MANOWAR

Courage Live

1997 - Universal

A CURA DI
ANDREA CERASI
12/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

A seguito del clamoroso successo primaverile di "Return Of The Warlord", che aveva anticipato l'album "Louder Than hell" di ben due mesi, e dopo il secondo singolo estratto dal titolo di "Number 1" uscito in estate, nell'ottobre dello stesso anno arriva la terza conferma per i Manowar: "Courage", ottima ballata che ottiene critiche talmente positive da diventare presto un brano di culto all'interno della discografia della band americana. La sua anima intimista e il messaggio contenuto nel testo, nonché la splendida melodia sulla quale appoggia, fanno breccia nel cuore dei metallari e non solo, visto che la canzone scala le classifiche ed è spesso messa in rotazione nelle diverse stazioni radio, conquistando persino un pubblico avverso all'heavy metal grazie al suo appeal radiofonico e il cui ritornello è memorizzabile al primo ascolto. Il terzo singolo lanciato per pubblicizzare un disco abbastanza criticato ma di grande impatto come quello del 1996 dà conferma dello stato di salute di DeMaio e company, che anche nel periodo più critico del metal classico riescono a vendere benissimo e a piazzare diversi brani nelle classifiche del mondo, mantenendo un successo costante e che non li ha mai abbandonati, anche quando tutte le altre band sono con l'acqua alla gola, si reinventano per non soccombere o addirittura finiscono in un vicolo cieco che li costringe allo split. I Manowar proseguono il proprio cammino, come re incontrastati, conquistando sempre più fedeli, facendo addirittura da punto cardine tra tradizione e il nuovo epic metal che si sviluppa alla fine degli anni 90, soprattutto in Europa, da sempre affamata da certe sonorità. Inoltre, dobbiamo evidenziare la fortissima spinta pubblicitaria impressa dalla casa discografica, la major Geffen, che si adopera non poco per diffondere il prodotto facendo risaltare il monicker Manowar, e ancora oggi non si è capita la scelta di tale etichetta nel mettere sotto contratto una band epic metal, quando la stessa casa di produzione aveva scaricato decine di metal band per seguire la moda del momento, ossia l'alternative rock, che già dopo pochi anni cominciava a perdere terreno. Evidentemente la Geffen (nel 1997 assorbita dalla Universal) aveva intuito il potenziale enorme del combo americano e tale intuizione si è poi rivelata esatta, visto il successo clamoroso di vendite del disco e dei singoli estratti. Come accennato, proprio il terzo singolo gode di parecchio risalto, e allora si decide per l'uscita della sua versione live. La chiave dorata e poggiata sul pavimento che campeggiava sulla copertina di "Courage" viene sostituita da un artwork meno simbolico ma non meno importante, ovvero la foto di una platea che assiste alla performance di Eric Adams, sul palco e con le braccia alzate, intento a cantare. I colori sono scuri, luci soffuse ed estasi al massimo livello, sui quali è impresso il logo imponente e iconico dei Manowar, che sembra voler rievocare il contrasto tra l'animo vulcanico della filosofia manowariana, quella del guerriero che si sacrifica quotidianamente per i suoi ideali di libertà, ideali goderecci anche, in linea con i piacere umani, e la nobiltà d'animo dei singoli individui, che scavano nella profondità del proprio ego per cercare forza e motivi per sopravvivere alla vita. Certamente la filosofia della band riesce ad essere davvero profonda e adatta al momento, narrando di un qualcosa che va oltre il valore musicale e che va a toccare il lato umano. A impreziosire il dischetto, oltre alla morbida "Courage" in versione live e registrata a Valencia, in Spagna, troviamo il suo corrispettivo in studio, nella versione rimasterizzata a 24 bit, e in più un altro classico della band, anch'esso registrato dal vivo da un concerto tenutosi in Portogallo, a Casciais: "Metal Warriors". Insomma, se "Louder than hell" ottiene un vasto successo commerciale in tutto il mondo è anche grazie alla trazione esercitata dal singolo qui presente, sia nella versione in studio che in quella dal vivo, entrambi capaci non solo di schiudere i cuori duri e puri dei metallari, ma di conquistare anche quelli dei poco avvezzi a certe sonorità.

Courage

"Courage (Coraggio)" è una ballata scritta ben dieci anni prima della sua pubblicazione, nel lontano 1986 ma perfezionata soltanto a metà anni 90. L'ampio utilizzo delle tastiere, suonate dallo stesso Joey DeMaio, ne mette in risalto i toni aulici e gli intenti nobili, qui infatti i Manowar si fanno delicati, profondi, emozionali e intimisti, mettendo in luce l'innata classe che li contraddistingue e puntando tutto sulla melodia e sulle doti canore di un vocalist che definire spaziale è poco. La potenza degli strumenti si defila, smorzandosi per fare spazio al lato umano, alla fragilità dell'uomo, alla sensibilità di un animo scoraggiato dalle difficoltà della vita che si trova quotidianamente ad affrontare. Ci troviamo in Spagna, durante il tour del biennio 1996/97, e il pubblico è molto caloroso, tanto che non appena partono le prime note si ode un boato dalla platea. La strofa è alquanto breve ma decisamente toccante e poetica, tanto già cominciano a scorrere le lacrime, voce e piano per un connubio che infonde coraggio alla persona smarrita, in difficoltà, depressa e che non vede una via d'uscita dai problemi che la affliggono e le impediscono di vivere in pace e in serenità. Il ritornello giunge quasi subito come un tuono in un cielo limpido e sgombro di nuvole, dotato di una melodia sublime in grado di far scendere qualche lacrima tanto è disperata e sognante la sua dimensione. Adams alza la voce per sovrastare le strumenti ed esprimere così il suo rimorso e il suo dolore e mette in mostra una versatilità unica al mondo, capace di essere demoniaca e angelica allo stesso tempo (in questo caso possiamo definirla angelica tanto è paradisiaca). Quello che il vocalist infonde è il coraggio di continuare, di non abbattersi mai e di tenere duro sempre e comunque nonostante le avversità. Le tastiere crescono di intensità e poi sfociano nell'intrusione di tutti gli strumenti musicali, potenziando così questo etereo brano e irrobustendo tutta la sezione ritmica che comunque non eccede mai in durezza, facendo notare che DeMaio si deve destreggiare tra tastiere e basso, facendo la spola da una parte all'altra del palco. Intanto Adams prosegue a incitare il disperato, il disilluso, dicendo che c'è sempre una speranza, consigliando di asciugare le lacrime dal viso e di rialzare la testa. La fase strumentale è tocca le corde del cuore, si profila in pieno stile ballata anni 80, ma purtroppo dura poco, poi ecco che arriva il bridge a infondere profondità ed eleganza e a ribadire il concetto di salvezza. Le battaglie sono vinte solo da coloro che hanno il coraggio di combattere e di credere nella propria forza e nella propria purezza di cuore, questa è la filosofia che si cela dietro al monicker Manowar e che rende orgogliosi tutti i fans di appartenere a una cerchia fedele di una delle band più osannate al mondo. Allora viene in mente l'artwork del singolo, dove re Adams parla ai suoi discepoli, alzando le braccia e indicando ognuno di loro per trasmettergli parole di conforto. Se c'è una lotta allora bisogna armarsi di pazienza, affilare le unghie e gettarsi nella mischia per non soccombere, soltanto così si diventerà dei vincenti. Serve coraggio, da infondere nel cuore e nell'animo.

Metal Warriors

"Metal Warriors (Guerrieri Del Metallo)", riproposto in mille salse ad ogni concerto, è immancabile dal vivo, perché costituito da un ritornello studiato proprio per essere cantato da tutti nelle arene, gonfiando così l'ambiente di orgoglio manowariano. Tra lo scroscio di aplausi, Eric Adams emerge con ghigno famelico, e subito il pubblico portoghese è in delirio, accompagnando con cori e grida di giubilo un Adams irrefrenabile. Il timbro è pieno e cattivo, a volte anche più sporco e i suoi acuti si confondo con gli applausi del pubblico in un duello incredibile. L'alchimia creata on stage tra la band e i suoi adepti è unica. La batteria di Columbus fa la differenza nonostante la semplicità che appartiene a un pezzo come questo, ma tanto basta che capire che il musicista in questione possiede una potenza devastante, sicuramente molto statico ma preciso. Mentre Adams intona le prime strofe, emerge anche la virtuosa chitarra di Karl Logan, qui alle prese con un semplice ma efficace riffing che riecheggia nell'arena. Ovviamente si parla di un raduno di metallari, tutti coloro che hanno udito la chiamata sono invitati a partecipare e così, come fratelli uniti nel sacro vincolo del metallo, si divertono creando un'atmosfera magica dove ognuno fa la sua parte, perché c'è magia nella musica ma c'è anche magia in ognuno di noi, per un'energia devastante quanto si è uniti. A questo punto parte l'ormai leggendario ritornello, orecchiabile, che si memorizza all'istante, melodico e capace di fomentare non poco grazie a un Adams spaventoso che inneggia all'Heavy Metal e caccia via chi non lo apprezza, invitando delicatamente sfigati e fighetti ad togliersi dalle scatole, lasciando la sacra aula del metallo. Impossibile non ridere di fronte a tanta veemenza, ma anche impossibile restare fermi all'ascolto di tanta potenza sonora, irrobustita dall'entrata in scena del basso di Joey DeMaio, sempre protagonista. Non si prende fiato perché si prosegue senza sosta, il mondo deve conoscere il decreto finale del popolo metallaro, ossia quello di suonare sempre più potenti, di farlo con piacere, e soprattutto si prendere a calci chi non ascolta rock duro. "If you're not into metal, you are not my friend" cantata da tutti i presenti è una gioia per le orecchie, tutti uniti al cospetto della band, tutti legati da un vincolo di sangue che non ha recedenti. Attraverso il popolo i Manowar esprimono la loro filosofia e la loro appartenenza a un determinato mondo. Il secondo refrain fa da ponte per l'assolo per poi lasciare di nuovo spazio alla voce impetuosa di Adams, il quale si lancia negli immancabili acuti che lo hanno reso immortale (poi negli anni 90 era ancora all'apice della sua forma vocale), spingendo al massimo e alternandosi con un altro brillante assolo di chitarra e con le grida entusiastiche del pubblico. Ma non finisce qui, perché inizia il bridge, dalla velocità media e proprio su questo mid tempo a mo' di cavalcata epica, su cui la band ha fatto fortuna, intanto il vocalist torna calmo, ma qui a premere è Columbus che pesta dietro le pelli, e nell'aria c'è profumo di musica, il rock conquista lentamente la notte, e se non si hanno le palle per questo genere e meglio lasciare la sala all'istante. Questo è l'ordine perentorio del singer, il quale si lancia in un finale da brividi, ripetendo il chorus ma questa volta accompagnato, in sottofondo, da urla e acuti dei fans.

Conclusioni

Dunque abbiamo aperto nuovamente la porta della stanza segreta, da quella chiave disegnata sulla copertina del singolo in studio e che aveva l'intento di aprire le porte del cuore arrivando, dopo soli due mesi, all'alba del 1997, all'intimità di una intera platea, immortalata sulla cover del singolo "Courage Live". Gli inni all'acciaio, alle moto, alla birra, l'inneggiamento alla guerra, al sangue e le preghiere agli Dei del nord qui lasciano il posto a un messaggio importante, più terreno e attuale, più tangibile da tutti noi, svelando i segreti che risiedono in profondità, nell'animo di questa storica band e in tutti noi ascoltatori. Il pubblico in sala si commuove, fa oscillare gli accendini (ancora non è tempo maturo per la luce dei cellulari) riempiendo il palazzetto di luci soffuse, calorose, romantiche, accompagnando i nostri paladini dell'epic nella trasmissione di questo messaggio. Ciò che abbiamo scoperto è la chiave per leggere e interpretare il lato romantico dei Manowar, band che sempre si pone come portavoce della gente comune, quindi non solo rivolta agli appassionati di certe sonorità, ma un po' a tutti quelli che lottano quotidianamente per una vita dignitosa, coloro i quali cercano di affrontare le avversità della vita col sorriso stampato sul volto. "Courage" è quindi un brano di speranza destinato ad omaggiare tutti quelli che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera per sopravvivere in questa giungla e che magari hanno bisogno di un incoraggiamento per non buttarsi giù e arrendersi alla realtà. "Courage" è però anche un brano che parla di amicizia, da sempre punto focale delle tematiche manowariane; la cosiddetta "fratellanza" è ciò che rende grande i Manowar, una delle poche formazioni a poter vantare un culto duraturo e fedele che gli ha permesso di sopravvivere agli anni, persino quelli più critici per il rock tradizionale, arrivando fino ad oggi e senza mai grossi intoppi che ne hanno minato la carriera. Nonostante l'alone superficiale e (talvolta) tamarro che li circonda, hanno sempre saputo parlare alla gente risvegliando i più reconditi sentimenti, e questo brano (così come molti altri nella loro sterminata produzione) ne è l'emblema. Ma ciò non è una novità, da sempre DeMaio e company hanno trattato determinati temi sociali schierandosi dalla parte dei deboli, delle persone comuni che lavorano, faticano e si sfogano andando ai concerti, bevendo birra e abbandonandosi ai piaceri carnali, e proprio da qui deriva il concetto stesso di Manowar, inteso come uomo di guerra, colui che aiuta di deboli, combatte per i propri ideali, si vita alla ricerca della libertà e non si fa sottomettere da questo sistema corrotto e misero. Ma lo stesso concetto è rafforzato anche dall'altra traccia che troviamo all'interno di questo singolo, quella "Metal Warriors" che ne rappresenta l'antitesi, poiché ricca di energia sonora e di goliardia, illuminando l'altra faccia della moneta e dando due punti di vista riguardanti lo stesso discorso. La ricerca di profondità e di poesia, nel caso del brano tratto dal grande "The Triumph Of Steel", viene abbandonata in favore di irruenza e di spacconaggine, riunendo comunque gli adepti al culto del metallo e incitandoli a sbarazzarsi dei nemici, di coloro che non apprezzano questa musica e tutta la filosofia che vi ruota attorno. Anche qui è presente quella fratellanza che da sempre è il punto di forza della band. I Manowar sono i cantori di tale disagio, di tale lotta contro i poteri forti, di riscatto sociale. Di libertà. La forza dialettica di questa band è forse unica al mondo e capace di accrescere in fase live e forse, proprio negli anni 90, la filosofia del guerriero del metallo che aiuta i deboli è più potente che mai; ed è forse questo il segreto che si cela dietro il successo non solo di questo singolo ma di tutto il disco "Louder Than Hell", lavoro diretto, che punta dritto alla pancia dell'ascoltatore, lo fomenta, lo conforta, lo glorifica. Va da sé che il successo in studio viene riproposto anche dal vivo, habitat naturale della formazione newyorkese, dove dà sepre il meglio di sé, senza perdere un briciolo di naturalezza e di potenza, come è ben evidente nei brani che abbiamo analizzato, dove si sente una potenza di suono incredibile e un vocalist che ha del miracoloso. La terza traccia, invece, nulla aggiunge alla bontà del prodotto, essendo la stessa che troviamo sulla versione Lp dell'album e qui rimasterizzata in 24 bit e adattata al dischetto ottico.

1) Courage
2) Metal Warriors
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