MARILLION

Fugazi

1984 - EMI

A CURA DI
SANDRO NEMESI
08/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Non è mai facile per una band alle prese con il secondo album, bissare un esordio con il botto, molti in passato hanno fallito, mentre alcuni sono riusciti a sfornare capolavori assoluti superando di gran lunga il disco di esordio, come ad esempio i Metallica ed i Megadeth. I Marillion, oltre a cimentarsi nell'ardua prova del secondo album dovevano prima risolvere "la grana batteria", visto che  alla fine del tour di Jester,  il fondatore Mike Pointer  lasciò la band a causa di continui dissapori con Fish. Che l'energumeno scozzese (che deve il soprannome alla sua abitudine di stare ore ed ore  a mollo nella vasca da bagno) fosse un personaggio carismatico lo si era capito in precedenza, quando allontanò dalla band il bassista  Diz Minnitt, suo grande amico e coinquilino, ma che purtroppo  lui non riteneva all'altezza della band. Le selezioni per il nuovo percussionista sembravano risolversi a favore dell' ex Camel Andy Word, ma quasi alla fine delle audizioni, Fish e soci furono particolarmente colpiti da Ian Mosley, un session  man che nel proprio curriculum vitae vantava collaborazioni nientemeno che con Steve Hackett.  Concordando che si trattava della persona giusta, decisero di arruolarlo. Un volta al completo,  la band si mise  immediatamente a lavorare sul nuovo materiale. Il risultato ottenuto fu un album ancora più cupo di Jester, molto complesso, gli arrangiamenti curati al massimo (ed a volte eccessivamente pesanti), le liriche ancora più ossessive e particolari  piene  di frasi dal doppio significato e cariche di retorica,  il lessico molto ricercato. Le tematiche  per  ben  cinque canzoni su sette riguardano la tormentata vita amorosa di Fish, il quale  con l'album Fugazi conferma, se mai ce ne fosse stato il bisogno, di essere anche  un ispirato poeta. L'avvento di Mosley aveva eliminato le ingenuità ritmiche del suo predecessore fornendo una maggiore varietà di soluzioni ritmiche, mentre  il resto della band aveva maturato una notevole dote compositiva sfornando dei brani di altissimo livello. Riguardo al curioso titolo "Fugazi"  c'erano molti interrogativi da parte dei fan, Fish  in una intervista pose prontamente fine alla questione svelando che la parola "Fugazi" era una espressione gergale usata dai Marines durante la guerra del Vietnam, (argomento all'epoca caro al frontman scozzese) l'acronimo sta a significare "Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In", ovvero"Fottuto, Preso in imboscata, Bloccato",  che  in parole povere significa semplicemente "tutto a puttane". Visto il notevole lavoro eseguito su Script, la copertina dell'album fu affidata nuovamente a Mark Wilkinson (creatore di Eddie ed autore delle splendide copertine degli Iron Maiden), che ci propone nuovamente il giullare, stavolta disteso seminudo su un letto, nella mano sinistra impugna un bicchiere contenente un liquido rosso a cui possiamo dare varie interpretazioni (vino o sangue?) Compare nuovamente il camaleonte che tenta inverosimilmente di catturare una gazza ladra, mentre sul retro di copertina, una inquietante mano rettiliforme sbuca fuori dallo schermo di una televisione, inoltre  i più attenti possono scorgere  un gradito cameo che omaggia Peter Hammil, grande amico di Fish, tutti particolari che non sono stati introdotti per caso ma che hanno un senso ben definito ricalcando spesso le tematiche delle canzoni.

Assassing

Assassing (Assassino) è senza ombra di dubbio la canzone più aggressiva che i Marillion abbiano composto. In futuro sarà anche il secondo singolo scelto dalla band. Fish affronta l'inquietante argomento della doppia personalità, tanto caro al filone Horror - Thriller cinematografico. Come potete notare , il termine Assassing non è usuale ma è stato coniato dallo stesso Fish,  unendo la parola Assassins (Assassino) con Sassing (parlare sfacciatamente). Con una serie di enigmatiche frasi piene di doppi sensi , ci narra la storia di due personalità ben diverse racchiuse nello stesso corpo, dove quella  malvagia cerca di trascinare  verso il male la buona. Molti fan sostengono che la conflittualità che aleggia tra le righe del testo sia stata ispirata dalla rottura con l'ex batterista Mike Pointer, ma come sempre gli elaborati testi del pescione scozzese si prestano a svariate interpretazioni. Il lessico è come sempre ricercato e particolare,  per farvi un idea, viene usato il termine " schiavo pavloviano"  per sottolineare un gesto condizionato eseguito abitualmente, ma veniamo alla parte musicale: un enigmatico intro dalle vaghe atmosfere orientaleggianti apre la prima  traccia del disco,  delle finissime e ricercate percussioni vanno lentamente in crescendo fino a raggiungere una potente cavalcata sulle pelli,  mostrandoci subito di che pasta è fatto il nuovo batterista Ian Mosley, seguono il  crescendo anche gli altri gli strumenti, mentre inquietanti  sussurri dal sentore tribale ci portano alla seconda parte dell'intro, che ora assume un ritmo incalzante dalle sembianze funky;  arriva la strofa che è  composta  un arpeggio di chitarra al quale risponde la tastiera di Mark Kelly, facendo sembrare che i due strumenti si stiano parlando, ricalcando il tema delle due personalità in conflitto del testo. Al minuto 02:07 entra finalmente in scena il gigante scozzese "I am the assassin, with tongue forged from eloquence. I am the assassin, providing your nemesis" (Io sono l'assassino con la lingua forgiata dall'eloquenza. Io sono l'assassino che si occupa della tua nemesi) sono le inquietanti parole con cui si presenta. Un bridge trascinante ci separa dalla seconda strofa che ripropone l'azzeccato dialogo chitarra-tastiera. Fish ripete con tono aggressivo il titolo del brano durante il breve ritornello "assassing, assassing, assassing" (assassino?.), al minuto 03:23 è il turno di  Steve Rothery, che si presenta con un melodico e trascinante assolo accompagnato da una ritmica ossessiva, dopo mezzo minuto arriva anche Mark Kelly che ci delizia con uno spaziale riff. All'appello mancava solo Pete Trewavas, che si cimenta in  graffianti scale accompagnate da una cavalcata sui tom di Mosley, durante questo interludio,  Fish ci propone forse le frasi più inquietanti del suo repertorio piene di doppi significati , si parla  di veleni, lame e silenzio amaro. Dopo questo bellissimo e accattivante intermezzo torna nuovamente la strofa  dove chitarra e tastiera continuano la loro conversazione, mentre sul bridge stavolta Mark Kelly inizia a correre sulla tastiera fino ad arrivare progressivamente al finale. Consiglio vivamente di ascoltare questo brano con delle cuffie, in modo da percepire più facilmente le inquietanti frasi sussurrate da Fish in sottofondo che di tanto in tanto  escono  dai solchi e si insinuano nel nostro cervello, colpendoci come  taglienti e fredde lame.

Punch and Judy

La seconda traccia, Punch and Judy (Punch e Judy)  è il singolo che ha preceduto l'uscita dell'album;  per apprezzare meglio il senso della canzone è necessario sapere l'origine del curioso titolo: Punch and Judy sono due tipiche maschere tradizionali del teatro dei burattini  britannico, rappresentanti  moglie e marito, dove quest'ultimo ha sempre in mano il bastone per percuotere la consorte. Con una serie di frasi cariche di ironia l'energumeno scozzese ci illustra i problemi che quotidianamente attanagliano le coppie (e  lui stesso), portando il rapporto allo stremo fino ad arrivare al punto di rottura. Sicuramente molti si riconosceranno in quelle che sono le  quotidiane gesta che Fish elenca cercando di trovare un perché alla relazione finita male, si parla di pancia rilassata, di dentifricio lasciato aperto, di calzini puzzolenti e di non camminare sul pavimento appena pulito, tutte piccole fila di seta che sommate assieme compongono una letale ragnatela dove finirà per intrappolarsi la storia amorosa. Con le liriche così cariche di ironia,  le musiche potevano essere solamente giulive e sbeffeggianti, infatti un  allegro riff  eseguito con il  Synth ed aiutato da una ritmica incalzante introduce quello che è uno dei brani più brevi e musicalmente allegri composti dai Marillion, la strofa  ha nel tema portante una ritmica stoppata e per una volta basso e batteria rubano la scena agli altri strumenti, Fish riassume brevemente ma in maniera cristallina  la vita di coppia che a causa della routine e del rilassamento volge mestamente verso la drastica conclusione che è il divorzio, facendo lo spelling della parola proprio in conclusione "Oh, D.I.V.O.R.C.E., oh Judy". Nel ritornello la sezione ritmica è sempre protagonista con bellissimi controtempi sincopati, la tastiera accompagna con un semplice pad mentre la chitarra risulta quasi impercettibile, Fish facendo autobiografia si chiede quali sono state le cause che hanno portato alla tragica conclusione ponendo una serie di domande "Whatever happened to pillow fights?" (Qualsiasi cosa sia accaduta durante la lotta coi cuscini ?) . Un accattivante "Punch-Punch-Punch and Judy" fa da bridge alla seconda strofa (che musicalmente  ricalca la precedente) le liriche cercano prima di dare la colpa  alla crisi della mezza età ed il rilassamento per poi buttarla sul comico con frasi che ricalcano la vita quotidiana come  "Who forgot to flush the loo" (Chi ha dimenticato di tirare lo sciacquone). Ritorna  l'inciso con ulteriori domande e nuovamente il bridge prima della strofa conclusiva dove Fish elenca una serie di problemi che purtroppo sono ancora attuali come il mutuo da pagare ed il misero stipendio, per poi  lasciare spazio al finale che ci ripropone il tema iniziale chiudendo una canzone che  sprizza simpatia da tutti i pori, dove per una volta Steve Rothery si è fatto da parte limitando al minimo il suo contributo. 

Jigsaw

Fish in quel periodo doveva passarsela veramente male (o bene ?) sotto il lato amoroso, visto che anche  Jigsaw (Puzzle) affronta nuovamente  i problemi di cuore. Stavolta le tessere del puzzle sono tutti i gli intrighi che si aggrovigliano intorno alla coppia e le carte segrete che ogni partner ha nel cassetto, purtroppo i cocci si raccolgono dopo il rimbalzo, dice  Fish, quando ormai è troppo tardi ed il danno è fatto. Un dolce tema di tastiera che ricorda un triste carillon apre la canzone dove Fish  recita dolcemente la prima strofa , qui gli amanti sono due tessere del puzzle allacciati dal pezzo mancante. Al minuto 01:07 un prepotente ma azzeccato ritornello interrompe la calma  "stand straight, look me in the eye and say goodbye" (stai dritto, guardami negli occhi e dimmi addio) , la chitarra di Rothery emana accordi graffianti mentre la sezione ritmica raggiunge  l'apice con contro tempi e veementi scale di basso, mentre la linea vocale ci entra testa con estrema facilità. La seconda strofa riporta la calma, e fra le righe vengono a galla i sensi di colpa. Torna nuovamente il venusto  ritornello che lascia invariata anche la parte lirica "And the problem always seems to be we're picking up the pieces on the ricochet" (E il problema sembra essere che continuiamo a raccogliere i pezzi solo dopo il rimbalzo). Un breve intermezzo di tastiera introduce il caldo solo di chitarra, come sempre molto melodico  e fatto con il cuore. L'ultima strofa viene variata, un pad di tastiera viene impreziosito da temi di chitarra ed un piattello che trilla velocemente, il tema che ricorda il carillon stavolta viene accompagnato dalla sezione ritmica e da sottili ronzii della sei corde, ora le carte segrete sono state scoperte ed il bellissimo ritornello torna nuovamente per concludere questo malinconico puzzle di intrighi e  segreti.

Emerald Lies

Un basso devastante in primissimo  piano introduce Emerald Lies (Bugie di Smeraldo),  entra in scena  anche Ian Mosley e Trewavas ora esegue una serie di graffianti scale inseguite dalla batteria, mentre un accattivante assolo di chitarra completa l'aggressivo intro. Un glaciale arpeggio di chitarra ci porta nella  cupa atmosfera della strofa  dove Fish accusa la propria compagna di tradimento e citando il buon senso di Arlecchino, tenta la riconciliazione.  Fish usando anche il falsetto si supera nell'interpretazione nella serie di accuse ed epiteti rivolti alla compagna,  mentre interessanti e penetranti  fraseggi di basso eseguiti da Trewavas con il fretless aleggiano in sottofondo incupendo ancor di più l'atmosfera. Improvvisamente un bellissimo loop di tastiera annuncia una cavalcata del basso seguito da una aggressiva chitarra  che caratterizza un bridge molto energico, il cantato di Fish è ora  irruento e va  a scomodare perfino il primo grande inquisitore spagnolo Torquemada  riportando in vita la grande inquisizione per interrogare la compagna ("To don the robes of Torquemada, resurrect the inquisition"). Al  minuto 03:30 cambia nuovamente il ritmo grazie ad una serie di accordi aperti e a tappeti di tastiera che ci trasportano dentro un'aula  di un tribunale, illuminata da un sole di 40Watt, la ritmica è molto particolare, il lavoro di cassa e basso è estremamente ben curato e tecnico,  il cantato di Fish ora assume un tono molto più rilassato e volge all'epilogo mentre le falene accusatrici bruciano le loro ali alla calda luce della lampada suicidandosi in voli a spirale senza senso. Le locuzioni usate da Fish sono come sempre molto particolari e cariche di retorica e significati nascosti. Con questo trascinante finale si conclude il brano guardando attraverso le bugie di smeraldo,  "Looking in shades of green through shade of blue" (Guardando sfumature verdi attraverso sfumature blu) . 

She Chameleon

Veniamo alla quinta traccia dell'album, con She Chameleon (Lei Camaleonte)  Fish ci narra di come sia rimasto stregato ed affascinato da una bellissima groupie  di facili costumi che seguiva la band durante il tour  di Jester, quello che era un rapporto occasionale, è diventata una ossessione che ha fatto perdere la testa la menestrello scozzese. Questo testo pullula di frasi profonde che lasciano il segno, riuscendo a trasformare una squallida storia di sesso in una bellissima poesia. Un tetro organo da chiesa apre la canzone dal curioso titolo e sotto le lisergiche  note di Kelly , Fish usando un tono molto dolce ci narra appunto di come sia rimasto colpito da una delle ragazze che seguono la band. Una ritmica cadenzata in pieno stile doom accompagna la strofa,  il basso emette poche ma potenti note, ben assestate e al punto giusto, la chitarra rimane in disparte mentre il ridondante giro che Mark Kelly esegue con l'organo ci martella incessantemente. La ritmica diventa incalzante, e un prolungato ed ipnotizzante assolo di moog e tastiera porta Kelly sugli scudi, che continua ad essere protagonista passando a suoni spaziali che fanno da bridge ad un assolo di chitarra di Floydiane  memorie, l'atmosfera è di grande effetto e regna sovrana durante questo interludio strumentale. Torna nuovamente la strofa caratterizzata dal tetro organo e dai pochi colpi di batteria mentre il basso di Trewavas stavolta riempie gli spazi vuoti lasciati dalla batteria con una serie di scale; qui Fish, sempre usando un tono mellifluo, rimarca il tema portante delle liriche, e cioè di come  quella che doveva essere una semplice scopata   lo ha rapito e stregato "So was it just a fuck, was it just a fuck, just another fuck i said" (Tanto era solo una scopata, soltanto una scopata, ho detto che era soltanto un'altra scopata), mentre l'organo va pian piano sfumando andando a concludere  il brano sul letto di una lucertola, come dice Fish. E' molto probabile che il camaleonte raffigurato in copertina si un riferimento al brano. Arriva ora la punta di diamante dell'intero album, quello che senza ombra di dubbio il brano più bello del secondo lavoro dei Marillion. 

Incubus

In Incubus (Incubi), Fish continua a percorrere la strada delle sue innumerevoli storie d'amore iniziata con la seconda traccia dell'album, stavolta è lui l'incubo di una sua ex dalla passione per il sesso estremo, con una serie di frasi cariche di significati retorici spara a zero sulla sua focosa e passionale ex fiamma e tormentandola con degli scatti che la ritraggono in pose a luci rosse. Sicuramente questo è il testo che risulta difficile e complicato se non siamo a conoscenza di un piccolo retroscena. Per riuscire ad interpretarlo meglio è necessario essere al corrente  della storiella che Fish raccontava durante i concerti per introdurre il brano, cito le testuali parole: Dopo la fine della relazione, mi trovavo come tutti i venerdì sera al solito posto del pub, quando ecco che entra la mia ex ragazza con uno scimmione sotto braccio. Per 10/15 minuti mi diverto a provocarla, chiedendo con quale posizione sessuale si è fatta comprare il  bellissimo cappotto che indossa, mentre lo scimmione ignora. Quando il bestione si alza per andare in bagno,  tiro fuori dalla tasca la mia immacolata polaroid. Nella foto la ragazza indossa calze nere giarrettiere, reggiseno a balconcino ed è legata al comò, in un angolo ci sono 643.000 preservativi, i sommozzatori della Marina Britannica  e Pete Trewavas sotto il letto ? Lei va in bestia e mentre lo scimmione torna indietro  e SCHIUMPH! THUMP! PHACK!  la fotografia torna nuovamente nella mia tasca.  Alzandomi la saluto dicendole "sei veramente magnifica e splendida come allora, è stato bellissimo rivederti, ma ora devo proprio scappare!" La volta successiva la incontrai in edicola mentre stava comprando le ultime annate di Knave e Fiesta per guardare la rubrica fotografica  " le donne dei lettori". Questa canzone è sull'autoscatto e sui pericoli delle istantanee, questa canzone si chiama Incubus. Fatta questa prolissa ma necessaria premessa, veniamo finalmente alla disamina del brano:  l'inquietante "UH-AH" con cui Fish inizia il brano diventerà un icona che assoceremo per sempre all'album Fugazi, le rullate terzinate dell'intro sembrano fatte con una facilità e naturalità impressionante dall'ottimo Mosley, sulla strofa il ritmo assume una andatura cadenzata, seguito da uno splendido unisono di chitarra e tastiera, mentre Trewavas fa un oscuro lavoro sulle quattro corde facendo tremare i subwoofer. " I the mote in your eye"(sono il tuo granello di polvere nell'occhio) dice Fish, confermando di essere l'incubo che tormenta la ex ragazza di turno (penso che Fish  insidi il primato di latin lover di un certo Dylan Dog, che cambia una donna ogni albo ? ndr). Un breve ma bellissimo solo di tastiera fa da bridge a quello che ormai è diventato il marchio di fabbrica dei Marillion, ovvero  il cambio di atmosfera, come spesso accade  anche stavolta è magistralmente interpretato da Steve Rothery che ci propone  un gelido arpeggio impreziosito da bellissimi fraseggi di basso. La temperatura si innalza di nuovo e torna nuovamente  l'inquietante UH-AH , il granello di sabbia continua ad infastidire l'occhio della malcapitata ragazza, prima che l'altalena ci trasporti nell'ennesimo cambio  d'atmosfera e di emozioni, stavolta è Mark Kelly ad introdurlo con uno struggente giro di pianoforte dove Fish sfiorando il falsetto  rimprovera la sua ragazza di averlo abbandonato troppo bruscamente per passare all'amante successivo. Al minuto  05:23,  presentato da una efficace rullata  entra in scena Steve Rothery, con un assolo di rara bellezza, che come in Forgotten Sons ci fa drizzare i peli sulle braccia,  le corde della chitarra piangono e ci bombardano di forti emozioni, l'assolo è  composto talmente alla perfezione che si imprime subito nella nostra mente come il più orecchiabile dei ritornelli, dimostrando che  spesso le cose semplici,  se fatte bene e con il cuore,  sono le più belle, chapeau!.  Sul trascinante finale Fish rimprovera nuovamente la ex dai facili costumi  "As you stutter paralysed with rabbit eyes" (Mentre tu resti incantata e paralizzata con occhi da coniglio) dove il riferimento al simpatico e paffuto animaletto non è certo un complimento ma un chiaro e forte  richiamo  alla nota paura che lo caratterizza, ricordandole che è a lui che spetta il verso finale dell'ultimo atto.

Fugazi

Come in Jester, la traccia che conclude l'album affronta il disprezzo che Fish prova verso i conflitti e le guerre in generale,   la somiglianza con le liriche di Forgotten Sons è grande; con Fugazi (Tutto a Puttane) stavolta a finire nel mirino  è l'avvento delle truppe Americane in Vietnam. Posso tranquillamente dire che questo è il testo più complicato e difficile che mi sia mai capitato di affrontare. Alla sua maniera, con frasi cariche di retorica e di difficili interpretazione, usando come sempre un lessico ricercato,  il sommo poeta Fish  ci sottolinea il disagio delle persone che hanno perso i propri cari o vecchi compagni di scuola  nell'olocausto che ha colpito la terra di Saigon (ma il disprezzo è forte per ogni genere di conflitto, sia politico che religioso) e di tutti i terribili e logoranti  strascichi che portano le guerre, che si ripercuoteranno sulle generazioni future  sia nel paese  colpito, sia  nel paese che attacca. Tra le righe notiamo il disdegno che Fish prova nei confronti delle persone che finanziano ed indicono la guerra (quelli di armiamoci e partite ?) che in fondo sono gli unici a trarre beneficio dai conflitti, mentre per i fortunati soldati che riescono a sopravvivere al massacro rimangono solo brutti ricordi da affogare nell'alcol. In una maniera o nell'altra la fuga verso la vittoria riesce sempre a plasmare la mente dell'essere umano ed è proprio a causa delle guerre che il mondo è totalmente "fugazi". Mark Kelly avvia la title track con un malinconico pianoforte, Fish interpreta magistralmente con il suo inconfondibile accento scozzese ed in maniera struggente la prima strofa, affogando i tristi pensieri nella vodka. Un accattivante arpeggio cambia improvvisamente atmosfera, accompagnato da una ritmica stoppata, Fish  canta tutto d'un fiato il bridge ed al minuto 01:56 un ritornello aperto ci trasporta lontano, verso le terre devastate dall'olocausto. Un graffiante accordo apre la strada ad un breve ma interessante assolo di tastiera che precede l'ennesimo cambio di tempo e di atmosfera, su una ritmica serrata e galoppante,  Fish cambia nuovamente lo stile di canto sfiorando il parlato, accompagnato da uno bizzarro riff di chitarra a dall'ennesimo loop di tastiera in sottofondo. Tempo di gustare un  breve interludio strumentale  dove Rothery  esegue un effimero e semplice  assolo e risiamo sulla strofa , sempre sostenuta da una cavalcata ritmica quasi ossessiva fino al minuto 04:34, dove la canzone si ferma improvvisamente. Un enigmatico unisono accompagna Fish che spara a zero sul genocidio, mentre lentamente Ian Mosley fa crescere il brano con continue cavalcate sui tom, il "do-do-do you realise? " ci rimane subito impresso e viene ripetuto prima della lapidaria frase  " Do you realise, this world is totally fugazi?" (Avete compreso che il mondo è totalmente a puttane ?" Un trascinante finale ci trasporta verso la conclusione  di questo bellissimo brano,   Fish si chiede  "Where are the prophets?."(dove sono i profeti?), la tastiera di Mark Kelly sembra fischiare allegramente un motivo che ricorda quelli intonati dalle truppe dei Marines, ed il tema ci rimane talmente  impresso nella mente che nonostante il lettore CD sia arrivato a fine corsa, continuiamo a fischiettarlo; sul finire del brano, quando la musica inizia a sfumare lentamente,  Ian Mosley si prodiga in una marcia dal sentore militare che viene  messa in risalto sugli altri strumenti, tanto per rimanere nella retorica .

Cinderella Search

Come di consuetudine la EMI ha maliziosamente ristampato l'album inserendo un bonus CD, dove oltre alle demo version che in pochissimi ascolteranno più di mezza volta,  troviamo una nuova versione di Three Boats Down From The Candy (di cui ho già parlato nella recensione di Script ?), un extended  mix di Assassing dove è stato prolungato l'intro ed è stato aggiunto un interessante e graffiane riff di chitarra nell'intermezzo intorno al minuto 04:16, a sorprenderci è  il bellissimo inedito Cinderella Search (Ricerca di Cenerentola), che sottolinea la brillante vena compositiva che  band stava attraversando. La Cenerentola che sta cercando il pesciolone innamorato stavolta risulta molto più difficile da raggiungere. Fish passa il tempo nei pub affogando la delusione amorosa fra  alcol e nicotina. Un arpeggio composto da tre sole note è la base della strofa, sulla fine del ritornello, quando Fish cerca Cenerentola, le note dalla chitarra lo inseguono mentre scandisce il titolo , dopo poche righe, la strofa  lascia lo spazio ad un intenso e caloroso assolo per poi  tornare nuovamente "On the rebound, fumbling all the lines" (Per ripicca,farfugliando tutti i versi) è la curiosa frase con la quale iniziano tutte le strofe. Un breve interludio di tastiera anticipa  il primo cambio  del brano. Al minuto 02:55 entriamo nella seconda parte della canzone, la più bella. Un struggente giro di pianoforte intervallato da azzeccatissime pause  è la base portante, la sei corde di Rothery  geme in sottofondo, mentre Trewavas si prodiga in struggenti fraseggi, Fish come al solito non è mai banale nella sua interpretazione, lentamente la canzone incalza il ritmo, fino a raggiungere un tema trascinante ed evocativo  dove tutti gli strumenti ottengono il massimo risultato con il minimo sforzo. Da citare le seguenti righe che sembrano uscite da una poesia. " But was that love in your eye i saw or the reflection of mine?" (Ma era amore quello che ho visto nei tuoi occhi o era il riflesso del mio?) , immenso Fish. Le nostre mani battono il tempo durante questo bellissimo e trascinante finale che Rothery completa con un convincente assolo, supportato da una serie di scale del basso che si sposta sulle toniche. Una volta finita la canzone ci viene la voglia di rimetterla nuovamente da capo per poi risentirne la seconda parte, un inedito da dieci e lode che poteva tranquillamente essere incluso nell'album. L'enigmatica frase finale gridata da Fish "Welcome back to the circus!" (bentornata al circo!), come spesso accade nelle singolari locuzioni partorite  da  Fish, si presta a due interpretazioni: se la intendiamo al femminile (bentornata al circo) si riferisce sicuramente a Cenerentola, che finalmente è stata trovata con la pace del buon Fish,  mentre se la intendiamo al maschile (bentornato al circo) potrebbe riferirsi al ritorno al circo della vita  quotidiana, da sconfitti,  dopo aver cercato vanamente  Cenerentola , un dilemma che solo Fish potrebbe risolvere, a voi la vostra interpretazione.

Conclusioni

Con Fugazi i Marillion hanno confermato tutto quello di buono che ci avevano proposto con il primo album. La maturazione compositiva è lampante, le gelide atmosfere dark primeggiano su quasi tutti i brani, e i caratteristici cambi di atmosfera ci trasportano a bordo di una continua altalena di emozioni. Fugazi è stato registrato fra Dicembre del 1983 e Febbraio 1984 presso i Manor Studio di Oxfordshire, il primo e più antico studio di registrazione del Regno Unito, da Simon Hanart che si è occupato anche del mixaggio. La produzione fu affidata nuovamente a Nick Tauber ma i Marillion non furono soddisfatti del lavoro, infatti nelle interviste la band parla di una tribolata ed estenuante produzione, in effetti ascoltando il disco con estrema attenzione alcuni arrangiamenti risultano fin troppo pesanti ed eccessivi , anche se  secondo me,  la qualità del prodotto finale  rimane  notevole. Tutti i brani sono stati composti ed arrangiati dai Marillion, mentre Fish è l'autore delle fantastiche  e peculiari liriche. L'avvento di Mosley ha innalzato ancora di più il livello tecnico della band, le ritmiche sono ricercate e ben eseguite, mai banali, Pete Trewavas dimostra che per lui il basso non ha segreti, passando da graffianti scale, a semplici note che ti arrivano in fondo allo stomaco e sfornando  ricercati fraseggi (usando anche il fretless)   che impreziosiscono  i già di per sé  bellissimi arpeggi di Steve Rothery, che come sempre ci fa accapponare la pelle durante l'esecuzione degli assoli, mai complicati, mai autocelebrativi, ma eseguiti con il cuore e scritti a tavolino non tralasciando mai nulla al caso. Mark Kelly è spesso protagonista in questo album, a lui sono dovute tutte le altalenanti  variazioni di  atmosfere, spaziando fra pianoforte, loop, pad e suoni lisergici. Fish, si supera nelle liriche andando a scovare spesso termini inusuali ed usando un lessico che raramente ci capita di trovare, facendo della retorica e dei doppi sensi la colonna portante delle sue liriche, sempre più autobiografiche. La varietà di stili con cui interpreta le canzoni è impressionante, ora in falsetto, poi aggressivo per citarne due. Tirando le somme anche questo secondo lavoro merita un voto alto, quasi ad un passo dal massimo possibile, ma nonostante qualitativamente sia molto più maturo rispetto  al debut album, io  lo trovo un gradino sotto, ma forse si tratta solo di gusti personali ed affettivi.

1) Assassing
2) Punch and Judy
3) Jigsaw
4) Emerald Lies
5) She Chameleon
6) Incubus
7) Fugazi
8) Cinderella Search
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