MANOWAR

Courage

1996 - Geffen

A CURA DI
ANDREA CERASI
14/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Il successo commerciale dell'album "Louder Than Hell", nonostante le tante critiche ricevute sia dalla stampa che dai fans a causa di una semplificazione del lato compositivo nonché lirico rispetto al precedente e pluriosannato "The Triumph Of Steel", convince i Manowar e l'etichetta discografia a lanciare in rotazione il terzo singolo estratto dal sempre e comunque ottimo disco del 1996. Così, dopo il successone primaverile di "Return Of The Warlord", che aveva anticipato il lavoro di ben due mesi, dopo il secondo estratto "Number 1" uscito in estate, nell'ottobre dello stesso anno arriva il terzo singolo: "Courage", pubblicato a distanza di sei mesi dall'uscita del full-length, a testimonianza che la spinta pubblicitaria impressa dalla casa discografica, la major Geffen, è molto alta e che il pubblico accoglie bene qualsiasi proposta relativa al true metal firmato Manowar, specie in un'epoca delicata come quella degli anni 90, dominata dall'alternative rock e dalla nascita di nuovi generi metal. Dopo due singoli robusti e improntati sull'heavy metal puro e diretto che rappresenta un po' le coordinate di tutto il disco "Louder Than Hell", ecco che la band piazza una ballata a chiudere la tripletta. I Manowar non hanno mai tenuto nascosto il loro lato romantico, inserendo quasi sempre all'interno dei loro album splendide ballad accolte calorosamente dal pubblico e cantate a squarciagola durante i concerti da tutta la platea radunata sotto al palco; basti citare "Heart Of Steel", "Master Of The Wind" o la semi-ballad "Bridge Of Death", e poi ancora "Blood Brothers", "Swords In The Wind" e tante altri pezzi molto amati dai defenders e richiesti a gran voce durante gli spettacoli dal vivo, perciò non c'è da meravigliarsi se il terzo sigillo atto a promuovere l'album è proprio una splendida canzone sull'amicizia, che rappresenta poi tutta la filosofica "fratellanza" della musica manowariana. Una chiave dorata, poggiata su sfondo scuro e la cui ombra si proietta allargandosi lungo il pavimento, è la sintesi stessa del messaggio affidato al testo del brano che tra poco analizzeremo, dove una porta (del cuore?) si apre ad illuminare l'antro oscuro della nostra anima, per far luce sulle nostre emozioni più recondite e, fino a quel momento, tenute segrete. In questo caso possiamo affermare che la filosofia della band riesce ad essere davvero profonda e adatta al momento, narrando di un qualcosa che va oltre il valore musicale e che va a toccare persino il lato umano. A impreziosire il dischetto, oltre alla morbida "Courage", troviamo di seguito un altro brano piuttosto profondo e purtroppo passato in sordina persino ai più accaniti fans della band; si tratta della lunga strumentale "Today Is A Good Day To Die", a mio avviso una grande traccia, ben arrangiata e assai contemplativa, sintomo che quando vogliono i Manowar sanno essere coraggiosi e sanno tirare fuori qualcosa di diverso e speciale. Sicuramente si tratta di un singolo che fa della calma la sua arma vincente, riuscendo a mettere in risalto l'animo più commovente di DeMaio e soci. Dopotutto ci voleva un po' di pathos e di riflessione, soprattutto alla luce dei due precedenti singoli che, invece, puntavano sulla foga e sulla compattezza sonora tipica dell'epic metal. La Geffen Records distribuisce questo "Courage" soltanto in formato cd, d'altronde in quegli anni si comincia ad abbandonare il vecchio caro vinile e si entra a pieno titolo nell'era digitale (salvo una gloriosa e inaspettata inversione di marcia negli ultimi tempi che contagia soprattutto gli appassionati di rock e metal). Insomma, se "Louder than hell" ottiene un vasto successo commerciale in tutto il mondo è anche grazie alla trazione esercitata dal singolo qui presente, capace non solo di schiudere i cuori duri e puri dei metallari, ma di conquistare anche quelli dei poco avvezzi a certe sonorità pesanti, tanto da emozionare più fasce di pubblico, magari riuscendo ad avvicinare al mondo dell'heavy metal persino gente che fino a poco prima ne ignorava l'esistenza. Non a caso la potentissima etichetta che produce questi eroi dell'epic metal, che vorrei ricordare che negli anni aveva avuto sotto contratto band del calibro di Guns 'N' Roses, Zakk Wylde, White Zombie, Slayer, Tygers Of Pan Tang, Death Angel, Aerosmith, Whitesnake, Nirvana, Danzig e tanti altri artisti famosissimi, si impegna al massimo per garantire loro visibilità e denaro, riuscendo infatti a far mantenere loro un incredibile successo nonostante gli anni bui del metallo, anni in cui naufragano centinaia di band, persino quelle che negli anni 80 godevano di fama internazionale e vendite milionarie. Dunque, i tempi cambiano drasticamente ma i Manowar proseguono imperterriti la loro marcia trionfale, offrendo ai propri fans qualità (minore rispetto al passato ma pur sempre ottima) e determinazione, senza piegarsi a mode lontane dal loro concetto di musica. E allora andiamo ad analizzare questo bel singolo, cercando di capire al meglio il lato più espressivo e intimo della band americana.

Courage

"Courage (Coraggio)", è profonda canzone scritta ben dieci anni prima della sua pubblicazione, ovvero nel 1986, e tenuta per tanto tempo nel cassetto in attesa del momento giusto per uscire. In questo contesto si rievoca lo spettro della brillante "Heart Of Steel" (capolavoro estratto dal leggendario "Kings Of Metal") attraverso l'utilizzo delle tastiere suonate dallo stesso Joey DeMaio. I Manowar si fanno delicati, profondi, emozionali e intimisti, mettendo in luce l'innata classe che li contraddistingue e puntando tutto sulla melodia e sulle doti canore di un vocalist che definire spaziale è poco. La potenza degli strumenti si defila, smorzandosi per fare spazio al lato umano, alla fragilità dell'uomo, alla sensibilità di un animo scoraggiato dalle difficoltà della vita che si trova quotidianamente ad affrontare. La strofa è alquanto breve ma decisamente toccante e poetica, tanto già cominciano a scorrere le lacrime, voce e piano per un connubio che infonde coraggio alla persona smarrita, in difficoltà, depressa e che non vede una via d'uscita dai problemi che la affliggono e le impediscono di vivere in pace e in serenità. Il ritornello giunge quasi subito come un tuono in un cielo limpido e sgombro di nuvole, dotato di una melodia sublime in grado di far scendere qualche lacrima tanto è disperata e sognante la sua dimensione. Adams alza la voce per sovrastare le strumenti ed esprimere così il suo rimorso e il suo dolore e mette in mostra una versatilità unica al mondo, capace di essere demoniaca e angelica allo stesso tempo (in questo caso possiamo definirla angelica tanto è paradisiaca). Quello che il vocalist infonde è il coraggio di continuare, di non abbattersi mai e di tenere duro sempre e comunque nonostante le avversità. Le tastiere crescono di intensità e poi sfociano nell'intrusione di tutti gli strumenti musicali, potenziando così questo etereo brano e irrobustendo tutta la sezione ritmica che comunque non eccede mai in durezza. Intanto Adams prosegue a incitare il disperato, il disilluso, dicendo che c'è sempre una speranza, consigliando di asciugare le lacrime dal viso e di rialzare la testa. La fase strumentale è tocca le corde del cuore, si profila in pieno stile ballata anni 80, ma purtroppo dura poco, poi ecco che arriva il bridge a infondere profondità ed eleganza e a ribadire il concetto di salvezza. Le battaglie sono vinte solo da coloro che hanno il coraggio di combattere e di credere nella propria forza e nella propria purezza di cuore, questa è la filosofia che si cela dietro al monicker Manowar e che rende orgogliosi tutti i fans di appartenere a una cerchia fedele di una delle band più osannate (ma anche odiate) al mondo. Se c'è una lotta allora bisogna armarsi di pazienza, affilare le unghie e gettarsi nella mischia per non soccombere, soltanto così si diventerà dei vincenti. Serve coraggio, da infondere nel cuore e nell'animo. L'ultima strofa è forse quella più evocativa, l'inserimento di cori epici fanno da contorno a questo splendido pezzo donando magia e rinfrescando la mente col ricordo delle composizioni più epiche della band, anche se qui non siamo in territori epici ma direi piuttosto classici per il genere heavy. Sicuramente una delle migliori ballate firmate Manowar, tra le più celebrate, tra le più adorate dai fans, tanto breve quanto fenomenale. 


Today Is A Good Day To Die

Today Is A Good Day To Die (Oggi E' Un Buon Giorno Per Morire)" è una composizione piuttosto cauta e atmosferica dedicata alle tribù degli indiani d'America, e infatti il titolo riprende un celebre detto pellerossa. Da molti criticata per l'eccessiva lunghezza o utilità, io invece l'ho sempre trovata interessante e funzionale, non solo dal punto di vista compositivo (che trovo ottimo) ma anche dal punto di vista emozionale, quasi a spezzare il ritmo per trovare un angolo di pace in mezzo a tanta irruenza sonora (e qui mi riferisco al disco dal quale è tratta, mentre su questo singolo la calma è la chiave vincente). Una folata di vento dal sapore ancestrale ci proietta in questo mondo lontano, Columbus accarezza i piatti ed emergono improvvise le tastiere a rendere il momento più catartico e sacro. Sacro è proprio il termine giusto, poiché ci fa rivivere immediatamente l'epopea dei poveri indiani d'America decimati dai coloni. La loro sorte nefasta viene evocata dalle campane che si odono in sottofondo e che sembrano ricreare una marcia funerea, quasi il rituale funebre che accompagna la morte di un capo indiano, non a caso il titolo del brano è un popolare detto indiano. Il ritmo accelera impercettibilmente e la chitarra elettrica, condita da cori in secondo piano e molto deboli come se replicassero canti di disperazione, esegue dei brevi e incisivi riffs, quasi dei lamenti, della grida soffocate che aumentano la percezione di questo giorno di sofferenza. Le parti concepite nell'ambizioso capolavoro "Achilles, Agony And Ecstasy In Eight Parts" (brano complesso della durata di 28 minuti), qui tornano utili e infatti si ha la sensazione che l'idea originaria abbia luogo proprio nel brano estratto dall'album "The Triumph Of Steel" del 1992, in particolare nei movimenti strumentali più profondi come poteva essere la morte di Ettore, disperata tanto quanto può essere la morte di un capo pellerossa. A metà brano il ritmo si rilassa ancora di più e troviamo un arpeggio eseguito dal basso modificato di DeMaio che strilla suoni di dolore e di atrocità e ci culla in questa valle di lacrime dove tutto è perduto, dunque riemergono chitarra e batteria in un frastuono generale comunque contenuto ma molto emozionante che raggiungono l'apice della poesia. Il tutto si infrange nel lungo e vibrante assolo di Logan, destinato poi a proseguire e a sconfinare in "My Spirit Lives On", altro brano strumentale che, nel disco "Louder Than Hell", si profila come logico proseguimento di "Today Is A Good Day To Die" e che in questo singolo viene ovviamente tagliato nonostante sia parte integrante della narrazione "indiana", ma che forse stona un pochino col ritmo blando e rilassato che troviamo su questo dischetto ottico, poiché improntato su un furioso e velocissimo assolo di Logan.

Conclusioni

Dunque abbiamo aperto la porta della stanza segreta, l'intimità che risiede in profondità, nel cuore di questa storica band icona stessa dell'epic metal americano. Ciò che abbiamo scoperto è la chiave per leggere e interpretare il lato romantico dei Manowar, band che, nonostante i proclami da macho, i testi sulla guerra, gli inni al sangue e all'acciaio e che spesso risultano pacchiani tanto sono estremi e ripetitivi, si cimenta in un lavoro piuttosto importante e pieno di responsabilità: porsi come portavoce della gente comune, quindi non solo rivolti agli appassionati di certe sonorità, ma un po' a tutti quelli che lottano quotidianamente per una vita dignitosa, coloro i quali cercano di affrontare le avversità della vita col sorriso stampato sul volto. "Courage" è un brano di speranza destinato ad omaggiare tutti quelli che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera per sopravvivere in questa giungla e che magari hanno bisogno di un incoraggiamento per non buttarsi giù e arrendersi alla realtà. La cosiddetta "fratellanza", d'altronde, è sempre stata un punto importante del "programma propagandistico" della band, e proprio per questo motivo ben pochi altri artisti possono godere della stessa idolatria e amore di cui godono i Manowar, perché, nonostante l'alone superficiale e (talvolta) tamarro che li circonda, hanno sempre saputo parlare alla gente risvegliando i più reconditi sentimenti. Ma ciò non è una novità, da sempre DeMaio e company hanno trattato determinati temi sociali schierandosi dalla parte dei deboli, delle persone comuni che lavorano, faticano e si sfogano andando ai concerti, bevendo birra e abbandonandosi ai piaceri carnali. A tutti loro questo singolo è dedicato, il cui delicato concetto è rafforzato dalla seconda traccia strumentale, ricca di profondità e di poesia, che omaggia un popolo sfortunato e perseguitato per troppo tempo, quello degli indiani d'America, sterminati da un'ideologia gretta e brutale dalla quale i Manowar hanno sempre preso le distanze, cantando la stessa disperazione e sofferenza già in un altro bellissimo brano, "Spirit Horse Of The Cherokee". Pellerossa o lavoratori bianchi non fa differenza, perché i Manowar sono i cantori di tale disagio, di tale lotta contro i poteri forti, di riscatto sociale. Di libertà. La forza dialettica di questa band è forse unica al mondo e forse, proprio negli anni 90, la filosofia del guerriero del metallo che aiuta i deboli è più potente che mai; forse molti potrebbero vederlo come un concetto anacronistico ma mai come in questo momento di instabilità artistica (perdita dei valori classici, successo della musica depressiva e disperata guidata dal grunge e dal gothic) la musica epica e gloriosa di questi eroi newyorkesi è importante per tutti i suoi adepti. Il segreto dello strepitoso successo del singolo e, più in generale, di un disco come "Louder Than Hell" è sicuramente dato da questo motivo: trattasi di un album diretto, che punta dritto alla pancia dell'ascoltatore, lo fomenta, lo conforta, lo glorifica; dunque lasciamo perdere la perdita di profondità raggiuta dal precedente studio-album, lasciamo stare la scarna messa in scena dei singoli brani, la semplicità di base nella struttura dell'intero lavoro o la facilità linguistica del vocabolario usato per raccontare le liriche dei pezzi, un disco del genere ha il compito di ricordare a tutti cos'è l'heavy metal e i valori che lo rappresentano. Tutto qui. Molto probabilmente, se abbiamo una ripresa dell'heavy/power/epic alla fine degli anni 90, lo dobbiamo anche grazie al lavoro svolto dai Manowar, alla loro reputazione e alla loro eredità, senza dimenticare il (tanto criticato) disco dal quale è estratto questo singolo.

1) Courage
2) Today Is A Good Day To Die
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