MANOWAR

Live In Spain

1999 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANDREA CERASI
04/01/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Il singolo Live In Spain è l'ennesima uscita "personalizzata" che i Manowar, durante il lunghissimo tour durato tre anni (tra il 1996 e il 1999) fanno al proprio pubblico, tanto per soddisfare i palati più esigenti ed evidenziare il proprio legame con i seguaci che da sempre pongono la band su un piedistallo, nell'Olimpo dei grandi della musica. Questa volta, tra le nazioni che vengono omaggiate e che hanno il privilegio di poter godere di tre fiammeggianti pezzi firmati dalla band più rumorosa al mondo è la Spagna; dunque, nel 1999 i metallari spagnoli hanno la possibilità di acquistare la live-compilation uscita per la Nuclear Blast dal titolo di "Hell On Stage", arricchita proprio con il singolo di cui stiamo parlando, venduto insieme all'album oppure separatamente in tutti i negozi di musica del territorio. Il metallizzato monicker Manowar stavolta si staglia sulla bandiera giallorossa della Spagna, per creare l'ennesimo connubio vincente da collezionare (oggi impresa ardua, essendo fuori produzione e molto raro). In scaletta sono presenti tre brani popolarissimi, eseguiti e registrati in due sedi: quelle Madrid e di Murcia, nelle sere del 24 e del 26 giugno 1998, quando i Manowar incendiano i due palazzetti con due performance da brividi e riuscendo a fare il sold-out in entrambe le occasioni, segno della fedeltà dimostrata dai fans nei loro confronti, nonostante gli anni difficili che l'heavy metal ha attraversato durante tutto il decennio e il buio artistico/commerciale che ha divorato, purtroppo, centinaia di band, anche quelle più autorevoli. La band di Auburn, New York, a differenza di tante altre, ha attraversato indenne la crisi degli anni 90 e anzi, proprio nell'ultimo scorcio del millennio ha aumentato esponenzialmente e per molteplici cause il proprio successo e la propria fama, come testimonierà il clamoroso successo di vendite dell'album "Warriors Of The World" in tutto il mondo, autentico best-seller della band, secondo solo al leggendario "Kings Of Metal", disco conosciuto anche dai sassi e pietra miliare dell'epic metal. Insomma, anno dopo anno la storia e la popolarità dei Manowar, a differenza di quasi tutte le altre storiche formazioni, si rafforza sempre più, merito della coerenza mantenuta in carriera, di onestà dimostrata nei confronti della musica e di amore incondizionato trasmesso ai propri adepti. "Live In Spain" certamente non è un pezzo da ammirare a bocca aperta, in quanto offre poco e niente in termini di importanza, i brani qui contenuti sono presenti in tante altre raccolte e in tanti altri live-album e, se si possiede l'album "Hell On Stage" appunto, tutto ciò risulta un pochino superfluo, a meno che non siate collezionisti incalliti e i Manowar siano una vera e propria religione da seguire e venerare fino alla tomba. Si tratta, un po' come nella loro carriera hanno fatto moltissime altre band, di una raffinata operazione commerciale messa in atto dal gruppo stesso, e nel caso specifico, dalla label di appartenenza. Quello che contraddistingue i Manowar da quasi tutti gli altri gruppi che hanno operato questa scelta, è il fatto di essersi completamente dedicati ai fan, senza mai rilasciare solo e soltanto materiale promozionale goloso appannaggio di pochi, o comunque tonnellate di dischi triti e ritriti. Quanto piuttosto una mirata operazione volta a far sentire tutti i fan di questa storica band come parte di una grande famiglia; se ogni singolo live infatti non aggiunge niente di più e non toglie nulla alla discografia dei Manowar, presi come blocco unico rappresentano un enorme spazzolata di quanto la band sia dedita ai suoi fan. Tutti sappiamo che senza noi, coloro che si dedicano anima e corpo ad un gruppo, che segue le sue vicende e va ai concerti, una band è ben poco. Ecco, i live personalizzati sono un messaggio da parte di DeMaio e soci, quasi a voler dire "grazie per tutto ciò che avete fatto per noi". Certo è che dal vivo la band di DeMaio non ha rivali, i nostri sono delle macchine da guerre che spazzano via tutto, incendiano palchi e scuotono gli animi dei presenti, riuscendo a creare un'alchimia indissolubile col pubblico e un'atmosfera davvero magica, percettibile anche nei sedici minuti del cd che andremo a descrivere, dove riecheggia trionfale il loro metallo epico fatto di potenza e acciaio, di cuore e passione, di inni al metallo e canti di guerra. In questo singolo fanno la loro comparsa tre cavalli di battaglia, diventati famosissimi nel tempo, rappresentanti stessi di un certo tipo di musica che punta dritto alla pancia dell'ascoltatore, resuscitando in questi, sentimenti profondi e primordiali che soltanto i Manowar sanno evocare così bene. Ma andiamo scoprire quali sono analizzandoli al dettaglio.

Manowar

"Manowar (Uomo Di Guerra)" è il clamoroso pezzo col quale la band apre ogni concerto sin dalla sua nascita, nel lontano 1982. La canzone, infatti, è la narrazione della storia dell'esordio dei Manowar e perciò rappresenta l'esternazione stessa della filosofia manowariana e autocitazione di questi quattro cavalieri americani. Possiamo intenderla come l'introduzione alla band e al mondo che la circonda, ed in effetti non c'è niente di meglio di questa canzone per presentarsi sui palchi di tutto il mondo, raccontando dell'incontro del bassista col chitarrista (in quel caso era Ross The Boss) durante il tour con i Black Sabbath, grazie ai quali i due musicisti si incontrarono per volontà del compianto Ronnie J. Dio, allora vocalist dei Sabbath. Da quella stretta di mano tra chitarrista e bassista nascono i Manowar e, come sottolinea il testo di questa canzone, nascono per vivere in eterno, per conquistare ogni costa, fracassare il terreno ed incendiare palchi come in questo caso, tra il delirio del pubblico spagnolo presente che li invoca a gran voce. L'ambizione (ed anche l'ego) smisurata della band gli creerà non poche critiche, i detrattori negli anni saranno tanti e tanto sarà persino l'odio del pubblico nei loro confronti, soprattutto dagli anni 90 in poi a causa di questa estremizzazione del guerriero "Manowar" e dei suoi ideali, ma sarà enorme anche l'amore dei propri fedeli, sempre pronti a supportare questo fantastico gruppo. Poche band riusciranno a creare un vero e proprio credo e a essere idolatrati come loro e la traccia qui presente ne è testimonianza, dove la band spinge al massimo, il pubblico pare divertirsi e gli altoparlanti fanno scintille per sopportare i suoni terremotanti della musica. E' anche grazie a questi ragazzi e alla canzone eseguita che oggi l'heavy metal non è solo musica ma un culto da venerare in eterno. "Manowar" è una canzone trascinante, heavy metal classico, puro e dall'andamento veloce, dove emerge il basso "metallico" di Joey DeMaio, sempre pompato a mille e protagonista della performance, e soprattutto l'incontenibile voce di Eric Adams, che con i suoi acuti fomenta non poco. Le strofe sono scintillanti e ci proiettano nella foga, intanto Adams da sfoggio delle sue doti canore con un'interpretazione magistrale e proprio qui nascono (come asserisce il testo) i Manowar che tutti noi conosciamo, quelli destinati alla gloria dell'epic metal. Questo pezzo è il punto di inizio della carriera dalla band e di ogni live, una marcia destinata a farsi sempre più veloce e potente, il refrain è strepitoso, concepito, come in questo caso, per creare sfaceli dal vivo con i cori del pubblico ad accompagnare le note più alte e persino gli acuti unici e inimitabili di Adams accompagnati dalle grida sgraziate dei presenti in sala, i quali proprio in questo contesto possono liberare i personali istinti animaleschi e primordiali. Da sottolineare la sezione ritmica, un vero spasso, la chitarra di Karl Logan e la batteria di Columbus sono il punto di forza di questo pezzo, semplice nella sua costruzione ma decisamente possente, dalla natura classica e di facile ascolto. Un vero trionfo dal vivo.

Kill With Power

"Kill With Power (Uccidi Con Forza)" viene suonata dal vivo a Murcia, in Spagna, mentre la versione che troveremo all'interno dell'album "Hell On Stage" sarà quella estrapolata dal concerto di Madrid del 24 giugno 1998, di due giorni prima rispetto a questa. Questa opera di primordiale metallo epico viene intonata da tutto il pubblico e scandita da una foga corale senza precedenti. In effetti si tratta di un pezzo veloce e quasi isterico, potentissimo, dall'attitudine classica, che si incolla sulla pelle per non ti lasciarti più, accompagnandoti per mano in ogni nota, fino al clamoroso e liberatorio ritornello che praticamente ogni metallaro del mondo conosce. Columbus si scatena dietro le pelli, è il momento di evidenziare la sua forza indomita picchiando fino allo sfinimento sui tamburi, il pubblico sembra elettrizzato dato che continua a fischiare e a urlare di gioia. Chitarra e il basso sono sparati a una velocità incredibile e ad un volume a limite della sopportazione tanto che persino gli altoparlanti cominciano a gracchiare, ma nulla di preoccupante, tutto ciò fa parte della normale perfomance dei Manowar, proprio in quegli anni entrati nei guinness dei primati in qualità di band più "rumorosa" al mondo, suonando a volumi pazzeschi e bruciando spesso gli amplificatori, superando così un'altra band  come i Motorhead di Lemmy. In questo contesto Joey DeMaio e Karl Logan hanno l'opportunità di ritagliarsi un proprio spazio dove far valere le proprie capacità e la propria tecnica, dunque si lanciano in una serie di lisergici fraseggi che sembrano un terremoto, raggiungendo l'acme nel prezioso assolo che evidenzia le loro qualità e la loro velocità di esecuzione. Il ritmo è sinuoso, energico, delirante anche,  Eric Adams è mefistofelico, sia nei versi che nel ritornello, crogiolo di emozioni intense e di istinti barbarici, sparando acuti inverosimili alternati a risate isteriche, soprattutto in prossimità del ritornello, dove troviamo un importante dialogo tra voce e batteria, che cresce attraverso una serie di intervalli stoppati nei quali Adams canta accompagnato dai cori della platea le ultime parole del refrain. Siamo di fronte a un vero gioiello di metallo barbarico che fa della semplicità e dell'energia il suo punto di forza, riuscendo davvero a scuotere gli animi grazie alle sue turbolenze vocali e strumentali. L'arena si trasforma un campo di battaglia, il pubblico spagnolo è scatenato e in preda al delirio e al misticismo delle liriche, così ci troviamo in mezzo a un esercito assetato di sangue che grida di uccidere ancora e ancora. Questi soldati protetti da Odino si gettano nella mischia, nella foga della guerra con le spade al vento, carichi di rabbia e di emozioni profonde e disperate. Tutto ciò è un inno alla sacra guerra, alla gloria dei guerrieri che si sacrificano per i loro ideali e alla mortalità e alla fragilità del corpo umano, mentre l'anima del puro sarà destinata all'immortalità, al meritato trionfo nelle sale del Valhalla, accanto agli Dei, dove festeggerà in eterno.

Hail And Kill

"Hail And Kill (Acclama E Uccidi)" è probabilmente la più popolare canzone epic metal di sempre, molto amata da tutti e osannata dalla critica, un vero trionfo di istinti primordiali e passioni barbariche. Al centro della battaglia, ossia nell'arena di Madrid, il 26 giugno 1998, i nostri quattro cavalieri sono ispirati più che mai, basta soltanto l'introduzione con tutta la sezione ritmica impennata per trasmettere ferocia e per liberare gli istinti più animaleschi e a far gioire il pubblico. Il popolare fraseggio iniziale è la massima espressione di epicità, mentre la batteria, che scalcia ogni tanto, interviene a ricordarci che i toni sono solenni ma oscuri e perciò crea la giusta atmosfera apocalittica. E' la quiete prima della tempesta, Eric Adams inizia a cantare con tono deciso ma delicato sopra un arpeggio emozionante ed intimo, attraverso il quale i guerrieri pronti alla lotta si stanno radunando sulla cima di una collina. Il pathos cresce a dismisura e l'atmosfera si carica di elettricità allo stato puro, lo si percepisce dai cori del pubblico spagnolo, in ossequioso silenzio prima e poi in coro assieme all'ugola di Adams, in attesa dell'esplosione della sezione ritmica. Quello che si va a formare è un esercito di uomini, in sella ai cavalli, decisi a gettarsi nella mischia, scendendo dal colle con passo svelto facendo tremare la terra e riproducendo lo scoppio di un tuono in cielo, le spade strette in mano e assetate di sangue e i martelli alzati in aria in onore degli Dei. L'acuto di Adams è lunghissimo, molto di più rispetto alla versione originale, anche se mostra una certa stanchezza, ma ciò basta per evidenziare la potenza di uno dei più grandi vocalist della storia del rock. Il lungo verso si stoppa improvvisamente, il silenzio aleggia nell'aria e nessuno fiata, poi tutto si carica e sfocia nell'ira funesta della voce dello stesso Adams, più infernale che mai, che comincia a intonare la seconda strofa con quanta più energia in corpo, cantando di morte e di sangue che stanno per invadere la terra sulla quale giacciono cadaveri. La cattiveria vocale è ben supportata da una sezione ritmica spaventosa, il riffing di Logan è tagliente quanto pesante ed anche un po' confuso, il basso pulsa febbrilmente e Columbus è monolitico. Il refrain è spietato, intonato solo dal pubblico, adrenalinico al punto giusto, che chiede di salutare e morire da veri guerrieri. L'ennesimo acuto del vocalist, vero marchio di fabbrica della musica dei Manowar, spezza questo momento corale e allora si riparte con la stessa velocità e la stessa foga di prima. Qui si parla del nostro protagonista, il capo dell'esercito, un uomo cresciuto nei boschi, che si considera figlio dei lupi, abituato a tutto. Questi sa che sta per morire, ma prima di abbandonare la terra reca con sé odio, disprezzo per i deboli e vendetta, ma anche salvezza per coloro che difende. E' ormai giunta la sua fine, il suo Dio ha deciso così, non gli resta che salutare e uccidere. Tutto il pubblico si identifica in lui e Madrid diventa territorio di guerra. L'intensa fase strumentale, con assoli di chitarra e di basso eseguiti all'unisono per poi dare spazio, ancora una volta, al fraseggio iniziale, viene accompagnato dai cori indomabili ed entusiastici del pubblico. Un urlo disumano e Adams, un po' a corto di ossigeno e sovrastato dagli strumenti, si lancia in un falsetto/misto acuto per la parte finale trascinandoci direttamente nella lotta tra i due eserciti, dove assistiamo a corpi lacerati, schizzi di sangue, cuori in fermento, stupri delle donne sottomesse, rapite ai nemici morti, e lamenti dei vinti. Un finale apocalittico, un'orgia di sangue e di violenza che i Manowar mettono in atto, sul palco madrileno, tra le urla di incitamento degli spagnoli, vogliosi si sangue e di morte.

Conclusioni

"Live In Spain" non aggiunge certo granché alla storia dei Manowar, cd singolo destinato più che altro a collezionisti incalliti e ad un determinato pubblico, quello spagnolo, qui omaggiato con tre incendiarie performance di tre cavalli di battaglia che rappresentano la storia e la tradizione del metallo epico. Come al solito va sottolineata la straordinaria esecuzione dei nostri quattro cavalieri americani, sempre in palla sul palco e pronti a dare il 100% ai propri fans. In effetti, ciò che emerge è la spaventosa grinta dei musicisti e la magica amalgama che li lega ai presenti in sala, nelle due date tenute in terra spagnola nella torrida estate del 1998, data che ormai sembra così lontana e mitologica tanto da appartenere a un'altra epoca. La registrazione genuina, contaminata da piccole pecche e priva di ritocchi in studio secondo la tradizione manowariana, è il valore aggiunto per una formazione che mai si è nascosta davanti ai propri fedeli, donando anche stavolta un prodotto che suona vero e naturale; nonostante questo, l'aspetto che impressiona è la fedeltà di riproduzione e l'impegno profuso dai singoli musicisti, dei veri giganti su palco. Dalla seconda metà degli anni 90, come tutti sanno, piovono tante critiche, sia da parte degli ascoltatori sia da parte della critica e diretti proprio alla musica composta dalla band di DeMaio, specie in relazione all'ultimo disco in studio del 1996, quel "Louder Than Hell" che ancora oggi divide a metà le opinioni dei metallari, e se da una parte è vero che da questo momento in poi la formazione epica per eccellenza comincia a perdere colpi e l'ispirazione va ad annebbiarsi (sia per le composizioni che per i testi, sempre molto ripetitivi), di certo sul lato concertistico/visivo i Manowar hanno sempre messo d'accordo chiunque, portando a casa esibizioni impressionanti, di un livello talmente alto da lasciare ogni volta a bocca aperta. L'estasi di un lunghissimo tour durato tre anni, tra il 96 e il 99, viene catturata nelle due doppie compilation live, "Hell On Wheels" (Metal Blade, 1997) e "Hell On Stage" (Nuclear Blast, 1999), e poi suddivisa in tutti i singoli usciti in questo periodo, prodotti di arricchimento che nulla comportano in concreto se non la voglia, da parte del combo americano, di ringraziare gli appassionati attraverso compact-disc mirati e "personalizzati" che riescono comunque a catturare e a trasmettere almeno un briciolo della stessa magia presente nei loro favolosi concerti in giro per il mondo. Il marketing messo in atto dalla potente Nuclear Blast per pubblicizzare il nuovo nato in casa Manowar funziona a meraviglia e anche in questo caso, "Live In Spain" va a ruba nei negozi di musica in Spagna e la mail-order dell'etichetta viene presa d'assalto dai fans, tanto che proprio in base al successo commerciale di questi "omaggi" DeMaio e company avranno l'idea, nel corso degli anni, di proseguire su questa strada dedicando molti brani a seconda della nazione in cui mettono piede. Nel 2009, ad esempio, nell'ep "Thunder In The Sky", incideranno quindici versioni in altrettante lingue diverse della ballata "Father", scritta dal bassista in ricordo di suo padre e cantata in "lingua" a seconda della location in cui la band si esibisce, oppure omaggeranno l'Italia inserendo l'aria "Nessun Dorma" all'interno del disco del 2002 "Warriors Of The World", accaparrandosi consensi e fiducia, ma va detto che per queste strategie i Manowar sono maestri, lo sono sempre stati, specie da questo momento in poi, quando, con l'esplosione di Internet, le copie effettivamente vendute cominiceranno a calare inesorabilmente e tutto l'ambiente artistico dovrà adeguarsi, purtroppo, ai nuovi parametri.

1) Manowar
2) Kill With Power
3) Hail And Kill
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