MANOWAR

Blow Your Speakers

1987 - Atco

A CURA DI
ANDREA CERASI
15/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

L'album "Sign Of The Hammer", come specificato nel corso dell'ultimo articolo, va a chiudere la trilogia epica più importante della prima metà degli anni 80, momento che coincide per forza di cose con il periodo di maggior splendore dei Manowar. Abbiamo lasciato il combo americano intento a raccogliere consensi e critiche entusiastiche, con le vendite che di certo nonnon sono tardate a decollare. Questo modo di intendere la musica, in questo caso l'Heavy Metal duro e puro, colpisce dunque dritto al cuore e segna un'epoca. A questo punto, la band diventa una delle più popolari realtà in ambito Metal, così tanto da essere richiesta praticamente ovunque. I fans, che diventano sempre più numerosi nel mondo, chiedono a gran voce di vederli dal vivo, così i nostri ragazzi trascorrono tutto il 1985 calcando i palchi dell'intero globo. Il lunghissimo tour (nel quale vengono recuperate persino le tappe europee saltate in quello precedente) si rivela più che soddisfacente anche se sfiancante, e così, a seguito di vari impegni, tra concerti, interviste e apparizioni, i Manowar decidono di prendersi un anno di pausa. Segue un periodo di riposo, un anno di relax ma con la mente sempre rivolta alla musica, soprattutto perché ci troviamo di fronte a un particolare e delicato momento storico: in America, infatti, l'Heavy Metal si ritrova a subire le prime censure, a suon di "riadattamenti" e "tagli" ma non solo, perché mezzi di correzione ancor più drastici stavano per giungere: in molti casi, infatti (a livello di bands e dischi) il genere fu consapevolmente allontanato dai canali musicali (MTV in prima linea) e dalle stazioni radio, perché considerato scomodo, pericoloso per i ragazzi e troppo critico nei confronti della società. I Manowar, messi dinnanzi a questo duro attacco e rimasti fedeli al proprio credo, alimentato dal fuoco del loro spiccato orgoglio, non restano certo a guardare; si sentono colpiti nell'animo e allora decidono di cambiare rotta, alleggerendo il suono, rendendolo più melodico e diretto, sfidando proprio la musica da classifica sul suo stesso territorio, decidendo di gareggiare apertamente lanciando il singolo (corredato persino da un bel videoclip) "Blow Your Speakers" nei primi mesi del 1987. Un brano fortemente critico nei confronti di MTV e dei maggiori diffusori musicali, rei di avere interessi prettamente commerciali e di non lasciare possibilità ai giovani di pensare con la loro testa. La "10 Records" si è fatta da parte, inglobata dalla "Virgin", costringendo dunque la band a cambiare per l'ennesima volta casa discografica; non ci vuole molto per trovarne una nuova e la band firma per la "Atco", con la quale sorprende tutti pubblicando questo singolo, antipasto del celebre "Fighting The World", disco dai connotati diversi da quanto proposto in precedenza, meno epico e più improntato sull'heavy classico e che darà inizio a un'altra era per la band di DeMaio. Alla faccia -mi sia concessa la nota personale- di chi sosteneva e tutt'oggi sostiene che i Manowar incidano "sempre lo stesso disco" non variando mai la loro proposta.

Blow Your Speakers

Sin dalle prime note di "Blow Your Speakers (Fai Esplodere Gli Amplificatori!)" si ha la sensazione che qualcosa, nell'approccio "metallico" dei Nostri, sia cambiato. Le atmosfere epiche, ascoltate fino a poco tempo prima, si disperdono come fumo e l'aspetto primitivo che tanti fans ha fatto innamorare viene tralasciato in favore di un suono più orecchiabile e "da classifica". La cavalcata di stampo mitologico, con cori da film fantasy e cadenze suggestive, lascia spazio a una struttura semplificata e radiofonica improntata più che altro su un ritornello "solare" e melodico che strizza l'occhio alle produzioni glam metal tanto in voga in quel periodo. L'intro è breve, a differenza di quanto ascoltato fino al momento (secondo cui i Manowar erano soliti aprire i pezzi con arpeggi suggestivi, ricreando un'atmosfera bellica e remota); inizio che dunque risulta diretta e priva di troppe velleità, andando a recuperare direttamente l'attitudine "sempliciotta" di alcuni pezzi del primo album, il glorioso "Blattle Hymns", disco costruito quasi interamente sull'Hard & Heavy degli anni 70. Columbus scandisce il tempo, evidenziando un'andatura più hard rock che epic metal, e Ross "The Boss" infarcisce il brano con una serie di riffs crudi ma decisamente poco oscuri. Siamo nello stesso mood di una "Animals" o di una "Death Tone", perciò i ritmi non sono vorticosi e non si respira un clima post-apocalittico o comunque epico. Eric Adams esordisce dopo pochi secondi con un grido isterico e incomincia a intonare il primo verso, molto semplice e trascinante, per poi giungere brevemente al bel ritornello, contornato da cori "hair metal", sul quale svetta l'ugola dell'onnipotente singer, il quale alza il tiro in prossimità dell'ultimo verso, quando pronuncia un "Rock 'n' Rooool!" sempre più acuto e in grado di accendere gli animi. La seconda strofa ha un piccolo cambiamento, poiché la chitarra viene sostituita dal basso di Joey DeMaio, il quale esegue una serie di accordi simulando il muscoloso riffing dell'ascia e donando al pezzo un aspetto alquanto originale. Il ritmo è medio, improntato su un hard rock che ricorda molto lo stile dei KISS (persino nel divertente e colorato videoclip), laddove la batteria di Scott Columbus è decisamente protagonista, anche se molto statica e tenuta a freno, ma comunque in evidenza rispetto agli altri strumenti. Infatti si ha la sensazione che non si voglia pestare troppo, proprio per rientrare in classifica e mandare a segno una hit radiofonica. Ross "The Boss" si mette in luce in un breve assolo, a dire il vero poco incisivo, per poi lasciare spazio alla terza fase nella quale troviamo un'altra strofa cui segue il refrain che vede un Adams sempre più indemoniato. Come accennato pocanzi, questi sono i Manowar più sempliciotti e divertenti; i proclami di guerra, gli inni agli Dei del Valhalla e la fede nell'acciaio, nel sangue e nella gloria di una battaglia combattuta con coraggio, sono sostituiti da un testo moderno ma che trasuda comunque orgoglio e che è in grado di destare attenzione. È un attacco a tutto il sistema americano, ai benpensanti, alla finta arte, alla musica mediocre. A questo punto, come suggerisce il videoclip, entriamo nei panni di tre giovani ragazzi appassionati di musica pesante, chiusi in cantina a guardare la tv. Il canale è sintonizzato su Mtv ma loro non sembrano apprezzare, così, dopo l'ennesimo inutile video, decidono di spegnere e di mettere su un disco. Ovviamente è heavy metal, ovviamente è dei Manowar, e le note dei nostri eroi li cullano mentre scrivono una lettera adirata proprio all'emittente musicale, accusandola di mandare in onda sempre "la solita merda". Loro vogliono la potenza del Rock 'n' roll, perché è il genere giusto per sfogarsi, per ballare, bere birra e fare sesso. A loro non importa nulla delle Label, dei soldi che girano nel mondo musicale, della robaccia commerciale. I giovani hanno bisogno di musica vera, hanno bisogno di provare emozioni, hanno bisogno di un qualcosa di tosto e veloce. Il tanto bistrattato Heavy Metal, al di là dei gusti personali, è il genere che fa per loro in nome della sua oggettiva potenza intrinseca ed ancestrale. Alzare il volume è il comando definitivo: talmente tanto da far saltare in aria le casse! 

Violence And Bloodshed

Nel lato B di questo singolo troviamo "Violence And Bloodshed (Violenza E Spargimento Di Sangue)", un titolo che è decisamente tutto un programma. Il secondo brano recupera la forza genuina della band, e dopo la parentesi "quasi glam", si torna su lidi più congeniali ai Manowar. Le sirene dell'allarme ci proiettano in un mondo post-apocalittico infestato da ogni male possibile: in virtù di ciò, questa volta Columbus pesta come un dannato e DeMaio si mette subito in mostra con un giro di basso davvero metallico. Eric Adams è furioso, declama i versi velocemente ma mantiene un timbo basso, quasi soffocato ed in grado di incutere timore; il singer continua in tal modo, per poi lasciarsi andare nel potentissimo pre-chorus e dimenarsi nel grandioso ed epico refrain, dove la chitarra di Ross "The Boss" ruggisce insieme lui e la batteria ferma la sua corsa. È sicuramente un brano atipico, dalla struttura in alcuni tratti addirittura sinuosa, affascinante e molto particolare, dove gli strumenti sono letteralmente invertiti, con il basso a fare le veci della chitarra, la batteria quelle del basso e con una vocalist dalla voce sommessa e che viene soffocata dall'energia del basso stesso, ma che si libera dalle catene in fase di ritornello. La struttura non ha una forma ben precisa: infatti, appena dopo la seconda parte, un lungo assolo, protratto a singhiozzo, si snoda fino alla fine, sostituendo bridge e coda finale solitamente occupata dalla ripetizione del chorus. Eppure, questa originalità colpisce l'ascoltatore, riesce a ricreare perfettamente l'atmosfera narrata nelle liriche mettendo in evidenza la continua sperimentazione della band che, seppur alleggerendo il sound e allontanandosi dai connotati epici, riesce comunque a svettare sulla massa e a conquistare legioni di fans grazie all'orgoglio e al gusto melodico che fa presa su tutti. Pacchiani, boriosi, tronfi, ma pur sempre grandiosi, incarnazione becera ma essenziale del nostro amato Heavy Metal. Quello ricreato nel testo è un mondo allo scatafascio, la fine della civilizzazione, dove la gente ha ormai paura di andare in giro. Le strade sono pericolose, infestate da bande di criminali, e l'unico modo per difendersi è impugnare una pistola e sparare ai malintenzionati. Il nostro protagonista è un guerriero nato con l'arma in mano, carica e pronta all'uso in ogni evenienza. Egli è un soldato e lotta per il suo paese, per difenderlo dal male, lotta per la libertà in quella landa desolata chiamata Vietnam, gettato lì dal potente di turno, lasciato nella giungla a combattere un nemico che non conosce e che non ha colpe ma che è costretto a uccidere. Una guerra inutile, comandata dai ricchi che mandano a morire ragazzi giovanissimi; ricchi ed insensibili, i quali confondono la libertà con la violenza e lo spargimento di sangue, parandosi dietro proclami tanto altisonanti quanto sciocchi e falsi, atti ad agitare le masse facendo credere a tutti che la guerra sia giusta e sacrosanta, e che debba ritenersi un privilegio l'essere scelti per andare a combattere.

Conclusioni

Tirando le somme, il singolo "Blow Your Speakers" ha due pregi: il primo consiste nel fatto che questo "antipasto" è effettivamente in grado di rivelare una band atipica, che si mette in gioco sfidando gli avversari nel loro stesso ambiente (in questo caso le stazioni radio e i canali musicali), indossando una nuove veste più radiofonica ma senza perdere dignità e anima; continuare  a sperimentare cercando un nuovo percorso da intraprendere, magari alleggerendo il suono e semplificando la struttura e la durata dei singoli brani, ma senza mai scendere a compromessi con niente e nessuno, conservando gelosamente la propria attitudine e la propria filosofia di vita. L'orgoglio e il coraggio di certo non mancano ai Manowar, e anche in questo caso il risultato è soddisfacente, se non ottimo. In seconda battuta vi è dunque tutto ciò che questa evoluzione ha comportato; "Blow Your Speakers" è una traccia d'impatto, divertente e apparentemente sempliciotta, eppure ha il pregio di condannare tutto il mondo musicale inondato da soldi e da logiche di mercato alquanto discutibili, mentre "Violence And Bloodshed" mostra una band che sa sperimentare, potente, forzuta e trascinante, e che quando ci si mette sa scrivere anche testi impegnati e di un certo valore. Da una critica al mondo musicale di Mtv, difatti, si passa a una critica al sistema capitalistico americano, in una sorta di continuum in cui gli elementi hanno più connessione di quanto apparentemente si creda. E' ovvio che molti aspetti che hanno reso grande questa band, come l'impronta epica e il fascino fantasy primordiale, vengono a mancare, non solo per quanto riguarda questo singolo ma anche nell'album che segue, quel "Fighting The World" tanto odiato da alcuni quanto amato da altri, che presenterà canzoni di breve durata e dai connotati più classici e leggeri ma pur sempre dotati di grande impatto e di uno straordinario gusto melodico. Molti fans restano quindi delusi, vedendo questo prodotto come una sorta di tradimento e accusano i Manowar di essersi commercializzati. Ma dove? Quando? In che modo? Il modo di suonare è sicuramente cambiato ma l'attitudine è la stessa. Comunque, ne parleremo meglio nella recensione dell'album... l'appuntamento è solo rimandato!

1) Blow Your Speakers
2) Violence And Bloodshed
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