LIGHTSPEED

Waves

2006 - Majestic Rock

A CURA DI
CESARE VACCARI
01/03/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

La recensione del lavoro dei Silver Key, postata la settimana scorsa, mi ha portato alla memoria per affinità di genere, questa mia vecchia rece, logicamente legata a quelle degli album di Zon e Trillion (che trovate nell'archivio), e che chiude idealmente il "ciclo" dedicato al progressive/pomp rock. (Anche se già vorrei scrivere qualcosa riguardo ai maestri del genere, gli Styx). Sono sicuro che gli amanti del genere troveranno l'album in questione particolarmente "appetitoso". In tanti anni passati ad ascoltare musica ho maturato sempre più la convinzione, forse non del tutto corretta, che la maggior parte delle band provenienti dal Canada abbiano una marcia in più. In effetti è difficile ascoltare una produzione di quel paese e trovarla scontata; basti pensare ai seminali Rush, ma anche a Triumph, Goddo, Lee Aaron, ZON, ecc. Spesso però, questo essere sopra le righe, porta una limitata fama e un pubblico di grandi, ma pochi, affezionati (ovviamente questo non vale per i Rush, ma non tutti possono essere dei fenomeni come loro).  I Lightspeed confermano questa regola. Canadesi, fondati nel 1989 da Rod Chappel (basso) e Terry Crawford (batteria), e in seguito raggiunti da John Persichini (voce), Gene Murray (chitarra) e più recentemente da Gary Chappel (tastiere), fratello di Rod, hanno realizzato, in quasi vent'anni di militanza, solo tre album: "So...Exactly Where Are We?" nel 1992, "On Second Thought" nel 1995 e questo "Waves" nel 2004, ma uscito per la Majestic Rock solo nel 2006. Questo la dice lunga sulle difficoltà che la band ha dovuto affrontare, suonando una musica che non segue certamente la moda del momento o i canoni che soddisfano la larga diffusione radiofonica. Quello che i Lightspeed propongono in questo loro terzo album è un mix riuscitissimo di pomp rock, in particolare quello di Styx, ZON e Asia, e progressive psichedelico di matrice Pink Floyd. Non mancano anche influenze più heavy, provenienti soprattutto dalle atmosfere spaziali dei Blue Oyster Cult. "Peak Fires" apre l'album, una canzone veloce e coinvolgente con tastiere e armonia di chitarra in primo piano, molto alla Styx. Quando parte il cantato la somiglianza con i connazionali ZON diventa più evidente, la voce di Persichini è veramente molto simile a quella di Denton Young. Anche l'uso dei cori ha la stessa importanza nello sviluppo della canzone. La parte centrale mette in evidenza la parte più prog della band con tempi spezzati e assoli ben piazzati. La seguente "Thing to Come", propone un tempo in levare ed una atmosfera molto più pop. Fa parte di quelle canzoni, presenti anche negli album delle band che ho citato in precedenza, capaci di spiazzare momentaneamente l'ascoltatore tanto sono diverse da quello che sì è ascoltato sino ad un attimo prima. Durante l'evolversi della composizione tutto poi rientra nella logica della band e ci si ritrova... ma sono i momenti che maggiormente mi prendono, perché donano freschezza al prodotto, allontanandolo dal deja-vu e invogliano a ripetuti ascolti. "Young At Heart" è un episodio acustico dove voce solista e cori sono protagonisti, molto lirica e intimista. Le quattro composizioni che seguono formano la suite "Waves Of Emotion", circa venti minuti di musica ad altissimo livello, dove è maggiormente in evidenza l'influenza degli autori di "Dark Side Of The Moon", ma dove si assaporano anche momenti di Shi-fi/rock così amati dai B.O.C. di "Fire Of Unknown Origin" o prog-elettronici più cari a band come gli Eloy di "Planets" e "Time To Turn". Il tutto suonato in maniera impeccabile e con il gusto della canzone e non dell'affermazione dell'ego personale. Particolarmente coinvolgente "Innocence of Life", la quarta parte di "Waves Of Emotion", particolarmente d'atmosfera e da assimilare in ogni sua nota. Dopo tante emozioni, è un piacere scoprire che siamo solo a metà album: "Bridges" ha in serbo per noi ancora un sacco di sorprese e momenti di vero godimento (ehm...questa l'ho già sentita). Il coro, molto Tommy Shaw style, è un vero e proprio tributo alla band di "The Grand Illusion", con un tocco di prog in più. Tranquilla e sognante "Let Me In", dal riff portante sincopato, che deve molto anche ai Toto. Bella tirata, come il titolo vuole, la seguente "Razor's Edge", dalla costruzione tutt'altro che scontata, con la batteria sempre alla ricerca di fill particolari e le voci ancora una volta fondamentali e in grande spolvero. Nella parte centrale spazio anche per i virtuosismi della sezione ritmica, con passaggi dall'alto contenuto tecnico. Chiude "Fly Away", di nuovo molto vicina a Styx nei primi tre minuti, ma drasticamente rallentata e più simile a Pink Floyd, grazie ad un bell'assolo di chitarra, nella parte centrale. Nel finale rimangono solo piano e chitarra acustica ad intrecciare le note, un commiato degno della bellezza dell'intero album. Un CD che mi ha piacevolmente sorpreso, anche perché pubblicato da un'etichetta che è la bandiera della New Wave Of British Heavy Metal, ma di cui inconsciamente sentivo il bisogno, vista la quantità di emozioni e ricordi che ha provocato, costringendomi a rispolverare i vecchi album degli Styx e a riascoltare con gusto rinnovato i primi due dischi degli Zon... di cui per altro vi ho già parlato. Per quanto riguarda Lightspeed, sembra imminente l'uscita del quarto album. Mah, visti i loro tempi di realizzazione, spero di poterlo ascoltare entro il 2014!



P.S.: Sul web è particolarmente difficile trovare immagini della band, vi segnalo il loro sito per "vedere" qualcosa di più. http://www.lightspeedmusic.com


1) Peak Fires
2) Things To Come
3) Young At Heart
4) Waves
5) Breath Away
6) One Last Time
7) Innocence
8) Bridges
9) Let Me In
10) Razors' Edge
11) Fly Away