MACHINE HEAD

Unto The Locust

2011 - Roadrunner Records

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
16/11/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Nel 2007 i Machine Head, riuscirono a trovare un enorme successo di critica e pubblico, grazie ad un album mostruoso come "The Blackening" che mischiava sapientemente melodia, groove e thrash, con soluzioni mai banali e ricercate, che ad ora viene considerato quasi unanimamente un classico nel genere, un must come si suol dire. Ebbene le aspettative erano alte verso questa nuova uscita, in quanto sono passati quattro anni e superare un album come il suddetto era un impresa difficile, ma come ci hanno dimostrato, non impossibile. Infatti "Unto The Locust" raggiunge gli apici raggiunti dal suo predecessore, e in alcuni forse lo supera, in quanto i nostri non si sono adagiati sugli allori, ed hanno voluto creare qualcosa di diverso. Gli unici fattori che accomunano quest'ultimo parto con il precendente, è la lunga durata dei brani e la perizia tecnica con cui sono eseguiti, oltre che le melodie vocali del buon Flynn, per un lavoro sempre di qualità, accentuando ancora di più le influenze heavy e thrash anni ottanta, mischiandole con il loro classico marchio di fabbrica, e dando vita ad un album che fa da ponte fra vecchio e moderno, con una tale naturalezza, che viene da chiedersi se i membri della band abbiano venduto l'anima al diavolo, oppure abbiano trovato il "plettro del destino" del film di Jack Black (Tenacious D e il destino del rock). Ma partiamo dall'emblematico titolo "Unto The Locust": secondo i Machine Head le persone sono come delle locuste, che al loro passaggio divorano ogni cosa che gli si pari dinanzi, che quindi ci lasciano vuote e senza umanità una volta incrociate sul nostro cammino, devastando tutto. Oltre a questo interessante punto di vista, possiamo anche notare che è un riferimento all'ottava piaga d'Egitto, narrata nei testi biblici, infatti nel platter ritroveremo altri riferimenti come riferimenti a Goliah, oppure la musica, paragonata alla nostra salvezza, come il Cristo. L'album è stato prodotto fra gli Jingletown Studios, i Trident Studios e gli studi privati di Robb Flynn (produttore, fra l'altro), conferendogli un sound potente e compatto, ed è stato pubblicato per la Roadrunner Records.



L'opener "I Am Hell (Sonata in C#)" è divisa in tre parti: I.Sangre Sani, II.I Am Hell, III.Ashes To The Sky. La prima parte è sancita da un canto a cappella in cui si snodano le linee vocali del dotato Flynn, ripetendo ossessivamente "Sangre Sani"(Sangue dei santi), conferendo un atmosfera epica e oscura trascinandoci fino alla seconda parte in cui finalmente ci vengono incontro gli altri membri con i loro strumenti, con un ritmo cadenzato e claustrofobico, enfatizzando ancor di più l'oscurità che striscia nel sottofondo musicale, fino alla terza parte, in cui viene finalmente allo scoperto l'inferno, incarnandosi in una furia senza precedenti, dove Flynn raggiunge vette vocali notevoli nei chorus (cosa che ci accompagnerà in ogni traccia), urlando tutta la sua rabbia contro tutti coloro che tradiscono la nostra fiducia, a cui una volta rivolgevamo il nostro affetto ed amore, ed ora sono motivo di ira e vendetta. Il brano scorre fino al devastante break in cui tutto brucia sotto le fiamme, seguito poi da una ripartenza accompagnata da una serie di assoli incrociati eseguiti delle due asce Demmel e Flynn, fino alla ripresa del leit motiv della seconda parte, per poi darci respiro con degli arpeggi di chitarra fino al devastante finale. "Be Still And Know", oltre ad essere la traccia più breve del platter, viaggia su tutt'altri binari in cui a dettar legge sono Duce al basso e McClain alla batteria, dando vita ad una base ritmica incalzante, mentre le chitarre si stagliano su melodie Maideniane, mantenendo la calma fino ad una breve sfuriata nell'assolo principale togliendoci il respiro per un momento. Dotata di un ritornello travolgente, va a registrarsi come l'apice dell'epicità del disco. Inoltre ci troviamo al cospetto di lyrics antibelligeranti, incitando a restare uniti per affrontare ogni evento positivo o negativo che si presenterà nella nostra vita, lottando con tutte le nostre forze contro le intemperie e le ingiustizie. Sulla terza traccia, "Locust" mi ci soffermerò poco, in quanto è stata presentata come singolo con quattro mesi di anticipo all'uscita del disco, ed è quindi già largamente conosciuta. Ad ogni modo è un brano serrato, dove McClain fa da direttore d'orchestra, creando un tappeto ritmico mai banale e terremotante. Altra menzione va al lento e struggente assolo a metà brano, sembra di udire le chitarre piangere, per il dolore e l'angoscia provocate dall'ottava piaga, visto che ovviamente sulla traccia verte il tema principale dell'album. Con un arpeggio di chitarra ci viene introdotta "This Is The End", che esplode e prende vita con un urlo esasperato, diventando una belva feroce dallo sguardo umano. Il brano infatti è una mazzata sui denti molto furiosa caratterizzata però da dei chorus su cui è impossibile non urlarci sopra, e sono sicuro che farà sfracelli live, inoltre è presente anche un rallentamento che enfatizza ancora di più quest'ultimo aspetto, in cui viene espresso tutto il dolore e il risentimento verso coloro che hanno tradito la nostra fiducia intorpidendoci come un fiume in preda all'inquinamento umano, annerendosi e portando a galla la fauna deceduta. Ed eccoci al momento più melodico e struggente dell'album "Darkness Within'". Una semi ballad in cui viene espresso l'amore incontrastato per lei, colei che come diceva Platone è la miglior medicina per l'anima, oppure la rilevazione più profonda di ogni saggezza e filosofia come diceva Beethoven: la musica. Il brano cresce di intensità minuto dopo minuto, partendo con Flynn ed una chitarra acustica che lentamente decanta i suoi momenti più bui, fino ad abbracciare l'oscurità, per poi ritrovare la luce attraverso note ed accordi, il tutto condito da una solennità di fondo molto toccante, con melodie vocali veramente ispirate e struggenti, fino al break in cui viene urlata tutta la graditudine verso la musica, vista come vera salvatrice dell'umanità. Dopo la leggerezza (sonora, s'intende) e la poesia della precedente traccia, ci ritroviamo di nuovo a prenderle con "Pearls Before The Swine", il brano più pesante e intricato di tutto il disco. Infatti ci troviamo dinanzi ad una prova egregia per ogni membro della band con accelerazioni, break, ripartenze, aperture melodiche, tanto è che ci vorrà qualche ascolto in più per assimilarne ogni sfaccettatura ed apprezzare il tutto nella sua interezza, e ne vale veramente la pena. Inoltre ci sono diverse chiavi di lettura per comprenderne il significato, se da un lato può essere interpretato come la corruzione dell'uomo logorato dalle sue dipendenze, come la droga e l'alcol, dall'altro può essere interpretato come l'odio che divide i popoli devastando e consumando ogni cosa sotto la sua ombra nera come la pece. A chiudere l'album troviamo la traccia più coinvolgente "Who We Are", che inizia in modo atipico, con cori da parte della prole di Flynn, Duce e Demmel, accompagnati da dei violini e trombe in sottofondo, come una marcia gloriosa, fino all'arrivo degli altri strumenti, dando vita ad una traccia serrata con un chorus molto coinvolgente dove anche Duce dà il suo contributo nelle linee vocali, che si mantiene piuttosto omogenea fino ai solos in cui ci sono rallentamenti e accelerazioni improvvise, per poi chiudere di nuovo con i cori dei bambini e i violini. Una sorta di inno da autodedicarsi, in cui viene celebrato ciò che si è, senza vergogna, con forza e determinazione alzando le mani al cielo e urlando in tutta la nostra fierezza.



I Machine Head questa volta hanno fatto di nuovo centro, confezionando un prodotto grandioso, non facendoci rimpiangere "The Blackening", anzi tentando di farcelo dimenticare, attraverso le sperimentazioni e le trovate che hanno saputo incastonare in questo gioiello musicale. Ora dipenderà tutto da chi ha una memoria breve o lunga, stabilire se questo album è migliore del suo predecessore e consacrare i nostri come una delle migliori realtà dei nostri tempi.


1) I Am Hell(Sonata in C#)
   I - Sangre Sani
   II - I Am Hell
   III - Ashes To The Sky
2) Be Still And Know
3) Locust
4) This Is The End
5) Darkness Within'
6) Pearls Before The Swine
7) Who We Are

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