MANOWAR

Warriors Of The World United

2002 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANDREA CERASI
11/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Forti dell'ennesimo (visto che il cambio di etichetta sembra obbligatorio ad ogni album) contratto con la Nulcear Blast, con la quale danno alle stampe il secondo live album consecutivo dal titolo di "Hell On Stage Live" (una compilation che raccoglie in due dischi le migliori canzoni in ordine cronologico della band tratte durante il tour del 1998-99, partendo dall'esordio "Battle Hymns" e arrivando fino all'ultima realease "Louder Than Hell"), i Manowar rientrano in studio pieni di aspettative e carichi di energia, dopo la scorpacciata di maestosi ma sfiancanti concerti in giro per il mondo e un successo che non accenna a sbiadire nemmeno negli anni critici per il metallo classico e nonostante le varie critiche mosse all'ultimo disco in studio, pur sempre ottimo, ma forse troppo snello negli arrangiamenti e poco curato nei testi, tanto da renderlo spesso e volentieri prevedibile all'ascolto e nella sua forma. Tuttavia, la rinascita dell'heavy metal tradizionale, trainata dalla rivoluzione power di scuola europea alla fine del decennio (soprattutto la scuola scandinava e tedesca in prima linea, ma anche quella italiana), comporta il recupero di sonorità classiche, andando a sezionare il passato (specie nei primi anni 80) per poi costruire nuove basi attraverso cui affrontare il nuovo millennio. All'alba del 2000 esplodono tanti nuovi generi, quelli più moderni che conquistano una grossa fetta di mercato, ma al contempo vengono ripresi tantissimi stilemi appartenenti alle decadi precedenti, e così troviamo la riscoperta della N.W.O.B.H.M. (anche attraverso la reunion di tanti artisti storici), tanto che si parla persino di una New N.W.O.B.H.M.. La forte spinta del power nordico (trainato principalmente dagli Stratovarius, attivi comunque già da molto tempo, ma anche da Sonata ArcticaHammerfall e compagnia bella), il symphonic metal (di fattura italiana con i Rhapsody e i Labyrinth che conquistano il pubblico di tutti i paesi) che si diffonde ovunque, il ritorno dell'hard rock (tra cui glam e AOR, questa volta non più solo americano e inglese, ma anche scandinavo) e ovviamente lo U.S. metal che comprende l'epic di cui i Manowar sono ancora gli eroi incontrastati. Tutto ciò attira nuove legioni di appassionati e la musica dura, dopo quasi un decennio di oscurità, torna a respirare e a godere di un nuovo successo, magari più ridimensionato rispetto a quello degli anni 80 (i grandi teatri si trasformano in piccoli locali, le vendite milionarie calano enormemente e in tv è sempre più raro imbattersi in videoclip hard rock), ma sicuramente deciso e dal forte impatto sul pubblico. Ecco, proprio in quel periodo transitorio i Manowar non hanno mai mollato, prendendo le redini di una scena quasi al collasso e che è stata trascurata per troppo tempo, per poi inserirsi prepotentemente nel nuovo fortunato contesto e così decidono di tornare in pista lanciando un lavoro contenente materiale inedito da sei anni a questa parte. Il popolo ha ancora fame di metallo e l'attesa per i nuovi brani dei Re dell'acciaio è quasi spasmodica, anche alla luce di una giovane e agguerrita generazione (forse l'ultima fino ad oggi) di fanbase sulla quale contare sia per le vendite dell'album sia per le presenze ai concerti. Sei anni di pausa sono lunghi ma il momento per tornare ad imporsi sul mercato è quello giusto, e i Manowar rilasciano il primo singolo del nuovo disco: "Warriors Of The World United", delizioso antipasto dell'omonimo lavoro del 2002 accolto subito con entusiasmo. Tornano le sonorità epiche che hanno reso immortale la band, i cori battaglieri, l'enfasi della guerra e gli inni agli Dei; insomma, tutto ciò che ha contribuito a rendere solida l'iconografia di questi musicisti, a cominciare dall'artwork che ribadisce il concetto che gli Dei del metallo sono ancora tra noi, tutti uniti sotto un unico verbo, dove sventolano le bandiere di ogni nazione del mondo, a testimonianza che tutti i guerrieri sono uniti per combattere i nemici che ci ostacolano. Oltre al nuovo singolo, che ottiene un successo strepitoso in tutto il mondo (in Germania si piazza subito al secondo posto della classifica dei singoli del 2002) troviamo due vecchi brani eseguiti dal vivo durante il Gods Of Metal, il popolare festival italiano che più volte ha visto protagonisti proprio i Manowar. Il singolo è stato ufficialmente rilasciato il 15 Aprile 2002 dalla storica Nuclear Blast Records (che per i Manowar produrrà e distribuirà anche il full lenght in cui troviamo questa traccia, uscito poco dopo) in formato CD. L'artwork come abbiamo detto trasuda epicità da ogni poro; bandiere che garriscono al vento di diversi paesi (fra cui anche l'Italia, data la presenza di live track registrate proprio sul nostro territorio), e dietro a questo una enorme caverna oscura, sul cui fondo brilla una rossastra luce, quasi di vittoria, epica sotto ogni aspetto. In alto campeggia il classico logo della band, stavolta bianco, e poco sotto il nome del singolo. Esistono, rispetto ad altri singoli della band americana, svariate versioni di questo singolo; oltre alla tape uscita per la Mystic Production, la Nuclear Blast rilasciò WOTWU anche in versione vinile (rosso) a 12 pollici, in una corposissima versione CD e DVD (che contiene materiale redazionale, live video e molto altro), che venne stampato anche in una prestigiosa versione "Box". Tutto questo senza contare che, nonostante fossimo ormai nel nuovo millennio, questo singolo si trova anche in versione VHS, ed anche in una particolare forma denominata Warriors Of The World United Part II, che contiene la title track, e canzoni diverse rispetto all'originale (nello specifico si tratta di Kill With Power e Nessun Dorma).

Warriors Of The World United

"Warriors Of The World United (Guerrieri Del Mondo Uniti)" si apre nel migliore dei modi, con un riffing dalla potenza devastante, dannatamente epico ed evocativo, capace di scatenare i più feroci istinti animali. Columbus è quadrato, statico sì, ma capace di infliggere colpi strazianti alla sua batteria, ed allora attaccano i cori di natura epica e che danno inizio alla battaglia per la gloria. Sin da subito si capisce che qui ci troviamo di fronte a un gioiello di potenza, di adrenalina e di classe come pochi se ne sentono in giro, pietra preziosa che soltanto i grandi sanno comporre. Karl Logan si alterna con Joey DeMaio nell'esecuzione di suoni stranianti e letteralmente metallici, dando la sensazione di trovaci (come poi suggerisce il videoclip) all'interno di una fabbrica dove fuochi, scintille e oggetti metallici, tra cui numerose catene, fanno parte del contesto e soprattutto del suono. Il basso pulsa adrenalina e scalda gli animi. I cori si smorzano, abbiamo qualche secondo di attesa, dunque entra in scena Eric Adams che, con voce demoniaca e quasi sospirata, intona la prima quartina, dotata di una cattiveria atavica e narrando del ritrovo di soldati, uniti per combattere il nemico, pronti alla mischia e al pianto della battaglia. Le spade al cielo, i cuori palpitanti, l'adrenalina in corpo, sono gli elementi che accompagnano ognuno di loro verso la morte, o verso la vittoria. Adams alza la voce e potenzia la seconda quartina, caricando i compagni ma anche l'ascoltatore, totalmente preso da un pezzo del genere. La sezione ritmica cambia di poco ritmo, diventando ancora più aggressiva e feroce, e allora la guerra prosegue, si combatte per il vero metallo, per uno stile di vita che a pochi è concesso e che è visto male dagli altri. Ma tutti noi combattiamo per una filosofia di vita importante, per la libertà di espressione, per le nostre passioni, per le amicizie, per gli amori, per la musica. Tutti unito sotto un cielo torbido e plumbeo, presagio di morte. Ecco il primo ritornello ed è subito un colpo al cuore, talmente bello da togliere il fiato, roba che incita a impugnare una spada per andare in città a spaventare i passanti. La melodia è molto accentuata, dotata di cattiveria ma allo stesso tempo molto orecchiabile, composta per essere cantata a squarciagola durante i live. Qui sono invocati tutti i guerrieri del mondo, invitati a prendere parte alla guerra, ad alzare le braccia in alto sfoderando le lame luccicanti e assetate di sangue e a gettarsi nella foga come un tuono che si infrange a terra. Si prosegue senza respiro, declamando altre due strofe, nelle quali si sottolinea il fatto che molti nemici intralciano il cammino dei guerrieri della giustizia, ma questi non l'avranno vinta, cederanno alla disperazione e al dolore, perché i Manowar e i loro seguaci sono protetti dagli Dei, sono come la pioggia, il tuono e il fuoco, perciò hanno una forza distruttiva implacabile. Saranno spezzati tutti i loro sogni di diventare re, perché non lo meritano, essendo uomini falsi, ipocriti e vigliacchi, e così i nemici confesseranno le loro colpe prima di morire. Secondo refrain, contornato da cori epici che mettono i brividi, e poi all'improvviso arriva il break centrale, molto utilizzato dalla formazione americana nelle sue cavalcate metalliche. Il momento poetico è evidenziato dall'arpeggio di chitarra che sembra il suono di un'arpa, e ciò ci potrebbe riportare indietro nel tempo, magari in un contesto medievale, quando le battaglie epiche si facevano realmente. Adams è enorme come interprete e recita bene la scena tragica, che è poi una preghiera rivolta ai suoi cari prima di scendere in guerra e probabilmente morire, e l'emozione è acuita dalle tastiere suonate da DeMaio che aggiungono quel tocco di pathos in più all'intermezzo. Un acuto e riparte subito lo splendido chorus che si trascina fino alla fine del brano tra acuti pazzeschi, cori celestiali e sezione ritmica macina sassi. In definitiva, un pezzo che cambia pelle, che gasa, ispirato da una melodia trascinante e da una parte strumentale fenomenale, un capolavoro di epicità.

March For Revenge - By The Soldiers Of Death

"March For Revenge - By The Soldiers Of Death (Marcia Per La Vendetta - Da Parte Dei Soldati Della Morte)" è il primo brano estratto dal live tenutosi in Italia nel 1999, quando i Manowar erano headliner al Gods Of Metal. Columbus è protagonista indiscusso di questa perla, la sua batteria è impetuosa, grazie a rullate d'effetto che riproducono una vera marcia bellicosa. Eric Adams incita alla foga mentre il basso esegue dei giri particolari, contornato da effetti sonori stranianti. Emerge la chitarra di Karl Logan e si snoda in un riffing graffiante, dall'andamento epico e piuttosto cadenzato. La traccia è solenne, meno oscura rispetto alle altre a cui ci hanno abituato i Manowar ma dal sapore trionfale. La melodia fa capolino alla fine di ogni strofa, quando la voce di Adam si addolcisce e declama un breve chorus accompagnato da sonagli che donano al momento una sensazione mistica, quasi surreale, come se si stesse sognando. La prima sezione si chiude così, secondo una struttura compatta e dura come un macigno, poi si ha una pausa silenziosa e il tempo cambia drasticamente una volta giunti a metà. Arpeggio intimista da parte di DeMaio al basso e la scena è tutta di Adams che può dare sfoggio delle sue doti interpretative strepitose anche dal vivo. Quello che ascoltiamo è un intermezzo drammatico, soave, che ricorda un po' lo stesso della canzone "Battle Hymn", dopodiché gli viene incollato un bridge ripetuto dove esplodono all'unisono tutti gli strumenti e Eric Adams risale con la voce per poi arrivare all'atteso acuto spaccatimpani. Inizia la terza sezione, evidenziando un brano che cambia pelle e dalla composizione ardita, di una giovane band che osa e che sa mescolare tante idee. L'assolo di chitarra si erge sugli altri strumenti, seguito a ruota dalla marcia cadenzata protratta dalla batteria e dal basso, ed ecco un secondo bridge prima dell'ultima strofa. I cori in stile colonna sonora di Conan e che fanno del pezzo in studio un'opera di epicità assoluta qui latitano, ovviamente, ma svetta l'acuto mostruoso del mitico singer, che mette in chiaro le cose. In definitiva, abbiamo più di otto minuti di epicità assoluti, ricchi di sfumature e di genialità compositiva. Non c'è una grande tecnica alla base ma poco conta, Columbus è statico e lento, specie dal vivo, ma decisamente preciso. Qui siamo di fronte a una delle più grandi e entusiasmanti band della storia del metal, sul palco unici ed inimitabili. Le liriche puntano tutto sull'effetto e ci ritroviamo, ancora una volta, proiettati nel Valhalla, dove riposano i guerrieri defunti. Questi soldati tornano dall'inferno, metà uomini e metà demoni, per vendicarsi. I nemici devono tremare dalla paura, per loro non ci sarà scampo, i loro figli e le loro mogli saranno rapiti. Questa canzone è un inno alla morte, alla fratellanza, alla vendetta dei compagni caduti. La terra si nutre del sangue degli eroi, ma il sacrificio non sarà vano, poiché la loro forza e il loro acciaio cavalcherà al fianco dei vivi, per proteggerli, e spiriti demoniaci e guerrieri mortali si uniranno per combattere il nemico in una leggendaria unione. 

Carry On

Altra traccia estratta da quello storico live è la meravigliosa "Carry On (Vai Avanti)"la quale è dotata di un appeal freschissimo, dal ritornello perfetto per essere intonato dal vivo, riuscendo a coniugare potenza e furbizia melodica attraverso linee melodiche molto orecchiabili e infarcite di cori. Un giro di basso, delicato e nostalgico, incontra l'arpeggio di chitarra, poi Adams intona la strofa introduttiva, talmente poetica che sembra proporre una raffinata ballata, invece il cambio di tempo è dietro l'angolo, infatti dopo pochi secondi Columbus riprende esattamente il ritmo del brano di apertura sul quale, inaspettatamente, si costruisce il ritornello. In questo caso abbiamo una struttura della traccia rovesciata, perché troviamo il chorus prima dei versi a fare da intro all'intero brano. L'impatto sonoro è da capogiro, i cori fomentano e la melodia fa centro al primo colpo, e tutta questa solarità da parte dei Manowar è del tutto consona al momento festoso. Non a caso, i loro concerti sono un vero e proprio festino a base di birra, musica heavy, donne disinibite e tanto divertimento. Le strofe, veloci e forzute, sono costruite su una valanga di riff e su accordi di basso, sapientemente suonati dai due axe-men e, ancora una volta, risulta ottimo il lavoro sul basso, protagonista anche nei refrain. "Carry On" è un pezzo divertente, in grado persino di stravolgere le regole della composizione, alternando una strofa e un ritornello per tutta la sua durata e creando un percorso fatto a singhiozzo. L'asso di Logan è di scuola hard rock ma molto più metallico rispetto alla versione in studio e suonata da Ross "The Boss", meno veloce rispetto a quelli a cui ci ha abituati e molto contenuto, e fa da scia per la coda finale dominata da chorus ripetuti all'infinito, supportati da una miriade di coretti e dalle urla e dagli acuti del mitico vocalist, primo vero sfogo canoro del disco. Il contesto nel quale si sviluppa il testo è abbastanza tradizionale ma sempre attuale, anche in questo caso la band si rivolge ai propri fedeli, dice loro di proseguire il proprio cammino, senza farsi traviare da nessuno, poiché la stella del nord li guida e li raduna tutti insieme in una specie di famiglia indistruttibile. Da soli sono deboli e plagiabili ma uniti sono in grado di sovvertire le regole imposte dal mondo e di trovare la vera libertà. Combattere il mondo e trovare la strada della giustizia e del benessere, liberarsi dai limiti imposti da questa ipocrita società e radunarsi con gli altri per intonare un canto di gloria e di felicità. Un inno alla musica e alla leggerezza, al contempo, un testo a metà fra l'impegnato ed il messaggio semplice. I Manowar fanno bene intendere che, anche qualora un giorno loro non dovrebbero più essere su questa terra, noi tutti dovremo continuare a diffondere il verbo del Metallo. Andare avanti, sempre e comunque, non arrendersi mai e soprattutto non lasciarsi abbattere da nulla e da nessuno. Ci sarà da versare lacrime e sangue, ma possiamo farcela.

Conclusioni

Il singolo "Warriors Of the World United" cattura per grinta, potenza, esperienza e tanta classe, trattandosi di uno dei migliori pezzi mai composti dal quartetto newyorkese. L'aura magica che circonda questa canzone viene acutizzata anche dall'ottimo videoclip (diretto dal regista Neil Johnson e girato in bianco e nero in montagna, tra fuochi, neve e massicce catene che arredano oscuri antri montuosi) che la Nuclear Blast diffonde in tutti i canali musicali e in tutte le radio, scalando le classifiche di mezzo mondo e raccogliendo consensi di critica e di pubblico, facendola diventare di culto, sicuramente tra le più popolari tracce metal del nuovo millennio, praticamente conosciuta da tutti i metallari del pianeta. I Manowar tornano sulle scene trionfali, forti di un singolo vendutissimo e di una popolarità ancora solida e incontrastata anche dopo venti anni di attività. L'antipasto che la band ci fornisce nell'aprile del 2002 fa presagire un album epico, che riprende le coordinate lasciate un po' in disparte nell'ultimo studio-album, quel "Louder Than hell", uscito ben sei anni prima e che tanto ha fatto chiacchierare nel tempo, pur restando un'ottima prova da parte dei nostri. Purtroppo il singolo che abbiamo appena recensito si rivelerà un buco nell'acqua, perché se da un lato il disco che seguirà, ovvero l'omonimo "Warriors Of The World", conterrà potentissime cavalcate epiche, inni di guerra ed anthem da cantare a squarciagola diventati piuttosto famosi, dall'altra parte deluderà non poco a causa di una struttura della track-list a dir poco scandalosa che la vedrà suddivisa in due blocchi ben distinti, il primo formato da una marea di (discutibili) ballate tutte insieme raggruppate, ed il secondo da una manciata di pezzi feroci, ma abbastanza monotoni e simili tra loro. Prima questo singolo e poi l'album intero, comunque, dimostrano la volontà della band di tornare agguerrita più che mai, spinta anche dall'ira nei confronti dei "nemici della fede" che hanno gettato nel panico e nel terrore New York, la loro città, e tutto l'occidente. Infatti, l'attentato alle Twin Towers smuoverà profondi sentimenti patriottici e sarà protagonista delle liriche dell'album del 2002 che presto analizzeremo e che sarà destinato ad entrare nella storia dell'epic metal, tanto da essere conosciuto da tutti e amato da tanti, nonostante una qualità non proprio eccelsa. in realtà, è un vero mistero il successo ottenuto da "Warriors Of The World" in tutto il mondo, tanto che spesso si sono sentite grida di giubilo per un album che tutto è fuorché un capolavoro; sarà stata la fame di epic metal duro e puro di inizio 2000, sarà stata la nuova linfa vitale indotta dalle nuova generazione di ascoltatori a cavallo tra i due secoli e che tanto ha fatto scalpore in quegli anni, sarà che i Manowar non licenziavano materiale inedito da ben sei anni e perciò l'attesa dei nuovi pezzi era spasmodica, ma fatto sta che, ragionandoci sopra e guardando il lavoro dopo quattordici anni accumulati sulle spalle da quando vide la luce la prima volta, possiamo ammettere che si tratta di un'opera minore, nonostante la sua popolarità. Insomma, nella discografia manowariana si può benissimo posizionare agli ultimi posti, pur rimanendo un dignitosissimo album, ma la grandezza di questo singolo, l'imponenza del videoclip che lo accompagna, la sacralità delle atmosfere e delle liriche che lo compongono, tradiscono le aspettative. "Warriors Of The World United", il brano che dà il titolo al disco, è una gemma di epic metal, al quale possiamo affiancare, per qualità oggettiva e per nobiltà, giusto un altro paio di pezzi contenuti nel full-lenght, mentre tutto il resto è di livello inferiore, ma di tutto ciò avrò modo di parlarne più avanti.

1) Warriors Of The World United
2) March For Revenge - By The Soldiers Of Death
3) Carry On
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