MARILLION

Clutching At Straws

1987 - EMI

A CURA DI
SANDRO NEMESI
16/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Il successo che i Marillion hanno avuto con Misplaced  Childhood, grazie ai due singoli apripista, è stato notevole e di risonanza a livello mondiale. Alla EMI si rendono conto di avere fra le mani una gallina dalle uova d'oro;  spingono perciò la band a rimettersi subito al lavoro per un nuovo album, nonostante l'interminabile ed estenuante tour mondiale a supporto dell'album antecedente. I Marillion continuano la loro metamorfosi musicale rimanendo comunque sempre nei canoni del Neo Progressive, cercano di dare un tocco rock all'album e decidono di insistere con il concept; stavolta il filo conduttore è la triste e squallida vita di Torch, un disoccupato di 29 anni, con un matrimonio fallito alle spalle, un cattivo padre, un cantante che non trova il successo sperato con la propria band. Con la vita in totale confusione Torch cerca la redenzione nell'alcool, passando le giornate ubriacandosi nei bar, bivaccando in camere d'albergo  e conducendo una malsana vita "on the road". Il personaggio Torch si identifica nel Giullare che ci ha accompagnato durante la discografia del gruppo, stavolta spoglio delle colorate vesti, ma sempre invaso da un forte tristezza interiore, Giullare che è sempre stato l'alter ego di Fish, il personaggio di fantasia  Torch  è dunque chiaramente ispirato alla trasandata e complicata vita di Derek William Dick (in arte Fish), che proprio  in quel momento stava cedendo al demone dell'alcool; ormai logoro del malsano stile di vita condotto fino ad ora , si sfoga sommergendoci con liriche che ci mostrano la forte crisi esistenziale che stava attraversando in quel periodo,  usando come tramite il personaggio di fantasia da lui creato . Ormai Fish ci ha abituato a titoli che non sono mai banali e che hanno un significato ben preciso e profondo, Clutching At Straws alla lettera significa "pesca la paglietta", la terribile sfida alla sorte che un gruppo di persone compie  quando devono  affrontare un evento pericoloso, chi pesca la paglietta più corta è colui che la sorte ha scelto per affrontare o compiere  qualcosa di cui tutti gli altri farebbero volentieri a meno. Fish con questa metafora ci fa capire di quanto la nostra vita sia condizionata dalla fortuna, ma soprattutto dalle scelte che compiamo, sbagliate o giuste che siano. I colori sbiaditi ed il grigio che caratterizzano la copertina ci anticipano che saremo invasi da atmosfere tristi e cupe, e proprio la copertina merita una analisi approfondita: viene sempre affidata al bravissimo  Mark Wilkinson  che stavolta però , un po' contrariato,  esegue (su richiesta della band)  un lavoro a metà fra una fotografia in bianco e nero e un disegno dai colori scialbi, tutta un'altra cosa se confrontato  con le  coloratissime ed entusiasmanti  precedenti copertine che invogliavano all'acquisto dell'album a scatola chiusa. Sono assenti  il camaleonte e la gazza ladra, mancano simboli significativi come l'arcobaleno o la mano aliena, sostituiti da una serie di personaggi famosi, icone per  Fish ed il resto della band, quasi tutti accomunati da una vita on the road e tormentata da alcool e droghe. Viste le tematiche che vedono sempre al centro il demone dell'alcool, non poteva che essere un caratteristico pub inglese l'ambiente raffigurato nella copertina, nella fattispecie il Backer's Arms di Colchester. Nel front di copertina i Marillion sono al banco insieme ad una serie di personaggi, tutti rigorosamente in bianco e nero, si tratta di Robert Burns, poeta e compositore scozzese, vissuto nella seconda metà del 1700, l'unico a non aver avuto problemi con alcool e droghe, che si è guadagnato la fama con il sudore, iniziando a lavorare sin da bambino e che indubbiamente è una musa per il frontman scozzese. Poi troviamo Dylan Thomas, poeta, scrittore e drammaturgo Gallese, morto a causa della cirrosi epatica,  che l'accomuna con il famoso Truman Capote, attore e drammaturgo statunitense. Infine troviamo il comico satiro statunitense Lenny Bruce, morto per overdose, già in passato omaggiato dai Genesis in "Broadway Melody" del 1974. In primo piano c'è un tristissimo Torch, che non viene rappresentato in bianco e nero come i precedenti, anche se i colori sono molto tenui, dalla tasca dell'impermeabile di Torch fuoriesce una parte del colorato abito da giullare, che spicca  sul prevalente grigiore di contorno. Sul back di copertina, la band albionica disputa una interessante partita di biliardo assieme a Jack  Kerouac, scrittore e poeta statunitense, fondatore della Beat Generation, spentosi in seguito al forte abuso di alcol e droga. Della partita sono anche John Lennon e James Dean, che non devo di certo presentarvi io. Il cambio di rotta dello stile della copertina sembra presagire l'imminente rottura fra Fish e il resto della band. Veniamo ora alla  parte musicale: la chitarra di Rothery è  molto più aggressiva rispetto al passato, dona una vena rock all'album che prima non avevamo mai sentito, seppur non mancano comunque gli assoli melodici e i gelidi arpeggi che ci rimandano  agli album precedenti. Le atmosfere sono tristi e crepuscolari , come del resto le liriche, fatta eccezione per il singolo "Incommunicado", la sezione ritmica è sempre di altissimo livello, alcuni passaggi sono ormai diventati un marchio di fabbrica dei Marillion, Mark Kelly ci delizia con struggenti melodie di pianoforte e ipnotizzanti loop di tastiera, confermandosi una macchina che produce atmosfere, Fish è come sempre camaleontico nell'interpretare i brani.

Hotel Hobbies

La storia di Torch inizia con "Hotel Hobbies" (Falchi d'Albergo),  i falchi d'albergo sono tristi personaggi  senza una fissa dimora, essi fanno di squallidi hotel la loro casa ed il loro territorio di caccia. Le prime luci dell'alba prevalgono sulle tenebre illuminando le stanze dell'hotel, gli inservienti allontanano le ultime prostitute rimaste al bar, tracce di cocaina sullo specchio, le sigarette spente scandiscono il tempo, sul letto giace un alone di sudore, il risultato dell'ennesima sbornia. Il ticchettio di una penna è l'unico segno di vita, scarabocchia i pochi  ricordi felici, impazzita come un sismografo. Un raggio di sole si  fa largo fra le tende, per Torch è l'inizio di un nuovo giorno, l'inizio dell'ennesima snervante attesa per arrivare al fatidico momento dell' happy hour, dove finalmente si potranno nuovamente bere alcolici a prezzi scontati e piangere in solitudine sul latte versato. Un oscuro pad di tastiera fa da sfondo ad una splendida introduzione di Pete Trewavas, che si cimenta in un breve assolo di basso, eseguito magistralmente esibendo una tecnica impressionante. Un enigmatico giro di pianoforte apre la strofa, dove Fish illustra il triste albergo, la chitarra alterna accordi puliti a temi in sottofondo, l'atmosfera ottenuta è molto calma e tranquillizzante. Improvvisamente irrompe l'aggressivo ritornello, la ritmica è frenetica e la chitarra esegue un tema melodico che ci riporta momentaneamente ai fasti di Misplaced Childood. Al minuto 02:26 Steve Rothery tira fuori tutta la sua anima rock proponendoci un bellissimo e virtuoso assolo dai sentori metallici, la ritmica tiene testa al bellissimo assolo, il basso spara una miriade di note ad una velocità impressionante,  la pelle si accappona durante il turbinio di note. 

Warm Wet Circles

Ritorna la calma della strofa e senza un secondo di pausa siamo già alla seconda traccia dell'album "Warm Wet Circles" (Cerchi Caldi e Bagnati) , che è anche il terzo singolo estratto dall'album. Fish trova in maniera romantica e poetica una locuzione che faccia da sinonimo ai "baci", chiamandoli appunto cerchi caldi bagnati .Ma adesso per Torch i cerchi caldi e bagnati non sono più i baci che rimpiange a gran voce, ma gli umidi aloni che i bicchieri di un cocktail lasciano sul bancone del bar di turno. Lo scenario è una illuminata passeggiata, costeggiata da gioiellerie, negozi scintillanti e bar, alcuni ubriaconi importunano le modelle con proposte indecenti, adolescenti sognano il loro matrimonio all'interno di cabine telefoniche dai vetri infranti, che ricordano la trama di una ragnatela. Degna di nota è la frase "Like a mothers kiss on your first broken heart, a warm wet circle" (Come il bacio di una madre sul tuo primo cuore infranto, un cerchio caldo e bagnato), Torch rimpiange il matrimonio fallito, cercando conforto nei baci di consolazione della madre, prova invidia per le future spose che  stanno  pianificando  il matrimonio, sfogliando con entusiasmo i depliant per la luna di miele piene di  sogni. Purtroppo il suo anello nuziale era destinato  ad essere trovato in uno squallido albergo, a perdersi nelle contorte e malsane tubature di un lavandino, o magari ad essere gettato in un pozzo dei desideri. Il brano inizia con un caldo arpeggio di chitarra, impreziosito da fraseggi di basso e da un dolce riff di tastiera dall'aria sognante e fatata. A metà strofa entra anche la batteria, con un tempo molto leggero e raffinato. Una seconda strofa precede l'entrata del ritornello, la batteria si ferma, il pianoforte è lo strumento principale, e accompagna Fish che ripete più volte il titolo del brano. Al minuto 02:57 parte un melodico e struggente assolo che ricalca quelli già sentiti in Misplaced  Childhood, poi il brano cambia, il cantato assume un tono più aggressivo, la chitarra continua delle splendide trame melodiche in sottofondo, mentre la ritmica si fa più presente.

That Time of the Night (The Short Straw)

Sul finale rimane solo Mark Kelly con un malinconico assolo di pianoforte e siamo già alla traccia successiva"That Time of the Night (The Short Straw)" (Quell'ora della notte -La Paglietta più Corta ) : a quell'ora della notte, quando i lampioni disegnano croci attraverso le finestre, la paranoia attanaglia Torch, che si affida alla paglietta più corta per prendere una drastica decisione, quella della fuga senza una meta ben precisa, magari portandosi dietro il suo vecchio amore, sperando che la paglietta pescata gli mostri la giusta via. A quell'ora della notte mille pensieri attanagliano Torch, egli si rammarica per matrimonio finito in frantumi, cercando un'anima gentile disposta ad offrirgli l'ennesimo drink e magari a prendersi cura del suo cuore infranto. In questo brano l'atmosfera regna sovrana,  inizia con basso molto presente e di grande effetto, accompagnato da un placido pad di tastiera, in sottofondo una chitarra carica di effetti piange. Il pianoforte che entra al minuto 01:38 ci fa venire la pelle d'oca, caratterizza una delle strofe più belle mai scritte dalla band di Aylesbury, interpretata in maniera magistrale da Fish con una linea vocale da brividi,  batteria e basso eseguono  un tempo classico ma trascinante, dolcissimi ricami effettuati da Rothery  impreziosiscono il tutto. Il ritornello ha una atmosfera molto più veemente grazie alla chitarra distorta , lo stesso Fish incattivisce il cantato. Un bellissimo e breve assolo di chitarra  molto melodico fa da bridge alla seconda strofa, che ricalca la precedente, seguita ancora dal ritornello. Sull'anthemico  finale viene ripresa Warm Wet Circle, che Fish canta duettando insieme a Tessa Niles, corista inglese che vanta collaborazione con una miriade di grandi artisti del calibro di  David Bowie, Status Quo e Rolling Stones,solo per citarne alcuni. Finito il primo stupendo trittico suonato tutto d'un fiato, incontriamo la prima pausa.

Going Under

 La traccia numero quattro, che curiosamente non è presente sulla versione in vinile, si intitola "Going Under " (Affogando), ed è in pratica un breve duetto fra Fish e Steve Rothery, che sforna un ridondante e glaciale arpeggio, mentre la tastiera carica il brano rendendolo ancora più triste. E' il momento della commiserazione per Torch, che non sa se è finito sott'acqua o è stato gettato sulla spiaggia come una foca in attesa della macellazione. Il suo matrimonio era destinato a fallire già in partenza, e non cerca scuse, ma si accolla la colpa, nonostante i tentativi di recuperare la relazione, cadeva sempre nella trappola tesa dal demone dell'alcool, ormai quella è diventata la sua strada, strada da cui non riesce più a scappare (un breve e piacevole  intermezzo ricco di atmosfera che intristisce ancora di più la storia di Torch) . 

Just For the Record

In "Just For the Record" (Giusto  per la Cronaca) continua l'auto critica di Torch, che molte volte tenta di dare una svolta alla propria vita, cercando di cambiare stile, ma purtroppo ogni volta finisce sempre con il perdersi nelle dense nebbie dell'alcool. Giusto per la cronaca, prima o poi cambierà completamente vita, ma quando? Ormai privo di disciplina e autocontrollo, si ritrova sempre seduto davanti al bancone di un bar in attesa di un drink in e in cerca di scuse per l'ennesimo fallimento. Il brano inizia con uno spensierato loop di tastiera, la ritmica è sincopata, la chitarra esegue un tema a ciclo continuo che si interrompe solo nel breve ritornello, dove l'atmosfera si calma. Vengono ripetuti la strofa ed il ritornello, devo dire che entrambi  non lasciano il segno, siamo abituati a sentire di meglio dai Marillion. Un interessante intermezzo con la tastiera in evidenza, tenta spezzare di la monotonia della canzone. Al minuto 01:51, con lieta sorpresa , quello che era uno dei brani peggiori mai scritti dai Marillion prende improvvisamente una piega "progressive", grazie ad un bellissimo e prolungato assolo di tastiera, che inizia con una atmosfera rilassante, per sfociare poi in un'aria evocativa dove le falangi di Mark Kelly corrono impazzite sui denti d'avorio dello strumento. Sul finire Mark Kelly viene lasciato solo e riprende il tema della strofa con il pianoforte. Sicuramente questo è uno dei peggiori brani dell'era Fish, e se le mie informazioni sono esatte è anche l'unico che non è mai stato eseguito dal vivo dalla band. 

White Russian

Di ben altra pasta è "White Russian": il titolo prende spunto dal famoso cocktail a base di vodka, il preferito di Torch, le liriche sono l'immancabile attacco alle guerre che orma Fish mette su ogni album, stavolta a finire nel mirino sono i nazisti e il dramma dell'olocausto. Fra le note di questa bellissima canzone possiamo udire le urla dei seimila ebrei massacrati nel terribile genocidio. Gli uzi prevalgono sui diritti umani, che vengono reclamati a gran voce da Fish, il quale sovente  si chiede "Where do we go from here? (Dove andremo a finire?). Fra un sorso di White Russian e tentativi di rimorchiare, c'è spazio anche per dimostrare disprezzo verso i campi di concentramento, dove volti senza nome vengono schierati al gelo, Torch si sente in colpa per essere al caldo in un bar, dove piacerebbe stare anche ai profughi internati nei terribili lager. Questo testo pullula di frasi che fanno accapponare la pelle, quella che mi ha colpito di più è "My ideals, my sanity, they seem to be deserting me . But to stand up and fight i know we have six million reasons" (I miei ideali, la mia salute mentale, sembra che stiano per abbandonarmi, ma io so che per alzarci e combattere abbiamo 6 milioni di motivi). Ovviamente per un testo del genere anche la musica non è da meno, White Russian è sicuramente la canzone  più bella dell'album, dove la vena progressive del gruppo  torna  prepotentemente a galla. Un'atmosfera fredda e ventosa introduce il brano, dove Fish si chiede mestamente dove andremo a finire, la strofa ha un ritmo trascinante  ed è interpretata con grinta da Fish; le atmosfere del breve  ritornello sono molto più rilassate, qui la tastiera riprende il tema iniziale e viene imitata dalla chitarra, Fish si chiede nuovamente Where do we go from here? (Dove andremo a finire?) , strofa e ritornello si ripetono  nuovamente e rimangono invariate, poi  è il turno di un effimero interludio dove la batteria si placa. Questo attimo di calma  fa da bridge alla successiva  accattivante strofa, stavolta il ritornello viene sostituito da un breve graffiante assolo di chitarra. Di nuovo strofa e ritornello, il cantato aggressivo di Fish lascia trasparire il disprezzo che ha verso i conflitti, poi al minuto 03:53 rimangono solo chitarra arpeggiata e pianoforte, Fish canta dolcemente davanti ad un White Russian ghiacciato, sul finale rimane solo lo struggente pianoforte. Questo cambio di atmosfera ci riporta con la mente ai magici tempi di "Script", inondandoci di emozioni. Fish sta inseguendo le nuvole e inizia la parte più bella del brano, gli strumenti rientrano tutti in gioco, e con che classe! La chitarra di Rothery insegue Fish con un tema melodico spettacolare che fa accapponare la pelle, la ritmica è lenta ma allo stesso tempo potente, interminabili rullate impreziosiscono l'assolo facendo da collante alle malinconiche note, le tastiere creano un'atmosfera epica che ci trasporta a bordo delle nuvole verso il finale, dove rimane solo un triste carillon a chiudere questo bellissimo brano carico di emozioni: brividi

Incommunicado

"Incommunicado" (Senza contatti) è il singolo che ha preceduto l'uscita dell'album, è il momento dei sogni per Torch,  che si sente un cittadino di Legoland, senza contatti, abbandonato a se stesso. Lui non si accontenta di  finire nell'ultima pagina, ma sogna l'impronta delle sue mani nel  cemento di Sunset Boulevard, vuole essere un personaggio del Madame Tussaud. Torch è allergico all'acqua e alla luce del giorno, si sente un eterno Peter Pan, un vampiro che vive di notte e si nutre di alcool anzichè di sangue. Non vuole essere l'ultima ruota del carro, sogna uno spot per la carta di credito American Express , di partecipare ai talk show in prima serata. Vuole un cocktail che porti il suo nome ed un bar personale, dove tutti lo potranno trovare. Un loop di tastiera in crescendo introduce il  brano, imitato poi dalla chitarra, di seguito  il ritornello strumentale caratterizzato da un virtuosissimo tema di synth dall'aria spensierata e da una trascinante cavalcata ritmica,  finchè tutto d'un fiato arriva  la strofa con una graffiante chitarra distorta , la ritmica si mantiene sui fasti del ritornello, nella seconda parte la chitarra lascia spazio a epiche tastiere. Nel breve bridge dall'atmosfera rilassante si ha un attimo di calma,  la ritmica è stoppata e poco presente. Torna nuovamente il  ritornello dove Mark Kelly riprende il sopravvento con un virtuoso e veloce riff di synth, stavolta però Fish ci canta sopra ripetendo più volte il titolo del brano. Strofa , ritornello e bridge si ripetono in maniera ciclica fino al minuto 03:24, dove Mark Kelly si cimenta in un prolungato e poetico assolo di tastiera che sprizza tecnica da tutti i pori, nell'ultima strofa viene omessa la prima parte con la chitarra, e siamo arrivati al rocambolesco finale di quello che è l'unico brano dall'aria allegra presente sull'album. In questa canzone il produttore Crim Kimsey compare come ospite nei backing vocals.  Personalmente  Incommunicado non mi ha mai colpito più di tanto, l'aria spensierata la rende una canzone simpatica, ma finisce lì, i brani che preferisco dei Marillion sono ben altri.

Torch Song

"Torch Song" (la canzone di Torch) è una malinconica ballata, a volte anche ironica, dove viene alla luce che il vizio dell'alcool che ha invaso Torch potrebbe presto portarlo verso una dolorosa e precoce morte. Il suo fegato è ridotto male, ma Torch, ispirato da Kerouac crede che l'alcool lo faccia ringiovanire, lo invita a bruciare ancora più forte, si sente un adolescente di diciassette anni, ma con l'esperienza di un trentenne, in realtà è solamente un vecchio relitto a cui è rimasto solamente da bramare l'happy hour. Ormai è difficile cambiare strada, l'alcool lo affascina, non può farne a meno e non si torna più indietro, gli rimane solo di bruciare più forte. Emana tristezza l'arpeggio che apre la canzone di Torch, è struggente anche il sottile pad di violini  in sottofondo. Il brano è privo di un vero e proprio ritornello, al minuto 02:01 chitarra e batteria si stoppano e lasciano lo spazio a Mark Kelly, che con un pad freddo e dei suoni spaziali crea un atmosfera che sa di Pink Floyd come i fraseggi di chitarra e di basso in sottofondo. Durante questo rilassante interludio possiamo ascoltare un dialogo fra Torch e il Dottor Finley,  interpretato da John Cavanaugh (non sono in grado di stabilire con sicurezza se il nome del dottore è un omaggio al famoso  personaggio ideato dallo scrittore scozzese A.J. Cronin NDR.), il quale lo esorta a cambiare stile di vita, dicendogli che se continua così non arriverà ai trent'anni. Con ironia Torch chiede al Dr. Finley se è il suo turno di pagare da bere. 

Slaine Mhath

Viene riproposta la strofa iniziale, che rimane invariata sia musicalmente che liricamente, il finale viene lasciato al pianoforte di Mark Kelly, che ci collega senza pausa alla traccia successiva,  l'epica e potente "Slaine Mhath" (In lingua gaelica "Alla salute") .  Il brano è un omaggio alla classe operaia britannica, che in quel momento era in lotta per ottenere maggiori diritti, lotta già iniziata a suo tempo dai loro padri, ottenendo solo promesse. Le lacrime degli operai arrugginiscono i freddi metalli del Clydeside, la nave che li trasporta lontano dai loro cari in cerca di una migliore opportunità di lavoro. Nonostante i miracoli promessi, si trovano ancora in attesa del fischio che sancisce l'ennesimo viaggio in cerca di fortuna. Gli operai sono stufi della dura vita che li aspetta nelle tristi e grigie fabbriche scozzesi dove viene prodotto il prelibato Drambuie,  il liquore preferito dalla classe benestante, vogliono essere portati via, sognano un posto migliore. Purtroppo per noi, la situazione ricalca quella che da anni sta vivendo il Bel Paese, tante promesse, ma pochissimi fatti. Dopo una serie di potenti accordi distorti supportati da un ritmica altrettanto decisa, un' arpeggio carico di delay dall'aria  "gilmouriana" apre la strofa, la batteria ha un ritmo cadenzato, il basso arricchisce la ritmica con interessanti scale. Dopo un paio di strofe un accattivante bridge ci separa da una terza sezione, nel quale Fish brinda alla salute della classe operaia. Il ritornello ha un'aria evocativa grazie alle epiche tastiere e alla ragnatela che compone il tema della chitarra, Fish grida ai quattro venti  take me away (portami via). Le successive strofe abbandonano l'aria sognante ed assumono un vena molto rock, anche il cantato di Fish si fa più rabbioso,  la chitarra distorta ed una ritmica sostenuta ci trascinano verso la conclusione del brano che sfuma lentamente verso l'ennesimo brindisi. Questo brano da il meglio di sé quando viene suonato dal vivo, potete ascoltarlo sul meraviglioso doppia album dal vivo "The Thiving Magpie".

Sugar Mice

 La traccia successiva, "Sugar Mice" (Topi di Zucchero) è il secondo singolo estratto, si tratta di una dolcissima ballad  in pieno stile hard rock, caratterizzata da un mieloso arpeggio di chitarra, la batteria è quasi impercettibile, Mr Mosley agisce delicatamente sul charleston, tenendo il quarto con un singolo colpo di cassa, Trewavas, suonando spesso sotto il dodicesimo capotasto, esegue dei bellissimi fraseggi donando un senso ritmico all'arpeggio, la tastiera per una volta è uno strumento di contorno e  riempie in sottofondo, ma nelle fasi salienti del brano con  dei crescendo da brividi aiuta la dolcissima interpretazione di Fish. Al minuto  02:12   come nella migliore tradizione delle ballate metal parte in crescendo un prolungato assolo di chitarra, melodico e potente allo stesso tempo. Entra in scena a tempo pieno anche la sezione ritmica, con un classico 4/4 da "lentone", di quelli  che  dal vivo  provocano uno sciame di accendini che ondeggiano a tempo di musica. Le due strofe successive assumono un'atmosfera molto più energica, mantenendosi sulla scia dello splendido assolo. Dopo questo vibrante intermezzo ritorna la calma che ci riporta alla mielosa atmosfera iniziale. In questo mellifluo brano  si narra la fine del matrimonio di Torch, che se ne stava sul divano a fare zapping in una piovosa domenica, tentando per l'ennesima volta la riappacificazione, ma quando si è giunti al punto di rottura è difficile riparare il danno, è inutile cercare un pretesto, Torch si assume le colpe, ora la coppia si sta sciogliendo come due topi di zucchero sotto la pioggia. I genitori di entrambi avevano controllato se pioveva, sapevano come sarebbe andata a finire. La cosa più difficile è parlare al telefono con i bambini, dal tono delle loro domande ho capito che eri sola, dice Torch, che incolpa il governo di averlo lasciato senza lavoro  e di conseguenza senza dignità; se ne è andato perché  stufo di vedere le espressioni dei volti che lasciavano trasparire i cattivi pensieri nei suoi confronti considerandolo un fallito. Ora il suo nuovo indirizzo è al numero 1 in fondo al bar, e fra un drink e l'altro  aspetta speranzoso la sua ex compagna per una nuova riconciliazione, sperando che smetta di piovere e i due topolini di zucchero possano iniziare  da capo la loro avventura cancellando il passato.

The Last Straw

 Siamo giunti alla conclusione di questa tristissima storia con "The Last Straw" (L'Ultima  paglietta); finisce come era iniziata, con un falco d'albergo che vaga nei deserti corridoi alle prime luci dell'alba. E' giunto il momento di un esame di coscienza da parte di Torch, egli apre le porte sperando che i suoi sogni pieni di redenzione riescano ad entrare. Si sente come un malato terminale che continua a prendere le ormai inutili medicine sperando di allontanare il più possibile l'inevitabile fine. Dietro il trucco da star si cela un uomo di paglia, forte esteriormente davanti ai fotografi, ma fragile e debole dentro. Molte volte è stato sicuro di poter ritornare all'acqua, ma ha sempre fallito, non pretende compassione, ma solo che gli venga offerto un drink. Ora è aggrappato all'ultima paglietta, quella più corta, quella che gli indicherà per l'ultima volta la giusta strada da imboccare per rientrare in carreggiata. Un' arpeggio brillante dall'aria evocativa  e una ritmica incalzante donano un'atmosfera  sognante alla prima strofa, seguita da un bridge dove la ritmica si sofferma e la tastiera produce un ridondante suono dall'aria aliena. Entrambi vengono ripetuti, ma al minuto 02:06 veniamo catapultati in un limbo dai sentori misteriosi, che ricorda i cambi di atmosfera del primo disco; la chitarra di Mr. Rothery sembra porre delle domande a Fish con degli enigmatici e brevi arpeggi, Mosley lavora con gran classe sul charleston, mentre il basso ci bombarda di sedicesime, la tastiera predomina con un crescendo di suoni tenebrosi, fino a quando parte un rockeggiante e prolungato assolo di chitarra. La strofa successiva è molto più aggressiva rispetto alle precedenti, quando la canzone sembra terminata, la tastiera riprende con uno struggente  pad di violini dove Fish duetta nuovamente con Tessa Niles fino al travolgente e trascinante finale. 

Happy Ending/Incommunicado (Alternative Version)

Sul retro di copertina, dopo la traccia numero 11 che conclude l'album vi è un'ulteriore traccia non numerata intitolata "Happy Ending" (Lieto Fine), dove possiamo udire Fish che si fa una grassa risata. A me piace pensare che questa traccia stia a significare che finalmente Torch  ha trovato la sua redenzione, riuscendo a trovare la via d'uscita dal labirinto in cui il demone dell'alcool lo aveva imprigionato, magari ricongiungendosi con la sua amata e iniziando a fare il padre per i suoi bambini. Sono molto interessanti stavolta le numerose bonus track presenti sul secondo CD, che potete trovare nella versione ristampata dalla EMI nel 1999, purtroppo per tutte la qualità sonora non è delle migliori, i fans accaniti dei Marillion potranno  individuare alcune parti musicali che ritroveremo nei successivi album dell'era Hogarth. Il disco sembra una raccolta del materiale inedito dell'era Fish, molti dei brani non sembrano essere contemporanei alla composizione dell'album. Si parte con la versione alternativa di Incommunicado, caratterizzata da una maggiore presenza della chitarra a scapito delle tastiera, che dona una vena più rock al brano, in più varia anche il bridge centrale  con una tastiera che ricorda anche troppo Jump dei Van Halen. 

Tux On

 La  seconda traccia "Tux On" (Con lo Smoking), narra la storia di una giovane aspirante star che fa una fortunata vincita al bingo; dopo aver festeggiato con gli amici prosciugando le scorte  di Champagne del pub, il lunedì successivo si reca con la madre ad incassare l'assegno, e  con i soldi della vincita riesce finalmente a comprarsi uno smoking e la sua prima chitarra, con la quale inizierà la strada del successo che lo porterà a riempire gli stadi. Ora il nostro amico è un ragazzo fortunato che indossa lo smoking che gli da libero accesso con le donne, è tutto più facile quando si indossa lo smoking e siamo pieni di soldi. Fra le righe, Fish sottolinea come purtroppo nella vita i soldi e la bella presenza sono fondamentali per intraprendere una strada che porta verso il successo, ma bisogna ricordarsi anche  che l'abito non fa il monaco, e che i soldi non sempre sono sinonimo di felicità;  infatti il nostro fortunato protagonista viene trovato morto in una vasca, con le vene tagliate e con indosso ancora il suo amato smoking, che ora potrà indossare per l'eternità. Si parte con un intro in sordina dall'atmosfera tenebrosa, dove Fish sussurra il titolo della canzone e inizia quasi sottovoce la storia; entra la chitarra con un melodico tema e la canzone assume un'aria spensierata. Ora la ritmica è trascinante, e c'è spazio anche per un' assolo di chitarra dai sentori metallici, dopo il quale rimane solo la tastiera per un breve intermezzo strumentale , come all'inizio con un graduale crescendo degli strumenti si torna nuovamente al clima trascinante per altre due strofe fino al finale che pian piano sfuma. 

Beaujolais Day

 La traccia successiva e' una versione alternativa di Going Under, che si discosta di poco dalla versione presente sull'album, se non per l'aggiunta di un breve assolo di chitarra dall'aria struggente al minuto 01:43. In molti riconosceranno il malinconico arpeggio che  apre l'embrionale e triste "Beaujolais Day" (Il Giorno del Beaujolais), arpeggio rivisitato nella bellissima title track dell'album successivo, il primo senza Fish. L'arpeggio in questione, molto bello e dall'aria struggente,  è la colonna portante della strofa. Nel ritornello la chitarra lascia spazio ad una tastiera molto scarna, successivamente ritorna  la malinconica strofa. Dopo una ripetizione delle due sezioni è il turno di un prolungato assolo di chitarra, in mezzo al quale Fish canta un ritornello in maniera  più aggressiva;  nella seconda parte,  l'assolo ricorda palesemente quello già sentito in Lavender. La canzone è un omaggio al famoso vino francese, è nelle bottiglie del vino del Rodano che Fish affoga i sui dispiaceri. Il titolo si riferisce  al giorno in cui viene presentato il vino novello Beaujolais, di solito nel mese di Novembre, una festa dove si può degustare il famoso e pregiato nettare, tappa obbligatoria per il nostro Fish, che inizia il cammino con una visita alla tomba di Jim Morrison presso il cimitero del Pere Lachaise. Dopo la visita di rito al compianto Jim, parte il percorso nel giorno di Beaujolais; fra un sorso e l'altro inizia un mistico viaggio nel passato, in ricerca dei ricordi migliori, che purtroppo non possono tornare indietro. Il vivo rosso sangue accentua i rimpianti, che colpiscono allo stomaco più di quanto faccia il vino stesso. Finita la giornata, passata fra l'inebriante profumo di rosso del Rodano, non resta che aspettare il prossimo Beaujolais Day,  per tornare a piangere sul vino versato, pardon, sul latte versato. Peccato che questa canzone, colma di tristezza,  non sia stata approfondita, perché ha indubbiamente delle potenzialità, nonostante sia molto spartana e priva di arrangiamenti.

Story from a Thin Wall

Ben più curata e la successiva "Story from a Thin Wall" (Storie da un muro sottile), dalla durata di quasi 7 minuti. La canzone narra la triste infanzia di un bambino che vive in una famiglia dove la violenza è all'ordine del giorno, sovente sente attraverso la sottile parete della camera il padre ubriaco che picchia violentemente la madre, sempre piena di lividi e costretta a mentire dicendo che è caduta dalle scale quando chi la incontra le domanda che cosa le sia successo. Nasconde la testa sotto il cuscino durante le liti, e di notte sogna un cavaliere vendicatore che corre in aiuto della madre ponendo fine allo scempio. Fra le righe si legge un forte disprezzo verso le violenze domestiche, verso l'omertà ed i padri padroni. La lunga strofa iniziale è composta da un triste arpeggio di chitarra, abbellito da dei fraseggi di basso e da alcune sovra incisioni della chitarra stessa; la batteria è blanda e la tastiera si limita ad un pad di riempimento. Dopo circa due minuti e mezzo, improvvisamente la canzone abbandona le tristi atmosfere iniziale sfociando in un turbinio di suoni ed una ritmica trascinante, ritornando nuovamente poi  alla calma iniziale.  Nell'intermezzo successivo, caratterizzato da spaziali pad di tastiera, Fish si sdoppia mediante l'uso della sovra incisione, il ritmo inizia un crescendo graduale, al minuto 04:45 cambia nuovamente l'atmosfera, una cavalcata di basso carica di effetti ed un tempo trascinante fanno da base ritmica ad un breve assolo di chitarra, i pad di tastiera sono evocativi,  le sonorità ci riportano indietro fino agli anni settanta, sulla stessa ritmica dell'assolo, Fish va a chiudere il brano con un  finale trascinante. 

Shadows on the Barley

In "Shadows on the Barley" (Ombre sull'Orzo) siamo immersi nei colorati campi d'orzo , le nubi cariche di tempesta attraversano il cielo blu, proiettando ombre che sembrano galleggiare sulle distese di orzo. Siamo di fronte ad una vera e propria poesia musicata, dove Fish esterna il grande amore che ha per la nebbiosa terra delle  Highlands. Per Fish lo spettacolo offerto dalla sua Scozia non ha eguali al Mondo. Osservando le ombre delle  nuvole che fluttuano sui campi dorati di orzo, Fish medita in che modo può risolvere i suoi problemi, sempre alla sua maniera, senza l'aiuto di nessuno, diritto per la sua strada. Fluttua  nel mare di problemi come le ombre fluttuano sui campi di orzo, problemi che il vento prima o poi spazzerà via come vengono spazzate via le ombre che le nuvole proiettano sulle distese dei campi. L'articolato arpeggio, la ritmica tribale e lo stile di canto adottato da Fish ricordano le vecchie ballate country, nella prima parte del brano strofa, bridge e ritornello vengono interpretate su una ritmica caratterizzata da percussioni, nella seconda parte  la ritmica assume le sembianze di   una cavalcata incessante, piacevoli scale di basso emergono fra le spighe dell'orzo,  viene a galla un interessante strumming di chitarra acustica dall'aria sognante, la linea vocale è molto melodica ed interessante; un inedito molto breve, ma dall'aria evocativa che risulta piacevole. Parte del testo di  "Sunset Hill" (Tramonto sulla collina) sono state riprese da Fish in "View from The Hill"traccia presente sul suo primo disco solista. Fish brama il Paradiso, gli hanno detto che lassù dove andrà sarà tutto più bello, lassù potrà respirare l'aria fresca fra verdi prati e letti di rose, finalmente si potrà liberare di tutti i  problemi e delle paure che  lo perseguitano nella vita terrena. A Fish è stata venduta una splendida vista sulla collina, ma una volta lassù la vista non era così bella come era stata dipinta. Al posto del letto di rose ha trovato erbacce, e la sua foresta stava bruciando: in fondo forse, il Paradiso non è poi così diverso dall'Inferno. La strofa vede un sognante  arpeggio di chitarra come protagonista,  Mosley gioca con il charleston, dolci fraseggi di basso svolazzano come farfalle. La batteria entra a pieno ritmo nel bridge,  arriva il ritornello, dove epiche tastiere ci fanno volare verso il Paradiso, Trewavas accompagna con un ridondante giro di basso la ritmica stoppata. Ritorna la strofa dall'aria sognante , stavolta dopo il bridge una rullata in crescendo annuncia il trascinante ritornello che viene ripetuto più volte, sul finale   Rothery accenna un timido ed effimero assolo. Ascoltandola si ha l'idea che il brano poteva essere sfruttato meglio. 

Tic Tac Toe

L'arpeggio carico di delay con cui inizia "Tic Tac Toe" (Il gioco del tris) è indubbiamente l'idea da cui è scaturito quello di Cover My Eyes, canzone presente su "Holidays in Eden". Dopo un paio di strofe cantate sul suddetto arpeggio,  arriva un prolisso ritornello caratterizzato da un motivetto allegro di tastiera, la chitarra passa ad accordi puliti, sempre molto effettati, la sezione ritmica è basilare . Sul finale, dopo un energico cambio dall'aria  trascinante , c'è spazio per un assolo di chitarra assai spartano, sinceramente Mr. Rothery ci ha abituato a cose migliori. Il testo purtroppo è tristemente  in linea con la situazione che sta attualmente attraversando il nostro Paese, viene  attaccato il governo, accusato di fare  troppe promesse e pochi fatti. Il popolo ha i suoi ideali, ha la sua coscienza ed è stanco delle propagande politiche incentrate su promesse che spesso si rivelano utopie. La gente è stufa dei soldi investiti nelle guerre e desidera  la pace, vuole  risposte e certezze per il futuro, esige un cambiamento, governare un paese non è una partita a tris fra i due principali partiti.  La gente fa fatica ad identificarsi in un simbolo e non riesce a schierarsi da una parte o dall'altra.  Come possiamo non essere pessimisti, quando fra le righe di un brano scritto più di trent' anni fa identifichiamo l'attuale situazione dell'Italia? Direi che è veramente disarmante. La qualità audio del brano purtroppo non è delle migliori, si sente molto bene che è un idea in fase  embrionale.

Voice in the Crowd

Ancora peggio è "Voice in the Crowd" (Voce nella folla), dove  il popolo ha bisogno di un leader da ascoltare, ma chi si cela dietro la maschera di chi ci illumina con parole zuccherine?  Zucchero che spesso serve a mascherare le amare  bugie. Per ogni discorso fatto, fra la folla ci sarà sempre chi crede e chi è scontento, chi ascolta e chi no, chi invece di ascoltare è sempre pronto a criticare a voce alta, sommergendo colui che  parla alla folla. Spesso la voce della folla sovrasta quella di chi parla alla medesima. Dopo un oscuro  intro d'atmosfera che lascia presagire ad una canzone interessante, entrano in scena una scarna tastiera ed un tema di chitarra che sembra un abbozzo, la ritmica è imbarazzante così come il tema portante della strofa  che ricorda una fisarmonica da sagra di paese. Si ha l'idea che l'intro e la parte successiva non facciano parte dello stesso brano. Il ritornello ha un'aria evocativa, ed è un po' più brioso rispetto alla strofa ma è sempre invaso dalla fisarmonica in stile Raoul Casadei, e devo dire che non lascia il segno, meglio passare oltre. 

Exile on Princess Street

 Un ossessivo riff di chitarra che si ripercuoterò per tutto il brano fa da intro a "Exile on Princess Street" (In esilio su Princess Street), il ridondante riff cessa solo nella prima parte del ritornello che ha un po' di brio in più, per poi rientrare subito insinuandosi fino alla noia nel nostro cervello. Sempre sulla base dello snervante riff,  Mark Kelly esegue un breve assolo molto elementare, anche la ritmica è stranamente monotona e dozzinale. Sul finale  Mr. Rothery si diletta con la tecnica del collo di bottiglia, tessendo una trama interessante, che purtroppo è sopraffatta dall'ossessivo arpeggio. In questo brano Fish attacca il progresso, progresso che va avanti per gli imprenditori  ma non per la classe operaia. La raffineria di Grangemouth è il vanto nazionale della Scozia, che attira spesso le  troupe televisive, imponente al di fuori, ma organizzata malissimo all'interno, dove vengono sfruttati gli operai privati dei loro diritti, a loro non resta che estrarre l'oro nero a testa bassa, olio del quale purtroppo  vedranno solo una infinitesima parte dei soldi che invece vengono ricavati dalla sua vendita, soldi che vengono estratti direttamente dal loro sudore. Man mano che il progresso avanza, cresce esponenzialmente il divario che esiste fra la classe operaia  e la classe benestante, quella che si arricchisce sulla pelle dei lavoratori. L'oro nero serve ad incrementare l'orgoglio nazionale, Fish  nel finale si chiede che cosa possa significare per lui tutto questo,ma se lo tiene per se, non lo sapremo mai, mai. Una volta terminato il brano sarete ancora tormentati dal riff che continua imperterrito a ronzarvi in mente. Le ultime due tracce sono le versioni demo di  White Russian e Sugar Mice in the Rain, dove mancano tutti gli arrangiamenti che le hanno rese due piccoli gioielli, il titolo della seconda, nella versione ufficiale è stato semplificato in Sugar Mice .

Conclusioni

Bissare o solamente avvicinarsi alla bellezza e al successo ottenuto da Misplaced Childhood era una utopia, sia per i fans che per la band stessa, comunque sia Clutching At Straws è un ottimo album, eletto dalla rivista Kerrang! come album dell'anno 1987, in patria riesce a raggiungere  la seconda posizione. In una vecchia intervista rilasciata alla fanzine Paperlate, il bassista Pete Trewavas ha dichiarato che musicalmente  è addirittura superiore la suo predecessore, mentre le liriche di Fish sono risultate troppo "self-indulgent", rendendolo a tratti deprimente. Non mancano di certo le atmosfere a cui ci hanno abituato i Marillion, anche se, complice una chitarra più aggressiva, risultano meno avvolgenti rispetto al passato. Le ritmiche di alto livello non sono certo una novità per l' affiatatissimo duo Trewavas-Mosley, Mark Kelly e' meno invadente rispetto al passato ma fa pur sempre un egregio lavoro, delle malinconiche  liriche di Fish abbiamo già parlato abbastanza, tristi, ma interpretate in maniera eccelsa e volubile. Prodotto da Chris Kimsey,  Clutching At Straws è venuto alla luce il 12 Giugno del 1987, è stato registrato ai Westside Studios di Londra da Nick Davis, e mixato presso gli Advision Studios di Londra da David Jacob. Il problema di questo album è che purtroppo sancisce la fine di un era. I primi attriti fra Fish e il resto della band erano affiorati in fase di composizione, dove l'energumeno scozzese è ispiratissimo dalla sua forte crisi esistenziale e sommerge di liriche i brani, mentre gli altri pretendono un maggiore spazio per le parti strumentali. Fish, stizzito, mantiene un atteggiamento distaccato durante la discussione inerente la copertina dell'album, lasciando campo libero agli altri. Gli attriti crescono in fase di mixaggio, dove Fish viene accusato di tenere un atteggiamento critico verso le parti strumentali, in particolare nei confronti di Steve Rothery, al quale chiede di incidere nuovamente un assolo non ritenuto all'altezza. L'alterco degenera, addirittura Fish lancia una bottiglia di whisky contro il chitarrista mancandolo di un soffio, dopo di che esce dallo studio imprecando e sbattendo la porta. La band è scioccata, scosso dalla furibonda lite, Pete Trewavas  durante il ritorno a casa è vittima di un brutto incidente automobilistico. Uscendo lentamente dalla crisi esistenziale, Fish si fidanza e decide di mettere su famiglia. Chiede al manager John Arnison se gli introiti ricavati dai dischi possono permettergli l'acquisto della casa. Riceve una risposta positiva, ma purtroppo non veritiera. Trovandosi nei guai, Fish inizia ad odiare il manager e riesce a mettergli contro anche il resto della band, dirottandola verso il licenziamento del medesimo , ma John Arnison  in qualche maniera riesce a riportare i Marillion dalla sua. Per Fish è la goccia che fa traboccare il vaso, e a fine tour lascia definitivamente la band, intraprendendo una carriera solista. Le liriche già composte per il nuovo album verranno usate da Fish per i suoi futuri progetti, mentre le idee strumentali verranno sfruttate dalla band per il successivo Season End. In conclusione si tratta di un album piacevole, la vena rock lo rende più accessibile. Il trittico iniziale è fantastico, il brano White Russian ci riporta alle atmosfere dei primi lavori della band, i singoli estratti ottengono un buon successo, in particolare la ballata Sugar Mice raggiunge la posizione  n°22 dei singoli più venduti in Inghilterra.

1) Hotel Hobbies
2) Warm Wet Circles
3) That Time of the Night (The Short Straw)
4) Going Under
5) Just For the Record
6) White Russian
7) Incommunicado
8) Torch Song
9) Slaine Mhath
10) Sugar Mice
11) The Last Straw
12) Happy Ending/Incommunicado (Alternative Version)
13) Tux On
14) Beaujolais Day
15) Story from a Thin Wall
16) Shadows on the Barley
17) Tic Tac Toe
18) Voice in the Crowd
19) Exile on Princess Street
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