MANOWAR

Thunder In The Sky

2009 - Magic Circle Music

A CURA DI
ANDREA CERASI
16/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

«Nonno, raccontami una storia». Potrebbe iniziare così l'analisi di questo lavoro dei Manowar, citando la celebre introduzione di "The Warriors Prayer", divertente traccia narrata presente nel glorioso "Kings Of Metal", ma forse sarebbe meglio incominciare da qualcosa di più recente e imponente, ad esempio: "Se aveva nome, non lo ricordava più. Se aveva avuto genitori, li aveva dimenticati. Se era nato, non sapeva quando era stato...", ecco, così potrebbe andare bene; sono queste, infatti, le parole usate dallo scrittore fantasy tedesco Wolfgang Hohlbein per introdurre la sua opera letteraria "The Asgard Saga", ovvero una serie di racconti incentrati sulle gesta del dio Thor, di cui possiamo trovare un assaggio in questo ep dall'altisonante e simbolico titolo di "Thunder In The Sky", lavoro certosino dove i nostri quattro cavalieri di New York cercano di musicare gli estratti del poema mitologico, annunciando una lunga collaborazione con Hohlbein che li avrebbe dovuti portare alla produzione di una trilogia epica. Avrebbe dovuto, perché l'ambizioso progetto viene presto accantonato per motivi mai specificati, portando la band americana verso altri lidi, molto meno coraggiosi, tra lo scontento dei fans, già con l'acquolina in bocca all'uscita di questo lavoro nel 2009. Diversi sono i motivi che hanno spinto i Manowar a rilasciare questo succulento mini, prima di tutto il successo di vendite del precedente "Gods Of War", primo concept pubblicato in carriera, capace di far intravedere un nuovo stile adottato, più fresco e originale, che unisce heavy metal e sinfonia per un'opera fortemente narrativa e teatrale, secondo perché il popolo metal chiede musica più complessa e moderna, in qualche modo più "intelligente". Joey DeMaio, mastermind della band, accetta la sfida e in poco tempo butta giù cinque nuovi brani, cinque più uno vecchio ri-arrangiato per l'occasione (la bella "The Crown And The Ring", in questa versione con meno cori e con più chitarra), creando questo sorprendente mini-concept. La novità consiste anche nel fatto che lo storico batterista Scott Columbus decide, per la seconda volta, di lasciare la band, facendosi rimpiazzare da un altro membro storico, Donnie Hamzik, primo batterista dei Manowar, con i quali aveva registrato il leggendario debutto del 1982: "Battle Hymns". Hamzik viene accolto con entusiasmo un po' da tutti, dato che il suo drumming risulta più incisivo e dinamico rispetto a quello di Columbus e ciò fa presagire maggiore cura a livello compositivo; tale freschezza compositiva si denota sin dal primo ascolto dell'opera e i brani presenti assumono maggiore spessore, complice anche la produzione scintillante elaborata dalla Magic Circle Music, etichetta dello stesso DeMaio. Ma non è tutto, perché nel cofanetto troviamo un secondo cd contenente il brano "Father" contato in ben quindici lingue, omaggiando gli adepti di tutto il mondo. Dato che ci troviamo di fronte a una metal-opera dalla natura mitologica, tratteremo questa recensione come fosse un lungo racconto suddiviso in sei capitoli, sei brani che raccontano la storia di Thor, dio del tuono e figlio di Odino, alla ricerca di se stesso ma anche e soprattutto in guerra contro i demoni dell'inferno, fuggiti sulla terra per dominare l'umanità e sottomettere la natura. Dotato di potenza inaudita, l'eroe dal fisico possente e dal fine intelletto, utilizza il suo martello, Mjollnir, per distruggere il nemico. Lo stesso Hamzik infierisce sulla sua batteria come se battesse colpi col martello, arma carica di energia elettrostatica figlia del fulmine e fragorosa come un terremoto, ma Karl Logan e DeMaio, rispettivamente chitarra e basso, seguono il percorso tracciato dal sacro martello scagliando le loro robuste asce in un mondo lontano, ancestrale, dominato da primitivi istinti e dove a governare è la legge della violenza. Un mondo sferzato da venti gelidi, da oceani in tempesta, da cieli tersi invasi da tuoni e saette, per poi discendere verso i campi dove si terranno sanguinose battaglie e dove saranno chiamati in causa uomini, spiriti, animali e Dei, tutti sottomessi alla divina legge della sopravvivenza che premierà i più valorosi, i più fedeli, i più giusti. Vincenti e perdenti, tutti uniti in questo celeste e soprannaturale vincolo. Solo i puri di cuore sopravviveranno, e quando moriranno, perché tutti loro moriranno, raggiungeranno Asgard, il regno dell'acciaio, dimora di Odino e di tutti gli Dei del freddo Nord. Ma ciò non avverrà prima della guerra finale che deciderà le sorti del mondo intero: il Ragnarok, un vortice di dolore e di lame grondanti sangue che trovano il suo cantore nella voce di Eric Adams, narratore principale della vicenda, uno dei pochi in grado di rievocare queste scene lontane, accadute tanto tempo fa, e forse ancora oggi esistenti. "Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre", afferma Sallustio parlando del mito, poiché proprio nel mito affondano le nostre origini, le orini della terra, dell'uomo e dei suoi valori, delle sue eroiche gesta e dei suoi peccati, e "Thunder In The Sky" non è altro che l'incipit di questa vertiginosa storia raccontata dall'unione di Holhbein con i Manowar, ma che in realtà i popoli scandinavi tramandano da millenni. Dunque, alziamo lo sguardo verso quel cielo oscuro che sprofonda nel nulla, squarciato solo dal bagliore dei fulmini (lo stesso che troviamo sulla copertina del digipack) e addentriamoci nella magica vicenda, dove tutto ha avuto origine.

Thunder In The Sky

"Thunder In The Sky (Tuono Nel Cielo)". Il suo mondo è cupo e gelido, la crudeltà lo ha reso cieco, le sue mani corrose dal freddo e la pelle ha assunto i toni e la consistenza del vetro. Ogni passo condotto è un'agonia e i polmoni gli dolgono a ogni respiro, facendolo trasalire come se fosse stato pugnalato all'addome. Il dolore lancinante e la fatica sono sottolineate dal doppio pedale sparato a mille da Donnie Hamzik, in una marcia spietata che non ha limite alcuno. Passo serrato, andamento veloce e atmosfera dannatamente epica, i fraseggi di Logan fanno impallidire gli avversari tanto sono spietati e velenosi, intanto il nostro protagonista prosegue imperterrito la sua avventura, fino a quando non sente il rumore degli zoccoli dei cavalli e l'acre odore di morte e devastazione sparso nell'aria dal freddo vento. Ecco avvicinarsi cinque cavalieri, agguerriti e dall'aria malvagia, ed egli è solo e a piedi, stanco dalla lunga marcia nel deserto, Eric Admas sottolinea questo sfinimento con voce adirata, quasi senza fiato, ma sappiamo che sta per alzare i toni, pronto per la vendetta. Il vagabondo non sa chi è, né da dove viene, né il perché sia diretto lì, ma sa che presto affronterà il nemico. Il rombo del tuono squarcia la terra arida, cambio di tempo, basso in primo piano e drumming massiccio, e all'improvviso si alza la chitarra elettrica, svettando su tutto: altro non è che un vento umido e pungente che lambisce la sua pelle. Ombre oscure prendono vita e si avvicinano al disperso, lentamente si evolvono in forme concrete e dopo qualche istante rivelano la loro natura: uomini con elmi e armature stringono spade al cielo e lo minacciano con sguardi crudeli, privi di emozioni. Troppo tardi per fuggire, la sezione ritmica si scatena, melodia in primo piano e potenza sonora inaudita, DeMaio e Logan incrociano le asce, fendono l'aria con vortici sonori da brividi, Adams carica e intona il ritornello, ferocissimo, minaccioso. Adesso i cinque guerrieri venuti da chissà dove accerchiano la preda e si scagliano contro il suo imponente corpo, simile a quello di un gigante, ma ancora non sanno con chi hanno a che fare. Uno di questi si avventa contro il sofferente, ma con sorpresa si accorge che questi non è un semplice uomo, nonostante gli acciacchi e gli impedimenti dovuti al lungo viaggio, poiché il gigante lo respinge con estrema facilità, dotato di una forza strepitosa tipica di un Dio. Alcuni colpi vanno a segno, altri si scontrano con l'acciaio del martello estratto dall'uomo da sotto la veste; il riflesso dell'arma illumina l'oscurità e quando uno dei predatori cerca di afferrare il martello e di rubarlo, un tuono trafigge il cielo e si schianta a terra, andando a colpire uno dei cinque farabutti facendolo inginocchiare. Karl Logan sfodera una delle sue migliori prestazioni, riffing imponente e poi si lascia a andare in un solo che sembra una danza tribale, proprio lì, nella tundra sferzata dalla neve, lembo desolato e misero. La sezione ritmica si spegne improvvisamente, si ode il soffio di vento che imperversa sulla vallata, poi ecco che il vocalist recita la sua preghiera rivolta agli Dei di Asgard, invocando la forza divina e la protezione della natura, e nelle sue parole, intonate con voce morbida, c'è solo vendetta e odio nei confronti del nemico. «Preparati a morire!» intima il misterioso eroe incarnato da Eric Adams, così riprende fiato per un istante, dunque alza il martello e lo agita in aria, una strana carica elettrica segue dall'orizzonte e si concentra alle sue spalle poi, batteria scatenata e asce mefistofeliche, si ricomincia a spingere velocizzando il pezzo e irrobustendolo con una dose di cori inseriti dopo ogni chorus. Quando questi scaglia l'arma contro la spada del nemico la spezza in due proseguendo la sua corsa e andando a colpire dritto il cranio del nemico. L'osso si frantuma esplodendo in mille pezzi, i lampi emessi da quel martello illuminano gli schizzi di sangue e il nemico è sconfitto. Si riparte col clamoroso refrain, ricco di gloria imperitura e di rabbia repressa, Adams si scatena dietro al microfono, lancia grida di guerra, e nella vicenda raccontata gli altri quattro nemici, nonostante i prodigi di quel guerriero gigante, restano sul posto per affrontarlo, pronti a combattere uniti contro uno solo. Ma quest'uomo è protetto dagli Dei, anzi, anch'egli per metà è un Dio, e per loro non ci sarà grazia. Il suo nome è Thor, figlio del tuono.

Let The Gods Decide

"Let The Gods Dicide (Lascia Che Gli Dei Decidano)". L'inferno ha sputato i suoi demoni, rigettati sulla terra per creare devastazione, Eric Adams attacca con una serie di acuti trasmettendo caos e distruzione. Le fiamme divorano tutto e tutti, cibandosi di carne e sangue, di uomini e bestie, Karl Logan si divincola con un riffing di heavy metal puro, molto classico nel suo incedere, ripreso poi da Joey DeMaio e il suo basso roboante, e insieme creano una base massiccia e spaccaossa. Thor sente una voce dentro di sé che dice di assolvere ai suoi doveri, di aiutare i deboli, di sacrificarsi per l'umanità; combattere e morire è il suo destino di guerriero protetto dagli Dei, ma la sua morte può ancora attendere, prima bisogna distruggere il nemico, stritolarlo tra le sue possenti dita, colpirlo alla schiena, nell'ombra, senza destare attenzione. Se soltanto gli Dei fossero dalla sua parte. Thor si affretta verso la sua piccola barca da guerra e attacca di sorpresa, ecco dunque il pre-chorus, parte preziosa dell'intero brano, molto evocativa e dotata di una punta melodica non indifferente, quindi al porto si scaglia contro una serie di navi nemiche, ma queste sono troppe e insieme formano una linea nera sterminata. "Le Drakkar più che navi sembravano mostri famelici", pensa Thor, ma in suo soccorso arrivano pochi coraggiosi, si schierarono con lui per cacciare il nemico e in questo modo la sua forza viene triplicata grazie agli Einherjar, gli spiriti dei guerrieri morti, tornati dall'oltretomba per condurlo alla vittoria. Eric Adams intraprende la vorticosa via che lo conduce presto al ritornello, bello fresco e orecchiabile che fa presa all'istante, ma dura poco, poiché si riprende a marciare. Torben, amico del grande Thor, urla «E adesso che facciamo? Non riusciremo mai ad attraversare il porto, le navi nemiche sono troppe», Thor fa un ghigno demoniaco «Vero, ma ho un'idea!» e si lancia in una lunga risata scandita da una rullata di Hamzik dietro le pelli. Sezione ritmica implacabile, il metallo dei Manowar punta al sodo, con estrema semplicità ma anche con grande effetto. Nelle tenebre, una serie di lampi tempestano il cielo stellato e il martello sacro chiamato Mjollnir cade dall'alto facendo una strana curva, ponendosi quasi orizzontalmente e andando a distruggere tutti i timoni delle navi nemiche in una sorta di reazione a catena. Thor alza il braccio e afferra al volo il suo martello, intanto i nemici in mare sono stati massacrati, ma non quelli sulla terraferma, e così l'uomo fa vibrare ancora una volta la sua arma, scagliandola contro il porto. Il sacro Mjollnir va a infrangere qualsiasi cosa si trova davanti: alberi, costruzioni e uomini, fracassando loro il cranio e tornando nella forte mano del suo padrone. Karl Logan esegue il brillante assolo e sembra proprio che la sua sei-corde sia la rappresentazione del martello e che la sua performance sia il percorso fatto dalla sacra arma per sterminare il nemico. Torben è sorpreso «Ma che sta succedendo?», i suoi occhi sono increduli, Thor si volta verso di lui «Bisogna cambiare la nostra sorte, Capitano. Ora gli Dei sono dalla nostra parte!», Adams fa un ghigno sornione, una piccola risata e alza il tiro, aumentando la dose di adrenalina in corpo, prima di lanciarsi nella coda finale costituita da un paio di refrain e dalla chitarra incandescente di Logan. Torben sorride, i battiti del suo cuore aumentano d'intensità e in quel momento capisce che lui e il suo esercito avranno la vittoria in mano, grazie al possente Thor.?

Father

"Father (Padre)". Le punte degli stivali si affacciano sulla ripida scogliera, spaccata in due come se un gigante l'avesse divisa con un'ascia magica. Sotto, il vuoto profondo dove il vento soffiava impetuoso creando vortici di elettricità, dunque una dolce e meditabonda melodia si fa largo nella vallata, scandita dall'arpeggio di chitarra. Thor alza lo sguardo davanti a sé e ammira la bellezza del paesaggio «Chi è il creatore di tutto ciò?» si domanda a voce alta e trova subito la risposta: "Odino" sospira, così come sospira Adams nell'intonare cotanta morbidezza sotto forma di ballata ancestrale. A quel punto ricorda con nostalgia suo padre e perciò a lui si rivolge pronunciando parole al vento «Tu mi hai insegnato a distinguere lo sbaglio dal giusto, mi hai educato a vivere e mi hai dato il più bel dono che un uomo possa ricevere. Io sono parte di te» E' questo il bellissimo ritornello dalla melodia ariosa e adagiato sulla divina voce di Admas, mentre la base ritmica è cauta, la batteria appena percettibile, il basso anche, il tutto contornato soltanto dalla chitarra di Logan. Thor torna a valle, i suoi passi affondano nella neve e quando raggiunge il villaggio incontra l'amico Bjorn, poeta-cantore del nord e compagno di mille battaglie, «Io non so se sei un Dio o un semplice umano, ma sento che sei speciale. C'è un segreto dentro di te» dice Bjorn, poi prosegue «Ma non importa se sei l'uno o l'altro, non importa da dove vieni o chi ti manda, so soltanto che sei un amico, un eroe che ci deve difendere dall'oscurità, dal male, e riportare la libertà al nostro popolo.» Thor incrocia le braccia e si appoggia a un albero, «Mio caro amico, tu non credi veramente che io sia un Dio.» «Molti lo credono. I tuoi soldati lo credono e così i loro figli? se sei un Dio devi assolvere i tuoi compiti e aiutare il tuo popolo e la tua terra.» Thor si allontana, "Ed io sarei un Dio?", si interroga, dunque ripensa a suo padre, forte e coraggioso, leale e dall'animo puro; la sezione ritmica si rafforza, Donnie Hamzik spara dei colpi micidiali e incomincia a emergere la chitarra elettrica per una serie di riffs crepuscolari, intanto DeMaio si accomoda dietro le tastiere e rende ancora più solenne il momento. Certamente Thor è un Dio, figlio del grande Odino, re del freddo nord, ma nutre ancora dei dubbi sulla sua natura, nonostante la sua forza abbia poco a che vedere con quella di un semplice uomo? e anche il controllo sul martello Mjiollnir, in grado di essere impugnato soltanto da lui. Il barbuto poeta lo rincorre quando Logan esegue un leggiadro assolo, malinconico e quindi poco graffiante, ma certamente sentito, le tastiere si impennano e invadono lo spazio, e alle spalle gli intima «Molti dicono che Odino sia morto in battaglia, che non esiste più, perciò non possiamo farci più affidamento. Non so se tutto questo sia vero ma il Ragnarok è vicino e dobbiamo prepararci.» Thor si volta verso l'uomo «Odino non è morto!» sospira con la voce un poco alterata dall'ira «E chiunque afferma ciò assaggerà la rabbia del mio martello.» Il guerriero prosegue il cammino pensando che suo padre sia sempre con lui e che segua ogni suo passo, perché Egli era parte di lui. Col pensiero al padre, la ballata sfuma nel silenzio.?

Die With Honor

"Die With Honor (Muori Con Onore)". Trentasette sono gli spiriti guerrieri, i cosiddetti Einherjar, e tutti insieme si stanno preparando per il Ragnarok, la guerra finale che avrebbe deciso il trionfo o la sconfitta dell'umanità e dei suoi Dei. La loro marcia è evidenziata dalle pulsazioni del basso di Joey DeMaio, usato come un tamburo da guerra ma anche espressione dell'irrequietezza d'animo per l'imminente giorno del giudizio. Il nervosismo è palpabile dagli strumenti, una sferzata di Logan che penetra il cervello, un colpo ai piatti da parte di Hamzik, tutto è pronto. Adams, con voce sospirata, dà inizio ai preparativi. I volti degli Spiriti Guerrieri sono coperti da maschere d'oro che li rendono simili a figure mitologiche, contornati da un alone misterioso, e le loro fibbie e vesti di cuoio riflettono la luminosità dello loro spade. Venuti dal mondo degli inferi e nonnostante l'aspetto poco rassicurante che mette in fuga chiunque, sono giunti sulla terra per annientare le creature malvagie che vogliono sottomettere gli umani, perciò combattono al fianco di Thor, proteggendo la terra e il regno di Asgard da tutti gli usurpatori. La loro descrizione si prende le prime strofe, poi si passa subito allo strepitoso refrain, aulico, nobile, dai toni regali. Cavalieri coraggiosi, dotati di magia e pronti a sacrificarsi per i giusti ideali, lotteranno fino allo stremo, verseranno sangue e mai si arrenderanno, morendo con orgoglio accanto al loro capo: Thor il grande, Thor Dio del Tuono, Thor figlio di Odino e protettore del genere umano. «Combattiamo col sangue, combattiamo con l'acciaio, moriamo con onore senza arrenderci mai!» urlano impavidi al comando del Dio. Logan libera un riffing viscerale, caotico, distruttivo, ecco una nuvola di polvere, neve e ghiaccio che annuncia l'arrivo del nemico, migliaia e migliaia di guerrieri si stanno radunando per sfidare gli Dei e creare un nuovo ordine che potrebbe, in un futuro non lontano, governare il mondo. Thor getta uno sguardo al suo vice, un soldato con la maschera da lupo e questi capisce al volo, fa un cenno con la mano e dà il via all'esercito. Trentotto soldati contro migliaia, apparentemente una lotta impari ma Thor guarda l'orizzonte e vede il sole rosso sangue, presagio di vittoria. I due eserciti si scontrarono, accendendo il campo con il clangore delle loro armi, sezione ritmica muscolosa, cori bellici da contorno per irrobustire il ritornello, pregno di misticismo e trionfo. Thor ascolta le grida del suo amico dalla testa di lupo, marito della bella Urd, che è da poco diventato padre: «Se non dovessi fare ritorno riporta il mio corpo a casa su di uno scudo e di a mio figlio che ho scelto di morire piuttosto che arrendermi», poi alza la spada e si scaglia nella foga. Thor lo perde di vista, sa che andrà a morire, ma non può farci nulla. I cori aumentano di intensità, Adams li sovrasta tutti lanciandosi nella foga.?

The Crown And The Ring

"The Crown And The Ring (La Corona E L'Anello) - Metal Version". Giunge il momento della preghiera: quante battaglie ha dovuto affrontare? Quante vittorie e quante sconfitte? Thor ha smesso ormai di contarle ed è stanco di uccidere, ma adesso è tutto finito. La guerra è terminata, molte vite sono state strappate. Thor prova solo una grande debolezza, la terra respira il dolore di tutti coloro che sono morti e di tutti i sogni che fino ad ora sono stati infranti. E' come se la creazione stessa fosse una piaga che non si sarebbe più sanata. Eric Admas è profeta e narratore, aiutato, nella sacralità del momento, dai cori epici: «Odino» invoca stanco, e questa semplice parola, appena sussurrata al vento, si trasforma in un grido contenente mille questioni: perché Thor è stato mandato sulla terra per combattere? Perché suo padre lo aveva condannato ad affrontare questa lotta estrema e a perdere tanti amici tra atroci sofferenze? Per cosa poi? Tutto per difendere un lembo di terra sommerso dalla neve, investito dal gelo e soffocato delle ombre, evitato persino dalle altre divinità per via della sua desolazione. La melodia è irresistibile, la carica emotiva del pezzo è da brividi, l'epos si riversa in questa manciata di versi. Il Dio si gira verso il suo cavallo, fedele compagno, lo accarezza e in quel momento percepisce le emozioni della bestia, l'unico amico rimasto, l'unico che non è spaventato dal suo nome e da ciò che questo rappresenta. I fumi della battaglia sono ancora alti in cielo, ma adesso intorno c'è solo silenzio. Thor impugna il martello Mjollnir, le tastiere sottolineano l'aulicismo del gesto, i cori aumentano a dismisura, ecco un accenno di chitarra elettrica, dunque lo prende dalla sella del suo destriero e lo contempla: «Siamo re solitari, cavalchiamo un vento di fuoco e il destino ci ha portato un anello e una corona ricoperti di sangue e di orgoglio», il peso dell'arma aumenta a dismisura tanto che fece fatica a sorreggerlo, Adams lancia un acuto spaventoso, carico di orgolgio ma anche di sofferenza, forse perché il potere del martello è intriso di sangue e di carne prelevati dai molteplici nemici. Thor agita l'acciaio e osserva la sua ombra riflessa sulla terra che si allunga a dismisura, assomigliando a un gigante sdraiato sull'erba ghiacciata. «Odino, ti sto aspettando, ti invoca tuo figlio, ti porgo la mia arma e ti saluto poiché tra poco sarò con te, nel regno dell'acciaio». Logan stride la sei-corde, sommergendo il coro in sottofondo.?

God Or Man

"God Or Man (Dio O Uomo)". Chitarra e basso in vortice di inaudita potenza, velocità intrinseca data dalla doppia cassa, melodia letale che fa breccia al primo ascolto. Tutto ciò a indicare che la guerra contro il male era stata vinta. "Ma è stata davvero una vittoria?" Thor si interroga, mani grondanti sangue nemico e vesti sporche di fango, "Ci sono davvero dei vincenti oppure siamo tutti perdenti uniti da un triste e funereo destino?", domanda a se stesso. Hanno trovato la pace che cercavano da tanto tempo? Il Dio non sa rispondere, è ancora stordito dalla furia della distruzione. Fa ritorno al villaggio e si dirige a casa dalla bella Urd, le consegna il corpo del marito, lavato e adagiato sullo scudo; l'uomo è morto con coraggio sul campo e Thor sta mantenendo la promessa fatta il giorno prima, durante la battaglia. Giunge inaspettato e terremotante e dopo una sola strofa il ritornello, con grande freschezza e grazie a un magico Adams che si impone sui feroci strumenti, Urd siede accanto al fuoco del camino e offre da bere al guerriero, il quale manda giù la bevanda a grandi sorsate, quasi stia cercando di spegnere il fuoco che gli arde in gola. «Mio figlio ti ha chiamato, Thor», la voce della donna è morbida «Ha visto centinaia di corpi martoriati dal tuo martello.» Ciò assomiglia tanto a un'accusa e Thor si sente in colpa, perché se fosse stato veramente un Dio avrebbe difeso tutti i suoi uomini e avrebbe salvato la vita al marito di Urd, ma così non è andata. «Io non sono?» le parole gli muoiono in bocca. Sta per dire di non essere affatto un Dio, ma non ne è certo, probabilmente lo è, anzi sicuramente, ma sente di essere anche un umano. Allora è entrambi, non c'è altra soluzione: metà divinità e metà mortale. Con questa presa di coscienza Adams lancia un urlo, un acuto violento, poi ride, e allora la chitarra di Logan emette uno stridulo lamento, seguito a ruota dal passo pesante del basso di DeMaio. La parte strumentale non dura molto, così la narrazione riprende, la vedova si alza in piedi e tocca un graffio sulla spalla dell'eroe, ma questi non sente dolore, tanto che costretto da un impulso primitivo fa rotare il braccio attorno al fianco di lei e la stringe a sé. Annusa l'odore dei suoi capelli e il profumo della sua pelle. Sa di vita. Dopo tanta morte ecco un po' di vita? «Che buon odore!» esclama. Si baciano, il tocco delle loro labbra è delicato e passionale, ma all'improvviso lei viene afferrata da un guanto di metallo e allontanata. Davanti a sé Thor vede un cavaliere dall'armatura nera, addirittura alto più di lui, che gli punta una spada contro, dalla fessura dell'elmo si intravedono gli occhi di ghiaccio che emettono una strana luce «Puoi venire con noi, oppure morire», dice con voce soffocata dall'elmo, e così anche Adams nella ripetizione del chorus, poi nella stanza entra un secondo uomo, si avvicina a Thor e gli intima di alzarsi «Adesso dovrai decidere, fratello, vieni con noi o perirai come tuo padre!». Gli strumenti sfumano lasciando questo grande punto interrogativo. Come andrà a finire??

Conclusioni

La narrazione si interrompe qui, lasciandoci con l'amaro in bocca e tante domande in testa: che fine farà il nostro eroe? Chi sono gli uomini dalla nera armatura? Odino è davvero morto? La Asgard Saga non ha modo di proseguire, né liricamente né tantomeno musicalmente e a noi non spetta che accontentarci di questo stralcio che raccoglie sei frammenti di sei capitoli diversi provenienti dal primo tomo, scritto proprio in contemporanea alle registrazioni di questo ep. Un peccato non poter ascoltare e leggere l'intera opera, un peccato che i Manowar abbiano abbandonato l'ambizioso progetto per poi dedicarsi alle inutili ri-registrazioni dei loro due dischi più importanti in assoluto: "Battle Hymns" e "Kings Of Metal". Nessun risonante e stentoreo epilogo seguirà la vicenda, il tributo alla mitologia norrena "non s'ha da fare, né domani, né mai", citando "I Promessi Sposi", fintanto che proprio di matrimonio, in questo caso artistico, stiamo parliamo, ovvero quello tra la più importante epic metal band di sempre e lo scrittore fantasy Hohlbein, popolare soprattutto in patria. Le premesse per la riuscita di un ottimo lavoro c'erano tutte: dal nulla che tutto avvolge, sei fulmini si sono fatti largo andando a colpire le casse dello stereo, sei saette scagliate chissà da dove e per mano di chi, forse da un Dio, per scuotere gli animi a suon di metallo pesante, capace di alternare momenti di puro delirio come "Thunder In The Sky", "God Or Man" e "Let The Gods Decide" ad altri di profonda emozione come "Father" e "The Crown And The Ring", per poi trovare il giusto compromesso in "Die With Honor", orgoglioso brano dai toni aulici scelto come singolo di lancio per anticipare un progetto di ampio respiro che non avrà continuazione se non nel nostro immaginario. I quattro cavalieri di Auburn, New York, erano partiti bene, ma ci dobbiamo accontentare di questo breve lavoro lasciato in sospeso; parliamo di buoni pezzi dalla struttura molto semplice, canonica, ove gli strumenti elettrici tornano a farsi sentire dopo la parentesi orchestrale di "Gods Of War" delineando canzoni spoglie della patina sinfonica che ha causato feroci critiche ai lavori recenti pubblicati dalla band, recuperando così genuinità e snellimento, elementi evidenziati da una produzione incredibile in grado di fare luce su ogni minimo particolare, ma la freschezza compositiva riguarda soprattutto la costruzione delle liriche in funzione della narrazione e del leitmotiv che le collega tra loro, creando in questo modo un'unica ambientazione avente gli stessi personaggi e le stesse atmosfere, conducendo l'ascoltatore nel mondo fantasy prodotto dai Manowar, al fine di combattere al fianco di Thor, aiutarlo nella missione di portare la pace al suo popolo, di soffrire assieme a lui e di conoscere tutti i protagonisti della vicenda. Donnie Hamzik dimostra la sua abilità dietro le pelli, offrendo una grande prestazione, molto dinamica e ricca di sfumature, Karl Logan non eccede in velocità di esecuzione ma sembra più riflessivo e maturo del solito, scegliendo l'orecchiabilità alla tecnica, Joey DeMaio non dà cenni di protagonismo, lasciando spazio uguale a tutti i membri e limitandosi a suonare in maniera classica, senza sperimentazioni di sorta, mentre il divino Eric Adams per la prima volta in carriera, data l'età, è costretto a porsi dei limiti vocali, diminuendo drasticamente gli immancabili e strazianti acuti spaccatimpani che ne hanno fatto un'icona del metal in favore di tonalità meno audaci; ma non per questo la sua performance cala di intensità, restando sempre e comunque su livelli stellari, offrendo parecchi momenti da brividi, cosa che solo uno straordinario cantore come lui sa regalare. Ma non è finita, perché fin qui abbiamo parlato del primo dischetto, tralasciando volontariamente il secondo, sicuramente meno importante ma altrettanto curioso, poiché contenente quindici versioni differenti della ballata "Father", scritta dal bassista in memoria di suo padre. Tali tracce, a dire la verità poco utili ai fini del giudizio complessivo, sono intese non come arricchimento dell'opera raccontata ma solo come ringraziamento a tutti i fans della band sparsi nel mondo, e così abbiamo la possibilità di ascoltare la canzone, cantata dal buon Adams, in lingua giapponese, oppure in lingua ungherese, in norvegese e in tanti altri idiomi, persino in italiano, cosa che non può che renderci felici. Sicuramente, al posto di una seconda parte decorativa (diciamolo: al massimo la si ascolta una volta soltanto), sarebbe stato più intelligente e più gratificante inserire un'altra manciata di brani inediti, in modo tale da formare un vero e proprio album, più completo di quello che ci ritroviamo tra le mani, avvolto in un bellissimo box nero, scalfito solo da qualche lampo a illuminare le scritte interne, ideato dall'illustratore Ulrike Dramsch e che, simbolicamente parlando, assomiglia tanto a un vicolo cielo, un tunnel completamente buio dentro al quale la band americana si è ritrovata, dispersa nei meandri dell'ignoto, spade sguainate e assetate di sangue, sguardo fisso nel vuoto cosmico, alla ricerca di luce, alla ricerca della strada che l'avrebbe portata dritta ad Asgard.

1) Thunder In The Sky
2) Let The Gods Decide
3) Father
4) Die With Honor
5) The Crown And The Ring
6) God Or Man
correlati