LEVIATHAN

Massive Conspiracy Against All Life

2008 - Moribund Records

A CURA DI
PAOLO FERRARI CARRUBBA
12/06/2016
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Wrest.
Sostantivo anglosassone traducibile come "Strappo", questo lo pseudonimo artistico scelto da Jef Whitehead, padrino d'onore del black metal americano moderno ed unica mente celata dietro al moniker Leviathan. Un personaggio peculiare, controverso e poliedrico: Skater, tatuatore, pittore e polistrumentista; una vita interamente votata all'arte nelle sue molteplici forme e sfumature. Schivo ai riflettori e alla mondanità, cultore dell'isolazionismo più oltranzista, le interviste rilasciate nell'arco dell'oltre ventennale carriera musicale possono essere contate sulle dita di una mano. Solo recentemente il Leviatano ha rotto il mistico velo di silenzio che lo avvolgeva, aprendosi al contatto col pubblico con il rilascio di un sostanzioso intervento per la nota rivista "Decibel", la quale ha colto la ghiotta occasione per dedicare una copertina all'artista, rappresentandolo nella sua fiera veste di padre. Immaginatevi un carattere saturnino, un'anima pessimista che gode della penombra e del sottile piacere della malinconia, circondata da gente abituata a ostentare sorrisi spinti da foto in posa statica e fisici scolpiti e abbronzati per l'estate. Wrest è originario di San Francisco, California: la terra del sole, patria simbolica del surfing e della vita da spiaggia secondo lo stereotipo americano. Bella vita, belle ragazze in bikini, litri di crema solare e occhialoni scuri. Un corollario di apparenza che finì per nauseare il giovane saturnino, che iniziò a covare dentro di se un massiccio istinto di ribellione. Una positività forzata, edulcorata, quell'idilliaco quadretto di sogno americano giungeva alle narici di Jef come un marcio olezzo artificioso. La Bay Area ti vuole sorridente, la Bay Area ti vuole brillante e omologato alla massa. Il Leviatano nascosto nell'inconscio del saturnino non ci stava affatto, si sentiva incatenato, non voleva sottomettersi a quelle smorfie meccaniche ed inespressive. Una luciferina consapevolezza stava lentamente prendendo vita, e il seme della rivolta sarebbe infine sbocciato, manifestandosi come un furioso tornado di arte oscura e mistica: il male è necessario. Questo è il semplice, chiaro e razionale dogma che iniziò a incalzare nella quiescenza atarassica di Wrest. Egli volle divenire tutto ciò che la Bay Area rinnegava. La fascinazione per l'occulto portò il giovane a identificarsi in una precisa simbologia esoterica: la luna crescente, simbolo della rinascita, sinonimo del ciclo alchemico di Saturno, non a caso, connubio di morte e vita e ragione. In alchimia la Luna crescente e Saturno sono legati alla sfera razionale dell'individuo paziente, forte di se stesso, recipiente terreno di divina e profana essenza. L'essere umano è allegoricamente dio di se medesimo, puro e nobile ricettacolo di una conoscenza più alta, il Saturnino è contenitore della perfezione in potenza. Questo atteggiamento prometeico trovò nello pseudonimo di Leviathan la massima incarnazione e rappresentazione. "Se gli alchimisti conoscessero ciò che contiene Saturno, essi abbandonerebbero tutte le altre materie per lavorare solo su di esso", disse, in tal proposito, Paracleso. E' estremamente affascinante pensare a come l'antica para-scienza esoterica possa talvolta costituire un rimedio ai mali di una modernità alienante, portando la persona a ritrovare se stessa in una realtà che il singolo può sentire più vera e vicina alle proprie esigenze intime individualistiche, distanti dall'omologazione e dall'artificio comune. La massificazione fece scaturire in Wrest questa passione collaterale grazie alla quale noi tutti oggi possiamo essere fruitori di una proposta musicale di altissimo livello. Tale profonda identificazione spirituale non si tradusse meramente in forma musicale ma anche visiva, Whitehead è autore della propria musica ma anche dei propri artwork, il Leviatano divenne una personificazione artistica a tutto tondo, una filosofia basata sulla ragione e sul rifiuto dei canoni di vita imposti dalla società moderna. In precedenza ho fatto riferimento a un atteggiamento prometeico; approccio che si concretizza e traduce nelle liriche basate sull'estremo scatto d'orgoglio con il quale l'individuo saturnino accetta la propria condizione di anima distinta dalla massa, la pecora nera che sceglie di combattere di petto l'omologazione, ribellarsi alla creazione, ponendo fine alla propria stessa esistenza. Il suicidio è la via degli dei moderni. Uccidersi per uccidere ciò che rimarrà in vita, non una semplice resa incondizionata davanti al rifiuto della società, bensì estremo, fortissimo gesto di coraggio e rivolta. Una posizione dura, granitica e controversa, ma pregna di fascino e significato. Alcune figure e band furono fondamentali per Wrest nell'identificazione del Leviatano, è necessario parlare dell'amicizia con Blake Judd, personaggio noto nella scena americana, militante in formazioni di culto come Krieg e Nachtmystium; e la conoscenza di Stephen O'Malley e Greg Anderson dei Sunn O))), musicisti statunitensi padrini del drone doom. Tra i gruppi che hanno ispirato Whitehead capeggiano i francesi Deathspell Omega e i norvegesi Gorgoroth. Peculiare inoltre, benché fuori contesto, l'enorme passione del californiano per i Van Halen, per la scena death metal svedese, e per la dark ambient elettronica. In ultima battuta approfondiamo l'aspetto legato alla dark ambient prendendo in analisi il progetto Lurker of Chalice, pseudonimo alternativo di Wrest, nel quale confluiscono altre influenze legate alla scena post metal ed industrial, tra le quali è impossibile non citare i Neurosis, e i Jesu di Justin K Broadrick, altro personaggio di indubbio rilievo, famoso soprattutto per essere il mastermind dei Godflesh, formazione da ricordare per il fenomenale debutto "Streetcleaner", album rilasciato nel 1990 sotto "Combat Records". Lurker of Chalice è un'altra importante incarnazione in quanto l'unico album omonimo pubblicato nel 2005 dalla "Total Holocaust Records", è ormai considerato un monumentale classico del genere black-ambient. Per comprendere a pieno la genesi di Leviathan, è necessario citare anche le esperienze e le influenze musicali da lui stesso indicate: Whitehead debuttò nel ruolo di batterista nel gruppo heavy-strumentale Gifthorse, nel quale militò dal 1991 al 1993, in seguito ci fu una pausa sabbatica che gli permise di addentrarsi in meandri più oscuri e sperimentali ampliando così il suo background. Tra i nomi citati spiccano Thorns, Judas Iscariot, Ved Buens Ende e i più recenti Weakling: Wrest chiama in causa il demo "Grymyrk" dei Thorns come massima fonte di ispirazione chitarristica, in forza del riffing particolare di Ruch; mentre la seminale black metal one-man-band americana Judas Iscariot viene additata per il drumming feroce di Akhenaten. Queste influenze risulteranno fondamentali per la realizzazione dei primi due album, "The Tenth Sub Level Of Suicide" e "Tentacles of Whorror", rilasciati rispettivamente nel 2003 e 2004 sotto "Moribund Records". I primi due nomi citati sono riconducibili all'essenza prettamente black della proposta musicale di Whitehead: il progetto Judas Iscariot prima dell'avvento di Leviathan e Xasthur era l'unico capostipite della scena americana, tuttavia solamente con Wrest ci fu un netto distacco dalle classiche sonorità europee, e ciò sancì la vera e propria nascita di un movimento black metal americano dotato di personalità propria. Quasi contemporaneamente all'avvento di Leviathan nacquero i californiani Weakling, autori del capolavoro "Dead As Dreams", album pubblicato nel 2000 sotto "tUMULt Records"; indicati dal musicista come influenza postuma sia per le atmosfere depressive e decadenti, sia per l'inedita impostazione progressiva e sperimentale. Il classico "Written In Waters" dei norvegesi Ved Buens Ende rilasciato nel 1995 da "Misanthropy Records", è infine complice assoluto per le dissonanze avanguardistiche riscontrabili nel quarto album realizzato da Leviathan (terzo se consideriamo, come molti, "A Silhouette in Splinters" come un EP piuttosto che un full-length vero e proprio) che andremo ora ad analizzare: "Massive Conspiracy Against All Life". Licenziato da "Moribund Records" nel 2008, questo disco rappresenta per molti fan il picco creativo e il traguardo artistico più significativo della carriera di Wrest. Il rilascio dell'album fu caratterizzato da alcune controversie legali, in quanto originariamente la pubblicazione era prevista per l'estate del 2007 con il moniker Lurker Of Chalice, tramite la "Battle Kommand Records" di Blake Judd, tuttavia il precedente accordo contrattuale con "Moribund.." vincolò Whitehead, costringendolo a rilasciare l'album l'anno successivo sotto lo pseudonimo Leviathan. A detta del musicista stesso questo accadimento creò forti tensioni con l'etichetta, che lo portarono a recedere definitivamente dal contratto. Tutte le uscite successive saranno infatti pubblicate sotto "Profound Lore Records", scelta che si rivelerà vincente dato l'ormai consolidato status di etichetta di culto nell'underground non solo statunitense, ma anche europeo. Parlare di quest'album, inoltre, significa necessariamente parlare della sublimazione della filosofia del Saturnino. Dopo due full length improntati sull'orma del black più intransigente, Wrest decise di creare un'opera sconvolgente, pretenziosa e annichilente. Cade il velo che nascondeva le influenze avanguardistiche più sperimentali: abbiamo tra le mani un album che riesce a raccogliere l'insegnamento dei monumentali Deathspell Omega di "Si monvmentvm reqvires Circvmspice", innalzandolo a un livello di atrocità sonora ancora più disarmante. Il suicidio diviene così il sommo dono all'umanità da parte del Leviatano; l'intera specie è ora chiamata e spronata ad agire in nome della disintegrazione della propria scintilla vitale, l'unica parola d'ordine è "autodistruzione".  L'autodistruzione diventa ascesa e massima apoteosi: l'umanità in quest'ottica distopica è la morbosa personificazione di una sofferenza universale; l'uomo è il cancro di se medesimo e la cura non può che essere auto-inflitta. Spicca in copertina un pantagruelico umanoide dalle fattezze mostruose, intento a contorcersi in un oceano purpureo. Figura ideata e realizzata da Whitehead stesso, questo ferale Prometeo, tragico portavoce del suicidio del mondo, rappresenta con accuratezza il furioso ed alienante riscontro sonoro dell'opera. "Ecco è l'ordigno che crea lo squilibrio, la malattia, con l'annullamento delle leggi di Natura. Forse attraverso una catastrofe prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo inventerà un esplosivo incomparabile e un altro uomo più malato ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della Terra, dove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udirà, e la Terra, ritornata alla sua forma nebulosa, errerà nei cieli, priva di parassiti e di malattie." [Italo Svevo, La Coscienza di Zeno]
Ecco dunque i sette sigilli dell'autodistruzione.

Vesture Dipped In The Blood Of Morning

Sigillo I: "Vesture Dipped In The Blood Of Morning". Rivelazione 9:13 [..ed è adorno di un mantello asperso di sangue, e il suo nome è La Parola di Dio]. L'incipit dell'album ci avvolge con un mantello imbrattato di sangue, l'ascoltatore è identificato all'istante come profetico messia del suicidio. Tutti noi siamo Prometeo. Tutti noi portiamo il medesimo fardello, la medesima novella: morte al mondo. L'opener inizia con un fragore distante, un macabro scorrere di lava bollente, poi alcune note distese e cupe appesantiscono l'atmosfera, e un urlo disumano introduce il riffing severo del Leviatano: la fine è iniziata, un martellamento continuo, caotico ma sistematico, le coordinate sonore che riscontreremo per tutta la durata dell'album sono immediatamente chiare, l'alternanza di furia e contemplazione ci accompagnerà nell'interezza del viaggio. E nell'aggressività più viscerale incalzano le strofe. Non aspettatevi uno screaming nemmeno vagamente comprensibile, la voce di Wrest per tutto il disco sarà un lamento filtrato, artificiale, fangoso e sovrumano. Un guaito agghiacciante. "?Heart replaced with stone and a necklace of scars from a long flagellated vessel", così recita il refrain, il martirio dell'uomo è rappresentato da una collana di cicatrici, il cappio è la vita stessa: un oceano di dolore in cui navighiamo spossati dal flagello dell'esistenza. Dopo il ritornello posto a metà canzone avvertiamo un cambio di registro, un rallentamento, un riff deciso, compatto e ridondante si ripete e si attorciglia fino al finale del brano, che culminerà in una climax colma d'impeto. Buona la prima, ma il meglio deve ancora venire.

Merging With Sword, Onto Them

Sigillo II, "Merging With Sword, Onto Them". La seconda traccia è probabilmente il pezzo più bello mai scritto da Leviathan, il songwriting dell'intera opera si attesta su livelli stellari, ma questa sezione spicca per varietà e passaggi particolarmente memorabili. L'incipit si protrae disteso e soffuso, con un incedere ipnotico scandito dal drumming regolare e semplice, su questo registro anche la prima strofa, di natura contemplativa e dal contenuto squisitamente onirico: "The essence of seraphim, merging with sword, onto them.. and the seamless garment like the morning, dipped in the blood of men, made as the filth of the world, and overwhelming to direct vision" Il concept riprende l'allegoria della sofferenza come un infinita veste che ci avvolge, l'uomo è il serafino di Saturno, ricettacolo del divino e del marcio profano terreno, schiacciato dal peso del primo, devastato dalla nausea del secondo, e infine sublimato nell'essenza dalla lama della spada, capace di unire, parificare divino e profano nel silenzio della morte. La prima strofa racchiude perfettamente un passaggio focale della filosofia di Leviathan: Uccidersi per uccidere il mondo. Fondersi con la spada, contro di loro. Contro tutte le creature viventi. E ora la profetizzazione del mantra del suicida si concretizza nella seconda, violentissima e anthemica strofa: "Becoming the agents of torment, veins filled with the serum of prophesy, Bbecoming the agents of torment. Eyes weeping the tears of prophesy, become the agents of torment. Ears filled with the semen of prophesy". Dopo la ripresa dell'intro osserviamo l'avvicendarsi di riff vorticosi, poi un rallentamento con un'apertura melodica che collima nel caos, e ancora una scalata di riff estremamente ispirati e aggressivi ma grondanti di melodia, intervallati da movimenti sincopati. Le strofe infuriano lamentose, l'atmosfera si fa sempre più densa e infernale; la canzone scorre come un viaggio senza sosta, continui cambi d'umore si rincorrono fino all'esplosione emotiva che ci fulmina verso il finale del brano. Attorno all'ottavo minuto l'epicità raggiunge il proprio apice, in forza anche di un sapiente lavoro di pelli, Wrest sfodera le sue armi più micidiali con una serie massiccia di fraseggi da incorniciare. Plurimi momenti di immensità premeditata. "Be as shadows amongst the nations, and cause great mourning". Sii morte. Sii causa di grande lutto. Questo l'invito del Leviatano all'umanità. E così recita infine l'ultima, epica strofa che chiude il secondo e monumentale brano: "Wings upon wings upon wings, cause men to die. Filled with iniquity and perfection, swallowing the holy mountain of god. And its fiery stones incense down from capsized center. Raise this voice to the ashes of the world, still hemorrhaging from the intoxication of rhema. Dwelling within the hand of desolation, merging the sword, onto them. The heir apparent and inflicter of delicious agony, the whole of the human race gone as T-lymphocytes". Significativa la metafora conclusiva tra la razza umana e i linfociti T: l'esistenza in questo caso è paragonata a un organismo universale, e l'uomo, che dovrebbe esserne la primaria difesa immunitaria, scompare nell'agonia del cosmo, vittima di una malattia auto-immune. Siamo un'alterazione funzionale. Encefalogramma piatto. 

Made As The Stale Wine Of Wrath

Sigillo III: "Made As The Stale Wine Of Wrath". "Sei posseduto da una funesta malattia dell'animo, che i moderni hanno chiamato accidia, gli antichi aegritudo" [Francesco Petrarca]. L'indolenza, il lemma dell'accidia secondo Petrarca era il vizio in grado di logorare l'uomo. Quello che in età medievale era considerato uno dei peggiori peccati terreni, rappresenta il tema portante della terza traccia dell'album, lo stantio vino dell'ira è senza dubbio la melancolia che affligge l'animo saturnino da secoli: la moderna depressione. Quel senso di pigrizia esistenziale che divora il quieto vivere amplificando la suscettibilità dell'essere, ogni elemento di disturbo diventa impedente. Un sentore che scava nel cuore dell'uomo e lo pietrifica, una vacuità che incombe pesante come un macigno, la roccia al quale il melancolico si trova perennemente incatenato. L'indolente trova conforto nell'ira e nella bestemmia, prima di porre fine alla propria noia, fine che suona più come una liberazione, poiché la manifestazione dell'accidia aveva annientato la voglia di vivere. Parafrasando il titolo: l'individuo depresso non trova consolazione in nessun gesto, persino il vino ha il sapore dell'aceto in bocca al melancolico. "Made As The Stale Wine Of Wrath" è il brano più black oriented del platter, basato su un riff portante rapido e d'impatto, e costruito su una struttura tendenzialmente lineare, almeno rispetto agli standard compositivi tipici di Leviathan. "A glory that shines in every atrocity, reveals itself in every vile act. Cleans itself in despondence", le strofe sono estremamente aggressive, in questo pezzo c'è pochissimo spazio per le aperture melodiche; l'unico momento di respirò sarà infatti dedicato al finale disteso. I due furiosi refrain si infiammano in un'escalation che pare non avere termine. "And the pit known only to broken men deafening are its secrets, again attacking sanctity with blasphemy and fornication. A law written as it is spoken. Past crooked lips and the pit known only to broken men, deafening are its secrets. Every particle of hatred sends direct for convocation, this world is for death, parched and barren". L'abisso noto solo agli uomini distrutti: la depressione. L'animo è assordato dalla pigrizia, i sensi sono alienati, la bocca è divenuto un antro sterile capace di vomitare solo invettive, e poi un assordante silenzio. L'universo intero soffre, e l'uomo è catalizzatore di questo dolore, nemmeno le graffianti unghie dell'autodistruzione lo risveglieranno da tale ossimoro letargico: il melancolico vive, eppure è morto dentro. "Conduit to the suffering of the universe and the grasp of its destructiveness cannot slumber from this pit of degradation. Eyes, tongue and sword suckle at the honey sour, dejected and wretched. Risen above the calls of the flesh". E ora la descrizione di come la malinconia logorerà l'uomo fino alla morte, lacerandone anima e corpo. Tutte le carte in tavola sono svelate, è in atto una vera e propria cospirazione cosmica contro tutte le forme di vita: l'universo cospira contro l'uomo. L'uomo cospira contro l'altro uomo. L'uomo cospira contro se stesso e l'universo. "Tearing deeper and again the massive conspiracy against all life. No air, no exit, futility is the first gradual. Then utter all are, at once, taken to the destroying place and under the crossroads to keep the corpses down".

VI-XI-VI

Sigillo IV,  "VI-XI-VI". La quarta traccia è fuor di dubbio la più criptica e misteriosa dell'opera. Wrest purtroppo non ha voluto condividere con gli ascoltatori le liriche del brano, perciò, data la fattiva incomprensibilità delle vocals, in questo caso l'analisi sarà volta solamente all'aspetto musicale e strumentale: "VI-XI-VI" si basa su un riff vorticoso e vibrante, quasi un ronzio, scandito da un drumming continuo; il brano può essere diviso in tre sezioni, ogni sezione è alternata da un rallentamento atmosferico; nella sezione centrale prevalgono il caos e l'aggressività, mentre il finale fungerà da intro per il mostruoso quinto sigillo.

Receive The World

Sigillo V, "Receive The World". Il quinto brano dell'album si apre con un eco acuto e dissonante, una tempesta di riff efferati introduce un testo oscuro, ricco di immagini che potrebbe rimandare alla memoria i surreali e mortiferi scenari rappresentati dall'ormai defunto artista svizzero HR Giger. "Receive The World" descrive la genesi, il concepimento della morte come un morboso coito tra l'uomo e il pessimismo cosmico che lo circuisce. L'atomo primordiale pregno di scintilla vitale nacque dal caos, la creazione originale irretiva in sé il seme del male e della distruzione. "Talons clutch high cheekbones, phallus invades now swollen throat. "A thorn reaches to fertilize the withered egg, peril barbed and resistant, emerging from tremendous heat. Primeval atom born of great fulmination, gravitationally attracted to the forming matter". Uno stupro, l'energia dell'essere umano è assorbita dall'universo e rigettata con violenza sulla carne per annichilirne l'essenza profonda. "The inflation of the cosmos receive the world, larva formed in glorious negatività. Another form readying the destroyer, the hideous is finally set forth". Il mondo è il nemico, e ricevere il male del mondo, accettarlo, è la via ascetica più breve per porre fine al proprio tormento. Il male è inevitabile. "Face upturned towards the pillar that suspends Him, the brood of invisible ones shall never be named. Form without limbs readying the time end, the becoming of awe away from human frame. Form without limbs, mouth beckoning the end of man. The unspeakable instrument will move through them, reach within to see this free.. and set fire onto me. And then the division, division of most grotesque cells". Il morboso coito universale non può che sublimarsi col cessare dell'esistenza terrena dell'uomo: La carne viene private della propria forma. La morte trionfa, l'oscuro orgasmo del cosmo da vita a qualcosa di grottesco e nuovo, l'antimateria, l'anti-vita. Un'inedita realtà diabolica e noumenica, lontana dalle nostre possibilità percettive. "Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire" [HP Lovecraft]. Il pezzo in questione per chi scrive è un altro indiscusso picco creativo dell'opera. In questo caso il riffing è così diretto e violento da risultare quasi di matrice thrash, eppure gli stacchi dispari e dissonanti sono ancora sintomatici della vena compositiva avantgarde di Wrest. Come nel caso del terzo brano, "Receive The World" presenta una struttura basata su spirali assidue di riff brutali, e soltanto negli ultimi minuti si potrà respirare un'aria più rilassata grazie a un tappeto di accordi melodici, accompagnati dai sussurri spossati del Leviatano, fiero di aver vinto la guerra cosmica contro la vita.

Vulgar Asceticism

Sigillo VI, "Vulgar Asceticism". "Each new blow a echo of the last, yellowed orbs rolling under these eyelids. The limbs give way": ogni nuovo respiro è l'eco dell'ultimo. Lo stoico Saturnino sa che la fine è inevitabile e necessaria. La via dell'asceta riporta alla memoria lo stoicismo di Seneca, il quale considerava il suicidio un lecito atto di coraggio, talvolta scelta doverosa. "The last cry of joy. Forever and ever". Il suicidio è ora liberazione dal male, la presa di posizione stoica è ben precisa: Porre fine alla propria vita è lecito in quanto "Ciò che conta è vivere bene, non vivere a lungo"[Seneca]. Tuttavia nella modernità malata persino il suicidio ascetico è divenuto una pratica volgare, priva di quell'antico nobile intento. Wrest rinnega la possibilità di una vita agiata nel contesto moderno, e accusa dunque la pratica come sdoganata, accessibile sia agli orgogliosi che ai deboli d'animo, i quali non colgono nell'estremo atto la vera cognizione di causa. Il Leviatano è giudice severo. Con "Vulgar Asceticism" entriamo nella sezione più dissonante dell'opera. Il brano risente ampiamente dell'influenza dei Ved Buens Ende; il riffing ondoso e ridondante è interrotto da bordate dispari, secche e concise che annientano la melodia. Il caos ha vinto e la cacofonia è il suo inno glorioso. A metà canzone un granitico rallentamento appesantisce l'incedere martellando l'ascoltatore, poi ancora caos, riff gonfi di matrice avant-garde, e la ripresa del riff massiccio e rallentato, che ora pare ancora più massiccio. La parte chiusura del pezzo è affidata un moto di epicità catastrofica, la quale tuttavia sfocerà ancora una volta in un'evoluzione sonora caotica e rumorosa.

Noisome Ash Crown

Sigillo VII, "Noisome Ash Crown". La disgustosa corona di cenere. Il prometeico Leviatano ha ormai elargito il suo dono di morte. Una distopica realtà ha preso forma oltre la vita ed egli è dunque pronto per essere incoronato come sovrano dell'orrore. Il black è ormai lontano, una litania atmosferica e alienante ci accompagna per la prima metà della canzone. Le strofe narrano di un Prometeo esausto e dormiente, che tuttavia brama in sogno di rinfrancare le proprie onnipotenti capacità distruttive per il futuro annientamento di un nuovo piano astrale. "Its essence lies dormant within every willing host, waiting to release its malice. waiting to spread perverse lies biding to crush and extinguish. Death stretches His arm across the whole of the globe, in His embrace. Blessed with blisters". E ora l'incoronazione dell'imperatore, le sonorità tornano aggressive per l'ultimo canto alla gloria della morte. "Succumbing to its wounds, every scar a joyous victory. Ever break open dispatching His ugliness, across the whole of the globe, In embrace blessed with blisters. Depraved indifference to human life, blessed with blisters. Now shown the fruits of suffering and the grief of all that is made. Depraved indifference to human life, blessed with blisters. Walking the fire behold and shine with purpose". Il canto è finito, la morte ha definitivamente vinto. Rimane solamente il fragore delle orbitanti carcasse vorticose di quelli che un tempo furono i pianeti, ora sterili e gelidi sassi cosmici destinati a roteare per eoni in un caotico nulla. E poi il silenzio.

Conclusioni

Tiriamo le somme: "Massive Conspiracy Against All Life" è un album incredibile, difficilmente ripetibile, un'opera che si rivelerà ampiamente influente, se solo pensiamo che gli stessi Deathspell Omega che lo hanno ispirato, ne saranno a loro volta ispirati per la realizzazione del capolavoro "Paracletus". Ispirare i propri "maestri", a loro volta ispiratori, non è mai un'impresa facile. Quando effettivamente si riesce in tale atto, tuttavia, non si può far altro che constatare la grandezza dell'artista in questione. Teorizzazione e propositività, voglia di "tradurre" il messaggio originale a seconda delle proprie inclinazioni, delle proprie esperienze, del proprio mondo interiore. Un'operazione che, per forza di cose, richiede una profondità d'animo non indifferente. Abbiamo già, nell'introduzione, dato uno spaccato più che essenziale della complessa personalità di Wrest; giunti al capolinea di questo disco incredibile, si può dunque confermare quanto asserito. "Massive.." non è soltanto un mero prodotto musicale, ma un'opera a tutto tondo. Un monumento a sensazioni ed emozioni assai particolate, non troppo spesso analizzate con il metodo che le competerebbe. Non ci vuole poi molto, a dire di provare una sorta di disagio, ad esprimere un concetto simile. L'impossibile sta nel costruire un viaggio come questo, capitolo dopo capitolo. Gradino dopo gradino, un vero e proprio sentiero che svela ogni tipo di sfaccettatura, ogni tipo di dolore, parlando in maniera universale. Scorgere un po' di noi, lungo determinati versi, è possibile. Nonostante il disco sia un personalissimo diario colmo di esperienze, potremmo pensarlo, personali. In questo consta il genio di Wrest. Nell'esser stato capace di divenire un autentico bardo, un aedo di un certo tipo di sentimenti. Una personalità capace di incutere ora timore ora rispetto, ora repulsione ora fascino. Il fascino morboso del nero, della sofferenza. Del crogiolarsi involontariamente in un insieme di suoni atto a descrivere una realtà totalmente diversa, ed anzi avulsa allo slancio vitale che invece permea la California, terra d'origine del progetto Leviathan. Ed, in generale, la società odierna. Un vero e proprio excursus mirato a mostrare l'altro volto della Vita. Quello cupo, decadente.. ma, per certi versi, romantico e poetico. Il contrasto fra due realtà che collidono: un carico di sofferenza espresso con rara maestria lirico compositiva. Nulla è lasciato al caso, in "Massive..". Un capolavoro sotto ogni punto di vista. Abbiamo analizzato un concreto caposaldo del suicidal black metal, il quale non può che essere annoverato come un classico del genere. Capolavoro.


1) Vesture Dipped In The Blood Of Morning
2) Merging With Sword, Onto Them
3) Made As The Stale Wine Of Wrath
4) VI-XI-VI
5) Receive The World
6) Vulgar Asceticism
7) Noisome Ash Crown