LOST HORIZON

A Flame to the Ground Beneath

2003 - Music for Nations

A CURA DI
CARLO DI LUZIO
03/06/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

L’odierna scena Power Metal, purtroppo, ha spesso a che fare con una particolare problematica. Non dilungandosi troppo, cercherò di esporre  sinteticamente  questo mio piccolo pensiero: da un lato troviamo bands che riescono a proporre lavori di si ottima fattura ma legandosi particolarmente ai luoghi comuni di questo genere (a volte molto "permissivo" e facilmente assimilabile), le cui peculiarità si possono tradurre tranquillamente in un cantato che cerca di puntare a tonalità altissime, e strutture tecniche formate da ritmiche di chitarre e batterie martellanti e alla lunga molto ripetitive; abbiamo poi altre bands che, allontanandosi da questi presupposti, riescono a donare quel qualcosa in più a questo genere. Un rendimento qualitativo, dunque, che possiamo definire “altalenante”. Fortunatamente questo non è il caso dei Lost Horizon, giovane band con all'attivo due album, la quale è riuscita ad emergere e a distinguersi, data anche dall'elevata capacità compositiva e tecnica dei membri. I Lost Horizon  si formano a Göteborg , Sveziam nel 1990, precedentemente conosciuti sotto il nome di Highlander  e nelle loro fila militava un giovane Joacim Cans , ora cantante della più conosciuta ed affermata band Hammerfall. Nel corso degli anni  ci sono stati moltitudini cambi di line-up, con i soli Wojtek Lisicki (chitarra ritmica e solista, tastiere), Martin Furängen (basso), Christian Nyquist (batteria) a delineare una formazione stabile ed a tener viva la band. Interessante notare il fatto che ogni membro della band decise di essere conosciuto con un particolare pseudonimo – nome d’arte: Woktek divenne Trascendental Protagonist, Martin si appropriò del monicker Cosmic Antagonist mentre Christian divenne noto con il nome di Preternatural Transmogrifier,  il tutto voluto per legare indissolubilmente ogni gruppo a quell’immaginario sci-fi / fantasy dai toni mistici e trascendentali. Nel 2001 i Lost Horizon  reclutarono Daniel Heiman alla voce (ribattezzato Ethereal Magnanimus)  e sfornarono “Awekening The World”, primo album in studio, che riuscì a delineare lo spirito del gruppo; atmosfere magiche, un songwriting decisamente ben fatto e la voce indistinguibile ed estremamente versatile del neo-vocalist, tutto questo fece sperare in un secondo lavoro, capace di portare all'eccellenza un gruppo dalle grandiose possibilità. Ed ecco che un anno dopo, reclutando fra le proprie fila Attila Publik (tastiere, da lì in poi noto con il nome di Perspicacious Protector) e  Fredrik Olsson (alias Equilibrian Epicurius, chitarra solista), nel 2003 gli svedesi tornano in studio, e sfornano un lavoro a dir poco eccellente: A Flame To The Ground Beneath. Purtroppo, di lì a breve, Heiman abbandonerà il gruppo e ciò segnerà la stasi definitiva del progetto dei Lost Horizon, lasciando la band alla ricerca di un nuovo vocalist. Un gruppo non ufficialmente sciolto, ma sulla carta come se lo fosse. Senza indugi , comunque, direi di gettarci nel vivo di questa recensione, gustandoci proprio l’opera della consacrazione dei nostri, il precedentemente citato “A Flame to The Ground Beneath”, un disco che al primo ascolto potrà confondere, vista la grandissima differenza fra altri lavori di genere, ma che riuscirà a conquistare il cuore di molti appassionati, e avvicinerà molti neofiti a questa scena molto discussa ma anche ricca di sorprese.



La traccia che apre il disco è la breve intro "Transidemensional Reverance" , la quale ci presenta il disco donando un'impronta molto insolita al genere, avvicinandosi all'ambient, riuscendo in soli due minuti e quindici secondi ad essere un preludio alla tempesta nella quale ci vogliono trascinare i Lost Horizon. Una track che, mostrando diverse sfaccettature di una band desiderosa di emergere dalla scena, si basa su suoni evocativi e “soffi” che richiamano un vento mistico, il quale avvolgendo l'ascoltatore cerca di accompagnarlo nel tripudio di energia nel quale i Lost Horizon di lì a poco si scateneranno. Sin da subito si configurano come una sicurezza. Il secondo tassello che compone quest'opera è "Pure" , una sferzata di potenza e carica senza pari, il tutto contornato da un Heiman mai così fresco, letteralmente incapace di scendere di tono e seguito dal resto della band in modo egregio. Lui è il nostro "cantastorie", una potente voce che riecheggia nell'assoluta volontà di mostrare l'oscuro baratro in cui l'umanità sta sprofondando. Lisicki e Olsson accompagnano le grida quasi strazianti e ricolme di speranza del vocalist con riff ben congeniati, Nyquist crea cavalcate incessanti , battendo sulla cassa e sui tamburi, rivestendo il brano di epicità ed infine Publik dipinge con la propria tastiera, utilizzando poche note, una velata sinfonia magica, perfettamente legata ad un brano che vuole sprigionare nel cuore dell'ascoltatore quel sogno di libertà e purezza nel quale egli può finalmente essere felice, spezzando le catene che lo relegano in profondità, nelle tenebre nelle quali l'umanità riesce a corrompere la propria natura ed il proprio essere. Analizzando nel dettaglio il brano, notiamo che la band spinge fin da subito sull'acceleratore, con riff ben costruiti ed un aumento costante di velocità, scandito dalla cavalcata di Nysquit  e dagli acuti impressionanti di Heiman, così da entrare nel vivo del brano in men che non si dica. Un pezzo che mostra all'ascoltatore l'estrema versatilità del sestetto svedese, che riesce in assoluta omogeneità  a cambiare, nel giro di pochissimi secondi, l'andamento del pezzo: a tratti spinti in un sogno, e subito dopo strappati via dalla poetica realista e costantemente tragica che la band vuole esporre a tutti i costi. L'evoluzione della traccia si fa incessante, con le chitarre che , utilizzando semplici giri di accordi, fan si che il tono non scenda mai, e quei notevoli scambi di colpi sui tamburi , piatti e cassa, accrescono in un certo senso una parvenza di “vuoto”. Ma ecco che nel ritornello Daniel ci riporta quella speranza quasi perduta, un cuore puro può sbaragliare l'oscurità, senza renderci più ciechi, siamo di fronte ad un essere superiore che può portarci sollievo. L'assolo è decisamente incalzante, oramai ci si avvicina alla fine del viaggio, mentre la tastiera gioca un ruolo importantissimo nel contornare la speranza oramai ritrovata, e dopo una costruzione abbastanza classica nel puro senso del termine (“Intro – strofa - ritornello- strofa – bridge - assolo”), sopraggiunge un secondo ritornello e l'acuto finale del vocalist chiude il brano in maniera ottima, insieme agli ultimi riff e le toccanti note di tastiera che riescono a colpire chi sta ascoltando, senza via di fuga. Facendo particolare attenzione alle tematiche di questo brano, si può notare come la band  metta in scena le vicende di un Highlander, un mitologico guerriero scozzese, l'uomo immortale, unico baluardo di speranza per l'umanità, il "puro" di cuore, colui che ci libererà dal male e dalle tenebre incombenti: "Su di un terreno vergine  nacquero serpenti, Serpi cieche, ed accecante è il loro veleno. Una felicità fasulla, reale come la morte, la piaga dell’ipocrisia che infetta la mente dell'uomo", si torna tranquillamente al concetto di lotta fra bene e il male, si parla di come l'uomo viva con la sua doppia natura, relegato nel peccato originale. Senza subbio arriverà la sua rovina, l'avidità lo consumerà, l'ipocrisia lo imprigionerà e il potere lo accecherà, negandogli di trovare un cammino degno di essere intrapreso. Le gesta dell'Immortale, dunque, denotano la volontà di purificare un mondo assoggettato dalla paura e dall'oscurità, queste ultime simboleggiate dal cavaliere nero che ucciderà il nostro eroe, ma ciò comporterà solamente il volere divino di progettare un futuro di prosperità, concesso solamente dal sacrificio compiuto intraprendendo così tante battaglie, sorrette da un eroe dal cuore puro, e dall'immenso fuoco che permea il guerriero. "La Fede sarà la tua guida, quando la malinconia accerchierà il tuo cuore". La terza traccia, Lost in the Depths of Me, mostra senza mezzi termini  i “muscoli” dell'opera. Il brano si apre con una intro a dir poco entusiasmante, la quale beneficia di un'atmosfera cristallina generata della tastiera , e uno scambio incalzante fra la batteria (che intervalla in maniera intelligente cassa, tamburi e piatti) e i riff di Lisicki e Olsson, ben congegnati e strutturalmente molto efficaci. Le piccole trovate che rendono questo brano  una vera perla di genere si fanno dunque vive all'ascoltatore fin da subito: le ritmiche cambiano in men che non si dica, e nel frattempo che Nyquist e Furangen mantengono l'energia del pezzo su livelli molto alti (con una gran cavalcata di batteria-basso) le chitarre si abbandonano a scale armoniose, accompagnate da piccoli battiti di cassa, e note sporadiche di Publik, leggere come dei piccoli cristalli che ricoprono la corazza del guerriero nella sua incessante ricerca di fede e speranza. Entrati subito nel vivo del brano, i Lost Horizon decidono di far svoltare il tutto, decidendo di abbassare la velocità del pezzo, optando per riff potenti e pesanti, i quali fan si che una sorta di tensione attanagli chi oramai si era lasciato cullare dall'armoniosità, e una voce coperta di tristezza si palesa. Heiman è deciso a mostrare un valoroso combattente, oramai allo stremo, in cerca di uno spiraglio di luce, le sue grida riecheggiano negli anfratti oscuri in cui l'umanità si sta nascondendo, le chitarre entrano in simbiosi con l'intera vicenda, mantenendo la ritmica costante , la batteria non vuole generare troppa energia ed infatti risaltano i pochi colpi battuti sulla cassa e sul charleston, mentre la tastiera vuol donare un forte senso di abbandono, quasi a testimoniare la fine prossima del nostro protagonista. Gli intermezzi vocali , presenti ogni qual volta che una metà della strofa finisce, si innalzano man mano che si va avanti, e si è pronti alla “rivalsa”. Infatti il brano esplode alla fine in tutta la sua carica, la forza di volontà e la purezza d'animo prevalgono sulle tenebre prossime a ricoprire il mondo intero, l'evoluzione del pezzo si fa interessantissima, decidendo di accrescere il ritmo senza sosta. L'elevata capacità tecnica di Heiman è spinta al massimo, presentando varie sfumature delle sue abilità canore, scendendo e alzando di tonalità in assoluta naturalezza, e l'intero comparto tecnico dei restanti componenti è squisitamente all'altezza di questo passaggio intermediaro. Le note infuriate e melodiche delle chitarre creano un tornado di emozioni , rette da una batteria vivace e incisiva, e l'universo magico scandito dalla testiera e dagli effetti morbidi e toccanti fan scaturire un deciso affrontarsi di varie emozioni decisamente contrastanti fra loro, un turbinio di tristezza, spirito di rivalsa, coraggio, rabbia, solitudine e misticità; sensazioni che delineano un forte solco nel cuore di chi il brano vuole viverlo con un ascolto profondo e meticoloso. Sopraggiunge impetuoso il ritornello, magistralmente orchestrato da artisti veri e propri, nuovamente cambia il tempo di esecuzione; una sferzata improvvisa, ma dopo la tempesta la calma (per così dire), e quel velo di tristezza si fa vivo ancora. La velocità d'esecuzione scende drasticamente, voce e tastiera combattono senza sosta per dar respiro a chi non si arrende e scruta nelle profondità di se stesso (quel rinnovato spirito di rivalsa), ed un acuto spaventoso chiude la parte centrale del pezzo. L'assolo è profondamente caratterizzato da una caratura pregevole, rafforzato dalla melodia presente anche nella intro, ed apre la strada ad un bridge ispirato. La paura inizia a scomparire dalla mente di chi si fa forza, il secondo ritornello è la chiave che chiude questo fantastico pezzo, con le chitarre che lentamente ci spingono verso la ritrovata speranza. Continuando con il concept, i Lost Horizon ci mostrano un guerriero ormai prossimo alla morte, che si chiede come mai Dio lo abbia abbandonato (una domanda già posta dal suo stesso figlio, in effetti, che in questo caso viene ri-pronunciata).Il protagonista non crede più nella salvezza, oramai sconfitto, ma ecco che guardando dentro di se riesce a dissipare i suoi dubbi nonché a trovare la risposta alle sue domande: con importanti sacrifici e con lo spirito di chi può estinguere le tenebre dal nostro mondo, estirpando la paura dal proprio cuore, il nostro eroe si fa forza e si capacita del vero piano di Dio, quello di renderlo capace di poter fronteggiare la piaga che sta inesorabilmente mettendo in ginocchio l'umanità. Dalle ceneri si rialza, come l’araba fenice, e da lì il suo viaggio inizia, deciso a salvare l'umanità. Una sorta di trionfo dei valori cavallereschi tanto decantati in molti romanzi fantasy: l’eroe è comunque un essere umano, vittima di incertezze e di dubbi, non propriamente un Dio capace di far fronte ad ogni cosa. Può capitare un momento di smarrimento, tuttavia è importante saper reagire, guardando dentro il proprio cuore e facendo leva su quanto di buono e puro ci sia in quest’ultimo. Il quarto brano presentatoci dai Lost Horizon è Again Will The Fire Burn, l'ennesima prova del potenziale del sestetto svedese. Le note di tastiera congiunte a poderosi colpi di tamburi aprono questa quarta traccia, il tutto sorretto da riff semplici ma efficaci i quali, senza bisogno di intro molto lunghi e complessi, come nei due pezzi precedenti, aprono la strada al vocalist, che come sorretti da leggiadri soffi di vento ci vuol far addentrare nel processo di "rinascita" del protagonista, un essere oramai privo di qualsiasi paura, e spinto da un fuoco che “ancora una volta brucerà”. "Voices like wind... Wordless their whispers..."  - “Voci simili al vento.. silenziosi il loro sussurri..", Heiman, in questo frangente, ci rende partecipi di due lati estremamente opposti della sua tecnica canora, spezzando letteralmente le due strofe in due metà perfettamente opposte. Nella prima utilizza un registro molto basso, arrivando quasi a sospirare le parole, per poi alzare di tonalità e arrivare a toccare acuti altissimi, seguito prima da una tastiera molto delicata e dolce, poi da un riff decisamente molto potente. Il tutto sfocia nei due ritornelli che portano l'ascoltatore a rimanere entusiasmato da cotanta semplicità e nel contempo da cotanta sostanza. Infatti, ci troviamo nel brano strutturalmente più diretto e semplicistico dell'intero disco, ma capace di colpire colui che sta vivendo il viaggio insieme ai nostri. Piccola annotazione prima di addentrarci nel dettaglio dell'assolo e della conclusione del pezzo, riguarda la tastiera: le note scandite con forza da Publik sono decisamente "cristalline", proprio perché il senso di essere ricoperti da piccoli cristalli lungo l'ascolto è perennemente presente, un tocco di classe e magia, che eleva di qualità molte delle tracce dei Lost Horizon. Tornando sui nostri passi, l'assolo qui è molto più leggero e meno marcato, reso più avvincente dalla forza emotiva della tastiera (geniale, come ho già avuto modo di sottolineare poco prima). Il fuoco arde come non mai, il lungo cammino che aspetta l'Immortale è iniziato, la sua anima si fa carico di un enorme responsabilità, e quelle gocce quasi fiabesche , quasi tangibili, partorite dai tocchi leggiadri del tastierista, marcano le urla di guerra di Daniel. La batteria fa fuoriuscire gli ultimi tocchi di energia, e le chitarre incorniciano il tutto, lasciando intravedere quel riscatto tanto agognato dall'Highlander. Prima di poter riprendere il suo cammino, il nostro eroe ascolta i respiri di un mondo in rovina, i suoi sogni si fanno vividi, il riscatto oramai è vicino. Il fuoco del suo spirito si sprigiona, e la sua decisione / forza d’animo ci viene mostrata in tutta la sua essenza, un desiderio di porre fine alla malattia sprigionata dagli stessi uomini, nonché di riuscire ad essere alla guida di chi, affrontando quel male così viscerale, potrà finalmente trovare sollievo. Il fuoco, dunque, ancora brucerà. La fiamma dell’anima è dura ad estinguersi e non potrà in nessun modo essere eclissata dalla coltre della notte, la quale cercherà di inglobare sino all’ultima scintilla.. ma non riuscendo. Una fiamma che divamperà come un vero e proprio incendio nel cuore degli eroi, e li porterà a compiere titaniche imprese. Il quinto brano è la seconda strumentale ambient dell'album, "The Song Of The Earth", un piccolo gioiello capace di far sognare ad occhi aperti. Per spiegare certe emozioni  a volte le parole non servono affatto, bisogna solo toccare con mano per poter carpire la potenza di determinate sensazioni. Cercherò lo stesso di descrivervi ,mediante lettere, quello che io ho provato. In tanti ascolti, poche volte mi son sentito accarezzare le corde dell'anima come in questo caso, in un minuto quelle note magiche di tastiera riescono a far trasparire la pura costruzione spirituale dell'anima del nostro guerriero, capace di farci sentire avvolti dalla misticità intrinseca della nostra madre Terra. Qualitativamente sbalorditiva seppur dalla durata assai esigua, questa traccia non è certo penalizzata dal minutaggio ma anzi, aggiunge ancora un qualcosa in più adatto a mostrarci l’abilità dei nostri. Non “semplici” musicisti Power Metal ma dei veri creatori di ambienti, storie, personaggi. Grazie a note magiche il tutto prende vita, ed è come leggere tutto di un fiato uno splendido e toccante romanzo ambientato sulle verdeggianti colline dell’antica Scozia, “locus amenus” ispiratore di moltissimi scrittori del genere Fantasy. Dopo questo episodio, una “quasi intro” per la traccia successiva, ci prepariamo dunque ad avventurarci nel profondo dell'opera e posso garantirvelo, quello che vi aspetta vi lascerà sbalorditi. La sesta traccia è "Cry Of A Restless Soul", e ci troviamo davanti al pezzo da 90, il migliore dell'intero album, un brano finalizzato a colpire dal primo secondo di ascolto fino all'ultimo. Daniel ci trasporta nel vivo fin da subito, con una batteria precisa e potente che lo supporta, e subito dopo assistiamo ad un passaggio che richiama una preghiera. Il vocalist è avvolto da effetti particolarmente armoniosi di tastiera, il guerriero sente in se le forze della natura , e senza esitazioni si accinge ad affrontare il tortuoso cammino che ha davanti a se. La sua anima brucia senza sosta, proprio come la chitarra che udiamo prima dell'inizio della strofa, la quale è decisamente energica ed è intenzionata a marcare il brano con riff corposi e molto vari. La batteria si fa martellante, qui Nyquist fa appello a tutte le sue energie , il pezzo oramai è incessante come il mare in tempesta, la parte vocale si fa aggressiva, la tonalità è improntata su registri altissimi, la band sfodera appieno le proprie capacità per rendere ogni singola parte della canzone perfetta. La strofa si conclude con un meraviglioso bridge, per esplodere con un ritornello breve ma indimenticabile, quasi a sottoscrivere l'enorme potenza del portatore di luce e speranza, il pianto di un uomo pronto a sacrificare se stesso per la nostra libertà. Dopo un'incessante battaglia fra voce, chitarra e batteria, il tutto scandito da quelle note magiche di Publik, si torna a seguire le vicende sempre più da vicino: la seconda strofa e il secondo ritornello sono taglienti e costruiti in maniera a dir poco eccellente, non porgendo il fianco neanche al pensiero di una minima caduta di stile della traccia. Il ritmo è sostenuto egregiamente ed il tono d'insieme è ancorato all'altissimo livello che fin'ora abbiamo potuto riscontrare nell’ascolto dei pezzi precedenti. L'assolo fa il suo lavoro: vario, strutturato ottimamente,  ci lascia esterrefatti quando concede un posto al cambio di tempo, all’unisono con il momento in cui Heiman abbandona l'aggressività per dare spazio quasi ad uno sfogo; la sua voce si tramuta in un barlume di speranza, il vocalist risulta quasi commosso nel pronunciare le ultime parole, fino a concludere il tutto con uno dei suoi acuti caratteristici. Nel frattempo la parte strumentale riesce a portare avanti quel “lamento eroico” che ridà forza , facendo risplendere la volontà di non piegarsi e rialzarsi fino alla fine, con effetti particolari che ricordano una leggera brezza. Il tutto dunque pone fine anche a questo immenso pezzo. La storia procede senza sosta, il protagonista ormai è pronto a tutto ed arriva a fondere il suo spirito con la natura stessa: il pianto della sua anima è straziante, monito per tutti quelli che nonostante siano stati vinti possono rialzarsi, trovando fiducia in chi è li per combattere al loro fianco. La fine del suo cammino è vicina, il risveglio del proprio spirito e della propria volontà riecheggiano a gran voce.  La battaglia finale sta per incominciare. Sottolineare fortemente l’importanza di valori quali il credere in se stessi ed il non darsi mai per vinti sembra essere la costante dei testi di questa band, particolarmente legata ad una figura di guerriero umano nei suoi lati più fragili ma comunque semidivino per le sue capacità di raggruppare forze e coraggio quando tutto sembra perduto. Il protagonista è un vero e proprio esempio per l’umanità tutta, gli uomini all’unisono sono galvanizzati da questo splendido esempio e sono prontissimi a seguire il loro condottiero. Un acuto imponente di Heiman apre la strada alla settima traccia, "Think Not Forever", e presto viene lasciato lo spazio ad una piccola sezione ambient, così da rendere fin da subito particolare questo ennesimo pezzo, focalizzando immediatamente l'attenzione dell'ascoltatore, lasciandolo costantemente sorpreso. Olsson e Lisicki, al contempo, vivacizzano l'intro componendo riff massicci e funzionali, accompagnati da un'interessante intercalare della batteria, la quale dona maggiore varietà a questo momento iniziale, gestito ottimamente. Continuando nell'ascolto però, si avverte che il pezzo di distingue dagli altri, avvicinandosi alla struttura di “Again Will The Fire Burn" , mantenendosi su una struttura “classicista2, eliminando costanti variazioni ritmiche e di tempo, rendendo il risultato finale molto più fruibile dei restanti, senza richiedere una capacità di ascolto più attenta e meticolosa. Particolare un effetto che il cantante ha voluto donare alla sua voce, letteralmente "sdoppiandola": la main voice è difatti accompagnata dallo stesso Heiman, il quale decide di inserire in sottofondo la sua stessa voce in tonalità maggiore. Il fiore all'occhiello del pezzo, si evincerà in seguito, consiste nella conclusione della seconda strofa; un assolo divino ci trasporterà nei meandri dell'orgoglio di Highlander, un assolo strutturato e gestito alla perfezione, che ci porterà a comprendere l'elevato tasso tecnico dei chitarristi, non risaltato come qui nelle composizioni precedenti. Una prova che si spalma su di una lunga sessione, senza stancare minimamente, neanche per un secondo. Si giunge alla fine con un ritornello corposo, magistralmente orchestrato da Daniel e compagni, dove la componente chitarristica si fa ancora più forza, chiudendo il tutto con sferzate di energia senza pari. Il tutto è preceduto da un bridge che spalanca la via all'esplosiva evoluzione e conclusione del brano. Il cammino del nostro protagonista sta volgendo al termine, ha ritrovato la forza di combattere, il suo cuore puro e il suo spirito battagliero lo trascinano verso sacrifici sempre più importanti: la volontà di riportare ordine e speranza al nostro mondo è sempre più presente dentro di sé, e la battaglia finale contro le tenebre è ormai alle porte. Viene scandito a gran voce il pensiero dell'uomo, il quale chiede al suo esercito di scavare nel profondo, come fece lui prima di iniziare questa guerra , quando tutto sembrava perduto, occorre guardare dentro di noi per far si che nulla sia vano, e che chiunque possa partecipare con il proprio animo ad una nuova era di prosperità. "Quando troverai qualcosa di vero in cui credere, il tuo spirito sarà la tua sola ed unica guida, tu lo seguirai”. Il penultimo brano, "Highlander The One" raccoglie tutti i tocchi di classe che han caratterizzato il disco: fusione perfettamente bilanciata fra le atmosfere create dalla tastiera e le cavalcate impetuose di batteria, riff possenti , tecnicismi canori sorprendenti, varietà stilistiche, ritmiche, compositive e di tempo. Un brano che dunque sembra avvicinarsi così ad elementi progressive (per comprendere questo tratto si deve esser arrivati all'ascolto completo del disco, per cogliere questo aspetto in pieno) ed un concept reso intrigante e coinvolgente, merito di un song-writing eccelso, poiché bastava davvero poco a rendere il tutto banale e scontato. Il pezzo si apre con un grido leggero e nel contempo carico di energia, siamo poi travolti subitamente da una sezione a dir poco magica, con un ispiratissimo Heiman sorretto dall'onnipresente Publik, che con estrema delicatezza ci aprono la strada al finale di questa storia che ci ha fatto prendere coscienza di molteplici aspetti dell'essere umano, a volte così fragile e indifeso, altre volte così pronto a difendere valori come lealtà, coraggio e sacrificio, tratti emblematici del nostro protagonista. Data la lunghezza della canzone abbastanza estesa (il tutto si aggira attorno ai dodici minuti abbondanti) possiamo tranquillamente "spezzare la canzone" in quattro parti ben distinte: intro, strofe , bridge e conclusione. L'intro, già esaminato poco fa, si ripeterà verso i minuti finali, cambiando solamente il modo in cui Daniel si appresta a sprigionare tutta la carica, le strofe sono caratterizzate da una doppia struttura, una capace di accompagnare in modo molto stabile e preciso l'intero svolgersi del brano, cercando di trattenere l'energia , e l'altra dove la si “rilascia”, creando un susseguirsi di riff e cavalcate aggressive. I bridge sono a loro volta per nulla banali , giostrati da un'intelligente utilizzo di tastiera e batteria, susseguiti da riff sognanti e morbidi. La conclusione invece, fa gridare (e senza paura) all'incredibile: appena l'ultima strofa è rimpiazzata dall'ennesimo bridge, il vocalist, senza timore, riesce a rasentare l'impossibile, lasciandoci esterrefatti grazie ad un “solo” di voce talmente imponente che solo dopo aver ascoltato riusciremo a carpire appieno l'estrema versatilità di un cantante che, arrivando ad utilizzare tonalità altissime, riesce ad emozionare come non mai. L'impresa, come vedremo fra poco, è giunta al termine, e ultimi sprazzi di magia ci vengono concessi dai Lost Horizon, con una cavalcata eroica, gestita dai riff delle chitarre e dai colpi tenaci della batteria, lasciandoci sognare un mondo libero dalle catene oscure che imprigionano l'uomo. Su una collina la storia si conclude, il sacrificio di un uomo capace di farsi forza del peso dell'umanità è giunta al termine, uno spiraglio di luce schiarisce l'anima di chi ha compreso la volontà di intraprendere un cammino diverso da quello intrapreso fin'ora, la purezza del cuore di Highlander ha sconfitto le piaghe che hanno inginocchiato l'uomo e si può dare il via ad una nuova era, ove tutti possono aiutarsi fra di loro, per rendere il nostro mondo un posto migliore in cui vivere. Anche l’ultima guerra è stata vinta.. quanti feriti e quante vittime? Quanti sacrifici e sofferenze, quante lacrime e rinunce.. eppure eccoci qui. Gli scudi ammaccati e le spade spezzate, il terreno tinto dal rosso del sangue dei nostri alleati e nemici. Abbiamo vinto, alla fine, e tutto è dovuto necessariamente passare attraverso la morte ed il sacrificio di tanti innocenti. Sarà bene ricordare tutti questi valorosi combattenti, nel mondo che verrà. "Deliverence", la nona traccia, segna la fine dell'album, la terza traccia ambient del disco, tre minuti ricolmi di misticità, il soffio leggero del vento porta via con se una storia fantastica, un messaggio utopistico che fa breccia nel cuore di tutti coloro i quali si sono lasciati andare ai sogni con l'ascolto del secondo sforzo dei Lost Horizon , un album capace di far pensare e chiedersi se tutti quanti noi riuscissimo a darci man forte, lasciandoci dietro le spalle gli errori e non corrompendo noi stessi con valori molto discutibili.. come si potrebbe effettivamente vivere? Sicuramente meglio, inutile dirlo.



Cosa dire ancora di questo "A Flame To The Ground Beneath"? Il secondo ed ultimo lavoro dei Lost, riesce ad imporsi sulla scena, senza ricorrere a schemi predefiniti, creando un disco che riuscirà ad accontentare sia i puristi del classico Power Metal sia chi questo genere poco lo digerisce o comunque non ne è un grandissimo estimatore ed esperto. Il tutto è merito di alcune scelte stilistiche e compositive degne di nota, un album che dall’inizio alla fine ci intrattiene con splendide trovate senza risultare mai banale e scontato. Posso quindi e senza timore consigliare un ascolto attento di questo prodotto intriso di magia e atmosfere ricche di phatos, uno splendido quadro dipinto da mani di veri artisti, un testamento scritto da saldi valori. La tematica alla base dell’album, seppur molto comune, è trattata continuamente in maniera egregia e “sognante”, e molto personale, un po’ come avvenuto con l’approccio musicale. Come già detto, le regole del Power Metal sono state ampiamente fissate e scritte già da molti anni, proporre qualcosa di nuovo è abbastanza difficile ed in molti si accontentano di ripetere a menadito la “formula”, certo sfornando buoni dischi ma mai del lavori personali e facilmente distinguibili come questo “A Flame..”. Il merito dei Lost Horizon è stato proprio quello di aver creato un vero e proprio mondo, un universo eroico in cui è la musica dei nostri a scandire trama, ambiente e paesaggi. Una creatura di chiara derivazione Epic Power ma comunque diversa, proprio perché assai particolare e ricca di mille sfaccettature. Le tastiere e la voce si amalgamano splendidamente alla potenza delle chitarre e della ritmica, sfornando un connubio che fa della “trovata ambient” il suo punto di forza. Un disco che con tecnica punta comunque a farci emozionare, a farci “vedere” i personaggi coinvolti nel tutto; questi ultimi sembrano vivi, i paesaggi hanno confini ben definiti e tutto ci appare come una sorta di illusione, come un’oasi in un deserto. Un disco che ci fa sognare ed al contempo crea, ricama, raffigura.. il tutto, seguendo le volontà degli artisti coinvolti. Non è semplice dar vita e voce ad un proprio mondo, i Lost Horizon ci sono riusciti ed è un vero peccato che il gruppo sia tutt’oggi fermo ai box. Ci auguriamo un pronto ritorno, perché certe capacità non possono essere disperse nel vento come se nulla fosse.


1) Transdimensional Revelation
(instrumental)
2) Pure
3) Lost in the Depths of Me
4) Again Will Fire Burn
5) The Song of Earth (instrumental)
6) Cry of a Restless Soul
7) Think Not Forever
8) Highlander, The One
9) Deliverance (instrumental)