MACHINE HEAD

Through the Ashes of Empires

2004 - Roadrunner Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
15/08/2011
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

I progressi dimostrati nel 2001 con il futuristico "Supercharger" vennero confermati 2 anni dopo con "Through the Ashes of Empire", album che sancì il definitivo, tanto atteso ritorno dei Machine Head alle sonorità Groove Metal che avevano contraddistinto gli esordi della band capeggiata da Robb Flynn.

Forse spinti dalla voglia di rinnovare il sound, forse per cancellare dalla mente il passato Alternative Metal che li aveva visti produrre 2 album alquanto scialbi durante la grande diffusione del genere negli Stati Uniti, la macchina MH ci regala un buonissimo album nel quale del genere di Jonathan Davis & co. non ce nè neppure l'ombra.



E questa ventata di aria fresca condita con una bella dose di Groove la si percepisce sin dalla bellissima e celebre opener "Imperium", brano dalla placida introduzione di chitarra che muta poi in un grintosissimo sound guidato magistralmente da un Dave McClain martellante e da un riffaggio veramente aggressivo, come ai vecchi tempi.

Si continua con la cadenzata ma energica "Bite the Bullet", brano che comunque non trascura una piacevole linea melodica che vedremo fare capolino più volte nel corso dell'album, segno di una decisa maturazione composiiva della band. Il terzo brano "Left Unfinished" rimarca strutturalmente Imperium, anzi, l'intro pare quasi una dolce melodia da carillon, ma in seguito cambia totalmente faccia scagliandoci in volto una pesante bastonata a colpi di Groove.

"Elegy" ricorda inizialmente un pò ciò che i Machine Head ci hanno appena lasciato, ovvero Supercharger, ma lo fa con un riffaggio di rara fattura, che possiamo riassaporare anche nel quinto brano intitolato "In the Presence of My Enemies", lunghissima marcia battagliera che vede ancora una volta McClain salire sugli scudi e l'immancabile melodia sullo sfondo. Un riff ispiratissimo apre il sesto brano "Days Turn Blue to Gray", che mostra un lato fino ad allora a noi sconosciuto dei Machine Head, quello più malinconico e grigio, espresso perfettamente dall'iraconda voce di Flynn. Through the Ashes of Empire riacquista vigore con "Vim", uno dei migliori brani del disco nonchè la migliore dimostrazione che la band è tornata al Groove e che ha chiuso con il passato. E non è tutto, perchè a mio modo di vedere ci permette anche di intravedere i progetti futuri della band ("The Blackening" - 2007), anticipandone le sonorità. Con "All Falls Down" ci fanno nuovamente gustare le sonorità di Supercharger, anzi, secondo me è un brano che nell'album del 2001 non avrebbe affatto sfigurato. A livello di potenza il nono brano "Wipe the Tears" non è secondo proprio a nessuno e nella parte iniziale assume grinta secondo dopo secondo, sino a che non esplode in una violenta scarica di Groove. Infine la lunghissima "Descend the Shades of Night", altro brano denso di grigia carica emotiva grazie ad un riff placido e ai nostalgici clean vocals di Flynn.



Probabilmente i tempi di "Burn My Eyes" non torneranno più, ma Through the Ashes of Empire fu il primo e vero capitolo per dimenticare i tempi bui di "The Burning Red" e "The More Things Change". Bentornati!


1) Imperium
2) Bite the Bullet
3) Left Unfinished
4) Elegy
5) In the Presence of My Enemies
6) Days Turn Blue to Gray
7) Vim
8) All Falls Down
9) Wipe the Tears
10) Descend the Shades of Night