LIFE OF AGONY

River Runs Red

1993 - Roadrunner

A CURA DI
ANDREA CERASI
12/02/2020
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Arrabbiati col mondo, misantropi, depressi e cinici, i Life Of Agony sono la band negativa per eccellenza, roba da far rabbrividire tutte quelle formazioni gothic che cantano di amori spezzati e di vite amare. I Life Of Agony vivono sulla pelle le condizioni di un'esistenza rinnegata, figli di un'era di cambiamenti, appartenenti alla rabbiosa scena hardcore degli anni 80, ribelli newyorkesi che abitano i confini della città, cresciuti nei quartieri popolati da immigrati, nipoti di italiani giunti in America per rifarsi una vita. Gli elementi per creare musica incazzata ci sono, canzoni ispirate da fatti reali, dalla quotidianità, da emozioni vere. Nei primi anni, la band cavalca i sogni di gloria della scena alternativa, alimentandosi di tutti quei sottogeneri che alla fine degli anni 80 e primi anni 90 si mescolavano: punk, hardcore, heavy metal, grunge, doom, crossover. La gente che li segue parla di una band devastante sul palco, caotica e spietata, capace di far ribollire l'underground metallico di New York. Il vocalist Keith Caputo, un piccoletto dal volto sempre imbronciato, omosessuale e dalla vita sofferta, è un vero animale, un artista scatenato che guida un gruppo di musicisti sfrenati, ognuno dei quali schiavo di ossessioni, manie e vizi. Un gruppo che nel dolore ha la sua alchimia, il cui odio è il sentimento cardine che muove l'arte e New York la giungla nella quale mettere in luce drammi mai superati. Questa è la storia di un'agonia, di una tragedia dal sapore antico, e la carriera della band, per uno strano scherzo del destino, si modella fino a diventare metafora stessa di ciò che viene raccontato in musica. Tra gioie e dolori, successo e flop, la vita dei Life Of Agony è funestata da diversi momenti di crisi, da abbandoni e ritorni, da un'opinione poco clemente da parte della critica, che li ha sempre sottovalutati, e da lunghe pause che ne hanno minato il percorso artistico, nonostante il supporto incondizionato da parte dei fans e una qualità sempre alta della proposta. Nel 1993, dopo una gavetta durata quattro anni, dal 1989, anno della fondazione, i Life Of Agony si ritrovano senza batterista, tramite amici in comune conoscono Sal Abruscato, batterista dei Type O Negative, il quale non solo entra a far parte della squadra, ma li ospita nel disco che la sua band sta registrando, il leggendario "Bloody Kisses", nel quale i musicisti partecipano in qualità di coristi. Ma l'apporto di una band importante come i Type O Negative non si limita all'ospitata e al prestito del loro batterista, tanto che il tastierista Josh Silver decide di produrre il loro debutto e di portarlo negli studi della Roadrunner Records, la loro stessa etichetta discografica. Il sodalizio tra Type O Negative e Life Of Agony è un eccellente punto di partenza per Caputo e compagni e inevitabilmente le influenze della gothic metal band per eccellenza si fanno sentire, sia nel sound che nella stesura dei testi. "River Runs Red" esce nel 1993 e subito fa il botto, spinto dalla casa discografica e pubblicizzato fortemente dai Vampiri di Brooklyn. Certo, Caputo non è un gigante come Peter Steele, sia fisicamente che artisticamente, e la sua presenza scenica è limitata, e lo stesso la sua voce baritonale, meno profonda e seducente, ma con Steele condivide le stesse origini e le stesse radici musicali. Entrambi di origini straniere, entrambi affascinati dai Black Sabbath, dai Beatles e dalla dark wave, entrambi provenienti dalla scena hardcore, nella quale Peter Steele si era fatto le ossa con i suoi Carnivore, punto di riferimento per tutte le formazioni estreme newyorkesi. Il debutto dei Life Of Agony sorprende tutti per freschezza: i rallentamenti doom alla Type O Negative, le sferzate punk, i riffoni heavy metal, la spigolosa melodia alternative, e testi che scavano un baratro profondo nel cuore dell'ascoltatore. "River Runs red" viene costruito in tre lunghi anni, dapprima concepito come album punk e poi modellato secondo le direttive del produttore, diventando un concept album drammaticissimo che racconta l'ultima settimana di vita di un giovane ragazzo, il quale in pochi giorni perde l'affetto del padre, che tenta di rifarsi una vita con una nuova donna, l'alcolismo della madre, la perdita del lavoro, il suicidio del migliore amico e la rottura con la fidanzata. Un baratro di disperazione e di follia che scandisce un sentimento di perdita e il conseguente rifiuto della vita. Tutti questi accadimenti, accumulati l'uno sull'altro, fanno sprofondare il giovane in una grave depressione, per poi arrivare all'inevitabile epilogo dove tenta di togliersi la vita tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Un tema molto delicato, quello del suicidio, raccontato da una penna decisa e da musicisti in piena sintonia.

This Time

Una scarica hardcore metal si abbatte sugli amplificatori, per poi rallentare in un riffing doom sul quale viene costruito il testo This Time (Questa Volta). L'influenza dei Type O Negative è palese, sia nelle strofe declamatorie che nel refrain accelerato che strizza l'occhio al punk. Le accelerazioni e le continue frenate danno la sensazione di una mente instabile, scioccata nell'apprendere la tragedia in atto. Il giovane protagonista affronta a muso duro suo padre, rimproverandolo di essere sempre stato poco presente, di averlo spesso ignorato, di essersi preso poca cura nei suoi confronti. "Quando tutto è stato detto e fatto, io sarò sempre tuo figlio, anche se non sono stato perdonato. Ora sono in ginocchio a supplicare, pensi che io sia ormai cresciuto e che non abbia bisogno di nulla, ma ho bisogno di tutto ciò che tu non hai saputo darmi". Le parole sono sprezzanti, la supplica del ragazzo è disperata, ma il padre è un muro contro il quale si infrangono le parole. L'uomo ha un carattere di ferro, è cinico, perciò resta indifferente di fronte alle urla del figlio. Caputo, da grande interprete, dosa bene la sua ugola, declamando quasi fino alle lacrime e utilizzando la voce baritonale per le strofe, per poi passare all'attacco con urla e voce piena quando alza la voce per rimproverare il papà. "E così quando siamo insieme è come se il tempo si fermasse. Tu ti comporti come hai sempre fatto, ti prendi il tuo tempo, ma non hai tempo per me. Hai detto che hai tempo, ma non per me". Il brano rallenta sempre di più, puntando tutto sulla potenza degli strumenti e sulla pesantezza delle parole profuse. Il basso di Alan Robert pressa facendo il filo alla batterista di Abruscato, mentre la chitarra di Joey Z si inerpica per scavalcare quel muro di cinismo che aleggia all'interno della famiglia. "Ora che te ne sei andato e hai gettato via la bottiglia, hai iniziato una nuova vita, con un'altra moglie. Bè, lei non sarà mai mia madre, suppongo che tu lo sappia, ma ricorda ciò che hai perduto per strada". Tra le lacrime, il figlio rimprovera il padre mentre questi prepara i bagagli per uscire per sempre di casa, gli strumenti replicano il pianto del ragazzo attraverso colpi secchi di batteria e un clamoroso e graffiante riff di chitarra. La pressione è alta, la band picchia duramente, arriva l'assolo lancinante di Joey Z e poi le liriche ipnotiche di Caputo, che rimbombano a lungo in mente. L'ultima accelerazione è una vera pugnalata hardcore: "Ti stai lasciando scivolare via, pensi di comportarti bene, io so che pensi di essere rinato, ma questa volta ti stai lasciando alle spalle tuo figlio. Questa volta lo stai facendo". Il brano si chiude con il primo abbandono, origine di una crisi infinita che andava avanti da tempo. La prima crepa nel cuore del giovane.

Underground

Il ragazzo non riesce a metabolizzare la perdita del padre, intento a scappare di casa per rifarsi una vita, e allora ecco che in Underground (Sottoterra) il giovane capisce l'impatto della brutta notizia sulla sua psiche, già abbastanza fragile. La sua mente, a questo punto, divorata dal dolore, non riesce a contenere tutto l'odio che nutre e così egli maledice chiunque. Maledice gli amici, maledici i parenti, maledice il sistema. Si ritrova solo a sussurrare: "Se non vuoi camminare con me, camminerò da solo. È difficile credere in me stesso, quando so che loro non credono in me. Disposto a cambiare per la società, io sarò ciò che voglio essere". Manda tutti a quel paese, i toni utilizzati dal vocalist sono differenti rispetto alla prima traccia, qui siamo su lidi meno frenetici, decisamente più doom. La sezione ritmica è pressante, si abbatte sulla mente del ragazzo con passo pachidermico, assecondando la sua follia. "Voglio essere squarciato, assalito. Siamo qui per questo e balliamo su questa pista da ballo. Siamo qui per questo, ho detto. Così quando finirà, quando loro comprenderanno che dobbiamo tutti superare il sistema". Nella sua mente si largo il pensiero dell'annientamento, il rifiuto di continuare a vivere in questo ipocrita modo: "Loro continuano a buttarmi a terra, a scalciarmi, cercando di lasciarmi sottoterra, ma noi stiamo lustrando la strada per piantare i semi di una nuova razza. Non molleremo mai fino a sentire un grido, parole urlate. La vostra voce sarà ascoltata, una voce dura e sofferta". Egli tenta di resistere alla depressione, cerca di lottare per non abbattersi, ma i colpi che gli sono stati inflitti negli ultimi giorni sono troppo tragici, tanto che già si sente sottoterra, chiuso in una bara e compianto dagli amici e dai colleghi. Il brano è una perla di sofisticato metalcore, anche qui troviamo accelerazioni improvvise e una grandissima prova di Alan Robert, che col suo basso riproduce perfettamente i deliri che annebbiano la mente del protagonista. L'andamento è una giostra di frenetici sali e scendi, costruita su riff di chitarra talvolta pesantissimi e talvolta maggiormente melodici. "Riesco a sentire l'aria che respiro, riesco a vedere che siamo tutti concordi, disposti a cambiare la società, e saremo ciò che vogliamo essere, anche se siamo sottoterra". I fantasmi della mente tornano all'assalto, si moltiplicano, come i coretti in sottofondo e le distorsioni delle chitarre, schiacciando il povero ragazzo, vittima di una crudele società.

Monday

Mentre i genitori litigano furiosamente in cucina, il giovane protagonista si allontana, chiudendosi in camera. A questo punto aziona la segreteria telefonica e ascolta il messaggio della sua fidanzata. Lei lo lascia senza troppe parole, sommergendolo di ulteriori preoccupazioni. Monday (Lunedì) è il breve interludio al quale assistiamo alla telefonata e alla rottura in diretta. È in questo momento del disco che il ragazzo inizia a pensare al suicidio.

River Runs Red

La foga strumentale e psicologica viene scatenata nella ruvida River Runs Red (Il Fiume Scorre Rosso), traccia di grande spessore, delirante e infuocata dall'incedere abrasivo. Chitarre, basso e batteria si sfidano a duello, si mixano tra loro, si impennano in un vortice scatenato dove il vocalist canta della sua voglia di morire. È qui che emerge nella mente del personaggio l'idea del suicidio e infatti già si vede con i polsi squarciati e sommerso di sangue. Se l'abbandono del padre ha inciso profondamente sulla sua psiche, la telefonata della ragazza lo getta nello sconforto più nero. "Ho un rasoio conficcato nel polso, non ho saputo resistere. Mi è salita questa febbre, l'ho sempre desiderata, ma ora mi sento a pezzi e mi guardo attorno, so che esiste un posto migliore nel quale dovrei essere". Il posto migliore dove vivere è ovviamente il regno di morti, lì dove non esistono più fardelli da sopportare, né dolori da affrontare. La traccia è una freccia scoccata con grande vigore, diretta e infiammata, dalla durata concisa. Caputo invoca la salvezza: "Dio, aiutami tu! Il fiume scorre rosso e penso proprio che sto per morire", e già sente il sangue defluire dalle vene, conducendolo alla fine. Qui troviamo due blocchi distinti che suddividono in due parti il brano: l'idea del suicidio e la programmazione del suicidio. Nella seconda parte, infatti, il personaggio annuncia che la sera stessa si toglierà la vita: "So che sta per giungere un nuovo giorno, quando la mia mente dovrebbe dire -sei spaventato?-, bè, tutto ciò che so è che ci ho provato con tutte le forze. Sanguinerò per tutta la notte e penso che morirò alle prime luci del mattino. Non ti sorprendere quando mi ritroverai cadavere". Un inno alla disperazione concentrato in neanche due minuti, una perla cinica e fredda come la lama di un rasoio con cui squarciare la pelle.

Through And Through

L'influenza dei Type O Negative è talmente presente che Through And Through (Attraverso E Attraverso) sembra una composizione di Peter Steele, dove persino il modo di cantare di Caputo ricorda quello del compianto "green man", come era definito il gigante americano. I sospiri aleggiano come brezza estiva, sovrastando un prezioso giro di basso che trasmette afa e malessere. Ma il ritmo pacato ha breve durata, poiché dopo poco la sezione ritmica esplode in un canto liberatorio. Hardcore allo stato puro, inno alla liberazione e all'annientamento. "Hai ancora quello sguardo negli occhi che sembra stia facendo un lavoro enorme, preoccupato di ripercorrere tutta la mia vita. Ma ormai è troppo tardi, è troppo tardi per iniziare di nuovo a lottare". Troppo tardi di tornare a combattere, la vita lo rifiuta, tutto va male, e allora l'unica via di uscita è il suicidio. Le riflessioni si susseguono a ritmo frenetico, seguendo la scia tracciata dalla musica e dai singoli musicisti. Frenate improvvise, rallentamenti doom, accelerazioni punk, ululati e sospiri, un caos che è lo stesso che regna nella mente della povera vittima, schiacciata dal peso di una società insensibile. "Hai detto -dove sei stato? Da dove vieni? Dove stai andando? Io sono già qui-. Non posso più attendere, solo un minuto, manca solo un minuto e ci sarò. Ho bisogno di aria da respirare, ho bisogno di spazio, lasciatemi solo. Sono più freddo di sempre e sono vuoto, mi sento vuoto nel corpo". Un vuoto cosmico avvolge la mente e il cuore del ragazzo, chiuso in camera mentre di sotto i genitori litigano furiosamente. L'alcolismo della madre, l'abbandono del padre per andare con una donna più giovane, il rapporto frantumato con la fidanzata. Non c'è via di fuga dalla disperazione, c'è soltanto dolore. "Un giorno loro vedranno, disposti a nascondersi da qualche parte, ma per il momento troverò rifugio nella parte più remota della mia mente. Non puoi aspettare? Non sono pronto a giacere per sempre, ancora mi muovo, ancora muovo la schiena". Il giovane si chiude in sé, rifiutando il mondo, alienandosi dalla realtà. Ormai ha deciso il prossimo passo da compiere, ha paura e sente un brivido strisciare lungo la schiena: "Ho i brividi lungo la spina dorsale, il freddo che mi congela le ossa, sto al freddo, tutto solo, e il tempo passa. Ho trovato la mia strada per far fronte alla quotidianità. Alza le mani se mi capisci, sorridi, è solo questione di istanti".

Words And Music

I dubbi sulla morte, ma anche quelli del proseguimento di vita, si fanno più grandi, tanto che il personaggio cerca di trovare un appiglio per resistere alla realtà, un motivo per non desistere e per continuare a sperare. La risposta è Words And Music (Parole E Musica). L'arte, la musica, la scrittura sono gli elementi che lo fanno sentire vivo, le uniche cose al mondo che lo consolano e alleviano il dolore della sua esistenza. Ma questi ingredienti hanno acuito in lui una certa sensibilità, un sentimento che ingigantisce gioie e dolori, specialmente questi ultimi. Più si è sensibili e più si vede il marcio del mondo, più si vede il marcio che ci circonda e più si prova dolore. "Abbattendo le pareti, spaccando le porte dell'educazione, non è stato un mio errore, ho solo chiesto aiuto prima di cadere a pezzi, recluso in un puttanaio. Ora mi concentro sul confine, ma non sono concentrato". La composizione è una gemma doom metal velenosa che omaggia tutte le icone doom anni 80. "Ci deve essere un modo di superare tutto ciò. Se queste parole e questa musica riuscissero a mantenermi in vita e mi facessero respirare". Le parole e la musica, nonostante il loro grande potere, non riescono a farlo respirare. La magia a volte non può nulla contro la volontà. "Non dovrebbe essere molto, ma è tutto ciò che possiedo. Sto sorridendo perché tutto sembra sfocato, le ore sembrano infinite. Sto aspettando che cosa? Dovrei mettermi a lavoro e spezzarmi la schiena per concludere qualcosa". Il ragazzo pensa al suo lavoro, non ha più voglia di tornarci, per quale motivo dovrebbe rimettersi in moto, ricominciare a lavorare e a vivere? Per quale motivo? La sua vita non ha più senso alcuno, perciò perché spezzarsi la schiena? Ripensa alla morte del suo migliore amico, sepolto pochi giorni prima, e ciò lo illumina sul nichilismo della vita stessa. Dobbiamo tutti morire, e allora che senso ha sopravvivere? "Alla fine ho i miei fratelli, il mio gruppo e la mia amata, cosa dovrei chiedere di più? Ma ho sepolto un amico l'altro giorno, ho visto la mia vita in un modo diverso. Era un freddo pomeriggio quando c'è stato il funerale ed io non ho versato neanche una lacrima". Il giorno del funerale egli ha scoperto la sua freddezza, il suo cinismo, il vuoto che ormai lo schiaccia. Non ha versato neanche una lacrima per il suo amico defunto, anzi, anzi addirittura invidiato la sua condizione. Ora egli è libero, il suo corpo non esiste più, e neanche i suoi dolori. Il passaggio più intenso e morboso della composizione giunge proprio qui, quando gli strumenti si quietano e il tempo resta sospeso in questo limbo metaforico, dove Caputo si accorge del vuoto interiore che lo divora e sospira: "C'è qualcosa di sbagliato in me? Da quando ho avuto questo vuoto interiore? Ho fissato la fossa del mio amico e ho capito che io che farò la stessa fine".

Thursday

Arriviamo a giovedì sera, il ragazzo torna a casa e trova ancora sua madre che urla delirante davanti alla tv, in sottofondo il pianto di un bambino, il fratellino del protagonista. Thursday (Giovedì) è un altro interludio telefonico, questa volta dalla segreteria troviamo due brutte notizie: la prima è il capo che chiama per licenziare il giovane, assente da lavoro da inizio settimana, e la seconda è la direttrice della scuola che frequenta che lo informa di non aver passato gli ultimi due esami. Senza più lavoro, bocciato alle superiori, scaricato dalla compagna, il ragazzo ora non ha più nulla in mano. Il suo piano di annientamento totale sta procedendo come da programma.

Bad Seed

Bad Seed (Seme Cattivo) è una canzone allucinata, introdotta da note psichedeliche. Sono i fantasmi della psiche che esigono un tributo di sangue. Anche qui si parla di suicidio, questa volta però è metaforico: il protagonista accusa la mamma di essersi annullata, schiava dell'alcool che ha spaccato la famiglia e fatto fuggire il padre. Il testo è un ipotetico dialogo tra lui e la donna: "Mi sento in colpa? Se non volessi scandire il suo nome, se non volessi guardare la sua fossa, forse dovrei sentirmi in colpa. Da quando te ne sei andata, io mi sono sentito diverso. Forse sono solo il seme cattivo della famiglia, mi farò una dormita senza piangere perché non provo più nulla". Egli si sente talmente rinnegato che pensa di essere il seme nato guasto all'interno della famiglia. Ma oramai non prova più colpe, ha un vuoto dentro al cuore, ignora tutti, non gli importa più nulla del mondo. "Desidero un luogo dove correre, un luogo dove nascondermi, un posto dove non ho bisogno di sorridere per il mio travestimento". Il brano è un serpente velenoso sempre in movimento e che cambia forma passaggio dopo passaggio. Uno dei migliori brani dell'album, oscuro e minaccioso, imprevedibile nei suoi cambiamenti. L'apertura melodica alla Type O Negative giunge a metà, celestiale e astratta: "Mi sento in colpa? Se fisso la tua lapide dovrei sentirmi in colpa? Non posso guardare la tua tomba, madre, per favore veglia su di me, mostrami che non sono il seme cattivo. Sì, mi sento in colpa, da quando sei andata via non mi sono più sentito lo stesso". Il problema originario è stato scaturito dall'alcolismo della donna, quasi una metafora biblica del peccato originale. Ma il figlio non prova più odio nei suoi confronti, ormai egli ha costruito una corazza contro i sentimenti. È solo un automa in cerca di morte. "Forse la mente mi sta ingannando, ma penso che tu abbia preso l'uscita più facile e mi abbia lasciato qui a mani vuote. Hai puntato la pistola in bocca e hai premuto il grilletto. Così hai smesso di chiedermi se ci fosse qualcosa di sbagliato, perché lo sai che se mi fossi sentito bene non avrei scritto questa canzone".

My Eyes

In My Eyes (I Miei Occhi) la presa di coscienza è completata, il desiderio di morte è l'unica speranza per fuggire via dal mondo infernale. I toni in questo caso sono più violenti e cerebrali, con la doppia cassa sparata e i cori hardcore il passo è dannatamente pesante. La chitarra emette riffing particolari, acidissimi, come a trasmettere l'amarezza dell'esistenza. "Un po' invecchiato, un po' più saggio, con ogni respiro ho imparato un po' di più, e con tutto ciò che ho visto ho finalmente ho costruito la mia mente. Ne ho abbastanza di questo mondo, abbastanza sangue in questi occhi, e sono stufo della vita". Il sangue negli occhi è simbolo di odio, di cecità davanti ai problemi della vita. Il mondo si è fatto rosso, ha un aspetto tetro e pericoloso: "È da tempo che ho realizzato che provo un odio fortissimo che proviene da dentro e che mi procura sangue negli occhi". La liberazione dal male di vivere ora è ben presente, l'idea di uccidersi è chiara nella mente del giovane: "Chiamalo come vuoi, chiamalo suicidio, ignora come ti senti, io sto solo liberando la mia mente. Stringo i denti nel sonno perché sono stufo di questa vita. Non posso continuare così, non posso continuare a fingere, non posso togliere questo sangue dagli occhi". Torna ancora il tema della musica e della poesia, unici elementi che donano immortalità a un uomo. Si chiama arte, e l'arte è destinata e rimanere per sempre. Il testamento del ragazzo è una lettera sulla quale scrive le spiegazioni che lo porteranno a tagliarsi le vene. "Tutto ciò che ho e tutto ciò che sarò, in questo modo vivrò per l'eternità, perché non potrai mai cancellare le mie parole o i miei pensieri, non potrai allontanare le mie frasi. Allora non provarci, ma dammi solo una ragione per continuare a vivere, io te ne ho date tre per morire. Lasciamoci questo mondo alle spalle". Le motivazioni per proseguire a vivere sono labili, mentre i motivi per desiderare la morte sono molto più forti. Il ragazzo sceglie di assecondare il proprio funesto istinto.

Respect

Le note più delicate e melodiche giungono con la traccia Respect (Rispetto), orecchiabilissima e di grande fascino. Una sorta di riflessione prima di togliersi la vita. Ed è proprio la vita che il protagonista sta ripercorrendo, tra fragili riff elettrici e pungenti giri di basso: "Dal primo giorno io non ho potuto comprendere ciò che era per noi, ciò che era per me o per loro. Gli amici vanno e vengono ed ora che sono solo non ho una spalla da cui imparare. Continuo a non capire perché ti sei rotto la schiena per qualcosa. Dov'è il divertimento?". Ora il ragazzo è davvero solo, non ha più una donna, non ha più l'appoggio dei genitori, non ha più colleghi di lavoro, essendo stato licenziato, non ha nemmeno più i compagni di scuola, essendo stato rimandato. È solo e fragile, non ha nessuno al suo fianco. "Dimostrami rispetto ed io farò altrettanto" recita un bellissimo ritornello che spicca il volo decollando in una bella linea melodica. Il rispetto è l'elemento più importante, l'unico capace di dare stimoli e speranze, di onorare la sopravvivenza di un uomo. Ma questo valore manca, tutti gli hanno voltato le spalle: "Vedo i ragazzi che un tempo chiamavo amici, tutti col finto sorriso, che applaudono muovendo le mani appena gli passo davanti. Finirà mai tutto questo? Mi guardo attorno, verso i miei fratelli, i miei unici veri amici. Voi avete troppo da imparare, avete tanto da imparare sul rispetto". La dignità del ragazzo è stata calpestata, umiliata. La triste realtà si è abbattuta con impeto su di lui come una tempesta letale. La coda finale è brillante e ci proietta nelle fasi finali del disco e della tragica vicenda.

Method Of Groove

Nelle ultime ore di vita, il protagonista ricorda gli insegnamenti del padre. Method Of Groove (Metodo Di Solco) è una traccia rap metal, crossover perfetto che anima le fasi finali della narrazione, quelle più concitate e intense, che ci condurranno alla triste fine. "Abbiamo tutti un metodo di solco che attira attenzione, ora che sei attento noi ti daremo il messaggio. Mio padre mi ha in segnato tante cose: che vivendo da sordo, cieco e stupido non riceverai niente dalla vita. Allora ascolta ciò che ho da dire: non è mai troppo tardi per imparare, non c'è età per apprendere, noi ti mostreremo una nuova direzione che va oltre questa generazione". Sembra assurdo ma in questo caso il ragazzo ritrova un briciolo di autostima, forse un bagliore di coraggio per continuare a vivere. "Se hai sentito qualcosa da parte mia è che dovresti tenerti stretti i sogni e imparare dagli errori. Pesa ogni singolo comportamento, mio padre diceva -hai tutta la vita davanti, e tanto ancora da dare, mai scendere a compromessi e mai vivere in una menzogna-, e poi aggiungeva -figlio, ricorda da dove vieni-". Frase importantissima che fa vacillare la mente del giovane, ma le sue origini sono corrotte, egli è un seme cattivo, e così preferisce togliersi la vita piuttosto che continuare a esistere in un mondo bugiardo e ipocrita che gli ha tolto ogni cosa. "Non abbiamo mai dubitato di noi stessi, neanche per un minuto, siamo stati messi a dura prova dalla società, siamo stati criticati, ma non abbiamo mai cambiato la nostra visione". Caputo si sgola per urlare le sue emozioni, regalando una prestazione immensa, anche se le linee vocali non brillano, confondendosi col resto del platter. "Adesso guarda tutto di cui abbiamo parlato, è nella tua anima, sulla tua strada, dovunque ci dirigeremo. Allora svegliati, niente potrà fermarci, facciamo casino, scateniamoci, fornisci buone cause per soddisfare la tua mente, per passare il tempo che ci resta, prima di affogare nella bottiglia". L'alcool anestetizza il dolore, il giovane si scola una bottiglia di vino e dopo aver deciso di non piegarsi alla vita, di non soccombere agli altri, si addormenta per l'ultima notte sulla terra. Ora è piuttosto calmo, l'ebrezza ha placato i suoi nervi e le sue follie, la batteria di Abruscato si prende l'ultima parte, rallentando il tiro, proprio come rallentano i battiti di cuore del personaggio, sopito.

The Stain Remains

L'oscuro arpeggio di The Stain Remains (La Macchia Rimane) incute timore, così la voce di Caputo, quasi in lacrime. Sembra che nella notte il suo corpo stia vagando nel cosmo. Già si vede proiettato nel buio eterno, accanto alle stelle. I toni sono meditativi: "Ero io? Onestamente, gira alla larga dalla mia purezza, non guardarti indietro e non fissarmi. Non pensare alle bugie che sembravano vuote promesse, è solo sangue negli occhi, dolore nelle vene. Le bugie, i pianti, sono solo una macchia che rimane". Il giovane si risveglia con i postumi della sbornia, è ancora notte, si ammira allo specchio e nota il suo aspetto trascurato. Gli occhi iniettati di sangue, sente le vene pulsare e capisce che è quello il momento esatto per farla finita. "Ogni giorno io la vivo, ogni giorno la fisso, ogni giorno la odio. Tutto ciò che desidero è me e quella cosa, quella macchia" declama il ritornello. La macchia è l'onore, la purezza dell'animo, vilipeso da un mondo infame che non ha avuto pietà. C'è solo un modo per lavare via la sozzura. "Vorrei che il tempo potesse tornare indietro, e forse allora crederei in un sogno che non ho potuto vivere. Chiudi le orecchie se non vuoi ascoltare, lascia che mi spieghi chiaramente. Io non credo che i sogni possano esistere, devi accantonare le preghiere e risolvere i problemi da solo". I sogni e le speranze non hanno più spazio, c'è solo una certezza: la morte. La mente del folle ragazzo è un circo popolato da caos e da persone avverse. Caputo interpreta numerose voci, sbraita, sussurra, grida, ulula, ruggisce, rievocando il caos mentale che lo attanaglia. Joey Z esegue un bellissimo assolo mentre Sal Abruscato si scatena dietro le pelli. È la loro ultima corsa e allora fanno di tutto per mettersi in mostra. Si passa dalla frenesia centrale alla sparata punk della seconda parte del brano: "A volte non vedo soluzioni alla vita, sembra che tutto vada in frantumi, dal dolore non se ne esce. Tutto ciò che desidero è essere libero, tutto ciò voglio è essere me stesso". Dal dolore non si fugge, ed ecco che il ragazzo si sfila dal letto per andare in bagno per il gesto estremo.

Friday

La chiusura è affidata a Friday (Venerdì). In mattinata il ragazzo si alza dal letto e si dirige in bagno. In corridoio ci sono ancora i genitori che litigano furiosamente, mentre il fratellino appena nato piange. I due si tirano di tutto, cocci e vetri in frantumi, la radio sparata ad alto volume. Il giovane si chiude in bagno, accende lo stereo e mette il disco dei Life Of Agony, apre l'acqua nella vasca, si spoglia e ci si immerge dentro. Dunque si taglia le vene. Mentre sta per esalare l'ultimo respiro entra in stanza sua madre, la quale urla disperata non appena vede suo figlio in una pozza di sangue e privo di sensi. Il disco si chiude con le gocce d'acqua che rimbombano a terra e i suoni si fanno distanti.

Conclusioni

Oggi sappiamo che fine ha fatto il protagonista della narrazione: nel 2019 i Life Of Agony pubblicano il sequel di "River Runs Red", dal titolo di "The Sound Of Scars", dove apprendiamo che il ragazzo è stato salvato dai soccorsi, giunti appena allertati dalla madre. Non proprio un lieto fine, dato il proseguo della storia, ma una lunga parabola di sopravvivenza e di ricerca di libertà. Il desiderio di morte e di annientamento è il tratto distintivo dei testi della band, l'assenza di luce è l'elemento portante della loro musica, e ammettiamolo, il vero fascino dei Life Of Agony è proprio questa sensazione di abbandono. La ricerca di dolore è un qualcosa che affascina, il continuo gettarsi fango addosso e crogiolarsi nella misera sono un percorso artistico che seduce e attrae l'ascoltatore. Ci si gioca su, ovviamente, la band ne è consapevole, ma in questo mare di disperazione ci sguazza alla grande. Eppure, la scia della negatività si è abbattuta realmente sulla carriera, funestata da liti interne, abbandoni, disguidi con l'etichetta, scontri con i fans a seguito di un percorso dinamico che ha portato il sound della band ad evolvere di album in album, abbracciando persino le influenze grunge col terzo bellissimo lavoro "Soul Searching Sun" e a virare in un hard&heavy contemporaneo nel buon "Broken Valley", massacrato dalla critica e rinnegato dai vecchi fedeli, nonché flop di vendite che hanno contribuito alla prima separazione, seguita da una lunghissima pausa prima della agognata reunion con il clamoroso e inaspettato "A Place Where There's No More Pain", ritorno in grandissimo stile e accolto favorevolmente da tutti. Ma la stasi non è un valore che appartiene a questa band, e già dal secondo splendido "Ugly", i Life Of Agony danno l'intenzione di voler cambiare, e forse tale trasformismo spiazza molta gente, che all'epoca li considera una costola, o addirittura degli emuli, dei Type O Negative, date le fortissime influenze di Peter Steele e soci sul loro suono e la produzione ad opera dello stesso Josh Silver. Sottovalutati, ignorati da molti, screditati da altri, i Life Of Agony hanno dovuto combattere contro tutto e tutti per potersi imporre, e hanno dovuto persino assistere alla morte di un loro fan durante un concerto, caduto da un'impalcatura dopo essersi irresponsabilmente arrampicato per vederli meglio sul palco. Un nome che è maledetto a tutti gli effetti, e che è bello e affascinante anche per questo. Oggi la band è tornata in splendida forma, testimoniando di aver superato problemi e crisi; certo, Keith Caputo è tornato un po' cambiato, ora si chiama Mina Caputo e ha il corpo da donna, ma la sua voce e la sua anima restano le stesse che abbiamo sempre conosciuto, e la band ha dato prova di coraggio e di un talento ancora inesaurito. Gli anni 90 ormai sono lontani, una decade che ha stroncato migliaia di carriere, anni delicati e difficili, ma che appartengono ai Life Of Agony, e appartengono soprattutto a questo "River Runs Red", che ne rappresenta una delle massime espressioni, erigendosi tra i giganti dell'alternative metal, tra i dischi icone di un'era. L'attitudine selvaggia del punk, la potenza del doom, i deliri del grunge, l'originalità del crossover, la macabra poesia delle liriche, sono tutti racchiusi in questo album del 1993 che, grazie alla continua campagna pubblicitaria della Roadrunner e al legame con i Type O Negative, vende anche discretamente bene, piazzando due singoli nei posti alti delle classifiche mondiali. Sofferto, nichilista, "River Runs Red" è un fiume rosso sangue composto da una serie di grandi brani, dall'apertura "This Time" a "Through And Through", dalla title-trak a "Respect", passando per "Bad Seed", tutto è un viaggio nella mente folle del protagonista di questo concept che racconta di un uomo che ha perso tutto e che decide di farla finita. La settimana che vive il personaggio è una lenta e intensa via crucis costellata da accadimenti nefasti e da emozioni violente che minano la sua fragile mentale, che lo annientano definitivamente, fino alla scelta di una soluzione drastica. I Life Of Agony riescono nell'impresa di trasmettere la morbosità del racconto, le ossessioni che divorano gli attori, e con la loro musica riescono a dipingere questi scenari di sangue. Una discesa nell'oblio celebrata da un album storico, importante per l'intera decade, e una storia di sopravvivenza che ancora oggi mette i brividi.

1) This Time
2) Underground
3) Monday
4) River Runs Red
5) Through And Through
6) Words And Music
7) Thursday
8) Bad Seed
9) My Eyes
10) Respect
11) Method Of Groove
12) The Stain Remains
13) Friday