LYMPH

Birth

- 2007 Heart Of Steel Records

A CURA DI
SAMUELE MAMELI
21/11/2011
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Avete presente la sensazione di quando nel mangiare un dolce o una pietanza prelibata si avverte a un certo punto un'espansione di sapori con papille gustative impazzite dal piacere?

Ecco,questo è ciò che si rivela ascoltando Birth dei vicentini Lymph, capaci di creare un'esplosione estasiante percepibile nella conclusione di ogni singolo brano,una proposta musicale Alternative/Post Rock dal tipico tocco romantico e passionale pregna di buonissime intuizioni energiche,tonnellate di melodia ben amalgamate in abbondanti e perfetti innesti elettronici,un complesso in grado di zittire bands più nobili cui manca quel quid per essere apprezzate appieno.

Nati nel 1999 per mano del chitarrista Luca Del Lago,del cantante Vito Licari e del tastierista Giulio Bogoni (i più attenti lo ricorderanno partecipe nella cometa classic metal dal nome Broken Arrow con l'album Abyss Of Darkness) con circa un anno di gestazione giungono all'exploit nel 2007 con la succitata release, per la maggiore autoprodotto e distribuito dall’Heart Of Steel Records,mettendo a luce un packaging lussuoso e ben confezionato,con copertina visionaria molto intrigante e libretto interno oltremodo dark style,deliziandoci di ben diciassette tracce a dir poco ispirate e contaminate da suoni cibernetici.

La prima intuizione avvertita durante l'ascolto,è il buon cantato inglese che dona possibilità di gradire il prodotto in tutta la sua interezza.

Diamo il via alle danze con l'opener "Something Invisible",ci sazia di arpeggi chitarristici melodici e leggeri in linea con ciò che i System Of A Down spesso hanno proposto,per scatenare un ritornello spianato sopra un wall of sound corposo che tanto ricorda  i migliori Nickelback,una palla di vetro esplodente con mille schegge che colpiscono a dovere. Senza sosta si approda al secondo brano "Birth (part I)" attraverso loops di batteria e campionamenti ultra delicati,si lascia ben apprezzare con quel tocco di pianoforte soave che si amalgama con minuziosità.

Parecchio raggiante di ciò che sin'ora percepisco,lascio a "How Can I Expalin?" continuare sulla retta via,vocals grintose liberano la strada a un leit motiv travolgente,cesellando una track tra le mie preferite che troverebbe la reale dimensione in un contesto live,così coinvolgente da aizzare le braccia e saltare.

"Fog (nordica)" si presenta con suoni campionati in crescendo che schizzano in un mid tempo trascinante caratterizzato da interventi di keyboards,elemento essenziale per aggiungere quel fascino particolare al motivo orecchiabile,aumentandone lo spessore della composizione ben costruita,riflettendosi su liriche languide. "One Second Left" è una semi ballad e la più radio friendly dell'intero album; apertura dal forte mood idilliaco mette in risalto la buonissima prestazione vocale di Vito Licari,armonia strappalacrime... note che sfiorano le labbra e spargono incanto,assumono mordente nell'immediato riffing graffiante accompagnate da tastiere in sottofondo. Passaggio intenso che lascia il segno,ideale per estrarre la malinconia e osservarla.

"Mirror Of My Soul" da un esempio di come il gruppo riesca anche a picchiare duro,dinamica e selvaggia,le battute iniziali mi proiettano alla mente i cari Babylon Zoo sperimentali che cedono il passo a urla irruenti in stile hardcore,conservando al suo interno varie sonorità ben combinate. "In An Empty Room" si dimena nella stessa lunghezza d'onda delle canzoni sin'ora ascoltate,offrendoci soluzioni effervescenti dal forte appeal melodico,condito da ingenti partiture elettroniche che sul finale,senza pausa,si allaccia a "Obsessive Voices",tra drum machine e vocals filtrate,mescola guitars robuste allontanandola da territori soft,mettendo in luce il ritornello super incisivo che verso la chiusura sconvolge non poco... un’iniezione di adrenalina e libertà scorre in tutto il corpo,irresistibile. "Ashamed" è un estratto sulla falsa riga di un pop – punk impetuoso e irriverente,fornendo un intermezzo dai ritmi jungle e campionamenti che donano nuove caratteristiche e banchi di prova alla band nostrana,ben abile a destreggiarsi con dovizia.

"Birth (part II)" concede un po' di fiato allacciandosi ai sussulti della prima parte a inizio scaletta,carezze poetiche impellenti sull'animo silente. Hard Rock sanguigno per "Flawless" che alterna stralci blandi a cariche sgargianti,risaltandone l'accattivante interpretazione dietro al piano di Giulio,track che tocca l'apice nel delizioso bridge con voci intrecciate in una piccola cavalcata. L'avvio di "I'll Be In Your Dreams" con note distorte di keys,mi riporta in mente The Nobodies di M. Manson che virando poi su chitarre efficaci,sciorinano una canzone ben strutturata tenendo in serbo un micidiale leit motiv galvanizzante che nell'epilogo non fa prigionieri.

Arriviamo di seguito alla consueta cover di un evergreen e intramontabile pezzo che la storia musicale ci ha offerto quale "Walking In My Shoes" dei Depeche Mode,interpretata con criterio.

Chitarre granitiche animano "Shapes In The Shade",estratto grintoso e tirato dall'attitudine sfrontata,ci soddisfa senza remora,rendendosi la più sostenuta del lotto. Angeliche linee di pianoforte ci illustrano "You Cannot Be The Same" in un sound fomentato da robuste dosi chitarristiche e l'onnipresente keyboards ad addolcirne le intenzioni per uno stralcio che trasuda di passione e impeto.

Prodigy che incontrano i Korn nel mio secondo brano preferito "Few Seconds To Live Again" e signori miei,apro le finestre e metto a palla lo stereo perchè il ritornello melodico che tiene in serbo il finale,è a dir poco trascinante,vorrei non finisse mai,un lancio nel vuoto,respiro sospeso nell'aria,emozioni indescrivibili che ahimè,terminano con l'ultima traccia "Birth (part III)" su note vellutate di piano e una striminzita voce recitativa,mi culla soffocando i tremori che ancora percepisco.

In conclusione,sono estremamente stupefatto per il lavoro che la band è riuscita a concepire,lo consiglio a tutti senza esitare,troverete caterve di melodia in tracks ispirate ricche di pathos sfiorandone il non plus ultra e se continuamente e ininterrottamente gira tuttora sul lettore cd,un motivo c'è senz'altro. Accaparratelo,non merita di passare inosservato.

Augurandomi che il successivo exploit sia sulle ottime qualità di questo esordio,ripremo Play.

Bravissimi!

 


1) Something Invisible      
2) Birth (part I)
3) How Can I Expalin?
4) Fog (nordica)
5) One Second Left
6) Mirror Of My Soul
7) In An Empty Room
8) Obsessive Voices
9) Ashamed
10) Birth (part II)
11) Flawless
12) I'll Be In Your Dreams
13) Walking In My Shoes
14) Shapes In The Shade
15) You Cannot Be The Same
16) Few Seconds To Live Again
17) Birth (part III)