e poi sincopata  seguita da uno strumming distorto di chitarra dove una seconda voce che pare provenire da una radio doppia quella di Fish.  Minuto 02:57  il brano cambia nuovamente ritmo , basso e batteria emulano la disco music anni 70 fino ad arrivare all'ennesima variazione, la batteria suona a tempo di marcia, dove nell'accattivante e prolisso  monologo di Fish, ancora doppiato da un eco in coro, meritano di essere sottolineate le seguenti righe: "Minister, minister care for your children, order them no tinto damnation. To eliminate those who would trespass against you. For whose is the Kingdom, the power, the glory forever and ever, Amen. Halt who goes there, Death, approach friend". (Ministro, ministro prenditi cura dei tuoi figli non gettarli nella dannazione ordinandogli di eliminare coloro che violano le tue leggi, per  quelli c'è il regno, il potere, la Gloria, ora e per sempre Amen -Alt, chi va là, un passo e sei morto).Al minuto 05:45 arriviamo a quello che per me è il momento più bello dell'intero album, Fish canta sulle note di uno struggente assolo di chitarra, dove Rothery fa piangere le  corde in onore dei giovani morti per una guerra senza senso, facendo accapponare la pelle all'ascoltatore fino a  sfociare sul  finale del brano dal ritmo cadenzato dove Kelly accenna un accattivante  motivo che muore subito per ritornare più volte in seguito. Forgotten son? (Figli dimenticati). Esiste una versione rimasterizzata con un bonus CD, dove oltre alle varie "demo version" che spesso ci fanno storcere il naso,  viene riproposto  l'EP di esordio del 1982.

Marquet Square Heroes

Il primo singolo in assoluto della band è Marquet Square Heroes (Gli eroi di Marquet Square) è molto meno articolato  dei brani ascoltati in precedenza, all'ascolto risulta  ingenuo e semplice ma d'effetto; si narra di eroi invisibili in questo struggente brano, ci viene presentata la storia di un uomo che, all'apparenza sembra normale come tutti, ma che in realtà dentro di sé cova un grande segreto; egli infatti è semplicemente un uomo comune, ma in realtà è più eroe di tanti individui in calzamaglia che si vedono nelle pagine ripiene di chine; egli combatte tutti i giorni contro un nemico assai arduo, la vita, continua imperterrito ad andare avanti, cercando di formare il "suo esercito" per combattere.  Inizia con due rullate che anticipano una strofa composta da un ossessivo riff di tastiera mentre la batteria esegue delle rullate continue, sul ritornello il tema musicale rimane quasi invariato mentre la batteria ora tiene il tempo con un classico 4/4, dopo l'alternarsi di strofa e ritornello un breve assolo di chitarra introduce un curioso  intermezzo che ci fa respirare l'aria di una festa medievale, dopo il quale su una ritmica quasi tribale Fish si presenta al popolo di Marquet Square: I am your Antichrist? Are you following me? (Io sono il vostro Anticristo?Mi seguirete?). Infine strofa e ritornello si alternano nuovamente concludendo il brano che tutto sommato ci risulta simpatico.

Three Boats Down from the Candy

 E' il turno di Three Boats Down from the Candy (Tre barche giù dopo la Candy)  nella quale ci viene narrata una storia d'amore consumatasi su di una barca ormeggiata; è uno dei momenti meno "drammatici", in un disco dove regnano dolore e sofferenza, Three Boats si ritaglia un posto per parlarci di sentimenti positivi, assistiamo infatti alla storia di un fugace rapporto, durato quanto un battito di ciglia, che è avvenuto esattamente tre barche dopo la famigerata "Candy", in un luogo che, per i due innamorati, rimarrà sempre speciale ed unico, la vera effige del loro breve ma intenso amore. Nel brano un ossessivo riff di tastiera si alterna ad un momento di calma scandito da un inquietante  arpeggio che si protrae per tutta la strofa, sottili fraseggi di basso e finissimi suoni di tastiera rendono la strofa molto d'atmosfera che viene improvvisamente interrotta dal riff iniziale. Minuto 1:30, ora l'arpeggio varia, in sottofondo un finissimo piano forte quasi impercettibile  lo impreziosisce ulteriormente, una rullata che sfuma in crescendo annuncia  un assolo all'unisono di chitarra e tastiera che rimane facilmente nella mente invogliandoci a fischiettarlo, nel finale sullo stesso tema Fish ripete il titolo del brano sfumando pian piano questa ottima bonus track, molto breve ma che ha un suo perché. 

Charting the Single

Fish ci narra ancora una storia d'amore in  Charting the Single (Pianificando l'individuo), la canzone è proprio in fase embrionale: si prende il via come forsennati all'interno di questo pezzo, si viaggia come schegge impazzite fra città e ricordi, momenti incisi nella mente come punte di acciaio, il tutto orchestrato da una musica che, per quanto ancora scarna e poco ispirata, riesce a farci capire bene la "velocità" con cui il protagonista si sposta fra i suoi innumerevoli ricordi, prima andando verso la Francia, poi anche nella nostra Italia, fino ad arrivare a Colonia. Purtroppo, come abbiamo accennato qualche riga fa, gli arrangiamenti sono ridotti al minimo, la batteria è imbarazzante e monocorde per tutto il brano, la chitarra praticamente ripropone di continuo un tema che ricorda le canzoni pop degli anni 80,  Mark Kelly riduce al minimo il suo contributo, fra le righe troviamo anche un omaggio al nostro beneamato Chianti e al cibo degli Dei, la Pizza; al primo ascolto si capisce perché la band ha deciso di non introdurla nella playlist dell'album. 

Grendel

Di un'altra pasta è fatta  il capolavoro  Grendel (Grendel) una suite di oltre 17 minuti  basata sul romanzo di Gardner che narra le gesta dell'Orco Grendel, il brano nonostante appartenga al vecchio repertorio della band  è ben strutturato , gli arrangiamenti sono ben curati, l'alternarsi di momenti calmi e d'atmosfera a momenti energici dove gli strumentisti si abbandonano a virtuosi assoli   fanno si che scorra velocemente  facendoci dimenticare che siamo di fronte ad una lunga  suite.  Grendel si suddivide in 3 parti ben distinte, che hanno un proprio titolo ed una struttura a se stante ma legate magistralmente tra loro, veniamo ora all'analisi dettagliata della suite: la prima parte intitolata  I-Heorot's plea and Grendel's awakening (L'invocazione di Herot ed il risveglio di Grendel) inizia con un malinconico arpeggio evocato dalle sapiente e calde mani di Steve Rothery, il basso, glissando fra le note portanti, accompagna Fish che con la voce va quasi in falsetto, descrivendo la tetra brughiera.  Improvvisamente una serie  rullate accompagnata dal basso e da un pad di tastiere ci fanno  immaginare il risveglio dell'orco,  interrompendo per circa 30 secondi l'arpeggio,  il brusco cambio di atmosfera si ripete una seconda volta prima di lasciare  la scena ad un incalzante ritmo che si discosta completamente da quelli ascoltati precedentemente. Le mani di Kelly corrono leggiadre e veloci sui tasti dello strumento, se chiudiamo gli occhi ci sembrerà di correre  nel mezzo di una tetra foresta inseguiti dal letale orco. Seguendo delle melodiche scale di basso ed una ritmica serrata, Steve Rothery fa cavalcare la sei corde in un prolungato e bellissimo assolo che ricorda la NBOWHM, mentre di tanto in tanto la tastiera fa da eco alla chitarra. Al minuto 06:58  Pete Trewavas con un ossessivo arpeggio di basso introduce  la seconda parte, II-Grendel's journey (Il viaggio di Grendel), la batteria si limita ad un sottile e delicato ritmo di marcia in secondo piano, mentre Steve Rothery, facendo uso dello bottleneck (collo di bottiglia) si cimenta nella tecnica dello slide facendo piangere la sei corde, Fish, con una interpretazione ai massimi livelli narra il viaggio di Grendel, fino a quando un tetro organo chiude la parte centrale della suite lasciando spazio ad un arpeggio di chitarra .Si parla in questa parte della solitudine dell'orco, costretto, per via della sua indole malvagia e violenta, a non essere mai accettato da nessuno completamente, in qualsiasi luogo egli si recherà, verrà sempre additato come "mostro", queste parole echeggiano nella sua mente intristita per tutta la durata di questa parte, facendoci sentire anche sulla nostra pelle la sofferenza che l'orco sta provando, lacrime amare solcano il nostro volto, e ci chiediamo se davvero l'orco sia lui, o gli altri abitanti del mondo. Tutto ciò per introdurci  alla terza e conclusiva parte della suite, la più lunga, III-Lurker at the Threshold (I Guardiani della Soglia), dei semplici colpi di cassa accompagnati  dal basso scandiscono un bellissimo riff di tastiera che al minuto 10:31 cambia di tono e di intensità grazie alla variazione dello strumento, da sottolineare l'interpretazione di Fish, ai massimi livelli. Un breve intermezzo dalle reminescenze che ricordano il  Re Cremisi, fa da bridge ad un glaciale arpeggio accompagnato magistralmente da Kelly che alterna un pad di violini ad un finissimo effetto in sottofondo, fino a quando una rullata improvvisa ci porta verso la  parte finale del brano, la batteria aiutata dal basso esegue un ossessivo ritmo sincopato, dove Fish sembra quasi narrare le gesta dell'epica  battaglia fra i guardiani e Grendel, il quale  finalmente si vendica di tutte le malignità ricevute a causa del suo terribile aspetto " So you thought that your bolts and your locks would keep me out. You should have know better after all this time you're gonna pay in blood for all your vicious slander" (E così credevate che porte sbarrate e barricate mi avrebbero tenuto fuori, avreste dovuto imparare, ormai pagherete col sangue tutte le vostre infami malignità). I fraseggi di Kelly rievocano i migliori Yes degli anni 70. Un epico assolo di chitarra conclude il bellissimo viaggio di Grendel verso la sua vendetta. Secondo la mia modesta opinione questo brano è un gioiello (troppo sottovalutato), brano che è diventato un mito per i fan dei Marillion , visto che raramente è stato eseguito dal vivo dalla band.

Conclusioni

Che dire, siamo di fronte ad un album che ha aperto la strada ad un nuovo genere, che ha rivitalizzato un progressive in declino, essendo un album di debutto, si sa, le idee abbondano ma manca l'esperienza, ergo all'interno possiamo trovarci qualche ingenuità, dovuta al fatto che gran parte del materiale risale ai tempi dei Silmarillion  e secondo una mia sindacabile opinione anche alla scarsa vena tecnica ed estrosa del fondatore Mick Pointer (che in futuro tornerà sulle scene del prog con gli Arena), diciamocelo chiaramente, se  su questo album avesse suonato il futuro batterista Ian Mosley, il voto, oltre ad un bel 10, avrebbe meritato anche la lode.  La chitarra e la tastiera soventemente  ci regalano  momenti di grandi emozioni ed il basso colma sapientemente le lacune e la monotonia del compagno di sezione ritmica, mentre Fish  ci sorprende con delle liriche mai banali e spesso ossessive, cercando di impreziosirle con un lessico  ricercato ed interpretandole magistralmente con una varietà  di stili  che raramente ci capita di sentire, dimostrando di essersi giustamente subito candidato a leader della band nonostante si sia aggregato da poco. Il fondatore Mike Pointer abbandonerà i Marillion proprio a causa di dissapori con Fish, tutt'oggi nelle interviste cerca sempre di evitare le domande inerenti al suo breve ma intenso periodo con i Marillion, limitandosi a dire che il brano a cui è affezionato è  "He knows you know" e accennando poi al solo  Steve Rothery che ha collaborato con lui nel progetto Arena, a suo dire a causa del rimorso?  Script è prepotentemente diventato uno degli album più significativi del progressive, non deve assolutamente mancare nella discografia di chi ascolta progressive  e non solo, infatti  questo album è particolarmente indicato anche a chi, stufo delle classiche sonorità hard rock, è in cerca di nuove atmosfere e nuovi orizzonti da sperimentare, ritrovando però delle ritmiche che talvolta hanno sentori di metal. L'atmosfera regna sovrana fra i solchi di questo masterpiece  grazie alla magistrale interpretazione di Fish, alle sonorità delle tastiere di Kelly che spaziano da suoni  acidi a tappeti che ci fanno sognare, ad un grande lavoro del bassista Trewavas e alla chitarra di Rothery che esegue arpeggi memorabili e degli assoli che ci  rimangono impressi come un inciso tant'è che dopo il primo ascolto riusciamo già a fischiettarli. Script è stato registrato fra  Dicembre 1982 e Febbraio 1983 ai The Marquee  Studios di Londra, tutti i brani sono stati composti, e arrangiati dai Marillion, mentre Fish ha scritto da solo tutte le liriche. Simon Hanhart si è occupato del mixaggio e della registrazione, mentre la produzione è stata affidata a Nick Tauber, che in carriera ha spaziato dai Thin Lizzy ai Venom. Ovviamente, se nel caso Script mancasse nella vostra discografia, procuratevi l'edizione rimasterizzata con il bonus disc, o se siete collezionisti come me compratela anche se avete già la prima edizione.

1) Script for a Jester's Tear
2) He Knows You Know
3) The Web
4) Garden Party
5) Chelsea Monday
6) Forgotten Sons
7) Marquet Square Heroes
8) Three Boats Down from the Candy
9) Charting the Single
10) Grendel
correlati