MARILLION

Afraid Of Sunlight

1995 - EMI

A CURA DI
SANDRO NEMESI
21/02/2015
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Mentre nelle nostre orecchie riecheggiano ancora le splendide atmosfere di Brave, la EMI, all'ultimo anno di contratto con i Marillion, spinge la band alla loro ultima fatica sotto le proprie  dipendenze, imponendo un ritorno ad un album di più facile ascolto e meno impegnativo, visto che Brave, il capolavoro in assoluto dell'era Hogarth  secondo i fans ed il sottoscritto, non ha riscosso il successo sperato ai botteghini, anche se a dire il vero è stato osannato dalla critica. Visto l'ottimo lavoro svolto sul precedente platter, viene confermato il produttore Dave Meegan, pur sapendo che sarà dura ripetere i fasti del precedente disco. Inizialmente si tenta di scalare le classifiche con Beautiful, l'unico singolo estratto da Afraid Of Sunlight, una classica ballata melliflua con la quale la band albionica tenta di ricalcare il successo ottenuto con Easter. I fasti di Jester e Fugazi sono sempre più lontani, stavolta anni luce, nell'album ci sono le prime sperimentazioni verso nuovi  lidi, segno evidente di una grande voglia di intraprendere nuove strade ed altre realtà sonore da parte del quintetto di Aylesbury, continuando  l' evoluzione musicale che li vede protagonisti dal 1983. Questo nuovo cambio di rotta spiazza i fans, compresi quelli che si erano riavvicinati con Brave. Nello stesso anno i Pink Floyd dominano il mercato con il capolavoro Pulse, e in più torna sulle scene dopo un lungo periodo di silenzio  il desaparecidos ex Marillion Mike Pointer, con il suo nuovo progetto, gli Arena, insieme al tastierista dei Pendragon  Clive Nolan. L'album Song From The Lion's Cage degli Arena ricalca inevitabilmente i primi lavori dei Marillion e dei Pendragon ed ottiene uno discreto successo sia commerciale che critico, "rubando" buona parte  dei fans marillici indecisi che si trovavano sospesi nel limbo che divide l'era Hogarth dall'era Fish. E' una nuova era anche per il song writing della band, in passato i Marillion  avevano l'abitudine (che condivido in pieno NDR) di scrivere pezzi strumentali aggiungendo i testi in un secondo momento, mentre in Afraid Of Sunlight  la composizione e la stesura  dei testi vanno di pari passo ed in alcuni casi avviene addirittura  l'opposto. Infine c'è un cambio di rotta anche nella stesura delle liriche, vengono abbandonate le liriche romantiche del passato, in Afraid Of Sunlight sovente si parla dell'effetto autodistruttivo che ha il successo nei confronti delle star, che troppo spesso non sono in grado di amministrare il successo,offuscati dal denaro e dal tutto dovuto,  concludendo precocemente e tragicamente la loro carriera, vuoi per fatalità, vuoi per cattiva amministrazione e colpi di testa. Alcune liriche risulteranno talmente alienanti che non sembrano essere state partorite dalla mente di Steve Hogarth. A posteriori Afraid Of Sunlight si rivelerà il perfetto sparti acque fra i primi Marillion dalle forti atmosfere prettamente progressive, ed i futuri proiettati verso un genere più vicino al rock che al prog. Esiste un termine che racchiude in una sola parola quello che è Afraid of Sunlight, un album "eclettico".

Gazpacho

Ad aprire le danze è Gazpacho ( il gazpacho è una zuppa fredda a base di verdure crude caratteristica della Spagna), che inizia curiosamente con il rumore di una folla che acclama Mike Tyson sul ring; infatti è proprio il terribile pugile al centro delle liriche del brano d'apertura del disco. Le innumerevoli bravate di Iron Mike lo stanno isolando con il passare del tempo, intorno a se non resta che  terra arida, i vicini di casa fuggono lontani. In famiglia ancora peggio, sovente la moglie, avvolta nella sua camicia di seta targata Armani, lo supplica in ginocchio. Ci si domanda se stavolta ha messo in atto le minacce udite o se stava solamente recitando per l'ennesima volta la parte del "macho", e da qui la rima che da il curioso titolo al brano: "And the stains on her Versace scarf werethey really just Gazpacho? (E le macchie sulla sciarpa di Versace erano veramente solo di Gazpacho?), a sottolineare il tragico epilogo dell'ennesima lite in famiglia. Il Re sta perdendo nuovamente il controllo, sembra un toro impazzito in un ring vuoto, prendendosela spesso anche con i giornalisti. Successivamente viene presa di mira la follia omicida di O.J. Simpson, accusato di avere assassinato la moglie; ora la fede nuziale non ha più il valore morale, è solamente un pezzo d'oro, ora è un uomo solo e le acque dell'Oceano sono le uniche amiche che gli prestano ascolto. Si ritorna su Iron Mike,  che non ha mai perso un combattimento in battaglia, è una leggenda, indistruttibile, ma deve sudare sangue per ritrovare la strada perduta. Ad  Hollywood trova gli unici che sono disposti a perdonare l'ennesimo capriccio del vecchio eroe, ma per quanto? Un sognante pad di tastiera si sovrappone agli schiamazzi della folla, Trewavas esegue un delicato assolo di basso, agendo sotto il dodicesimo capotasto. Entra uno squillante arpeggio di chitarra, come al solito carico di effetti, la ritmica è trascinante, il giro di basso è molto aggressivo. La linea vocale è abbastanza in linea con gli strumenti e non riesce ad emergere. Il ritornello si apre  grazie alla batteria che rallenta i BPM e a spaziali pad di tastiera, il basso esegue infinite scale che si attorcigliano perfettamente agli altri strumenti, ma la linea vocale non colpisce come in altri ritornelli del passato. Torna la veemente strofa con il ridondante arpeggio, supportato da un simpatico synth. I Marillion ritornano alla classica struttura più accessibile intro/strofa/ritornello, dopo la ripetizione di quest'ultimo la batteria si ferma, un oscuro pad di tastiera supporta uno strumming di chitarra effettato, rientrano Mosley e Trewavas, quest'ultimo esegue un potente assolo di basso che precede l'ennesimo ritornello.  Pausa e poi un avvolgente arpeggio di chitarra, la ritmica è frastagliata, le tastiere esplodono in un calderone di suoni dal quale  timidamente emerge l'assolo di chitarra che non ci colpisce, Mr Rothery ci ha abituato a ben altri assolo di pregevole fattura. Si chiude con gli strumenti che impazziscono emanando un mare di note mentre sopraggiunge  il rumore di un elicottero. Il brano mantiene un minimo di vena progressive, ma devo dire che non ci prende più di tanto tranquilli.

Cannibal Surf Babe

Il  nostro lettore CD non è impazzito, non è California Girls di David Lee Roth, ma è l'inizio della seconda traccia dell'album, ancora con un bizzarro titolo, Cannibal Surf Babe (Surfista Cannibale); dopo l'improbabile introduzione i Marillion continuano a sorprenderci con questo brano,la è ritmica serrata  dove spicca uno squillante piattello, il basso e la chitarra cavalcano all'unisono in pieno stile hard rock,  mentre un irridente synth emerge nella strofa. Anche questa volta la linea vocale non ci colpisce, risulta molto piatta. Un paio di accordi distorti ed entra un inquietante riff di tastiera che sembra uscito dalla colonna sonora di un film di fantascienza degli anni 50. Nel ritornello i Marillion continuano a sorprenderci, i coretti sono un lapalissiano omaggio ai Beach Boys. Ritorna la strofa, chitarra e tastiera ci bombardano con alienanti suoni, seguita canonicamente dal ritornello. Cambio, la batteria emerge, seguita da uno spaziale assolo di tastiera, la successiva chitarra emette suoni che non avevamo mai sentito in passato fuoriuscire dalla sei corde di Mr. Rothery, che evidentemente è in vena di esperimenti. Dopo il caotico intermezzo ritorna il ritornello, sul finale, mentre la tastiera impazzisce il basso ci bombarda di sedicesime, si chiude riprendendo la curiosa introduzione in maniera meno pronunciata. Andiamo ora ad analizzare le liriche di questo insolito brano per i Marillion, liriche che restano pienamente in linea con la parte musicale risultando "malate", cosa insolita per Steve Hogarth, che pare abbia tratto l'ispirazione da un vecchio film Horror trasmesso in tarda notte, film di cui purtroppo non sono riuscito a stabilire il titolo. La nostra protagonista è una inquietante surfista dalle dubbie abitudini alimentari che lega un malcapitato alla tavola da surf. La ragazza ha i dei lunghissimi capelli, che una volta bagnati abbracciano il suo corpo come un amico di vecchia data. Il malcapitato fatica a comunicare con l'avvenente surfista, cerca di convincerla che mangiare le persone non è affatto gradevole. La ragazza mentre cammina sui carboni (questa potrebbe essere una metafora per rappresenta gli evidenti problemi dalla surfista cannibale, ma il condizionale è d'obbligo) canticchia una inquietante canzoncina che sembra uscita da un film di Rob Zombie, dove si apprende che è nata nel millenovecentosessanta e che è una bella surfista da incubo. C'è un irridente  tributo anche a Brian Wilson, leader dei Beach Boys ( ecco che i cori in pieno stile Beach Boys del ritornello hanno una logica NDR), che pare stia aspettando la sua microonda perfetta. Il sole si fa largo fra le imponenti montagne, svegliando dei coloratissimi uccelli che spiccano il volo dagli alberi della verde foresta, mentre le onde entrano nella baia  l'ambigua surfista abbandona l'istinto cannibale, dicendo che siamo tutti bambini celestiali che vivono in Paradiso, avventandosi sul ragazzo. Alla fine sembrava aver fatto sesso con un T-Rex, continuando a canticchiare l'inquietante canzoncina. Pezzo atipico per i Marillion molto sperimentale, dalle liriche malate e  di difficile interpretazione, la quali più che partorite dal duo Hogarth/Helmer, sembrano provenire dalle menti malate di Tarantino e Zombie. Il brano è "antimarillico", al primo ascolto l'istinto dice di passare oltre, se ascoltato con pazienza ed attenzione possiamo scorgere le buone intenzioni sperimentali della band. Cannibal Surf Babe è stato pubblicato come singolo promozionale per il solo mercato degli Stati Uniti. 

Beautiful

Per fortuna i nostri rientrano nei canoni con la melliflua Beautiful (Bello), primo ed unico singolo pubblicato per tutto il Globo. Inizia con un caldo ed avvolgente arpeggio pieno di melodia, la ritmica è di quelle classiche da ballads, le tastiere alternano pad vocali con raffinati riff di pianoforte che ricamano la romantica linea vocale di Hogarth, Il ritornello si apre grazie alla linea vocale, mentre gli strumenti mantengono la calma linea della strofa, che come da copione ritorna immediatamente dopo il ritornello. Dopo il secondo ritornello Mark Kelly  produce  un breve  sussulto con un piacevole riff di organo, dopo di che la ritmica si affievolisce lasciando il campo a Hogarth, che con una linea in crescendo apre le porte ad un timido assolo di organo. Si chiude con il ritornello ad oltranza con una lieve variazione sulla linea vocale. La mancanza del classico assolo di chitarra di Mr. Rothery  mi perplime assai, magari poteva essere l'occasione per dare un po' di verve ad una ballads, che si è piacevole, ma risulta troppo lineare e monotona, non spicca mai il volo. Con Beautiful  i Marillion cercano di  imitare i fasti di Easter, ma  la distanza che la separa  dalla medesima è notevole ed incolmabile. Nelle poetiche liriche si omaggia la bellezza, soventemente non apprezzata con una disarmante non curanza dagli esseri umani, si attacca il sistema, che trasforma gli uomini in macchine senza un cuore e prive di valori morali. Viviamo in un Mondo dove vige la cattiva abitudine di dare brutti nomi alle cose belle, dove non viene data una seconda occhiata alle medesime, dice poeticamente il nostro Steve Hogarth,. Solo il cielo sa che definiamo bello solo qualcosa che è in vendita, che ha un prezzo. Viviamo in un mondo dove le persone fragili e sensibili hanno poche possibilità di successo. Perfino le foglie che diventano marroni e vengono meramente calpestate sono uno spettacolo della natura da ammirare, ma nessuno lo definisce "bello". Bisogna rivalutare il mondo in cui viviamo, bisogna apprezzare la Natura in tutti i suoi aspetti. Bisogna essere forti, avere il coraggio di sentirsi belli e dare una svolta al Mondo, cercare di cambiare in primis noi e poi eliminare le false conformità che ci obbligano a condurre uno stile di vita, spesso contro voglia e che non si addice alla nostra personalità. 

Out of This World

.La traccia numero cinque, Out of This World (Fuori Da Questo Mondo) , è senza ombra di dubbio il momento migliore dell'album, dove possiamo apprezzare nuovamente le avvolgenti e cupe  atmosfere di Brave. Si  inizia in dissolvenza, lentamente emerge un  arpeggio cadenzato, dove si sprecano gli effetti a pedale. La timida batteria è aiutata da profonde pennate di basso che donano un sentore doom al brano. Mark Kelly ci oscura con melanconici pad di tastiera. Hogarth con una struggente linea vocale raggiunge i momenti più alti dell'intero album. La strofa perdura per oltre due minuti, ma le avvolgenti atmosfere uggiose fanno si che non risulti monotona. Un arpeggio di "Scriptiane" memorie viene annunciato da una cavalcata sul charleston. Mark Kelly ci incanta con dei fatati flauti dai sentori celtici. Una graffiante scala di basso apre i cancelli ad un' assolo di chitarra, accompagnato da una ritmica cadenzata. Mr. Rothery finalmente si fa riconoscere con uno dei sui caldi assolo pieni di passione e melodia. Il pianoforte che entra al  minuto 03:10 nella sua semplicità riesce a farci venire la pelle d'oca, aiutato dalla struggente interpretazione di Hogarth. La batteria continua la strada del doom precedente intrapresa, mentre le scale di basso sono inquantificabili. La scarica di emozioni viene interrotta da un brusco stop, rimane solo uno spaziale pad di tastiera, dove emergono gracchianti voci radiofoniche. Il pad di tastiera perdura, prendendo sembianze floydiane trasportando un superbo Hogarth verso i confini del Mondo. Sul finale, dove perdura il tappeto di tastiera si sprecano gli effetti che ricordano uno stormo di gabbiani che vola basso su un azzurro mare. Le liriche sono un vero e proprio omaggio al pilota britannico Donald Malcom Campbell, l'unica persona che è riuscita a battere nello stesso anno, precisamente nel 1964, sia il record di velocità a terra  (raggiungendo i 648.73 km/h) che in acqua. Il 4 gennaio del 1967, dopo aver portato ulteriori modifiche al Bluebird K7, un a imbarcazione costruita appositamente sotto le sue direttive, persa la vita in un tragico incidente mentre tentava di stabilire un nuovo record di velocità sull'acqua (l'incidente avvenne dopo aver superato l'incredibile velocità di 480 km/h). Hogarth dice che mai nessuno osò chiamare barca il velocissimo Bluebird, che sembrava provenire da un mondo alieno. Preso dalla bramosia di infrangere in continuazione i record di velocità, le orecchie sorde non sentivano gli avvertimenti amorevoli della moglie, che sovente lo esortava a dare un taglio alla sua folle passione. Avvertimenti premonitori che riuscì a captare solamente nel momento della sua morte, ora era destinato ad infrangere i record di velocità su una nuova strada, una strada che lo portò fuori da questo Mondo sotto gli occhi increduli della folla. E' il turno della title track, Afraid of Sunlight (Paura della luce del Sole), che , a scapito del titolo, si apre con un arpeggio solare, rafforzato da   potenti pennate di basso,  la batteria è quasi impercettibile, una bella orchestra di violini  riempie la strofa. La linea vocale è abbastanza frammentata e segue la ritmica della chitarra. Il bridge è in salire, la batteria è molto più presente, il basso graffia a suon di sedicesime, anche la voce aumenta di verve in modo di spalancare i cancelli ad uno dei ritornelli più belli dell'intero album. La linea vocale è molto melodica e sognante, la chitarra aumenta le note de l'arpeggio, la ritmica si fa assai più trascinante. Nella successiva strofa basso e batteria sono più pronunciati rispetto all'inizio, anche se non risultano invadenti. Di tanto in tanto Mark Kelly esegue raffinati ricami con il pianoforte. Il ritornello funziona, ergo, dopo il bridge ritorna, seguito da un trascinante cambio, dove compaiono accordi distorti, la linea vocale assume un tono grintoso, la batteria e basso ci trascinano al riparo della luce del Sole. Terminata   la parte cantata, incontriamo un' interludio strumentale con Mark Kelly protagonista assoluto, sul finale i nostri sfruttano al massimo l'azzeccato ritornello proponendocelo a oltranza, e al minuto 05:17 Rothery inizia in sordina l'assolo di chitarra, che lentamente prende forma seguendo la ritmica trascinante del ritornello. La chiusura di questo ottimo brano è compito di Hogarth, che viene accompagnato da un pad di archi. Le liriche riprendono in linea di massima quelle di Afraid Of Sunrise, addirittura alcuni passaggi vengono ripetuti di sana pianta. Ritroviamo l'enigmatica locuzione del Gesù fluorescente sul cruscotto. Due arcani personaggi delle tenebre sono atterriti dalla luce del sole, e si interrogano di come siano arrivati a tutto ciò. Quelli che una volta erano i re del Mondo, adesso vivono defilati nelle tenebre, timorati dalla luce del sole, che mostra il loro decadimento, vivono di ricordi. Il rimpianto del successo avuto in passato,  evaporato troppo in fretta, è il dolore più forte che abbiano mai provato. Con il tempo tutte le scuse perderanno valore, i segreti verranno scoperti, la paura della luce del sole logora le star  consumandole lentamente finché non finiranno nel dimenticatoio a consumare i restanti giorni di vita come comuni mortali.

Beyond You

Con Beyond You (Oltre a Te), la band omaggia il famoso produttore Phil Spector, grandissimo produttore, che ha vissuto il suo miglior periodo a cavallo fra gli anni sessanta e gli anni ottanta. Macchina di singoli da alta classifica, nella sua pluridecorata carriera ha spaziato fra vari generi, lavorando con BeatlesTina Turner e Ramones, per citarne alcuni. Il suo marchio di fabbrica è stato il Wall Of Sound, una particolare tecnica di registrazione che consisteva in un effetto denso e ricco di reverbero, l'ideale per i passaggi in radio e per i singoli che andavano a riempire le caselle dei Juke Box, molto in voga in quel periodo. La vita di Phil Spector però non è stata tutta rose e fiori; dopo un lungo periodo di inattività, mentre consumava la sua pausa sabatica lontano dalle stressanti sezioni a supporto delle band più esigenti del Pianeta, precisamente il 3 Febbraio del 2003, fu accusato dell'omicidio della attrice americana Lana Clarkson, che venne trovata morta all'interno della sua residenza. Grazie ad una sua dichiarazione, che sosteneva la teoria della morte per suicidio, fu liberato dietro al pagamento di una succulenta cauzione pari ad un milione di dollari. Dopo una lunga sessione processuale venne condannato per omicidio di secondo grado il 29 Maggio del 2009, con la pena a diciannove anni di reclusione. Attualmente si trova presso il carcere  di Corcan in California, e potrà essere rilasciato sulla parola nel 2028. Lo scorso settembre il suo avvocato ha pubblicamente dichiarato che durante la degenza in carcere, Spector ha perso l'uso della parola a causa di polipi alla gola. Sinceramente non è facile apprendere fra le righe delle liriche tale tributo, se non fosse  che ho scovato una vecchia intervista di Hogarth dove appunto parlava delle argomentazioni affrontate in Afraid Of Sunlight. Si intuisce una forte crisi esistenziale ai confini con la follia da parte di Spector,  alternata a momenti di lucidità dove cerca la redenzione. Ma il vero tributo a Phil Spector lo si percepisce durante l'ascolto del brano. Analizziamo ora la parte musicale di Beyond You, dove continuano gli esperimenti verso nuove sonorità, allontanandosi sempre di più dal progressive di un tempo che fu. Sin dalle prime note si ha l'idea di ascoltare un piacevole brano pop dalle avvolgenti atmosfere, eseguito con gran classe, in stile A-Ha o Talk Talk, per intenderci. Si inizia con uno spaziale pad di tastiera, successivamente entra in scena la premiata ditta Mosley & Trewavas, con un tempo molto raffinato, dai sentori pop, ma eseguito con gran pregio . La chitarra risulta quasi impercettibile, la linea vocale di Hogarth è molto cupa, a tratti quasi irriconoscibile. Il ritornello sale di tono, incalzato dalle graffianti sedicesime del basso, ma senza  rompere l'equilibrio creato nella strofa, mantenendo un'atmosfera avvolgente. Al minuto 02:41 improvvisamente la calma viene interrotta dal ritornello, il piattello usato nella ritmica ci riporta indietro nel tempo, ma la vera nota anacronistica è il forte riverbero che percepiamo, la scelta della registrazione mono (cristallino e fin troppo evidente omaggio al Wall Of Sound di Phil Spector). Dopo questo tuffo nel passato, la canzone prosegue con il ritornello ad oltranza, mantenendo una  linea molto più brillante e trascinante rispetto all'avvolgente inizio. Lentamente si va in dissolvenza, dove sopravvie un bellissimo tema di tastiera che si consuma lentamente fino ad estinguersi .

King

 Siamo infine giunti al brano che chiude l'album, intitolato semplicemente King (Re), chiaro omaggio alla star  per eccellenza, sua maestà Il Re Elvis Presley. Fra le righe vengo a galla tutti i problemi che attanagliavano The King nonostante fosse stato baciato dalla dea del successo. Lo stress dei fans, che si manifestavano al suo cospetto in ogni luogo, le sue stravaganze alimentari, il   particolare modo di vestirsi fortemente regale (a cui deve il soprannome di The King appunto). Improvvisamente ne l pieno della vita, alla giovane età di 42 anni, quel cuore che aveva sfornato bellissime canzoni cessò di battere. Hogarth spera che comunque nella sua brevissima, ma intensa vita, il Re abbia ricevuto quello che desiderava. Il brano inizia con un breve  arpeggio effettuato con l'uso del distorsore. Dopo, per circa trenta secondi, si sente una folla che acclama The King, mentre viene presentato durante uno dei suoi innumerevoli show. Hogarth inizia la strofa, seguito dopo pochi secondi da un caldo arpeggio cadenzato che ci riporta ai primi anni settanta. Il duetto perdura fino al minuto 01:41, quando un improvviso crescendo invita alla festa gli inseparabili Trewavas e Mosley, Mark Kelly ci bombarda con un organo dalle vetuste sonorità, la chitarra si fa più aggressiva grazie all'uso del distorsore. Durante questo atipico ritornello strumentale, Mark Kelly si prodiga in un alienante assolo di synth, mentre il basso ci martella con un ossessivo riff. Ritorna la calma della strofa, stavolta arricchita da una  sezione ritmica molto leggera e dall'organo, strumento predominante in questo brano. Dopo la strofa veniamo catapultati in un mare di suoni molto aggressivi,  dove si alternano gli assolo di chitarra, di forte matrice hard rock e di tastiera, che riprende quello sentito nel precedente ritornello strumentale. Improvvisamente il caos trova la fine, rimane un mesto pianoforte, che duetta a lungo con la passionale voce di Hogarth. Al minuto 04:30 la canzone sembra terminare, ma compare un arpeggio di chitarra, i pedali del Chorus e del Flanger sono premiti a manetta , donando un suono enigmatico alla chitarra; pian piano si va in crescendo, riprendendo il potente ritornello, caratterizzato da una babele di suoni, sul finale gli strumenti sembrano impazziti, viaggiano ad una velocità impressionante, i piatti sembrano esplodere da un momento  all'altro, gli strumenti ci bombardano di sedicesime sparate a tutta velocità ed apparentemente senza una logica, improvvisamente il caos cessa, come improvvisamente ha cessato di battere il cuore del Re.

Conclusioni

E' giunta l'ora di tirare le somme, Afraid Of Sunlight è forse l'album "più difficile" prodotto dal quintetto di Aylesbury, specie se ascoltato in maniera approssimativa. Al primo ascolta brani come Cannibal Surf Babe o Beyond You ci fanno venire voglia di passare alla traccia successiva, troppo sperimentali e distanti dai Marillion che conosciamo. Sicuramente è un album che se ascoltato superficialmente non ci colpisce, non lascia il segno,ma se ci armiamo di pazienza (e cuffie) e lo ascoltiamo con estrema attenzione, scopriremo dettagli che alla fine ci fanno cambiare la valutazione finale. Sicuramente è da apprezzare la volontà della sperimentazione di alcuni brani, correndo il  rischio di allontanare ulteriori ammiratori. Tale sperimentazione risulterà sensata in futuro, quando i nostri abbandoneranno definitivamente l'affascinante strada del progressive presa nel lontano 1983 a scapito di nuovi lidi. Le stesse liriche sono molto difficili da interpretare, ironicamente sono l'unica cosa che questo album ha in comune con il passato. Spesso alienanti ed ambigue, ricordano a tratti quelle di Fish. La cosa che mi ha colpito di più in questo album è la latitanza dei classici assolo melodici a cui ci ha abituato Mr. Rothery, lampante è la mancanza dell'assolo nella melliflua rock ballad  Beautiful, dove ti aspetti che parta da un momento all'altro. Mark Kelly è molto meno protagonista rispetto all'album precedente, ma offre ugualmente una ottima prestazione donandoci alcuni momenti da brividi con le sue avvolgenti atmosfere, ormai marchio di fabbrica Kellyano. La sezione ritmica, fatta eccezione per Holydays in Eden, ci ha abituato a ritmiche molto ricercate, per palati fini, optando sempre per la scelta migliore e continua sulla medesima strada. In questo incontro da 0-0 man of the match alla fine risulta Steve Hogarth, che in alcuni frangenti raggiunge momenti altissimi, ed in più ha partorito delle liriche particolari, diverse da tutte quelle dei precedenti album, alcune molto ambigue, a cui possiamo dare varie interpretazioni, altre che sembrano uscite da menti malate, ed infine un paio quasi indecifrabili, se non grazie alle delucidazioni date dallo stesso Hogarth durante alcune interviste rilasciate. Afraid Of Sunlight è venuto alla luce del Sole il 24 Giugno del 1995. La produzione è stata affidata nuovamente alle mani chirurgiche di Dave Meegan, che, mi spiace dirlo, ha fatto un enorme passo indietro rispetto al capolavoro Brave. I Marillion hanno deciso di giocare in casa, registrando l'album presso gli studi The Racket Club di Aylesbury. Come di consuetudine la EMI si è occupata della distribuzione  in quasi tutto il Globo, ad eccezione degli Stati Uniti, dove è uscito sotto l'etichetta El Dorado/I.R.S. I brani sono stati scritti ed arrangiati dai Marillion, le liriche sono state frutto della collaborazione dell'ormai affiatato duo Hogarth/Helmer, fatta eccezione di Beyound You, Beautiful, e King partorite da Steve Hogarth. Ospite alle voci addizionali Barbara Lemzy. L'artwork è stato nuovamente affidato ai Billy Smith Studio, le fotografie sono state scattate da Mr. Paul Cox. Nel front di copertina troviamo un triste angelo contornato da un cerchio in fiamme, il logo è molto spartano, come da un po' di tempo a questa parte, nel back troviamo il Cristo Redentore, in una inusuale colorazione rosa shocking, contornato da un'aura giallo- verde- rossa, potrebbe trattarsi del misterioso Gesù fluorescente sul cruscotto trovato nelle liriche. Con Afraid Of Sunlight  per la prima volta i Marillion non riescono ad andare oltre le prime dieci posizioni della classifica degli album più venduti in Inghilterra, arrivando ad una pur dignitosa sedicesima posizione. Ascoltandolo attentamente e premiando l'azzardata sperimentazione in alcuni brani, l'album raggiunge la sufficienza.

1) Gazpacho
2) Cannibal Surf Babe
3) Beautiful
4) Out of This World
5) Beyond You
6) King
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