MANOWAR

Live In Portugal

1999 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANDREA CERASI
06/01/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

La propaganda dei Manowar e dell'etichetta Nuclear Blast per pubblicizzare al meglio la seconda live-compilation in uscita nel 1999 dall'inconfondibile titolo di "Hell On Stage" procede senza sosta durante gli ultimi scorci del secolo, dove troviamo una band affiatata e ancora in formissima nonostante le critiche all'ultimo lavoro in studio, il comunque ottimo "Louder Than hell", licenziato ben tre anni prima, nel 1996, sotto Geffen Records e che ha venduto vagonate di copie nonostante il momento poco fortunato per tutto l'heavy metal classico, sintomo che i Manowar ancora hanno una fanbase forte e fedele e possono proseguire il proprio cammino senza intoppi di sorta e soprattutto senza svendersi, restando fedeli a se stessi e coerenti col proprio credo. Se l'attività produttiva su disco resta ferma per qualche anno (tanto per riordinare le idee), quelle concertistica invece prosegue senza pause con centinaia di concerti sparsi per il mondo e che vanno a toccare quasi ogni paese. Così, dal 1996 fino all'alba del nuovo millennio la band newyorkese prosegue imperterrita la propria marcia trionfale incendiando i palchi dei cinque continenti attraverso performance incredibili che hanno il merito di riavvicinare molti fedeli al culto dell'heavy metal tradizionale e di conquistare un nuovo pubblico, più giovane e agguerrito, affascinato dalla potenza (musicale ma anche simbolica) dei brani firmati Manowar. La Nuclear Blast, che va a sostituire la Metal Blade con la quale la band aveva pubblicato il primo live in carriera, il prezioso "Hell On Wheels", le prova tutte pur di vendere e intascare soldi, puntando tutto sulla fedeltà del pubblico manowariano, il quale viene accolto con clamore da tutti i fans del mondo, specie quelli europei, da sempre legati a determinati generi come l'epic metal e dove la band di DeMaio sembra godere di tanti privilegi rispetto ad altre storiche band. Come accennato, "Hell On Stage" è il titolo della nuova creatura nata in casa Manowar, e sicuramente si pone nei confronti dei fans come un prodotto intelligente e che va ad affiancarsi a "Hell On Wheels", tanto da poterlo considerare l'album gemello. La band e la casa di produzione, a questo punto, decidono di personalizzare la proposta, tanto per accontentare i propri adepti e stuzzicarli, regalando, assieme alla nuova live-compilation messa sul mercato, diversi singoli in edizione limitata e differenti per ogni nazione; Questa volta andiamo ad analizzare uno dei quattro singoli "personalizzati" che vanno ad arricchire il catalogo Manowar, e allora parliamo del singolo Live In Portugal, contenente tre tracce estrapolate da alcuni live tenuti sul territorio, in Portogallo appunto, esattamente nei concerti di Lisbona e di Porto, il 18 e il 19 novembre 1998, due date che ogni buon metallaro portoghese dovrebbe ricordare e custodire determinati ricordi nella mente perché, almeno a detta di molti presenti, quelle date furono incredibilmente magiche, ed è facile crederci. Lo abbiamo detto e non ci stancheremo mai di ripeterlo, i quattro singoli che fanno parte della grossa operazione commerciale a supporto del primo, gargantuesco, live della band, ha portato non poco giovamento a DeMaio e soci. Si sa, la fanbase dei Manowar, come abbiamo sottolineato in ogni singola recensione che li riguarda, è uno zoccolo duro che ogni anno si amplia e che non si decide mai a morire del tutto (per fortuna); se da una parte infatti abbiamo in mente il culto osannante e costante dei Maiden, anche i guerriglieri del metallo americani non sono certo da meno.  Dunque, durante il lunghissimo tour durato tre anni (tra il 1996 e il 1999) tra le nazioni fortunate non solo ad essere toccate in più occasioni dal "Louder Than Hell World Tour", ma che sono persino omaggiate con i quattro singoli "personalizzati" lanciati dall'etichetta c'è il Portogallo, terra che ha sempre amato i quattro cavalieri di Auburn e che lo ha dimostrato più volte con tanti sold-out. La bandiera portoghese che avvolge la custodia di questo cd custodisce tre pezzi a dir poco leggendari, facenti parti del repertorio della epic metal band per eccellenza, tre autentici pezzi da novanta conosciuti e osannati da tutti i veri defenders, tre bombe sonore di purissimo epic praticamente immancabili dal vivo.

Carry On

"Carry On (Vai Avanti)" coniuga sapientemente potenza e orecchiabilità attraverso linee melodiche di facile presa e infarcite di cori cantati dal pubblico, mai come in questo caso coinvolto nel refrain. La band attacca subito con grinta, saltando, come sempre dal vivo, la prima parte della canzone, l'introduzione delicata accompagnata dal sognante arpeggio. Nell'arena di Lisbona l'impatto sonoro è da capogiro, i cori fomentano e la melodia fa centro al primo colpo, tutta la solarità della band si riversa sul pubblico portoghese, colpendolo dritto alla pancia. Le strofe vengono costruite su una valanga di riffs e su accordi di basso suonati da Logan e da DeMaio e, ancora una volta, l'orecchio resta impressionato dalla forza dell'ottimo il lavoro sul basso, protagonista anche nei refrain. "Carry On" che diverte il pubblico, e non può essere altrimenti, data la sua semplicità e freschezza, alternando una strofa e un ritornello per tutta la sua durata e creando un percorso fatto a singhiozzo che elettrizza i fans, sempre chiamati in aiuto ad accompagnare Adams al microfono. L'assolo di Logan non è bellissimo ma è dannatamente hard rock, più lento rispetto a quelli a cui ci ha abituati e molto contenuto, e fa da scia per la coda finale dominata da chorus ripetuti all'infinito, supportati da una miriade di coretti (qui intonati dal pubblico) e dalle urla e dagli acuti del mitico vocalist. Il testo è tipicamente manowariano, anche in questo caso la band si rivolge ai propri fedeli, dice loro di proseguire il proprio cammino, senza farsi traviare da nessuno, poiché la stella del nord li guida e li raduna tutti insieme in una specie di famiglia indistruttibile. Tematica questa affrontata in quasi tutti i testi della band, che attraverso le note si fa portavoce di tutti noi fratelli dell'acciaio, pronti a dare sfogo ai nostri primordiali istinti. Da soli siamo deboli e plagiabili ma uniti siamo in grado di sovvertire le regole imposte dal mondo e di trovare la vera libertà. Dobbiamo combattere il mondo per trovare la strada della giustizia e del benessere, liberandoci dei limiti imposti da questa ipocrita società e radunarci con gli altri per intonare un canto di gloria e di felicità. Qui parliamo di un inno alla musica e alla leggerezza e, al contempo, di un testo a metà fra l'impegnato ed il messaggio diretto e senza fronzoli. I Manowar fanno bene intendere che tutti noi dobbiamo diffondere il verbo del metallo, e lo dobbiamo fare divertendoci e sfogandoci, godendoci la vita senza farci sopraffare dalla quotidianità e dai meschini.

Kill With Power

"Kill With Power (Uccidi Con Forza)" è registrata dal concerto di Porto, tenutosi il 18 novembre 1998, ed è una delle migliori versioni mai udite, dove la band supera se stessa. Si  tratta di un pezzo veloce e quasi isterico, potentissimo, ma nonostante la forza incredibile il pubblico non smette un secondo di cantare e di accompagnare Eric Adams nei suoi immancabili acuti. Columbus si scatena dietro le pelli mettendoci tutta la sua forza, sferrando colpi violentissimi e il pubblico sembra elettrizzato dato che continua a fischiare e a urlare di gioia sovrastando gli strumenti. Tutta la sezione ritmica sembra spietata e, in questo contesto, Joey DeMaio e Karl Logan hanno l'opportunità di ritagliarsi un proprio spazio dove far valere le proprie capacità e la propria tecnica, e allora si lanciano in una serie di fraseggi terremotanti che si snodano fino a raggiungere il grandioso e leggendario refrain, passando poi al granitico assolo, velenoso, veloce e spietato. Il ritmo sinuoso ed energico delle note si sposa con la delirante voce di Eric Adams che qui si trasforma in demone, sparando acuti inverosimili alternati a risate isteriche, soprattutto in prossimità del ritornello, il tutto a racchiudere un momento di intensa estasi creativa. Siamo di fronte a un vero gioiello di metallo barbarico che fa della semplicità e dell'energia il suo punto di forza, riuscendo davvero a scuotere gli animi grazie alle sue turbolenze vocali e strumentali. L'arena si trasforma un campo di battaglia, il pubblico portoghese è scatenato e in preda al delirio e al misticismo delle liriche, così ci troviamo in mezzo a un esercito assetato di sangue che grida di uccidere ancora e ancora. Questi soldati protetti da Odino si gettano nella mischia, nella foga della guerra con le spade al vento, carichi di rabbia e di emozioni profonde e disperate, e la stessa cosa avviene sotto al palco, dove migliaia di metallari si scatenano nel pogo, cantando a squarciagola di questa bellica marcia che inneggia alla sacralità della guerra, alla gloria dei guerrieri che si sacrificano per i loro ideali e alla mortalità e alla fragilità del corpo umano, dove l'anima del puro sarà destinata all'immortalità e al meritato trionfo nelle sale del Valhalla, accanto agli Dei, dove festeggerà in eterno, mentre il corpo sarà condannato a marcire sul campo, divorato dai vermi e calpestato dagli zoccoli dei cavalli. La salvezza appartiene soltanto ai coraggiosi, ai veri guerrieri, ai seguaci degli Dei.

Kings Of Metal

"Kings Of Metal (Re Del Metallo)" rappresenta tutta la potenza e l'energia a firma Manowar. Le coordinate stilistiche del brano sono elementari ed evidenti: questo è heavy metal puro e brutale, contaminato comunque dalla sacralità e dalla magica dell'epos. Questo pezzo è l'essenza stessa della band di New York e perciò tutti i musicisti ci danno dentro alla grande, mentre il pubblico è in delirio per uno dei cavalli di battaglia di tutto l'heavy metal, diventato ormai storico e leggendario. Tra i cori del pubblico in sala esplodono la chitarra di Logan e il basso di Joey DeMaio per il puro delirio metallico e per narrare la vicenda del loro incoronamento, di quando da semplici musicsiti i nostri si sono trasformati in re del metallo, capostipiti di un intero genere. L'andamento è un mid-tempo schiacciasassi, non si eccede mai in velocità, ma si punta su un muro sonoro compatto e solido come un macigno, Eric Adams interviene di lì a poco con voce brutale per celebrare la band; infatti, il ritorno dei Re del Metallo, loro stessi, è il tema delle liriche di questa canzone, l'ascesa stessa dei Manowar nell'Olimpo della musica rock. Attraverso il testo capiamo il progetto artistico, nato per girare per il mondo e calcare palchi, mandando in subbuglio intere città, allontanando i fighetti con la loro musica suonata a tutto volume e radunando soltanto i veri adepti al culto dell'heavy metal. Il refrain diffonde adrenalina nel corpo, fomentando gli animi grazie a un ritornello elaborato costituito da due parti, la prima poggiata su una linea melodica fantastica nella quale Adams accenna un paio di acuti e la seconda più diretta incentrata sull'esaltazione stessa della band. Si torna alla seconda strofa, mentre la sezione ritmica pesta che è una bellezza, e in questa quartina si parla della musica stessa, di come deve essere suonata e soprattutto ascoltata, ossia a un volume assordante e sparata alla velocità della luce. Gli amplificatori più pompati al mondo fanno saltare e scatenare la folla, una folla vestita con jeans, pelle e borchie, che non segue le mode da perdenti e che non vuole pose o esibizioni, ma solo rock'n roll. Qui si sottolinea il trionfo manowariano, si autonominano Re e sono pronti a suonare in tutte le città, pronti ad esaltare i cuori dei proprio fedeli, dei fratelli radunati ai loro concerti, senza piegarsi a niente e nessuno, ubbidienti soltanto al sacro vincolo dell'acciaio. Un testo che trascende lo stesso concetto di autocelebrazione, mostrando in pompa magna l'atteggiamento che in tanti hanno amato criticare del combo americano: una "spocchia" fuori dal normale, se vogliamo, eppure tipica di chi non racconta bugie ma anzi è dedito ai fatti. Lo spirito del defender è inciso in queste parole e narrato in queste note ormai diventate celebri.

Conclusioni

"Live In Portugal", così come ogni singolo destinato agli altri paesi europei, resta confinato nel territorio portoghese, contribuendo a creare un legame indissolubile tra band e fans locali, un aspetto che i Manowar hanno sempre evidenziato e curato fino allo stremo, destinando, da un certo momento in poi della loro carriera, i prodotti pubblicati non solo ai metallari di tutto il mondo, ma anche ai collezionisti incalliti e ad un pubblico preciso, come nel caso preso in esame a quello portoghese, qui omaggiato con tre cavalli di battaglia che rappresentano la storia e la tradizione del metallo epico. La feroce esecuzione dei nostri quattro cavalieri americani rimane sempre incandescente, il palco è il loro ambiente naturale e i nostri danno il 100% ai propri fedeli, accorsi numerosi alle due date di Lisbona e Porto. Nell'autunno del 1998 anche il Portogallo viene conquistato da questa che più che una semplice band sembra una macchina da guerra, sempre in giro per il mondo a macinare successi e tempestare le città a suon di metallo puro e duro, lo stesso metallo che loro stessi hanno contribuito a forgiare e a diffondere. La registrazione del singolo, così come quella dell'intero doppio-live "Hell On Stage" suona del tutto genuina, presentando persino pecche a causa degli assenti ritocchi in studio che quasi tutti i gruppi apportano prima dell'uscita del disco; tutti tra i Manowar, fedeli al proprio credo e alla potenza concettuale della loro musica. Secondo la tradizione manowariana, non a caso, è la "verità" a parlare, è la "sincerità" ad essere evidente, elementi dai quali poi scaturisce il forte legame tra formazione e propri fedeli, attraverso performance sentite, vissute col cuore da tutti quanti. Purtroppo, da questo momento in poi cominciano a piovere giù critiche nei confronti della produzione manowariana, infatti la band si concentra, a partire dalla seconda metà degli anni 90,  sull'attività concertistica a discapito di quella in studio, registrando sempre meno materiale inedito e immettendo sul mercato live e DVD a profusione. A questo punto la gente comincia a parlare di crisi compositiva, ma la band di Auburn se ne frega altamente, portando avanti i proprio ideali e marciando verso la gloria. Certo è che dall'ultimo disco in studio del 1996, quel "Louder Than Hell" che ancora oggi divide a metà le opinioni dei metallari, a "Warriors Of The World" del 2002, intercorrono ben sei anni, non certo pochi, saturati da numerosi singoli e uscite live che contribuiscono poco e niente alla storia dei Manowar. Ma se da una parte è vero che da questo momento in poi la formazione epica comincia a perdere colpi e l'ispirazione va a indebolirsi non si può recriminare nulla dal punto di vista concertistico al quale ci hanno abituati. I Manowar hanno sempre messo d'accordo chiunque, portando a casa esibizioni impressionanti, di un livello talmente alto da lasciare a bocca aperta, tanto da poter rientrare tranquillamente tra i giganti della musica, di qualsiasi genere musicale si tratti, poiché un concerto di questi signori è un'esperienza che difficilmente si dimentica, talmente l'aria è carica di elettricità e di magia. "Hell On Wheels" e "Hell On Stage", ossia le due live-compilation che vengono licenziate nei sei anni di pausa tra un disco e l'altro, non sono altro che un ringraziamento nei confronti di tutti gli appassionati di heavy metal e infatti sono costruiti con intelligenza, andando a pescare brani dall'intera discografia della band e mettendo in scaletta tantissimi inni metallici entrati a far parte dell'immaginario collettivo, senza mai ripetersi se non nei singoli che stiamo analizzando, dove possiamo trovare quasi sempre gli stessi pezzi ("Kill With Power", "Kings Of Metal" o "Metal Warriors") per volere dell'etichetta, la Nuclear Blast, che decide di puntare sui brani più famosi e conosciuti praticamente da tutti i metallari. "Live In Portugal" riscuote un grande successo, così come gli altri singoli personalizzati, perciò l'operazione messa in atto dà i suoi frutti. Il pubblico portoghese apprezza l'omaggio dedicato a loro dalla ditta di DeMaio e tutti sono contenti, anche perché, almeno fino all'inizio del nuovo millennio, i Manowar possono godere di uno status da eroi infallibili, ancora credibili agli occhi del pubblico e della stampa, e non come accadrà in seguito, quando le critiche prenderanno il sopravvento sull'arte e sulla musica di questi musicisti, maggiormente concentrati sulla pubblicità che sulla bontà (comunque buona) del proprio operato. Ma bisogna capire anche i tempi in cui viviamo.

1) Carry On
2) Kill With Power
3) Kings Of Metal
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