MANOWAR

Die With Honor

2008 - Magic Circle Music

A CURA DI
ANDREA CERASI
13/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Non bastava l'avventura orchestrale del concept "Gods Of War", che ha suscitato non poche critiche e che nel 2007 ha scontentato almeno la metà dei fans dei Manowar a causa di molti momenti prolissi e stanchi che si palesavano lungo il percorso evidenziando un limite invalicabile nella narrazione dell'epopea, sicuramente ottima dal punto di vista musicale ma poco riuscita da quello narrativo, roba che con qualche accortezza in più, ad esempio maggiore unità nelle liriche e l'eliminazione delle tracce/parti parlate, ci saremmo trovati di fronte a un disco eccellente, il più ispirato dai tempi di "The Triumph Of Steel" del 1992. Invece la band resta imprigionata in una sorta di limbo a metà strada tra il successo e il disastro, sperimentando varie alternative pur di non trovarsi indietro rispetto alla concorrenza e cercando di sofisticare il proprio sound e la propria musica. Ci riprovano qualche tempo dopo, nell'estate del 2008, quando esce "Die With Honor", un unico brano che ha la missione di introdurre un nuovo capitolo firmato dai Re del Metallo. Insomma, altra sfida per la band americana che, secondo un comunicato stampa, l'avrebbe dovuta portare al rilascio dell'opera più impegnativa e imponente in carriera: una trilogia mitologica sulle gesta degli Dei di Asgard e che avrebbe dovuto avere origine proprio con questo singolo di lancio per poi passare alla registrazione del primo album della saga dal titolo di "Hammer Of The Gods", in realtà mai uscito, nonostante i solenni proclami. Joey DeMaio proprio in quegli anni collabora a stretto contatto con lo scrittore tedesco Wolfgang Hohlbein, autore di diversi romanzi fantasy di successo in nord Europa ma poco conosciuto da noi, per la riuscita di una saga norrena da trasporre poi in musica dalla band più potente al mondo. All'annuncio di tale intenti, gran parte del pubblico è in estasi, perché vede nel progetto una spinta verso una maggiore freschezza compositiva, nonché l'allontanamento da certi stilemi ormai inflazionati e anacronistici e la scissione da una immobilità stilistica che va ricercata soprattutto nei testi partoriti dai Manowar, per un vocabolario povero che raccoglie al massimo una trentina di parole, ma non dal punto di vista musicale, dato che ogni album possiede una sua anima e gode di diversi elementi che lo differenziano dagli altri, sfatando così il mito costruito irrazionalmente dai detrattori nel corso degli anni secondo cui la band produce le stesse opere da una vita ("Hail To England" suona come "Kings Of Metal"? "The Triumph Of Steel" come "Louder Than hell"? "Fighting The World" come "Gods Of War"? Ecco, ragionateci su!). Alla luce delle disavventure riportate dall'ultimo studio album, molti temono che lo stesso errore possa condizionare la riuscita del nuovo lavoro, ma le parole del bassista prima e la pubblicazione del singolo poi, fugano ogni dubbio sullo stile adottato: potentissimo e crudele epic metal, senza ornamenti orchestrali di sorta, composto da una produzione scintillante e da testi apparentemente più incisivi del solito ma mai troppo complessi. L'imponente tour del 2007-2008 mostra un combo affiatato e in formissima nonostante l'età cominci a farsi sentire, il live "Gods Of War Live" e la lunga serie di dvd "Hell On Earth" testimoniano la meticolosa efficienza manowariana, l'energia mai esaurita dei loro strumenti e la voglia di stare col pubblico, nonché l'inesauribile entusiasmo nel creare nuove emozioni da mettere in musica, ed ecco quindi che, appena tornati dal lungo tour in giro per il mondo, i Manowar lanciano una nuova sfida, immettendo sul mercato, e con vasto anticipo (quasi un anno), questo piccolo assaggio del nuovo concept-album. Tra le novità figura l'assenza del batterista Scott Columbus, che al termine del Gods Of War Tour decide di abbandonare per motivi imprecisati lasciando spazio per il ritorno del primo batterista della band, quel Donnie Hamzik che aveva suonato nel disco di esordio nel lontano 1982 e che abbiamo inseguito ritrovato nel megaconcerto "The Absolute Power" del 2006, dove figuravano tutti gli ex membri riuniti sul palco per un evento davvero speciale atto a celebrare due decenni e mezzo del mito manowariano. Dunque, la leggenda dei Manowar riprende da qui, con il primo cambiamento di line-up in tanti anni e con una nuova iniziativa che purtroppo non arriverà mai alla fine, ma che ci consegnerà soltanto un buonissimo ep dal titolo "Thunder In The Sky", primo accenno della cosiddetta "The Asgard Saga", interrotta per motivi misteriosi. Il cd di "Die With Honor" viene distribuito gratuitamente al Magic Circle Festival del 2008, tenutosi come al solito in Germania (dove la band vanta un'inespugnabile roccaforte di fans), ennesimo strepitoso evento promosso da DeMaio per promuovere la sua etichetta e tutti gli artisti che ha sotto contratto, per poi essere immesso sul mercato alla fine dell'estate con una cover significativa: una drakkar, ossia una nave vichinga da guerra, data alle fiamme in mezzo al mare nel cuore della notte.

Die With Honor

"Die With Honor (Muori Con Onore)". Questo brano è solo un passaggio della narrazione descritta dallo scrittore Hohlbein e qui ripreso dai Manowar per fare da ponte per la battaglia finale. Trentasette sono gli spiriti guerrieri, i cosiddetti Einherjar, e tutti insieme si stanno preparando per il Ragnarok, la guerra finale che avrebbe deciso il trionfo o la sconfitta dell'umanità e dei suoi Dei. La loro marcia è evidenziata dalle pulsazioni del basso di Joey DeMaio, usato come un tamburo da guerra, ma anche espressione dell'irrequietezza d'animo per l'imminente giorno del giudizio, il tutto per evidenziare un momento molto intenso che solo questa leggendaria band sa creare. L'attesa della battaglia è snervante, l'ascoltatore si prepara al sangue e all'acciaio. Il nervosismo è palpabile dagli strumenti, una sferzata di Logan che penetra il cervello, un colpo ai piatti da parte di Hamzik, tutto è pronto. Adams, con voce sospirata e arrochita dall'età, dà inizio ai preparativi. I volti degli Spiriti Guerrieri sono coperti da maschere d'oro che li rendono simili a figure mitologiche, contornati da un alone misterioso, e le loro fibbie e vesti di cuoio riflettono la luminosità dello loro spade. Venuti dal mondo degli inferi e nonostante l'aspetto poco rassicurante che mette in fuga chiunque, sono giunti sulla terra per annientare le creature malvagie che vogliono sottomettere gli umani, perciò combattono al fianco di Thor, proteggendo la terra e il regno di Asgard da tutti gli usurpatori. La loro descrizione si prende le prime strofe, poi si passa subito allo strepitoso refrain, aulico, nobile, dai toni regali. Cavalieri coraggiosi, dotati di magia e pronti a sacrificarsi per i giusti ideali, lotteranno fino allo stremo, verseranno sangue e mai si arrenderanno, morendo con orgoglio accanto al loro capo: Thor il grande, Thor Dio del Tuono, Thor figlio di Odino e protettore del genere umano. «Combattiamo col sangue, combattiamo con l'acciaio, moriamo con onore senza arrenderci mai!» urlano impavidi al comando del Dio. Logan libera un riffing viscerale, caotico, distruttivo, ecco una nuvola di polvere, neve e ghiaccio che annuncia l'arrivo del nemico, migliaia e migliaia di guerrieri si stanno radunando per sfidare gli Dei e creare un nuovo ordine che potrebbe, in un futuro non lontano, governare il mondo. Thor getta uno sguardo al suo vice, un soldato con la maschera da lupo e questi capisce al volo, fa un cenno con la mano e dà il via all'esercito. Trentotto soldati contro migliaia, apparentemente una lotta impari, ma Thor guarda l'orizzonte e vede il sole rosso sangue, presagio di vittoria. I due eserciti si scontrarono, accendendo il campo con il clangore delle loro armi, sezione ritmica muscolosa, cori bellici da contorno per irrobustire il ritornello, pregno di misticismo e trionfo. Thor ascolta le grida del suo amico dalla testa di lupo, marito della bella Urd, che è da poco diventato padre: «Se non dovessi fare ritorno riporta il mio corpo a casa su di uno scudo e di a mio figlio che ho scelto di morire piuttosto che arrendermi», poi alza la spada e si scaglia nella foga. Thor lo perde di vista, sa che andrà a morire, ma non può farci nulla. I cori aumentano di intensità, Adams li sovrasta tutti lanciandosi nella foga decretandone la fine, tra il sangue e la carne martoriata dalle armi.

Conclusioni

"Die With Honor" è il preambolo a un lavoro più ampio che si fa strada lentamente e che, alla fine, non giungerà a conclusione per chissà quale motivo. Curioso sapere che questo singolo anticipa di quasi un anno l'ep nel quale è contenuto, infatti la traccia sarebbe dovuta essere solo un piccolo assaggio di prova per allettare i fans dei Manowar in previsione di qualcosa di più grande, tanto che inizialmente, sulla cover del cd distribuito al Magic Circle Festival, veniva descritta come "edit version", cioè versione provvisoria, in attesa di una sua ulteriore modifica, magari uno sviluppo a livello di suono o di songwriting, e invece la ritroveremo tale e quale, e quindi in versione definitiva, all'interno di "Thunder In The Sky". Nonostante il clamore suscitato dalle dichiarazione di Joey DeMaio in vista di una trilogia epicissima sugli Dei, Odino e Thor in primis, questo brano non convince molto il popolo metallico, tanto che il singolo non ottiene il successo sperato e passa piuttosto inosservato, complice anche il fatto che ormai, nel 2008, Internet ha smorzato l'entusiasmo legato ai singoli, ormai intesi poco più che oggetti pubblicitari fini a se stessi e relegati al semplice collezionismo, visto che nell'istante in cui la canzone esce sul mercato viene caricata contemporaneamente anche sul web. Il suono di questa unica traccia comunque mette in evidenza uno sfoltimento generale dell'apparato produttivo; dopo le numerose critiche alla pomposità di "Gods Of War", la band torna sulla sua strada tralasciando orchestra e sinfonia per puntare tutto su chitarre elettriche, basso, e soprattutto batteria, attraverso un drumming potente, dinamico, sicuramente più fresco rispetto al passato grazie al ritorno, dopo ben ventisei anni di latitanza, del prode Donnie Hamzik, musicista tecnico e preciso. La semplificazione giova abbastanza alla causa, rendendo il brano orecchiabile ma comunque di atmosfera, capace in una manciata di secondi di mettere in chiaro le cose: i Manowar sono tornati, più agguerriti che mai, affamati di gloria, per portare al mondo il loro tradizionale epic metal. Nell'introduzione avevo accennato a una freschezza narrativa, quindi a livello di liriche, ciò non è molto evidente in questo caso, dato che le parole utilizzate sono le stesse cui ricorrono da decenni e non collegate a nessun contesto generico, ma sono funzionali all'interno di un concept, facendo da ponte tra un brano e l'altro, e tutto questo sarà evidente nell'ep del 2009. Purtroppo il tanto sventolato "Hammer Of The Gods", ipotetico primo disco ispirato agli scritti di Hohlbein e capostipite della Asgard Saga, mega opera sulla vita di Thor, inviato dal padre Odino sulla terra per difendere l'umanità dal male venuto dal nulla, e programmato per il 2010, non avrà luce. I Manowar cambiano misteriosamente programmi, deludendo le aspettative del proprio pubblico e andando a riciclare inspiegabilmente il loro primo album, l'antologico "Battle Hymns", ri-arrangiandolo per celebrare i trenta anni dalla sua uscita, in un'operazione discutibile e poco riuscita che suscita migliaia di polemiche e accuse nei confronti della band. In effetti, negli ultimi quindici anni i quattro musicisti hanno più volte annunciato la pubblicazione di diversi album, salvo poi perdere tempo e rimandare il tutto, rilasciando solo inutili dvd e compilation che non aggiungono nulla alla loro eredità artistica. Ma è già dai tempi di "Warriors Of The World" (2002) che i fans si aspettano una lunga serie di opere inedite e invece le loro aspettative vengono tradite: "Gods Of War" sarebbe dovuto uscire nel 2004, ben tre anni prima del suo rilascio ufficiale, la trilogia su Asgard mai uscita e rimpiazzata solo dall'ep "Thunder In The Sky", la ri-registrazione di "Battle Hymns" prima e di "Kings Of Metal" dopo, un nuovo concept annunciato e sostituito all'ultimo dal semplicissimo e canonico "The Lord Of Steel", anche questo ormai uscito cinque anni fa. Insomma, da ormai venti anni la produzione manowariana è diventata sempre meno prolifica, con diversi anni che intercorrono tra un disco e l'altro, occupati da una serie sterminata di compilation e live dvd, eppure il mondo ha sempre bisogno di questi eroi del metallo epico e della loro muscolosa e ortodossa musica da guerra. La genialità di un tempo, magari è ormai un lontano ricordo, eppure basta ascoltare un loro brano per avere la voglia di sguainare la spada e lanciarsi contro il nemico. "Die With Honor" è un mid-tempo da battaglia, epico al punto giusto, fedele alla dottrina della band, capace di risvegliare i più feroci istinti primordiali, non sarà il capolavoro della nostra epoca, anche perché la base ritmica è dannatamente simile a quella di "The Sons Of Odin" (se ne saranno accorti?), ma svolge bene la sua funzione, confermando che i Manowar sono ancora assetati di sangue e pronti in prima linea, nonostante l'età, le critiche e gli acciacchi riportati nelle precedenti guerre, per combattere e sacrificarsi in nome dell'acciaio.

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